LETTERA APERTA AL PROFESSOR ANTONIO MARTINO
preferisco chiamarla così, anzichè onorevole, proprio perchè in quel professore (economista di scuola friedmaniana peraltro) sta tutto il senso di questa mia breve, ma pungente lettera aperta.
Ho letto con gran piacere, oggi su Libero, il Suo commento intitolato "Non vogliamo tenerci il Fisco del signor Visco". Complimenti sinceri (e non sono il tipo da farli a vanvera)! Finalmente, ho ritrovato quella sana verve liberista di chi, ad un certo punto, ritiene doveroso - oltreché saggio - smettere di ingoiare i rospi di chi del riformismo del sistema fiscale italiano a parole ne fa solo un momento di propaganda in consessi tv del calibro di "Porta a porta". Esatto, avrà capito che parlo di Giulio Tremonti che Lei, puntualmente, ha ricordato per essere non il "superministro delle Finanze" decantato dai media, ma il "commercialista più pagato d'Italia", grazie proprio al vergognoso e vessatorio sistema tributario che ci ricorda Vincenzo Visco e le sue 67 orribili gabelle, imposte nel 2006.
Nell'articolo di oggi, che mette il dito nella piaga del dietrofront di Silvio Berlusconi a proposito di aliquote e semplificazione del fisco, ha messo in fila una serie di verità che in molti conoscono, ma che spesso dimenticano. Cito: "La riforma tributaria è sempre stata un impegno solennemente assunto e ampiamente sbandierato da Berlusconi". Ancora: "...non saranno certamente le platealmente false giaculatorie sulla crisi che non ce lo consente a farci perdonare la più plateale, vergognosa ed ingiustificata inadempienza del nostro amato presidente del Consiglio". Di più: "...evidentemente Berlusconi è convinto che quella riforma sia necessaria ed utile all'economia italiana". Perfetto. Ma altrettanto perfetto è il suo affondo su Tremonti che non pare proprio interessato ad alcun cambiamento, visti gli appunti che Lei gli ha deliziosamente mosso contro, da quando vestiva la casacca del "Patto Segni" fino alle vagheggianti elucubrazioni con cui di questi tempi pone veti di ogni sorta. Concordo dunque appieno con Lei quando afferma che stando come stanno le cose, in fatto di tasse, ci sarà sempre e solo chi lucrerà onorari da capogiro, chi furbescamente eluderà la tagliola normativa e chi farà la grana con consulenze improbabili.
Però, caro Professore, adesso da uno come Lei mi aspetto di più. La chiusa del suo commento su Libero non dà adito a interpretazioni picaresche. Quando ribadisce che "non esiste un articolo della Costituzione vigente che reciti che in caso di governo di centro-destra tutti i poteri economici devono essere affidati a Giulio Tremonti", lascia chiaramente intendere che l'attuale inquilino di via XX settembre va cacciato. Ed io, perdinci, esulto e concordo! Ciononostante, voglio andare oltre e chiederle, magari inchiodandola alle Sue responsabilità, anche quanto segue: perchè non si candida Lei a quel dicastero?
Lei è - come scritto per inciso all'inizio di questa mia missiva - docente di economia, allievo di Milton Friedman e discepolo della mitica Scuola di Chicago. Serve qualche altra dote per rimettere in sesto la baracca italiana?
Caro professore, e non la tedierò oltre, Lei sa bene che se andiamo avanti di questo passo il miraggio Argentina si farà sempre più concreto (persino Sacconi se ne è reso conto!). Eppoi, suvvia, è stato Lei a ricordarmi più volte che "non esiste libertà politica senza libertà economica". Ergo, la sollecito: vada da Berlusconi e glielo dica chiaro: "Ora tocca a me"!
Con cordialità e stima
Leonardo Facco

























































































Oppure, delle azioni mirate di disobbedienza civile (ci saranno tra 60 milioni di persone qualche decina di coraggiosi alla Fidenato) seguite, mano a mano che il popolo del lavoro e della libertà prende coscienza dell'oppresione cui siamo sottoposti, sollevazioni spontanee contro il satrapo che, caso per caso, si ha di fronte. Non c'è bisogno di prenderlo a pedate (il satrapo) anche se la cosa mi piacerebbe, basta rifiutarsi di "collaborare". Al massimo si rischia una multarella (ma non possono mica multare 20 milioni di lavoratori) ed intanto il segnale di libertà si diffonde su tutto il territorio...
saluti fabrizio
Buon lavoro ed abbia coraggio
Cordialmente
A presto.