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di Leonardo Facco

A scanso di equivoci, dico subito che Alessandro De Nicola è un amico, per lui ho stima, e dico anche che il pezzo che ha pubblicato oggi su il “Sole24Ore”, intitolato “La felicità (a spese altrui) dello statalista” merita un plauso. Un bel’otto in pagella direi! De Nicola, però, non è un libertario, ma è un liberale talmente classico che, a memoria, non ricordo di averlo mai visto nemmeno con addosso un paio di jeans, troppo americani e poco british.

Di seguito, riporterò il suo bell’articolo, ma in neretto mi permetterò di appuntare qualche commento personale, giusto per marcare la differenza che esiste fra chi crede che il rigore teorico ci obbliga ad essere politicamente scorretti sino in fondo (il sottoscritto) e chi crede che un po’ riverenti allo Stato bisogna invece esserlo (De Nicola).

Partiamo:

DE NICOLA: “Dicano quel che si vuole, ma bene come in Italia non si vive da nessuna parte. Noi statalisti, soprattutto, ce la passiamo alla grande. Tanto per cominciare, mentre qualcuno ha scritto che i liberisti sono un po' grigi, noi siamo gioviali. Avete mai visto un politico, un boiardo di Stato o un imprenditore ammanicato alle commesse pubbliche mogio? No, sono sereni, sorridenti, a volte smargiassi. Inoltre siamo abbastanza scaltri. Sappiamo che socialismo, statalismo e dirigismo per strani motivi suonano male. E allora ci siamo reinventati l'economia sociale di mercato, che ai tempi del miracolo economico tedesco del dopoguerra significava la protezione sociale dei ceti più deboli all'interno di una vibrante economia privata, da noi vuol dire la protezione sociale dei privilegiati all'interno di una vibrante spesa pubblica. E in effetti, per definirsi liberisti o dirigisti non c'è bisogno di tirare in ballo da una parte le barzellette del premier o le sue feste eleganti e dall'altra le zingaro poli”.

Fin qui nulla da eccepire.

DE NICOLA: “Ciò che mi rende uno statalista felice è prima di tutto la spesa pubblica: 52% del Pil nel 2009, 51% nel 2010. Certo, m'infastidisce un po' il fatto che Tremonti ne tagli qualche fettina, ma sono rassicurato dalla massa enorme d'interessi costituiti che a un certo punto ne fermeranno la discesa. E mi consolo con le entrate dello Stato, sempre tra il 46 e il 47%; tolta l'economia sommersa, dunque, gli onesti versano quasi il 60% dei loro redditi al mio amico, il Leviatano. I soldi sono importanti: grazie a loro noi possiamo intermediare, creare connivenze, far sì che ognuno abbia interesse a mantenere salda la presa sulla sua fettina di sussidi non accorgendosi che il loro totale soffoca tutti”.

Caro Alessandro, prendendo per buone le tue cifre (sicuramente ufficiali), mi permetto di sostenere che la pressione fiscale supera quel 60% di cui tu parli ed in moltissimi casi arriva al 70%, ergo ben 10 punti in più rispetto al tuo dato, che rimane comunque di per sé inaccettabile.

Che non ti lascio passare è quel tuo “gli onesti versano quasi il 60% dei loro redditi al mio amico, il Leviatano”. Io non ci sto a considerare disonesto chi cerca di sottrarre parte del frutto del suo lavoro al Leviatano e sul perché la pensi così, sai bene che ci ho scritto sopra un libro intitolato “Elogio dell’evasore fiscale”.

DE NICOLA: “Che altro fa sorridere lo statalista? Beh, la possibilità di ficcare il naso nelle decisioni economiche altrui. Prendiamo i mercati finanziari: se arriva un acquirente sgradito di una società, il Governo subito s'infila a cambiare le norme e creare ostacoli. Persino il presidente della Consob, invece che fare l'arbitro, ha cominciato a teorizzare la differenze tra Opa buone e cattive, sottintendendo che la pubblica autorità debba bloccare le cattive. E nel frattempo ecco che il Parlamento generosamente si prende carico di obbligare le società private a inserire le quote rosa nei consigli d'amministrazione. Per i liberisti è un provvedimento iniquo e inefficiente, per noi no: è un'altra occasione affinché lo Stato asserisca la sua lungimiranza. D'altronde chi le vuole tutte queste imprese private? Dopo un decennio di lieve sbandamento, fortunatamente né destra né sinistra hanno la benché minima intenzione di mollare la presa sulla miriade di aziende pubbliche che, a detta dei liberisti, fanno concorrenza sleale, generano corruzione e distruggono valore. Poveretti, loro scribacchiano il Manifesto per le privatizzazioni (www.adamsmith.it), noi facciamo le leggi che danno la possibilità alla Cassa depositi e prestiti di diventare un grande fondo di public equity: nazionalizzazioni-chic. Siamo vincenti, non c'è che dire. Il Governo approva una timida riforma per consentire la gestione dell'acqua ai privati, visto lo stato disastroso degli acquedotti e le perdite enormi sopportate da contribuenti e utenti? Noi facciamo un bel referendum abrogativo, strilliamo che il Capitale ci asseta e persino in piazza San Pietro il 9 giugno ci sarà una bella manifestazione dei preti anti-privatizzazione. Tonache assetate di giustizia, beate loro. Non c'è da preoccuparsi, siamo in tanti: docenti delle scuole pubbliche che non vogliono la concorrenza delle private, magistrati, accademici, burocrati, sindacalisti che, al contrario di quel che pensano quei fessi di liberisti, e cioè che il nostro mercato del lavoro sia il più ingessato, protettivo e discriminatorio del mondo, sollecitano norme ancor più inclusive e protettive. Vi stupite se noi statalisti ce la godiamo? Noi siamo gli italiani veri, gli allegroni che hanno capito la lezione di Frédéric Bastiat, secondo il quale il socialismo è quella finzione in cui tutti vivono alle spalle degli altri. In Italia solo alcuni, e sono i più felici!”.

Qui, Caro Alessandro, muovo il mio secondo appunto. La citazione di Bastiat è riferita allo Stato e non al socialismo, rispetto al quale potremmo dar vita ad una simpatica gara per trovare citazioni, fatti ed autori che lo hanno condannato fin dagli albori. Il problema sta però in quella legittimazione o meno dello Stato, seppur minimo, che ci divide. Il fatto che tu non abbia ricordato con precisione le parole di Bastiat è certamente dovuto alla tua convinzione sulla necessità di un regolatore illuminato che ci governi. Che magari faccia poco (il che è improbabile e comunque sai bene che tenderà sempre ad ingigantire il suo ruolo), ma che faccia. Io, invece, rimango rothbardiano convinto parafrasando i suoi insegnamenti continuo a chiedere: “Cos’è lo Stato se non criminalità organizzata? L'evidenza grave – spiegava Rothbard- e' che il cittadino medio, inebetito, è stato condizionato a tal punto da accettare l' idea che lo Stato è il suo sovrano legittimo e che sarebbe cattiveria, o pazzia, rifiutarsi di obbedire ai suoi dettami".

Vedi caro Alessandro, ci vuole un po’ più di coraggio, anche da parte degli smithiani come te! Altrimenti, si finisce che se agli statalisti dai un dito, queste canaglie si prendono un braccio!

Detto questo, di editoriali come i tuoi ce ne vorrebbero una cinquantina al giorno.

 
Commenti (3)
Del SISTEMA ad economia mista ...
3 Martedì 24 Maggio 2011 14:47
Carmelo Miragliotta (genteproduttiva)
Una riflessione sul SISTEMA all'interno del quale sono costretto a vivere ( Il "COSTRETTO" evidentemente non vale per l'articolista del Sole24ore che anzi ne è felice come, con un po' spiritosa ironia, lui stesso ammette ma vale, per Leonardo, come me e molti altri miei e suoi amici libertari) è che il SISTEMA ad economia mista è il peggiore che possa esistere:
- In un SISTEMA colletivistico, se pur burocrati e politici sono sempre vissuti molto al di sopra dei loro sudditi - vedi l'ex URSS, il blocco dell'Europa orientale, DDR, Cuba, Corea del Nord, ecc., tutto il tessuto produttivo era in mano pubblica e, bene o male, lo STATO doveva (DEVE, dove ancora esiste il comunismo o il socialismo "reale") gestire tutta l'ecomina assumendosene tutte le resposabilità.
- In un Sistema di mercato, che credo non esista più da nessuna parte. nemmeno nel mondo anglosassone, il merito sarebbe dei migliori e più intraprendenti che avrebbero tutto l'interesse a "trascinarsi dietro nel benessere" tutto l'insieme della Società della quale fanno parte.
- IN QUELLA NOSTRA, LA MISTA, LO STATO SI ARROCA IL DIRITTO D'INTERFERIRE CON LE "SUE" IMPRESE FORAGGIATE CON DENARO DEGLI ESTORTI (li chiamano contribuenti), INTROMETTERSI PESANTEMENTE CON LEGGI E NORME DI ORIENTAMENTO E INDIRIZZO NELLA QUOTA D'IMPRESA PRIVATA, PRELEVARE I 2/3 DEL REDDITO PRODOTTO DAI PRIVATI CHE LAVORANO, PRODUCONO E RISCHIANO: non solo sul mercato, come è normale che sia, ma tutti i giorni nei confronti di estorsori e predoni vari legalizzati.
Ecco perchè, Alessandro de Nicola, brillante in questo articolo, può gioire della situazione e prospettive degli STATALISTI. Auguri, sinchè durerà !!!
x M.Lombardi
2 Martedì 24 Maggio 2011 14:26
Massimo74
Comunque sempre meglio uno come De Nicola che un liberale falso e degenerato come Tremonti.
De Nicola
1 Martedì 24 Maggio 2011 14:18
M Lombardi
con gente come De Nicola le tasse e lo statalismo imperverseranno per i prossimi 100000 anni

Tremonti al suo movimento gli piscia addosso

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2-denuncia querela contro ignoti

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5-integrazione esposto denuncia Zaia, Scilipuoti, altri

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L'UE: "FIDENATO PUO' SEMINARE" (leggi la lettera)
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