
di Gian Piero De Bellis
Tempo fa, di partenza dall’aeroporto di Stansted (Inghilterra) la ragazza addetta la check-in, notando che il mio passaporto scadeva dopo un paio di giorni mi disse: Torna a casa! Al che mi venne spontaneo ribattere: Casa? Dov’è la mia casa?
A quel punto la ragazza si è subito irrigidita e mi ha detto che non poteva rilasciarmi la carta d’imbarco. Prima doveva informarsi a quale feudo territoriale io appartenevo (in quanto soggetto-servo) in modo da accertarsi su chi era preposto a rilasciarmi l’autorizzazione per circolare in futuro. Chiaramente non ha usato i termini “feudo territoriale” e “soggetto-servo” ma la concezione che l’ha portata a fare una telefonata agli organi di controllo territoriale è esprimibile in quei termini.
Una volta mi è stato raccontato questo fatto: dopo il crollo dell’Unione Sovietica un amico ha conosciuto una ragazza russa di cui si è innamorato. Al ritorno in Italia ha pensato che sarebbe stato bello se anche lei fosse venuta a passare un periodo nel cosiddetto “Bel Paese” in modo da conoscersi meglio prima di prendere entrambi una decisione impegnativa come quella del matrimonio. La ragazza ha accettato di passare un periodo ospite della famiglia del ragazzo, se non che il visto di ingresso in Italia non le veniva rilasciato. Alle richieste del ragazzo presso le autorità italiane come mai ci fossero difficoltà a far venire un ospite straniera (spese di vitto e alloggio totalmente coperte dal ragazzo) gli è stato risposto che se era innamorato se la doveva prima sposare e allora non ci sarebbero stati problemi di visto.
In tempi recenti, ho cercato di far venire in Svizzera per aiutarmi nella messa in piedi di un centro di documentazione una persona molto in gamba conosciuta nel Burkina Faso. Tutte le spese coperte (anche il volo di andata e ritorno). La sua venuta era nel mio e nel suo interesse, riguardava solo noi due e non rappresentava nessuna spesa per la collettività. Il visto non è stato mai concesso.
Potrei andare avanti a raccontare altri fatti, ma non voglio annoiare nessuno.
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di Franco de Possentis
Partiamo con la notizia, apparsa in rete molto tempo fa, che ho riscperto casualmente stamane, e passata più o meno inosservata. “Un pub di Melbourne, in Australia, frequentato da uomini gay, ha ottenuto il permesso di rifiutare l’ingresso a eterosessuali in un verdetto chiave del locale tribunale amministrativo, che esenta il locale dalla legge per le pari opportunità. La legge proibisce la discriminazione sulla base di razza religione e sessualità”.
Quale motivo ha spinto i titolari del popolare Peel Hotel a richiedere l’esenzione? Per prevenire insulti e violenze agli avventori, sostengono, e “per assicurare ai clienti gay un atmosfera non minacciosa in cui esprimere la loro sessualità”. Il direttore del Peel Hotel, Tom McFeely, ha citato in particolare le cosiddette “hen’s nights” (notti della gallina, in cui la futura sposa festeggia con le amiche la vigilia delle nozze), quando gruppi di donne scelgono il suo locale per guardare i gay come forma di intrattenimento, “come animali nello zoo”. Il tribunale civile e amministrativo dello stato di Victoria ha autorizzato il pub a rifiutare l'ingresso a persone ritenute una minaccia alla sicurezza e serenità dei suoi avventori. Il magistrato Cate McKenzie ha sottolineato che a Melbourne “vi sono più di 2000 locali frequentati da eterosessuali, ma il Peel è l’unico che si rivolge in particolare ai gay”. Il vice presidente dell’ente per le libertà civili Liberty Victoria, Michael Pearce, ha definito – secondo quanto riportato dall’Ansa – “sensata” la decisione. “Credo che il significato del verdetto sia che non vi sono molti locali dove i gay possano andare ed incontrarsi senza il rischio di essere infastiditi, e che hanno di diritto ad avere i loro spazi”, ha sostenuto.
A questo punto possiamo commentare: evviva l’Australia libertaria! Ma allora, ciò che andiamo raccontando da tempo, ovvero che discriminare è un sacrosanto diritto, non è la follia di qualche xenofobo o razzista o egoista!
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di Giovanni Bonometti
Secessione ed immigrazione tra diritti naturali e strategie libertarie
Hans-Hermann Hoppe in “Abbasso la democrazia. L'etica libertaria e la crisi dello Stato”
Allievo prediletto di Murray N. Rothbard (che lo volle con sé a Las Vegas, nell'università in cui insegnò nella parte finale della sua vita), Hans-Hermann Hoppe è divenuto uno tra i principali esponenti del libertarismo - forse il maggiore, ai giorni nostri - al termine di un percorso alquanto particolare che lo ha visto dapprima presente ai corsi francofortesi di Jürgen Habermas, quindi interessato all'epistemologia fallibilista di Karl R. Popper e, infine, esponente di punta dell'ala misesiana-rothbardiana del liberalismo più radicale.
Curata da Carlo Lottieri e preceduta da un'introduzione di Raimondo Cubeddu, l'antologia Abbasso la democrazia permette di accostare tutto il rigore di questo studioso che non solo ha riletto in termini molto originali taluni punti forti della tradizione liberale (si pensi, ad esempio, al saggio sulla proprietà privata, che utilizza il pensiero di Apel per trovare nuove e più solide basi di appoggio), ma che ha pure il merito di avere offerto molte ed interessanti soluzioni ad alcuni tra i problemi più scottanti dell'età contemporanea.
In merito all'immigrazione, ad esempio, Hoppe giudica più che ragionevole che le istituzioni pubbliche introducano precise limitazioni al movimento delle persone da un paese all'altro. Diversamente da quei libertari che (come Walter Block, ad esempio) ritengono ingiusto e controproducente introdurre chiusure alle frontiere, Hoppe contrappone molto nettamente il movimento dei beni e quello delle persone.
Se un prodotto che si sposta dal Canada alla Francia interessa soltanto coloro che l'acquistano e lo vendono (e sarebbe quindi illegittimo, in una prospettiva liberale, impedirne il movimento), diversa è la situazione di un individuo che lasci Ottawa per Parigi. In questo caso, infatti, l'immigrato inizia ad usare strade, ospedali, scuole e altri beni pubblici che non ha in alcun modo contribuito a finanziare. Per questa semplice ragione, secondo Hoppe è del tutto ragionevole il comportamento di quanti chiedono restrizioni all'immigrazione e distinguono nettamente tra la libera circolazione delle merci (libero scambio) e quella delle persone (libera immigrazione).
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QUESTI SONO GLI AMBIENTALISTI! VI RICORDA QUALCUNO? ZAIA DIREBBE CHE QUESTO SIGNORE STAVA RIPRISTINANDO LA LEGALITA'!
DAL CORRIERE DELLA SERA
MILANO - È finita con l'uccisione del sequestratore e la salvezza degli ostaggi da parte della polizia alla sede di Discovery Channel a Silver Spring, nel Maryland. Un fanatico ambientalista, che protestava da anni contro la programmazione del canale tv, era entrato con una bomba e un fucile prendendo in ostaggio tre dipendenti. Gli agenti hanno sparato uccidendo James Lee, liberando i tre ostaggi che sono illesi. Lo ha reso noto un portavoce della Polizia che per ore ha circondato la sede della Discovery Channel.
DELIRANTE - Le squadre speciali di polizia avevano avviato una trattativa. Secondo la Cnn, che cita fonti della polizia, si tratterebbe di un militante ambientalista «invasato». L'uomo aveva "postato" sul web lo scorso 18 luglio un messaggio minaccioso, nei confronti del canale tv. «Discovery Channel - attaccava Lee - deve trasmettere al mondo il suo impegno per salvare il pianeta». Quindi aveva elencato una lista di undici richieste su come dimostrare i rischi del boom demografico per la sopravvivenza umana, la minaccia per la flora e la fauna, se non si pone fine alla tragedia dello riscaldamento globale del pianeta. «Tutti i programmi di Discovery Channel - scriveva Lee - devono farla finita con l'incoraggiare la riproduzione umana». Questa sorta di 'manifesto' era stato pubblicato nel sito savetheplanet.com. All'epoca Lee diede un indirizzo di un ufficio postale in Canada. Lee era già stato arrestato dalla polizia nel febbraio 2008 proprio davanti la sede di Discovery Communications.
BAMBINI IN SALVO - Un centinaio di bambini che si trovavano nell'asilo all'interno dell'edificio del gruppo Discovery di Montgomery erano stati tutti messi in salvo, aveva comunicato la polizia. «Abbiamo detto agli impiegati di lasciare l'edificio. A chi non può farlo, abbiamo detto di chiudersi nell'ufficio», ha affermato Dan Fritz, portavoce della Polizia di Montgomery, giunta subito a circondare il palazzo.
Ultimo aggiornamento (Giovedì 02 Settembre 2010 09:59)
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO, articolo spedito in redazione in risposta a quello di ieri di Arturo Doilo su Gheddafi e l'invasione europea.
di Pietro Cerneaz
Prima è arrivata la Legge Martelli poi, quella dei ministri Turco e Napolitano, infine quella di Bossi e Fini fatto sta che da almeno una quindicina d’anni a questa parte, quella degli immigrati in Italia sembra una vera e propria invasione, garantita, tra l’altro, dalle continue sanatorie adottate dai governi di sinistra che si sono succeduti in questi ultimi cinque anni.
Sino ad oggi, s’è assistito ad un atteggiamento non di giustizia sociale (termine tanto amato dalla sinistra), ma di grave ed ingiustificata tolleranza e lassismo da parte di autorità e rappresentanti di organi dello Stato e da parte di quell’associazionismo che lucra sul fenomeno migratorio. Il tutto, ovviamente, a discapito dei diritti fondamentali dei nostri concittadini. Una situazione preoccupante, che persino le statistiche governative hanno inequivocabilmente mostrato.
In fatto di immigrazione, il centrosinistra-comunista italiano s’è sempre distinto per aver fatto uso, in materia, della più bieca demagogia terzomondista, infarcita di quel solidarismo peloso (e costoso) che, in verità, funge da copertura di un grande business che, sulla pelle degli immigrati, riesce a concludere degli ottimi affari e a mantenere una pletora di amici. Non di rado, inoltre, gli sponsor della nuova legge sull’immigrazione hanno richiamato il fatto che anche gli italiani sono stati, negli anni addietro, un popolo di emigranti e che quindi non v’è motivo per chiudere le frontiere ora che è l’Italia stessa l’approdo naturale di moltissimi “viaggiatori della speranza”. Proprio su quest’ultimo punto, invece, c’è più di una eccezione da sollevare, ma tra tutte val la pena di ricordare che, durante gli Anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, nessun emigrante italiano è mai entrato clandestinamente nei paesi in cui è stato accolto. Non solo; perlopiù, tra il paese di partenza e quello ospitante, esistevano accordi internazionali che regolavano l’ingresso degli stranieri, esistevano accordi di lavoro siglati in precedenza fra gli Stati interessati (questo va soprattutto ricordato a chi oggi giustifica l’invasione di stranieri con la scusa che l’Italia ha bisogno di manodopera).
Vorrei, oltretutto, che qualcuno provasse a chiedere a chi all’estero ci è stato, in qualità di emigrante, cosa ne pensa di quanto sta accadendo oggi in Italia. Ne sentirebbe delle belle e verrebbe, quantomeno, preso a male parole. Invece, la maggioranza di sinistra italiana non s’è fatta tanti problemi e, alla faccia dei cittadini, residenti nella penisola o all’estero, ha promulgato una legge indecorosa, fatta a misura per i propri interessi, e umiliando la gente per bene.
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di Arturo Doilo
Ho lasciato decantare un paio di giorni le parole di Gheddafi in merito all’immigrazione e all’islam, che tanto hanno fatto arrabbiare la Chiesa e buona parte del mondo politico. Il lider libico, dopo aver sperato che il Vecchio Continente si convertisse alla religione di Maometto (sulla cui biografia bisognerebbe approfondire un poco), ha detto che “ho gli si danno 5 miliardi di euro all’anno o l’Europa diventerà Africa”. Senza mezze misure c’è puzza d ricatto, o sbaglio?
Comunque, sulla scorta delle “chiacchiere in libertà” del nordafricano, mi sono tornati alla mente due libri. Uno è un romanzo datato e si intitola “Il campo dei santi”, di Jean Raspail; l’altro è un saggio recentissimo che ha generato una ridda di polemiche da Monaco in su, si intitola “Il futuro islamico della Germania”, di Thilo Serrazin.
Quest’ultimo, un importante dirigente della Bundesbank ed ex ministro alle Finanze della città-Stato di Berlino, analizza la situazione economica del paese e le sue implicazioni nella società. Ciò che ha creato scalpore sono le tesi che Sarrazin espone nel suo scritto: la Germania si starebbe autodistruggendo a causa della forte immigrazione di cittadini da paesi islamici, che “hanno una mentalità retrograda” e “tra qualche decennio saranno più numerosi dei tedeschi doc e sarà la fine. I problemi più grandi che il nostro Paese deve affrontare sono concentrati nei sei milioni di immigrati di origine musulmana“. Sarrazin, che ha fatto infuriare anche la signora Merkel, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera domenica scorsa, sottolinea, inoltre i guasti del welfare state, vera causa dei problemi legati all’immigrazione.
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 01 Settembre 2010 16:58)
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