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di Gian Piero De Bellis
L'epoca in cui ci troviamo tuttora è l'epoca dello statismo di cui stiamo vivendo la crisi terminale (morale, culturale, sociale, economica) che può avere come sbocco o lo sprofondamento in una decadenza continua (imbarbarimento) o un rinnovamento radicale (rinascimento) attraverso il passaggio ad un altro modello, profondamente diverso, di organizzazione sociale .
Per quanto riguarda lo statismo italiano esso ha talune caratteristiche particolari che vanno messe in luce perché, comprendendone la natura, possiamo essere in grado di capire una parte di noi stessi, le persone con cui interagiamo e i possibili antidoti al generale imbarbarimento.
Il punto di partenza essenziale in questa analisi conoscitiva dello statismo nostrano è un aspetto che è comune a tutte le società basate sullo stato-nazione e cioè il fatto che, nonostante le apparenti contrapposizioni ideologiche interne, esse sono tutte caratterizzate da un percorso ideologico rettilineo omogeneo. Lo stato democratico nazionale, unitario e centralizzato, nasce dal superamento del regime aristocratico (suffragio ristretto) e dall'entrata in scena delle classi popolari che diventano elettorato di massa (suffragio universale).
L'ideologia che caratterizza l'emergere delle masse a nuovo soggetto politico è il socialismo statalizzato animato dalla piccola borghesia impiegatizia e dalla burocrazia dei nascenti partiti operai e socialisti. Già nel 1873 Engels afferma che "tutte le sezioni Italiane che si autoproclamano facenti parte dell'Internazionale sono gestite da avvocati senza cause, medici senza pazienti, studenti di biliardo, venditori di commercio e piazzisti vari, e, in special modo, giornalisti della stampa minore di fama più o meno dubbia." (1873, Friedrich Engels). Antonio Gramsci rafforza questa critica al socialismo burocratico quando scrive che in Italia "i partiti non furono una frazione organica delle classi popolari (un'avanguardia, un'élite), ma un insieme di galoppini e maneggioni elettorali, un'accolta di piccoli intellettuali di provincia, che rappresentavano una selezione alla rovescia." (1929-1935, Passato e Presente)
Quando questo socialismo burocratizzato scopre il nazionalismo il risultato è, in Italia e in Europa, il fascismo. La contrapposizione socialismo-fascismo che ci viene presentata a scuola o sui giornali è una contrapposizione inventata. Il fascismo nasce dal socialismo, vale a dire da quel socialismo partitico, burocratico, nazionalista e accesamente statalista che si era imposto dopo che il socialismo anarchico, individualista, internazionalista, basato sul mutuo appoggio e sul libero pensiero era stato sconfitto e i suoi rappresentanti messi in carcere, mandati in esilio o semplicemente uccisi (come avvenne nel maggio del 1919 per Gustav Landauer a cui le milizie “socialdemocratiche” di Gustav Noske sfondarono il cranio con il calcio del fucile).
Il socialista Mussolini diventa il fascista Mussolini ma si tratta solo di un cambio di etichetta e nient'altro. Questo passaggio continuo dal socialismo al fascismo è tipico di un periodo dell'intera storia europea. Ne “La scuola dei Dittatori” Ignazio Silone documenta questo fatto quando scrive che "fu una vera sorpresa per i berlinesi di vedere un giorno le caratteristiche 'Schalmeienkapellen' dei comunisti sfilare per la strada in uniforme bruna." In sostanza, comunisti il giorno prima e nazisti il giorno dopo. Questo cambiamento sorprende solo coloro che sono stati indottrinati a credere nell'antitesi tra comunismo e fascismo e non a percepirne la profonda comunanza ideologica (non per nulla “nazismo” è la contrazione di nazional-socialismo).
Molti che escono dalla scuola di stato sono convinti che il fascismo sia a vantaggio della proprietà privata e della libera impresa e che il comunismo sia per la proprietà pubblica e l'impresa statale. Queste sono idiozie assolute. Il fascismo, forse ancor più del comunismo, si basa sul culto dello stato che trova espressione nella famosa proclamazione Mussoliniana: "Niente fuori dello Stato, al di sopra dello Stato, contro lo Stato. Tutto allo Stato, per lo Stato, nello Stato." (Articolo “Fascismo” - Enciclopedia Italiana, 1935). Lo stesso Mussolini afferma nel 1934, forse esagerando un po': "I tre quarti dell'economia italiana, industriale ed agricola, sono nelle mani dello Stato." (24 maggio 1934). Non per nulla uno storico moderno ha definito Mussolini "il grande sacerdote del collettivismo di stato." (1997, Denis Mack Smith)
Chiariti questi punti fondamentali che sono tipici di tutto lo statismo europeo al di là delle contrapposizioni fasulle tra destra e sinistra, è interessante vedere quali sono gli aspetti tipici dell'esperienza italiana. Io li riassumo in tre caratteristiche estremamente diffuse:
  • Opportunismo. L'ideologia che contraddistingue soprattutto il comportamento politico del ceto politico dirigente è sempre stato l'opportunismo. Famosi sono i giri di valzer precedenti la prima guerra mondiale per cui si passa dall'alleanza con la Triplice Intesa (Austria-Ungheria e Germania) a quella con Francia e Inghilterra sperando di ottenere un più lauto bottino di guerra. Il capovolgimento di fronte è una costante della politica italiana. In sostanza, “Francia o Spagna purché se magna.”
  • Servilismo. Chiaramente l'opportunismo è indice di un animo estremamente gretto, privo di principi morali, più tipico di un servo che di un essere responsabile e autonomo. Non per nulla, anche nei secoli precedenti l'Italia è stata terra di conquista per le potenze europee sicure che poi molti si sarebbero messi subito al servizio del vincitore. Servilismo fa rima con trasformismo che è anch'esso un atteggiamento assai presente tra le italiche genti.
  • Vanverismo. Opportunismo e servilismo trovano espressione verbale in quello che io chiamo il vanverismo e cioè il parlare a vanvera, il dire cose senza costrutto che solleticano l'orecchio ma non hanno alcun significato reale. Fare affermazioni reboanti, sparare dati inventati, esprimere dichiarazioni perentorie che risultano poi in comportamenti difformi o in smentite nel giro di poche ore o di pochi giorni, questo è il pane quotidiano del giornalettismo nostrano e del politichese italico, l'uno a supporto dell'altro nel produrre aria fritta e vuoto assoluto.
Queste tre caratteristiche accomunano tutto il mondo politico fatto di ideologie di cartapesta di pura facciata (finti progressisti, finti liberali, finti socialisti). Infatti gli unici “ismi” davvero esistenti e che accomunano tutti sono, come detto più sopra, l'opportunismo, il servilismo e il vanverismo. Per caratterizzare appropriatamente lo statismo italico sarebbe utile raggruppare queste tre caratteristiche sotto un unico termine.
Il termine di cui abbiamo bisogno deve essere critico ma non pregiudizialmente dispregiativo e deve indicare un pensiero e una pratica in cui l’individuo è visto (quasi esclusivamente) come facente parte di un insieme di soggetti nazionali che hanno bisogno di essere guidati da un governante statale. Insomma, un popolo di esseri visti come deboli fili d’erba esposti al vento e alle intemperie, che il provvido fattore (governante) riunisce in un fascio e pone al riparo nella fattoria (stato). Il termine che qui si propone è quello di Fascistocrazia.
La Fascistocrazia attrae e unisce coloro che hanno orrore della varietà, del nuovo, del diverso, e per questo vogliono che tutti quelli che vivono su un certo territorio (più o meno chiuso verso l’esterno) siano strettamente uniti (il fascio d’erba) sotto il controllo del fattore. Per convincere tutti della bontà di tale pratica essi utilizzano concetti “suadenti” come democrazia, uguaglianza, integrazione, identità culturale, sovranità nazionale, assistenza sociale, ecc.
La Fascistocrazia risulta invece indigesta a tutti coloro che, ragionando con la loro testa, sviluppano una loro personalità libera e indipendente (intraprendente) e quindi una singolarità che non ha nulla a che fare con l'identità e l'apparato identitario dello stato nazionale. Essi desiderano società o comunità libere e volontarie in cui le persone si associano appunto liberamente e volontariamente. Per costoro lo stato nazionale territoriale che domina tutti è una mostruosità inventata da dementi, ipocriti e profittatori, e accettata, a seguito di una propaganda secolare, da masse di persone a cui il gusto della sperimentazione e della intraprendenza è stato ucciso sul nascere.
Se gli oppositori della Fascistocrazia sapranno utilizzare un linguaggio convincente e soprattutto far nascere realtà entusiasmanti (nuovi modi di produrre e di interagire) allora i giorni della Fascistocrazia saranno contati.
 
Commenti (13)
stare insieme
13 Venerdì 20 Maggio 2011 18:08
pippo pg
è senz'altro positivo a condizione che l'adesione al gruppo sia libera e che la finalità del gruppo stesso non sia dnneggiare lalibertà o la proprità di una terza persona o un altro gruppo.
E chiaro che il comunismo e il nazifasismo sono all'opposto di tutto questo.
Ma in generale anche lo stato "democratico" pur non essendo necessariamente finalizzato a ledere qualcuno è comunque una realtà (a seconda dei casi) più o meno coercitiva.
x Salvatore
12 Venerdì 20 Maggio 2011 14:46
Massimo74
E aggiungo io,dove sta scritto che per stare insieme(posto che sia una cosa positiva come dici tu) sia necessario affidare ad un terzo il monopolio legale dell'uso della forza così come il diritto di appropriarsi coercitivamente del frutto del lavoro altrui.
x _Salvatore
11 Venerdì 20 Maggio 2011 14:45
NV
Tutto ciò che è imperativo è kantiano e tutto ciò che è kantiano favorisce l'alzheimer! Gli odierni statalisti (ed ogni giustizialismo e/o neogiacobinismo in genere) hanno avuto un humus secolare per far crescere la loro spocchiosa psicopatologia...
Bravo pippo pg
10 Venerdì 20 Maggio 2011 10:35
_Salvatore
Mi hai tolto le parole!
Aggiungo che non capisco per quale necessità è imperativo che gli uomini stiano insieme. Non capisco, inoltre, perché lo stare insieme sia necessariamente positivo.
anche i carcerati
9 Giovedì 19 Maggio 2011 18:55
pippo pg
sono uomini che stanno insieme
la cosa
8 Giovedì 19 Maggio 2011 16:56
serpe
Qualsiasi cosa capace di far stare insieme gli uomini è "positiva". Sia lo stalinismo, che il fascismo, il nazismo, le dittature, l'impero romano, le democrazie....qualsiasi.
L'idea libertaria è sbagliata perchè presuppone un essere che non esiste.
Prima dovete conoscere l'uomo e poi inventarvi un mezzo per farlo convivere. Questo è l'unico e corretto approccio ai temi sociali.
Stupendo!
7 Giovedì 19 Maggio 2011 16:35
rredini
Finalmente vedo scritto ed espresso al meglio, quel che vado inutilmente predicando da decine d'anni. Grazie, Gian Piero De Bellis...
Né mi pare che l'articolo manchi di praticità, come lamenta Serpe; anzi! Basta realizzare il contrario di quanto enunciato, e il gioco è fatto, un gioco che si chiama libertà, proprietà, democrazia...
che meraviglia
6 Giovedì 19 Maggio 2011 16:26
Giangi
solo su questo sito si leggono articoli così belli ed originali!
grande GPdB
5 Giovedì 19 Maggio 2011 15:36
m Lombardi
come sempre
x Francesco
4 Giovedì 19 Maggio 2011 10:52
Massimo74
"la fascistocrazia ha i giorni contati!"

Francamente non sono altrettanto ottimista come lo sei tu,ma sarei ben felice di sbagliarmi.
Comunque eccellente articolo.
solita manfrina
3 Giovedì 19 Maggio 2011 10:49
serpe
De Bellis, fai delle analisi anche condivisibili (a parte il finale), ma manchi di praticità, come tutti gli idealisti.
Parti dal concreto: gli uomini devono convivere. Quindi bene o male convivono e trovano dei modi particolari per farlo. Questo è il fatto.
Poi tu dici: sarebbe bello se....eh, ma sono sogni...
grande Gian Piero
2 Giovedì 19 Maggio 2011 08:59
Francesco
veramente eccellente. sono anche io ottimista. la fascistocrazia ha i giorni contati!
Magnifico articolo
1 Giovedì 19 Maggio 2011 08:26
Deckard
Complimenti all'autore!

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1-denuncia querela contro Federica Ferrario (Greenpeace)

2-denuncia querela contro ignoti

3-esposto denuncia contro Zaia ed altri

4-esposto denuncia contro Violino ed altre 146 persone

5-integrazione esposto denuncia Zaia, Scilipuoti, altri

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L'UE: "FIDENATO PUO' SEMINARE" (leggi la lettera)
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