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di Matteo Corsini
“Chi non paga le tasse ruba anche a se stesso”. Il primo comandamento dell'educazione fiscale prova a diventare ancora più concreto con il federalismo, con la correlazione diretta tra livelli di evasione e finanziamento degli enti territoriali." (G. Trovati)
Le tasse, come è noto, danno da mangiare a molte persone. Ad alcune in modo diretto, ad altre in modo indiretto. Chi appartiene al primo gruppo vive in tutto o in parte a spese altrui, senza nulla dare in cambio a chi fornisce il sostentamento. Chi appartiene al secondo gruppo trascorre la propria giornata lavorativa in tutto o in parte occupandosi di tassazione. E' il caso, ad esempio, di Gianni Trovati quando scrive di questioni fiscali sul Sole 24 Ore, o dei tanti suoi colleghi che scrivono su riviste specializzate che si occupano solo di fisco. O, ancora, di quei commercialisti che si occupano per lo più di consulenze fiscali.
Se fossi keynesiano, affermerei che la normativa fiscale italiana, astrusa e aggrovigliata come poche al mondo, aiuta la (pur modesta) crescita del Pil, dando lavoro a un sacco di gente; se ci fossero meno tasse e una normativa più chiara, si rischierebbe una pesante recessione. Ovviamente se fossi keynesiano sorvolerei sul fatto che con quelle norme l'economia è come un'auto che viaggia con il freno a mano tirato. Ma non sono keynesiano.
Nelle persone a cui la tassazione fornisce da mangiare in modo indiretto credo che a volte si manifesti una strana specie di deformazione professionale, che le induce ad affermare dei concetti da neolingua orwelliana. Capita, ad esempio, di leggere che “chi non paga le tasse ruba anche a se stesso”. Il tutto perché, con il federalismo, vi sarà “correlazione diretta tra livelli di evasione e finanziamento degli enti territoriali”.
Il concetto di “autofurto” è destinato probabilmente a far presa sulle stesse persone che assorbono concetti del tipo “lo Stato siamo noi”, ancorché credo dovrebbe essere abbastanza semplice rendersi conto della totale assurdità di affermazioni del genere.
L'errore di fondo risiede nel considerare reali delle vere e proprie finzioni giuridiche, quali i soggetti collettivi. Non esiste nessun soggetto collettivo se non come risultante dei soggetti individuali che ne fanno parte. Ne consegue che, in ultima analisi, è sempre sulle azioni degli individui che occorre concentrarsi per analizzare una qualsiasi questione.
Dovrebbe essere chiaro, allora, che il concetto di “autofurto” è totalmente assurdo, anche se lo si vuole considerare solo come metafora. Se prelevo 100 euro dalla mia tasca destra e li metto in quella sinistra, è evidente che nella sostanza non è cambiato nulla e conservo lo stesso potere d'acquisto.
Se lo Stato (o un ente locale) mi tassa per 100 euro e mi fornisce servizi per un valore inferiore a 100 euro (supponendo, per semplicità, che sia possibile attribuire un valore di mercato a quei servizi), ci sono due problemi: il primo è che la transazione mi è stata imposta in modo coercitivo; il secondo è che in cambio dei 100 euro ricevo qualcosa che vale meno.
Se, viceversa, lo Stato (o un ente locale) mi tassa per 100 euro e mi fornisce servizi per un valore superiore a 100 euro, i problemi restano due: il primo è che la transazione per me è sempre coercitiva, ancorché appaia conveniente; il secondo è che qualcuno deve mettere la differenza.
Siccome chi lavora nello Stato (o nell'ente locale) viene mantenuto con i proventi della tassazione, anche ragionando a livello aggregato i problemi restano due: il primo è che chi viene tassato entra in una transazione coercitiva; il secondo è che il valore del prelievo fiscale deve essere sempre superiore al valore dei servizi imposti in cambio. Nella realtà dei fatti spesso il prelievo aggregato è inferiore alla somma del valore dei servizi imposti in cambio e della remunerazione delle (tante, troppe) persone che lavorano nello Stato (o nell'ente locale).
Di conseguenza, il bilancio dello Stato (o dell'ente locale) va in rosso e diventa necessario fare debito pubblico. Il quale si accumula di anno in anno e rende prima o poi necessaria una stretta fiscale, oppure una insolvenza esplicita o implicita (tramite l'inflazione).
Mi si potrebbe obiettare che finora non ho considerato il caso dell'evasore fiscale. Per semplicità ipotizzerò il caso di un evasore totale, ancorché sia materialmente impossibile, ad esempio, non pagare mai le imposte indirette o le accise.
Indubbiamente chi non paga le tasse e usufruisce di servizi erogati dallo Stato (o da un ente locale) lo fa a spese altrui. Se costui evade perché ritiene che la tassazione sia un'estorsione e vuole difendere la sua proprietà ed essere libero di scegliere quali servizi acquistare e da chi fornirsi, per coerenza dovrebbe evitare di usufruire dei servizi pubblici.
Il fatto è che spesso tali servizi sono monopolizzati dallo Stato (o da un ente locale), il che rende materialmente impossibile farne totalmente a meno. D'altra parte, come ho accennato sopra, è altrettanto impossibile essere evasori totali.
Ciò detto, Gianni Trovati paventa la possibilità di una riduzione forzata dei servizi forniti dagli enti locali in caso di persistenza o aumento dell'evasione fiscale. Cosa succederebbe? Si potrebbe ragionare per fasi intermedie, ma per brevità e semplicità prendo in considerazione solo l'ipotesi estrema, ossia che tutti smettono di pagare le tasse.
Il castello di carta crolla, e i creditori dello Stato (o dell'ente locale) subiscono perdite. Al tempo stesso, chi era contribuente netto ne trae un immediato beneficio, mentre chi viveva in tutto o in parte a spese altrui viene penalizzato. I servizi prima forniti in monopolio dallo Stato (o dall'ente locale) verrebbero forniti da operatori in concorrenza.
Qui si apre una questione etica: c'è chi ritiene che sia giusto imporre alle persone di essere solidali con gli altri, quindi ritiene giusto prelevare denaro (o imporre un altri sacrifici) a Tizio per beneficiare Caio. Io credo che questa posizione sia basata su un concetto non condivisibile di diritti sociali, del tutto incompatibile con la libertà che può e deve essere riconosciuta a ogni individuo.
A parte ciò, immagino una serie di obiezioni all'ipotesi estrema sopra delineata, del tipo: come si fa a introdurre la concorrenza in servizi come l'amministrazione della giustizia e la tutela dell'ordine pubblico? Oppure: certamente lo Stato interverrebbe con la forza se tutti si rifiutassero di pagare le tasse.
Sono obiezioni ragionevoli, e ammetto che lo scenario estremo che ho ipotizzato potrebbe realizzarsi solo nel caso in cui ci fosse un radicale e volontario cambiamento di mentalità da parte della grande maggioranza degli individui, cosa che richiederebbe in ogni caso tempi molto lunghi.
Ciò nondimeno, ai più scettici chiedo solo di riflettere sul fatto che oggi esistono al mondo circa 200 Stati, alcuni piccolissimi, altri molto estesi, i quali detengono un monopolio dell'uso della forza nei rispettivi territori. Chi ritiene che servizi come l'amministrazione della giustizia e la tutela dell'ordine pubblico non possano essere soggetti a concorrenza, dovrebbe auspicare la formazione di un unico Stato planetario. Esistono (purtroppo, dal mio punto di vista) sostenitori di un disegno simile, ma la maggior parte di quelli che hanno perplessità sulle posizione che ho espresso sopra continuano a preferire gli Stati nazionali. Il che, però, a me pare non coerente. Ma se si ammette che quei servizi siano prestati da 200 Stati, perché non potrebbero essere offerti, senza monopoli territoriali coercitivi, da molti più soggetti?
Venendo all'intervento dello Stato con l'uso della forza se tutti si rifiutassero di pagare le tasse, pongo una domanda: vi sembra compatibile con la libertà che una minoranza di individui usi le armi per costringere altri individui a pagare servizi che non hanno chiesto? 
Mi rendo conto che sono andato un po' troppo per le lunghe, ma, in definitiva, credo sia ragionevole sostenere che il vero furto sia usare la forza (o la minaccia dell'uso della forza) per prelevare ad altri denaro in cambio di servizi imposti in monopolio. Molto meno ragionevole è il concetto di “autofurto”.
Per questo (e, volendo, altro ancora), a prescindere da ciò che ognuno pensa di tutto il resto, contrariamente a Scilipoti non definirei il suo e quello degli altri “Responsabili” “un gesto di grande lungimiranza”. Anzi.
 
Commenti (2)
maledetta ignoranza
2 Lunedì 06 Giugno 2011 16:29
Brillat-Savarin
è principio di diritto (E DI LOGICA) trasalto dai giuristi romani che nessuno può compiere un furto a se stesso!!!!!!!!! MALEDETTA IGNORANZA E NEOLINGUA E BIPENSIERO!!!!!!!!!!!
Ringrazio
1 Lunedì 06 Giugno 2011 09:56
FABRIZIO DALLA VILLA
ringrazio l'articolista per avermi mostrato una parte di verità, altrimenti a me sconosciuta. Faccio notare, tuttavia, che in Italia il problema n.1 non è tanto la scelta tra pubblico e privato, bensì la possibilità che in ogni realtà, a prescindere dalla sua natura, vi siano infiltrazioni malavitose, cui interessa unicamente guadagnare e comandare.

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LE QUATTRO DENUNCE CONTRO I NAZI-COMUNISTI (clicca sui link e leggile)

1-denuncia querela contro Federica Ferrario (Greenpeace)

2-denuncia querela contro ignoti

3-esposto denuncia contro Zaia ed altri

4-esposto denuncia contro Violino ed altre 146 persone

5-integrazione esposto denuncia Zaia, Scilipuoti, altri

REGALIAMO UNA VACANZA AI "NAZI-COMUNISTI"
Sbugiardati gli oscurantisti: GLI ISPETTORI CONFERMANO: "ZERO COMMISTIONE"!
2011: FIDENATO SCRIVE A BRUXELLES: ANCHE QUEST'ANNO TORNERO' A SEMINARE MAIS OGM! 
Conferenza stampa dell'8 marzo sulla semina 2011
L'UE: "FIDENATO PUO' SEMINARE" (leggi la lettera)
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ECCO LA SENTENZA DEL GIUDICE DI PORDENONE, PER LA QUALE ABBIAMO ATTESO UN ANNO, IN MERITO ALLA BATTAGLIA CHE STIAMO CONDUCENDO SUL SOSTITUTO D'IMPOSTA.

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