ZAIA, LA LEGA, IL NAZIONAL-SOCIALISMO!
L'APPUNTO
di Leonardo Facco
Ormai, è certo: la cultura nazionalsocialista può considerarsi l'idem sentire che accomuna i leghisti e i nazicomunisti odierni (adultori dello Stato a oltranza). Non che fosse difficile intuirlo, il "Bossi-pensiero" (che in realtà un pensiero non l'ha mai avuto!) degli Anni che vanno dal 1998 in poi (allorquando il lider del Carroccio iniziò ad esaltare Zirinovsky e Milosevic) non lasciava dubbi. La speranza, andata però delusa, era che si trattasse di qualche boutade del "capo". Invece... nisba!
Oggi, a chiudere il cerchio è arrivato Luca Zaia, che - come riporta il Corriere della Sera - avrebbe scritto il manifesto della "Rifondazione leghista", basato sull'elogio dell'Heimat, la crocifissione della tekne e il tutto in una "nuova chave no-global". Nell'articolo pubblicato dal Corriere della Sera, lo scritto del ministro dell'Agricoltura (che ha in odio gli O.G.M. ovviamente) ci spiegherebbe quali sono i veri imprenditori, i veri contadini, i veri uomini legati al senso della terra (in antitesi a suo parere con "l'homo metropolitanus") e all'habitat in cui ha piantato le sue radici, ma prestando attenzione - così riporta l'articolo - all'uso del binomio "terra e sangue", che ha contraddistinto tanto becerume intellettuale del passato, non poi così lontano. Non manca, inoltre, un'attacco virulento al mercato che, secondo Zaia, "è un feticcio, ultima versione del pensiero nichilista, che va attaccato attraverso l'uso dei dazi".
Quanto a citazioni, qui mi fermo. Senza aver letto il libro, almeno per ora, ciò che balza agli occhi è la puzza stantia di nazionalsocialismo mortifero (se cercate su youtube qualche video di Borghezio mentre in Francia spiega alle teste rasate a cosa servirebbe il localismo ne avrete le conferme), un estremismo illiberale confermato, del resto, dall'affermazione attribuita a Zaia - sempre dal Corriere - che "il vecchio liberismo della Lega è ormai lontanissimo".
In tutta sincerità, provo sdegno per il populismo (infarcito di richiami alla religione) e la demagogia che fanno del leghismo il totalitarismo del nuovo millennio italiano. Un leghismo che esalta "l'italianità", che ha riempito di suoi scherani il sottopotere, che vive di soldi pubblici e parastato. Un leghismo che le inchieste della magistratura hanno toccato sia in passato (Bossi è stato condannato per la tangente Enimont), che oggi (il nome di Calderoli è nelle pagine dell'inchiesta legata al crac della Popolare di Lodi e ieri - sempre il Corsera - ha citato la Lega Nord tra coloro che avrebbero ricevuto soldi da Mokbel, il factotum della maxi-inchiesta sul riciclaggio che coinvolge Fastweb e Telecom).
Ma questi ultimi fatti che ho citato, sono argomenti più stuzzicanti per i Marco Travaglio che per me, che sono consapevole invece che "il potere corrompe". Ciò che mi infastidisce è la miseria umana ed intellettuale di certi personaggi politici, che assurgono a salvatori della "patria", come in passato - soprattutto in tempi di crisi economica - han fatto tutti i dittatori di destra e di sinistra di questo mondo.


























































































La Lega, con tutti i suoi errori e limiti, porta avanti l'idea che i soldi sono di chi li guadagna e non dello stato, lo fa cercando di utilizzare al meglio i pochi voti che ha per e ciò per forza di cose comporta compromessi. Le posizioni massimaliste daranno anche un senso di "duri e puri" ma rischiano di non portareda nessuna parte.
Scommetto che te votarè Movimento 5 Stelle ae elesion!
(O forse un partito indipendentista..)
Grazie