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LUNEDI' 20 giugno, DALLE 21 ALLE 23, LEONARDO FACCO A LOMBARDIA CHANNEL, NEL PROGRAMMA DI DAVID PARENZO, (canale 666 digitale in lombardia) PER COMMENTARE LA RIUNIONE LEGHISTA di PONTIDA.

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In tempi di turbolenza governativa i tromboni del giornalismo e della politica ripetono una frase che, più la sento, più mi lascia allibito: “l’Italia va governata”.
Va notato subito che si parla sempre dell’Italia riferendosi con ciò a 50 e passa milioni di Italiani. Sarebbe invece più corretto e onesto dire: gli Italiani vanno governati, ma questo non suonerebbe più tanto bene e darebbe adito ad una serie di riflessioni e di considerazioni. Vediamo allora di renderle esplicite queste possibili riflessioni e considerazioni.
Riflessioni. Se affermiamo che una persona o un gruppo ha bisogno di essere governato vuol dire che esso è composto da persone non autosufficienti o da bambinetti screanzati e maleducati che necessitano, per l’appunto, di ... una governante. Di qualcuno, in altre parole, che si prenda cura di loro (se non sono autosufficienti) o che li metta in riga, li controlli, li disciplini (se sono degli screanzati). Insomma, per dirla in maniera chiara, la necessità di una governante si imporrebbe per il fatto che si considera gli Italiani come dei minorati incapaci di farcela da soli o dei bambinetti da guidare per mano. Che questo sia vero per molti che vivono in Italia non ho esitazione a riconoscerlo. Che questo si applichi a 50 e passa milioni di persone faccio estremamente fatica a crederlo. E poi, mi sorge la domanda, se 50 milioni di Italiani hanno bisogno della governante, come sarebbe possibile che la governante, anch’essa italiana, non faccia parte dei minorati o dei bambinetti indisciplinati e riottosi? Non avrebbe anche lei bisogno di una governante (possibilmente non italiana ma marziana) che la indirizzi? Siamo qui al classico problema: chi controlla i controllori (quis custodiet ipsos custodes ? - Giovenale).
In sostanza il problema sarebbe insolubile nell’ambito della formulazione corrente (l’Italia, cioè gli Italiani, va governata) a meno di effettuare giochi di prestigio che, per magia, facciano sparire le falsità (gli italiani tutti bambinetti bisognosi di una governante) e le incongruità (solo i governanti non sono bambinetti e non hanno bisogno di una governante) contenute in questa formula.
Invece, non solo le falsità e le incongruità vanno messe in luce e rese note ai quattro venti, ma occorre andare più oltre ed effettuare delle considerazioni sulla scientificità di tale formula.

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di Leonardo Facco
Fingiamo che domenica scorsa Silvio Berlusconi abbia vinto le elezioni per la prima volta e il suo “superministro dell’Economia” Giulio Tremonti, alla prima conferenza stampa, si sia presentato con queste parole: “Credo che sia giusto un sistema con tre aliquote Irpef. Le aliquote più basse possibili sono il miglior investimento per ridurre l'evasione fiscale”. Di più, colpo di teatro finale: “È possibile ridurre il nostro sistema fiscale a cinque imposte”!
Quelle tra virgolette, non sono un’invenzione di chi scrive, ma sono le parole pronunciate ieri da Tremonti all’assemblea di Confartigianato. Non fanno una piega, perfette, sembra quasi che il contabile valtellinese abbia finalmente deciso di prendere in seria considerazione Laffer e la sua curva.
Però, cari lettori, c’è un però grande come una casa da aggiungere a quanto sopra: vogliamo far finta che questi ultimi diciassette anni di promesse di riforma fiscale e abbattimento delle tasse non ci siano mai stati? Vogliamo dimenticarci che la promessa di abbassare le tasse – tra Lega e Forza Italia e PDL – non sia stata avanzata almeno una cinquantina di volte?
Invece, le parole di Tremonti arrivano – guarda il caso – dopo due batoste micidiali: prima quella delle elezioni amministrative poi, quella dei quattro referendum per i quali sia gli elettori del PDL che i leghisti sono andati alle urne nonostante l’invito dei loro leader a restare a casa. Non è un particolare di poco conto!
Leggendo il Corriere online scopriamo anche che quella del fisco è “una riforma, ha ribadito Tremonti, che non si può fare in deficit. Risorse possono essere recuperate dalla riduzione della spesa assistenziale, togliendo a chi non ha diritto. ‘Molti assegni assistenziali - ha aggiunto il ministro - ce li hanno quelli che hanno i Suv. È un enorme bacino da cui derivare risorse per fare la riforma fiscale e correggere le finanze pubbliche. Anche la politica deve fare la sua parte, dando l'esempio e portando le proprie remunerazioni nella media europea’. Il prelievo fiscale, in Italia, ‘può essere modificato in funzione di tre logiche fondamentali: i figli (la natalità), il lavoro e i giovani’ ha aggiunto Tremonti. E su alcune voci – ha ribadito - si può essere meno conservativi”.
Non è un parlare da libertario, ma le affermazioni di “Voltremont” sono nel solco di un liberalismo accettabile, degno di rispetto verrebbe da dire.
Il fatto di trovarsi di fronte ad una platea di artigiani (probabilmente l’ultima ridotta dell’antistatalismo in Italia) ha costretto Tremonti a dire che in Italia si pagano troppe tasse e che la burocrazia fiscale è degenerata al punto da essere insopportabile per chiunque (forse la manifestazione contro Equitalia di domani gli ha dato un’ulteriore scossa).
Tutto bene dunque? Ci aspetta un futuro roseo davanti? Non ne sono affatto convinto, per più di un motivo:

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 15 Giugno 2011 11:35)

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di Matteo Corsini
"Le autorità cinesi capiscono che lo stimolo fiscale è la giusta misura per una balance sheet recession. E un governo autocratico come quello cinese può somministrare tutto lo stimolo fiscale necessario perché non deve preoccuparsi dell'opposizione o della stampa. Altra cosa resa possibile dal tipo di governo della Cina è la maggior velocità nel porre in essere gli stimoli fiscali rispetto ai governi democraticamente eletti. I cinesi possono costruire in tre mesi un'autostrada che richiederebbe 10 anni in una democrazia." (R. Koo)
Discettando di economia cinese, Richard Koo sostiene che se le misure restrittive di politica monetaria che stano attuando le autorità cinesi dovessero indurre lo scoppio della bolla immobiliare (piuttosto gonfia nelle principali città), il governo dovrebbe ricorrere agli stimoli fiscali per evitare una caduta in recessione.
Nulla di nuovo: è la classica ricetta keynesiana che Koo somministra ai suoi lettori ogni due settimane. Ciò che mi ha incuriosito, questa volta, è il compiacimento con il quale Koo magnifica l'efficienza operativa di un governo autoritario come quello cinese, che può operare velocemente senza doversi preoccupare dell'opposizione o della stampa.
Mi sono tornate alla mente le parole che proprio il suo principale ispiratore, Lord Keynes, ebbe a scrivere in occasione della presentazione dell'edizione tedesca della sua “Teoria generale”, quando in Germania comandava un certo Adolf Hitler: “Devo confessare che il libro è stato scritto principalmente in relazione alle condizioni dei paesi anglosassoni.

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di Herbert Spencer 
Questi difensori dell’insegnamento di Stato metterebbero se stessi in una cattiva trappola se potessero dimostrare la verità della loro dottrina. Perché che cosa s’intende col dire che il governo deve educare il popolo? Perché il popolo deve essere educato? Qual è il fine dell’educazione? Certamente di preparare il popolo alla vita sociale - di fare dei buoni cittadini. E chi ha l’autorità per dire quali sono i buoni cittadini? Il governo: non c’è altro giudice. E chi ha l’autorità per dire come possono essere formati questi buoni cittadini? Il governo: non c’è altro giudice. Quindi questa proposizione è convertibile in quest’altra: il governo deve trasformare i fanciulli in buoni cittadini, usando la sua propria discrezione per decidere che cos’è un buon cittadino, e in che modo il fanciullo può essere trasformato in un buon cittadino. Il governo deve in primo luogo elaborare una concezione precisa di un modello di cittadino; dopo aver fatto questo, deve elaborare un sistema di disciplina che appaia più appropriato a produrre cittadini sulla base di quel modello. Questo sistema di disciplina, infine, è tenuto a imporlo nella misura più grande possibile. Poiché se si comporta in maniera diversa, permette che gli uomini diventino diversi da quel che dovrebbero diventare a suo giudizio, e quindi fallisce nel compimento di quel dovere al quale è tenuto. Essendo in tal modo giustificato nel mandare a realizzazione quei piani che considera i migliori, ogni governo sarà tenuto a fare quel che fanno i governi (...).
Temendo inoltre gli effetti pericolosi delle innovazioni, non ammette che si insegni altro fuorché quel che viene deciso dal governo stesso. Allo scopo di produrre cittadini modello esercita un controllo rigidissimo sulla condotta di tutti.
E poiché non c’è un’autorità più alta che possa contestare o confermare le sue decisioni, si trova ad essere giustificato quando impone in maniera assoluta i suoi piani, quali che siano. Come dalla proposizione che il governo deve provvedere all’insegnamento della religione deriva l’altra proposizione che il governo deve decidere qual è la verità religiosa e come deve essere insegnata; così l’affermazione che il governo deve provvedere all’educazione implica l’ulteriore affermazione che esso deve dire che cos’è l’educazione e in che modo dev’essere praticata.

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Nella prima ora dedicata ad interpellanze, interrogazioni e mozioni, tra le altre, c'era una mia interpellanza rivolta al sindaco ed alla giunta (PDL+LEGA) in cui chiedevo se intendono appoggiare la causa dell'indipendenza del veneto attraverso metodi pacifici e democratici.
Prima di avere una loro risposta ho spiegato abbondantemente quali sarebbero i vantaggi in termini economici (e non solo) per i cittadini veneti e per le imprese, soprattutto grazie ad una consistente riduzione delle tasse ed alla gestione diretta dei famosi 70 miliardi di euro all'anno a fronte dei 15 di cui dispongono oggi comuni, province e regione.
Per fare un esempio, ad un semplice cittadino di Cerea (VR), per effetto della minor tassazione, resterebbero in tasca qualcosa come circa 5.000 euro all'anno a testa (400 euro al mese a testa). E questo contando solo 20 dei 70 miliardi sopra citati che l'Italia ci ruba ogni anno e non sappiamo dove vadano a finire.
Quindi a parità di servizi erogati di oggi (quantità e qualità) i cittadini in più avrebbero questi soldi in tasca.
Senza contare che, se quei servizi invece di essere erogati dallo stato italiano burocrate ed inefficente, venissero erogati dal nuovo Stato Veneto sarebbero migliori e costerebbero meno.
Il sindaco ha detto che questi dati sono senz'altro interessanti e sarebbe bello poterne discutere ancora (vedremo di accontentarlo) ma che comunque lui non è favorevole all'indipendenza del veneto perchè è per l'italia unità... e bla bla bla (solita retorica).
Ma non mi sono accontentato di avere la sua posizione, io avevo chiesto quella di tutta la giunta.
Alle mie insistenze mi ha confermato che la posizione di tutta la giunta è quella espressa da lui : quindi NO all'indipendenza del veneto.
Il consigliere della Lega Nord Graziano Cauchioli, su suggerimento dell'assessore leghista Emanuela Carmagnani (due dei tanti saliti sul carro del vincitore da un anno a questa parte), ha chiesto le mie dimissioni perchè sono stato eletto con la Lega e manco di rispetto ai cittadini.
Io ho risposto due cose :

Ultimo aggiornamento (Martedì 14 Giugno 2011 13:11)

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di Matteo Corsini
"Prima della scadenza ogni prodotto strutturato è un'incognita per il venditore  l'acquirente: le probabilità sulla performance a scadenza forniscono uguali informazioni a entrambi. Al contrario, con il what if l'offerente può illustrare le potenzialità del prodotto senza violare gli obblighi informativi ma non fornisce le probabilità con cui si verificano i rendimenti. E' come giocare al Superenalotto sapendo che a fronte del costo di tre euro si realizza niente o 150 milioni. Cosa vera ma fuorviante se non si dà l'informazione sulle probabilità associate a questi risultati: alta probabilità di vincere nulla e bassissima probabilità di vincere 150 milioni. Nel caso dei fondi strutturati, senza fornire le probabilità di realizzazione dei vari rendimenti, si preclude l'investitore dall'acquisire consapevolezza del rischio che va a sostenere." (R. D'Ecclesia)
Rita D'Ecclesia insegna Metodi quantitativi per le applicazioni economiche e sociali alla Sapienza di Roma. Le sue parole che ho riportato sono tratte da un'intervista in cui commenta in modo critico il passaggio dall'utilizzo degli scenari probabilistici al semplice uso di esempi what if nei prospetti informativi dei prodotti strutturati. Una novità, che per D'Ecclesia e tanti altri rappresenta un passo indietro, portato dal recepimento della direttiva europea Ucits IV.
Mi rendo conto che l'argomento potrebbe risultare noioso, ma la mia intenzione è quella, cercando un difficile equilibrio tra il non entrare troppo nel tecnico e l'evitare fuorvianti semplificazioni, di evidenziare che i sostenitori degli scenari probabilistici rischiano di esporre i risparmiatori a cocenti delusioni. Il motivo del contendere, in estrema sintesi, è il tipo di informazione da fornire ai potenziali sottoscrittori di un prodotto finanziario strutturato (ossia contenente strumenti derivati) circa i potenziali risultati dell'investimento. Se si utilizzano gli scenari probabilistici si espongono in una tabella le probabilità che il prodotto fornisca una performance positiva, negativa, superiore o inferiore a quella di uno strumento privo di rischio, indicando anche i valori mediani attesi in un determinato orizzonte temporale per 100 euro investiti all'inizio. Se, viceversa, si utilizza l'approccio what if, nella tabella si fanno tre ipotesi arbitrarie (uno scenario di base, uno positivo e uno negativo) e si indicano i risultati sullo stesso orizzonte temporale di 100 euro investiti all'inizio.
I sostenitori degli scenari probabilistici criticano l'arbitrarietà dell'approccio what if e lamentano il fatto che al potenziale sottoscrittore non è indicata la probabilità associata ai risultati ipotetici inseriti in tabella. Il fatto è che costoro approcciano eventi caratterizzati da incertezza, quali sono gli andamenti futuri di uno o più strumenti finanziari, come se si trattasse di prevedere le probabilità di un determinato esito in una lotteria. Ma mentre in quest'ultimo caso la statistica consente di calcolare con certezza la probabilità di un determinato evento, quando si tratta di strumenti finanziari il cui andamento dipende dalla domanda e dall'offerta scaturenti da una moltitudine di soggetti le probabilità calcolate mediante i metodi quantitativi devono essere basate su assunzioni che non sono di per sé verità assolute, e comportano anch'esse gradi più o meno estesi di arbitrarietà.

Ultimo aggiornamento (Martedì 14 Giugno 2011 09:06)

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di Leonardo Facco
Che “l’Italia non è un paese per giovani” lo ha capito anche Jacopo Morelli, presidente dei giovani industriali, il quale lo ha dichiarato a Santa Margherita Ligure. Io ci ho dedicato un capitolo, due anni fa, del mio libro “Elogio dell’evasore fiscale”, in cui con dati alla mano ne davo prova provata. Ciò che Morelli non ha ancora capito, o finge di non capire, è che l’Italia non è neppure un paese per imprenditori e/o liberi professionisti (dove con questo termine non intendo la pletora di iscritti agli ordini filo-statali), né tantomeno per artigiani.
La crisi, da due anni a questa parte, sta falcidiando l’impresa privata ed il lavoro. Le casse integrazioni speciali continuano a registrare picchi verso l’alto. Eppure, per i dipendenti pubblici è come se nulla stesse accadendo, la sera arrivano a casa e si coricano senza patemi d’animo, tanto c’è sempre qualche fesso costretto a lavorare e a pagare i loro stipendi.
Ergo, non solo impiego sicuro per eccellenza e con orario “corto” rispetto al privato: il lavoro pubblico negli ultimi anni è stato conveniente anche sul lato economico. Capito? Le retribuzioni reali lorde dei dipendenti pubblici, infatti, secondo le tabelle allegate alla Relazione annuale di Bankitalia, sono cresciute del 22,4% dal 2002 con un tasso di oltre tre volte superiore a quello del totale dei lavoratori dipendenti (+6,8%).
Riprendiamo i dati dalla stampa: “Così in media i dipendenti pubblici che potevano contare nel 2002 su 23.813 euro nel 2010 hanno raggiunto i 29.165 euro (dati deflazionati con l'indice dei prezzi al consumo) portando a casa nel periodo un aumento di oltre 5.200 euro (il 22,47%). Nel complesso – secondo la tabella sulle retribuzioni reali per unità standard di lavoro dipendente – i lavoratori dipendenti sono passati da 21.029 euro nel 2002 a 22.467 (+6,8%) ma con grandi differenze tra i vari comparti. Al top per percentuale di aumento ci sono i travet seguiti dai lavoratori dell’industria (da 21.047 euro medi nel 2002 a 23.275 nel 2010 con un +10,5%) e del commercio (+6,8%, ma con appena 20.733 euro nel 2010). Il settore che nel 2010 aveva in media la retribuzione reale più alta resta quello dell’intermediazione monetaria e finanziaria (39.106 euro con un aumento reale rispetto al 2002 del 4,79%), seguito dalla pubblica amministrazione e dalla sanità e altri servizi sociali ma a distanza (26.600 euro per quest'ultimo settore con un aumento reale del 6%). In fondo alla lista restano i lavoratori dipendenti dei servizi domestici presso le famiglie (11.948 euro con un +2,7% reale dal 2002), ma il comparto che è rimasto completamente al palo per quanto riguarda gli aumenti reali è quello dei trasporti, magazzinaggio e comunicazioni”.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 13 Giugno 2011 14:51)

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La marcia del mais
2011: SEMINATI ALTRI TRE ETTARI
SEMINA 2011: OPERAZIONE "6 semi di mais ovunque" (richiedi i tuoi 6 chicchi)

464 destinatari! ECCO LE PRIME FOTO 

PRIMA SEMINA MAIS OGM. Da giorni, in questa nuova sezione, è iniziata la pubblicazione delle fotografie che riguardano la crescita dei 6 SEMI DI MAIS OGM piantati da Movimento Libertario & Agricoltori Federati il 25 aprile scorso. Qui, il video della semina!

QUI IL VIDEO DELLA SEMINA IN CAMPO APERTO!

l'ultimo scatto...

02-10-2010

 LUI CONDANNATO, LORO IMPUNITI

ABBIAMO RACCOLTO LE PANNOCCHIE, SI ACCETTANO OFFERTE PER AVERE IL SIMBOLO DI UNA BATTAGLIA CHE RIMARRA' NELLA STORIA DELLA DISUBBIDIENZA CIVILE!

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LE QUATTRO DENUNCE CONTRO I NAZI-COMUNISTI (clicca sui link e leggile)

1-denuncia querela contro Federica Ferrario (Greenpeace)

2-denuncia querela contro ignoti

3-esposto denuncia contro Zaia ed altri

4-esposto denuncia contro Violino ed altre 146 persone

5-integrazione esposto denuncia Zaia, Scilipuoti, altri

REGALIAMO UNA VACANZA AI "NAZI-COMUNISTI"
Sbugiardati gli oscurantisti: GLI ISPETTORI CONFERMANO: "ZERO COMMISTIONE"!
2011: FIDENATO SCRIVE A BRUXELLES: ANCHE QUEST'ANNO TORNERO' A SEMINARE MAIS OGM! 
Conferenza stampa dell'8 marzo sulla semina 2011
L'UE: "FIDENATO PUO' SEMINARE" (leggi la lettera)
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ECCO LA SENTENZA DEL GIUDICE DI PORDENONE, PER LA QUALE ABBIAMO ATTESO UN ANNO, IN MERITO ALLA BATTAGLIA CHE STIAMO CONDUCENDO SUL SOSTITUTO D'IMPOSTA.

QUI LA NOTIZIA PER VOSTRI COMMENTI

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L'aforisma

 "I libertari aspirano ad una società in cui gli uomini, provvedendo a sé stessi, trovino la dignità ed un ruolo nella vita". (Charles Murray)
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