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LUNEDI' 20 giugno, DALLE 21 ALLE 23, LEONARDO FACCO A LOMBARDIA CHANNEL, NEL PROGRAMMA DI DAVID PARENZO, (canale 666 digitale in lombardia) PER COMMENTARE LA RIUNIONE LEGHISTA di PONTIDA.

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di Leonardo Facco
In Italia i corifei dell’anti-evasione fiscale non tacciono un giorno. Quando non esaltano i progetti e le azioni dell’Agenzia delle Entrate, si esaltano per le operazioni che la Guardia di Finanza mette a segno; vanno in solluchero quando leggono che “l’immagine colta dagli esperti dice che l’evasione  è concentrata soprattutto su lavoratori autonomi-imprenditori e su proprietari di immobili dati in affitto. In particolare, rispetto ad un tasso medio di evasione del 13,5%, gli autonomi-imprenditori dichiarano il 56,3% in meno, celando al fisco ben 15.222 euro a testa. Il vero record di evasione lo detengono i rentier, ossia chi possiede un immobile e lo dà in affitto: l’83,7%, pari al 17.824 euro pro-capite”. Ancora: “A livello globale l’evasione media si attesta sui 2mila euro pro-capite, con differenze territoriali. Al centro il “tax gap” è di 2.936 euro, pari al 17,4%; al Nord di 2.532 euro, pari al 14,5%. Più basso invece al Sud: si attesta al 7,9%, pari a 950 euro di redditi Irpef evasi a testa”. Questi i dati dello studio sulla riforma fiscale commissionato da Tremonti.
Ammesso, e non concesso, che i dati di “Voltremont” siano attendibili, che la pressione fiscale veleggi intorno al 70% non lo si ricorda mai, che il solo pagamento dell’IRAP (UNA GABELLA CRIMINALE) pesa per l’8% della pressione fiscale sulle aziende si tace, che in Italia le tasse sono circa 2000 e che per adempiere al pagamento la burocrazia borbonica ti impegna centinaia di ore di lavoro è risaputo da pochi. Dell’immoralità del sistema fiscale italiano si accenna e basta, essa diventa solo motivo per false promesse elettorali.
Ricorda Confindustria che una azienda che chiude il bilancio con circa 380mila euro di utile netto ne avrebbe guadagnati ben di più, circa 600mila, se avesse avuto sede non in Italia ma in Spagna. Colpa di una tassazione effettiva complessiva al 58% dell’imponibile, che si sarebbe fermata al 29% se invece che italiana fosse stata una impresa spagnola. Capito? Non stiamo parlando di Svizzere e flat tax o di paradisi fiscali!
Tassazione è sinonimo di schiavitù, ho avuto modo di spiegarlo nel mio libro “Elogio dell’evasore fiscale” (Aliberti Editore), e per dirla con James Buchanan “è criticamente e vitalmente importante rendersi conto della differenza che passa tra il 10% e il 50% di schiavitù”. Figuriamoci se quel 50% è stato superato già da un pezzo.
In queste condizioni, la corsa a “fottere il fisco” diventa una questione di sopravvivenza e, ancor di più, di giustizia. Quando milioni di parassiti vivono alle spalle di chi produce non è ragionevole pensare che questi ultimi rimangano con le mani in mano a guardare il satrapo che li spella vivi. Quando decine di migliaia di “servi dello Stato” insaccocciano pensioni da migliaia di euro senza aver fatto nella loro vita nulla di commendevole, è normale che qualcuno perda la pazienza.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 06 Giugno 2011 07:13)

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ALTRI SEI SEMI DI MAIS OGM CRESCONO DA QUALCHE PARTE

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di Domenico Letizia
Tra i più conosciuti anarchici individualisti della tradizione americana, sconosciuto per i più alla tradizione europea, ricordiamo Lysander Spooner nato il 19 Gennaio 1808 e morto il 14 Marzo 1887.
Spooner è certamente una delle mentalità più forti che la tradizione libertaria possa ricordare, in prima persona a battersi per una società antistato è stato paladino delle libertà individuali: I vizi non sono crimini ripeteva nella sua america sempre più oppressiva e sempre meno libera.
Ammirato anche dalla tradizione liberale americana, Spooner ha fatto della sua vita una lotta al monopolio statale, fonda una compagnia postale indipendente da quella nazionale nel 1844, la compagnia postale statale, unica autorizzata, grazie ad una legge suscita malcontento diffuso, date le alte tariffe e Spooner decide, privatamente, di organizzare il proprio servizio antistatalista. L’iniziativa ottiene un ottimo successo commerciale ma la compagnia cade in una sistematica repressione da parte delle forze stataliste, i dipendenti dell’agenzia vengono arrestati e i vettori ricevono minacce di ritorsione qualora non interrompano di sostenere l’agenzia di Spooner, come facile immaginare alla fine la compagnia fallisce.
L’anarco-individualista Benjamin R. Tucker, amico personale di Spooner, nel ricordare la sua scomparsa pubblica un articolo che appare su “Liberty” del 28-05-1887, qui Tucker oltre che rimpiangere la morte dell’amico ne illustra il pensiero soffermandosi sulla questione dei monopoli e della sua lotta allo stato: “ … ciò cui Spooner tirava colpi era il monopolio, e questo permane ancora oggi, più stabile e radicato che mai, favorendo una quantità di danni cui la competizione potrebbe subito rimediare. La gente è stata dissuasa dal chiederne l’abolizione grazie alle ripetute riduzioni concesse come altrettanti bocconi…”.
Spooner è stato tra i precursori di uno sperimentalismo volontarista e libertario che la cultura originaria americana ha ben assorbito per poi dimenticare completamente, ha ragione Pietro Adamo nel ritenere che alla metà dell’Ottocento, Lysander Spooner, certamente pensava potesse essere allargato il “modello far west”, cioè una società di piccoli agricoltori, o di piccoli imprenditori, in grado di reggersi da soli -con la loro famiglia, la loro impresa-, proprio perché erano autonomi, liberi, sul territorio. Questo era, in fondo, un ideale che risaliva ai jeffersoniani del secolo precedente; era l’ideale, appunto, di una nazione di agricoltori indipendenti e autonomi che potevano benissimo costruirsi una società libera per loro conto, senza alcun bisogno di avere rapporti strutturati con l’esterno.

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di Mino Fuccillo*
ROMA-Ci sono soldi, decine di miliardi di euro, che ci piace buttar via. Forse perché non sappiamo che sono buttati e nemmeno siamo informati su chi, perché e come li butta via. O forse perché sono sprechi, e soprattutto affari, che ai più appaiono politicamente “corretti”. Affari ignoti più che coperti o nascosti, soldi buttati via a favor di vento, vento di opinione in buona fede. Due miliardi all’anno è lo spreco, non il costo che è ben superiore, dell’acqua lottizzata, lottizzata dai partiti politici. La forma astratta e in teoria e principio benefica e indiscutibile dell’acqua pubblica nel nostro paese ha la sostanza materiale e concreta di aziende lottizzate a misura dei partiti. Quella che c’è, più che acqua pubblica, è acqua dei partiti politici.
In Italia l’acqua per così dire alla fonte è pubblica e tale deve restare, ci mancherebbe altro. Ma, per arrivare dalla fonte a casa, l’acqua deve essere raccolta in invasi, condutture, deve essere trasportata, purificata, smistata. Chi fa tutto questo oggi in Italia? Lo fanno aziende e organismi territoriali sotto il diretto controllo dei partiti che in ogni territorio hanno provveduto e provvedono a relativa spartizione. Sono luoghi di denaro e potere più lottizzati della Rai e più dediti allo spreco sistematico delle peggiori Asl della Sanità. Accumulano un deficit complessivo di due miliardi annui e negli anni hanno gestito l’acqua pubblica in maniera tale che ora occorrerebbero sessanta miliardi per avere acquedotti efficienti e civili. Efficienti nel senso di non sprecare la pubblica risorsa dell’acqua, civili nel senso di non innaffiare di soldi pubblici “orti e giardini” della cosiddetta politica di territorio. Sessanta miliardi sono un’alluvione, l’intero sistema sanitario costa circa cento miliardi l’anno. E l’opinione pubblica, giustamente sensibile, spesso teme e lamenta “malasanità”. Per qualche motivo, per qualche strano motivo, nessuno sa e nessuno lamenta la “malacqua”. Se dire acqua pubblica equivale a dire acqua dei partiti, dai partiti lottizzata, è un pessimo affare economico, sanitario, politico e civile. Nell’acqua dei partiti buttiamo soldi, ogni giorno a secchiate di euro, eppure la pubblica opinione non si “bagna”, né di stanchezza, né di malumore, né di voglia di cambiare.
In Italia servirebbe come il pane una copertura nazionale della banda larga per le telecomunicazioni, la fibra ottica, il wi-fi. A lungo andare, ma neanche tanto lungo, continuare a non avere questa copertura su tutto il territorio farà dell’Italia del prossimo decennio l’equivalente di un paese del secolo scorso dove si poteva telefonare solo nelle grandi città. Ma la banda larga costa dai sette ai quindici miliardi a seconda di quanta sarà l’estensione. E su questo soldi non ne “buttiamo”, non lo fa il governo, non lo chiede l’opposizione, non lo reclama la pubblica opinione. Estendere l’Alta Velocità ferroviaria fino a Genova e Trieste costerebbe circa 22 miliardi. Ma a parte che siamo fieramente impegnati a non fa nulla perché la minoranza anti Tav non soffochi a forza e in culla la Torino-Lione, neanche su questo soldi ne “buttiamo”. Non il governo che non ne ha, non Trenitalia che per farlo dovrebbe aumentare, eccome, il costo dei biglietti. Non “buttiamo” soldi in autostrade informatiche e neanche in infrastutture ferroviarie. Chi governa non ha soldi e chi è governato è indifferente e distratto se non ostile. Però dal 2010 al 2020 è stato deciso di spendere cento miliardi, cioè una banda larga e una Tav con resto e avanzo di sessanta miliardi, per gli incentivi alla produzione di energia elettrica con fonti rinnovabili, insomma il fotovoltaico, l’eolico e il solare. E altri settanta miliardi pioveranno sulle rinnovabili dal 2020 al 2035: totale 170 miliardi. Una robusta parte di questi 170 miliardi sono soldi buttati, infatti per risparmiare un Kwh attraverso misure di efficienza energetica nel periodo 2005/2009 è bastato un incentivo di 1,7 centesimi. Gli incentivi per le rinnovabili sono invece da 8 a 44 centesimi a seconda della tecnologia. Nella differenza tra 1,7 centesimi e 44 centesimi c’è la misura e la quantità dei soldi buttati.
Non ci si accorge che siano “buttati” perché non è il governo che ce li mette, non sono soldi pubblici, arrivano e arriveranno dalle tasche private attraverso il sovraprezzo sulle bollette. Ma nessuno grida alla tassa, nessuno contesta lo spreco: il governo ne ha fatto una legge, l’opposizione reclama più soldi per le rinnovabili, la pubblica opinione sente energia “pulita” e tanto le basta per non chiederne neanche il prezzo. Rinnovabili che sono utili e indispensabili, ma non l’ha ordinato il dottore che costino così tanto e così tanto solo in Italia. Le rinnovabili si possono e si devono fare ma perché pagarle più di quello che possono costare?

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di Leonardo Facco
Se non lo conoscessi personalmente, direi che Francesco Borgonovo è commovente. Invece – come gran parte dei suoi colleghi, anche di sinistra – fa “tenerezza”, visto che è uno dei tanti che scrive (la sua prosa è ammirevole) per compiacere il padrone. Altrimenti… tace! Predica bene e razzola a spanne, è anche lui vittima del “tritacarne” mediatico italiano, dove per lavorare o sei di centrodestra o sei di centrosinistra!
Ve lo dimostrerò, come faccio sempre, fatti alla mano.
Ho letto l’articolessa apologetica di Borgonovo in difesa di Giampaolo Pansa, anzi del libro “Carta straccia” di cui Pansa è l’autore. Si tratta di una disamina, spietata al punto giusto, contro “il potere inutile dei giornalisti”. Nel libro, l’anziano scrittore piemontese, si scaglia contro la partigianeria dei suoi colleghi e delle testate per le quali lavorano, se la prende con una televisione altrettanto ridicola e asservita ai pochi centri di potere che la telecomandano. Pansa è uno della vecchia guardia, talento cristallino. Può permettersi di sparare a zero contro una corporazione della quale fa sì parte (per via dell’Ordine unico di fascistissima memoria), ma a cui non si sente più di appartenere.
Torniamo a Borgonovo, però, che comportandosi proprio come uno di quelli che a Pansa stanno sulle balle, fa uso del libro del suo collega come una mazza per dare addosso alla sinistra e “ai Saviano”.
Scrive il capo della redazione cultura di Libero: “Da mesi, forse anni, il centrodestra si arrovella per trovare un “anti-Saviano”, un giornalista o uno scrittore che sia in grado di offrire al pubblico una lettura della realtà differente dalle consuete invettive contro il governo oppressore, contro la Lega che interloquisce con la mafia e contro i giornali ‘di regime’ che agiscono a comando del premier per annichilire i suoi nemici politici. Adesso è chiaro che un antidoto alle dissertazioni savianesche sulla Macchina del fango esiste, e pensare che l’avevamo qui a portata di mano. I lettori di Libero lo conoscono bene, per la verità anche quelli di Repubblica e tutti gli altri: si chiama Giampaolo Pansa, un signore che ha firmato articoli per i principali giornali italiani e che da due settimane è in testa alle classifiche di vendita con il suo nuovo libro”.
A proposito del “gomorrista”, ecco un Borgonovo gongolante: “Cosa succede in Italia quando si dà fastidio a chi comanda?”, teorizzava Saviano, “Si attiva una macchina fatta di dossier, di giornalisti conniventi, di politici faccendieri che cercano attraverso media e ricatti di delegittimare gli avversari”. Bene, Pansa in “Carta straccia” analizza la vicenda Boffo e le sue conseguenze. Mettendo in fila i fatti, dimostra che si è trattato di un’inchiesta a tutti gli effetti. Stesso discorso per la famigerata casa di Montecarlo. Racconta il clima di ostilità feroce che si è sviluppato attorno a Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro e a tutti gli altri giornalisti che non si limitavano a prendere per oro colato il vangelo di Repubblica. Suggerisce che i giornalisti conniventi al potere economico e giudiziario vanno cercati in altre redazioni che la nostra. Va oltre: si concentra sul ruolo politico che Carlo De Benedetti, patron del giornale di Largo Fochetti, ambisce ad esercitare. Narra come Ezio Mauro abbia trasformato il suo quotidiano in un organo di orientamento ideologico, in una corazzata militante. Va a toccare i santini progressisti come Santoro, Fazio e Travaglio, non risparmia nessuno. Infatti l’Espresso e Repubblica hanno bellamente ignorato la sua opera”.
Avete letto? Borgonovo accusa Espresso e Repubblica perché hanno “bellamente ignorato la sua opera”! Francesco (ora mi permetto di darti del tu come ho sempre fatto) vogliamo raccontare cosa mi hai risposto al convegno organizzato all’Hotel Cavalieri di Milano per la presentazione dei libri di Oneto e Bracalini? Prima, hai fatto finto di non vedermi poi, quando ci siamo obtorto collo incrociati, hai fatto un sorrisino di quelli che valgon più di un rosario di imprecazioni. Alla mia domanda: “Come mai non scrivete nemmeno una riga sul libro “Umberto Magno”, hai mozzicato una risposta traballante, ma di circostanza: “Sai, non dipende da me, per noi è politicamente sconveniente”.

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di Matteo Corsini
"Vorrei ricordare che se il 14 dicembre i 'Responsabili' non avessero sostenuto il Governo oggi non sarebbe stato possibile celebrare la patria così come si sta facendo. Ora vedo in primo piano tanti soloni della politica come Casini, Rutelli, e tutti gli altri parlare di Repubblica e dell'importanza del 2 Giugno. Ma se fosse stato per loro oggi questi festeggiamenti non sarebbero stati possibili perché non ci sarebbe stato un governo a renderli tali. Su di me sono state dette un'infinità di cose, ho ricevuto molti insulti, improperi, contumelie, però vorrei ribadire che se non fosse stato per me e per qualcun altro oggi questo esecutivo che rende possibile le celebrazioni di 2 Giugno, non ci sarebbe stato. Pertanto credo di avere più merito di molti altri di festeggiare la mia patria. Forse il nostro è stato davvero un gesto di grande lungimiranza." (D. Scilipoti)
Così si è sfogato Domenico Scilipoti, uno dei cosiddetti “Responsabili”, commentando le celebrazioni del 2 Giugno. A suo dire, dunque, se lo scorso 14 dicembre lui e gli altri “Responsabili” non avessero fatto da stampella al governo, non sarebbero stati possibili i festeggiamenti per la Repubblica, “perché non ci sarebbe stato un governo a renderli tali”.
A dire il vero se il governo fosse stato sfiduciato lo scorso 14 dicembre, volendo il tempo per nominare un altro governo con o senza elezioni anticipate ci sarebbe stato. E anche nel caso in cui fossimo ancora senza governo (in Belgio sono senza governo da un anno e non pare che le cose siano peggiorate da quelle parti), credo che la presidenza della Repubblica il modo di festeggiare lo avrebbe comunque trovato.
Ma supponiamo che si fosse verificato lo scenario evocato da Scilipoti:
Italia senza governo e nessuna cerimonia ufficiale per il 2 Giugno. Quali nefaste conseguenze si sarebbero abbattute sul popolo italiano?
1) Non si sarebbero viste in volo le Frecce tricolore, che costano milioni di euro ogni volta che accendono il motore. Un dramma? A mio parere, tutt'altro.
2) Non si sarebbero dovuti mobilitare migliaia di poliziotti per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza della “alte cariche istituzionali” alle cerimonie ufficiali. Anche in questo caso, per me sarebbero stati soldi risparmiati.
3) Non si sarebbe dovuto chiudere lo spazio aereo su Roma per tutelare la sicurezza delle “alte cariche istituzionali” e dei loro numerosi ospiti stranieri. Dubito che i viaggiatori si sarebbero lamentati.

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di Redazione
Come anticipato un anno fa dal Guardian - e come sostenuto da importanti esponenti liberali tedeschi - è iniziata la vendita degli isolotti ellenici. Il Governo di Atene punta a ricavare 43 miliardi di dollari, utili a garantire un futuro all’intero Paese. Mykonos, Rodi, Santorini potranno essere cedute. E c’è già un’agenzia immobiliare che è si è buttata nel business.
Il Governo di Atene - scrive linkiesta.it - per contrastare all’emorragia di liquidità, si prepara a cedere proprietà pubbliche per 42,9 miliardi di dollari, fra cui le concessioni per l’utilizzo di casinò e golf resort negli arcipelaghi ellenici. Saranno oltre 75.000 i beni, attualmente gestiti dalla Hellenic public real estate corporation, a rientrare nel programma. Fra questi, come rivela il Wall Street Journal, potrebbero esserci anche porzioni di isole greche. C’è chi si è già organizzato, come l’agenzia immobiliare Private Islands, che in catalogo ha tre pagine di angoli di paradiso sparsi fra il Mar Egeo e lo Ionio. Nel frattempo, non diminuiscono le voci di un imminente ristrutturazione del debito.
Sarà la National Bank of Greece a occuparsi della prima tranche di vendita. E ci sarà molto da lavorare, dato che sulle oltre 6.000 isole, solo 230 sono abitate. Ma la banca ellenica sarà anche aiutata da un sito molto particolare.

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La marcia del mais
2011: SEMINATI ALTRI TRE ETTARI
SEMINA 2011: OPERAZIONE "6 semi di mais ovunque" (richiedi i tuoi 6 chicchi)

464 destinatari! ECCO LE PRIME FOTO 

PRIMA SEMINA MAIS OGM. Da giorni, in questa nuova sezione, è iniziata la pubblicazione delle fotografie che riguardano la crescita dei 6 SEMI DI MAIS OGM piantati da Movimento Libertario & Agricoltori Federati il 25 aprile scorso. Qui, il video della semina!

QUI IL VIDEO DELLA SEMINA IN CAMPO APERTO!

l'ultimo scatto...

02-10-2010

 LUI CONDANNATO, LORO IMPUNITI

ABBIAMO RACCOLTO LE PANNOCCHIE, SI ACCETTANO OFFERTE PER AVERE IL SIMBOLO DI UNA BATTAGLIA CHE RIMARRA' NELLA STORIA DELLA DISUBBIDIENZA CIVILE!

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LE QUATTRO DENUNCE CONTRO I NAZI-COMUNISTI (clicca sui link e leggile)

1-denuncia querela contro Federica Ferrario (Greenpeace)

2-denuncia querela contro ignoti

3-esposto denuncia contro Zaia ed altri

4-esposto denuncia contro Violino ed altre 146 persone

5-integrazione esposto denuncia Zaia, Scilipuoti, altri

REGALIAMO UNA VACANZA AI "NAZI-COMUNISTI"
Sbugiardati gli oscurantisti: GLI ISPETTORI CONFERMANO: "ZERO COMMISTIONE"!
2011: FIDENATO SCRIVE A BRUXELLES: ANCHE QUEST'ANNO TORNERO' A SEMINARE MAIS OGM! 
Conferenza stampa dell'8 marzo sulla semina 2011
L'UE: "FIDENATO PUO' SEMINARE" (leggi la lettera)
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LA BATTAGLIA:
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ECCO LA SENTENZA DEL GIUDICE DI PORDENONE, PER LA QUALE ABBIAMO ATTESO UN ANNO, IN MERITO ALLA BATTAGLIA CHE STIAMO CONDUCENDO SUL SOSTITUTO D'IMPOSTA.

QUI LA NOTIZIA PER VOSTRI COMMENTI

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L'aforisma

Ringraziando il ladro (lo Stato) che restituisce loro una piccola parte del maltolto, i sudditi si abituano così a vedere nel tiranno una sorta di benefattore. (Etienne de la Boétie)
Il sondaggio
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