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DI MAURO MENEGHINI
(Tutti i nodi vengono al pettine). Il 7 settembre mandavo il documento allegato in cui avvertivo dei possibili rischi d’insolvenza del sistema finanziario mondiale. Ad ottobre le previsioni si sono palesate ed ora tutti gridano alla crisi, : krisis che discende da krinò (separo) e quindi decido e scelgo: “momento che separa una maniera d’essere o una serie di fenomeni da un’altra differente”. In pratica cambiamento.

Oggi, a 5 mesi, vorrei fare il punto sul pacchetto dei provvedimenti salvataggio, presi dagli Stati, che stanno diventando troppo cari per l’economia reale. Minacciano la finanza di molti Stati. Le decisioni coinvolgono ogni singolo cittadino. Un’inflazione strisciante è inevitabile, fallimenti (defolt) di Stati non sono da escludere. Potrebbe crollare anche la zona Euro? Quando ero studente a Berlino, anni 70, allora separata dal muro e dove il confronto-raffronto con il comunismo reale era quotidiano portavamo un esempio che poi divenne una battuta: “Was ist der Unterschied zwieschen sozialismus und Kapitalismus? Im Sozialisumus werden die Banken verstaatich und gehen dann pleite, im kapitalismus ist es umgekehrt“( Qual è la differenza fra il capitalismo ed il socialismo? Nel socialismo le banche vengono statalizzate e poi falliscono, nel capitalismo è il contrario). Mai barzelletta è più attuale oggi in tempi di crisi finanziaria.

Per fare il punto sulla situazione devo purtroppo escludere i dati italiani in quanto vecchi, inaffidabili e di difficile reperibilità e prendo in considerazioni le altre nazioni, Germania in particolare, tanto in Italia ci vedremo costretti a piegarci alle scelte di altri Stati (come al solito) in quanto la dipendenza che il debito pubblico ci impone (oltre il 58% è posseduto da investitori stranieri), la scarsa credibilità sui mercati finanziari internazionali (grazie Amato), non ci danno altra possibilità che dire “yes sir” .

C’è la convinzione che uno Stato non possa fallire. Questa convinzione è falsa.

Uno Stato fallisce quando i suoi debiti sono talmente elevati per cui un giorno non è più in grado di pagare gli interessi. Ecco perché uno Stato deve limitare il suo debito pubblico. Non può pretendere di salvare l’economia, altrimenti mette la sua stessa esistenza in pericolo. Sempre maggiori e gigantesche risorse lo Stato deve impegnare per salvare il sistema finanziario dal collasso. Sempre più drammatiche le conseguenze per l’economia reale, sempre più strane e dubbiose le proposte dei Governi per evitare il peggio.

Biliardi (migliaia di miliardi) di Euro e Dollari hanno messo a disposizione i Governi alle loro banche, in forma di garanzie, crediti ed aiuti diretti. I soldi si sono polverizzati.

Ora si ricomincia da capo. In Inghilterra si sta varando un secondo pacchetto (pacco per i cittadini) in quanto il primo non ha mostrato grande efficacia. Il nuovo presidente USA Barak Obama ci dirà questa settimana come intende sollevare le banche americane dai vecchi debiti che tuttoggi minacciano di distruggerle. Il governo tedesco, la sig.ra Angela Merkel è fortemente contraria alla creazione di una Bad Bank in cui far confluire e congelare i titoli spazzatura (grazie di esserci Angela, dillo anche a Tremonti). Gli istituti tedeschi hanno centinaia di miliardi di titoli spazzatura ancora in bilancio. Una ricerca del BaFin e Bundesbank conferma che gli istituti tedeschi siedono su una montagna di carta straccia. Il valore è di 101,9 miliardi di € e solo il 28 % è stato ammortizzato (scaricato dai bilanci mettendolo fra le perdite). I rimanenti titoli non hanno alcun valore in quanto momentaneamente invendibili. Lo stesso vale per i derivati collegati ai mutui americani. Compaiono in bilancio ancora 38,80 miliardi di € che rappresentano sempre il 94% della massa originaria al 30 agosto 2008. La quantità di rifiuti è solo parzialmente stata rimossa. Il sistema finanziario internazionale è come le strade di Napoli durante l’emergenza rifiuti.

“Bailout” è la parola del giorno. Ciò significa che lo Stato libera le banche dai loro crediti inesigibili ma non significa che i debiti siano spariti: cambiano solo di proprietà vanno a carico dello Stato il che significa a carico del contribuente.

Lo Stato come salvatore: tutti d’accordo che deve aiutare le banche in quanto senza sistema finanziario anche l’economia reale imploderebbe. Ma nessuno sa a quanto ammonta il prezzo da pagare e per cui si deve pagare e se alla fine saranno in grado di pagare. Le mie valutazioni globali avevano raggiunto la somma totale di 700.000 miliardi di $ ed ora ho paura che tale importo fosse esatto per difetto. Parliamo di importi inimmaginabili 12-13 volte il PIL di tutti gli stai del mondo, a 3.600 miliardi di dollari ammontano le perdite del settore finanziario americano secondo Nouriel Roubini. Fin ora sono stati stornati solo ca 1.000 miliardi di perdite. Ca 700 miliardi mise a disposizione il Governo americano al conclamarsi della crisi per evitare il collasso immediato. Due settimane fa Citigroup e Bank of America hanno mostrato altre perdite che il Governo ha dovuto tamponare. In prospettiva tutte le banche verrebbero ad essere proprietà dello Stato.

In Inghilterra siamo già a questo punto. Il governo detiene importanti partecipazioni nella Royal bank of Scotland e nella Lloyds TSB e molti esperti ritengono che la completa statalizzazione sia inevitabile.

In Germania la situazione non è certo migliore. La castagna bollente HRE (Hypo Real Estate) si sta dimostrando un pozzo senza fondo. Sono state messe a disposizione garanzie per 42 miliardi di € dal fondo speciale Soffin , dopo che un consorzio aveva messo a disposizione 50 miliaridi di liquidità fresca che devono essere resi alla fine di marzo. Nel frattempo sembra che anche in questo caso la completa statalizzazione sia inevitabile anche se sono necessarie le relative normative. Per ora Soffin può arrivare ad un massimo del 33% del capitale. Inoltre il Governo federale deve rifinanziare tramite una società finanziaria creata ad hoc la filiale irlandese e dopo un’iniezione di ca 10 miliaridi di € il pacchetto di controllo è stato parcheggiato presso una banca fiduciaria.

La Commerzbank è già dello stato per un quarto. Le casse di risparmio sono in mano ai rispettivi Länder e dovranno essere risanate a spese del contribuente. Ancora ci stanno provando il responsabili della Deutsche Bank a gestire la crisi che prevedono per il primo trimestre perdite per 4,8 miliardi di €, importo mai raggiunto fin ora. Si potrebbe pensare che da adesso non dovrebbe succedere gran che d’altro. Non è così purtroppo. La crisi sviluppa altre crisi, i rischi diventano insolvenze che crescono, maggiori ammortamenti che diventano perdite.

Ma chi salva lo Stato quando questo non ce la fa più? Nessuno. Quando nessuno compra più i suoi titoli di credito lo Stato fallisce.



Fattori di rischio delle Banche:



Stato
Bilancio complessivo della rispettive

banche nazionali miliardi di €
Prodotto interno lordo miliardi €

Inghilterra
4.5000,00
1.900,00

Germania
8.000,00
2.500,00

USA
10.6000,00
9.700,00




Nel caso dovessero stornare i bilanci di un 15% per perdite l’effetto sui bilanci statali sarebbe il seguente:

Stato
Aumento del debito pubblico in miliardi di €
% d’aumento del debito pubblico

USA
1.600,00
+ 22%

Geramania
1.200,00
+75%

Inghilterra
700,00
+ 106%






Ho calcolato che quest’anno gli Stati dovranno emettere 3.000 (tremila) miliardi di $, (il triplo dell’anno scorso) per finanziare il salvataggio delle varie banche (ti ricordo che il “buco” creato dai derivati avevo calcolato in 700.000 miliardi di $ a fronte di un PIL mondiale di 53-57.000 miliardi di $)(mia del 20 ottobre).

Di bolla in bolla. Obama che ha annunciato, finalmente, una poderosa riduzione, delle tasse per rilanciare l’economia, causerà un giusto aumento dei tassi negli USA . 3.000 miliardi che causeranno una bolla speculativa sui titoli di stato. In Europa ritengo saremo invece esentati da tale rischio. Per cui se decidi di investire in titoli di stato compra titoli europei. Come sai le bolle si creano sempre quando non c’è trasparenza e spero che questa volta l’FBI faccia il suo mestiere.

Ribadisco che in scadenza per il 2009 in Italia ci sono 300 miliardi di BOT.

Pura fantasia immaginarsi come la Commerzbank potrà produrre utili nei prossimi anni per 18 miliardi di Euro, oltre a 1,5 miliardi di Euro per ripagare gli interessi degli investimenti dello Stato federale. Certo è che duraturi e prolungati saranno i debiti con cui lo Stato ha finanziato i programmi di salvataggio e che dovranno essere finanziati dal sistema fiscale. Parlando con politici tedeschi, comunque forte è la volontà di frenare questa emorragia e di essere in grado entro il 2015 di rendere anche la quota capitale che i mercati stanno prestando, anzi, e come a suo tempo proposto in Italia assieme a Giancarlo Pagliarini nel 1996 (*vedi nota allegata), introdurre nella Costituzione tedesca una norma per cui, in tempi normali lo Stato debba far quadrare i conti senza aumento del debito pubblico.

Ma cosa succede se il crollo del sistema finanziario non si ferma? E cosa succede se altri Stati appartenenti alla zona Euro dovessero palesarsi insolventi?

Per esempio l‘Inghilterra: una nazione al tappeto, il settore immobiliare sopravalutato, famiglie sovra indebitate, il vasto settore finanziario fortemente provato. La fiducia nella forza anglosassone di superare la crisi si fa ogni giorno più fievole e lo si nota dalla perdita di valore della moneta nazionale che 13 mesi fa valeva ancora 1,40 € ed oggi ha raggiunto la parità ma la cui posizione verso lo Yen la vede cedere di un 40%. Jim Rogers un grande investitore mi dice: “Non investirò più un soldo in Gran Bretagna”. E l’economista Willem Buiter, già consigliere della Bank of England avverte del “rischio che l’Inghilterra diventi un isola come l’Islanda”.

Per esempio l’Italia: il record che Giulio Tremonti può annunciare: “il deficit pubblico è il terzo deficit al mondo” ha raggiunto il 106% del PIL. Questo è stato per molto tempo nessun problema. Con un popolo che era, dopo il Giappone, il più risparmiatore del mondo. Il problema era solo come convogliare i risparmi verso le tasche dello Stato. Per questo ci sono i titoli di stato a tasso fisso “la cosa più sicura e solida” sempre Tremonti. Peccato che i risparmiatori italiani non siano della stessa opinione. L’asta di metà gennaio ha trovato acquirenti solo dopo un sostanziale rialzo dell’interesse. Quest’anno sono in scadenza BOT per ca 300 miliardi di Euro. Cito funzionari del Ministero delle Finanze: “se una emissione di BOT dovesse andare deserta significherebbe il disastro”. Ricordo che a dicembre il Ministro del lavoro Maurizio Sacconi aveva avvisato Giulio Tremonti del pericolo di bancarotta, “se i titoli del debito pubblico a causa della crescente richiesta mondiale, non potessero essere piazzati causerebbe gravissimi problemi di liquidità rendendo impossibile il pagamento degli stipendi e delle pensioni e faremmo la fine dell’Argentina”.

Inghilterra come seconda Islanda, l’Italia come seconda Argentina: l’Islanda è a tutti gli effetti in bancarotta. Nulla di strano che dopo certe esternazioni i cittadini comincino ad innervosirsi.

Anche per gli altri Stati dell’area EURO la situazione non è migliore: da un 4% per quest’anno ad un 4,4% per l’anno prossimo calcolano gli esperti della commissione europea l’aumento del deficit finanziario per 16 Paesi. L’accordo di Maastricht prevede un massimo del 3%. 17 Stati, queste le previsioni di Bruxelles, infrangeranno tale limite entro il 2010. A questi appartengono i più grandi Stati europei come Germania (4,2%), Francia (5), Spagna (5,7), Inghilterra (9,6) ed altri stati minori come Irlanda (13) che supera il vicino inglese.

Chiaramente queste sono solo chiacchiere e pronostici di carta “Ma prima o poi” dice il nuovo ministro delle finanze austriaco Josef Pröll, “viene il giorno in cui si deve pagare”. “Bisogna drasticamente ridurre le tasse in maniera permanente” e far seguire “un coordinato consolidamento del debito pubblico”.

Joaquin Almunia, responsabile europeo per le valute e l’economia, ha avuto numerose interpellanze dal Parlamento europeo ma risposte ne ha date poche. Da sei a otto paesi lui consiglia che provvedano a ridurre il debito pubblico. Come riescano a far ciò però non l’ha detto. Per risolvere il problema, consiglia Jean-Claud Juncker, presidente e consigliere della banca del Lussemburgo, propone che i 16 Stati della Zona Euro emettano degli “Euro Bond” (Titoli del debito pubblico europeo). Una simile proposta viene chiaramente e prontamente rifiutata da Berlino, che quale debitore ad alta solvibilità vedrebbe il suo bilancio appesantirsi di 3 miliardi di €, rincara la dose il ministro austriaco Pröll “un lasciapassare per indebitarsi a spese di altri Paesi”. Già in passato (vedi mia relazione sull’introduzione dell’Euro 2001) si è spalmata la ricchezza dai paesi più ricchi a quelli più poveri che ora vedono aggravarsi la loro situazione: per cui devono pagare degli interessi maggiori. In particolare la situazione riguarda Spagna, Italia, Irlanda, o soprattutto Grecia. Chi deve farsi prestare dei soldi a caro prezzo finisce velocemente nei pasticci in quanto dovrà riconoscere sempre maggiori interessi per poter far nuovi debiti. Per cui le società di rating diminuiranno il grado di solvibilità per cui gli interessi saliranno ulteriormente. A questo si aggiungono gli speculatori internazionali che facendo pressione sui mercati accentuano le tensioni fra gli Stati della zona euro. In altri momenti paesi come l’Italia, la Spagna o la Grecia avrebbero svalutato la propria moneta dando alla propria economia maggiori possibilità d’esportazione. Ma questo oggi non è possibile salvo uscire dal club dell’euro. Cosa non prevista dall’accordo, che comunque costringerebbe il paese abbandonante a pagare i suoi debiti in Euro, insomma sarebbe un disastro.

Ma cosa succede se uno Stato della zona euro fallisce? La Grecia nei prossimi 24 mesi dovrà trovare 48 miliardi per saldare vecchi debiti. Inoltre deve finanziare altri buchi di bilancio. Dovesse uno Stato come la Grecia risultare insolvente, le conseguenze non sarebbero poi così pesanti, grazie all’accordo di adesione all’euro. L’euro perderebbe un po’ sul mercato delle valute e visto che l’economia greca in Europa ha un ruolo marginale anche le conseguenze per il popolo greco sarebbero limitate. Anche le conseguenze per lo Stato greco sarebbero limitate: grazie alla valuta comunque forte non ci sarebbe crisi del commercio al dettaglio, incetta di beni, mercato nero- insomma nessuna crisi di mercato. Con ciò anche nessun aumento dei disoccupati. Insomma all’interno della comunità europea essere uno Stato fallimentare ha i suoi vantaggi e da certe protezioni. La domanda principale è “come reagirebbe l’Unione europea a una simile situazione?”

Ipotesi uno: Potrebbe decidere che si tratti di un’eccezione, concedere prestiti ponte allo Stato per consentirgli di superare lo stato d’insolvenza. Questo avrebbe però delle conseguenze fatali in quanto gli Stati deboli non sarebbero più motivati a tenere i conti in ordine: tanto qualcuno comunque li aiuterà!!

Ipotesi due: La comunità europea è rigorosa ed intransigente costringendo lo Stato insolvente ad una rigorosa disciplina di bilancio, che sarebbe politicamente insostenibile. Gli investitori certamente eviterebbero di prestare soldi a Stati che solo lontanamente potrebbero non pagare. Il virus greco si propagherebbe e altri paesi potrebbero doversi dichiarare insolventi. In un caso così lontano, e puramente teorico, allora l’Euro sarebbe veramente alla fine.

Insomma l’Euro potrebbe sopportare il fallimento di uno Stato ma non una catena di fallimenti.

Normalmente, in condizioni di congiuntura favorevole e buon rating gestire il debito pubblico è cosa di rutine. A una determinata data il Ministero delle Finanze dispone la vendita di titoli, con diverse scadenze, il cui valore nominale è già comprensivo degli interessi. I titoli italiani hanno delle scadenze che vanno da un giorno a 30 anni, stessa cosa per la Germania, altri stati come Francia, ed Inghilterra arrivano fino a 50 anni. I titoli vengono messi sul mercato mediante asta. Gli acquirenti fanno delle offerte. Maggiori è il prezzo più a buon mercato lo Stato si indebita. Per cui la resa dell’acquirente diminuisce.

Lo sdebitarsi dello stato invece è una cosa un attimino più complessa. Nel modo più semplice lo Stato rimborsa i titoli e con ciò il debito è saldato. Ma questo caso è estremamente raro. Di solito lo Stato non rimborsa il suo debito semplicemente lo rinnova. Così finisce per accumulare debiti su debiti. Già oggi lo Stato italiano paga 80 miliardi di €, la Germania 43 miliardi d’interessi all’anno. Gli interessi sono al secondo posto come posta di bilancio solo dopo la sanità. Ma tutte le situazioni cambiano. Ammettiamo che gli interessi tornassero i livelli del 1995 per lo stato italiano vorrebbe dire aggiungere 50 miliardi, per lo Stato tedesco 20 miliardi di € all’anno. Questo senza fare nuovi debiti. La conseguenza della crisi finanziaria accentua queste tendenze. Nessuno è ora in grado di dire fino a che punto e in quale maniera gli Stati possono liberarsi del debito prima che li strangoli. Il sistema più difficile è risparmiare, il più amato è l’inflazione. Lo Stato stampa carta moneta fresca con cui saldale sue fatture. O la banca centrale stampa nuova carta moneta e lo pompa nel sistema economico. Chiaramente il valore reale della moneta si deprezza. Cosa che allo Stato interessa poco. Deve saldare i suoi impegni. In qualsiasi maniera lo Stato si sdebiti è sempre il cittadino a pagare. In fase di boom lo Stato rimborsa i suoi debiti o aumentando le tasse o riducendo la spesa. Anche lo sdebitamento tramite inflazione la pagano i cittadini con una diminuzione del valore della moneta circolante. Fino ad ora il processo è stato strisciante. Dalla fine degli anni novanta la massa monetaria messa in circolazione dalle banche centrali USA ed in Europa è triplicata. Solo nell’ultimo mese la quantità di circolante pompato nel sistema è aumentato del 50%.

Con la scomparsa della liquidità, a seguito della crisi finanziaria, le banche centrali hanno pompato carta moneta creando i presupposti ed alimentando la prossima crisi. Ora il costo del denaro è ancora a buon mercato, ma se la massa monetaria messa a disposizione avrà l’effetto sperato di rilanciare l’economia le banche centrali dovranno per forza rialzare i tassi d’interesse. Altrimenti surriscalderebbe il processo inflattivo, e la crisi sarebbe quindi inevitabile e con essa la bancarotta degli Stati troppo indebitati.

La bancarotta degli Stati non è un’ipotesi ineluttabile o un’utopia e alcuni Stati l’hanno vissuta più volte. Ad esempio la Francia dal 1500 al 1800 per otto volte non è stata in grado di adempiere ai suoi impegni. Lo Stato spagnolo ne 19 secolo è fallito sette volte. Per cui non crediate che sia un’eccezione del mondo finanziario moderno. A volte la causa era l’immenso bisogno di capitali per motivi bellici. Comunque sempre i regimi sono riusciti a rinascere dalle rovine. Sdebitarsi degli impegni a spese delle banche, imprenditori e di tutti i cittadini. La via più rapida era quella semplicemente di non pagare i creditori come fece Filippo II di Spagna nel 1557. Anche la rivoluzione francese saldò i suoi impegni nazionalizzando i beni della chiesa e della nobiltà ed agli altri creditori fecero un processo per direttissima e saldarono il debito ghigliottinandoli.

Che tutto vada per il meglio? Forse sarà un’illusione che gli Stati abbiano imparato dai loro errori precedenti, purtroppo però le cose si possono ripetere e che a causa dell’attuale situazione degli stati possano oggi fallire la cosa non è da escludere.

Le mie previsioni: visto la piega di un interventismo a tutti i costi, gli effetti saranno i seguenti:

1. Aumento dell’inflazione ad almeno il 6% per svariati anni negli USA per cui se decidete di comperare titoli di Stato non acquistate per valori inferiori all’8,50 %, Grecia 11%, Irlandesi 10,50%, Italia 9%; Portogallo 9%; Spagna 9%; Francia 8,50% e Germania 8%

2. Diminuzione della mobilità per cui incremento dei consumi domestici: strumenti di intrattenimento domestico tariffe low cost.

3. Se volete investire in terreni agricoli, ricordate di usare sempre la proporzione 1/3 in liquidità 1/3 a breve e 1/3 a medio e lungo termine;

. Contemporaneamente e preoccupante è l’effetto psicologico che una simile azione ha causato: i banchieri e i manager possono contare sull’intervento delle loro banche centrali e che anche la prossima occasione verranno salvati dal collasso.

Se si fosse deciso di salvare il risparmio per cui lo stato avesse garantito i depositi e liquidati quei barcconi di banche che non hanno fatto altro che rovinare anche l’economia reale avremmo vissuto una fase deflattiva ma ben presto sarebbe ripartita la fase dell’investimento e le banche si sarebbero ricostituite con gli elementi migliori e più efficienti. I bilanci Statali avrebbero dovuto rivedere i loro conti al ribasso ma avrebbero potuto più facilmente sostenere il debito pubblico.



Va beh così va. Vedrai che si inventano una guerra per farci dimenticare il casino che hanno fatto.
 

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