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di Giovanni Bonometti
Secessione ed immigrazione tra diritti naturali e strategie libertarie

 

Hans-Hermann Hoppe in “Abbasso la democrazia. L'etica libertaria e la crisi dello Stato”
 
Allievo prediletto di Murray N. Rothbard (che lo volle con sé a Las Vegas, nell'università in cui insegnò nella parte finale della sua vita), Hans-Hermann Hoppe è divenuto uno tra i principali esponenti del libertarismo - forse il maggiore, ai giorni nostri - al termine di un percorso alquanto particolare che lo ha visto dapprima presente ai corsi francofortesi di Jürgen Habermas, quindi interessato all'epistemologia fallibilista di Karl R. Popper e, infine, esponente di punta dell'ala misesiana-rothbardiana del liberalismo più radicale.
 
Curata da Carlo Lottieri e preceduta da un'introduzione di Raimondo Cubeddu, l'antologia Abbasso la democrazia permette di accostare tutto il rigore di questo studioso che non solo ha riletto in termini molto originali taluni punti forti della tradizione liberale (si pensi, ad esempio, al saggio sulla proprietà privata, che utilizza il pensiero di Apel per trovare nuove e più solide basi di appoggio), ma che ha pure il merito di avere offerto molte ed interessanti soluzioni ad alcuni tra i problemi più scottanti dell'età contemporanea.
 
In merito all'immigrazione, ad esempio, Hoppe giudica più che ragionevole che le istituzioni pubbliche introducano precise limitazioni al movimento delle persone da un paese all'altro. Diversamente da quei libertari che (come Walter Block, ad esempio) ritengono ingiusto e controproducente introdurre chiusure alle frontiere, Hoppe contrappone molto nettamente il movimento dei beni e quello delle persone.
 
Se un prodotto che si sposta dal Canada alla Francia interessa soltanto coloro che l'acquistano e lo vendono (e sarebbe quindi illegittimo, in una prospettiva liberale, impedirne il movimento), diversa è la situazione di un individuo che lasci Ottawa per Parigi. In questo caso, infatti, l'immigrato inizia ad usare strade, ospedali, scuole e altri beni pubblici che non ha in alcun modo contribuito a finanziare. Per questa semplice ragione, secondo Hoppe è del tutto ragionevole il comportamento di quanti chiedono restrizioni all'immigrazione e distinguono nettamente tra la libera circolazione delle merci (libero scambio) e quella delle persone (libera immigrazione).

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QUESTI SONO GLI AMBIENTALISTI! VI RICORDA QUALCUNO? ZAIA DIREBBE CHE QUESTO SIGNORE STAVA RIPRISTINANDO LA LEGALITA'!
DAL CORRIERE DELLA SERA
MILANO - È finita con l'uccisione del sequestratore e la salvezza degli ostaggi da parte della polizia alla sede di Discovery Channel a Silver Spring, nel Maryland. Un fanatico ambientalista, che protestava da anni contro la programmazione del canale tv, era entrato con una bomba e un fucile prendendo in ostaggio tre dipendenti. Gli agenti hanno sparato uccidendo James Lee, liberando i tre ostaggi che sono illesi. Lo ha reso noto un portavoce della Polizia che per ore ha circondato la sede della Discovery Channel.
DELIRANTE - Le squadre speciali di polizia avevano avviato una trattativa. Secondo la Cnn, che cita fonti della polizia, si tratterebbe di un militante ambientalista «invasato». L'uomo aveva "postato" sul web lo scorso 18 luglio un messaggio minaccioso, nei confronti del canale tv. «Discovery Channel - attaccava Lee - deve trasmettere al mondo il suo impegno per salvare il pianeta». Quindi aveva elencato una lista di undici richieste su come dimostrare i rischi del boom demografico per la sopravvivenza umana, la minaccia per la flora e la fauna, se non si pone fine alla tragedia dello riscaldamento globale del pianeta. «Tutti i programmi di Discovery Channel - scriveva Lee - devono farla finita con l'incoraggiare la riproduzione umana». Questa sorta di 'manifesto' era stato pubblicato nel sito savetheplanet.com. All'epoca Lee diede un indirizzo di un ufficio postale in Canada. Lee era già stato arrestato dalla polizia nel febbraio 2008 proprio davanti la sede di Discovery Communications.
BAMBINI IN SALVO - Un centinaio di bambini che si trovavano nell'asilo all'interno dell'edificio del gruppo Discovery di Montgomery erano stati tutti messi in salvo, aveva comunicato la polizia. «Abbiamo detto agli impiegati di lasciare l'edificio. A chi non può farlo, abbiamo detto di chiudersi nell'ufficio», ha affermato Dan Fritz, portavoce della Polizia di Montgomery, giunta subito a circondare il palazzo.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 02 Settembre 2010 09:59)

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO, articolo spedito in redazione in risposta a quello di ieri di Arturo Doilo su Gheddafi e l'invasione europea.
di Pietro Cerneaz
Prima è arrivata la Legge Martelli poi, quella dei ministri Turco e Napolitano, infine quella di Bossi e Fini fatto sta che da almeno una quindicina d’anni a questa parte, quella degli immigrati in Italia sembra una vera e propria invasione, garantita, tra l’altro, dalle continue sanatorie adottate dai governi di sinistra che si sono succeduti in questi ultimi cinque anni.
Sino ad oggi, s’è assistito ad un atteggiamento non di giustizia sociale (termine tanto amato dalla sinistra), ma di grave ed ingiustificata tolleranza e lassismo da parte di autorità e rappresentanti di organi dello Stato e da parte di quell’associazionismo che lucra sul fenomeno migratorio. Il tutto, ovviamente, a discapito dei diritti fondamentali dei nostri concittadini. Una situazione preoccupante, che persino le statistiche governative hanno inequivocabilmente mostrato.
In fatto di immigrazione, il centrosinistra-comunista italiano s’è sempre distinto per aver fatto uso, in materia, della più bieca demagogia terzomondista, infarcita di quel solidarismo peloso (e costoso) che, in verità, funge da copertura di un grande business che, sulla pelle degli immigrati, riesce a concludere degli ottimi affari e a mantenere una pletora di amici. Non di rado, inoltre, gli sponsor della nuova legge sull’immigrazione hanno richiamato il fatto che anche gli italiani sono stati, negli anni addietro, un popolo di emigranti e che quindi non v’è motivo per chiudere le frontiere ora che è l’Italia stessa l’approdo naturale di moltissimi “viaggiatori della speranza”. Proprio su quest’ultimo punto, invece, c’è più di una eccezione da sollevare, ma tra tutte val la pena di ricordare che, durante gli Anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, nessun emigrante italiano è mai entrato clandestinamente nei paesi in cui è stato accolto. Non solo; perlopiù, tra il paese di partenza e quello ospitante, esistevano accordi internazionali che regolavano l’ingresso degli stranieri, esistevano accordi di lavoro siglati in precedenza fra gli Stati interessati (questo va soprattutto ricordato a chi oggi giustifica l’invasione di stranieri con la scusa che l’Italia ha bisogno di manodopera).
Vorrei, oltretutto, che qualcuno provasse a chiedere a chi all’estero ci è stato, in qualità di emigrante, cosa ne pensa di quanto sta accadendo oggi in Italia. Ne sentirebbe delle belle e verrebbe, quantomeno, preso a male parole. Invece, la maggioranza di sinistra italiana non s’è fatta tanti problemi e, alla faccia dei cittadini, residenti nella penisola o all’estero, ha promulgato una legge indecorosa, fatta a misura per i propri interessi, e umiliando la gente per bene.

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di Arturo Doilo
Ho lasciato decantare un paio di giorni le parole di Gheddafi in merito all’immigrazione e all’islam, che tanto hanno fatto arrabbiare la Chiesa e buona parte del mondo politico. Il lider libico, dopo aver sperato che il Vecchio Continente si convertisse alla religione di Maometto (sulla cui biografia bisognerebbe approfondire un poco), ha detto che “ho gli si danno 5 miliardi di euro all’anno o l’Europa diventerà Africa”. Senza mezze misure c’è puzza d ricatto, o sbaglio?
Comunque, sulla scorta delle “chiacchiere in libertà” del nordafricano, mi sono tornati alla mente due libri. Uno è un romanzo datato e si intitola “Il campo dei santi”, di Jean Raspail; l’altro è un saggio recentissimo che ha generato una ridda di polemiche da Monaco in su, si intitola “Il futuro islamico della Germania”, di Thilo Serrazin.
Quest’ultimo, un importante dirigente della Bundesbank ed ex ministro alle Finanze della città-Stato di Berlino, analizza la situazione economica del paese e le sue implicazioni nella società. Ciò che ha creato scalpore sono le tesi che Sarrazin espone nel suo scritto: la Germania si starebbe autodistruggendo a causa della forte immigrazione di cittadini da paesi islamici, che “hanno una mentalità retrograda” e “tra qualche decennio saranno più numerosi dei tedeschi doc e sarà la fine. I problemi più grandi che il nostro Paese deve affrontare sono concentrati nei sei milioni di immigrati di origine musulmana“. Sarrazin, che ha fatto infuriare anche la signora Merkel, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera domenica scorsa, sottolinea, inoltre i guasti del welfare state, vera causa dei problemi legati all’immigrazione.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 01 Settembre 2010 16:58)

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di Hans Hermann Hoppe
L’erronea accettazione dell’istituzione del governo come contingente ai principi base liberali di autodeterminazione, appropriazione originale, proprietà e contratto, da parte del liberalismo, ha condotto questo alla sua stessa distruzione.
Anzitutto, consegue dall’errore iniziale di considerazione di uno “status morale” del governo che la soluzione liberale all’eterno problema umano della sicurezza - un governo costituzionalmente limitato - rappresenta un’idea contraddittoria, prasseologicamente impossibile. Di contro all’intento liberale originario di salvaguardare la libertà e la proprietà, ogni governo minimo ha un’assorbente tendenza a divenire un governo massimo.
Una volta che il principio di governo - come monopolio giuridico del potere di tassazione - sia ammesso, inesattamente, come giusto, qualsiasi progetto o intenzione di restringere il potere di questo, e di salvaguardare la libertà e la proprietà individuale, risulterà fallace ed illusoria. Prevedibilmente, sotto gli auspici monopolistici, il prezzo di giustizia e protezione crescerà continuamente, mentre la loro qualità tenderà a crollare. Un’agenzia di protezione fondata sulla tassazione è una contraddizione in termini bella e buona - un protettore che diviene all’occorrenza espropriatore dei diritti dei protetti - e porterà inevitabilmente a: “PIÙ TASSE MENO PROTEZIONE”. Anche se, come i liberali hanno proposto, un governo limitasse le sue attività esclusivamente alla protezione dei diritti di proprietà privata preesistenti, la domanda di “quanta” sicurezza assicurare sorgerebbe comunque. Un rappresentante del governo, motivato (come ogni altro) dal proprio interesse e dalla inutilità del suo lavoro, ma con il potere esclusivo di tassazione, risponderebbe invariabilmente allo stesso modo: massimizzare le spese di protezione - e pressoché tutto il benessere di una nazione può essere ragionevolmente consumato dal costo della protezione - e allo stesso tempo “minimizzare (qualitativamente) la produzione” di protezione. Più soldi uno può spendere e meno deve lavorare per produrre, cosicché si troverà in migliori condizioni finanziarie.
Inoltre, un monopolio giuridico porterà inevitabilmente ad un progressivo deterioramento della qualità della protezione. Se nessuno può appellarsi alla giustizia, se non il governo, la giustizia sarà manipolata in favore del governo, nondimeno accadrà alle Costituzioni ed alle corti Supreme. Le costituzioni e le corti supreme sono le costituzioni e le agenzie del governo: qualsiasi limitazione all’agire di questo, che esse possano rispettivamente contenere o individuare, è invariabilmente valutata dai funzionari della medesima istituzione sotto “inchiesta”. Prevedibilmente, la definizione di proprietà e protezione sarà continuamente alterata e la sfera di giurisdizione progressivamente estesa a vantaggio del governo.

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QUESTA E' UNA LETTERA PUBBLICATA DAL CORRIERE DELLA SERA, TRATTA DALLA POSTA INVIATA A SERGIO ROMANO. DIFFONDETE, FATE SAPERE A TUTTI QUAL E' LA VERA PRESSIONE FISCALE! 

Fate i calcoli e vedrete che dai conti del signor Massi è pari al 70-75%!!!!

Lunedì 30 agosto 2010

Carico fiscale eccessivo

Forse è difficile a credersi, ma io, libero professionista, ho sempre regolarmente fatturato. Nelle mie parcelle, ovviamente, ci deve pur essere una parte per me; tuttavia su 1.000 e, 175 sono di Iva, 340 di Irpef, 11 di addizionali, 40 di Irap, 140 di contributi previdenziali: ossia più del 70% va allo Stato (e ci sono anche le spese dello studio). Altro che 43% di pressione fiscale: per portare a casa 100 e devo chiederne 350-400. Fatico ormai a tirare avanti: per restare onesto sono costretto a essere «carissimo» non per arricchirmi, ma per soddisfare le pretese dello Stato!

Giulio Massi, Roma

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di Redazione
La “revoluciòn” avanza e miete vittime. A suon di miseria, delinquenza, povertà, prigionieri politici e qualche morto. Già, i morti, ma non perché hanno sparato a Chavez o hanno attentato a qualche politico, ma per il solo fatto di voler difendere la loro proprietà.
Riportano le agenzie in Internet: “È morto nella notte per un arresto cardiaco Franklin Brito, produttore agricolo venezuelano che da tempo era impegnato in una protesta caratterizzata da lunghi scioperi della fame. Brito era diventato un simbolo per l’opposizione al governo di Hugo Chavez, cui chiedeva la restituzione di una parte delle sue terre, della quale, a suo dire, era stato privato come rappresaglia per uno scontro con il sindaco del suo paese. Dal 2005 era stato protagonista di sei scioperi della fame e aveva portato la sua protesta fino alle porte della sede Osa (Organizzazione degli Stati americani) di Caracas. Proprio in quell’occasione la procura generale della Repubblica, nel dicembre del 2009, aveva ordinato il suo ricovero coatto in un ospedale militare per la presunta perdita delle sue capacità mentali”.
Come nei regimi veri, anche in Venezuela i dissidenti sono considerati alla stregua dei malati mentali. Castro docet!
Ancora dalle news: “Secondo quanto aveva raccontato Brito, tutto era iniziato a causa di una disputa con il sindaco della località di Iguaraya sulle tecniche di contenimento dei parassiti che colpivano le coltivazioni della zona. A causa di questo scontro sia lui che sua moglie erano stati licenziati dalle scuole in cui insegnavano e l'Istituto nazionale per le Terre (Inti) aveva accolto il reclamo di alcuni agricoltori e attribuito loro la proprietà di una parte dei 250 ettari che costituivano la sua proprietà. Il presidente Hugo Chavez si era mostrato in passato disponibile ad ascoltare le sue ragioni, tanto che Brito aveva raggiunto un accordo di base con l’amministrazione pubblica, ma il braccio di ferro sui documenti di titolarità dei terreni si era protratto per anni e l’agricoltore aveva finito per essere accusato di essersi fatto strumentalizzare dall’opposizione”. Una colpa grave di Brito era quella di non appartenere alla parrocchia giusta.

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PostHeaderIcon Le più lette...

La marcia del mais

PRIMA SEMINA MAIS OGM. Da giorni, in questa nuova sezione, è iniziata la pubblicazione delle fotografie che riguardano la crescita dei 6 SEMI DI MAIS OGM piantati da Movimento Libertario & Agricoltori Federati il 25 aprile scorso. Qui, il video della semina!

l'ultimo scatto...

21-08-2010

 

GIORNO 117° (le SEI piante crescono) a norma di legge europea, ciascuna con sopra 3 panocchie!

LE QUATTRO DENUNCE CONTRO I NAZI-COMUNISTI (clicca sui link e leggile)

1-denuncia querela contro Federica Ferraio (Greenpeace)

2-denuncia querela contro ignoti

3-esposto denuncia contro Zaia ed altri

4-esposto denuncia contro Violino ed altre 146 persone

REGALIAMO UNA VACANZA AI "NAZI-COMUNISTI"
Sbugiardati gli oscurantisti: GLI ISPETTORI CONFERMANO: "ZERO COMMISTIONE"!
 
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L'aforisma

La Libertà, Sancho, è uno dei beni più preziosi che i cieli donarono all'uomo; a lei non possono uguagliarsi tutti i tesori che rinchiude la terra e neppure quelli che ricopre il mare: per la Libertà, così come per l'onore, ciascuno può è deve dare la propria vita - Don Quijote de la Mancha - (M. de Cervantes)
Il sondaggio
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