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"UMBERTO MAGNO" (ALIBERTI EDITORE) in LIBRERIA. La prima vera inchiesta sul capo leghista e il suo partito azienda.

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QUESTA E' LA RUBRICA CHE ANTICIPA, E SUCCESSIVAMENTE AGGIORNERA', IL LIBRO "UMBERTO MAGNO, l'imperatore della padania", di Leonardo Facco (Editore Aliberti), di prossima uscita.
Si tratta della prima inchiesta approfondita e dettagliata che mette il dito nella "PIAGA LEGA NORD", il partito aziendina di Umberto Bossi, che in quasi 30 anni s'è caratterizzato per:
1- Aver ottenuto zero risultati;
2- Essersi trasformato in un partito-casta;
3- Gridare "Roma Ladrona", vivendo però coi soldi (moltissimi) dei contribuenti elargiti dalla stessa Roma ai leghisti;
4- Essersi trasformato in un marchingeno lottizzatorio tale e quale i suoi "cosiddetti avversari politici";
5- Aver stuprato il nobile concetto federalista.
PARTECIPATE ANCHE VOI AD AGGIORNARE CONTINUAMENTE QUESTA SEZIONE.
LA COPERTINA DEL LIBRO edito da ALIBERTI
 
Commenti (252)
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ON. FILIPPO (ESPULSO LEGA) PARLA DEGLI SPRECHI VOTATI DAL CARROCCIO
248 Giovedì 04 Agosto 2011 16:53
L'AUTORE
Vicenza. Per facchinaggi e traslochi si spende un milione e mezzo di euro, per non parlare dei costi per l’abbigliamento: ogni anno 340mila euro in vestiario di servizio. A fare le pulci ai privilegi del Senato, mettendo sotto la lente d’ingrandimento i contenuti del bilancio approvato ieri con l’assenso della Lega Nord, è il sen. Alberto Filippi, l’imprenditore vicentino espulso dal Carroccio perchè coinvolto in un’inchiesta di false sponsorizzazioni e cambio di destinazione d’uso. E che adesso ha intenzione di togliersi più che sassolini qualche macigno dalle scarpe, in particolare contro gli ex colleghi leghisti rei di averlo abbandonato e che ora accusa di aver chiuso gli occhi e approvato ogni tipo di sperpero della casta.

Nel mirino di Filippi è finito anche il costo delle vetture, 61 mila euro: «Ma non è il denaro speso per le auto blu - chiarisce Filippi - sono i costi del lavaggio delle macchine». Neppure tanti, peraltro, se paragonati ai 50 mila euro che ogni anno, sostiene il parlamentare, vengono impiegati per stampare le tesserine di riconoscimento. »In una legislatura - puntualizza - portano la cifra spesa per i cartellini a 250 mila euro«. Tra le voci di bilancio che Filippi mette alla berlina anche i 335 mila euro riservati alla manutenzione della tappezzeria, che si aggiungono ai 750 mila euro per assicurare ai circa trecento senatori una temperatura adeguata».

Nell’elenco finiscono, poi, i quasi 300 mila euro per la manutenzione dei video, i 400 mila per quella degli ascensori e i 240 mila per la rete informatica. «Nel 2008 votando il bilancio, mi accorsi che tra le spese del Senato c’era l’affitto di un’Ape Car per trasportare i libri della biblioteca, spesero 6 mila euro - racconta - Aggiungendo qualcosa avrebbero potuto comprarne una nuova».

La "vendetta" di Filippi non finisce qui, comunque: ha fatto sapere tramite i suoi avvocati che i terreni di sua proprietà a Montebello destinati al Cis (il Centro di interscambio merci) non sono più disponibili per la permuta con gli enti pubblici. Bloccando, di fatto, tutta l'operazione.
FONTE GIORNALEDIVICENZA.IT
INDAGATA MONICA RIZZI, ASSESSORE FINTA LAUREATA IN REGIONE LOMBARDIA
247 Mercoledì 27 Luglio 2011 12:01
L'AUTORE
Una finta psicologa, una sensitiva che ama parlare con gli alieni e un maresciallo dei finanzieri. Sono questi i tre protagonisti dell’inchiesta bresciana su Monica Rizzi, assessore regionale della Lega in Lombardia da ieri ufficialmente indagato per “trattamento illegale di dati”: un reato per il quale rischia fino a tre anni di reclusione.
Secondo la Procura di Brescia, che ieri mattina ha ordinato una perquisizione a casa e negli uffici della politica a Milano, la giovane leghista della Valcamonica avrebbe prodotto una serie di dossier su alcuni colleghi di partito a lei sgraditi. E per aiutarla si sarebbe avvalsa della collaborazione di Adriana Sossi, cartomante spesso ospite delle reti Mediaset e proprietaria dell’agenzia investigativa bresciana Cagliostro. Un’agenzia che si appoggiava al principale indagato: Francesco Cerniglia, maresciallo della Guardia di Finanza pronto a violare l’archivio del ministero degli Interni per portare a termine le sue ricerche. Ora rischia fino a otto anni di carcere.
Le indagini del maresciallo, secondo l’esposto alla base delle indagini, sarebbero servite anche per spianare la corsa al Pirellone di Renzo Bossi. La Rizzi, infatti, è considerata parte integrante del cosiddetto “cerchio magico” leghista e ha seguito la campagna elettorale del Trota nel 2010. Per la famiglia del Senatur si può parlare di una scelta poco felice. Subito dopo le elezioni Monica ha passato mesi a difendersi da accuse di vario genere. Tra le altre, anche quella relativa alla sua laurea in psicologia infantile con tanto di master in Svizzera. Un titolo di studio che la Rizzi non ha mai avuto, ma che per anni ha utilizzato in pubblico, arrivando a inserirlo in documenti ufficiali e a presenziare a convegni sul tema.
Per la gran parte dei leghisti lombardi, già questi episodi sarebbero bastati per far dimettere la Rizzi dalla giunta. Umberto Bossi, tuttavia, ha scelto di difenderla fino all’ultimo. Anche a questo probabilmente è dovuto lo sfogo del capogruppo in Regione Stefano Galli, che ieri mattina ha salutato l’inizio delle perquisizioni esclamando «viva la Guardia di Finanza». Lo stesso discorso vale per Enio Moretti, ex consigliere e nemico giurato dell’indagata: «Se fosse vero quanto mi dicono, spero che la Rizzi vada ricoprirsi di pantano per la vergogna».
Entrambi i politici, secondo i magistrati, sarebbero protagonisti dei dossier dell’assessore. E con loro ci sarebbe anche un terzo esponente lumbard del quale sarebbero state documentate alcune avventure extraconiugali. Nelle carte si trovava di tutto: le residenze dalla nascita in poi, patente, documenti di identità, multe, porto d’armi, tipo e matricola dell’arma e tutto il quadro penale, vecchi procedimenti etc. Documenti che un ex deputato leghista, Giulio Arrighini, aveva avuto modo di leggere, provvedendo poi a denunciare tutto.
La Rizzi, intanto, ha negato ogni addebito. Per prima cosa ha ribadito di non aver alcuna intenzione di dimettersi. Poi ha parlato di «un atto dovuto» sul suo conto. «Sono serena e, anzi, contenta che siano venuti a controllare», ha detto, «così chiariremo tutto».

di Lorenzo Mottola
Beatrice Raspa
Calderoli? Per molti piemontesi è un "blagheur"= sbruffone, gradasso,millantatore
246 Lunedì 04 Luglio 2011 08:28
maria r.
DOMENICA 03 LUGLIO
Calderoli in braghette alla festa della Lega di Mondovì: "Vado io a risolvere il problema della spazzatura a Napoli"
Il Ministro delle Riforme arriva in moto come esempio di lotta agli sprechi della politica:"Vado e sparo, vediamo chi resta in piedi". Gianna Gancia: "Mai la spazzatura di Napoli da noi: la Lega dice No!".

La cosa più divertente è stata forse vedere Roberto Calderoli arrivare in moto, in bermuda e scarpette ai piedi. Per il resto, la Festa provinciale della Lega Nord di ieri sera a Mondovì è stata nè più nè meno che il solito comizio di partito, con i capi intenti ad enunciare quanto di buono avrebbero fatto e la folla osannante ad applaudire. "Sono venuto fin qui da Bergamo con la moto per far capire che la lotta agli sprechi la faccio in prima persona". Resta da capire come abbia potuto il ministro affrontare un viaggio così lungo in bermuda e scarpette su una moto di oltre 1000 di cilindrata. "A Bergamo c'erano 31 gradi oggi", fanno sapere dal suo entourage. Intermezzo: ad ogni kermesse del Carroccio che si rispetti di solito si mangia e si beve ed anche sotto il padiglione di piazza Ellero non si è fatta eccezione: una sontuosa polentata, gratis per tutti, condita da salsiccia e tanto buon vino hanno fatto da antipasto alla serata.
Iniziata, quando ancora i big non erano presenti, con l'intervento del segretario cittadino Diego Boetti, che ha fatto un excursus su quanto potrebbe succedere a Mondovì di qui ad un anno, tempo di elezioni: "Saremo ancora con i nostri alleati. Ma, c'è un ma... attenzione, che la corda si può anche spezzare". Chi ha orecchie per intendere, intenda.
Un po' di musica, rigorosamente liscio, e via con gli interventi dei protagonisti. Una radiosa Gianna Gancia, tutta di bianco vestita, ha afferrato il microfono agguerrita, urlando a squarciagola, stile Madonna: "Vi chiedo se siete caldi! E' un momento difficile, abbiamo bisogno di voi, vogliamo sentirvi vicino". Applausi ed urla ed ecco che la presidente della Provincia ha preso coraggio: "Assurdo che ci chiedano di prendere i rifiuti da Napoli: la Lega dice No"! Altra ovazione. Che dire delle infrastrutture? Una vera e propria spina nel fianco di tutti gli amministratori cuneesi, ma non per Gianna Gancia: "Il prossimo anno ci sarà un miliardo di euro per la Cuneo Asti e per l'inizio del Tenda bis. Una mia battaglia".
L'elogio al lavoro svolto: "La Provincia ha vinto il primo premio per la quantità di carta abolita". E per chiudere, una Gancia riverente verso l'ospite successivo, il governatore Roberto Cota: "Non avete idea di come si è trovato la Regione per le mani!". E come se l'è ritrovata Cota l'ha spiegato subito alla platea osannante: piena di debiti, of course, che naturalmente sono stati lasciati in eredità da chi stava prima di lui. "Ma noi in un anno e due mesi abbiamo fatto di più di quanto hanno lavorato gli altri in cinque anni".
Evvai con le enunciazioni: "Siamo stati la prima Regione ad aver varato un piano per il lavoro, con un investimento di 800 milioni di euro. Ma vi rendete conto cosa sono 800 milioni in tempi di crisi come questi?". Questione fiscale: Piemonte prima Regione che ha varato una politica in tal senso. I trasporti? "Chiedetelo ai pendolari. 280 milioni di investimenti per nuovo materiale rotabile. E potenziamento delle ferrovie".
Ma è dalla infrastrutture che sembra aver tratto più linfa vitale il programma del Governatore: "Abbiamo fatto partire i cantieri della Tav, gli altri cinque anni di chiacchiere. Abbiamo ottenuto dal Cipe un finanziamento di 143 milioni per la realizzazione del tunnel della Maddalena". Botto finale: "Sono stato in Europa, posso dire che i fondi per completare l'opera ci saranno: la Tav sarà realtà". Roberto Cota si è congedato plaudendo a Gianna Gancia: "Bravissima. Ha proprio ragione, siamo in un momento durissimo, dal quale verremo fuori in un unico modo: facendo le riforme. O si realizzano le riforme o lo Stato esploderà".
E' il momento di Calderoli. Il ministro sale sul palco in braghette e deve subito lottare con un microfono che fa le bizze: "L'unico microfono comunista lo hanno dato a me", ironizza. La folla, tra un boccone di polenta ed un sorso di vino, si scalda. E allora Calderoli attacca: "Stare al governo è difficile, stare quando c'è Berlusconi due volte di più". Aria di rottura? Macché: "Il cavaliere è sfigato. La prima volta che sta al governo vanno giù le Torri Gemelle, stavolta scoppia una crisi internazionale da paura...". E che cavoli, sfortunato davvero. Ma non di solo sfiga si tratta: il ministro delle Riforme punta il dito sul "traditore". Chi? Fini, naturalmente, "che è lì, presidente della Camera con i voti degli elettori ai quali ha voltato la faccia: ma secondo voi è uno di destra chi vuol dare il voto agli immigrati e concedere il matrimonio ai gay?". Parte l'applausone, una signora ha già le mani rosse a furia di batterle.
Va avanti, il Calderoli, e parla a ruota libera di tutto, proprio di tutto. La spazzatura di Napoli: "Vado io a risolvere il problema, ma ci vado armato e vediamo chi resta in piedi". Sceglie anche l'arma: "Il lanciafiamme e non lo uso certo sulla spazzatura". La questione Ministeri: "Avete visto come si sono incazzati Allemanno e la Polverini quando abbiamo detto che ne avremmo portato qualcuno al Nord? Mica sono scemi, dietro c'è un business, del lavoro. Ma noi li porteremo, occorre cambiare la testa di chi ci lavora dentro. Ma vi rendete conto il Ministero del Lavoro a Roma? A Torino bisogna portarlo. E quello dell'Agricoltura? In terre agricole, a Cuneo per esempio". E vabbè, dopo il Colosseo di Benigni accoglieremo anche il Ministero dell'Agricoltura di Calderoli. Infine, il Patto di Stabilità: "Lo fanno scrivere da persone che lavorano in comuni di zone non virtuose, che cosa possono tirare fuori?". Sarà cambiato pure quello, parola di Calderoli.
Ci sono 180 giorni di tempo: tanto hanno concesso i leghisti a Berlusconi dopo la batosta dei referendum: "O portiamo a casa quanto abbiamo chiesto o diciamo al Berlusca: prego, divertiti da solo". Due settimane sono passate e Calderoli uno sguardino alla lista della spesa presentata a Berlusconi ce l'ha già data: "Me sun dit: siamo stati bravi neh!".
La serata volge al termine, riprende la musica: vai col lissio!

http://www.targatocn.it/2011/07/03/leggi-notizia/argomenti/politica/articolo/calderoli-in-braghette-alla-festa-della-lega-di-mondovi-vado-io-a-risolvere-il-problema-della-spa.html

PS
Danno sempre la polenta per gonfiare lo stomaco dei poveri astanti,ma la pancia resta vuota ed il nutrimento delle menti è pari a ZERO.
“Gravi le responsabilità politiche di Cota e Sacchetto che hanno negato la costituzione di parte civile della Regione”.
245 Domenica 03 Luglio 2011 05:42
maria r.
Processo Quote Latte, confermate le condanne per i reati di truffa ed associazione a delinquere.
“Gravi le responsabilità politiche di Cota e Sacchetto che hanno negato la costituzione di parte civile della Regione”.30 giugno 2011

“Oggi la Regione Piemonte paga duramente la decisione del presidente della Regione Piemonte Cota e dell’assessore regionale all’agricoltura Sacchetto di revocare la costituzione di parte civile della Regione stessa nella prima udienza d’appello del processo sulle quote latte.” Lo sostiene il consigliere regionale Roberto Placido alla notizia della chiusura del processo d’appello dei Cobas del latte che ha visto la condanna, tra gli altri, di Giovanni Robusti,ex europarlamentare della Lega nord, a 4 anni e 6 mesi e il riconoscimento dell’associazione per delinquere, negata in prima istanza, nei confronti di 54 imputati per avere eluso in maniera irregolare il prelievo sulla produzione fuori quota.
“Se fosse rimasta parte civile, la Regione Piemonte avrebbe potuto oggi vedere riconosciuto il proprio danno ed incamerare ingenti somme”, spiega Placido. “Non si tratta di un risarcimento di poco conto: la Corte dei Conti, nella relazione di apertura dell’anno giudiziario 2010, ha quantificato i danni regionali in circa 200 milioni di euro. Una cifra che avrebbe fatto comodo alle casse regionali, alle prese con i tagli della sanità”.
“Ho avuto ragione – aggiunge Placido – ad avere sollevato la questione in Consiglio regionale, dove un ordine del giorno contro l’operato dell’assessore all’agricoltura Sacchetto non è stato approvato per un solo voto. Ho anche presentato un esposto presso la Corte dei Conti contro il presidente Cota per il danno procurato con la revoca della costituzione di parte civile. La sentenza odierna premia indirettamente l’operato di tutti gli allevatori onesti, la maggior parte, che hanno seguito anche con grandi sacrifici le regole sulla produzione del latte. Le responsabilità politiche del presidente Cota e dell’assessore Sacchetto si sono rivelate oggi ancora più gravi”.
“Del resto sulla vicenda delle quote latte le responsabilità della Lega e del centrodestra sono grandi e ormai evidenti. Proprio oggi infatti il Consiglio dei ministri ha fissato lo stop alla riscossione coattiva da parte di Equitalia delle multe sulle quote latte, un altro regalo agli allevatori disonesti. Intanto il centrodestra vara una manovra tutta lacrime e sangue, che mette sempre più a rischio lo stato sociale, reintroduce il ticket sulla sanità, blocca ancora stipendi e turn–over dei dipendenti pubblici, conferma gli sciagurati tagli agli enti locali. Sono queste le scelte della Lega e del Pdl”.

http://blog.robertoplacido.it/2011/06/processo-quote-latte-confermate-le-condanne-per-i-reati-di-truffa-ed-associazione-a-delinquere-%E2%80%9Cgravi-le-responsabilita-politiche-di-cota-e-sacchetto-che-hanno-negato-la-costituzione-di-part/
Il PUNTO di vista di Michele Serra sui "giochi" politici di Bossi in primis .
244 Sabato 02 Luglio 2011 12:55
maria r.
L’AMACA del 02/07/2011 (Michele Serra).

Non so se per malizia o per caso, ieri questo giornale riportava nella stessa pagina le accuse di Bossi ai napoletani per il disastro dei rifiuti, e la sentenza della Corte d’Appello di Torino che ha condannato per associazione a delinquere i Cobas del latte del Piemonte e l’europarlamentare leghista Giovanni Robusti. Duecento milioni di euro nascosti all’erario attraverso finte vendite di latte a cooperative fittizie, per aggirare le famose multe dell’Ue sullo sforamento delle quote latte. L’intera vicenda delle quote latte (che prende abbrivio, molti anni fa, da dichiarazioni false degli allevatori per pagare meno tasse) è un desolante spaccato socio-economico del Nord Italia. Espedienti e furbate (ai danni degli allevatori onesti), illegalità e corporativismo, e la Lega a reggere il gioco per specularci sopra in termini di voti, di polemica anti-europea e anti-statale,di generica propaganda anti-fiscale. Come direbbe Bossi, una cosa da napoletani, con tanto di “onorevole” che offre aiuto e protezione,però fiorita all’ombra del Monviso e delle verdi valle alpine. Piuttosto che latrare all’indirizzo dei “terroni”, il senatore Bossi farebbe meglio a guardare fuori dalla propria finestra. Perché se i voti non puzzano, le condanne per frode sono un brutto affare a qualunque latitudine. Dello scandalo politico delle quote-latte si è parlato molto poco solo perché dell’agricoltura, in questo Paese, non importa niente a nessuno.
Da La Repubblica del 02/07/2011.

http://triskel182.wordpress.com/2011/07/02/lamaca-del-02072011-michele-serra/
QUOTE LATTE: CONDANNA IN APPELLO PER L'EX LEGHISTA ROBUSTI, 4 ANNI E MEZZO!
243 Venerdì 01 Luglio 2011 17:30
L'AUTORE
Quote latte, Cobas condannati
L'opposizione: "Cota chieda scusa"Sono 22 le condanne inflitte dalla Corte d'appello di Torino per la maxitruffa da oltre 200 milioni. A dicembre la Regione aveva rinunciato a costituirsi parte civile. E ora la minoranza insorge. Placido (Pd): "Il Piemonte paga duramente". Cerutti (Sel): "Cota incapace"

Quella dei cosiddetti Cobas del latte non era soltanto una truffa da oltre 200 milioni. Dietro quel meccanismo che faceva sparire agli occhi dello Stato e dell'Unione europea ettolitri ed ettolitri di prodotto c'era una vera associazione a delinquere. Per questo motivo la corte d'appello di Torino ha reso ancora più aspre le condanne già emesse in primo grado dal tribunale di Saluzzo. All'ex europarlamentare della Lega Nord Giovanni Robusti è stata inflitta la pena più elevata, ossia quattro anni e mezzo di carcere, uno in più rispetto alla sentenza precedente. Altre 19 persone, ritenute il cuore del meccanismo fraudolento, sono state condannate ad almeno un anno di galera, mentre ad altri due agricoltori sono state inflitte pene minori.

Il perno della maxitruffa erano le cooperative Savoia, una serie di scatole cinesi che consentivano a questi allevatori di far svanire nel nulla il latte prodotto in più rispetto al limite massimo imposto dall'Unione europea. Obiettivo: evitare le multe e, al tempo stesso, guadagnare dalla vendita di quanto prodotto fuori quota. Un meccanismo che funzionò alla perfezione dal 1998 al 2006, tanto da eludere all'erario più di 200 milioni di euro, e che coinvolgeva 54 persone. Per 32 di esse, che facevano parte del sistema prima del 2003, è scattata la prescrizione. Per gli altri 22 il pm Ennio Tomaselli aveva chiesto pene raddoppiate rispetto a quelle emesse in primo grado. Il giudice gli ha dato parzialmente ragione, riconoscendo l'associazione per delinquere che non era stata applicata dal tribunale di Saluzzo.

La sentenza fa comunque esultare le parti civili. "È una vittoria per chi crede che le regole che la comunità si dà vadano rispettate e per chi crede che il denaro pubblico appartenga a tutti", commenta Maria Grazia Pellerino, avvocato di Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Confcooperative. Ed è una "vittoria della legalità" pure per Tiziana Sorriento, avvocato del Codacons, che, al contrario di quanto accaduto in primo grado, questa volta è stato accolto tra le parti ammesse al risarcimento.

Anche la Regione avrebbe potuto esultare, non fosse che la giunta Cota a dicembre ha preferito rinunciare a costituirsi parte civile, almeno "temporaneamente". "Noi non ci mettiamo contro i nostri agricoltori, se non quando è dimostrato che sono colpevoli", aveva spiegato l'assessore di competenza, Claudio Sacchetto. Ed è per questo che la sentenza sui Cobas del latte ha anche un risvolto squisitamente polemico. "La Regione paga duramente la decisione di Cota e Sacchetto perché oggi avrebbe potuto vedere riconosciuto il proprio danno ed incamerare ingenti somme", tuona il consigliere regionale del Pd Roberto Placido. Che spiega: "Oggi le loro responsabilità politiche si sono rivelate ancora più gravi".

Pure il deputato cuneese dell'Udc Teresio Delfino rilascia un commento al vetriolo: "Una sentenza puntuale e rigorosa. Il governo, la maggioranza e la Lega Nord continuano a prendere in giro gli onesti cittadini a discapito della legalità. Mi auguro che quanto prima possa terminare l'azione dannosa di questo esecutivo". Per la consigliera di Sel Monica Cerutti "la giunta Cota dovrebbe chiedere scusa ai piemontesi per aver ritirato la costituzione di parte civile avanzata dall'amministrazione precedente. Si tratta di un danno d'immagine, che diventa anche economico. Un'ulteriore prova dell'incapacità di Cota di rappresentare degnamente i cittadini piemontesi".



(01 luglio 2011) © Riproduzione riservata
fonte: repubblica.it
Condannato Giovine della Lista pensionati per COTA-Lega Nord- Si rifaranno le elezioni regionali in Piemonte?: l
242 Giovedì 30 Giugno 2011 18:34
maria r.
Firme false, Giovine condannato. Caos nella politica piemontese
Attraverso la Lista Pensionati per Cota, Giovine aveva portato 27mila voti (decisivi per l'elezione) al governatore. Ma le firme erano irregolari secondo il tribunale. E' bagarre
- 30/06/2011

C'è chi chiede l'annullamento del risultato delle elezioni e chi invece minimizza la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione per Michele Giovine. Giovine è stato anche sospeso per due anni dai pubblici uffici e per cinque dai diritti elettorali: attraverso la sua Lista Pensionati per Cota aveva portato ben 27mila voti (decisivi per l'elezione) al governatore leghista. Ma le firme presentate per l'accettazione delle candidature erano irregolari, secondo la sentenza pronunciata oggi dal Tribunale di Torino.

"La condanna di Giovine non cambia l'esito del voto: Cota è e resta legittimamente e legalmente il presidente regolarmente eletto con suffragio diretto dai cittadini": Enzo Ghigo, coordinatore regionale del Pdl in Piemonte, commenta in questo modo la condanna del leader dei Pensionati per Cota. "Chi ha votato per la lista Pensionati - spiega il senatore - voleva in modo inequivocabile votare anche per Cota. Ora inizierà nuovamente il walzer delle polemiche da parte degli esponenti delle sinistre che si aggrappano alla legalità solo quando fa comodo". "Il Consiglio di Stato - conclude Ghigo - credo che abbia già chiarito in modo cristallino che i voti di Cota non si toccano, quindi confido nella responsabilità dei partiti di minoranza affinché la loro opposizione sia fatta finalmente sui contenuti e non su cavilli legali pretestuosi".

Di tutt'altro avviso l'Idv: "Cota rifletta, e apra una seria stagione di confronto con le opposizioni" : a sostenerlo è Andrea Buquicchio, capogruppo Idv al Consiglio regionale del Piemonte, in merito alla condanna per irregolarità delle firme elettorali inflitta al consigliere Michele Giovine. "Scandali e condanne - ha commentato il consigliere - hanno minato il consenso della maggioranza regionale. Cota rifletta seriamente su questa situazione ed inizi subito una nuova stagione di confronto su temi concreti con le opposizioni.

Marco Calgaro, deputato dell'Udc di Casini, chiede senza mezzi termini nuove elezioni: "La pesante sentenza di condanna del consigliere Giovine non può lasciare indifferente il presidente Cota. In questo anno i piemontesi hanno già visto di tutto, il vicepresidente Rosso che si dimette dopo poche settimane; il governatore quasi sempre assente da Torino, impegnato in "padania" e in tv per conto di Bossi; l'arresto, gravissimo, del principale assessore della sua Giunta Regionale e ora la sentenza Giovine che ratifica quel che qualsiasi persona di buon senso ha già compreso da mesi: e cioé che Cota è stato eletto grazie ad un trucco di Giovine. Fermiamoci e ridiamo la parola ai cittadini. E' nell'interesse di tutti, anche del centrodestra. Il ritorno alle urne è l'unica soluzione per garantire al Piemonte un governo autorevole."

http://www.torinotoday.it/politica/firme-false-pensionati-per-cota.html
Sentenza d'appello per il giudizio di 2° grado sulle Quote latte.
241 Giovedì 30 Giugno 2011 18:28
maria r.
Quote latte:a Torino riconosciuta associazione a delinquere,22 condanne
(Giudizio di 2^ grado in appello-le condanne sono diventate 22-54 in 1°grado: per molti è intervenuta la prescrizione)
..MA....

*E’ stata riconosciuta l’*associazione per delinquere al processo d’appello, che si è chiuso oggi a Torino, per i cosiddetti Cobas del latte: la causa, a carico di 54 imputati, riguardava un meccanismo che, secondo l’accusa, permetteva di eludere in maniera irregolare il prelievo sulla produzione fuori quota.

La pena più elevata è stata inflitta a Giovanni Robusti, ex europarlamentare della Lega Nord: quattro anni e sei mesi di carcere. Il pm Ennio Tomaselli, considerando anche il fatto che molti degli episodi erano caduti in prescrizione, aveva chiesto ventidue condanne. Al processo di primo grado, celebrato dal tribunale di Saluzzo (Cuneo), l’associazione per delinquere non era stata applicata.

“La legalità vince”: questo il commento di Maria Grazia Pellerino, avvocato di parte civile per Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Confcooperative. “E’ una vittoria – aggiunge – per chi credere che le regole che la comunità si dà vadano rispettate e per chi crede che il denaro pubblico appartenga a tutti e tutte”.

Sono state tutte condannate dalla Corte d’appello di Torino, con pene comprese tra un anno e quattro anni e sei mesi, le 20 persone ritenute dall’accusa il cuore dell’associazione per delinquere finalizzata alla truffa nell’ambito del processo per le quote latte. Condanne minori per gli altri due imputati.
E’ stata riconosciuta, come richiesto dal procuratore generale Ennio Tomaselli, la prescrizione per ulteriori 33 imputati. In primo grado l’ex europarlamentare della Lega nord Giovanni Robusti, ritenuto dall’accusa figura chiave del sodalizio, era stato condannato a una pena di tre anni e sei mesi di reclusione: l’aumento di un anno è da attribuirsi appunto al riconoscimento del reato di associazione per delinquere, che era stato escluso dal verdetto di primo grado emesso dal tribunale di Saluzzo (Cuneo). Un’altra novità rispetto al primo grado di giudizio è stata l’ammissione del Codacons tra le parti ammesse al risarcimento, che verrà quantificato successivamente in sede civile. (ANSA).
http://www.conipiediperterra.com/quote-latte-a-torino-riconosciuta-associazione-a-delinquere-22-condanne-0630.html
LEGA, POLTRONE E VALLE CAMONICA
240 Venerdì 24 Giugno 2011 10:09
L'AUTORE
DI Bruno Baso

Il Carroccio presenta la Val Camonica come «luogo di sperimentazione che più volte ha anticipato gli scenari politici nazionali». Ma in questa grande valle lombarda il movimento di Bossi è al centro di un intreccio di interessi (si produce qui l’8% dell'energia elettrica italiana) e di scandali (appalti sui mondiali di sci) che appannano l’immagine del «grande laboratorio di idee».


«La Valle Camonica è il vero laboratorio politico della Lega Nord, un laboratorio che negli ultimi anni ha più volte anticipato quelli che poi sarebbero stati gli scenari politici nazionali». Così si conclude, con apparente presunzione, il comunicato stampa della segreteria provinciale del Carroccio in Valle Camonica all’indomani delle amministrative 2011. Tre comuni su sei sono andati a candidati sindaco leghisti e in uno figura un loro vicesindaco. Località con nomi che al grande pubblico dicono poco o nulla: Piancogno e Bienno, Losine e Incudine. Ma si tratta in realtà di tasselli fondamentali per un mosaico che nel corso degli ultimi dodici mesi è diventato un obiettivo strategico del partito di Bossi.

La Valle Camonica è una delle valli più estese delle Alpi lombarde con una superficie di circa 1335 km2 e circa 120mila abitanti distribuiti in una quarantina di comuni. È da qui, insieme alla contigua Valtellina, che si irradia una parte non indifferente dell’energia elettrica prodotta in Italia, circa l’8%. Ed è sempre da questo territorio che emerge Monica Rizzi, attuale assessore regionale allo Sport e Giovani e sodale della famiglia Bossi. Così come è camuno Davide Caparini, deputato leghista dal 1996. Dietro di loro, a tirare le fila dell’operazione, ci sarebbe il padre di Davide, Bruno Caparini. Amico personale del Senatur, membro del consiglio federale del Carroccio, consigliere di sorveglianza di A2A. Uno che ama ricordare come negli anni Ottanta il francese Nouvel Observateur lo avesse segnalato come «uno dei principali industriali italiani nel settore dell'energia», energia soprattutto nucleare. Figure chiave per comprendere appieno il piano leghista di egemonizzare la Valle Camonica e gestirne di fatto le risorse.

Quando nel 2009 tutti i partiti sottoscrissero un patto di governo dell’area, allargato anche alla Comunità Montana e al suo braccio finanziario il Bacino Imbrifero Montano, la Lega Nord ne condivise le finalità. In fondo si trattava di garantire gli interessi della comunità camuna o, a dir la verità, consolidare il proprio potere e puntare direttamente ai posti chiave delle società di pubblica utilità partecipate dai comuni. Società che nella provincia di Brescia raggiungono il numero record di 849 e la cui mission consiste soprattutto nella gestione di gas naturale, rifiuti, acqua, energia e pubblica illuminazione.

Tra i Comuni della Valle Camonica spicca il piccolo Cedegolo, solo 1265 abitanti, con ben 11 partecipazioni in società e consorzi. Un record nazionale. E i leghisti non si sono lasciati scappare l’occasione di infilarsi nei cda con una raffica di 10 nomine grazie alla “copertura” del Partito Democratico. Approfittando così di una crescente debolezza del Pdl, dilaniato da rivalità personali, la Lega è riuscita a condizionare, dietro la minaccia delle dimissioni dai consigli comunali, un numero sempre più crescente di Amministrazioni rette dagli azzurri e parallelamente a chiudere accordi sottobanco col Pd. E quest’ultimo ha necessità di un’alleanza coi leghisti per rafforzare la distanza col centrodestra che al momento è di 24 su 38. Almeno questo è quanto viene denunciato da alcuni esponenti di Pdl e Udc. E i fatti sembrerebbero dar loro ragione.

Così come avvenuto lo scorso 30 dicembre le assemblee dei soci del gruppo Vallecamonica Servizi e delle tre società controllate nominano alla guida della holding il capogruppo camuno del Pd, Sandro Bonomelli, e per Valle Camonica Servizi spa Fabio Bianchi, presidente di Assocamuna e da tempo vicino alla Lega. E se a qualcuno del Carroccio questi accordi non piacciono arriva l’espulsione come nel caso di Sabina Mastroeni e Stefano Zana che avevano detto no all’operazione Valle Camonica Servizi. Per gli alleati del Pdl è quasi peggio. Valga per tutti il caso del sindaco di Darfo, comune che detiene la maggioranza di Valcamonica Servizi. Prossimo alla fine del suo mandato, Francesco Abondio cede al diktat leghista e in barba alle raccomandazioni del suo partito promuove la candidatura di Fabio Bianchi. I voti del Carroccio sono quasi sempre determinanti per essere rieletti e Abondio non può concedersi il lusso di diventare un’eccezione. Tra ricatti politici, astuzie e giochi vari si arriva al colpo di scena. Il Bacino Imbrifero Montano della Valle Camonica di cui fanno parte tutti i Comuni in provincia di Brescia attualmente compresi nel territorio bagnato dal fiume Oglio, è il forziere della Comunità Montana.

È qui che si definiscono contratti, appalti e la creazione di nuove società. E soprattutto dove l’Enel riversa annualmente più di 9milioni di euro per lo sfruttamento delle acque ad uso idroelettrico. È sul Bim che la Lega Nord ha messo gli occhi da molto tempo. Con il Pd c’è una convergenza di obiettivi e soprattutto l’idea di arrivare ad un’unica gestione con la Comunità Montana: un solo presidente, dirigente generale e apparato. Il 21 giugno scorso Franco Gelfi del Pdl è stato revocato dal suo incarico di presidente del Bim. Insieme a Gelfi ha fatto le valigie anche Martino Martinotta, sindaco Pdl di Corteno Golgi e membro del consiglio di amministrazione. In assemblea si è quindi proceduto alla nomina del nuovo presidente. Eletto, grazie all’appoggio dei sindaci leghisti, Corrado Tomasi presidente della Comunità Montana ed esponente del Pd che così vede esaudirsi il suo desiderio di unire i due enti sotto un’unica presidenza.

Al posto di Martinotta fa il suo ingresso nel board del Bim, il leghista Mario Emanuele Mazzia sindaco di Cimbergo. Salta di fatto l’accordo del 2009 di un governo istituzionale della Valle Camonica con la Comunità Montana a presidenza Pd e il Bim retto da un pidiellino. Ora a condurre le danze sono Sinistra e Lega. A fine dicembre 2010 il Carroccio si è aggiudicato anche le Asl della Vallecamonica con Renato Pedrini, padre di Alessandro capo segreteria di Monica Rizzi. In realtà Pedrini è un valtellinese, ex sindaco di Bormio che peraltro risulterebbe indagato nell’ambito degli appalti per i mondiali di sci disputatisi nella città in provincia di Sondrio.

Su di lui si gioca una partita ancora più intricata perché all’interno della Lega, nella persona del capogruppo in Regione Stefano Galli, gli sono state mosse accuse gravi e una richiesta di dimissioni. In sua difesa, oltre al segretario camuno del Carroccio Mario Maisetti, è sceso in campo il capogruppo del Partito Democratico al consiglio provinciale di Brescia Pieluigi Mottinelli. Gli “amici” si vedono sempre nel bisogno.
MARONI NON SPEZZA IL CERCHIO MAGICO
239 Venerdì 24 Giugno 2011 07:08
L'AUTORE
LA LOTTA DI CUI RACCONTO NEL MIO LIBRO COMINCIA A NON ESSERE PIU' OCCULTABILE!

DA ILRIFORMISTA
Roma, 22 giu. (TMNews) - "Avete fatto i 'coglioni' raccogliendo le firme. Il capogruppo è Reguzzoni". Umberto Bossi entra all'assemblea del gruppo della Camera e subito mette in chiaro le cose. L'unico che rompe il silenzio è Roberto Maroni, che pur accettando la decisione del 'Capo' chiede spiegazioni: "Gli accordi erano altri. E se si vota vince Stucchi". Ma l'unica concessione che il ministro dell'Interno ottiene è che la conferma di Reguzzoni sia solo fino a dicembre, quando il suo posto dovrebbe essere preso proprio da Giacomo Stucchi. A meno di altre sorprese, perchè tra i maroniti qualcuno teme che "a dicembre si ripeterà la stessa storia". Questa la cronaca non ufficiale di un'assemblea che doveva segnare la rottura del 'cerchio magico' che dalla malattia circonda il leader leghista (Rosi Mauro, Federico Bricolo, lo stesso Reguzzoni), e che invece finisce con la conferma da parte del 'Capo' dell'attuale capogruppo. Ma se il comunicato emesso dall'ufficio stampa in cui si parla di decisione "all'unanimità su proposta di Bossi" può far pensare ad un partito che si ricompatta, la realtà è un'altra, e la si vede nelle facce - terree - della maggior parte dei deputati che lasciano la riunione. Del resto, i rapporti di forza tra i fedeli di Reguzzoni e tutto il fronte contrario era evidente nelle due cene di ieri: in quarantasette al tavolo di Roberto Maroni, in dieci con il capogruppo uscente. Ma i numeri non sono bastati, e la parola di Bossi ha stroncato le aspettative della gran parte del gruppo: in 45 avevano firmato la petizione per convocare l'assemblea. I commenti dei vincitori raccontano di un partito unito, che segue il leader: "Non è successo niente: come sempre, Bossi ha deciso e il partito lo segue unito". "Se ce n'era bisogno, Bossi ha fatto capire a tutti che chi comanda è sempre lui". Un senso che si ritrova anche nella dichiarazione del vincitore: "Nella Lega c'è un solo leader, e io sono bossiano integralista". Una evidente frecciata a Maroni. E proprio sul timore di una 'deposizione' per mano del 'delfino' avrebbe giocato il 'cerchio magico' per convincere Bossi a riconfermare lo status quo: "Maroni è sempre quello del '94, vuole fare un blitz e prendersi il partito". Di segno opposto le reazioni del fronte anti-cerchio magico, che metteva insieme gli uomini di Maroni, di Calderoli, di Giorgetti, e anche i veneti, preoccupati per la richiesta di commissariamento del loro segretario Giampaolo Gobbo da parte di Mauro e Bricolo: "Ha perso tutta la Lega". "Non siamo più la Lega di una volta". Perchè la partita, spiegano gli sconfitti, "non si giocava certo sulla leadership di Bossi, che nessuno ha mai neanche pensato di mettere in discussione". Il problema, dice un 'maronita', è che "in ballo c'è il futuro della Lega: non possiamo restare un partito carismatico, e pensare che il Trota possa prendere il posto del padre". Insomma, quello che può essere visto a primo sguardo come un segnale di forza di Bossi, rischia di diventare il primo sintomo della sua debolezza: "Nessuno di noi contesterà mai la leadership di Bossi, ma per la prima volta - spiega un dirigente - una decisione del 'Capo' ha lasciato sconcertati molti di noi". Insomma, una Lega divisa anche più di prima, e che per la prima volta non reagisce entusiasta ad una decisione di Bossi. E una Lega, è il timore dei 'maroniti', che "si appiattirà ancora di più su Berlusconi, quando invece avevamo bisogno di incalzare il governo per ottenere quanto promesso ai nostri militanti a Pontida". Ma se il fronte anti-cerchio magico esce sconfitto dalla battaglia, è già tracciata la linea Maginot: "Se ora provano a toccare Giorgetti, il partito esplode".
Rea
Calderoli il semplificatore non taglia gli enti inutili
238 Mercoledì 22 Giugno 2011 20:22
L'AUTORE
DI Alberto Crepaldi

È il 28 ottobre 2009, quando Roberto Calderoli, ospite a “Otto e Mezzo”, annuncia: «a fine mese succederà una cosa che non è mai successa in Italia: cadrà la ghigliottina sugli enti inutili». A venti mesi di distanza, siamo andati a controllare che frutti ha dato la mannaia di Calderoli.


La trattativa tra Lega e Berlusconi sulla “delocalizzazione” di ministeri e dipartimenti prosegue. È ignoto quale sarà l’artificio politico con cui il Governo troverà la cosiddetta “quadra”. Ciò che appare chiaro, come ha evidenziato la nostra indagine, è che la riorganizzazione non sarebbe in nessun caso a costo zero per le casse dello Stato. Altri annunci leghisti di questa legislatura, peraltro, promettevano invece di risparmiare soldi e tempo utilizzando al meglio la macchina burocratica.

È il 28 ottobre 2009, quando Roberto Calderoli, ospite a “Otto e Mezzo”, annuncia a milioni di telespettatori: «a fine mese succederà una cosa che non è mai successa in Italia: cadrà la ghigliottina sugli enti inutili che non si sono ristrutturati, non hanno chiuso, non hanno ridotto il personale e non hanno tagliato le spese». L’affermazione del ministro leghista segue di pochi mesi un’altra mirabolante dichiarazione, rilasciata il 17 luglio al Giornale: “scompariranno circa 34mila enti inutili, che bruciano risorse solo per sopravvivere […], tutti con i loro presidenti, consigli di amministrazione. E spesso svolgono compiti che non spettano loro».

Ad oggi non è dato sapere quali siano questi 34 mila enti inutili, la cui lista sarebbe stata stilata nell’ambito di uno studio condotto dal governo un paio di anni fa e di cui, però, non v’è traccia. Abbiamo anche inutilmente chiesto informazioni al ministro Calderoli nelle scorse settimane.

Il poderoso progetto di “potatura” annunciato dal ministero della Semplificazione non sta però andando nella direzione auspicata. Ad oggi, leggi approvate alla mano, gli enti soppressi sono stati poco più di 20, per l’esattezza 24, come descritto nella legge 122/2010. In termini percentuali Calderoli ha tagliato lo 0,06% degli enti inutili censiti dal suo Governo. Se si vanno ad esaminare i singoli casi, in realtà, per non pochi di essi, si è trattato non già di una definitiva eliminazione, ma di un mero spostamento delle relative attribuzioni ad altro ente.

Come ad esempio nei casi dell'Ipsema (Istituto di previdenza per il settore marittimo), dell'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro), dell’Enam (Ente nazionale di assistenza magistrale), dell’Ias (Istituto affari sociali), dell’Enappsmsad (Ente nazionale di assistenza e previdenza per i pittori e scultori, musicisti, scrittori ed autori drammatici), dell’Isae (Istituto di studi e analisi economica), dell’Insean (Istituto nazionale per studi e esperienze di architettura navale), dell’Agenzia autonoma per la gestione dell’albo dei segretari comunali e provinciali; le relative funzioni risultano trasferite ad altri enti (Inps, Inail, Enpals, Isfol, Istat, Cnr, ministero dell‘Interno), le cui dotazioni organiche, come recita l’articolo 22 della legge 122/2010 “[…] sono incrementate di un numero pari alle unità di personale di ruolo trasferite in servizio presso gli enti soppressi”.

Fa poi un certo effetto vedere come per l’Ente italiano montagna (Eim) - la cui attività era oscura ai più - sia stato previsto un trattamento di tutto favore. Recita un comma dell’articolo 22: “la Presidenza del Consiglio dei Ministri succede a titolo universale al predetto ente e le risorse strumentali e di personale ivi in servizio sono trasferite al Dipartimento per gli affari regionali della medesima Presidenza”. Ciò, immaginiamo, con gran sollievo per il suo direttore generale, che dunque continuerà a percepire ogni anno la bellezza di 126 mila euro.

Per altri enti, invece, la soppressione ha prodotto il miracoloso effetto della trasformazione societaria e della propria allocazione in altri organismi. È il caso, ad esempio, della “Stazione sperimentale per i combustibili”, divenuta azienda speciale della Camera di Commercio di Milano, al pari della “Stazione sperimentale per la seta”, che proprio in questi giorni seleziona nuovo personale; o della “Stazione Sperimentale per le Industrie delle Essenze e dei Derivati dagli Agrumi”, che a sua volta ha acquisito lo “status” di azienda speciale della Camera di Commercio di Reggio Calabria; o ancora del padano “Banco nazionale di prova per le armi da fuoco portatili e per le munizioni commerciali”, ora ospitato dalla Camera di Commercio di Brescia.

Insomma un quadro tutt‘altro che brillante, quello che emerge dall’attività messa in campo sul fronte del taglio di enti inutili da Calderoli; il quale, probabilmente non a caso, non tocca pubblicamente da diversi mesi l’argomento. Cosicché, almeno fino al prossimo Governo, potranno dormire sonni tranquilli dirigenti e dipendenti di tanti, tantissimi enti indicati dalla Corte dei Conti di assoluta inutilità. Tra questi sono degni di nota la Cassa soccorso azienda tranvie autobus Comune di Roma (Atac), la Cassa nazionale malattia gente dell'aria, l’Istituto nazionale per le case degli impiegati dello Stato, l’Opera nazionale di assistenza all'infanzia delle regioni di confine, l’Ente nazionale per l'addestramento dei lavoratori del commercio, l’Ente nazionale lavoratori rimpatriati e profughi, l’Ente Colombo '92, la Cassa conguaglio zucchero, l’Associazione nazionale controllo combustione

Calderoli da tempo preferisce dedicarsi alla meno complicata ma pur sempre ostica mission di semplificare la farraginosa normativa. In quest’ambito il ministro ha prodotto risultati incoraggianti: 411 mila atti amministrativi cancellati per un risparmio calcolato in 850 milioni di euro. Cifra che peraltro rappresenta una goccia rispetto ai miliardi di euro che probabilmente lo stesso Calderoli ha sognato di far risparmiare alle finanze pubbliche chiudendo definitivamente migliaia di organismi superflui ed inefficaci, di cui si nutre il sottobosco della politica.

Va detto che sul fronte della soppressione di enti inutili, quello di Calderoli e del Governo Berlusconi è l’ultimo di una serie di insuccessi, che attraversano 55 anni di storia politica. È del 1956 la prima legge organica sulla liquidazione e soppressione degli enti pubblici. Produsse ben pochi risultati, tra cui “spiccano” la liquidazione del “consorzio provinciale tra macellai per le carni di Napoli” e i 48 anni necessari per chiudere le “Linee aeree transcontinentali italiane” volute dal Duce. Anche perché, come evidenziato più volte dalla Corte dei Conti in questi anni, la legislazione sulle procedure di liquidazione è cambiata troppo e troppo spesso: addirittura più di 20 volte dal 1956. E poi la previsione dell’attribuzione della delega al Governo ad individuare gli enti da sopprimere si è rivelata fino ad oggi fallimentare, come dimostrano le esperienze del governo Berlusconi II (2001) e del governo Prodi II (2007). Senza considerare che le società che si sono susseguite nel tempo, deputate a liquidare gli enti inutili, si sono dimostrate tutt’altro che efficaci. Come l’Ispettorato generale per gli affari e per la gestione del patrimonio degli enti disciolti (Iged) che chiude per debiti ed inefficienze, a partire dai costi per il personale, saliti nel biennio 1998-2000 da 85 a 224. L'Iged viene sostituito nel 2002 da Fintecna, controllata al 100% dal ministero dell’Economia, i cui dominus incontrastati, dal 1993, sono Maurizio Prato e Pierpaolo Dominedò, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale.

Fintecna eredita da Iged 148 pratiche di liquidazioni societarie, di cui ne restano in piedi ancora un centinaio. I bilanci di Fintecna non sono particolarmente positivi. Scrive la Corte dei Conti in merito all’ultimo bilancio approvato lo scorso anno: «anche alla fine dell’esercizio in esame come per il 2007 e 2008, in base ai dati di sintesi, la gestione di Fintecna si caratterizza per la contrazione di quasi tutte le voci; peggiorano, in particolare, il valore della produzione (-78,3%) per il brusco calo della voce “altri ricavi e proventi”, il saldo tra valore e costi della produzione (-108,8%) nonché il saldo tra proventi e oneri finanziari».

FONTE: LINKIESTA.IT
LA BADANTE (ROSY MAURO) AL POSTO DI GIORGETTI?
237 Lunedì 20 Giugno 2011 14:51
L'AUTORE
Scontro rovente nel Carroccio: il "cerchio magico" vorrebbe Rosy Mauro alla segreteria lombarda commissariata. Maroni dice no. Oggi incontro in via Bellerio

E' un dopo Pontida quanto mai rovente in casa Lega Nord. Dopo gli annunci di Bossi che di fatto dà una scadenza precisa a Berlusconi premier - "o ascolta le nostre richieste oppure la sua leadership e la nostra alleanza per il 2013 è tutt'altro che certa" -, il Carroccio si prepara a uno scontro interno legato a un cambio di poteri all'interno del Carroccio.
In base a quanto riportato dal quotidiano svizzero online il Giornale del Ticino (www.giornaledelticino.ch ), dal Giornale e confermato da altre fonti degne di credito, alcuni esponenti vicini a Umberto Bossi chiedono un cambiamento alla segreteria nazionale della Lega Lombarda: si punterebbe a commissariarla su basi di supposti malfunzionamenti e al posto di Giancarlo Giorgetti, storico "colonnello" varesino, nel ruolo di nuova responsabile unica e con "potere decisionale assoluto" sarebbe collocata Rosy Mauro, esponente del cosiddetto "cerchio magico", ovvero, quel gruppo di "pretoriani" di cui sempre più spesso si parla.
Tra loro ci sarebbero la moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni e quello del Senato Federico Bricolo.
Il tutto sarebbe stato deciso nel corso di una cena pre-Pontida alla quale sarebbe stato presente anche Calderoli.
Il quale avrebbe preso le distanze e se ne sarebbe andato. Ma non basta: la riforma suggerita dal "cerchio magico" a Bossi prevederebbe anche il commissariamento della segreteria del Veneto.
In questo caso ad assumere pieni poteri sarebbe Bricolo. E in base a quanto ai "si dice" Bossi, in un primo momento, avrebbe avallato la scelta.

Tuttavia, su questa decisione, si sarebbero messi di traverso nientemeno che lo stesso Calderoli e il ministro Roberto Maroni, il varesino che sembra sempre più destinato ad assumere la guida del partito nel dopo Bossi.
La resa dei conti avverrà nel pomeriggio di oggi in via Bellerio, e i bene informati annunciano che se le posizioni resteranno queste potrebbe uscirne uno scontro al "calor bianco" che lascerà strascichi e, politicamente parlando, uomini sul campo.

Intanto la voce si va diffondendo e cresce il malumore nella base leghista. Il Giornale riporta che alcuni sindaci di Varese, nel caso Giorgetti venisse rimosso, "restituirebbero le tessere del partito".
Probabile che Bossi si renda conto dei problemi seri che potrebbero nascerne e quindi in molti auspicano che non arrivi l'ok definitivo del Senatùr. Perchè il rischio sarebbe quello di un'implosione, di una ribellione mai vista nel Carroccio.


Anche perchè l'attacco a Giancarlo Giorgetti sarebbe letto come un attacco diretto a Roberto Maroni, considerato il legame e l'unità di veduta tra i due.
E se i militanti leghisti lo hanno praticamente coronato a "successore" e l'unico in grado di assumere le funzioni di premier in futuro, uno sgarbo simile nei suoi confronti non potrebbe che avere ripercussioni esplosive nel Carroccio.

FONTE: http://www.ininsubria.it/lega-nord-un-golpe-per-far-fuori-giorgetti~A6738
ANCHE EQUITALIA AVRA' UNA SEDE IN VENETO
236 Lunedì 20 Giugno 2011 13:20
L'AUTORE
NON SOLO I MINISTERI, IL PEGGIO DI ROMA I PADANI LO VOGLIONO PORTARE IN PADANIA: ECCO LA NOTIZIA:
14 giugno 2011

Equitalia: Toscani (Lega), bene regionalizzazione organizzativa

(Arv) Venezia 14 giu. 2011 - Dal primo luglio Equitalia avrà una sede e un direttore generale anche in Veneto. Ne dà notizia il vicepresidente del Consiglio regionale Matteo Toscani (Lega), dopo il colloquio avuto con Nicola Di Chiara, amministratore delegato di Equitalia Nomos, società per azioni controllata dalla holding Equitalia spa e incaricata delle riscossioni in una decina di province del Nord, tra cui Vicenza, Verona e Treviso. "Il piano industriale di Equitalia che prevede la riorganizazione operativa e in particolare la presenza in Veneto di una sede e di un direttore generale - afferma Toscani - ci consentirà di avere un interlocutore diretto per migliorare i rapporti tra il fisco e le aziende, attualmente vessate da un atteggiamento che, a volte, non è né accettabile né tollerabile". "Intendo chiedere subito un incontro con il nuovo direttore generale del Veneto - annuncia Toscani, che nei giorni scorsi aveva presentato a palazzo Ferro-Fini una mozione per la regionalizzazione di Equitalia - per stimolare la sottoscrizione di protocolli di collaborazione tra la società di riscossione e le associazioni di categoria. E' importante che la società apra sportelli dedicati alle aziende, possibilmente in tutte le province venete, in modo che gli imprenditori abbiano a disposizione una corsia privilegiata e personale specializzato, come peraltro già accade in alcune realtà". Per Toscani sarebbero auspicabili accordi con le associazioni di categoria ed eventualmente con le Camere di Commercio. "L'importante - aggiunge il vicepresidente del Consigio regionale - è che si superi l'attuale fase di contrapposizione tra il mondo imprenditoriale e la società incaricata della riscossione di tasse e tributi per arrivare a una collaborazione che è nell'interesse di tutti. Gli ispettori e gli esattori di Equitalia non possono usare la discrezionalità, ma sono tenuti all'uso della ragionevolezza".


E A PONTIDA FINGONO SCENEGGIATE CONTRO I GABELLATORI
LEGA, SCUOLA DI MAGISTRATURA, MONTAGNA DI SPRECHI
235 Domenica 19 Giugno 2011 14:46
L'AUTORE
Bergamo, Lega inaugura Scuola magistratura Mezzo milione di affitto a vuoto in due anni
Il vicepresidente del Csm Vietti precisa: "Il progetto è ancora in via di definizione". La struttura, voluta nel 2006 dall'allora ministro della Giustizia leghista Castelli e approvata da Alfano nel 2008, non è mai partita. Bossi: "Finalmente. Mi sento più sicuro se mi giudica un pm che parla il mio dialetto"
“Io mi sento più sicuro se vado a farmi giudicare da un magistrato che capisce il mio dialetto”. Da oggi, quindi, chi in Lombardia dovrà affrontare un procedimento giudiziario può stare più sereno. Parola di Umberto Bossi. Purché si accontenti della versione bergamasca, perché nella provincia lombarda è stata inaugurata la Scuola superiore della magistratura. “Finalmente e meno male”, aggiunge il Senatur. Nessuno deve averlo avvertito della travagliata vicenda della scuola. Voluta più di due anni fa proprio da un altro leghista, l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, e mai partita. Uno spreco di quasi mezzo milione di euro di affitto a vuoto.

Ma ora, con l’inaugurazione di oggi alla presenza del leader del Carroccio, del ministro della Giustizia Angelino Alfano e di quello della Semplificazione normativa Roberto Calderoli, la situazione dovrebbe essere risolta. E invece no. “Mi auguro che la scuola superiore della magistratura di Bergamo parta subito – afferma il titolare della Semplificazione – perché “credo che in ciascuna parte del paese ci sia la necessità che vi siano magistrati rappresentanti delle realtà locali”. Non una certezza quindi, ma un augurio. Dubbio confermato dal vicepresidente del Csm Michele Vietti, che ricorda come il progetto della scuola sia “ancora in via di definizione”. E sulla dichiarazione di Bossi commenta: “Sarà la scuola della magistratura italiana, per tutti i magistrati italiani di qualunque provenienza geografica e avranno tutte una direzione e una impostazione unitaria”.

L’augurio leghista è comunque l’ultimo di una lunga serie. L’ennesimo espresso alle amministrazioni locali che, alla fine dello scorso anno, si sono spaccate sulla vicenda. Il protocollo d’intesa per il nuovo istituto, voluto da Castelli, era già firmato a settembre 2008. La sua istituzione – con un decreto legislativo – risale addirittura al 30 gennaio 2006. Per due anni, fino a settembre 2010, Comune e Provincia di Bergamo hanno pagato – inutilmente – l’affitto di un’ala del collegio Sant’Alessandro, di proprietà della Curia, che avrebbe dovuto ospitare i corsi della scuola di magistratura.

Circa 485mila euro di spese, tra rinvii e promesse. Fino a quando, lo scorso anno, il sindaco Pdl di Bergamo, Franco Tentorio ha deciso di non rinnovare il contratto d’affitto. Più titubante la Provincia, guidata dal leghista Ettore Pirovano, che ha continuato a versare la sua parte aspettando una buona notizia dai vertici del partito. Una risposta che forse è arrivata. O forse no.
fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT
Una Pontida-Babele leghista col “giallo” del Trota parlante
234 Sabato 18 Giugno 2011 18:45
L'AUTORE
Bossi cancella tutti: «Parlo solo io». I veneti con Napolitano e...Mameli

«Io ci vengo a Pontida, certo che ci vengo. Ma non è che adesso ricominciamo con la prescrizione breve per Berlusconi, eh?», gracchia la voce dell’ascoltatore di Radio Padania. «Vorrebbe dire che non ci siamo accorti che il 95 per cento degli elettori ha votato contro il legittimo impedimento...».
«Beh – farfuglia il conduttore – però è il 95 per cento...del 57 per cento di quelli che sono andati a votare». Questo spicchio di siparietto andato ieri pomeriggio in onda sull’emittente leghista fotografa bene il clima che si respira nella base del Carroccio dopo la batosta elettorale e dopo la «seconda sberla» alla maggioranza, quella sui referendum.
Il commissariamento dell’emittente leghista ormai considerata troppo “maroniana” e perciò affidata all’occhiusta vigilanza del figlio di Umberto Bossi, Renzo detto “il Trota”, serve a ben poco: la radio era e resta lo specchio degli umori del popolo leghista, che non ci sta a farsi menare per il naso da Bossi che vuol tenerlo ancora alla catena con Berlusconi.
Alle balle sulle miracolose sforbiciate alle tasse, per esempio, non abbocca la base leghista. Telefona Giancarlo e dice poche parole che sono una lapide di marmo: «Dai, è inutile che ci prendiamo in giro, Tremonti ci ha avvertito: tagliare le tasse significherebbe un rischio Grecia anche per l’Italia...».
Guai accennare al tema giustizia per non scivolare sui processi di Berlusconi e addio pure all’argomento tasse. Di che parlare, allora? Sentita l’aria che tira, il conduttore prova a cambiare spartito: «Parliamo di giustizia...sportiva», dice, introducendo una telefonata in diretta di Luciano Moggi, che veste i panni della vittima. Apriti cielo. «Sono sincero, devo dire che mi ha dato molto fastidio sentire Moggi sulla nostra radio...», protesta subito un ascoltatore.
Il conduttore prova a buttarla sull’ironia: «In Italia solo per due persone non vale la presunzione d’innocenza, Berlusconi e Moggi». Ma non funziona, i leghisti davvero non ne possono più. «Ma che cosa dici – s’arrabbia l’ascoltatore – adesso vogliamo far passare anche Moggi per un santo? Ma che sta succedendo nella Lega?».
Bella domanda. La risposta è: sta venendo giù tutto. Al punto che ieri, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata una notizia che pareva battuta dalla Tass sovietica degli anni di Stalin: per la prima volta in oltre vent’anni, dal palco installato sul pratone di Pontida (da una efficientissima squadra di operai rumeni) domenica parlerà solo Umberto Bossi.
Una scelta che dà la misura del grave marasma interno alla Lega spaccata tra chi punta al voto anticipato e chi no, tra chi vuol liberarsi di Berlusconi e chi no, tra colonnelli di vecchia e nuova generazione, tra Maroni e Calderoli, tra i dirigenti veneti (stasera all’arena di Verona canteranno l’inno di Mameli in onore dell’ospite Napolitano) e lombardi.Una scelta dettata dall’esigenza di rappresentare agli occhi i militanti leghisti, la sceneggiata di un partito compatto, che parla con una sola voce, evitando i distinguo e persino i rischi di qualche fischio per i dirigenti troppo berlusconiani come Calderoli o Castelli. E dire che la lista degli interventi era pronta, dirigenti delle associazioni leghiste, governatori, ministri...Tutto cancellato.
Da qualche giorno tra i leghisti girava voce che Bossi intendesse far debuttare tra gli oratori anche il figlio Renzo, la cui presenza è ormai imposta dal papà in tutte le riunioni di vertice della Lega e negli incontri ristretti con Berlusconi. La candidatura del “Trota” a consigliere regionale lombardo aveva già provocato le proteste dei giovani padani contro il raccomandato, la sua onnipresenza irrita tutti i colonnelli leghisti esclusi dal clan dei cosiddetti “badanti” (mamma Manuela, Reguzzoni, Rosy Mauro, Bricolo, Belsito più l’imbucato Calderoli). Un suo intervento dal palco di Pontida sarebbe stato la goccia potenzialmente in grado di far traboccare il vaso dell’esasperazione leghista per un partito a gestione familistica che non tiene un congresso dal 2002: da ben nove anni.
Castelli scherza quando dice che a Pontida si farà «un esame della situazione con i nostri militanti» aggiungendo: «Siamo l’unico partito che ha due appuntamenti all’anno con la base». Salvo ritenere che radunare 20mila persone su un prato e urlargli slogan nelle orecchie sia fare l’esame della situazione politica. Diciassette anni di frequentazione e contaminazione con Berlusconi hanno fatto danni gravi alla Lega, forse irreversibili.
Certamente sull’ex ministro della giustizia Castelli, considerato tra i più filo-berluscones della Lega, che aveva come vicecapo gabinetto quel Papa deputato Pdl inquisito per la P4 per cui è stato chiesto l’arresto.
Bossi non sa cosa inventarsi per convincere la base a tenere ancora in piedi Berlusconi fino al 2013. Federalismo chissà quando, stop alla guerra di Libia e ai clandestini (gli stessi che poi si mettono in regola e gli hanno montato il palco), i ministeri al nord... Aria fritta.
A Pontida “parlerà” lui ma il Senatùr è conciato com’è conciato. Dopo l’ictus è difficile comprendere le frasi che pronuncia e ieri si sono registrate decine di dichiarazioni, Berlusconi in testa, sull’interpretazione di un suo pollice verso: era per dire che il governo cade o era un gesto contro la stampa? Domenica questo Bossi che s’è voluto legare al destino di Berlusconi (a giorni la Lega voterà sì alla prescrizione breve per evitare che il Cavaliere sia condannato al processo Mills con interdizione perpetua dai pubblici uffici) userà l’estrema risorsa: l’esibizione del suo corpo segnato dalla malattia, cui tributare da parte della base un atto di fede assoluto: restare ancora con Berlusconi, fino alla fine. Ma così farà scoppiare la Lega che in Veneto già rumoreggia. Sarà una Pontida disperata.

Francesco Lo Sardo
europaquotidiano.it
VERONA, ALTRO LEGHISTA INDAGATO
233 Sabato 18 Giugno 2011 10:48
L'AUTORE
Favori per i locali, indagato
anche Fabio Venturi
L'INCHIESTA. Chiusa l'indagine che ha coinvolto l'ex vicecomandante dei vigili Eliano Pasini. Nel mirino il presidente di circoscrizione e vicepresidente della Provincia

13/05/2011 AREENA.IT

Verona. Una sorta di ufficio informazioni organizzato e soprattutto preciso. E stando a quanto ipotizzato dal sostituto Pier Umberto Vallerin, a diffondere e divulgare a estranei informazioni che avrebbero dovuto rimanere riservate era uno degli ufficiali al vertice della polizia locale. Lo fece con chi, a sua volta, comunicando quelle notizie riservate riceveva vantaggi. E ad informarsi sui controlli, sulle sanzioni e sulle uscite dei vigili che avrebbero comportato «disagi e multe» ai titolari dei bar fracassoni era anche un politico.
Chiuse le indagini per la vicenda che riguarda le violazioni ai doveri d'ufficio compiute dall'ex vice comandante della polizia locale Eliano Pasini, quell'inchiesta nella quale vennero coinvolti l'imprenditore Stefano Nicotra e la sua segretaria, Patrizia Ghedini.
Per loro il quadro era noto ma l'avviso di garanzia è stato notificato anche a Fabio Venturi, leghista, presidente della Quinta circoscrizione e vice presidente della Provincia. Per lui, accusato di concorso in abuso d'ufficio, è stato un fulmine a ciel sereno perchè, a differenza degli altri tre (che avevano ricevuto in l'avviso di proroga) non sospettava che le richieste di informazioni fatte ad Eliano Pasini e relative ai controlli al bar Tiffany di via Amo sarebbero divenute oggetto di interesse da parte della magistratura. E ora dovrà fornire spiegazioni su quelle telefonate «di favore».
PASINI E I SEGRETI RIVELATI. Schematico e preciso il quadro d'accusa ipotizzato dal pm che nell'aprile 2009 chiese, e ottenne, che Pasini e Nicotra fossero destinatari di una misura cautelare. Ruoli e compiti che tuttavia, a differenza di quanto ipotizzato all'inizio, non rivestono il ruolo di gravità dell'associazione per delinquere. Pasini intratteneva rapporti distinti: da una parte Nicotra, dall'altra Venturi. Lui il trait d'union perchè solo lui, in qualità di vicecomandante, aveva accesso alle pratiche riservate e relative ai controlli e ai verbali dei vigili. In particolare utilizzava quelle relative allo svolgimento di controlli (ma agiva anche per non programmarli) «a sorpresa» da parte dei vigili «diretti a verificare», recita l'imputazione, «la regolarità delle autorizzazioni possedute e la correttezza della gestione nonchè il rispetto della normativa dell'esecuzione di opere edilizie da parte di gestori di pubblici esercizi situati nel Comune di Verona». E così si evitavano multe e provvedimenti. Quell'«occhio di riguardo» che dava la possibilità di mettersi in regola per evitare guai e che vorrebbero avere tutti. Ma il principio in questo caso era «tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri». Per dirla alla Orwell.
I VANTAGGI. Le irregolarità c'erano, gli esposti dei cittadini soprattutto per i rumori anche ma la mancanza di segretezza su questo frangente portò vantaggi a Stefano Nicotra che veniva a conoscenza dei segreti e in cambio, stando all'ipotesi del pm, «otteneva denaro o altre utilità che gli venivano elargite dai titolari dei pubblici esercizi ai quali a loro volta rivelava le notizie, anche a titolo di compenso per averli comunicati». Vantaggi anche per i titolari dei pubblici esercizi: non pagavano le sanzioni amministrative nelle quali sarebbero incorsi se non avvertiti per tempo. Anzi, prima dei controlli. E, confidenza per confidenza, i segreti venivano comunicati anche alla segretaria.
LA CORRUZIONE. Informazioni segrete in cambio di biglietti per spettacoli, attrazioni e altri servizi a pagamento, in un caso Pasini accettò la promessa che Nicotra gli fece, ovvero che qualora fosse riuscito ad occupare una posizione di rilievo all'interno di Amia avrebbe fatto assumere il figlio del vicecomandante. Tutto contrario ai doveri di ufficio. Anche per la corruzione il pm indica circostanze precise. Eliano Pasini rivelò a Nicotra non solo gli eventuali controlli ma anche l'esito, non ancora pubblicato, delle prove scritte e orali di un concorso per 30 posti di vigile urbano tenutosi tra il maggio e il luglio 2008, oppure segnalò l'arrivo di esposti al Comando di via del Pontiere. Non solo: Nicotra chiedeva informazioni relative a qualcuno e Pasini comunicava a lui o alla segretaria se esistevano o meno procedimenti finalizzati all'applicazione di sanzioni. Scriveva lui stesso i ricorsi per conto dei privati (indicati sempre da Nicotra) per ottenere l'annullamento delle sanzioni. Perchè non sempre venivano evitati i controlli e le multe. Comportamenti che vengono contestati a tutti e tre e che furono attuati nel 2008. E che si conclusero, comunque, nel novembre 2008. Arrivò un esposto in Procura e in dicembre l'ufficio di Pasini venne perquisito e lui allontanato dal comando di via del Pontiere.© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fabiana Marcolini
LE SOLITE IDIOZIE DEL "SERVO FURBO" BORGHEZIO
232 Sabato 18 Giugno 2011 10:41
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"TORNIAMO AD ESSERE DEI FIGLI DI PUTTANA COME UN TEMPO"
FONTE AFFARIITALIANI.IT
"

Mario Borghezio
"La gente che andrà a Pontida lancerà un messaggio di questo genere: 'Toglietevi di dosso quell'aplomb ministeriale che ci fa cagare e tornate quei ribelli, intrattabili, figli di puttana quel tanto che basta e necessita per combattere il burocratismo statalista di Roma ladrona!". Mario Borghezio, europarlamentare della Lega e voce dei duri e puri del Carroccio, con un'intervista ad Affaritaliani.it, chiede al partito di recuperare lo spirito originario e abbandonare le tentazioni del Palazzo. E su Bossi dice: "Sono certo che saprà cogliere, con la consueta capacità di essere in sintonia col suo popolo, questa assoluta necessità di una svolta".

A Pontida parlerà solo Bossi. E'arrabbiato di non poter parlare dal palco?
"Non sono arrabbiato perché non si sa ancora che cosa avverrà. In ogni caso a Pontida parlo con migliaia di persone".

Che cosa si aspetta dal raduno di domenica?
"Credo che sia necessario che giunga al vertice della Lega la parola chiara, sincera e spontanea della base dei duri e puri che sta assolutamente con Bossi ma che non perderà l'occasione di far sentire la propria voce con la speranza nel cuore di avere delle riposte molto chiare ai segnali che sono stati dati ultimamente dal nostro tessuto. Una base certa che Bossi saprà cogliere con la consueta capacità di essere in sintonia col suo popolo questa assoluta necessità di una svolta che faccia ritornare il partito alle origini anche nel linguaggio".

Ovvero?
"Torniamo a parlare, anche e specialmente a Roma, il sano e brutale, in quanto sincero, linguaggio "barbarico" che mutuiamo da quello della gente che rappresentiamo e che ci vuole così come siamo e dobbiamo continuare ad essere. Ai nostri ministri e sottosegretari questa gente sembra voler mandare, con tutto il dovuto rispetto, un messaggio di questo genere: 'Toglietevi di dosso quell'aplomb ministeriale che ci fa cagare e tornate quei ribelli, intrattabili, figli di puttana quel tanto che basta e necessita per combattere il burocratismo statalista di Roma ladrona!' e ai nostri rappresentanti manda a dire: 'Estirpate quanto prima possibile il cancro mafioso, a suo tempo scientemente inoculato da Roma nei nostri territori, perché vogliamo tornare a vivere e lavorare solo fra gente pulita e onesta come noi!'. Molti hanno l'impressione che il linguaggio, le proposte, il modo di fare e l'aplomb troppo ministeriale traduca, un sia pur iniziale, ma pericolosissimo cedimento agli usi e costumi della politica romana che per il corpo sano della Lega sono un virus peggiore di quello che infetta le carni".

Rompere con Berlusconi potrebbe essere un'eventualità?
"Su questo non dichiaro nulla: ho piena fiducia in quello che dirà Bossi e attendo le sue parole con quella premessa di cui parlavo prima".

Le risulta che il partito sia spaccato in più fazioni?
"E' un argomento che non interessa me, né i patrioti padani".
VENETO, ARIA DI FRONDA "LIGHISTA"
231 Mercoledì 15 Giugno 2011 21:38
L'AUTORE
Cresce la fronda dopo
lo smarcamento di Zaia
sui referendum
MARCO ALFIERI

Piccoli leghisti crescono», sibila Bepi Covre, mitico sindaco di Oderzo negli Anni Novanta, parlamentare del Carroccio dal ’96 al 2001. «Dietro Flavio Tosi e Luca Zaia c’è un’intera pattuglia di sindaci 40enni, gente che si è fatta sul campo e ragiona con la propria testa. Lo si è visto sui referendum...», alla faccia delle parole del Capo. Oggi Covre è tornato a fare l’imprenditore, si definisce «un leghista di fede maronita», ma resta un gran «confessore» di lighisti veneti, come amano chiamarsi da queste parti quadri e militanti ricordando ogni volta che «la Liga è nata nel 1980 mentre la Lega lombarda solo nel 1984, prima di farsi federare dal carisma padano di Umberto Bossi», come ricorda Francesco Jori nel suo bel libro Dalla Liga alla Lega . «C’è in giro molta effervescenza nel partito», conferma l’ex sindaco di Oderzo. «La politica italiana ha un grande difetto: una classe dirigente inamovibile. La gente non ne può più». In questi tempi globali «i totem vanno messi da parte. Anche Bossi, certo. Un grande attore sa quando uscire di scena». Intendiamoci, «Umberto è un mito, è la Lega, ma oggi deve capire che è il momento di passare la mano». Si prenda Zaia: «Sul referendum ha fiutato l’aria portandosi dietro mezza giunta» (gli assessori Stival, Conte e Ciambetti), il capogruppo in Regione Caner e i consiglieri Baggio, Bassi, Corazzari, Finco, Sandri e Tosato. Tutti frondisti. «Abbiamo incontrato decine di militanti favorevoli all’acqua pubblica e contrari al nucleare, pronti ad andare a votare», conferma Caner. Non era mai successo. «Questo fiuto Bossi e Berlusconi non ce l’hanno più», chiosa Covre. Naturalmente lui può parlare liberalmente ma dentro al corpaccione lighista è tutto un darsi di gomito. «Mettiamola così», confessa un dirigente di primo piano: «ci si rende conto che è partito il countdown sul dopo Bossi e ci si riallinea».

In questo Tosi e Zaia incarnano una posizione più matura: la chimera del lighismo autonomo dal partito lombardo non porta lontano. Ogni volta che qualcuno ha provato ad alzarsi da terra è stato decapitato dal Senatur. Franco Rocchetta e Fabrizio Comencini ancora se lo ricordano. Quest’ultimo nel ’98 fu purgato quando strappò portandosi via dal gruppo regionale 7 consiglieri su otto. Con il Capo rimase solo Giampaolo Gobbo e da quel momento Bossi gli ha affidato le chiavi del partito. «Per questo un accordo con la Lombardia resta strategico per i giovani leoni», continua la fonte. «Anche qui, la partita è pro o contro Maroni». Il sindaco di Verona sta con Bobo, il trevigiano Zaia è più doroteo, per ora non si schiera, anche perché dentro al partito Tosi è più forte e lo scontro è con il segretario regionale Gobbo, l’uomo della pax bossianlombarda nella ex Serenissima. Nel frattempo si smarcano entrambi: Tosi da Gobbo su episodi simbolici come la visita del presidente Napolitano e la battaglia congressuale per le segreterie provinciali; Zaia, appunto, sui referendum. Entrambi sanno che la protesta sta montando in casa. Sui blog dei militanti i più scalmanati a chiedere un ricambio nella leadership o di mollare i lombardi «imborghesiti» per tornare alla purezza del lighismo, sono proprio i veneti. A Treviso, nel feudo di Zaia, dalle Regionali 2010 alle provinciali del mese scorso il Carroccio ha perso per strada 91 mila voti, parzialmente recuperati solo grazie alla lista civica «Razza Piave» (37 mila voti) che ha fatto da cestino per i duri e puri delusi dal forza-leghismo di governo. «Ai referendum i veneti si sono presi la loro autonomia senza guardare in faccia nessuno, non vedendo i segni concreti delle riforme promesse», ammette il leghista Franco Manzato, assessore regionale all’agricoltura.

Certo, «ad oggi non vedo alternative a Bossi. Il Capo è amato dalla base, i colonnelli invece rispettati, cosa diversa». Anche se, continua Manzato, «qualsiasi governo se oggi non fa riforme tangibili non dura. Non c’è Bossi o Berlusconi che tengano». Il dopo Bossi? «In politica tutto è possibile tanto più se soffriamo un berlusconismo che non funziona», gli fa eco Toni Da Re, sindaco leghista di Vittorio Veneto. Dopodiché se «il prossimo leader sia veneto o lombardo, l’importante che sappia dove portarci». Due mesi fa, l’idea della successione, sarebbe suonata fantapolitica.
FONTE: LA STAMPA.IT
ARRESTATA ASSESSORE DELLA GIUNTA PIEMONTESE DI COTA
230 Mercoledì 15 Giugno 2011 15:26
L'AUTORE
Per l'assessore alla Sanità
sono stati disposti i domiciliari
nella sua villa di Leinì. «Esiste
il rischio che reiteri il reato»
alberto gaino, grazia longo

torino
«Agiva per motivazioni politiche personali e non per l'interesse della pubblica amministrazione». Questa la ragione che ha indotto gli inquirenti a disporre gli arresti domiciliari per Caterina Ferrero, assessore alla Sanità della Regione Piemonte.

«La misura si è resa necessaria perchè esisteva il rischio di ripetizione di reato», hanno spiegato in conferenza stampa il procuratore della Repubblica di Torino, Giancarlo Caselli, e il pm aggiunto, Andrea Beconi. La Ferrero, infatti, ha rimesso le deleghe, ma ha conservato la carica di assessore regionale e «ha mantenuto - ha sottolineato il pm Beconi - un ruolo importante di possibile influenza sulle decisioni amministrative». La misura degli arresti domiciliari nella sua villa di Leinì è stata ritenuta sufficiente a garantire l’assenza di contatti fra Ferrero e altre persone.

Un nuovo tassello si aggiunge dunque nel complicato intreccio di affari privati e politica che si è abbattuto come un tornado sulla Sanità piemontese. La posizione della Ferrero potrebbe essersi aggravata dopo gli interrogatori seguiti agli arresti delle scorse settimane.

Con l’ordinanza emessa dalla Procura si contesta all'assessore il reato di turbativa d’asta, ma la stessa è stata iscritta nel registro degli indagati anche per l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio in relazione all’apertura di un centro di emodinamica a Chivasso (Torino), deciso - ha spiegato Beconi - nonostante il piano regionale non lo preveda e «per soddisfare le aspettative della zona di Ivrea e Chivasso». Per questa ipotesi di reato sono indagati in concorso, il collaboratore di Ferrero Piero Gambarino e il commissario della Asl To4 Renzo Secreto.

Sono due le vicende dalle quali si evince - secondo la Procura - l’interesse politico di Ferrero negli episodi sui indagano i pm della stessa Procura e la Guardia di Finanza. La prima è la revoca del bando di gara per la fornitura di pannoloni per anziani, che, secondo il procuratore aggiunto Andrea Beconi, è stata una misura «adottata non per interesse pubblico, ma per interesse politico, ovvero allo scopo di averne un ritorno di tipo politico nelle imminenti elezioni amministrative».

A seguito del provvedimento, secondo le indagini effettuate dalla Procura, «furono organizzati incontri elettorali con i farmacisti. Non si è trattata di un’esplicita promessa di voti - ha precisato - ma di una sorta di captatio benevolentiae». L’altra vicenda è quella dell’apertura del reparto di emodinamica dell’ospedale di Chivasso (Torino), assegnato senza alcuna gara ai privati della clinica torinese Villa Maria Pia.

«È stata effettuata - ha sostenuto Beconi - nonostante il piano di rientro della sanità regionale prevedesse la chiusura di servizi aperti o la non apertura di altri servizi e, nella zona di Chivasso e Ivrea, che non fosse opportuno aprire alcun centro del genere». Anche in questo caso, ha detto Beconi, «l’interesse è stato di tipo politico: favorire la rielezione del sindaco uscente». Si tratta di Bruno Matola del Pdl (sconfitto da Gianni De Mori del centrosinistra nella recente tornata elettorale), che però non risulta iscritto nel registro degli indagati.
FONTE: LA STAMPA.IT
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229 Martedì 14 Giugno 2011 08:50
REFERENDUM, FAIDE INTERNE E CERCHIO MAGICO
Il risveglio post referendum in casa Lega Nord è paragobabile al film Totò e Peppino divisi a Berlino. Da un lato il ministro dell'Interno Roberto Maroni e il governatore Luca Zaia gongolano per il successo elettorale, con il primo ormai sulla rampa di lancio per una leadership oltre che interna al movimento anche di tipo governativo.
Dall'altro il leader del Carroccio Umberto Bossi che mastica amaro per l'opportunità mancata di appoggiare la tornata referendaria. E infine, in un angolo, ci sono gli sconfitti, il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni e il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, i più vicini al Popolo della libertà, il primo al premier Silvio Berlusconi e il secondo al ministro dell'Economia Giulio Tremonti.
LE RIPERCUSSIONI SUL CARROCCIO. È questa la radiografia del centrodestra alla chiusura dei seggi per i quattro referendum che rischiano di travolgere l'intero esecutivo.
Se il buon giorno si vede dal mattino, l'inizio di una delle settimane cruciali per il governo Berlusconi è stato devastante. Ma oltre che sull'esecutivo, le ripercussioni più forti si avranno nel Carroccio.
La linea dei fedelissimi del Senatùr, quello dei vari Reguzzoni, Rosi Mauro, Francesco Belsito, ma anche del governatore del Piemonte Roberto Cota, ha subìto l'ennesima sconfitta.
Già alle ultime elezioni amministrative le scelte della Lega di Gemonio avevano dato risultati pessimi, questa volta sono stati drammatici.
IN ATTESA DI PONTIDA. Anche di questo si dovrà discutere nei prossimi giorni in via Bellerio, per la marcia che porterà i leghisti a Pontida: lo storico appuntamento sul pratone potrebbe diventare il trampolino di lancio proprio per Bobo, già forte dell'appoggio dei sindaci leghisti che vogliono una modifica al patto di stabilità. Del resto, domenica 19 giugno il numero uno della Lega si troverà di fronte un popolo più che mai «fuori dalla grazia di dio», come si legge sui social network in internet e si sente nelle dirette di Radio Padania. «Perché questa volta» a essere messa in gioco non è solo la tenuta dell'alleanza con Berlusconi, ma la stessa credibilità di un leader come Bossi. Almeno così si mormora tra i ranghi leghisti.

Strade diverse per base e vertici leghisti
Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega Nord alla Camera dei deputati (foto Ansa)
.Pensare che il 24 maggio scorso, Bossi si era lasciato scappare questa battuta: «Attraente il referendum sull'acqua», lasciando intendere che il popolo verde avrebbe potuto recarsi alle urne. Una frase che era poi caduta nel dimenticatoio, in particolare dopo l'esito del ballottaggio su Milano, quando il Senatùr fu stoppato dai suoi fedelissimi e dal Cavaliere sul voto referendario. Ma la base leghista, nelle ultime settimane, non ha badato molto alla presa di posizione dei vertici di partito e si è mossa autonomamente su acqua, nucleare e legittimo impedimento.
LA BASE STANCA REAGISCE. «Non vogliamo tutti prenderlo nel c...», scriveva un giovane padano sul forum di riferimento. Ma a dare manforte ai fazzoletti verdi, più che mai sensibili a questi argomenti, (come dimostra l'alta percentuale di voto nel Veneto verde padano), è giunto l'appoggio di Maroni, del sindaco di Varese Attilio Fontana e del governatore Zaia. L'ultimo ha votato sì a tutti e quattro i referendum, facendo un pienone di consensi. Ma è il capo del Viminale, che ha posto due croci sul “sì” dell'acqua, a figurare come il vero vincitore della Lega Nord alla fine di questa tornata referendaria.
LA CORSA DI ROBERTO. In sostanza, lunedì 13 giugno potrebbe passare alla storia come la giornata in cui Maroni ha lanciato ufficialmente la sua corsa alla leadership del Carroccio. E già i media lo trattano come tale: domenica 12 giugno, la Padania, il quotidiano di partito, gli ha dedicato ben sette pagine; il giorno dopo è stata la volta del Corriere della Sera, con un' intervista di Fiorenza Sarzanini, durante la quale ha dichiarato senza mezzi termini: «O cambia qualcosa a livello di governo o si va al voto». E tre ore pirma cella chiusura dei seggi Bobo ha esternato nuovamente annunciando il superamento del quorum.

I maroniani sperano in Pontida
Raduno di Pontida della Lega Nord (foto Ansa)
.A stare a sentire chi conosce da vicino Maroni, l'annuncio «è stato inusuale». Anche perchè «Bobo» alle parole, specie a quelle pronunciate in veste ministeriale, «tiene molto», le pesa il giusto.
LA GUERRA DI VARESE. L'uscita «avventata», come l'ha definita il Pd, è - secondo voci di corridoio che circolano in via Bellerio – il «semplice» risultato di un acceso scontro all'interno della Lega Nord. Quello che si è consumato nel gruppo varesino, con da un lato Marco Reguzzoni, (ancora un volta cattivo consigliere con il Senatùr) e dall'altro Bobo, che nell'intervista rilasciata alla Sarzanini ha lanciato un messaggio inequivocabile a Bossi: «Lui è il capo e con lui ci confrontiamo. Noi leghisti possiamo avere opinioni diverse su singole questioni o sulla tattica da adottare. Ma sulla strategia siamo tutti d'accordo. Siamo il partito del Nord, sappiamo bene che cosa interessa alla nostra gente. E non abbiamo alcuna intenzione di deluderla».
IN ATTESA DELL'INCORONAZIONE A PONTIDA. Chi conosce Maroni in questi giorni lo continua a ripetere senza sosta: «Non romperà mai con Umberto, non è uno stupido». Ma è ormai evidente che le intenzioni del capo del Viminale sono uscite allo scoperto. Nelle scorse settimane si mormorava di un accordo con il Partito democratico per una nuova legge elettorale congeniale alla base leghista. Ora il successo referendario gli darà la spinta per conquistare la leadership ? Per i maroniani di ferro l'incoronazione potrebbe avvenire già a Pontida
DI ALESSANDRO DA ROLD LETTERA43
BORGHEZIO: MLADIC COME GARIBALDI
228 Giovedì 09 Giugno 2011 14:59
L'AUTORE
L'ultima uscita di Mario Borghezio: Mladic come Garibaldi. Dopo aver definito un "patriota" Ratko Mladic, il generale serbo arrestato pochi giorni fa a Belgrado e imputato davanti al tribunale internazionale dell'Aja di crimini di guerra e genocidio, l'europarlamentare della Lega Nord, Mario Borghezio, pensa bene di continuare a tessere le lodi dell'ex latitante responsabile di svariati massacri di civili. "Non ci sono poi tutte queste prove che a Srebrenica (dove nel luglio del 1995 furono massacrati migliaia di musulmani bosniaci, ndr) si sia trattato di genocidio, ci sono stati solo alcuni morti - ha dichiarato Borghezio a La Zanzara, su Radio 24 - Mladic è stato un eroe per la sua gente, e anche per me".

'Galan? Un cretino, un idiota totale'. L'elogio del boia non si ferma qui. Al conduttore Giuseppe Cruciani che gli chiede a quale 'eroe' o 'patriota' italiano paragonerebbe Mladic, l'europarlamentare del Carroccio risponde senza esitazione: "A Garibaldi. Anche se - precisa immediatamente - Mladic non ha mai rubato, Garibaldi invece...". Nell'intervista c'è anche il tempo per un attacco velenoso al ministro dell'Agricoltura Galan, 'reo' di aver definito una "puttanata intercontinentale" la proposta del leghista Calderoli di spostare i ministeri al Nord. "Le dichiarazioni di Galan? Un cretino, un idiota totale, un padano italianizzato. Dice così per motivi di bassa cucina politica", sentenzia il sempre più imbarazzante Borghezio.

FONTE: http://www.newnotizie.it

P.S. VORREI FAR NOTARE CHE BORGHEZIO DIFENDE MLADIC DIFENDENDO ANCHE GARIBALDI, ERGO BORGHEZIO DIFENDE L'UNITA' DI ITALIA, GESTO DI UN PATRIOTA, ASSASSINO MA PUR SEMPRE PATRIOTA!
QUOTE LATTE, UNA SENTENZA DA TENERE D'OCCHIO
227 Martedì 07 Giugno 2011 18:37
L'AUTORE
La pena più alta invocata per Alessio Crippa, considerato il «Robin Hood» dei produttori, e 6 anni e mezzo per il suo braccio destro Gialuca Paganelli. Il danno allo Stato è valutato in 100 miiloni.

Chiesta la condanna a 8 anni e mezzo di reclusione per Alessio Crippa, il «Robin Hood» dei produttori di latte. Chiesti invece 6 anni e mezzo per Gianluca Paganelli, il suo braccio destro. Sono accusati di peculato e truffa aggravata nell'ambito del processo sul raggiro da circa 100 milioni di euro sugli importi non versati allo Stato a partire dall'aprile 2003 dai produttori legati alle cooperative «La Lombarda» e «La Latteria di Milano» per le quote di latte prodotte in eccedenza rispetto ai limiti fissati dall'Unione europea. Il pm Maurizio Ascione ha inoltre chiesto la confisca di 9 milioni di euro alla Latteria, di un libretto di deposito con 47mila euro, di un appartamento e di un box. Nel processo davanti ai giudici della quarta sezione penale sono coinvolti anche 17 produttori accusati di concorso in truffa. Rispondono del solo raggiro da 100.530.680, 10 euro allo Stato e all'Unione europea in virtù del ruolo ruolo di consiglieri e amministratori rivestito nelle due società, anche se i produttori afferenti erano all'epoca dei fatti almeno 200. Nei confronti di questi imputati il pm ha chiesto pene che variano dai 2 anni e 6 mesi di carcere oltre a 500 euro di multa ai 5 anni e mezzo di carcere. Per 14 di loro la richiesta è di 4 anni e 700 euro di multa. Il pm ha infine chiesto di condannare le due scarl in relazione al decreto legislativo 231 del 2001 che stabilisce la responsabilità in capo alle società per i reati commessi dai propri dipendenti quando non mettono in atto modelli organizzativi utili a impedirli. Ha chiesto quindi di infliggere alla «Lombarda» 450mila euro di sanzione pecuniaria e alla «Latteria», che aveva preso il posto della prima quando la Regione le aveva revocato la qualifica di primo acquirente, altri 254mila. Parlando dei due imputati principali, Crippa e Paganelli arrestati il 4 febbraio 2009, Ascione ha detto al termine della requisitoria che «è evidente che la posizione di Crippa è più esposta, più pesante, più grave di quella di Paganelli. Per questo è giusta una diversa richiesta sanzionatoria». Nel capo di imputazione, il pm spiega che Crippa e Paganelli, infatti, in qualità di rappresentanti legali delle due cooperative, svolgevano il ruolo di agenti della riscossione in materia di prelievo supplementare per conto dell'Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) e che quindi erano incaricati di pubblico servizio. Di qui l'accusa di peculato. Il processo proseguirà il 19 maggio per le conclusioni delle parti civili: Agea, Coldiretti, Confagricoltura e un paio di cooperative che si ritengono danneggiate dai concorrenti. Formalmente è ancora parte civile anche la Regione, che però oggi tramite il suo legale ha annunciato l'intenzione di revocare la propria costituzione. La parola passerà alle difese il 16 giugno. Un'altra data è fissata per il 30 giugno.

FONTE: Enrico Lagattolla ilgiornale.it
MOSTRA UNITA' D'ITALIA, I LEGHISTI TOLGONO LE DIDASCALIE IN ARABO
226 Sabato 04 Giugno 2011 09:27
L'AUTORE
DI DENIS ARTIOLI

VIGEVANO. Doveva essere il taglio del nastro, ha rischiato di trasformarsi nel taglio, a colpi di forbice, delle didascalie in lingua araba che illustrano le opere esposte in Cavallerizza.

E' polemica all'interno della maggioranza Lega-Polo Laico, sull'iniziativa leghista contro le didascalie in arabo, alla mostra «2011: Buon compleanno, Italia» inaugurata ieri. «La giunta - afferma l'assessore alla cultura, Giorgio Forni - ha deciso che quelle scritte in arabo non ci dovevano essere. Erano scritte preparate con l'Ambasciata di Italia per una mostra che, in un tour nel mondo arabo, era stata apprezzata anche dal nostro presidente della Repubblica. Era un modo per dire che finalmente siamo internazionali. Ci sono tanti fratelli mussulmani che vengono qui e avrebbero potuto vistare la mostra con le relative didascalie, persone che contribuiscono al Pil del nostro Paese e fanno figli. Invece, mi ha ferito molto il fatto che alla Cavallerizza sia arrivato il consigliere Scaglia, con una taglierina, per togliere le etichette in arabo. Alla fine le ho tolte io, ma in una vetrina chiusa a chiave, e le chiavi le ho io, ho lasciato le brochure con scritte in arabo. Voglio vedere cosa fanno».

E' stato l'assessore Brunella Avalle a porre la questione in giunta, e il sindaco Andrea Sala conferma.

«Il sindaco - dice l'assessore Forni - era per una mediazione e mi ha detto che era opportuno che levassi le didascalie. Io non avevo intenzione di farlo, poi è arrivato il consigliere con la taglierina. Un gesto brutto».

«Io sono andato lì con la taglierina perché mi avevano detto che ne serviva una e non sapevo a cosa servisse, ma sono d'accordo con il sindaco» dice il consigliere Andrea Scaglia. Il sindaco Sala dice: «Non ha senso che ci siano le didascalie in arabo, non era opportuno. La lingua ufficiale è l'italiano e la mostra in Cavallerizza fa parte delle inziative per il 150º. O si mettevano le didascalie in tutte le lingue o non se ne fa niente. E' una questione di identità nazionale: a casa nostra vigono le nostre regole».

Scoppierà un incidente tra Lega e Polo Laico (di cui Forni era candidato al consiglio comunale)? «Penso di no - dice il sindaco - Forni mi sembrava sereno. Il problema è stato sollevato dall'assessore Avalle, e in giunta tutti abbiamo detto a Forni che erano inopportune le didascalie in arabo. Non so se sia andato un consigliere con le forbici, so che l'assessore Avalle voleva intervenire. Ma anche se le avesse tagliate via il consigliere, non vedo quale problema si poteva porre». (ha collaborato Valeria Bollini)

FONTE: laprovinciapavese.gelocal.it
LEGA, IL MALCONTENTO MONTA FRA I GIOVANI
225 Giovedì 02 Giugno 2011 15:59
L'AUTORE
NOTA: MA LORO NON SANNO NULLA DELL'ACCORDO FRA IL CAPO E SILVIO, CHE RENDE IL PRIMO SUDDITO DEL SECONDO?

I Giovani della Lega mollano Berlusconi
Mentre i leader del Carroccio, almeno formalmente, rimangono fedeli al presidente del Consiglio, l’universo dei Giovani padani, il movimento giovanile della Lega Nord, è in subbuglio. Per molti seguaci di Renzo Bossi la sconfitta di Milano è stata l’ennesima prova che l’alleanza con Berlusconi è giunta al capolinea. Per rendersi conto di cosa bolle in pentola, basta farsi un giro sul forum ufficioso* dell’organizzazione. “Abbandonare Berlusconi è vitale per noi leghisti”, scrive Alsesto22, che ammette: “Molti di noi non sono andati a votare perchè ormai hanno le scatole piene di Scilipoti, Berlusconi e compagnia cantante. La Moratti ha perso perchè contro di lei vi è stato un voto di protesta contro Berlusconi”. La “favoletta dei ministeri a Milano” da queste parti non ha convinto nessuno: “La Lega deve abbandonare questa alleanza. Credo che il Bossi di dieci anni fa non avrebbe avuto nessun dubbio a lasciare Berlusconi”.

Qualcuno che difende il premier c’è, ma più per opportunismo che per convinzione. “Dividere il centrodestra mentre la sinistra si sta unendo in un gozzoviglio non è una cosa saggia”, scrive Quasarnova, che però poi aggiunge: “Io sono il primo che spero che Berlusconi vada fuori dalle palle anche perché fa prendere voti alla sinistra e smerda la destra”.

L’insoddisfazione della base nasce da lontano. La batosta rimediata nel capoluogo meneghino ha solo rigirato il dito nella piaga. Già prima dell’elezione, sul forum del Mgp figuravano appelli espliciti: “Non votate la Moratti”, o “Chi è leghista davvero vota Pisapia”. Mentre subito dopo il voto gli applausi sono tutti per Matteo Salvini, l’unico dirigente che ha criticato apertamente il Pdl. E spuntano fuori vecchi rancori: “Il Ministero dell’Agricoltura ci spettava per diritto. Ma Berlusconi ha preferito accontentare i furbetti”.

Secondo molti militanti la via per uscire dal pantano è quella “di fare riforme condivise, cosa impossibile finché esisterà Berlusconi”. “Ma non sarà ora che il popolo di centrodestra capisca che si può fare anche a meno di Berlusconi? – scrive un altro utente – Può mai da un solo uomo dipendere il destino di una nazione intera?”.

Il segnale per far capire ai leader nazionali del partito che la strategia deve cambiare può essere il referendum del 12 e 13 giugno. “Io vado a votare fosse l’ultima cosa che faccio nella vita – scrive Albertos – Se Berlusconi e Bossi vogliono farmi una centrale sotto casa me lo devono chiedere. Non siamo i loro sudditi”. “Sarebbe giusto che la Lega dia un segno stavolta – scrive un altro visitatore – L’aria è cambiata e se non vuole proprio affondare del tutto con B, si deve schierare da qualche parte”.

(* grazie a pippoplut1 per la segnalazione)

DA IL FATTOQUOTIDIANO
Notabili, correnti, poltrone, nepotismo: è finito il sogno della "diversità antropologica" dei padani
224 Giovedì 02 Giugno 2011 08:36
L'AUTORE
DI GIOVANNI CERRUTI

MILANO
L’unica traccia di un sorriso è in un titolo de "La Padania", quello che da Milano segnala «una legnata della Madonnina». Per il resto, peggio dell’altro giorno, del lunedì dei risultati, delle giunte e dei voti che mancano. Accontentarsi di Varese, dove Attilio Fontana resta sindaco, «la continuità», l’unica. E cominciare la caccia ai colpevoli, all’errore, ai responsabili. Perché, si legge in una nota a pagina 2, «è idiota non accettarli e persistere nello sbagliare». E chi è il colpevole, per il quotidiano leghista e per i leghisti? Il Pdl, solo il Pdl. Di Berlusconi, di Moratti, di tutti. Ma loro no.

Eppure proprio Bossi ha appena detto che dovrà occuparsi della sua Lega, e da qui al 19 giugno, giorno del comizio sul pratone di Pontida, dovrà trovare il modo di medicare ferite ormai profonde. Per quanto riguarda le faccende di casa Lega non è detto che sia facile, né semplice. Quanto ne sa, Bossi, della salute della sua Lega? Quanto e cosa gli hanno raccontato in questi anni di malattia, di pause, di assenze? E la controlla ancora, la sua Lega, o come dimostrano i risultati di queste amministrative potrebbero arrivare altre spiacevoli sorprese? Anche per questo, magari, conviene scaricare colpe su altri, dal Pdl al Cavaliere.

Perché nella Lega, a rileggere l’ultimo anno, si possono scoprire storie in apparenza minime, che nemmeno le cronache di questi giorni ormai citano più. Ad esempio, e per rimanere in Piemonte, chi si ricorda del perché si è andati a votare a Novara e Domodossola, dove la Lega aveva due sindaci eletti con percentuali da record? Perché Massimo Giordano ha preferito lasciare Novara per diventare assessore con il governatore Roberto Cota, e Michele Marinello ha abbandonato l’Ossola per diventare consigliere regionale. Saranno bravissimi, ma a quanto pare tra Novara e Domodossola la loro scelta non ha pagato. O non avevano successori presentabili, o il voto ha punito anche il trasloco.

Dev’esser successo qualcosa di serio, di traumatico, nel rapporto tra elettore e Lega. Si trovano tracce ovunque, tranne che nelle dichiarazioni dei protagonisti. Architetto, indipendentista, leghista eretico, Gilberto Oneto è uno che li conosce bene: «La struttura - scrive su "Libero" - è completamente ingessata e senza idee. C’è un giornale che nessuno guarda, una tv che nessuno guarda, una casa editrice che da anni non pubblica un libro, una radio che ha ascolto perché è un anarchico sfogatoio di parole in libertà». Insomma, detto che di questa struttura il nuovo responsabile è Renzo Bossi, resterebbe da capire se in questa campagna elettorale abbia inciso. E pare proprio di no.

Lontano da via Bellerio, e da Bossi che prima della malattia riusciva a provvedere di persona, i dirigenti della Lega ormai faticano a nascondere le piccole storie che hanno portato alla "sberla", come la definisce Roberto Maroni. La Lega di lotta, che organizza battaglie contro l’ingresso della Turchia in Europa o per i dazi sui prodotti cinesi, è la stessa che mette in vendita nelle proprie feste cappellini made in China e magliette made in Turchia? O che ha leghisti («Noi che non siamo attaccati alle poltrone!») con doppio, triplo e anche quadruplo incarico.

Venerdì sera in piazza Duomo, quando Pisapia ha concluso la sua campagna elettorale, il primo presidente della Regione Lombardia Piero Bassetti aveva anticipato a Bersani il crollo del voto leghista. «Ormai siamo abituati a tutto, ma credo che la candidatura del figlio di Bossi alle regionali di un anno fa possa incidere molto sul voto, e non solo dei milanesi. La Lega è diventata quel che non voleva essere, e finirà che gli elettori se ne accorgeranno e non li votano». Perché la Lega è un partito come gli altri. Con i suoi notabili, le sue correnti, anche i parenti. Con Bossi che non può o non riesce o non vuole rimediare a questa «sberla».

Che fa male, ma non deve sorprendere. Basta scorrere l’elenco delle preferenze dei primi sei leghisti candidati al Consiglio comunale di Milano, dall’eurodeputato Matteo Salvini al giornalista de "La Padania" Paolo Guido Bassi. Tutti bravi ragazzi, ci mancherebbe altro: ma tutti stipendiati dalla politica, dalla Lega. Insomma, una Lega che, al momento del voto, più che l’adorata Padania rappresenta se stessa. E’ vero, come dice Umberto Bossi da Roma, «che ci è già capitato di andar sotto e poi tornare su». Ma se la Lega non si risveglia altro che «legnata della Madonnina». Alla prossima, finisce che gli crolla addosso tutto il Duomo.

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LEGA TREVIGIANA NON SOPPORTA BERLUSCONI, MA SANNO CHE BOSSI HA VENDUTO IL PARTITO AL TYCOON?
223 Mercoledì 01 Giugno 2011 15:17
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«Silvio ci trascina giù con lui». La sberla presa da Berlusconi alle elezioni di Milano e Napoli (ma non solo) ha fatto imbufalire Bossi ma anche la Lega trevigiana: tra comunali e provinciali, nella Marca il Carroccio «per colpa sua» ha vinto con riserva.

«L'accordo con Berlusconi ha fatto danni anche da noi - tuona il segretario provinciale della Lega Toni Da Re -: il voto nazionale è stato un voto contro Berlusconi, e Berlusconi ha perso. E ora rischia di trascinarsi dietro pure la Lega: tra i nostri elettori ci sono stati segnali evidenti di malessere».

Lega in fibrillazione: dopo la Caporetto di Milano l'alleanza con il Pdl sta diventando una camicia di forza anche nella Marca, e il leitmotiv del federalismo fiscale come panacea di tutti i mali è un mastice che ormai non tiene più l'elettorato padano.

Da Re non si nasconde dietro a un dito: è contento perché nell'ultima tornata elettorale «la Lega nella Marca ha comunque tenuto e conquistato pure Portobuffolè e Montebelluna» ma allo stesso tempo spera anche lui che da via Bellerio, sede federale della Lega, Bossi stacchi la spina al Cavaliere.

Come chiedono militanti, segretari di sezione e, in testa, Gentilini. «Il malessere è evidente anche tra i nostri elettori - dice Da Re - L'accostamento a Berlusconi ormai ci danneggia: c'è stata una parte di elettori della Lega che ha preferito non votare per colpa sua. Così non va affatto bene». Gentilini: lui lo andava dicendo da mesi, che con Silvio si doveva rompere prima di tornare alle urne: «Che vi avevo detto? - sbotta lo sceriffo - Ormai la diligenza si è fermata: se non si cambiano in fretta tutti i cavalli, addio. La gente non è stupida: si è accorta che né il governo nazionale di Berlusconi né la Regione (mazzata a Zaia, ndr) stanno dando risposte a chi non arriva alla fine del mese. Che gliene frega alla gente dei processi di Berlusconi? Come pensate abbiano reagito i padani alla promessa di Berlusconi di non abbattere le case abusive di Napoli? Io, che vivo in mezzo alla gente, lo sapevo benissimo che l'astensionismo avrebbe trionfato. E noi abbiamo sbagliato a regalare alle sinistre la difesa del Tricolore. Insomma: o torniamo alle origini o la Lega è spacciata».


E' preoccupato anche Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso ma soprattutto segretario regionale veneto della Lega: «A livello federale è ormai necessario che la Lega apra una seria riflessione, e anche Berlusconi è meglio che rifletta: i fatti di Napoli lanciano un segnale molto forte. Noi segretari ne parleremo con Bossi al più presto: per superare questa fase di difficoltà dobbiamo accelerare sulle riforme».

Anche Leonardo Muraro, rieletto presidente della Provincia, marca la differenza con Berlusconi & Co., pur sottolineando che l'alleanza con il Pdl, almeno a livello provinciale, funziona: «I maldipancia per Berlusconi sono arrivati anche qui - dice Muraro - D'altronde siamo in sintonia, a livello nazionale, praticamente solo sul tema del federalismo: ai leghisti non interessa il processo breve».

Federalismo, coperta sempre più corta: «Dopo tre anni di governo - dice il senatore padano Gianpaolo Vallardi - la gente vuole vedere i risultati, tastare con mano gli effetti del federalismo. E' per questo, che stiamo con Berlusconi. Ma se Berlusconi vuole mantenere l'alleanza, ora deve subito calendizzare i provvedimenti sul federalismo, cosa che non ha mai fatto. Ma anche sui suoi ministri ci sarebbe da dire, penso ai disastri fatti da Romani sul fotovoltaico...».
TRIBUNA DI TREVISO - 1 giugno 2011
TOSI, IL "LEGHISTA-ITALIANISSIMO" CHE VINCE A VERONA
222 Mercoledì 01 Giugno 2011 09:56
L'AUTORE
L’ascesa di Flavio Tosi, il leghista eretico che disturba i fedeli di Bossi

Domenica 29 MAGGIO 2011, il candidato del sindaco di Verona alla guida provinciale del Carroccio ha sbaragliato i rivali vicini al Senatùr. Ma dal territorio, la forza del primo cittadino scaligero si sta espandendo, complici la notorietà televisiva e gli atteggiamenti filo-istituzionali degli ultimi mesi. E nel partito c'è chi giura che lui miri a scavalcare i luogotenenti di Bossi per puntare alla successione
E’ solo questione di tempo, ma con Flavio Tosi tutta la Lega Nord presto o tardi dovrà fare i conti. Lui, intanto, ha cominciato a farseli per bene domenica a casa sua. Mentre Bossi perdeva sindaci, province e voti in Lombardia e Piemonte, lui vinceva a mani basse in un congresso provinciale bulgaro. Non solo perché s’è tenuto a porte chiuse – una cosa che non s’era mai vista prima nel movimento padano alle prese con gli spifferi del dissenso – ma anche per la vittoria schiacciante (più del doppio dei voti) del suo candidato.

Paolo Paternoster, presidente della municipalizzata di Verona ha surclassato il vice capogruppo alla Camera Alessandro Montagnoli, candidato ufficiale dei bossiani, che non sono nemmeno riusciti a far eleggere un loro delegato nel direttivo. Uno schiaffo per Gian Paolo Gobbo, il segretario veneto fedelissimo soldato di Bossi che pensava di riuscire a porre un argine allo strapotere di Tosi.

Un messaggio forte e chiaro da affidare all’ambasciatore Federico Bricolo, capogruppo al Senato del Carroccio, perché lo trasmetta nell’ormai famoso “cerchio magico” del Senatùr. Tosi non freme e non scalpita, è un’attendista che, smesse definitivamente le irruenze giovanili e verbali, ha imparato a coltivare la pazienza. E infatti il sindaco che non ha paura di distinguersi con dichiarazioni e comportamenti borderline rispetto all’ortodossia padana, non si danna più di tanto se proprio Gobbo e Bricolo continuano a rimandare l’indizione dei congressi di Treviso e Padova, necessari per concludere l’iter che porterà all’assise regionale per la nuova leadership della Liga Veneta. Movimento federato alla Lega, ma sempre subalterno al fiuto oggi un po’ appannato di Bossi. Una conta che i vertici al momento non vogliono affrontare, temendo i numeri di Tosi e i suoi. Meglio procrastinare finché non si trova un altro nome in grado di contrastare l’astro nascente veronese, magari confidando che sia proprio l’indefinita attesa a logorarlo. Oppure che anche lui inciampi in uno scivolone in diretta nazionale, mentre siede a scelta al Tg3 o da Gad Lerner “colpevoli” di averlo sdoganato come volto di un’altra Lega dialogante.

A Tosi, sotto le mentite spoglie di semplice sindaco di una città bella e importante ma certamente non centrale nei destini di una nazione, alcuni non perdonano il profilo politico che si è andato costruendo fuori dai percorsi ufficiali di partito. Essersi accreditato come una sorta di voce ufficiale ma alternativa della Lega, consultata da media e politica con la stessa frequenza che si riserva solo al leader. Ma anche la relazione stabilita in tempi non sospetti col presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che il 19 giugno sarà per l’ennesima volta ospite del sindaco, anche a costo di sfidare apertamente via Bellerio sul tricolore e l’inno di Mameli. Non è sfuggito che al Capo dello Stato si sia poi dovuto allineare anche Bossi negli ultimi mesi, quasi che a dettare la linea politica sia diventato ora il municipio di Verona dell’ambizioso sindaco non-sindaco, osservano i maligni.

Lui, che al solito non andrà a Pontida a giugno, né a Venezia a settembre, sta chiuso in quello che sarà il suo ufficio ancora per i prossimi dodici mesi. Il prossimo anno nella città scaligera si vota, ma nei piani di Tosi ci sono ben altre successioni da preparare che non quella a se stesso o al solo Gobbo.

di Massimiliano Crosato
ILFATTOQUOTIDIANO.IT
PARENTOPOLI VERONA: VILLETTA DIVENTA PALAZZINA, FAVORITO IL PAPA' DI BRAGANTINI
221 Martedì 31 Maggio 2011 15:31
L'AUTORE
PARENTOPOLI
Villetta trasformata in palazzina
«Favorito il papà di Bragantini»
Dal Pd nuove accuse su presunte «protezioni» a familiari di leghisti. L’accusa di Bonfante: in Regione approvato un emendamento ad personam


VERONA — Il padre del deputato della Lega Nord, Matteo Bragantini, favorito nella ristrutturazione del suo appartamento. Dopo giorni combattuti a colpi di comunicati stampa e annunci sulla «parentopoli» veronese, con la denuncia che famigliari e amici di esponenti del Carroccio sarebbero stati assunti nelle principali aziende pubbliche del territorio, ieri il consigliere regionale del Partito Democratico Franco Bonfante è tornato all’attacco prendendo di mira un pezzo da novanta come il segretario provinciale uscente del partito di Bossi. Per farlo ha radunato al suo fianco un gruppo di residenti di San Michele infuriati per i presunti favoritismi di cui starebbe godendo Luigi Bragantini, il sessantenne padre del deputato. Stando alle ricostruzioni di Bonfante, l’uomo avrebbe ampliato notevolmente la propria abitazione («Da una villetta a schiera ne ha ricavato una palazzina dalla quale si potrebbero ottenere tre appartamenti, un vero e proprio mostro di calcestruzzo », assicura) grazie «all’atteggiamento di attenzione da parte del Comune» di cui avrebbe goduto in questi anni. Stando ai documenti raccolti dai vicini di casa, a partire dal 2007 Luigi Bragantini ha chiesto a Comune e Regione una serie di autorizzazioni per realizzare garage, strutture per il superamento delle barriere architettoniche, un ascensore, terrazzini... E così, di ampliamento in ampliamento, quella che era una fila di otto villette a schiera identiche l’una all’altra, si è trasformata in qualcosa di diverso. «Ha recuperato il sottotetto, realizzato tre terrazze sul retro e raddoppiato la larghezza dello stabile espandendosi nel giardino», spiega Giorgio Bonetti.

I suoi genitori abitano nella casa affianco a quella di Bragantini. «In estate sono andati in vacanza per un paio di settimane, e quando sono tornati hanno trovato le impalcature puntellate sul tetto della loro casa», assicura. Il committente dei lavori ha sempre detto di avere tutte le autorizzazioni perché, in quanto disabile civile, ha il diritto di ampliare la propria abitazione in quanto, come si legge nella dichiarazione del progettista, «lo scopo dell’intervento riguarda il miglioramento delle condizioni di vita del soggetto portatore di handicap». In realtà, secondo Bonfante, l’ampliamento della casa rischiava di essere bloccato in seguito al parere della Direzione enti locali della Regione, secondo la quale quel tipo di agevolazioni riguarda i portatori di handicap grave e non coloro ai quali è stata riconosciuta solo l’invalidità civile. Un giudizio espresso il 24 giugno 2009. «Ebbene - dice Bonfante - pochi giorni dopo, il 9 luglio, mentre la Regione si apprestava ad approvare il Piano Casa, vengono inseriti in extremis un paio di emendamenti che, nell’intenzione di chi li ha proposti, andavano a parificare i portatori di handicap grave ai disabili civili ». il consigliere di Pd non ha dubbi: «Era una legge ad personam, che puzza di favoritismo, visto che l’unico veneto ad averne tratto vantaggio è stato il padre di Bragantini. Ho saputo che tali emendamenti sono stati presentati da esponenti della maggioranza su pressione di non meglio precisati "referenti leghisti veronesi"».

In realtà, se davvero si voleva consentire a Luigi Bragantini di trasformare la propria casetta a schiera in una palazzina, l’operazione politica è stata eseguita male. «Per errore l’emendamento va a parificare portatori di handicap e invalidi civili solo per quanto riguarda gli sgravi fiscali, ma non per i vantaggi relativi all’ampliamento degli immobili», spiega Bonfante. Il risultato è che il settore Edilizia del Comune, riesaminando la questione in seguito agli esposti dei vicini, ha comunicato che procederà all’annullamento delle autorizzazioni per quanto riguarda l’ampliamento della struttura sul lato anteriore. «Ma se la caverà con una sanzione», spiegano i residenti. Ma secondo Bonfante questa vicenda non può concludersi senza ripercussioni. «Ho già presentato un’interpellanza in Regione: la commissione si appresta a prorogare il Piano casa, ma è evidente che certi errori non vanno ripetuti».

Andrea Priante
31 maggio 2011
FONTE: WWW.CORRIEREDELVENETO.CORRIERE.IT
LA PARENTOPOLI DEL SINDACO DI VERONA TOSI
220 Lunedì 30 Maggio 2011 15:00
L'AUTORE
Evidentemente invidioso di Alemanno, il sindaco di Verona ha messo in piedi un bel sistema di potere a base di mogli, familiari e amici, tutti assunti nelle società pubbliche. Dai trasporti ai rifiuti.

Prima la moglie, poi a seguire una lunga marcia di compagni di partito e parenti assortiti. Tutti in qualche modo legati al sistema di potere del sindaco, tutti pronti a infilarsi nelle società controllate e partecipate dal Comune. Altrove si sarebbe subito evocata Parentopoli ma nella Verona dell'efficienza leghista il termine è proibito. E' difficile descrivere con parole diverse la catena di promozioni e ingaggi nell'epoca di Flavio Tosi. In principio è stata proprio la signora Tosi: Stefania Villanova che, poco dopo l'elezione a sindaco del marito, venne promossa, senza concorso e senza laurea, da semplice impiegata a dirigente nel settore sanità. Stipendio triplicato da 25 mila euro lordi l'anno a 70 mila. Il marito era stato assessore regionale alla Sanità fino a pochi giorni prima, la nomina invece porta la firma del suo sostituto: la leghista veronese Francesca Martini, adesso diventata sottosegretario.

In città invece va di moda l'azienda dei trasporti pubblici, l'Atv, che si tinge sempre più di verde. Forse per questo è stato assunto come imbianchino e giardiniere il vicesindaco leghista di Villa Bartolomea, ridente paese della provincia, Emanuele Faggion. Che ha lodato lo spoil system: "E' giusto che chi governa abbia dei referenti nei posti che contano". L'Atv era presieduta da un altro leghista, il sindaco di Sommacampagna Gianluigi Soardi, finito sotto inchiesta per rimborsi spese gonfiati e costretto alle dimissioni pochi mesi fa. Contro di lui c'è un procedimento per peculato, truffa aggravata e abuso di atti d'ufficio. Avrebbe spostato il telepass a seconda delle necessità private anche sull'auto della moglie, che figura fra gli indagati, e messo in conto alla società ricevute per spese definite sospette.
Lo scandalo gli ha fatto perdere la guida dei bus veronesi, ma non la poltrona in Comune. E nonostante l'inchiesta, la sua signora invece ha appena ottenuto un incarico da un'altra società comunale, l'Amia che si occupa di igiene urbana: "Assunzioni senza selezione pubblica, senza trasparenza e imparzialità, come previsti dalla legge", denuncia Franco Bonfante, Pd, vicepresidente del consiglio regionale. Che la Lega si sia "trasformata in un centro per l'impiego virtuale, dove si decidono promozioni e assunzioni di fedelissimi o amici degli amici", lo sostiene anche il capogruppo Udc in Regione, Stefano Valdegamberi.

La lista di assunzioni contestate infatti è assai lunga. Fra le Bengodi leghiste c'è l'Amt, la muncipalizzata dei trasporti, dove è stata assunta la sorella dell'assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, molto legato a Tosi. E sono entrati dalla porta principale di Amia, anche la moglie del sindaco di Sona nonché assessore provinciale, Gualtiero Mazzi, mentre la sorella ha trovato lavoro in una controllata della stessa Amia, la Serit. Pure la figlia del segretario organizzativo provinciale della Lega Nord, Giannino Castagna, si è sistemata in Amia. Il fratello del vicesindaco di San Giovanni Lupatoto e consigliere provinciale, Giuseppe Stoppato è in Transeco, sempre controllata da Amia. Dove è impiegato Denis Busatta, consigliere dello stesso Comune. Direttamente in Amia è stato assunto Paolo Sardos Albertini, nipote di un noto avvocato ed esponente della lista Tosi alle elezioni comunali.

Invece in Acque Veronesi, società pubblica di depurazione e distribuzione idrica, lavora come addetto stampa il compagno del sottosegretario Francesca Martini. Ci sono anche casi più singolari. Il vicecomandante dei vigili urbani di Verona, Eliano Pasini, si è dimesso dopo un'inchiesta della magistratura su presunti abusi, che coinvolge il vicepresidente leghista della Provincia. Ma l'ex vigile non è rimasto senza una scrivania: ora è stato accolto dalla Agsm, municipalizzata energetica veronese. Avanti un altro, sul Carroccio un posto si trova.

fonte: REPUBBLICA.IT
PER BORGHEZIO MLADIC E' SOLO UN PATRIOTA, NON UN BOIA
219 Domenica 29 Maggio 2011 18:10
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«Non ho visto le prove, i patrioti sono patrioti, per me Ratko Mladic è un patriota». A dirlo, durante il celebre programma radiofonico La Zanzara su Radio 24, è l’europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio, di certo non nuovo a esternazioni shock di varia natura. «Quelle che gli rivolgono sono accuse politiche. – ha continuato - Sarebbe bene fare un processo equo, ma del Tribunale dell'Aja ho una fiducia di poco superiore allo zero».

E se le sue ultime e più famose provocazioni erano rivolte agli aquilani – definiti «un peso morto per l’Italia» – e all’Italia Unita - «Garibaldi era un alleato dei mafiosi, ne fucilerei il cadavere» - questa volta ad entrare nella lista delle affermazioni scioccanti dell’europarlamentare leghista è Ratko Mladic, ex capo dei militare dei serbi in Bosnia e arrestato il 26 maggio scorso dopo 15 anni di latitanza con l’accusa di crimini contro l’umanità. Ma anche alle provocazioni si potrebbe mettere un limite, soprattutto quando si rivelano il sostegno ideologico all’uomo considerato l’autore del massacro di Srebrenica del 1995, uno dei più terribili degli ultimi anni, quando nella città le truppe serbo-bosniache uccisero più di ottomila musulmani bosniaci.

Ma questo, lungi dal turbare Mario Borghezio, è considerato quasi una medaglia al valore per Ratko Mladic: «I serbi – ha infatti affermato nel corso del programma - avrebbero potuto bloccare l'avanzata islamica in Europa, ma non li hanno lasciati fare».

FONTE: DIRITTODICRITICA.COM
SALSOMAGGIORE: LA LEGA PROMETTE CASE AI RUMENI PER VINCERE IL BALLOTTAGGIO
218 Sabato 28 Maggio 2011 11:49
L'AUTORE
Dal “fora di ball” ad un volantino interamente in rumeno dove si promette casa e lavoro in cambio del voto.

Succede a Salsomaggiore Terme dove, il prossimo fine settimana, andranno a ballottaggio i due candidati a sindaco, la Democratica Anna Rosa Ceriati ed il leghista Giovanni Carancini. Ed è proprio il nome di quest’ultimo che è apparso su migliaia di volantini che in questi giorni stanno facendo il giro della nota stazione termale.

Il contenuto? A una prima occhiata, difficile a dirsi, visto che il testo è tutto in rumeno. Ma dopo una semplice traduzione, il volantino – che mette in bella mostra i simboli di Pdl e de La Destra di Storace – recita così: “Il voto è un vostro diritto, usatelo. Vota Carancini, siamo per riconoscere i diritti fondamentali a ogni persona, come il diritto al lavoro, alla ricerca di soluzioni abitative, alla salute e all’istruzione e in particolare alla vita sociale e civile di Salsomaggiore. Aiutaci a risolvere i problemi della comunità a cui appartieni”.

Insomma, la Lega strizza l’occhio alla comunità rumena alla ricerca di voti nelle urne dopo dure campagne condotte contro “lo straniero”: “Dicono che se vince Pisapia, Milano si trasforma in una zingaropoli – scherza il segretario provinciale del Pd di Parma, Roberto Garbi - ma qui non siamo certo noi a flirtare con i rumeni”.

La Ceriati grida quindi al “doppiogiochismo del centrodestra per una manciata di voti” ma dalle segreterie di Pdl, Lega e La Destra prendono tutti le distanze da quel volantino: “Se è stato fatto dai miei, è stato fatto alle mie spalle – chiarisce Carancini, di lunga militanza leghista e con incarichi ed assessorati sparsi per tutto il parmense – perché comunque è un’idea balzana nonostante io sia amico dei rumeni e so per certo che alcuni di loro mi votano e mi apprezzano”.

Rimane quindi l’incognita su chi abbia commissionato i volantini e sulla effettiva strategia politica del centrodestra nei riguardi di una comunità, quella rumena appunto, molto numerosa in provincia di Parma. Sta di fatto, comunque, che questo weekend Salsomaggiore sceglierà il suo prossimo sindaco e la Lega nord stacca di quasi 17 punti percentuali il Partito democratico.
La Lega mormorò: che ci nasconde Bossi?
217 Mercoledì 25 Maggio 2011 14:22
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Un brivido nel Carroccio: non è che il Senatùr sta sbagliando linea?
Per il momento nella Lega è solo un venticello. Ma dopo il ballottaggio di Milano, se sarà confermata la batosta e Bossi non staccherà la spina a Berlusconi, può diventare bufera.
Un interrogativo si sta propagando da settimane come un virus tra i leghisti: un virus che per la prima volta nella storia della Lega insinua dubbi sulla limpidezza della figura del Senatùr e getta ombre sui suoi rapporti col Cavaliere.
Perché Bossi vuol tirare per le lunghe una legislatura ormai morta, fino al 2013? Perché Bossi ha messo le mani avanti prima del ballottaggio di Milano, cincischiando di riforme da condurre in porto entro il 2013, mentre i decreti sul federalismo saranno stati tutti approvati e varati al massimo entro ottobre?
Pochi nella Lega, partito staliniano alla perenne ricerca di un nemico (se è un traditore interno tanto meglio) hanno le spalle abbastanza larghe per parlare fuori dai denti. Chi come Maroni l’ha fatto in passato, esercitando il sacrosanto diritto al dissenso, l’ha poi pagata cara, impiegando anni per riabilitarsi. Perciò non stupisce che sia un vecchio leone che ha poco da perdere come il leghista veneto Giancarlo Gentilini, l’ex sindaco-sceriffo di Treviso a richiamare all’ordine il Capo: «Io l’ho detto a Bossi di stare coi piedi per terra, prenda atto della situazione. Berlusconi deve passare la mano, dopo i ballottaggi si vada a un governo guidato da Tremonti o Maroni. Qui si va troppo dietro ai processi e agli interessi personali di Berlusconi».
Il ragionamento di Gentilini è più ampio, ma il succo è quello. Eppure, per ragioni che cominciano ad apparire oscure ai leghisti, Bossi non pare affatto intenzionato a «prendere atto della situazione». Quel che sta sempre più emergendo, agli occhi dei leghisti più smaliziati, è un’inquietante opacità e vischiosità nel rapporto Bossi-Berlusconi.
Incassato il federalismo, perché tenere ancora in piedi Berlusconi che fa perdere voti alla Lega? Tremonti non ha soldi per tagliare le tasse e non li avrà l’anno prossimo, perciò non ci sarà alcuna vera riforma fiscale entro fine legislatura: quel che s’intravede semmai sono solo leggi punitive contro i magistrati e altri conflitti col Quirinale.
Perché Bossi tiene inchiodata la Lega a questa croce? A Pontida il Senatùr cercherà di alzare altro fumo sul trasloco dei ministeri al nord. Ma se la fede dei militanti ancora resiste, è la più ampia base elettorale leghista che non abbocca più a un Bossi in cerca di meri pretesti per tenere a galla Berlusconi: anche per tenere a galla se stesso.
Teme, il Senatùr, che un passaggio a Tremonti e un passo indietro di Berlusconi costringa anche lui a un pensionamento di fatto. Più di lui lo temono quelli del “cerchio magico”, che dai giorni della malattia lo accerchiano e lo tengono a distanza dagli altri dirigenti leghisti, da Maroni a Giorgetti.
Il cerchio magico: ovvero la moglie di Bossi Manuela, Rosy Mauro, Reguzzoni, Bricolo e Francesco Belsito, tesoriere della Lega. Sono loro i teorici del lancio di Renzo Bossi, il Trota, per perpetuare il potere della famiglia Bossi, cui hanno messo in mano la Padania, Radio Padania e TelePadania. Ex Forza Italia e leghista solo dal 2003, Belsito (il cui biglietto da visita fu trovato in casa di Ruby, ma lui nega di averla conosciuta) è l’anello di congiunzione del cerchio magico con Calderoli, di cui è sottosegretario: come lo fu il predecessore tesoriere Balocchi, ora scomparso, indagato per lo scandalo del villaggio turistico leghista in Croazia e il fallimento Bingonet.
Due vicende intrecciate al crac della banca del Carroccio Credieuronord, che riportano al ruolo di Calderoli e di altri capi leghisti (non di Maroni) protagonisti dell’operazione, poi salvati da Fiorani per il tramite di Aldo Brancher. Contro questo circolo familistico-nepotistico cresce, nella Lega, l’insofferenza. Insieme a un dubbio: Silvio ha argomenti che gli consentono di tenere sotto scopa l’Umberto?

Francesco Lo Sardo
FONTE: EUROPAQUOTIDIANO.IT
Firme false per elezioni, SEGRETARIO LEGHISTA NEI GUAI
216 Sabato 21 Maggio 2011 13:45
L'AUTORE
Ci sono sette indagati
Nei guai il segretario della Lega Nord, il sindaco di Taglio di Po e il vice di Porto Viro

Rovigo, 20 maggio 2011. Falso ideologico e materiale, sei politici più un’altra persona che si è spacciata per pubblico ufficiale sono così finiti nei guai. Chiuse le indagini preliminari per un’inchiesta coordinata dal pm Manuela Fasolato e che riguarda le elezioni regionali dello scorso anno. Secondo i dati raccolti dalla polizia giudiziaria della questura, i sei avrebbero a vario titolo autenticato come vere delle firme false o con estremi di documenti inesistenti. Sotto la lente della magistratura sono finite le liste di Alleanza di Centro, Forza Nuova, Casini Unione di centro e Unione Nord est.

Per questo è stato indagato per falso ideologico e materiale Antonello Contiero, segretario provinciale della Lega Nord il quale, come consigliere provinciale del Carroccio, avrebbe autenticato falsamente le firme di sottoscrittori per la lista dell’Adc, inoltre avrebbe attestato falsamente che gli elettori in questione erano identificati con il documento segnato a margine di ciascuno, mentre invece si trattava di dati di carte di identità falsi in quanto mai emessi con quei dati dai relativi Comuni.

L’inchiesta ha preso le mosse da un esposto presentato dal sindaco di Badia Polesine, Gastone Fantato e da una successiva segnalazione dell’ufficio elettorale di Palazzo Nodari che aveva segnalato alla Procura una decina di firme sospette relative ad almeno un paio di liste. Di fronte a queste anomalie l’ufficio elettorale, a raccolta firme ancora aperta, aveva spedito quelle sospette a Palazzo di giustizia. Da lì l’inchiesta che ha allargato il quadro, anche con diverse tipologie di irregolarità.

Le indagini hanno portato gli investigatori a comporre un fascicolo assasi corposo, 850 pagine, nelle quali sono state raccolte le testimonianze di tutte le persone firmatarie delle liste. Attraverso le perizie calligrafiche è stato possibile formulare il capo d’imputazione. Nei guai, oltre a Contiero (difeso dall’avvocato Sofia Tiengo) è finito anche un altro consigliere provinciale della Lega, Michele Franchi (assistito dall’avvocato Cristiano Corazzari), anche lui indagato per le firme sospette che riguardano la lista dell’Adc.

Coinvolti nell’inchiesta anche Marco Ferro, sindaco di Taglio di Po, area Pdl (difeso dall’avvocato Luigi Migliorini) e Massimo Girotto ex segretario provinciale di Forza Nuova (avvocato Pier Francesco Ruzza). Per entrambi il pm Fasolato ipotizza anche il reato di concorso in falsità ideologica e materiale, per aver autenticato falsamente le firme di sottoscrittori per la lista provinciale di Forza Nuova. Fra l’altro, in questo caso, uno degli elettori «autenticati» sarebbe anche minorenne.

L’ipotesi di concorso coinvolge inoltre lo stesso Girotto assieme a Virginio Mantovan, vicesindaco leghista di Porto Viro (avvocato Migliorini), sempre per quanto riguarda la lista di Forza Nuova le cui firme sarebbero in parte false e in parte autenticate con documenti inesistenti. Indagato per falso ideologico e materiale anche Michele Raisi, consigliere provinciale dell’Udc (assistito dall’avvocato Maria Grazia Panin) per aver autenticato in modo ritenuto poco corretto la lista provinciale di Casini Unione di centro e quella di Unione Nord Est.

FONTE: RESTODELCARLINO.IT
PONTEVICO (BS), PROBLEMI COINVOLGONO LA LEGA
215 Giovedì 19 Maggio 2011 19:32
L'AUTORE
E’ bufera a Pontevico, nel Bresciano, dopo la decisone del sindaco Roberto Bozzoni di sfiduciare il suo vice Augusto Gambaretti (già primo cittadino dal 1999 al 2004), togliendogli anche le deleghe di assessore al Bilancio, all'Urbanistica e al Territorio.
Lo scontro ai vertici della giunta retta dal centro destra sarebbe legato ad alcune anomalie contabili riscontrate da Gambaretti in relazione alla proposta di acquisto (tramontata) dell'asilo “Ugoni” e della scuola media dismessa di Pontevico da parte di privati. I
l 31 dicembre l'impresa interessata all’acquisizione degli immobili, secondo quanto riferito dal vicesindaco, avrebbe versato 400 mila euro. La somma, ritenuta dall'Amministrazione inadeguata al valore del lotto stimato in 1,5 milioni, è stata quindi restituita ai privati il 4 gennaio.
Una procedura “irrituale” secondo Gambaretti, che nasconderebbe, invece, un escamotage da parte della Giunta di rientrare (solo formalmente) nel Patto di stabilità,
A Gambaretti, che ha anche la delega al Bilancio, secondo quanto emerso, sarebbe stato negato l’acceso ai registri contabili della ragioneria del comune, per la consultazione degli atti relativi a quei ‘famosi’ 400 mila euro. Per poter visionare le carte il vicesindaco ha allora fatto ricorso ai carabinieri che hanno acquisito il fascicolo.
Da qui la mossa del primo cittadino che ha ravvisato, come si legge nella lettera di revoca del mandato, “pesanti e infondate accuse nei confronti dei colleghi assessori abbandonando la seduta di Giunta”. Per Roberto Bozzoni, quindi, “il rapporto fiduciario si è così definitivamente compromesso”. E’ molto probabile che l’ex vicesindaco, ora, faccia ricorso anche alla Corte dei Conti per fare chiarezza sul’intricata vicenda.
Cosa succerà ora nel paese della Bassa? La giunta deve approvare il bilancio e rischia di vedere ridotta ulteriormente la maggioranza dato che si ventila l’ipotesi dell’uscita dal consiglio dell'assessore alle Attività produttive Lorenzo Capelli a seguito delle vicende interne alla coalizione Lega Nord-Pdl.

Sulla controversa operazione, Primo Generali capogruppo consiliare del Pd e Gambaretti hanno chiesto di varare una commissione di inchiesta amministrativa. «Il tempo stringe - osserva Gambaretti -, è la Giunta non può giocare sulla pelle dei cittadini. Il rischio è che il bilancio non venga certificato dai revisori o peggio ancora che la Corte dei conti prenda atto dell'errore sancendo che Pontevico non ha rispettato il Patto di stabilità. A quel punto il Comune non potrebbe più contrarre mutui, accedere a prestiti o assumere. Insomma l'immobilismo amministrativo».
FONTE: BRESCIAOGGI.IT
LEGA AL NORD PERDE PIU' VOTI DEL PDL
214 Giovedì 19 Maggio 2011 15:40
L'AUTORE
FONTE IL SOLE24ORE:
Ciò premesso, l'analisi dei risultati a livello dei 23 capoluoghi e per zona geopolitica riserva diverse sorprese. La prima riguarda il Pd. Come si vede nei grafici in pagina il Pd conquista nuovi elettori. Non accadeva da qualche tempo. Complessivamente non sono molti ma il fatto rilevante è che i nuovi elettori sono al Nord. E non è un fatto di poco conto. In questa zona il Pd guadagna quasi il 32% dei voti rispetto al 2010. È probabile che siano almeno in parte elettori che alle regionali avevano votato il partito di Di Pietro che in questa zona perde più del 50% dei suoi voti. Lo sapremo con certezza quando potremo fare l'analisi dei flussi utilizzando i dati delle sezioni elettorali. Nelle altre zone del Paese il Pd non va altrettanto bene. Perde qualcosa nei capoluoghi del Centro e perde quasi il 17% dei voti al Sud.
La seconda sorpresa riguarda Lega e Pdl. Il partito di Bossi al Nord passa da circa 137mila voti a 108mila: il calo è del 21%. Va meglio nei capoluoghi del Centro, soprattutto in Emilia e Romagna, dove perde solo 2mila voti, vale a dire il 5%. In questo dato pesa certamente Bologna. Ma il fatto nuovo è che il Pdl non va male al Nord. Va male a Milano ma non negli altri capoluoghi del Nord. Complessivamente nei sei comuni del nostro insieme passa da 302mila a 278mila voti. La perdita è meno dell'8%. Questo vuol dire che negli stessi comuni la Lega perde il 21% e il Pdl meno della metà. Qui occorre ricordare al lettore la premessa iniziale. Le città non sono il terreno più favorevole alla Lega. Ma sulle città c'erano delle aspettative. La realtà è che l'"assedio" del Carroccio alle città del Nord per ora è fallito.
IL VIZIETTO DI FAMIGLIA CONTINUA: PARENTOPOLI LEGHISTA A VERONA
213 Giovedì 19 Maggio 2011 15:31
L'AUTORE
Il Pd snocciola assunzioni e ruoli
Passate al setaccio le assunzioni nelle partecipate del Comune dal 2007. Bonfante presenta un’interrogazione in Regione: «Tutte senza selezione pubblica e trasparenza»

VERONA «I parenti dei capi della Lega Nord hanno diritto come tutti di cercare e di trovare un lavoro: ma qui siamo davanti ad una vera e propria parentopoli veronese». Il Partito Democratico lancia un durissimo attacco contro il Carroccio, contro i presidenti di alcuni enti veronesi (in particolare l’Amia e le società ad esse collegate) e contro la giunta Tosi. In una conferenza stampa tenuta a Venezia, Franco Bonfante e Roberto Fasoli, affiancati dalla capogruppo Laura Puppato, hanno spiegato che «a partire dal 2007 (anno di elezione di Flavio Tosi a sindaco, ndr) a Verona si sono registrate numerose assunzioni senza selezione pubblica, senza trasparenza e senza l’imparzialità nella valutazione, previste dalla legge».

Bonfante ha snocciolato una lunga serie di nomi, tutti accompagnati dalla relativa «parentela». C’è la «moglie del sindaco di Sona, nonché assessore provinciale (Gualtiero Mazzi, ndr), assunta da Serit, società partecipata Amia (di proprietà del Comune di Verona) e poi assunta da Amia stessa, mentre la sorella dello stesso Mazzi è stata assunta da Serit. C’è la figlia del responsabile organizzativo provinciale della Lega Nord (Giannino Castagna, ndr) assunta da Amia. Il fratello del vicesindaco di San Giovanni Lupatoto e consigliere provinciale (Giuseppe Stoppato, ndr) è in Transeco, società partecipata Amia, mentre a un consigliere comunale della Lega Nord di San Giovanni (Denis Busatta, ndr) è stato rinnovato il contratto a termine. La sorella di un assessore regionale, già assessore provinciale (Luca Coletto, ndr), è stata assunta dall’Amt. Il nipote di un noto avvocato, esponente della lista Tosi, (Gian Paolo Sardos Albertini, ndr) è stato assunto da Amia. Il contratto del medico competente in Amia - ha aggiunto Bonfante - è stato affidato alla moglie del sindaco di Sommacampagna (Gianluigi Soardi, ndr), con contratto rinnovato senza gara per due anni.

Il caso più eclatante - ha concluso - non in sé, ma per le sciagurate dichiarazioni apparse sul Corriere di Verona nel febbraio 2011, è quello del vicesindaco leghista di Villa Bartolomea, Emanuele Faggion, assunto dall’Atv, che ritiene giuste le assunzioni nelle società pubbliche di esponenti leghisti perché dice che è naturale, anzi è giusto, che chi governa abbia dei referenti nei posti che contano». «Da notare - commenta Bonfante - che lui è stato assunto nel 2008 perché, come spiega lui stesso, cercavano qualcuno che tagliasse l’erba e sapesse fare l’imbianchino….». Bonfante, Fasoli e Puppato hanno presentato un’interpellanza a Luca Zaia chiedendo di monitorare tutte le assunzioni pubbliche in Veneto, ente per ente. E non è finita qui, perché gli esponenti democratici promettono nuove imminenti rivelazioni «non solo riguardanti il mondo leghista, ma anche i big del Pdl, non appena si conosceranno i nomi e le modalità di assunzione nelle società pubbliche veronesi negli ultimi quattro anni». Sullo stesso tema, a palazzo Barbieri, Roberto Uboldi ha da tempo chiesto di avere l’elenco completo delle assunzioni fatte nelle aziende partecipate del Comune negli ultimi anni.

Lillo Aldegheri
19 maggio 2011
Corrieredelveneto.corriere.it
Candidato con Lega e Pd in due città diverse: gli elettori lo bocciano di qui e di là! Questi sono gli idealisti!
212 Giovedì 19 Maggio 2011 13:18
L'AUTORE
Gli elettori hanno bocciato Tiziano Pirani, candidato civico per la Lega Nord a Cento di Ferrara e contemporaneamente per il centrosinistra nel comune modenese di Finale Emilia. Nel primo caso è stato di 25 preferenze il suo contributo al candidato sindaco Marco Amelio del Carroccio, terzo col 22,73%(4463 voti). Peggio ancora a Finale: quattro croci per il listone di Fernando Ferioli del Pd, in testa col 45,99% nella sfida con Maurizio Poletti del Pdl (39,18%).

Pirani, 56enne funzionario dell’anagrafe e assessore alla partecipanza agricola a Cento fino al commissariamento del Comune, ieri non ha rilasciato commenti. Conosce tempi e modi di una realpolitik che lo traghettò dal Psi di Craxi alla Giunta filoleghista del sindaco imputato Mario Tuzet (ex An). La stessa che nelle ultime settimane lo ha indotto a candidarsi anche nel paese della moglie, Finale, con lo schieramento di sinistra che partiva strafavorito.

Una scelta che ha suscitato l’ironia di molti e l’imbarazzo degli alleati ma è tecnicamente possibile in assenza di tessere partitiche. Nella città del carnevale i guai di Tuzet (sotto processo per istigazione alla corruzione e violenza privata, decaduto alla vigilia del voto con le dimissioni in blocco di 12 consiglieri) e la rottura della coalizione concedevano alla Lega poche chance. Difatti al ballottaggio centese si ritrovano Paolo Fava, sindaco nelle due legislature precedenti e oggi sostenuto da un’alleanza che va dall’Udc a La Destra, e Piero Lodi (partono quasi alla pari: 30,97% contro 29,30%), capace di catalizzare la voglia di cambiamento del centrosinistra. Saranno decisivi gli elettori del Carroccio multicolor di Pirani e del civico Claudio Tassinari, ultimo segretario comunale dei Ds.

Anche a Finale la promiscuità non ha premiato. Ferioli del Pd, pur in vantaggio di sette punti su Poletti del Pdl, dovrà convincere la Sinistra di Stefano Lugli (4,95%) e il Movimento 5 Stelle di Carlo Valmori (3,61%), impegnati nelle lotte ambientaliste contro la centrale a biomasse dell’ex zuccherificio. Oppure l’1,69% di Fabio Vicenzi dell’Udc e il 4,58% del medico Mohamed Kamel per i Socialisti. Non è da escludere che Pirani, in queste due settimane, si ritagli un nuovo ruolo come pontiere per gli apparentamenti. Alla vigilia del voto descriveva l’unicum della sua doppia candidatura civica come paradigma di coerenza e innovazione: ”Credo fino in fondo alla logica delle liste civiche, sostengo in entrambi i casi quello che ritengo essere il bene della comunità locale. La gente è stanca della politica, vuole guardare in faccia il candidato”.

FONTE IL FATTOQUOTIDIANO.IT
LA LEGA PERDE VOTI ANCHE FUORI MILANO
211 Mercoledì 18 Maggio 2011 09:16
Giangi
La Lega perde voti anche fuori Milano
Cala in Veneto. Fallisce l'esperimento Gallarate. Al ballottaggio a Varese.
"A Milano è andata male, nel resto della Padania no". Così ieri a tarda serata Roberto Castelli e Roberto Calderoli hanno stigmatizzato il risultato della Lega Nord nel giorno della debacle berlusconiana.
Ma l’evidente malumore del Carroccio tradisce la delusione per un responso dell’urna che non ha sorriso ai leghisti. Anche senza considerare l’arretramento di circa 5 punti rispetto all’anno scorso a Milano.
Perché anche a Gallarate la Lega, che andava separata dal Pdl, non ha raggiunto il ballottaggio. Nonostante solo il Leader Umberto Bossi ha fatto camgna elettorale ben 5 volte nelle ultime 2 settimane.
Mentre a Varese, la roccaforte del Senatur, il candidato del Carroccio non è riuscito a vincere al primo turno come tutti si aspettavano nonostante fosse appoggiato amnche dal Pdl.
E anche a Rho, provincia di Milano (la città più interessata dall'Expo 2015) la Lega ha strappato il ballottaggio al Pdl ma senza boom di voti.

Voti persi anche in Veneto
E anche in una roccaforte leghista come il Veneto il Carroccio ha perso voti. Ha fatto il suo dovere spingendo alla rielezione al primo turno il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, ma normalizzata nell’ampiezza del risultato elettorale, rispetto ai picchi toccati un anno fa. Non stravince: vince, e non dappertutto.
Perde voti anche nella verdissima Marca, dove il bacino del consenso leghista, pur conservando dimensioni ragguardevoli, si è asciugato di un 7 per cento abbondante.

Non funziona sempre andare da soli
E l’appeal padano è risultato un po’ appannato anche in diversi comuni: i candidati sindaci del Carroccio che hanno corso in solitaria, separati cioè dagli alleati del Pdl, sono fuori dai giochi a Chioggia, Cavarzere, Abano Terme.
I leghisti puri hanno fatto breccia a Montebelluna, Villorba e Oderzo dove in tutti e tre i casi andranno al ballottaggio.
E poi, nel Veronese, altra terra generosa per gli uomini di Bossi, la Lega ha perso un importante centro della provincia come Bovolone.

FONTE: ILSALVAGENTE.IT
GALLARATE: I volantini leghisti li distribuisce un clandestino!
210 Sabato 14 Maggio 2011 17:03
L'AUTORE
Fermato un giovane che volantinava il via Trombini: i flyer sarebbero del carroccio. Gli interessati: "lo escludiamo". Ma Sel attacca: "campagna sulla pelle dei migranti"

La polizia locale ferma un ragazzo clandestino che fa volantinaggio. Sarebbe un fatto come tanti altri, se non fosse che il giovane proveniente dal Bangladesh sarebbe stato impegnato a distribuire volantini della Lega Nord, mettendoli sotto i tergicristalli delle auto in via Trombini.
L'episodio è accaduto giovedì pomeriggio: gli agenti della Locale sono intervenuti nel centro storico per una segnalazione di un esercente: arrivati in posto hanno notato il ragazzo che volantinava e l'hanno fermato per un controllo, scoprendo che non aveva documenti in regola per rimanere in Italia. Il ragazzo si è dichiarato minorenne, è stato fatto l'esame osseo in pronto soccorso, che ha accertato la maggiore età. Dal comando della Polizia Locale non forniscono altre spiegazioni sul materiale sequestrato al ragazzo. Sul fatto che si trattasse di materiale elettorale della Lega ci sono però le conferme di diverse persone, tra cui alcuni residenti della via che ieri avevano lasciato l'automobile nella via, trovando il volantino (pare di un singolo candidato) sotto i tergicristalli. I responsabili della campagna leghista in ogni caso escludono il fatto, spiegando comunque di aver affidato la distribuzione ad agenzie esterne. Sul caso attacca però Sinistra Ecologia e Libertà, che denuncia la linea leghista: «cacciare ogni immigrato, sparargli persino, ma solo dopo averli ben sfruttati nel volantinaggio di campagna elettorali».
FONTE: VARESENEWS.IT
Assessore ex craxiano si candida in due città: con la Lega e col centrosinistra
209 Sabato 14 Maggio 2011 16:08
L'AUTORE
Tiziano Pirani, in politica da sempre, fino a qualche giorno fa, prima del commissariamento, era seduto nella giunta di Cento retta dal pluri inquisito Flavio Tuzet che fa parte di un altro schieramento ancora, quello degli ex An. Adesso oltre alla "città del carnevale" (dove si presenta in quota Carroccio) vuole un posto anche a Finale Emilia, vicino a Modena, paese di origine della moglie. Qui sostiene il Pd, visto che la destra ha pochissime probabilità di farcela
Candidarsi per due liste civiche che sostengono schieramenti opposti, la Lega Nord a Cento di Ferrara e il centrosinistra a Finale Emilia, in provincia di Modena. Il Giano bifronte delle amministrative è Tiziano Pirani, 56enne funzionario dell’anagrafe con un passato di militanza nel Psi di Craxi e un presente come assessore nella Giunta centese di centrodestra dell’ormai ex sindaco Flavio Tuzet. Il tentativo di accedere a due diversi consigli comunali, tecnicamente possibile in assenza di tessere partitiche, sta ovviamente regalando le ultime polemiche, o meglio dire ironie, prima del voto di domani e lunedì.

Ma Pirani non si scompone: “Sostengo in entrambi i casi quello che ritengo essere il bene della comunità locale. Mia moglie è di Finale, dove ho pure amici e parenti e dove vado spesso, abito a Reno Centese (paesino al confine fra le due province) e a Cento lavoro, anche se fra sei o sette mesi andrò in pensione. Credo sino in fondo alla logica delle liste civiche e le sostengo sia da una parte che dall’altra”.

Alle critiche dei candidati di Sinistra per Finale Stefano Lugli e del Movimento 5 Stelle Carlo Valmori la lista di centrosinistra che sostiene Fernando Ferioli assieme a Pd, Idv e Sel replica che “il candidato sindaco era a conoscenza della situazione, già discussa con tutta la coalizione: la lista civica di Pirani è composta da non iscritti a partiti, quindi non è incompatibile la sua candidatura”. Se il caso ha creato un certo imbarazzo a Finale Emilia, dove Ferioli dovrà vedersela anche con Maurizio Poletti (Pdl, Lega Nord più due civiche) e con il coordinatore provinciale dell’Udc Fabio Vicenzi, a Cento il caos era già totale, non solo per i nove aspiranti sindaci in lizza.

Il Comune ferrarese, retto da un ventennio dal centrodestra, è stato commissariato nei giorni scorsi dopo le dimissioni in blocco di 12 consiglieri anche di maggioranza al culmine di un lungo braccio di ferro con il sindaco Tuzet (area ex An), imputato di istigazione alla corruzione e violenza privata per una sorta di campagna acquisti fra le minoranze.

Il commissario Pinuccia Niglio, inviato dal Prefetto, gestirà la situazione per le elezioni fino al 3 giugno. A Cento il centrodestra rigetta nella mischia Paolo Fava, sindaco per due legislature prima di Tuzet, con un’alleanza che abbraccia Pdl, Udc e La Destra più liste civiche, per sbarrare la strada a Piero Lodi e al suo centrosinistra ricompattato (con Pd, Sel, Psi, Federazione della Sinistra e Idv). La Lega Nord, consumata la rottura con il Pdl, corre da sola con l’immobiliarista Marco Amelio sostenuto da tre liste civiche che pescano nello schieramento avverso. Oltre a Claudio Tassinari, ultimo segretario centese dei Ds, c’è la presenza del ‘doppio candidato’ civico Pirani. Nel valzer delle poltrone, è passato inosservato.

FONTE: ILFATTOQUOTIDIANO.IT
ANCHE "MISS PADANIA" SOTTO LA SCURE DELLA CORTE DEI CONTI, SOLDI PUBBLICI PER KERMESSE LEGHISTA
208 Venerdì 13 Maggio 2011 14:55
L'AUTORE
di Giuseppe Babbo
VENEZIA - Un esposto alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti e anche la richiesta di un Consiglio comunale straordinario. Scoppia la polemica sulle selezioni di Miss Padania ospitate al Kursaal di piazza Brescia dal 15 al 17 aprile, a Jesolo.

La bellezza delle giovani padane questa volta conta poco, anzi proprio per niente. Ad alzare la tensione è il gruppo consiliare del Pdl, con in testa Andrea Tomei nel doppio ruolo di consigliere comunale e provinciale.

«Dopo alcune segnalazioni - spiega - ho chiesto delle verifiche agli uffici provinciali che gestiscono le sale dell'Apt di Jesolo. La risposta ottenuta è stata allo stesso tempo sconcertante e amara: la disponibilità delle sale del Kursaal è state richiesta, e successivamente anche pagata, dalla Jesolo Turismo. Una società pubblica ha utilizzato soldi della comunità per pagare l’evento di un partito, quindi privato, tra l'altro svolto a porte chiuse, senza portare alcun beneficio al territorio. Il 51 per cento di Jesoloturismo è del Comune, mentre il resto delle quote sono di Aja e Confcommercio: mi chiedo se albergatori e commercianti siano stati a conoscenza di questa scelta».

Sotto accusa finisce anche il prezzo, definito "troppo politico": «Tre giorni di affitto delle sale del Kursaal costano circa 4 mila euro - ha aggiunto Renato Martin - Dalla documentazione sembra invece che la tre giorni di Miss Padania sia costata molto meno. Se ciò venisse confermato, ci sarebbe anche un danno per le casse dell'Apt, oltretutto in un periodo di difficoltà economica considerata la mancanza di fondi per la realizzazione dei listini prezzi degli hotel».

«Apt e JesoloTurismo possono scambiarsi le sale - ha chiosato Amorino De Zotti -, ma per eventi che interessano tutta la collettività e non privati». «Per questo vogliamo che i nostri dubbi vengano chiariti in tutte le sedi competenti - ha sottolineto il capogruppo del Pdl, Lucas Pavanetto - a partire dal Consiglio comunale».

Martedì 10 Maggio 2011 - 16:06 Ultimo aggiornamento: Mercoledì 11 Maggio -

FONTE IL GAZZETTINO.IT
BOLOGNA, CANDIDATO SINDACO COL PROBLEMA DELL'ABUSO EDILIZIO
207 Venerdì 13 Maggio 2011 08:35
L'AUTORE
Bologna, Bernardini e l'abuso edilizio: da 30 mq alla villa a due piani
Il candidato sindaco leghista e il contenzioso aperto con un Comune dell'hinterland: "Costruzione irregolare fino a un nuovo condono"


BOLOGNA - Da un piccolo fabbricato di trenta metri quadrati in mezzo ai campi a un edificio di 12 metri per otto, che dall'esterno ha tutto l'aspetto della villetta. È in questo che consiste il presunto abuso edilizio al centro del contenzioso che va avanti da sette anni tra il Comune di Zola Predosa, in provincia di Bologna, e il candidato sindaco di Lega nord e Pdl, Manes Bernardini. La storia di questo fabbricato in via Madonna dei Prati parte nel lontano 1995, quando il precedente proprietario fece costruire un piccolo fabbricato che, a detta del sindaco Stefano Fiorini, aveva complessivamente una superficie utile di 30 metri quadrati. Sempre il precedente proprietario fece poi realizzare un piccolo pergolato di quattro metri quadrati. Il passaggio di proprietà a Bernardini porta la data del 18 maggio 2000, dopo di che il leghista chiese subito un ampliamento del pergolato esterno, a cui il Comune diede l'assenso. Due anni dopo, poi, Bernardini presentò domanda per la creazione di un servizio igienico e anche qui arrivò l'ok dell'amministrazione.

Il 'caso' si aprì all'inizio del 2004, quando durante un accertamento la Polizia municipale di Zola Predosa si accorse che i lavori stavano andando ben oltre la realizzazione di un servizio igienico: dove prima c'era un piccolo fabbricato di 30 metri quadrati, i Vigili urbani- che fecero un sopralluogo nel cantiere- videro che sorgeva una struttura di 12 metri per otto, per un totale dunque di quasi 100 metri quadrati, per di più su due piani. A quel punto, il 17 febbraio 2004, il Comune emise un'ordinanza di sospensione dei lavori. Bernardini, poco dopo (il 30 marzo 2004), presentò allora la richiesta di condono, che essendo precedente all'ordinanza di demolizione gli ha fruttato la vittoria davanti al Tar.

Il Tribunale amministrativo ha infatti annullato l'ordinanza di demolizione dell'aprile 2004 proprio perchè portava una data successiva a quella dell'istanza di condono. La richiesta di Bernardini è comunque stata successivamente rigettata: il diniego del Comune al condono è del dicembre 2006 (anche se l'atto è diventato definitivo nel novembre 2007). A questo diniego, il leghista si è opposto presentando un ricorso straordinario al presidente della Repubblica nel marzo del 2008. Ora la diatriba è sospesa, spiega il sindaco Fiorini, in attesa del responso di queste controversie. Da una parte il ricorso a Giorgio Napolitano contro il mancato condono, dall'altro il secondo ricorso al Tar presentato da Bernardini nel novembre 2004 per contestare una nota dell'amministrazione in cui lo si accusava di aver mentito sulla data della realizzazione dei lavori per cui chiedeva il condono.

Sullo sfondo, c'è poi la segnalazione in Procura (del presunto abuso edilizio) che il Comune fece a carico di Bernardini il 18 marzo 2004. Da allora non sono più arrivate comunicazioni in merito, dice Fiorini, consapevole che i fatti ormai sarebbero in ogni caso prescritti. E ora che succederà? "In attesa dell'esito di queste due controversie, per il Comune rimane un abuso edilizio", dice il sindaco di Zola Predosa. Il fabbricato al momento, stando alle verifiche fatte dai Vigili urbani, risulta disabitato e nessuno vi ha preso la residenza.

A detta del sindaco Fiorini, al di là del condono negato, resta aperta anche la partita dell'abitabilità di questo edificio, che per il Comune resta un fabbricato che sorge su un terreno agricolo, che "è al di fuori del Piano regolatore del Comune e non ha destinazione edilizia". La situazione potrebbe sbloccarsi, dice il sindaco, solo "se arrivassero nuovi strumenti urbanistici o una nuova forma di condono o sanatoria".

Fiorini, che ricorda come questa sia una controversia annosa, passata attraverso tre diversi mandati amministrativi, conclude dicendo: "E' una vicenda squisitamente legata ad un contenzioso in atto tra un cittadino e un'amministrazione. Mi rammarico che sia venuta alla luce a quattro giorni dal voto".

11 maggio 2011

fonte «Agenzia Dire» - «www.dire.it»
FAVORITISMI LOCALI A VERONA
206 Venerdì 13 Maggio 2011 08:25
L'AUTORE
Favori per i locali, indagato
anche Fabio Venturi
L'INCHIESTA. Chiusa l'indagine che ha coinvolto l'ex vicecomandante dei vigili Eliano Pasini. Nel mirino il presidente di circoscrizione e vicepresidente della Provincia


Verona. Una sorta di ufficio informazioni organizzato e soprattutto preciso. E stando a quanto ipotizzato dal sostituto Pier Umberto Vallerin, a diffondere e divulgare a estranei informazioni che avrebbero dovuto rimanere riservate era uno degli ufficiali al vertice della polizia locale. Lo fece con chi, a sua volta, comunicando quelle notizie riservate riceveva vantaggi. E ad informarsi sui controlli, sulle sanzioni e sulle uscite dei vigili che avrebbero comportato «disagi e multe» ai titolari dei bar fracassoni era anche un politico.
Chiuse le indagini per la vicenda che riguarda le violazioni ai doveri d'ufficio compiute dall'ex vice comandante della polizia locale Eliano Pasini, quell'inchiesta nella quale vennero coinvolti l'imprenditore Stefano Nicotra e la sua segretaria, Patrizia Ghedini.
Per loro il quadro era noto ma l'avviso di garanzia è stato notificato anche a Fabio Venturi, leghista, presidente della Quinta circoscrizione e vice presidente della Provincia. Per lui, accusato di concorso in abuso d'ufficio, è stato un fulmine a ciel sereno perchè, a differenza degli altri tre (che avevano ricevuto in l'avviso di proroga) non sospettava che le richieste di informazioni fatte ad Eliano Pasini e relative ai controlli al bar Tiffany di via Amo sarebbero divenute oggetto di interesse da parte della magistratura. E ora dovrà fornire spiegazioni su quelle telefonate «di favore».
PASINI E I SEGRETI RIVELATI. Schematico e preciso il quadro d'accusa ipotizzato dal pm che nell'aprile 2009 chiese, e ottenne, che Pasini e Nicotra fossero destinatari di una misura cautelare. Ruoli e compiti che tuttavia, a differenza di quanto ipotizzato all'inizio, non rivestono il ruolo di gravità dell'associazione per delinquere. Pasini intratteneva rapporti distinti: da una parte Nicotra, dall'altra Venturi. Lui il trait d'union perchè solo lui, in qualità di vicecomandante, aveva accesso alle pratiche riservate e relative ai controlli e ai verbali dei vigili. In particolare utilizzava quelle relative allo svolgimento di controlli (ma agiva anche per non programmarli) «a sorpresa» da parte dei vigili «diretti a verificare», recita l'imputazione, «la regolarità delle autorizzazioni possedute e la correttezza della gestione nonchè il rispetto della normativa dell'esecuzione di opere edilizie da parte di gestori di pubblici esercizi situati nel Comune di Verona». E così si evitavano multe e provvedimenti. Quell'«occhio di riguardo» che dava la possibilità di mettersi in regola per evitare guai e che vorrebbero avere tutti. Ma il principio in questo caso era «tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri». Per dirla alla Orwell.
I VANTAGGI. Le irregolarità c'erano, gli esposti dei cittadini soprattutto per i rumori anche ma la mancanza di segretezza su questo frangente portò vantaggi a Stefano Nicotra che veniva a conoscenza dei segreti e in cambio, stando all'ipotesi del pm, «otteneva denaro o altre utilità che gli venivano elargite dai titolari dei pubblici esercizi ai quali a loro volta rivelava le notizie, anche a titolo di compenso per averli comunicati». Vantaggi anche per i titolari dei pubblici esercizi: non pagavano le sanzioni amministrative nelle quali sarebbero incorsi se non avvertiti per tempo. Anzi, prima dei controlli. E, confidenza per confidenza, i segreti venivano comunicati anche alla segretaria.
LA CORRUZIONE. Informazioni segrete in cambio di biglietti per spettacoli, attrazioni e altri servizi a pagamento, in un caso Pasini accettò la promessa che Nicotra gli fece, ovvero che qualora fosse riuscito ad occupare una posizione di rilievo all'interno di Amia avrebbe fatto assumere il figlio del vicecomandante. Tutto contrario ai doveri di ufficio. Anche per la corruzione il pm indica circostanze precise. Eliano Pasini rivelò a Nicotra non solo gli eventuali controlli ma anche l'esito, non ancora pubblicato, delle prove scritte e orali di un concorso per 30 posti di vigile urbano tenutosi tra il maggio e il luglio 2008, oppure segnalò l'arrivo di esposti al Comando di via del Pontiere. Non solo: Nicotra chiedeva informazioni relative a qualcuno e Pasini comunicava a lui o alla segretaria se esistevano o meno procedimenti finalizzati all'applicazione di sanzioni. Scriveva lui stesso i ricorsi per conto dei privati (indicati sempre da Nicotra) per ottenere l'annullamento delle sanzioni. Perchè non sempre venivano evitati i controlli e le multe. Comportamenti che vengono contestati a tutti e tre e che furono attuati nel 2008. E che si conclusero, comunque, nel novembre 2008. Arrivò un esposto in Procura e in dicembre l'ufficio di Pasini venne perquisito e lui allontanato dal comando di via del Pontiere.© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fabiana Marcolini-Arena di Verona
I CIALTRONI LOTTIZZATORI: FONDAZIONI E NON SOLO
205 Mercoledì 11 Maggio 2011 15:22
L'AUTORE
di Lina Palmerini
ROMA. Che la Lega abbia «quasi in mano il Paese» – come dice Umberto Bossi – è di certo un'iperbole ma che la scalata sia man mano più aggressiva è la realtà. Soprattutto al Nord perché non c'è niente che per i leghisti valga di più: non un sottosegretario o un viceministro a Roma ma piuttosto poltrone nei Cda delle fondazioni bancarie o delle multiutilities padane. Sono quelle il target e queste elezioni amministrative serviranno per «riallineare» – come dice un leghista raffinato – alcune posizioni tra Pdl e Carroccio. Già perché i voti si contano nelle urne ma poi "pesano" nei luoghi di potere come sono appunto le Fondazioni e tra queste la Cariplo. La prossima tornata amministrativa, infatti, mette in palio oltre che sindaci o presidenti della provincia anche la loro capacità – se eletti – di esprimere dei nomi per la Fondazione guidata da Giuseppe Guzzetti. E tra tutte le città e province che sono in gara, le sfide più interessanti dal punto di vista degli equilibri sono senz'altro Mantova e Milano.


È da lì che potrebbe arrivare una nuova iniezione di padani nella struttura di governance visto che adesso Mantova è amministrata dal centro-sinistra e che la sfida per conquistare la "roccaforte rossa" l'ha lanciata la Lega. Il centro-destra ha mandato avanti un uomo del Carroccio, Gianni Fava, molto vicino a Roberto Maroni e Giancarlo Giorgetti, uno che ha scelto come slogan "riportiamo Mantova in Lombardia", che vuol dire strapparla alle rosse tradizioni più emiliane che lombarde. Il fortino di sinistra ha già perso il comune lo scorso anno e questo è valso già al centro-destra una nuova nomina di area leghista in Cariverona. E alle provinciali il centro-sinistra rischia ancora visto che si è frantumato in tanti pezzi: Alessandro Pastacci è il candidato del Pd-Sel-Idv ma al primo turno la sinistra va in ordine sparso e con propri candidati così come il terzo polo (uno è di Api-Fli e un altro Udc).


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In questa partita elettorale, insomma, la Lega aspira oltre che alla provincia anche a un posto in Fondazione Cariplo, come prevede il regolamento che affida la nomina di un consigliere a ciascuna delle province lombarde (tranne Milano che ne esprime tre). In questo modo ci sarebbe un reset degli attuali equilibri visto che l'attuale amministrazione mantovana di centro-sinistra aveva espresso un "suo" uomo. Attualmente c'è già una pattuglia di consiglieri e commissari di area leghista in Fondazione. Ci sono quelli espressi dalla provincia di Varese – Giorgio Gaspari – e di Sondrio – Marco Antonio Dell'Acqua – così come c'è il consigliere del Cda Luca Galli ("leghista guzzettiano") e l'economista Rocco Corigliano, in più nel collegio sindacale c'è Andrea Bignami. A questi nomi se ne aggiungerebbe uno espresso dalla provincia di Mantova – se la Lega vincerà – e un altro tra i tre che deve esprimere Milano. Se il vicesindaco sarà leghista è chiaro che uno dei tre nomi sarà di area padana. Insomma, un probabile "più due" per il Carroccio in Fondazione mentre un altro uomo leghista, Marcello Sala (vicino a Giancarlo Giorgetti) è andato nel consiglio di sorveglianza Intesa Sanpaolo.


Inutile spiegare l'influenza che questo "più due" potrà avere sull'assetto bancario e innanzitutto su Intesa San Paolo di cui la Fondazione Cariplo detiene il 4,68% (con l'eventualità di arrontondarla). Senza contare il ruolo strategico che le Fondazioni hanno nella Cassa depositi e prestiti, luogo di strategie tremontiane. Del resto, che l'ingresso della Lega in banca abbia cambiato qualcosa è dimostrato dalla vicenda che ha visto l'uscita di Alessandro Profumo da Unicredit: si ricorda il ruolo determinante giocato dai vertici del Carroccio e dal sindaco di Verona Flavio Tosi (attraverso Cariverona) per capire quanto conti misurare – e aggiornare – i rapporti di forza.


Ma le amministrative per la Lega non vogliono dire solo banche o Fondazioni. L'altro boccone succulento sono le multiutilities. È noto che il bersaglio grosso è la A2A – frutto del matrimonio tra l'Aem di Milano e l'Asm di Brescia – oggi guidata da Graziano Tarantini, uomo di Comunione e liberazione, ma anche vicepresidente di Bpm. Da tempo circolavano rumors che lo volevano al vertice di Bpm proprio per liberare il suo posto alla presidenza del consiglio di sorveglianza dell'A2A che tanto "interessa" al Carroccio. In quella posizione immaginavano un uomo vicino ai padani, Bruno Caparini, imprenditore, già al consiglio di sorveglianza ma che arrivando alla guida della multiutility realizzerebbe quell'"ideale" di Bossi-Giorgetti di portare il Carroccio a orientare le dinamiche delle grandi aziende erogatrici di servizi. Altro target sensibile è Trenord, l'azienda di trasporti frutto della recentissima fusione tra Trenitalia e Ferrovie Nord (LeNord): un matrimonio che necessita un nuovo assetto nella governance e la Lega vuole dire la sua. È chiaro che i conti si faranno dopo il derby tra Pdl e Lega di maggio.
FONTE: ILSOLE24ORE
LA LEGA USA LA CENSURA COME METODO
204 Mercoledì 11 Maggio 2011 12:18
L'AUTORE
SAPETE QUANTE NE HAN FATTE PASSARE AL MIO LIBRO "UMBERTO MAGNO", MA IL 9 MAGGIO SCORSO A CASTELFRANCO VENETE ANCHE IL LIBRO DI ELONORA BIANCHINI E' STATO CENSURATO

Lega, censura nel Venetodi Mauro Munafò La giunta comunale di Castelfranco (vicino a Treviso) nega la sala della biblioteca per la presentazione di un libro critico verso il Carroccio. La scusa: «Parla di politica e sotto elezioni non si può»
FONTE: ESPRESSO.IT
LEGA E GAY
203 Mercoledì 11 Maggio 2011 12:09
l'autore
Stiffoni ( senatore Lega Nord): “Da noi non ci sono gay, abbiamo un dna diverso”. Detto a Radio 24.

LA VERITA?

Storia di Stefano, attore gay
candidato per la Lega NordNella lista del Carroccio per il Consiglio comunale di Bologna due omosessuali. Uno di loro, Stefano Guida si racconta: "Non è outing personale, ma politico"di LUIGI SPEZIA la Repubblica.it

Nella corsa a Palazzo d'Accursio entrano i gay e non sarebbe una notizia se non fossero nella lista della Lega, notoriamente poco incline all'accettazione dell'omosessualità. Dei due gay in lista per il Carroccio a Bologna che sono conosciuti come frequentatori del Cassero, uno, Stefano Guida, si è presentato sulle pagine de L'Informazione. Ventisei anni, parrucchiere, una parte in un film porno anni fa di cui non parla volentieri ma di cui non si vergogna. Non è un outing personale, ma politico. "Per entrare nella Lega - ha dichiarato - devi credere nei valori che propaganda. Poi se sei gay poco importa". Dice di non essere l'unico gay in corsa per il Sole delle Alpi e che anche dentro la Lega esistano i gay lo conferma Enrico Oliari, presidente trentino di GayLib, l'associazione nazionale che fa da contraltare a destra dell'Arcigay: "L'altro giorno mi ha telefonato una lesbica della Lega e mi ha detto che non è da sola, dice. "Guida non lo conosco, non è iscritto alla nostra associazione, ma è in contatto". Ma anche al Cassero di Bologna Guida ha frequentato un gruppo di autocoscienza. Ha raccontato anche un aneddoto: che Rosi Mauro, la coordinatrice della Lega a Bologna, gli ha regalato una rosa nella "casa del sindaco" in via Nazario Sauro e gli ha strizzato l'occhio: "Ha capito che sono gay e non ha avuto nessun problema".
I COLONNELLI LEGHISTI
202 Mercoledì 04 Maggio 2011 15:08
L'AUTORE
MIGLIO: "
"....un altro suo difetto incoercibile: la gelosia. Bossi è sempre stato morbosamente geloso di chi ottenesse, fra i una simpatia e un credito eguali.... a quelli a lui tributati......non solo impedì a molte persone qualificate di entrare nella Lega, ma riuscì a circondarsi di una squadra di tutti (si fa per dire) meno dotati di lui: magari, presi uno per uno, brava gente ma.........pronti a ripetere come pappagalli le sue parole d'ordine".

CAPITO?????
LEGA E OMOSESSUALITA'
201 Mercoledì 04 Maggio 2011 14:58
GIULIVO
Tosi (leghista) sponsorizza spettacolo gay. Ma tiffoni lo sa?
"Com’è noto l’amministrazione comunale di Verona a guida Tosi e quella provinciale a guida Miozzi, entrambe di centro-destra, hanno finanziato e patrocinato uno spettacolo omosessuale che andrà in scena il 5 maggio prossimo al Teatro Camploy, nel quartiere di Veronetta".
LA LEGA E I NOMADI: LE BUGIE DI SALVINI
200 Mercoledì 04 Maggio 2011 14:16
L'AUTORE
http://milano.corriere.it/milano/politica/speciali/2011/elezioni-amministrative/notizie/focarete-salvini-fuori-onda-campi-rom-190559157369.shtml

Guardatevi bene il video, ecco l'ennesima dimostrazione di che razza di CIALTRONI sono i leccaculo di Bossi!
LEGA CONTRO LE GIACCHE DEI POSTINI!
199 Martedì 03 Maggio 2011 14:42
L'AUTORE
13:49 - Postini con giacche Made in Cina e la Lega insorge. Sotto accusa una gara d’appalto, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in febbraio, per la fornitura di 79 mila completi da postini per 12 milioni e mezzo di euro. Duecentodieci euro a dipendente, secondo il Carroccio l’offerta escluderebbe le aziende europee.
Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega Nord alla Camera, ha presentato un’interrogazione al ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, firmata da tutti gli onorevoli del gruppo. Poche centinaia di euro per almeno un paio tra camicie, giacche e gonne, sembrano davvero pochi per gli standard delle aziende del Vecchio Continente e la gara si profila ad appannaggio delle imprese, magari con sede legale in Europa, che producono manifattura a basso costo nei paesi asiatici, Cina in testa.

A insorgere soprattutto i parlamentari eletti nelle zone manifatturiere, come Gianluca Buonanno, sindaco di Varallo in Valsesia, cittadina piemontese ricca di imprese tessili. “Con un bando del genere trae vantaggio chi ha delocalizzato la sua azienda in Asia – afferma – ma poi bisognerà vedere la qualità dei prodotti, quanto dureranno queste divise?”. I Radicali, durante un’”operazione trasparenza”, hanno reso noto il costo delle uniformi per i commessi del Senato, prodotti da un’azienda romana. Non meno di 500 euro, e di certo non sono esposte alle intemperie come quelle dei postini.
FONTE: http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/1008249/giacche-cinesi-per-i-postini-la-lega-contro-gli-abiti-low-cost.shtml
LE OMBRE DELLA LEGA E IL BUSINESS DEL SOLARE
198 Venerdì 29 Aprile 2011 17:25
L'AUTORE
Alla fine hanno risposto. A mezzo stampa, tramite il loro avvocato piacentino Domenico Capra. Così Akronos, la società con sede a Edimburgo che stipula contratti di “consulenza istituzionale” sul nostro territorio per ottenere contributi e incentivi pubblici trattenendosi una provvigione del 5 % dichiara su “Cronaca” di oggi: “nessun leghista in Akronos. Infondati i sospetti di Marco Bergonzi“. Il ragionamento non fa una piega. Se non fosse che, sempre dal giornale, emerge che Akronos è la socia di maggioranza della società s.r.l Belenus, impresa agricola con un capitale dichiarato di 10mila euro. E chi sarebbero gli altri soci della Belenus? Paolo Mancioppi, segretario cittadino del Carroccio e Guido Gulieri, esponente di spicco dei leghisti piacentini. La Belenus, in questi mesi, si è dedicata ad una delle mode più frequenti dell’ultimo anno nel nostro territorio: il fotovoltaico. L’approvazione del progetto di un impianto della potenza di 993,60kwp a Borgonovo è stata data dalla Giunta Trespidi con delibera n.571 del 10 dicembre 2010. “E’ un’attività alla luce del sole” fanno sapere gli interessati. Anche questo è vero, trattandosi di fotovoltaico. A proposito. Ma il leghista piacentino Paolo Mancioppi, non sarà mica quel geologo a cui - secondo quanto emerso dall’Agenzia Dire – sono stati affidati lavori dal Comune di Cortemaggiore, tra il dicembre 2008 ed il dicembre 2009, per un importo che arriva ai 30.000 euro? Si trattava di Prg cimiteriale, Psc ed elaborati per l’assetto antisismico. In quel periodo, il leghista Davide Allegri era assessore comunale di Cortemaggiore. Assessore all’Urbanistica. In Provincia ricopriva l’incarico di assessore all’Ambiente da giugno 2009. “Ricopriva” perché, improvvisamente, il 21 settembre 2010 si è dimesso. Per la sua delega si occupava principalmente di fotovoltaico. In un anno, di impianti ne sono stati autorizzati una novantina. Quasi tutti a terra, su terreni agricoli. Si è dimesso anche dal Comune di Cortemaggiore. E’ indagato per concussione e abuso di ufficio. E’ quella questione, nota alla stampa come “caso Allegri”, per cui l’altroieri il presidente Trespidi ha avuto un “colloquio” in Procura. E per cui l’assessore alla Programmazione Patrizia Barbieri è stata sentita, secondo la stampa, dai Carabinieri e dal pm. Sarebbe interessante sapere, di tutto questo, cosa ha capito Trespidi. Non si preoccupi Presidente, questo non è un rebus facile. Quando si arriverà alla soluzione, le prepareremo una versione ”Bignami”.

FONTE: http://owebpiacenza.com/2011/03/31/le-ombre-della-lega-alla-luce-del-sole/
BRESCIA, LEGA E LOTTIZZAZIONE SELVAGGIA
197 Mercoledì 27 Aprile 2011 07:29
l'autore
Venerdì 15 aprile 2011 il Consiglio Provinciale di Brescia vota una mozione consiliare a larghissima maggioranza; in pratica, tutti i consiglieri, a eccezione dei soli leghisti, approva un indirizzo che impegna il presidente e la giunta a uniformare la sua azione amministrativa ai criteri che il consiglio ha deliberato di condividere. La Lega Nord si ritrova, nel voto su questa mozione, in minoranza al PDL che pure sostiene la giunta del presidente Molgora.



L'oggetto della mozione?



La trasparenza e il merito in tutte le nomine e gli incarichi di competenza dell'amministrazione provinciale. Presentato da Giulio Arrighini, già deputato della Lega Nord da cui si è polemicamente staccato, l'atto di indirizzo impegna il governo della provincia, tra l'altro, a far si che:

tutti gli incarichi siano assegnati, nell’ambito di candidature raccolte con procedure di evidenza pubblica, su criteri di selezione trasparenti, predeterminati e pubblici, così come pubbliche dovranno essere le candidature stesse, le risultanze della selezione e le motivazioni della scelta; per gli incarichi più delicati, complessi e impegnativi le selezioni, ferme le procedure che garantiscono pubblicità, trasparenza e valorizzazione del merito, dovranno essere sempre affidate a società esterne specializzate e indipendenti;



e, ancora a



redigere un codice di autoregolamentazione etica, e un regolamento per la selezione dei candidati alle nomine di competenza dell’amministrazione provinciale, interne ed esterne, che stabilisca regole ferree contro ogni conflitto di interessi, stabilendo incompatibilità insuperabili per la nomina di candidati che risultino parenti o affini entro il settimo grado, soci, associati, cointeressati in comuni intraprese, colleghi di studio nell’attività libero professionale, con soggetti, appartenenti al ceto politico provinciale o all’amministrazione della Provincia di Brescia, comunque in condizione di influire sulle nomine o sull’attività dei nominati.



In una democrazia assembleare, e l'ordinamento dell'amministrazione provinciale, in ossequio alla nostra costituzione, è senz'altro tale, gli atti di indirizzo votati dall'assemblea vincolano l'esecutivo che mai dovrebbe potersi permettere atti di governo in contrasto con le mozioni approvate dal consiglio.



E, infatti, solo pochi giorni il presidente della giunta provinciale dà corso a una tornata di nomine interpretando da par suo sia lo spirito che la lettera della mozione approvata da oltre i due terzi del consiglio provinciale, e da metà della sua maggioranza politica.



Si esordisce con il consiglio di amministrazione della neonata fondazione Brescia Eventi, composto da tre persone: il presidente della provincia, il consigliere provinciale (PDL) Gianluigi Raineri e la dott.ssa Miriam Schena, consigliere comunale a Gardone Val Trompia. Nessun bando, nessuna selezione. Se in una fase di start-up può avere senso indicare, senza selezione di evidenza pubblica, degli amministratori dello stesso ente costituente, sfugge il criterio di scelta della dott.ssa Schena, medico di cui sono ignote le competenze in materia di eventi e, soprattutto, di orchestre (perchè, è noto, la fondazione serve principalmente a dar da vivere alla Brescia Orchestra (...padana...) e al suo direttore. Della rampante dottoressa, oltre a una serie di vicende non rilevanti in questa sede, non sono noti meriti pubblici diversi dalla scarsa performance elettorale alle comunali di Brescia del 2008, all'elezione a Gardone Val Trompia, e alla sua nomina, sempre a opera di Molgora, nel marzo 2010, nel consiglio di amministrazione della Fondazione Comunità Bresciana onlus, da riferire, pare evidente, a una fedeltà a tutta prova.



Sempre prima che asciugasse l'inchiostro del verbale della seduta consigliare del 15 aprile, l'inarrestabile presidente ha nominato anche i membri di competenza provinciale dell'organo direttivo della Agenzia Territoriale per il Turismo Pianura Bresciana. Sono due componenti, che vengono scelti tra 5 candidati (delle 8 candidature presentate 3 erano fuori termine). La scelta cade su:

Rosa Danesi, militante leghista, la cui principale esperienza è la titolarità di un negozio di profumeria, competenza che le è valsa l'elezione a presidente dell'associazione “Pro Loco” di Orzinuovi;

Vanessa Marenda, assessore leghista al comune di Manerbio.



Ma il meglio di sé il presidente padano della provincia di Brescia lo dà quando si tratta di nominare tre componenti del consiglio di gestione del Centro Bresciano Antifascismo e Resistenza. Infatti, con sottile (!) sense of humor, dei tre nuovi consiglieri ne sceglie almeno due che con l'antifascismo hanno poco a che fare. Infatti, sceglie, in base a criteri dei quali nulla è dato sapere:

Daniele D'Acierno, già consigliere nell'ottava circoscrizione del comune di Brescia nel 2003, eletto nelle liste di Alleanza Nazionale con ben 21 preferenze;

Gianluca Mazzolini, anche lui candidato per Alleanza Nazionale nella medesima tornata circoscrizionale del 2003, ma con minor fortuna, perchè il suo totalizzatore di voto si ferma a zero. In compenso, cambiata la maggioranza, nel 2010 il comune di Brescia gli assegna un incarico professionale nell'ambito del Progetto Casa, per circa 13.000 euro;

Michele Vezzoli, del quale non si è ritrovato nulla di indicativo di una formazione personale paragonabile a quella, invero assai poco antifascista, dei due consiglieri nominati con lui.



Certo, verrebbe da commentare che se davvero fossero attuati i principi di trasparenza e di valorizzazione del merito presenti nell'ordinamento, e ribaditi con forza nella mozione approvata a così larga maggioranza in consiglio provinciale, avremmo trovato pubblicati icurricula vitae di tutti i candidati e di tutti i nominati; e per ciascuno di questi ultimi, poi, anche l'indicazione dei criteri di scelta in base ai quali sono stati preferiti

agli altri concorrenti.



Per rendersi conto che, con questa amministrazione, si tratta di utopia, basta cogliere fior da fiore tra le nomine licenziate anche prima del voto del 15 aprile 2011: cosa avrà orientato, nel gennaio 2010, la scelta di Ettore Monaco, sindaco leghista di Dello, presidente di ACB servizi srl, come più idoneo tra i 21 candidati alla carica di consigliere del Consorzio Bassa Bresciana?



E, a dicembre dello stesso anno, con quale metro si selezionano, tra i 10 candidati alla nomina nel consiglio della Fondazione Villa Paradiso, Enrichetta Saletti, che porta a sostegno della sua candidatura l'esperienza nel centro benessere Victoria di Gambara? O, ancora, il giovane Marco Zanetti, consigliere eletto nella circoscrizione sud del comune di Brescia alle elezioni del 2008 nelle liste (manco a dirlo) della Lega Nord?



E quali meriti avranno fatto selezionare, lo scorso gennaio, il Sig. Agostino Pedrali, assessore leghista a Coccaglio, come degno di sostituire il funzionario dell'amministrazione provinciale Cesare Ferrari, dimissionario, nel consiglio dell'Accademia Bresciana di arti e mestieri della buona tavola? Forse l'abilità con la quale era riuscito a organizzare l'assunzione del figlio Davide nel settore tributi del Comune di Capriolo, nel valzer di concorsi che hanno accompagnato l'ascesa dell'attuale capo di gabinetto della Provincia di Brescia, Simona Zambelli. Il giro di valzer che sistema la sorella della dott.ssa Zambelli e il figlio dell'assessore Pedrali è del dicembre 2010 e, sulle ultime note, nel gennaio del 2011, arriva la nuova medaglietta sul petto del papà assessore a Coccaglio.



Cosa manca a questa storia?



In realtà parecchio, in termini di trasparenza e possibilità di esercitare il controllo della pubblica opinione.



Manca, soprattutto, un quadro preciso del valore di questi incarichi, sia in termini di entità dei gettoni, che di portata del potere connesso alle cariche: cosa effettivamente amministrano questi organi, che budget hanno, cosa dipende da loro.



Ma, del resto, fino a ieri la stragrande maggioranza dei cittadini non sapeva nemmeno che esistessero, molti di questi organismi, né che la Provincia concorresse a nominare gli amministratori (a titolo esemplificativo) di:

■Consorzio dell'Oglio;
■Accademia Bresciana Arti e Mestieri della buona tavola;
■Fondazione G. B. Vighenzi;
■Fondazione pro istruzione tecnica professionale Palazzoli;
■Fondazione Malga S. Apollonia;
■Agenzia Territoriale Turismo lago d'Iseo e Franciacorta;
■Fondazione Caduti dell'Adamello;
■Centro Bresciano Antifascismo e Resistenza;
■Fondazione Brescia Eventi;
■Agenzia Territoriale Turismo pianura bresciana;
■Consorzio Bassa bresciana;
■Fondazione provinciale bresciana assistenza minorile;
■Fondazione Comunità Bresciana;
■Consiglio di Parità;
■Associazione Centro per l'integrazione scolastica dei non vedenti;
■Pio Istituto Pavoni;
■Fondazione Villa Paradiso;
eccetera, eccetera, eccetera....


Poltrone, poltrone, poltrone, mai, o quasi mai, assegnate per meriti o competenza; mai, o quasi mai, accettate con l'intento di contribuire al bene comune.


Brescia, 27 aprile 2011


Tempo Moderno
TOSCANA, EMORRAGIA NEL CARROCCIO
196 Mercoledì 20 Aprile 2011 14:59
L'AUTORE
La Lega perde pezzi. Il consigliere regionale della Lega Nord Dario Locci passerà al Gruppo misto e lascerà il proprio. Ne dà notizia, in una breve nota, proprio il Carroccio toscano. E' lo strascico della guerra interna al partito di Bossi in Toscana, dove da tempo si contesta la figura del leader Claudio Morganti.

Locci, secondo quanto appreso, avrebbe già richiesto al presidente dell'Assemblea toscana Alberto Monaci di poter cambiare posto in aula, distante dai suoi ex colleghi di partito, e disporre degli uffici dedicati al Gruppo misto.
Locci, entrato sui banchi del Consiglio regionale grazie alla rinuncia alla carica di consigliere del parlamentare, portavoce del Pdl toscano e candidato governatore del centrodestra alle scorse regionali Monica Faenzi, da tempo era anche in dissidio con la dirigenza del partito toscano. Locci, avvocato, è stato tra i firmatari di una mozione di sfiducia nei confronti del segretario regionale Claudio Morganti.

Il Carroccio attende ora anche le dimissioni di Locci dal partito, e, commenta Morganti, "se non le presenterà lui, saremo noi a metterlo alla porta. Ce lo aspettavamo, ha tentato la scalata nel partito ma non ci è riuscito e probabilmente ha visto che non aveva più strade". Critico anche il capogruppo della Lega Nord Antonio Gambetta Vianna secondo cui "era nell'aria ma Locci non mi ha ancora ufficialmente avvisato nè detto niente", ma esclude altre fuoriuscite dal gruppo: "lui per noi era come una sorta di corpo estraneo".
A fare il suo ingresso nella Lega Nord, sempre secondo la nota del partito, potrebbe essere invece la consigliera comunale livornese del Pdl, ed ex consigliere regionale di An, Marcella Amadio, da tempo in dissidio con il partito.
FONTE REPUBBLICA.IT
(19 aprile 2011)
PALAZZAGO: LEGA, TRA ESPULSIONI, NO ANZI DIMISSIONI
195 Mercoledì 20 Aprile 2011 11:55
L'AUTORE
Ferruccio Bonacina torna in campo per le elezioni amministrative del 2011 a Palazzago. L'ex sindaco leghista (per due mandati), ed ex vicesindaco lumbard (nell'ultimo quinquennio), stavolta però, pur supportato da una serie di militanti del Carroccio, non corre con il simbolo di Bossi & co.
Di più: sfida il candidato leghista Michele Jacobelli sostenuto dal primo cittadino uscente Umberto Bosc che, pur essendo solo al termine del primo mandato non si ripresenta per la poltrona più ambita di Palazzago.
E, mentre dalla segreteria provinciale minacciano espulsioni, lui serafico annuncia: "Il giorno prima della presentazione della lista, dopo aver verificato che non c'era possibilità di intesa con Jacobelli, io stesso insieme ai cinque leghisti, militanti della prima ora che mi accompagnano abbiamo mandato per raccomandata le nostre dimissioni".
Cosa succede in quel di Palazzago? "Succede che noi vogliamo portare avanti il programma disegnato cinque anni fa e invece non ci sembra che tale continuità sia nelle corde di Jacobelli, che peraltro io stesso ho proposto quale candidato sindaco".
C'è chi sostiene che il mancato accordo sia legato anche a un'inchiesta che vedrebbe coinvolti alcuni progetti dell'assessorato ai Lavori pubblici assessorato retto proprio da Bonacina: "Sono sereno, probabilmente ci sono state delle denunce, delle richieste di verifica e per me facciano tutto quello che si deve fare, non c'è niente da nascondere". L'importante, conclude Bonacina, "per me è che a Palazzago si concludano i progetti avviati ed è per questo che ho deciso di ripresentarmi".
FONTE: BERGAMONEWS.IT
TANGENTI, DUE ASSESSORI LEGHISTI ARRESTATI
194 Mercoledì 20 Aprile 2011 10:17
L'AUTORE
Una tangente da 22mila euro per «ammorbidire» i controlli e realizzare un centro commerciale su un terreno sottoposto a vincolo paesaggistico-ambientale. E' questa l'accusa con cui sono finiti in carcere l'assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Castel Mella, Mauro Galeazzi, 48 anni, e il capoufficio tecnico dello stesso Comune Marco Rigosa, 45 anni (che è anche assessore a Rodengo Saiano, Comune estraneo alle indagini). Con loro sono stati arrestati Andrea Piva, 36enne di Rodengo Saiano, geometra, libero professionista, e Antonio Tassone, 68 anni, di Lumezzane, imprenditore, il costruttore del futuro centro commerciale. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Brescia, Cesare Bonamartini, su richiesta del pm Silvia Bonardi, al termine di un'indagine condotta, negli ultimi mesi, dai carabinieri del Nucleo investigativo di Brescia. È indagato anche un altro dipendente dell'ufficio urbanistica del Comune di Castel Mella. I reati contestati sono, per tutti, di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio; nel caso del solo Galeazzi, c'è anche l'accusa di peculato, per una storia di telefonate private con il cellulare di servizio.

LA TANGENTE - L'imprenditore Antonio Tassone aveva già opzionato con un contratto preliminare, nel Comune di Castel Mella, un terreno sottoposto a vincolo paesaggistico-ambientale, su cui intendeva realizzare il suo centro commerciale. Tramite il geometra Andrea Piva, aveva intessuto rapporti con il responsabile dell'ufficio tecnico Rigosa e con l'assessore Galeazzi. Nella ricostruzione dell'accusa, per rendere più veloce e sicuro l'iter di approvazione del piano urbanistico, ammorbidendo i controlli, in particolare della commissione paesaggistica, Tassone aveva pattuito un versamento di 22 mila euro, dei quali 12 mila pagati a favore della società di Piva ed 10 mila, versati in contanti dallo stesso imprenditore a Piva e da questo consegnati al Rigosa, che infine ne aveva versato una parte all'assessore Galeazzi. Galeazzi è indagato anche per peculato, poiché nella sua veste di pubblico ufficiale, aveva nella sua disponibilità un cellulare di servizio, intestato alla Provincia di Brescia, con cui aveva fatto centinaia di telefonate a fini esclusivamente privati.

Redazione online CORRIERE.IT
20 aprile 2011
QUELLA STRANA PREVEGGENZA
193 Mercoledì 20 Aprile 2011 07:54
L'AUTORE
LA PREVEGGENZA COME DOTE DIRIGENZIALE

La storia di questa settimana riguarda uno dei tanti casi di valzer di poltrone che si ripetono nella nostra provincia.



Il 30/09/2010 il direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna sottoscrive un avviso pubblico con il quale bandisce una selezione per titoli e colloquio da cui ricavare un elenco di candidati idonei all’incarico quinquennale di direttore del personale della sede di Brescia dell’Istituto stesso.



In esito alla selezione, il 14/03/2011 il direttore amministrativo dello stesso Istituto, a seguito dei colloqui tenutisi nelle ore immediatamente precedenti, sottoscrive l’elenco degli idonei, che sono:

dott. Gilberto Ambotta

dott. Alessandro Bertinelli

dott.ssa Lauretta Cocchi

dott.ssa Marina Moreni

dott. Ernesto Treccani

dott.ssa Cinzia Pè

dott. Stefano Visconi


Tra questi idonei viene successivamente selezionata, con atto, in verità, oggi irrintracciabile all’albo on-line dell’Istituto, ma che qualcuno ha potuto visionare, la dott.ssa Marina Moreni.

E, fin qui, per la verità, nulla di particolarmente stimolante.

La curiosità, però, di approfondire il profilo della dott.ssa Moreni, aggiudicataria della posizione, ha fatto scoprire una prima stranezza.

Infatti, la dott.ssa Moreni, secondo il suo curriculum vitae, nel momento in cui partecipa alla selezione è direttore delle risorse umane e del dipartimento amministrativo presso l’azienda ospedaliera “Mellino Mellini” di Chiari (BS).

Esaminando l’attività amministrativa di quest’ultima azienda ospedaliera, il gruppo di lavoro di Tempo Moderno ha trovato che presso la stessa è bandito un concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di un posto di dirigente amministrativo da assegnare proprio all’area risorse umane.

Ancora una volta, nulla di eclatante, all’apparenza: il “Mellino Mellini” bandisce un concorso per rimpiazzare la dott.ssa Moreni, vincitrice della selezione allo Zooprofilattico di Brescia.

A suonare stonata, però, è una data: quella in cui viene sottoscritto il provvedimento che bandisce il concorso al “Mellino Mellini”. Infatti, leggendo il B.U.R.L. del 16/03/2011, alla pagina 56, laddove è pubblicato il bando di concorso pubblico del “Mellini”, si scopre che lo stesso viene indetto il 02/03/2011 dal direttore generale Danilo Gariboldi, in esecuzione del provvedimento dirigenziale n. 89 del 22/02/2011.

La stonatura è questa: la dott.ssa Marina Moreni è stata selezionata idonea per il posto allo Zooprofilattico il 14/03/2011, e subito dopo scelta come nuova dirigente in quell’Istituto. Ne discende che, almeno fino al 14/03/2011, era piuttosto difficile sapere che il posto di dirigente delle risorse umane e del dipartimento amministrativo del “Mellini” sarebbe rimasto presto vacante.

Eppure, tale vacanza è prevista con tale certezza che il concorso per il nuovo dirigente al “Mellini” viene avviato fin dal 22/02/2011.

A questo punto, di curiosità in curiosità, ai websurfer di Tempo Moderno è venuta voglia di sapere qualcosa di più sui vertici di entrambi gli enti: il Mellino Mellini e lo Zooprofilattico.

E così, è risultato che il presidente dello Zooprofilattico è il già senatore leghista (ex senatore ma non ex leghista) dott. Francesco Tirelli; mentre direttore generale dell’azienda ospedaliera “Mellino Mellini” di Chiari è il dott. Danilo Gariboldi, di recente nomina (dicembre 2010) ma di solida e comprovata fede leghista.

Ecco, allora, che la preveggenza del direttore generale del “Mellini” rischia di trovare una spiegazione: la comunanza di estrazione professionale (entrambi medici), di incarico (entrambi al vertice di strutture afferenti all’assessorato regionale alla sanità), ma, soprattutto, di fede politica, naturalmente leghista, tra i due rappresentanti di vertice dei due enti.

Restano ancora delle curiosità, in parte legate all’introvabilità (momentanea…) del provvedimento di conferimento di incarico alla dott.ssa Moreni da parte dello Zooprofilattico, e alla remunerazione prevista per lo stesso.

Perché, in verità, dando un’occhiata alle posizioni attuali della maggioranza dei candidati giudicati idonei alla selezione bandita dallo Zooprofilattico, viene da chiedersi se in questo benedetto ente diano via l’oro. A candidarsi per direttore delle risorse umane, infatti, c’erano, tra gli altri: il direttore generale e city manager del comune di Cento (FE); il dirigente amministrativo di un’importante azienda ospedaliera di Reggio Emilia; il dirigente delle risorse umane di uno dei più grandi ospedali d’Italia. Insomma, tutta gente che ricopre, attualmente, incarichi che appaiono più prestigiosi di quello, pur importante, di direttore delle risorse umane all’Istituto Zooprofilattico di Lombardia e Emilia Romagna, sede di Brescia.

E, ancora, perplessità legate al fatto che nessuno dei due bandi (sia dello Zooprofilattico che del Mellini) risultino essere stati preceduti da un avviso che desse corso a una procedura di mobilità. È vero che l'incarco dello Zooprofilattico è a termine (anche se resta il dubbio, a questo punto, dell'inquadramento dirigenziale della dott.ssa Moreni: è in aspettativa dal Mellini? È trasferita nei ruoli dello Zooprofilattico come dirigente e poi incaricata della responsabilità delle risorse umane?), ma il posto di dirigente messo a concorso dal "Mellini" è pacificamente a tempo indeterminato.

Sul punto il Consiglio di Stato è assai chiaro: i concorsi pubblici non preceduti da una procedura di mobilità (art. 30, comma 2 bis, D. L.vo n. 165/2001) sono illegittimi e annullabili in sede giurisdizionale (sent. n. 5830 del 18/08/2010).

Per il momento, ci si ferma qui: altre cose devono accadere perché si chiarisca la situazione e ogni figurina del presepe trovi il suo posto. Vedremo chi vincerà il concorso bandito dal “Mellini” a Chiari, e vedremo, anche, se la nomina della dott.ssa Moreni resterà confermata.

Certo, così stanti le cose, le doti di divinazione del direttore generale del “Mellini” di Chiari nel prevedere che il suo ente sarebbe rimasto senza direttore delle risorse umane suscitano meraviglia e ammirazione sincera.


Brescia, 19 aprile 2011

Tempo Moderno.
RENZO BOSSI IN PIEDI PER CELEBRARE L'INNO DI MAMELI
192 Martedì 19 Aprile 2011 15:19
L'AUTORE
(ANSA) - MILANO, 19 APR - C'erano cinque consiglieri della Lega Nord al consiglio regionale lombardo per l'esecuzione dell'Inno di Mameli.

L'esecuzione dell'Inno e' prevista nell'ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell'Italia unita. Per la prima volta era presente anche Renzo Bossi, in piedi come tutti i consiglieri: gli altri esponenti del Carroccio hanno invece atteso all'esterno che le note dell'inno nazionale terminassero per fare ingresso in aula. (ANSA).
COSI' ROMA LADRONA RIEMPIE LE CASSE DELLA LEGA
191 Martedì 19 Aprile 2011 14:32
L'AUTORE
Silvia Cerami

Trentuno milioni di proventi, diciotto di contributi e sette di utile: sono i numeri del bilancio dei lumbard, un tempo partito duro e puro. Ma i tempi per Bossi e compagni sono cambiati: una volta il Senatùr girava per le Valli su una 126 scassata, nel 2009 i padani hanno speso 1.315.928 euro in automezzi: un parco auto cresciuto di 848.500 euro in un solo anno. Per non parlare dei rimborsi spese, che superano il milione. Come per il Pci, anche nella Lega ci sono le donazioni dei parlamentari: l'avvocato Brigandì versa un centomila, meno generosa Rosy Mauro con 29mila euro. La cassaforte Fin Group e il debito con Equitalia.

Il leader della Lega Umberto Bossi (Afp)
Politica16 aprile 2011 - 11:59
31.428.269 euro di proventi da gestione caratteristica, più di 18 milioni di contributi dallo Stato per spese elettorali, e un utile di oltre sette milioni e mezzo. Sono finiti i tempi della Lega Nord che inneggia a “Roma ladrona”. Il partito del popolo padano, “quello duro e puro”, tutto salsicce e feste paesane, si è ormai trasformato in un mastodontico apparato, con poche preoccupazioni, se non quella di autoalimentare se stesso. Una casta in camicia verde, dove l'intento di sostenere i popoli padani si confonde più spesso con la salvaguardia del benefit per gli esponenti della nomenklatura padana e dintorni.

A guardare il bilancio della Lega 2010, confrontando i dati del 2009 con quelli del 2008, l'identikit del Carroccio sembra sempre più quello di un carrozzone.
Se un tempo Bossi girava su una 126 scassata per le valli bergamasche, nel 2009 i padani hanno speso 1.315.928 euro in automezzi. Un parco auto cresciuto di 848.500 euro in un solo anno. Non c'è che dire, finalmente tutti potranno correre comodamente su e giù per il Varesotto. Con tanto di rimborso spese: perché, da quando nel 2009 la Lega è tornata al governo, i suoi esponenti non si fanno mancare nulla. 1.137.997 euro di rimborsi spese, più altri oltre 570 mila sotto la voce “collaborazioni e rimborsi spese”, senza contare il costo delle locazioni, in aumento di 500 mila euro.

Di certo non è un movimento, meno che mai un partito leggero. Semmai anche il bilancio svela che il modello della Lega è il Pci anni Sessanta-Settanta. Con al centro del sistema solare il Partito e intorno una costellazione di associazioni collaterali. Se un tempo era il Pci a sostenere l'Arci, oggi la Lega destina ben 3.633.271 euro, più 1.171.859 rispetto al 2008, verso il suo mondo di appartenenza. Padania Mondo, Guardia Nazionale Padana e persino l’Automobile Club del Carroccio ringraziano.

Una trasformazione segnata anche dalle contribuzioni. Addio al partito che si reggeva sulle quote dei militanti. Ora l'onere finanziario si è spostato su chi sta nelle istituzioni. Meno quote associative e più contributi dai parlamentari: sono loro ormai la nuova cassaforte della Lega. In un anno le quote associative annuali si riducono di 50 mila euro. Ma contro i 857.817 milioni euro dati dai militanti del popolo, vengono in soccorso i parlamentari. Sono loro a devolvere 8.129.705 euro, che arrivano a 9 se si considerano anche le società collegate; oltre un milione e mezzo in più in soli 12 mesi. Tra deputati e senatori ci sono quelli molto generosi che donano al partito del Senatur almeno 100 mila euro ogni anno. Ma non sono quelli che ti aspetti. Perché il cerchio magico, la Famiglia che accompagna ovunque sottobraccio il leader Bossi, quando si tratta di soldi fa un passo indietro. Rosy Mauro e Marco Reguzzoni si fermano a quota 29 mila euro, un po' più prodigo Federico Bricolo che arriva a 36 mila. Il leghista più generoso è un uomo del sud. L'avvocato di Bossi Matteo Brigandì, nel 2009, ha infatti elargito 103 mila euro. Forse una ricompensa, visto che la Fin Group srl, la holding delle attività commerciali del Carroccio di cui è amministratore, non va tanto bene. Sarà stata colpa dei tanti incarichi, ma ora che il Csm ha votato la sua decadenza da componente laico a causa dell'incompatibilità con la carica di amministratore e di quel fascicolo contro il pm Ilda Boccassini, forse avrà meno da farsi perdonare.

La Fin Group è una delle due casseforti della Lega Nord insieme alla Pontida Fin, che gestisce gli immobili del partito, pari a oltre 12 milioni di euro. Ma la Fin Group srl, che detiene il controllo di cinque società, in un anno ha visto ridurre il pacchetto di partecipazioni da 128 mila euro a 85 mila. Tra le società, il tour operator padano, Padania Viaggi, completamente svalutata nel 2009, anno in cui i soli costi per servizi superavano i ricavi, a febbraio è stata cancellata dal registro delle imprese. Poco prima, a luglio del 2010, la stessa sorte è capitata alla Check-up, la società di sondaggi. Azzerato anche il valore delle partecipazioni in Media Padania srl, il cui amministratore delegato è il deputato Davide Carlo Caparini, fondatore de La Padania, di Radio Padania Libera. Il figlio di Bruno Caparini, proprietario della villa di Ponte di Legno in cui Bossi ama trascorrere le vacanze, consigliere di amministrazione A2A e uomo chiave del progetto denominato “nucleare padano”.

Rimangono La Bicicletta Padana, nata nel 2008 per promuovere l’e-commerce e ancora non a regime, e la Celticon che si occupa di produzione di film e programmi tv. Ad amministrarla è sempre l'onorevole Caparini, un esperto visto che fa parte anche della Commissione vigilanza Rai, anche se con il fisco ha qualche problema: a fine 2009 riporta un debito nei confronti di Equitalia di 270 mila euro.

Anche sulla comunicazione i tempi son cambiati e nemmeno Pontida e il rito dell’ampolla contano più tanto. Alle manifestazioni si preferiscono gli spot. I leghisti devono aver imparato da Berlusconi. Per la pubblicità spendono 2.445.431, 400 mila in più rispetto al 2008, senza contare oltre un milione di euro per i manifesti e la propaganda.

Ad ogni modo la Lega riesce a chiudere in positivo il suo esercizio. 7.518.759 di utile. Ci si chiede però come mai se in un anno i depositi bancari e postali crescono di 6.833.929, i proventi finanziari possano essere in diminuzione, gli interessi attivi bassi e gli oneri bancari alti. Qualcuno dovrà avvertirli di cambiare istituto di credito. O forse è solo la gestione che è cambiata.

fonte: WWW.LINKIESTA.IT
L'ANTIMAFIA BLOCCA L'AZIENDA CHE FINANZIO' LA LEGA
190 Sabato 16 Aprile 2011 16:00
L'AUTORE
DI MATTEO INCERTI (FATTOQUOTIDIANO)



Le infiltrazioni mafiose – o i tentativi – al Nord continuano a destare allarme nella politica. Questa volta la bufera si abbatte sul Reggiano. Proprio ieri, durante un convegno della Cna il prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro, ha rilanciato: “A Reggio la mafia c’è”. A corollario dell’ultima notizia che riguarda lo stop imposto dalla Dia all’appalto per la costruzione della circonvallazione a Novellara. Evento che ha scosso il mondo politico. Le amministrazioni locali hanno chiesto di “continuare i lavori della tangenziale”. L’ex vicesindaco di Guastalla ed ex leghista Marco Lusetti, espulso dal Carroccio la scorsa estate e fondatore del movimento “Agire Comune”, ha difeso a spada tratta la ditta che ha vinto l’appalto. Nessun commento sulla vicenda è arrivato ad oggi dal segretario della Lega Nord Emilia, l’onorevole leghista Angelo Alessandri, presidente della Commisione lavori pubblici ed Ambiente della Camera dei Deputati ed originario di Guastalla, paesi a pochi chilometri dal Po e da Boretto. Invece il consigliere regionale Andrea Defranceschi (Movimento 5 Stelle) annuncia una interrogazione in Regione chiedendo il “check-in” di tutti gli appalti sulle estrazioni di sabbie dal Po negli ultimi anni.

Ma qual è il punto di tutta la vicenda? E perché imbarazza così tanto la Lega? Riguarda Novellara, appunto, paese della provincia di Reggio Emilia, e quella che gli ambietalisti la chiamano la “tangenziale discarica”. Un progetto partorito all’inizio del millennio tra le contestazione in primis da Legambiente, in quanto il finanziameno di questa opera pubblica è nato come compensazione per l’ampliamento della locale discarica gestita dalla municipalizzata pubblicaSabar spa di cui il Comune è socio.

Su quest’opera pubblica, cavallo di battaglia di tutti i sindaci di centrosinistra degli ultimi dieci anni, è arrivato lo stop dell’antimafia. Il 23 marzo scorso alla Prefettura di Reggio Emilia è stata consegnata una dettagliata relazione, arrivata dopo la richiesta degli accertamenti sui cantieri, disposti dalla Direzione investigativa antimafia di Firenze. Controlli attivati a metà febbraio tramite il prefetto De Miro. Le indagini hanno portato alla sospensione dell’appalto e alla revoca della certificazione antimafia alla ditta Bacchi di Boretto, notissima in zona anche per le escavazioni nel Po fortemente contestate da associazioni ambientaliste come Legambiente. Una ditta la Bacchi spa nota anche per gli ottimi rapporti istituzionali con diversi politici in primis con quelli della Lega Nord, tanto che il Carroccio nel 2006 ricevette un regolare finanziamento di 5.000 euro registrato alla Camera dei Deputati.

Agli investigatori del centro operativo del capoluogo toscano era stata segnalata la presenza nel cantiere di soggetti vicini alla criminalità organizzata. Le ispezioni hanno dato esito positivo. Da quanto è emerso l’azienda di Boretto avrebbe assegnato due subappalti ad imprese con sede in provincia di Parma, il Consorzio edile M2 di Soragna e la Tre Emme Costruzioni di Roccabianca. La Direzione investigativa antimafia ha ricostruito che le due le imprese sono collegate alla famiglia Mattace di Cutro, ritenuta dagli investigatori molto vicina al clan Grande Aracri.

Secondo quanto emerge dai documenti della Prefettura, nell’assegnazione di questi lavori alle ditte riconducibile ai Mattace, la Bacchi avrebbe eluso in maniera consapevole la legge antimafia per il controllo dei subappalti. Le ditte dei Mattace non avrebbero mai ottenuto la certificazione antimafia dalla Prefettura.

La legge prevede che l’obbligo dell’autorizzazione antimafia scatta solo per subappalti di importo superiore ai 155 mila euro. E’ stato così, come emerge dall’ispezione, che la Bacchi avrebbe aggirato l’ostacolo. Spezzando il subaappalto tra le due ditte: 50mila euro di lavori al Consorzio M2 e 130mila euro alla Tre Emme.

Ma non è finita qui. Ispezionando il cantiere le forze dell’ordine hanno trovato Giuliano Floro Vito. Chi è ? E’ l’ex cognato di Domenico Mattace, il presidente della TreEmme e considerato dagli inquirenti un elemento di grande spessore criminale, legato al clan della n’drangheta dei Dragone e poi dei Grandi Aracri, già posto agli arresti nel 2001 e poi assolto per l’operazione “Scacco Matto”, finito poi in manette per usura nell’aprile 2010. Per questa vicenda Floro Vito, per la legge dovrebbe essere agli arresti domiciliari e sorvegliato speciale. Peccato che si trovasse sul cantiere di Novellara come dipendente della Tre Emme.

Dalle fatture poi risulta che la Bacchi ha versato alla Tre Emme 161 mila euro. Una cifra superiore a quello concordata. In particolare maggiore alla soglia che fa scattare l’obbligo di certificazione antimafia. Altra anomalia. L’azienda di Boretto ha chiesto alla stazione appaltante, Iniziative Ambientali, società mista che vede tra i soci le municipalizzate Sabar Spa, Iren Spa e Unieco, di poter procere all’affidamento del subappalto solo il 21 giugno 2010. Ma i Bacchi avevano già firmato il contratto con la ditta dei Mattace da circa un mese e mezzo.
BRIGANDI' VERRA' PROCESSATO AD OTTOBRE PER ABUSO D'UFFICIO
189 Giovedì 14 Aprile 2011 16:00
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(IAMM) ROMA - Matteo Brigandì, il consigliere laico del Csm in quota Lega Nord, ieri è stato dichiarato decaduto dall’incarico per incompatibilità. La decisione è stata presa perché Brigando non si è dimesso per tempo dal ruolo di amministratore della società Fin Group, quando la legge stabilisce l'incompatibilità tra l'essere componente di un cda di un gruppo commerciale e l'incarico di consigliere del Csm.

PUBBLICITA'Oggi è stato deciso che sarà processato dalla Decima sezione del Tribunale di Roma il 31 ottobre per abuso d'ufficio ed il processo si farà con rito immediato. Secondo i magistrati, Brigandì avrebbe passato documenti ad una cronista de Il Giornale che scrisse un articolo "Verità nascoste, amori privati di Ilda Boccassini". Nel pezzo la cronista ricordava come nel 1982 la Boccassini fosse stata sorpresa in atteggiamenti amorosi con un giornalista di Lotta Continua, circostanza che poi finì al Csm. Le carte riguardanti il “piccante episodio” furono secretate, perché l'azione si risolse con una assoluzione. L’articolo de Il Giornale, edito da Paolo Berlusconi, su Ilda Boccassini, pubblico ministero di Milano che ha indagato il premier Berlusconi per concussione e prostituzione minorile per il "caso Ruby", fece molto scalpore. A processo con Brigandì anche il suo collaboratore, Fabio Faccaro sempre per abuso d'ufficio.
SESSO ED ELEZIONE DEL TROTA, UNA FACCENDA PESANTISSIMA
188 Giovedì 14 Aprile 2011 14:33
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LA QUESTIONE CREDO AVRA' CONSEGUENZE NON DA POCO!

14 aprile 2011 Indaga la procura di Brescia: l’ipotesi del Riformista

Ne parla il Riformista in un articolo a firma di Alessandro Da Rold: la procura di Brescia ha iniziato ad indagare su alcuni dossier che l’anno scorso avrebbero agevolato la candidatura di Renzo Bossi nel consiglio regionale lombardo. “X-files ad alto contenuto erotico-politico, secondo chi ha potuto visionarli”, scrive il Riformista, “che qualcuno avrebbe provato a vendere persino alle forze di opposizione in vista delle prossime amministrative”.

I DOSSIER – I dossier riguarderebbero consiglieri provinciali e segretari regionali leghisti, ma anche altri esponenti che hanno gravitato intorno al Carroccio. E Marco Marsili si recherà in procura con un esposto. “Il problema non è Bossi ma chi lo circonda”, fa sapere un leghista milanese. Brescia, poi, è stata già travolta dallo scandalo sulle assunzioni in provincia e sulle carte di credito in Comune. Sui dossier non c’è per ora alcuna traccia, ma il contenuto sarebbe abbastanza esplosivo da far scoppiare uno scandalo. Anche perché si innesta all’interno di un malcontento già palpabile nei confronti del Carroccio:

Alcuni elettori si sono lamentati negli ultimi mesi per il fatto che il Trota si fa poco vedere in zona, preferendo magari i pranzi con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti o le spedizioni in Sicilia, alla ricerca delle origini del nonno materno. Spiega Giulio Arrighini, ex esponente della Lega anni Novanta: “Molte persone però si stanno accorgendo di come la Lega abbia ormai perso la sua antica vocazione e sia diventato un partito come tutti gli altri”.

GIORNALETTISMO.IT
BRIGANDI', IL PROCURATORE DELLA PADANIA, CACCIATO DAL CSM
187 Giovedì 14 Aprile 2011 09:42
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Da oggi non è più consigliere del Csm il laico della Lega, Matteo Brigandì. Con una decisione senza precedenti – passata con 19 sì, tre no e due astenuti – il Plenum del Csm ha dichiarato la sua decadenza. La ragione: non essersi dimesso per tempo da ruolo di amministratore della Fin Group, mentre la legge stabilisce l’incompatibilità tra l’essere componente di un consiglio di amministrazione di una società commerciale e l’incarico di consigliere del Csm.

La votazione è avvenuta a scrutinio segreto dopo che al Csm era stato notificato il ricorso al Tar presentato in prevenzione da Brigandì. A quel punto, Vietti ha proposto di invertire l’ordine del giorno, riprendendo la trattazione del caso Brigandì che stamattina era stata rinviata al 4 maggio.

Brigandì era già finito nella bufera dopo la pubblicazione sul Giornale di atti del Csm relativi ad un procedimento disciplinare a carico del pm di Milano, Ilda Boccassini. Sospettato di avere passato un fascicolo riservato al quotidiano, Brigandì era stato sottoposto a procedimento disciplinare e su di lui aveva aperto un fascicolo la Procura di Roma.

Con la sua uscita dal Csm e sino a quando il Parlamento in seduta comune non nominerà il suo successore, il gruppo dei laici che fanno riferimento alla maggioranza di Governo scende a 4 consiglieri. Si tratta di una soglia che non consente di far mancare il numero legale alle sedute del Plenum del Csm; un’arma di cui i laici di Pdl e Lega non si sono mai avvalsi in questa consiliatura, a differenza di quanto accaduto in quella precedente.
CONTINUA LA PROPAGANDA SULL'IMMIGRAZIONE
186 Giovedì 14 Aprile 2011 07:46
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Il parlamentare europeo della Lega Nord, Francesco Speroni, ha espresso solidarietà al suo collega di partito il viceministro presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Roberto Castelli in seguito alle richieste di dimissioni avanzate dall’opposizione per la sua posizione espressa sugli immigrati durante il programma di Radio 2 “Un Giorno da Pecora”: «Bisogna respingere gli immigrati, ma non possiamo sparargli, almeno per ora». Ai microfoni di “24 Mattino” su Radio 24 l’eurodeputato leghista ha invocato l’uso delle armi per il contrasto all’immigrazione clandestina poiché molto spesso quando i pescherecci italiani, disarmati, si avvicinano alle coste della Tunisia vengono mitragliati e pertanto occorre usare lo stesso metodo.
«Non sbagliano i tunisini. Se uno invade le acque territoriali di un Paese sovrano – ha osservato il parlamentare europeo della Lega Nord, Francesco Speroni – è lecito usare le armi, questo è diritto internazionale. L’ha fatto anche Zapatero, se viene violata la sovranità di un Paese è lecito usare le armi, poi se è opportuno o meno lo decide il Governo. Noi siamo invasi – ha proseguito Speroni -, c’è gente che viene in Italia senza permesso, violando tutte le regole. A questo punto vanno usati tutti i mezzi per respingerli, eventualmente anche le armi».

L’esponente del Carroccio ha sottolineato che i nostri soldati in Afghanistan e Libano stanno usando le armi e di conseguenza dovremmo usarle anche per difendere i confini dell’Italia. Inoltre secondo Speroni bisogna organizzare un blocco navale per fermare le invasioni. Intanto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo un colloquio con il presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus, ha affermato che sui problemi dell’immigrazione occorre trovare soluzioni concordate a livello europeo.

FONTE: POLITICA24.IT
BRESCIA, LEGA E LA GIOSTRA DEGLI INCARICHI ESTERNI (PARTE TERZA)
185 Mercoledì 13 Aprile 2011 07:53
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Per completare il lavoro di analisi dei costi sostenuti nel 2010 dall’amministrazione provinciale di Brescia per la esternalizzazione di prestazioni lavorative direttamente connesse con le sue competenze istituzionali, in questa puntata Tempo Moderno raccoglie e commenta i dati relativi agli incarichi e agli appalti non ancora trattati nelle due puntate precedenti.



Si comincia con le spese dell’assessore Aristide Peli, titolare della delega a: Pubblica istruzione, Università, Gestione Albi dell'associazionismo e del volontariato, Ufficio Relazioni con il Pubblico, Famiglia e attività socio-assistenziali, Pari Opportunità.



Con atti a firma dei dirigenti Sala e Gareri (a seconda dei diversi settori di competenza), vengono affidati all’esterno i seguenti appalti:

ACB SERVIZI SRL, GESTIONE PIANO FORMATIVO PROVINCIALE 2010, € 167.470,00
QUIX SRL di MODENA, (Ing. Silvano Pancaldi, resp. progetto), ASSISTENZA SOFTWARE OSSERVATORIO SOCIALE, € 6.750,00
QUIX SRL di MODENA, (Ing. Silvano Pancaldi, resp. progetto), CONSULENZA SU OSSERVATORIO MINORI, € 13.000,00


per un totale di € 187.220,00. Si tratta, per il primo appalto, di attività di formazione del personale dei servizi sociali territoriali (…ma la Provincia non ha una sua azienda speciale, il CFP Zanardelli, che si occupa di formazione?), per il secondo di consulenza informatica (anche qui, l’amministrazione ha addirittura un settore autonomo che si occupa di informatica), mentre il terzo dovrebbe riguardare il miglioramento di un servizio che dovrebbe essere rodato da anni, e che non pare richiedere, per sua natura, la gestione di una mole di dati tale da prevedere necessità informatiche così impegnative; è vero che si tratta di ampliare il database esistente, ma pare difficile debba trattarsi di molte migliaia di posizioni, posto che la base dati è relativa a: “affido, minori sottoposti all’Autorità Giudiziaria, raccolta e archivio dei protocolli d’intesa attivati dalle diverse realtà istituzionali per la gestione degli interventi e/o iniziative”. Come si vede, sono in gran parte dati già censiti dai servizi minorili del Ministero di Giustizia.



Quanto agli incarichi professionali, l’assessorato retto da Peli spende

Per incarichi a mediatori penali minorili € 73.830,00

Per attività redazionali dell’U.R.P. € 64.000,00 (incarico a Mossoni Giuliana)

Per “informazioni sull’attività istituzionale dell’ente” € 54.000,00 (incarico a Foresti Federica)

Sono, così, altri € 191.830,00.



Altro assessorato: Attività e beni culturali, valorizzazione delle identità, culture e lingue locali; Turismo e servizi di trasporto a fune connessi all'attività turistica; assessore (nel 2010): Daniele Molgora, il presidente.

ROJATTI EZIO, CONSULENZA MUSICALE, € 66.370,00
BACCHETTI LORENA, PRODUZIONE 5 VIDEOINTERVISTE VALLE SABBIA, € 1.500,00
MARCA CORINNA, PRODUZIONE 5 VIDEOINTERVISTE VALLE SABBIA, € 1.500,00
MERIGO SILVIA, PRODUZIONE 5 VIDEOINTERVISTE ALTO GARDA, € 1.500,00
SCALMANA MONICA, PRODUZIONE 5 VIDEOINTERVISTE ALTO GARDA, € 1.500,00
D'ATTOMA BARBARA, COORDINAM. POLO PROV.LE CATALOGAZIONE BENI CULTURALI, € 30.362,00
MORANDINI LUCIA, CATALOGAZIONE BENI ARCHITETTONICI, € 12.000,00
ELMETTI STEFANO, SUPPORTO RILANCIO PROGETTUALITÀ VALLE CAMONICA, € 8.400,00
Per un totale di incarichi esterni di € 123.132,00 a firma della dirigente organica Sabrina Medaglia, ai quali si devono aggiungere, per tacer d’altro, le altre spese sostenute per i concerti della Brescia Orchestra, delle quali Tempo Moderno ha già ampiamente riferito in più di una puntata precedente.

L’ultimo assessore verde padania di cui occuparsi è il sindaco uscente di Ospitaletto, Giorgio Prandelli, titolare delle deleghe su Progettazione, realizzazione, direzione lavori e manutenzione, nonché i servizi tecnici generali di competenza relativi a: edilizia scolastica, immobili provinciali e opere pubbliche non attinenti la viabilità, Gestione patrimonio.

All’assessore Prandelli, in realtà, non sono addebitabili spese per esternalizzazioni dell’entità di quelle che abbiamo visto analizzando l’operato dei suoi colleghi di giunta e di partito. Più modestamente si è limitato a far assegnare, attraverso il dirigente ing. Carlo Faccin, l’incarico di € 59.110,00 (di cui abbiamo già parlato nella XI puntata) alla sociologa Claudia Ziliani.



A questo punto, potrebbe restare al letture la curiosità di capire quanto l’amministrazione provinciale abbia speso, in un anno come il 2010, per dare all’esterno lavoro che, per sua natura, avrebbe dovuto essere svolto dal personale dipendente. In altre parole: sommando anche le spese degli assessorati non leghisti, a quanto si arriva? È presto detto:

il dirigente ing. Raffaele Gareri (settori: informatica e telematica; cartografia e GIS; trasporti; territorio-parchi-V.I.A.; programmazione e controllo), per incarichi professionali:

DE TAVONATTI PAOLA, SUPPORTO GIURIDICO AMMINISTRATIVI SU PROGETTI DI INNOVAZIONE, € 50.000,00
BARBIERI ROBERTA, DIFFUSIONE SUL TERRITORIO STRUMENTI E-GOV, € 62.000,00
CURCIO PASQUALE, SVILUPPO SERV. INTEGRATI SU PIATTAFORMA BRESCIAGOV TRASPARENZA, € 84.000,00
MENEGHELLO MICHELE, GESTIONE PIATTAFORMA INFORMATICA BRESCIAGOV SICUREZZA INFORMATICA, € 68.400,00
BELLABONA PAOLO, GESTIONE PIATTAFORMA ORACLE, € 70.000,00
BONETTI ALESSANDRA, COORDINAMENTO PROGETTI DI INNOVAZIONE ICT, RIFORMA P.A., ENTI ADERENTI AL CIT, € 106.000,00
ZULLO FERDINANDO, SVILUPPO PROGETTO BANDA LARGA, € 60.000,00
DE TONI MICHELE, GESTIONE PIATTAFORMA ORACLE, € 28.000,00
ROCCA LAURA, SUPPORTO SU PROGETTI EUROPEI SETTORE TRASPORTI, € 20.000,00
ACETI AMELIA, PREDISPOSIZIONE MATERIALE DIVULGATIVO PROGETTO TUTELA HABITAT DI INTERESSE COMUNITARIO, € 2.500,00
SERINO LUCIO, APPROFONDIMENTI SU ASPETTO STORICO PAESISTICO DEL PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO (PTCP), € 12.000,00
BELTRAMI PAOLO, SUPPORTO PER ISTRUTTORIE DEI PIANI DI GOVERNO DEL TERRITORIO (PGT), € 22.500,00
BOLOGNINI DIANA, COLLABORAZIONE PER V.I.A., € 22.500,00
DOROSINI FABIANA, COLLABORAZIONE PER V.A.S., € 22.500,00
GALLI SARA, SUPPORTO PER V.A.S., € 22.500,00
ZORDAN PAOLA, ESAME STRUM. PER PIANIFICAZIONE TERRITORIALE, € 22.500,00
BASILE FRANCESCO, CONSULENZA LEGALE STRAGIUDIZIALE SETTORE TERRITORIO, € 12.000,00
FUMAGALLI ILARIA, ATTIVITA' SETTORE TERRITORIO, ISTRUTTORIE V.I.A., € 22.500,00
CROTTI REMIGIO, ATTIVITA’ DI NATURA GEOLOGICA, € 24.500,00
GARDA EMANUELE, ADEGUAMENTO E AGGIORNAMENTO PTCP, PIANI DI SETTORE PROGETTI STRATEGICI, € 18.000,00
TORRETTA MARCO, PROGETTAZ. GESTIONE BANCHE DATI PER PTCP, € 27.500,00
ACCERENZI FRANCESCO, SUPPORTO PER RICHIESTE AUTORIZZAZIONI CENTRI COMMERCIALI, € 19.950,00
FANCHINI VERONICA, INDIVIDUAZIONE OPPORTUNITA' DI FINANZIAMENTO E PREDISPOSIZIONE E RENDICONTAZIONE PROGETTI COMUNITARI, NAZIONALI E REGIONALI, € 54.000,00


per un totale, quanto alle sole consulenze, di € 853.850,00. A questa somma non trascurabile, si deve aggiungere la spesa per appalti esterni a cooperative:

LA BOTTEGA INFORMATICA, SUPPORTO AMM.VO, AFFIANCAMENTO TECNICO E OPERATIVO E DI INFORMAZIONE NELL'AMBITO DEI PROGETTI ALI, BRESCIAGOV ED ELISTAT, € 222.000,00
LA BOTTEGA INFORMATICA, SERVIZIO ORGANIZZATIVO PROGETTAZIONE E AVVIO PIANO FORMATIVO PROGETTO BRESCIAGOV, € 23.400,00
FRATERNITA' SERVIZI, SERVIZI INERENTI LA REALIZZAZIONE DEI DB TOPOGRAFICI COMUNALI E LA IMPLEMENTAZIONE NEL DATAWAREHOUSE PROVINCIALE, € 71.000,00
SOL.ECO, FORNITURA IN OUTSOURCING DEL SERVIZIO DI SUPPORTO TECNICO RELATIVO ALLA RILEVAZIONE, INSERIMENTO, GESTIONE DATI E ARCHIVIAZIONE DELLE INFORMAZIONI PER GLI UFFICI DEL SETTORE ASSETTO TERRITORIALE, PARCHI E V.I.A., € 183.000,00
Fanno ancora € 499.400,00. Insomma, il solo dirigente ing. Raffele Gareri spende, per incarichi e appalti esterni, la bellezza di € 1.353.250,00.



Tra le determinazioni dirigenziali di affidamento di incarico a una cooperativa si rinviengono anche quelle firmate dall’Ing. Bortolo Perugini, alle soglie della pensione, a favore della solita Fraternità Servizi per “Caricamento dati nel settore trasporti” (ma quanti dati macina questa amministrazione…), per un totale di € 38.000,00.



Rimangono ancora tre incarichi, a firma del dirigente dr. Riccardo Davini:

GABUSI MARIO, ATTIVITA' IN MATERIA DI CACCIA, € 20.000,00
SANNA ERIKA, ISTRUTTORIA E CONTROLLO PRATICHE RELATIVE A PSR 2007/2013, € 33.030,00
PAGANI MANUELA. AUTORIZZAZIONI INTEGRATE AMBIENTALI ALLEVAMENTI INTENSIVI, € 33.030,00
per un totale di € 86.060,00;



uno a firma del dirigente dr. Innocenzo Sala (settore affari generali, dipendente dal presidente Molgora):

GIPPONI ANGELO, VIGILANZA SULLE ASSOCIAZIONI, € 14.200,00;
un appalto a una ditta individuale a firma del dirigente p.a. Federico Pea

STUDIO AGRONOMICO P.A. FRANCH BRUNO, STIMA DANNI SELVAGGINE E DA ATTIVITÀ VENATORIE, € 68.000,00;
e un appalto a una società (ancora ACB Servizi) a firma del dirigente dott. Giovanmaria Tognazzi

ACB SRL, FORMAZIONE AD ADDETTI ALLA PROTEZIONE CIVILE, € 20.000,00


Naturalmente non è tutto: incarichi e appalti di dimensioni molto modeste non sono stati qui riportati per rendere il testo lungo e illeggibile; parimenti, taluni incarichi veramente specialistici, e implicanti competenze pacificamente non presenti nell’amministrazione provinciale, non sono stati censiti.



Rimane solo da tirare le somme: per incarichi individuali, consulenze e appalti esterni, nel 2010, sommando quanto riportato in questa puntata con quanto già visto nelle precedenti, è stata deliberata una spesa complessiva di € 3.430.322,00.

Come si è detto, si tratta di una cifra indicativa per difetto: mancano le spese per i concerti della Brescia Orchestra e molte altre voci minori; il dato, però, è largamente sufficiente per far capire al lettore che l’amministrazione provinciale, invece di valorizzare e qualificare i propri dipendenti, preferisce affidare all’esterno lavori per milioni di euro.



Il risparmio vero, quello che arricchisce stabilmente una struttura, parte dalla razionalizzazione e dal recupero di produttività, non dai tagli.



Brescia, 13 aprile 2011

FONTE: TEMPO MODERNO
MARONI SPEDISCE AL NORD 6000 IMMIGRATI
184 Mercoledì 13 Aprile 2011 07:19
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ROMA – Tremiladuecento in Lombardia, millenovecento in Campania e milleottocento nel Lazio, con buona pace di Formigoni, Caldoro e della Polverini. Sono gli immigrati che le tre regioni più popolose d’Italia dovranno accogliere. Fallito l’escamotage dei permessi temporanei che nelle speranze del Governo avrebbero dovuto aprire le porte dell’Europa, e soprattutto della Francia, agli immigrati arrivati nelle ultime settimane, le regioni dovranno ora onorare e dar seguito all’impegno che avevano preso. Impegno assunto a cuor leggero, soprattutto dai governatori leghisti del Nord, fiduciosi che il problema sarebbe stato condiviso, se non del tutto scaricato, sull’Europa. Ma per l’Europa gli immigrati sono un problema italiano che entro i nostri confini va risolto e quindi, l’impegno di distribuire i migranti tra le regioni italiane, eccezion fatta per l’Abruzzo, nella misura di uno ogni mille abitanti, ora diventa realtà.

Scendendo dal “podio” delle prime tre regioni, 1600 migranti andranno in Sicilia, altrettanti nel Veneto e 1400 in Piemonte come 1400 in Emilia Romagna. Puglia e Toscana dovranno accogliere rispettivamente 1300 e 1200 persone ciascuna. Seicento andranno in Sardegna e 500 in Liguria, Marche e Friuli, 300 in Umbria e Trentino. Poco meno di 200 in Basilicata e 100 in Molise, appena una quarantina in Val d’Aosta.

La matematica e i dati Istat sulla distribuzione della popolazione in Italia non sono opinabili, dovranno farsene una ragione i governatori leghisti e non che nei giorni scorsi avevano tuonato e promesso all’elettorato, siamo tra l’altro prossimi alle amministrative, niente immigrati da noi. Parole avventate e promesse false che si reggevano sulla possibilità di “disperdere” oltre la frontiera francese buona parte dei 20 mila, tra clandestini e profughi, che hanno raggiunto il nostro Paese in questi primi quattro mesi dell´anno. Rassicurati da Maroni e dalla “trovata” dei permessi di soggiorno temporanei che, nell´azzardo di Palazzo Chigi, avrebbero dovuto spalancare le porte dell´area Schengen ad almeno 15 mila cittadini tunisini, Cota (governatore del Piemonte), Zaia (governatore del Veneto), Formigoni (governatore della Lombardia) non sono infatti andati oltre un generico impegno ad «accogliere i soli profughi». Certi che il giorno in cui avrebbero dovuto fare sul serio e misurarsi con la pancia del loro elettorato sarebbe stato lì da venire. E invece quel giorno è arrivato molto prima di quanto potessero mai immaginare. Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile e neo commissario straordinario per l´emergenza profughi, forte dell´accordo siglato la scorsa settimana nella “cabina di regia” Stato-Regioni, presenterà il conto di quell´impegno alla «condivisione dell´emergenza». E il conto è quello fatto qualche riga più in su, c’è poco da discutere, le cifre sono quelle e l’impegno era stato preso.

Cota e Zaia si sono precipitati ad accusare l´Unione («Europa scandalosa e vergognosa»), ma si sono guardati bene (al contrario di quanto accaduto in Umbria, Emilia Romagna, Basilicata) dal dare alcuna indicazione su numeri e strutture pronte per l´accoglienza, di cui pure dovranno dare conto al Governo. E i numeri sono verosimilmente destinati a salire, i 20mila migranti arrivati sino ad oggi aumenteranno con l´aumento del flusso dei profughi dalla Libia. E la situazione di Lampedusa e dei respingimenti promette settimane molto complicate. L´isola ha cominciato a bruciare dei fuochi dei 1.000 clandestini in attesa di essere rimpatriati. Sono i primi segnali della rivolta. Non saranno gli ultimi. Non fosse altro perché il loro rientro – ammesso e non concesso che dalle coste tunisine non ci siano nuovi arrivi – potrà procedere, secondo gli accordi con Tunisi, a un ritmo di 60 migranti al giorno, sei giorni su sette, due poliziotti di scorta ogni rimpatriato, 80mila euro di costo per ogni volo per Tunisi.

Per Bossi devono andare “fora da le ball”, ma il Governo di cui è ministro, e i governatori del suo partito, si sono impegnati a prenderne in carico una bella fetta: 6000 tra Lombardia, Piemonte e Veneto. Ogni tanto gli impegni presi e le promesse fatte vanno mantenute.

12 aprile 2011 | 15:28

BLITZQUOTIDIANO.IT
RENZO BOSSI: IO MI SENTO NAPOLETANO
183 Mercoledì 13 Aprile 2011 07:17
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NAPOLI – Renzo Bossi detto il “Trota” fa il “terrone”: «Non l’ho mai nascosto, ma dopo aver visitato la Sicilia e Napoli mi sono reso conto ancora di più che il Sud fa parte di me e della mia storia», ha detto a Diva e donna.

«Quando guardavo i film di Checco Zalone gli amici si sorprendevano e mi dicevano: “Ti diverti? Ma se è un terùn”. E io rispondevo: sarà quella parte di sangue del Sud che mi scorre nelle vene».

«Amo l’ironia e ho la passione per la musica: mi sento molto napoletano in questo. Appena posso suono il piano per papà e cantiamo insieme». Sulla sua carriera politica commenta: «Io in Parlamento? Non ho mire particolari: voglio portare avanti il progetto della Lega e se la strada sarà quella di andare a Roma si vedrà». «Papà è contento dopo il mio anno di lavoro in Regione Lombardia: il “capo” non mi ha mai sgridato». E sulla presunta guerra per la successione al Senatur: «Dopo di lui? Nessuna guerra nella Lega nè gare per la poltrona: siamo una squadra, non come certi partiti allo sfascio per colpa delle correnti».

BLITZQUOTIDIANO.IT
INNO E LEGA NORD: CHIACCHIERE E DISTINTIVO
182 Martedì 12 Aprile 2011 09:59
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12 aprile 2011 - Dietrofront sull’inno nazionale da parte della Lega Nord in Consiglio regionale lombardo. Stamane, quando sono risuonate le note del ‘Il canto degli italiani’, in apertura di seduta, non vi e’ stata alcuna diserzione leghista al bar, come successo le volte scorse. Fermi al loro posto gli esponenti del Carroccio presenti: il presidente del Consiglio regionale, Davide Boni, l’assessore allo Sport, Monica Rizzi, e i consiglieri Giangiacomo Longoni, Dario Bianchi, Massimiliano Orsatti, Pierluigi Toscani. Anzi, durante l’esecuzione, decisa dal Consiglio per celebrare i 150 anni dell’Unita’ d’Italia, i leghisti si sono alzati in piedi insieme ai loro colleghi.

fonte giornalettismo.it
MUCCHE, LATTE E MULTE: AGEA (RETTA DAL LEGHISTA FRUSCIO) FA ORECCHIE DA MERCANTE
181 Martedì 12 Aprile 2011 09:27
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Dopo la relazione dei Carabinieri, che ha scoperto come l'eccedenza della produzione (su cui sono comminate le multe) sia dovuta ad accordi tra "controllati e controllori", gli allevatori ne hanno chiesto ragione ad Agea. Senza ottenere risposta. Neanche su come facciano i bovini a vivere fino a 83 anni

Il video (http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=CP6JKQ7N9eo) dura dodici minuti. Solo guardandolo tutto si ha l’immagine della distanza tra due mondi che si incrociano: gli allevatori e la burocrazia. Si capisce bene al minuto 11, quando un allevatore veneto si sfoga con un Carabiniere: “Io ho le mani sporche di merda, faccio con passione il lavoro di mio nonno e di mio padre; ho una Opel del 92″. A sentirlo parlare tornano alla mente le immagini dei minuti precedenti, le Mont Blanc con il pennino d’oro nelle mani dei tre dirigenti di Agea, l’ente governativo che gestisce il fiume di miliardi che dalla Ue arriva in Italia per sostenere l’agricoltura nazionale. L’ente che ha il compito, tra gli altri, di comunicare a Bruxelles la produzione annua di latte del nostro paese e, se la quantità eccede quella riconosciuta e concessa dalla Comunità, scattano le cosiddette multe sulle quote latte. Multe che poi pagano gli allevatori, a colpi di pignoramenti.

I Carabinieri del Nac, come anticipato da Il Fatto Quotidiano (leggi l’articolo), hanno scoperto che in Italia non ci sono abbastanza bovini per giustificare le quantità dichiarate da Agea e che per far tornare i calcoli l’ente ha deciso, in accordo con l’agenzia ministeriale che deve gestire tra l’altro l’anagrafe bovina, di alzare l’età delle vacche da latte portandola fino a 83 anni. Quando la vita media è di massimo otto o nove anni.

Così gli allevatori sono andati a Roma, giovedì scorso, a chiedere ragione del rapporto. Ma come si vede dal video, non hanno trovato le risposte che cercavano. Seppure l’incontro con il presidente di Agea sia cominciato con un “siamo qui per ascoltarvi”, tra gli allevatori è rimasta forte la delusione.

“Ci limitiamo ad applicare le leggi”, ha detto il presidente di Agea Dario Fruscio. “E’ un rapporto dei Carabinieri di cui io non sono ufficialmente stato portato a conoscenza”, ha spiegato Fruscio stamani raggiunto telefonicamente. Ma non ha voluto rispondere sul perché l’età dei bovini è stata portata a 83 anni, né ha avviato un’indagine interna per dare seguito alla relazione dei Nac. Ha ribadito che sia superfluo: “E’ solo una relazione dei Carabinieri che non è stata portata ufficialmente a mia conoscenza e io devo fare riferimento alla norma di legge”.



Per gli allevatori la questione è diversa. E “fin troppo semplice: il problema è che i controllati e i controllori sono gli stessi; ci sono società collegate con Agea che raccolgono i dati, le elaborano e li consegnano ad Agea”. Quindi? “Quello che sosteniamo noi è che Agea ha agito dolosamente, in pratica ha alterato il numero delle vacche lattifere e serve solo ad avvalorare la produzione e le conseguenti multe dell’Unione Europea che le applica in base alle comunicazioni di Agea”.

Così promettono di proseguire la protesta. Stamani il Copagri (confederazione produttori agricoli) sono andati davanti Palazzo di Giustizia di Milano, dove il premier Silvio Berlusconi era in aula per il processo Mediaset, e in settimana torneranno davanti ad Agea. “Giovedì eravamo in duecento, prossima volta saremo cinquecento, poi mille: noi non molleremo, non molleremo”. Come i Carabinieri, ai quali la Procura di Roma ha chiesto un supplemento di indagine. La relazione, del resto, lascia una domanda senza risposta: da dove arrivano le tonnellate di latte in più che Agea dichiara come prodotto in Italia? O è plausibile che arrivi da bovini di 83 anni? Fruscio sostiene che la risposta sia data “abbastanza chiaramente”. Insistiamo. “Non intendo perdere tempo, mi lasci in pace”.

FONTE: fattoquotidiano.it
ALTRA BOUTADE RITIRATA: GLI ESERCITI REGIONALI
180 Lunedì 11 Aprile 2011 07:14
L'AUTORE
La Lega fa marcia indietro sugli eserciti regionali. Il Carroccio non rinnega la propria idea che, dice, "non è stata capita fino in fondo" ma annuncia che chiederà l'accantonamento della proposta di legge.L'idea di creare una sorta di "milizia regionale" sul modello della Guardia nazionale aveva riscosso nei giorni scorsi numerose critiche dall'opposizione che, non contenta del passo indietro compiuto dalla Lega, chiede il ritiro definitivo della proposta.

FONTE NANOPRESS.IT
Migranti, base leghista contro Maroni: “Fa solo ciò che dice Berlusconi” !
179 Sabato 09 Aprile 2011 20:06
L'AUTORE
FINALMENTE COMINCIANO A CAPIRLO!!! ALTRO CHE BERLUSCONI TENUTO PER LE PALLE DA BOSSI!

Sul capo del Viminale fioccano le critiche del popolo padano. tanto che il ministro ha fatto capire che se qualcuno non è d'accordo con la sua linea è pronto a dimettersi. Minaccia poi rientrata. Quello che continua, invece, è lo stillicidio di insulti da parte degli elettori del Carroccio
La Lega di lotta si unisce al grido ‘foeura dai ball’ di Umberto Bossi, mentre quella di governo, rappresentata da Roberto Maroni stringe accordi con la Francia per i pattugliamenti congiunti delle coste tunisine e accorda i permessi temporanei ai migranti nordafricani. E così il cortocircuito padano è servito. Tanto da portare, rivela Repubblica, il ministro dell’Interno sulla soglia delle dimissioni. Decisione poi rientrata a seguito di un vertice in via Bellerio insieme al Senatùr e a Roberto Calderoli dove è stata ritrovata una linea di sintesi e il “pieno accordo sull’immigrazione”. Il capo del Viminale, infatti, sentiva di non avere l’appoggio compatto del partito e della base. E così è. Infatti sui social network leghisti attaccano il ministro per non avere mantenuto il pugno di ferro in linea contro l’ondata maghrebina.

Il malumore era esploso online martedì scorso a seguito degli accordi con la Tunisia e sul profilo pubblico di Maroni su Facebook in tanti hanno rimarcato la necessità di una linea dura contro i profughi che stanno sbarcando sulle coste italiane. “Maroni ma dove vivi?”, scrive sulla bacheca Roberto Losole che prosegue: “A parte i politici italiani chi diavolo vuole ventimila tunisini arroganti, capaci solo di lamentarsi del cibo che gli diamo e di sfasciare i posti dove li alloggiamo?”. E la delusione prosegue anche nei giorni successivi all’accordo: i leghisti scrivono che “la Lega era un partito con le palle, ora ha perso la propria identità, è diventato un partito come tutti gli altri dove si vende del fumo per racimolare un po di voti, è scesa a patti con la peggio feccia” e che l’accordo con la Tunisia “è una presa in giro bella e buona”. I leghisti online non vogliono “nessun permesso provvisorio” e chiedono al ministro: “Non crede sia giunto il momento di sbattere i pugni e di cancellare gli accordi bilaterali?”. Criticano la “presa in giro degli accordi con la Tunisia” perché “il ministro si piega a 90° come tutti gli italiani che lo hanno votato” e poi lo invitano a mostrare le carte dell’intesa con Tunisi “perché noi non ci fidiamo più di lei e dei suoi tirapiedi. Sicuro che per l’ennesima volta siamo stati presi per il c…lo”.

Questa la voce della base, la stessa rappresentata da chi grida foera dai ball e su cui Maroni al vertice con Bossi e Calderoli ha posto l’aut aut. O con me o contro di me. Ma la polemica non si è placata nemmeno con la firma di ieri dell’accordo con la Francia. Nelle ultime ore infatti, Gabriel Liberty invita il ministro a spedire gli immigrati in Germania, dove il governo ha chiuso le frontiere per gli immigrati: “Mandatemeli a Monaco”, scrive, “li mangiamo con i krauti per colazione, ma la carne di maiale è + buona di quella di cammello o di quei beduini”. Un altro utente invece, che si firma Gheddafi Muammar L’Invicibile, si è sfogato, poco prima della chiusura dell’accordo: “I francesi fanno bene a respingere gli straccioni di merda, i coglioni siamo noi” visto che, replica Egidio Italiano, “tanto straccioni non sono, visti i giacconi e le scarpe alla moda!!”. La stessa opinione che ha espresso nei giorni scorsi il senatore Piergiorgio Stiffoni secondo cui i migranti non stanno tanto male, visto che quando arrivano in Italia “vestono Adidas a Nike”. E anche se si tratta di marche taroccate, a Stiffoni poco importa.

Ancor più duri gli interventi sulla pagina Facebook della Lega dove si fa strada l’idea che Maroni sia eterodiretto dal Presidente del Consiglio e Leonardo Caldeo oggi pomeriggio scrive: “Bossi dice fuori dalle palle agli extracomunitari e Maroni da’ il permesso di soggiorno per restare in Italia a 23.000 musulmani. Tra di loro nemmeno si parlano più ormai? Maroni fa solo quello che gli dice Berlusconi?”. Commenti che riflettono lo zoccolo duro della base che ogni giorno si sfoga al filo diretto e sul forum di Radio Padania dove Maroni “buonista” è stato accusato di avere agito “come D’Alema”. Gli immigrati infatti, andrebbero rimandati indietro “con le pallottole” secondo alcuni ascoltatori inferociti con la linea moderata degli Interni. Inevitabile per Maroni un vertice di chiarimento.

FONTE: ILFATTOQUOTIDIANO.IT
CALDEROLI E I VOLI DI STATO PER ANDARE DALLA "COMPAGNA"
178 Sabato 09 Aprile 2011 09:48
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Calderoli-Cuneo, toccata e fuga
con Airbus militare
Visto nella città della compagna. La denuncia del Movimento 5 stelle:
"Era lui all'aeroporto, alla collettività il viaggio è costato 20mila euro"

Con tutte queste inutili leggi da semplificare (e magari da bruciare), rimane davvero poco tempo per la vita privata. Giusto, dunque, approfittare di ogni momento libero. Questa volta, però, il ministro Roberto Calderoli, forse, ha un po’ esagerato: per passare tre ore a Cuneo – dove risiede la sua compagna Gianna Gancia, presidente della Provincia – la mattina del 19 gennaio 2011 ha usato un volo di Stato. Questo è quanto sostiene Fabrizio Biolè, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle (nonché cuneese doc) che ha presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica del capoluogo della Granda ipotizzando il reato di abuso d’ufficio: “So da fonte certa – racconta Biolè – che il mattino del 19 gennaio 2011 è atterrato all’aeroporto di Cuneo Levaldigi un Airbus 319 CJ dell’aeronautica Militare da cui è sceso il ministro Calderoli. L’aereo, poi, è ripartito per Roma dopo poche ore, per un conto totale di circa 20 mila euro a carico della collettività”.

Ma che ci faceva Calderoli quella mattina a Cuneo? Non si sa di preciso, e i malevoli hanno un’idea: che si sia trattato di un blitz (anche) a uso personale? Di certo il velivolo fa parte della flotta di Stato di stanza a Ciampino a disposizione del Presidente della Repubblica (e dei suoi predecessori), dei presidenti del Consiglio, delle Camere e della Corte Costituzionale. Quanto ai ministri, secondo la direttiva del presidente del Consiglio del 25 luglio 2008, l’utilizzo dei voli di Stato è limitato ai casi in cui sussistano “comprovate ed inderogabili esigenze di trasferimento connesse all’efficace esercizio delle funzioni” o non siano disponibili “altre modalità di trasporto compatibili con l’efficace svolgimento di dette funzioni”. “Inderogabili esigenze” che, nel caso specifico, non sembrano particolarmente evidenti: “Sono stato a Levaldigi – dichiara Biolè – per avere informazioni sul volo di Stato in qualità di consigliere regionale, mi è stato risposto che il passeggero del volo in questione aveva una copertura di sicurezza ‘di terzo livello’ e dunque non ho ottenuto nessuna informazione ufficiale”.

Biolè non molla e denuncia pubblicamente il fatto, senza peraltro fare il nome di Calderoli, ma dicendo comunque abbastanza, dal momento che l’entourage del ministero sente immediatamente il bisogno di rispondere al consigliere grillino: “Hanno confermato il viaggio di Calderoli, ma solo per il viaggio di ritorno, che in un primo momento avrebbe dovuto partire da Linate per poi essere dirottato su Cuneo, motivandolo con un impegno ufficiale in Commissione Federalismo. Ma il 19 gennaio 2011, come si può facilmente verificare, non c’è traccia della seduta in nessun resoconto dei lavori parlamentari”. Dal ministero sbuffano di aver già chiarito la questione: “Non c’è nulla da aggiungere – dichiara il portavoce di Calderoli – per noi la questione è chiusa”. In effetti il ministro della Semplificazione, quel giorno, risulta aver relazionato alla commissione Bilancio della Camera le modifiche del governo al decreto sul fisco comunale. Rimane il fatto che, pur avendo un impegno di tale importanza, Calderoli è corso a Cuneo per poche ore “costringendosi” così a viaggiare in volo di Stato per non mancare all’impegno romano. Forse potrà spiegarlo direttamente al Parlamento visto che, su sollecitazione di Biolè, è stata presentata un’interrogazione in Commissione Affari Costituzionali, il cui primo firmatario è il deputato del Pd Emanuele Fiano.

di Stefano Caselli e Chiara Paolin

da Il Fatto Quotidiano dell’8 aprile 2011
BOSSI: "IL MIO DISCO QUANTO ERA BRUTTO"
177 Venerdì 08 Aprile 2011 11:40
L'AUTORE
Bossi stronca il suo disco: "Quanto sono brutte le mie canzoni"

Il Senatùr nel '64 incise un 45 giri. Ora è rarissimo, e a lui non piace. Una copia è in vendita a 250mila euro

C’è un signore, Mirko Dettori - di professione musicista e intrattenitore - che ha messo in vendita un 45 giri in vinile alla modica cifra di 250 mila euro. Si tratta, ha spiegato al Corriere della Sera, dell’unico esemplare del disco registrato intorno al 1964 da tale Donato. Dove sta la notizia, dunque? Nel fatto che Donato è in realtà Umberto Bossi. La storia circolava da un po’ sottoforma di leggenda, assieme a una fotografia del leader del Carroccio in versione Bruce Springsteen (scontata la similitudine fra il Boss e Bossi) con tanto di dolcevita scuro e chitarra elettrica in braccio. A parte la cifra proibitiva, c’è almeno un altro motivo a sconsigliare l’acquisto del cimelio. Anzi due. Il primo è che non si tratterebbe dell’unica copia in circolazione. Sul web i fanatici del vinile sostengono che l’etichetta discografica, la Caruso, avrebbe dovuto stamparne almeno 200 esemplari. Uno di questi dovrebbe essere in possesso di Giancarlo Giorgetti, che ne è attento custode, almeno così dice lui. La seconda e più importante ragione è che la fatica discografica di Donato è stata stroncata da un recensore d’eccezione: l’autore stesso. Parlando con Michele Bisceglia, cronista della rivista Rolling Stone, Bossi ha liquidato il suo esperimento in campo musicale come una ciofeca. «Non è bello», ha detto, dunque non va ascoltato.

LA VICENDA
Ma andiamo con ordine e raccontiamo la vicenda dall’inizio. La passione dell’Umberto per la musica non è sconosciuta. L’abbiamo visto intonare “Italia, Italia” assieme a Mino Reitano nello studio di Porta a Porta, per dirne una. Comunque, da tempo circola la voce secondo cui il Senatur avrebbe partecipato, nel 1961, al Festival delle voci nuove di Castrocaro, con il nome d’arte di Donato. Si dice che fu eliminato, ma non si sa altro. Lo scrisse, nel 1993, proprio il Corrierone, alla voce “curiosità”. Nel 2009 l’Unità, a scopo di dileggio, cercò di appurare se qualcuno si ricordasse di quello strampalato esordiente: niente da fare. Nessuno ricordava, nelle foto non c’era traccia del futuro inventore della Lega. Quell’anno la competizione musicale fu vinta da Anna Maria Ramenghi, presentava Anna Maria Gambineri, famosa annunciatrice Rai. Il 45 giri di Donato risale, sembra, a qualche anno dopo. Riporta anche Wikipedia che Bossi «accompagnato dall’orchestra di D.U. Mazzucchelli incide un disco 45 giri (edizioni Caruso) con le canzoni “Ebbro” (boogie woogie) e “Sconforto” (rock-slow), dei cui testi è autore». Questa versione dei fatti circola da oltre dieci anni, ma non si era mai trovato un collezionista che possedesse il famigerato dischetto. Ed ecco che in pochi giorni ne spuntano due.

L'ANNUNCIO
Mirko Dettori ha pubblicato un annuncio su internet e pure un video su Youtube in cui si sentono alcune, minuscole, parti dei brani, interrotte da rumori di fondo e fastidiosi effetti sonori. Tanto che qualcuno dubita che possieda davvero la registrazione originale: qualche secondo di musica in più non avrebbe certo dissuaso potenziali acquirenti. Il signore, però, ha citato al Corriere anche qualche passaggio della canzone “Ebbro”: «Ebbro di vita, ho chiesto al sole un po’ di luce sul nostro amor. Ebbro, felice, è il mio destino: un inno al sole voglio cantar». Diciamo che si è sentito di meglio. Anche quel minimo che si evince dal file su Youtube non è esattamente entusiasmante. Voce rauca, strimpellamenti da dilettante. E il nostro giudizio è condiviso da Bossi stesso, il quale probabilmente avrebbe volentieri evitato di rimembrare le velleità artistiche del tempo che fu (tra cui anche la tentazione del verso: due poesie in dialetto, “Doman vo cà” e “Duu fioo” uscirono nel ’93 in un libretto allegato a Panorama). Il giornalista di Rolling Stone però l’ha costretto.

L'INTERVISTA
Questa la scena: a Lonate Pozzolo (Varese), a tarda sera, vanno a cena i fedelissimi dell’Umberto. Il cronista Bisceglia è presente e parte in quarta. Chiede: è vero che da giovane ha registrato un disco rock? Bossi non risponde. Salta su il Trota: «È vero, ce l’ha Giorgetti!». A questo punto, forse, si capisce l’ascesa di Giancarlo nel Carroccio: possiede un’arma terribile di ricatto. Bisceglia chiede di ascoltare il disco o almeno di vederlo. Giorgetti, timido: «Ce l’ho a casa, se il capo vuole…». A quel punto il Senatur sbotta: «No!». E perché mai? «Perché è brutto». Il prodotto fa schifo, bisogna dimenticarlo. Fine della discussione. Al cantante Donato, è meglio non guardar nell’ugola.

di Francesco Borgonovo (LIBERO-NEWS.IT)
CALDEROLI: UN ALTRO AIUTINO A "ROMA CAPITALE" (sancita tale dalla legge del dentista bergamasco)!
176 Venerdì 08 Aprile 2011 11:39
L'AUTORE
ROMA - L'approvazione in commissione bicamerale del federalismo regionale ''e' stato un miracolo''. ''Qualunque cosa poteva accadere per disturbare e' accaduto: dal casino di Fini, alle spallate non riuscite, al Giappone, alla Libia, alle vicende giudiziarie milanesi''. A parlare e' il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, in un' intervista al Sole 24 Ore, nella quale si dice pronto a concedere una proroga di sei mesi per l'intera delega. Quanto al federalismo comunale, Calderoli fa sapere di non avere ''nessuna chiusura'', e ''vediamo cosa mi propongono'', afferma. ''Se qualcuno mi dice di tassare la prima casa - prosegue - e' chiaro che dico subito di 'no'''. I sei mesi che saranno concessi per la proroga, secondo il ministro, saranno necessari per ''fare il decreto sulle funzioni di Roma Capitale che vediamo un po' a rischio con la scadenza della delega fissata al 20 maggio - aggiunge - oppure di affrontare tutto il discorso Tarsu/Tia che e' un nodo irrisolto da decenni. C'e' bisogno di tempo per i tavoli con le Regioni a statuto speciale''. Calderoli, infine, non assicura direttamente che non saranno alzate le tasse con il federalismo ma dichiara di voler vedere ''chi sara' il pazzo che aumenta le tasse sapendo che i cittadini controllano su Internet le entrate e le uscite''.
fonte: leggo.it
LA MOGLIE DI BOSSI? E' UNA "BABY-PENSIONATA"!!!!!!!!!!
175 Mercoledì 06 Aprile 2011 12:10
L'AUTORE
NEL MIO LIBRO RIPORTO, INFATTI COME BOSSI E MARONI BLOCCARONO LA PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO LE BABY-PENSIONI (LF)

La moglie di Bossi?
È una baby pensionata
La notizia è di quelle a cui ci ha abituato questo Paese, afflitto dalla maledizione dei paradossi, degli sprechi, e delle ingiustizie sancite per decreto e controfirmate con i sigilli di ceralacca. La notizia è questa: la moglie del nemico giurato di Roma, la moglie del guerrigliero indomito che si batte contro lo Stato padrone e che fa un vanto di denunciare gli sprechi dello Stato assistenzialista, è una baby pensionata. Proprio così, avete letto bene. La moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, riceve un trattamento previdenziale dal lontano 1992, da quando, cioè, alla tenera età di 39 anni, decideva di ritirarsi dall’insegnamento. Liberissima di farlo, ovviamente, dal punto di vista legale: un po’ meno da quello dell’opportunità politica, se è vero che suo marito tuona un giorno sì e l’altro pure contro i parassiti di Roma. E si sarebbe tentati quasi di non crederci, a questa storia, a questo ennesimo simbolo di incoerenza tra vizi privati e pubbliche virtù, se a raccontarcela non fosse un giornalista a cui tutto si può rimproverare ma non certo l’ostilità preconcetta alla Lega Nord e al suo leader.

Eppure, nello scrivere il suo ultimo libro inchiesta (Sanguisughe, Mondadori, 18 euro, in uscita martedì prossimo), Mario Giordano deve essersi fatto una discreta collezione di nemici, se è vero che l’indice dei nomi di questo libro contiene personaggi noti e ignoti, di destra e di sinistra, gran commis e piccoli furbi, una vera e propria pletora di persone che a un certo punto della loro vita, anche se molto giovani, hanno deciso di vivere alle spalle della collettività e di chi lavora, approfittando dei tanti spifferi legislativi che il Palazzo ha generosamente concesso in questi anni.

Il libro di Giordano (sottotitolo: Le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasse) però ha un attacco folgorante. Ed è la riproduzione dell’estratto conto di una pensione di 78 centesimi. Una incredibile “busta paga” autentica che nasce così: “Pensione lorda 402,12 euro, trattenute Irpef 106,64 euro, saldo Irpef 272.47, addizionale regionale 23.00, arrotondamento 0.78. Totale: 0.78”. Scrive Giordano: “Quando uno Stato si accanisce su una pensione minima di 402 euro (che è già una miseria) e la riduce a 0.78 centesimi (che è appunto un insulto) mentre lascia inalterati i supervitalizi dei parlamentari, il loro insindacabile diritto al cumulo, o gli assegni regalati a qualche burocrate d’oro, ebbene, noi non possiamo far finta di niente”.

Allora, forse, si può leggere questo libro saltando da un assurdo all’altro. Dalla “pensione centesimale” a quella della signora Marrone in Bossi, che è – in Italia – non un caso isolato, ma una delle 495.000 persone, come racconta il direttore dell’agenzia NewsMediaset, “che ricevono da anni la pensione senza avere i capelli grigi e senza avere compiuto i sessant’anni di età”. Nel 1992, quando la Marrone aveva 39 anni, Bossi attaccava “la palude romana” e chiedeva di cambiare. “Come no? – chiosa Giordano – Il cambiamento, certo. E intanto la baby pensione, però”.

Manuela Marrone, seconda moglie di Bossi, siciliana d’appartenenza attraverso il nonno Calogero “che arrivò a Varese come impiegato dell’anagrafe e finì deportato nei lager nazisti, dopo aver aiutato molti ebrei a scappare”, custodì Bossi nella convalescenza dopo l’ictus e favorì l’ascesa del figlio Renzo. “Fra le attività che ha seguito con più passione – annota Giordano – la scuola elementare Bosina, da lei medesima fondata nel 1998, ‘la scuola della tua terra’, che educa i bambini attraverso la scoperta delle radici culturali, anche con racconti popolari, leggende, fiabe, filastrocche legate alle tradizioni locali. E sarà un caso che nelle pieghe della Finanziaria 2010, fra tanti tagli e sacrifici, sono stati trovati i soldi per dare un bel finanziamento (800 mila euro) proprio alla Bosina?”. Tutto sembrerebbe fuorché un caso.

La signora Bossi, d’altronde, ha molto tempo libero perché riceve un vitalizio regolarmente. “Aveva diritto a prendere i suoi 766,37 euro al 12 di ogni mese, ha diritto a percepire l’assegno, che in effetti incassa regolarmente da 18 anni, da quando suo figlio Renzo, il Trota, andava in triciclo, anziché andare in carrozza al consiglio regionale” (Già, perché se tra pensione, parlamento e Regione, se non ci fosse lo Stato assistenzialista, il reddito di casa Bossi passerebbe da quasi trecentomila euro a zero).

Ma Manuela non è sola: il corposo capitolo sui baby pensionati si apre con la storia di Francesca Z., che si è messa a riposo nel 1983, quando aveva appena 32 anni (“L’ex collaboratrice scolastica ha già ricevuto dallo Stato 280 mila euro, cioè 261 mila euro più di quanto abbia versato in tutta la sua carriera – si fa per dire – lavorativa”). E prosegue con i casi di Carlo De Benedetti (in pensione a 58 anni), Cesare Romiti (2.500 euro a 54: ai tempi della marcia dei quarantamila, nel 1980, era pensionato da tre anni!). Ma non mancano i grandi moralisti. Adriano Celentano è in pensione da quando aveva 50 anni. Oppure le artiste: Raffaella Carrà e Sophia Loren (in pensione da quando avevano 53 anni) e i duri come Carlo Callieri (l’ex uomo forte della Fiat) che prende la bellezza di 5 mila euro al mese da quando aveva 57 anni. Ecco perché, in mezzo a questa selva di nomi il consiglio è di non leggere i capitoli sulle pensioni onorevoli, sulle pensioni d’oro, e sulle pensioni truffa. Vi incazzereste troppo.

Il Fatto Quotidiano, 31 marzo 2011
LEGA A BRESCIA: LA GIOSTRA DEGLI INCARICHI ESTERNI (SECONDA PARTE)
174 Mercoledì 06 Aprile 2011 08:21
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LA GIOSTRA DEGLI INCARICHI ESTERNI - PARTE SECONDA (SEGUE)

Come s’è detto, l’amministrazione provinciale di Brescia ha poco meno di 900 dipendenti, ma nonostante questo molti suoi assessori e dirigenti affidano all’esterno (o con appalti di servizi o con incarichi di consulenza) l’esecuzione di molti compiti propri dell’ente, anche quando la delicatezza dell’incarico consiglierebbe il suo affidamento solo a persone legate con un vincolo organico, anche di natura disciplinare, con l’amministrazione.

Una simile pratica, tra l’altro, finisce fatalmente con l’impoverire l’ente, che vede deperire la professionalità dei suoi addetti, perché l’effetto formativo delle esperienze professionali si capitalizza all’esterno.

Nella puntata di oggi Tempo Moderno, anche per evidenziare l’incomprensibile mancanza di una linea strategica uniforme tra le varie aree e settori dell’amministrazione provinciale, esamina il caso di due assessorati: quello retto da Stefano Dotti, con delega all'ambiente, ecologia ed attività estrattive, energia; e quello retto da Mario Maisetti, con delega a sicurezza e polizia provinciale, motorizzazione civile, taxi e autonoleggi - autotrasporto merci per conto terzi e in conto proprio – autoscuole.

Si tratta di due assessorati retti entrambi da assessori della Lega Nord nei quali, tuttavia, nel 2010 si spende, per incarichi esterni, assai meno di quanto abbia speso l’assessore il cui operato è stato esaminato la scorsa settimana. La differenza è tale che, anche sommando tra loro i dati dei due assessorati, si raggiunge si e no la metà di quanto l’assessorato del rag. Bontempi spende da solo. Nella composizione della spesa degli assessori Dotti e Maisetti, e dei loro dirigenti, non mancano dati meritevoli di segnalazione e approfondimento, ma, certo, la sproporzione tra le cifre fa sorgere qualche fondato dubbio sul fatto che nella stessa amministrazione, assessori dello stesso partito adottino la stessa filosofia di gestione del denaro pubblico.

Nel 2010 solo l’assessorato di Dotti ha incaricato individualmente personale esterno:

SETTORE AMBIENTE ATTIVITA' ESTR. RIFIUTI ENERGIA (dirigente dott. DAVINI):

■BONDIONI FRANCESCA - SUPPORTO SPECIALISTICO PER AUTORIZZAZIONI PAESAGGISTICHE per € 11.016,00
■ANELLI SIMONE - SUPPORTO SPECIALISTICO PER BONIFICA SITI INQUINATI per € 33.030,00
■ONGARETTI CLAUDIO - SUPPORTO SPECIALISTICO IN MATERIA DI ENERGIA per € 33.030,00
■RAVARINI ANDREA - SUPPORTO SPECIALISTICO AMBIENTALE IN MATERIA DI IMPIANTI RIFIUTI per € 33.030,00
SERVIZIO ACQUA (dirigente dott. DAVINI):

■LOMBARDI DAVIDE - SUPPORTO SPECIALISTICO GEOLOGICO IN MATERIA DI USI DELLE ACQUE per € 33.030,00
■MODENA VALENTINA - SUPPORTO SPECIALISTICO AMBIENTALE IN MATERIA DI USI DELLE ACQUE per € 33.030,00
TOTALE CONSULENZE ASSESSORATO DOTTI: € 176.166,00

Quanto all’esternalizzazione di servizi, i due assessorati hanno affidato i seguenti lavori:

SETTORE POLIZIA PROVINCIALE (DIRIGENTE DOTT. CAROMANI):

■LA BOTTEGA INFORMATICA - ESTERNALIZZAZIONE SERVIZIO GESTIONE VERBALI DI INFRAZIONE E SERVIZIO FRONT OFFICE per € 23.940,00
■LA BOTTEGA INFORMATICA - FORNITURA DI SUPPORTO AMMINISTRATIVO, AFFIANCAMENTO TECNICO E OPERATIVO E DI INFORMAZIONE NELL'AMBITO DELLA GESTIONE DELL'UFFICIO VERBALI PER LE INFRAZIONI AL CODICE DELLA STRADA per € 32.400,00
SERVIZIO MOTORIZZAZIONE CIVILE (dirigente ING. GARERI):

■FRATERNITA’ SERVIZI - RACCOLTA E INSERIMENTO DATI, PREDISPOSIZIONE E GESTIONE DATABASE IN RELAZIONE A PROGETTI E ATTIVITA’ IN MATERIA DI AUTOTRASPORTO MERCI – ISTRUTTORIE TECNICO AMMINISTRATIVE – RAPPORTI CON L’UTENZA PER RILASCIO LICENZE DI AUTOTRASPORTO per € 108.000,00
TOTALE APPALTI ASSESSORATO MAISETTI: € 164.340,00

SERVIZIO ARIA (dirigente DOTT. DAVINI):

■ALGEBRA SRL - VALEGGIO S/M - ASSISTENZA TECNICA PER GESTIONE SISTEMATICA DATI AMBIENTALI E DEFINIZIONE OPERATIVA DATI DI MONITORAGGIO MEDIANTE SISTEMA DCGIS MONITORING per € 24.480,00
■LA BOTTEGA INFORMATICA - INFORMATIZZAZIONE ED AGGIORNAMENTO ARCHIVIO INFORMATICO PRATICHE AUTORIZZAZIONI EMISSIONI IN ATMOSFERA per € 24.000,00
SERVIZIO SANZIONI (dirigente DOTT. DE FEUDIS):

■STUDIO INGEGNERIA MOSSI SAVOLDI&ASSOCIATI - ELABORAZIONE CARTOGRAFICA E CALCOLO PER VERBALE CONTESTAZIONE VIOLAZIONI VINCOLO IDROGEOLOGICO per € 12.240,00
SETTORE AMBIENTE ATTIVITA' ESTR. RIFIUTI ENERGIA (dirigente DOTT. DAVINI)

■ALGEBRA SRL - VALEGGIO S/M - ASSISTENZA TECNICA RELTIVA ALL'IMPIEGO DI DCGIS SCREENING TOOL PER VERIFICA ASSOGGETTABILITA' A VIA per € 24.480,00
■CO.BRE.MA. BRESCIA - SERVIZI DI INFORMATIZZAZIONE ARCHIVIO PRATICHE AUTORIZZAZIONI ENERGETICHE per € 15.600,00
■CO.BRE.MA. BRESCIA - SERVIZI DI INFORMATIZZAZIONE ARCHIVIO PRATICHE AUTORIZZAZIONI ENERGETICHE - PROROGA per € 5.200,00
■PROGETTI SERVIZI VERONA SRL - SERVIZI DI VERIFICA E GESTIONE DATI ED INFORMAZ. CONTROLLO DISCARICHE RIFIUTI per € 22.200,00
■LISP ENGENEERING - BRONI PV - GESTIONE, LETTURA, CARICAMENTO DATI, SUPPORTO TECNICO-FORMATIVO RELATIVI A CATASTO REGIONALE DEGLI IMPIANTI TERMICI per € 12.000,00
TOTALE APPALTI ASSESSORATO DOTTI: € 140.200,00

Fanno, in tutto, € 480.706,00

Come si vede, si tratta di esternalizzazioni di entità un poco diversa da quelle esaminate la scorsa settimana: in particolare, i sei consulenti ingaggiati dal settore ambiente e dal settore acque hanno tipologie di incarico di natura specialistica, per le quali è credibile, almeno in astratto, che non siano reperibili le relative professionalità all’interno dell’amministrazione. Rimane la perplessità per il fatto che non si pensi a formarle, quelle professionalità, posto che le esigenze che sono chiamate ad affrontare non paiono occasionali, e, quindi, di persone esperte in materie come gli usi di acque, gli impianti rifiuti o le bonifiche di siti inquinati, è presumibile che ci sarà bisogno sempre. A quel costo non c’è dubbio che varrebbe la pena di formare del personale esistente, acquisendo, così, professionalità destinate a restare a lungo all’interno dell’amministrazione, senza maggiorazione di spesa.

Qualche perplessità in più nasce dall’esame delle funzioni esternalizzate dall’assessorato retto da Maisetti.

Infatti, gli appalti assegnati dal dirigente della Polizia Provinciale dr. Carlo Caromani (l’appaltatore è sempre lo stesso, la Cooperativa La Bottega Informatica) riguardano una materia piuttosto delicata: si tratta dei procedimenti che si concludono con la contestazione al cittadino di sanzioni amministrative.

La delicatezza della materia imporrebbe (e, in concreto, impone) che tutto l’iter amministrativo di ciascun procedimento, dal primo accertamento fino alla redazione della contestazione di violazione amministrativa e alla notificazione, sia trattato da soggetti qualificati, sicuramente appartenenti alla pubblica amministrazione, e vincolati ai doveri del pubblico ufficiale, visto che si tratta di svolge attività di accertamento di violazioni di legge che coinvolgono il trattamento di dati sensibili e di atti pubblici.

Perplessità che si accrescono scoprendo che nel 2011 (la ricerca e la comparazione, come s’è detto, era limitata al 2010), alla stessa cooperativa La Bottega Informatica viene assegnato un altro appalto, sempre in materia di “fornitura di supporto amministrativo, affiancamento tecnico e operativo e di informazione nell’ambito della gestione dell’ufficio verbali per le infrazioni al codice della strada”. Solo che, questa volta, il valore dell’appalto è di ben 180.000 euro, assegnati alla cooperativa per gestire verbali di violazione delle norme del codice della strada.

L’anomalia è ancor più evidente esaminando l’appalto per € 108.000,00 assegnato nel 2010 dal dirigente del Servizio Motorizzazione civile, ing. Raffaele Gareri, alla Cooperativa Fraternità Servizi (questo nome ricorderà qualcosa a chi ha letto la puntata precedente: alla fine faremo il conto anche di quanto vale l’amministrazione provinciale per questi appaltatori abituali).

Quello che si fa fatica a capire è come possano essere svolti da soggetti esterni, in regime di appalto, senza garanzia di continuità, servizi come le istruttorie tecnico amministrative in materia di licenze di trasporto merci, e i rapporti con l’utenza.

Cioè, in pratica, come possa una cooperativa fornire all’ente degli impiegati in un’amministrazione che, comunque, ha circa 850 dipendenti, per di più in palese condizione di interposizione.

Viene da domandarsi se gli ispettorati del lavoro e degli enti previdenziali hanno mai preso in considerazione un simile stato di cose.

Comunque sia, resta da capire l’opportunità, in generale, di esternalizzare attività proprie della pubblica amministrazione, di natura delicata, e di carattere continuativo, come quelle descritte anche in questa parte dell’indagine: come sempre, non si tratta di una campagna di lavori destinati a durare un tempo definito, con carattere di occasionalità rispetto alla normale attività dell’ente, ma di funzioni che ci sono da tempo e ci saranno sempre. E che, quindi, dovrebbero essere svolte con personale dell’ente stesso.

Qualcuno si chiederà che interesse può avere il vertice di un ente locale a seguire una simile politica di impoverimento delle professionalità e delle risorse interne a vantaggio di incarichi esterni (è di questi giorni la notizia che il personale della Provincia è stato fatto diminuire di 100 unità in un anno, con il trasferimento degli ex dipendenti del Centro di formazione Zanardelli all’Azienda speciale).

Diciamo che, forse, il funzionario o il tecnico assunti a tempo indeterminato sono più indipendenti dei consulenti ingaggiati a contratto annuale o del personale di cooperative appese al rinnovo dell’appalto.

Diciamo anche che il potere che deriva dalla possibilità di spendere per appaltare ed elargire consulenze è assai superiore a quello che deriva dall’amministrare un personale preparato e professionalmente adeguato.

Certo, una qualche ragione ci deve essere, e non pare sufficiente a coprirla la foglia di fico del rispetto del patto di stabilità, alla quale ricorre ogni amministratore per giustificare la discrezionalità delle sue scelte.

A oggi, comunque, esaminati i conti del 2010 di tre assessori su dodici, siamo già arrivati a circa € 1.300.000,00 di lavoro che l’amministrazione provinciale dovrebbe eseguire con personale proprio e invece appalta, o affida, all’esterno. E non è ancora il grosso.

Prossimamente ne vedremo altri.


Brescia, 6 aprile 2011

FONTE: Tempo Moderno
QUOTE LATTE, ECCO PERCHE' LA LEGA VUOLE IL PROCESSO BREVE
173 Mercoledì 06 Aprile 2011 07:51
L'AUTORE
ALBERTO GAINO
torino
La prescrizione breve è tuttora un disegno di legge, ma bastano gli attuali vincoli di tempo per dichiarare estinti gran parte dei reati commessi dai Cobas del latte nel ruolo di amministratori delle cooperative cloni - Savoia 1, Savoia 2, sino alle sesta - costituite per eludere il sistema delle multe a chi non rispettava le quote latte. Una robina da 240 milioni di euro. Per questo motivo il pg Ennio Tomaselli ha chiuso la requisitoria chiedendo il proscioglimento di 34 dei 56 imputati del processo d’appello. Tutti amministratori e sindaci delle prime quattro coop Savoia, in attività sino al 2003.

Il rappresentante della Procura generale ha tuttavia rilanciato sui reati per cui chiedere la condanna degli altri 22 imputati: l’associazione per delinquere (cassata in primo grado), oltre alle truffe all’erario. Per queste ultime Giovanni Robusti si prese 3 anni e 6 mesi dal tribunale di Saluzzo. Il pg, adesso, lo vorrebbe vedere condannare ad una pena quasi doppia: 6 anni e 10 mesi.

Robusti non è tipo da spaventarsi. Ha costruito le sue fortune sulle legioni dei Cobas del latte approdando all’Europarlamento come leghista della prima ora. E il 15 aprile 2009, alle 3,08 della notte, come un condottiero insonne, consegnava a Facebook l’ennesima chiamata alle armi improprie dell’elusione fiscale in questo modo: «La battaglia del latte non finisce qui, useremo anche i muri delle stalle per farlo sapere in giro».

Da allora, per la verità, Robusti sembra più impegnato con i processi. Anche se la Lega di lotta e di governo, dove appunto governa, come in Piemonte, ritira la costituzione di parte civile. Pure il ministero delle Politiche agricole è sparito. Unica eccezione: l’Agea. Per cui, i difensori degli imputati hanno eccepito la mancata autorizzazione della Presidenza del Consiglio a costituirsi parte civile. Il pg: «L’aveva fatto nel 2007». Altra parrocchia politica. Il rilancio dell’accusa si completa con le richiesta di condanna del «nocciolo duro» delle coop (Robasto, Bedino, Maero e Maestri) a pene fra i 4 anni e 3 mesi e i 4 anni e 5 mesi. Per gli imputati minori il pg vorrebbe poco più di 2 anni di condanna a testa.
LEGA NORD BERGAMO: LEI VUOLE UN POSTO E IL SEGRETARIO LA CACCIA A "CALCI IN CULO"
172 Martedì 05 Aprile 2011 15:24
L'AUTORE
Ieri sera Patrizia Siliprandi è stata cacciata dalla Lega Nord. “A calci nel culo” – come ha scritto il segretario del Carroccio Cristian Invernizzi (nella foto) su Facebook. Un commento molto piccato che però ha riscosso molto successo tra gli internauti fedeli alla lega Nord: quasi cento “mi piace” e cinquanta commenti. “Una militante: "O mi garantisci il posto di vicesindaco o presento una mia lista – è la frase scritta da Invernizzi -. Mia risposta:" Lunedì presentati in Direttivo provinciale e in seguito ad ampia ed approfondita discussione sarà un privilegio poter indirizzarti verso la porta a calci nel culo."
“E’ un comportamento da medioevo – spiega la diretta interessata, fresca di espulsione -. Quel comportamento non appartiene alla Lega Nord, è solo del suo segretario. Non per nulla uno del “nostri” slogan è “Libertà, libertà, libertà” e “Padroni a casa nostra”. Patrizia Siliprandi non è amareggiata, anzi, è partita subito alla riscossa. Stasera alle 18 presenterà le tre liste che la sosterranno alle prossime elezioni: “Per cambiare”, “Uniti per Treviglio” e “Per Siliprandi”. I tra capolista saranno rispettivamente Nausicaa Riganti, Daniele Corbetta e Pietro Sangaletti, transfugo del Popolo della Libertà. L’ex capogruppo della Lega Nord potrebbe avere un ruolo determinante alle prossime elezioni. Con il sostegno di tre liste infatti potrebbe togliere quelle centinaia di voti che separano Giuseppe Pezzoni dalla vittoria senza ballottaggio così come le liste alternative alla Borghi potrebbero fare lo stesso nel centrosinistra. “Io ho chiamato Cristian Invernizzi per dieci giorni consecutivi senza che si degnasse di rispondermi – continua -. Non c’è mai stato dialogo. La lista “Per Cambiare” aveva già l’accordo con la Lega prima della scomparsa di Enzo Riganti, invece ora il partito non vuole aprire a liste civiche. Questo non è il metodo della Lega, non corrisponde agli ideali che Bossi ci ha trasmesso in tanti anni alla guida del Carroccio. Ne sono sicura: hanno voluto buttarmi fuori ancora una volta. Sono il capro espiatorio, Invernizzi cerca di attribuire a me un errore politico suo. Cerca di scaricare a me le sue responsabilità”.

FONTE: bergamonews.it
QUOTE LATTE, PROCESSO IN SECONDO GRADO
171 Martedì 05 Aprile 2011 09:01
L'AUTORE
Udienza Quote latte: processo d'appello, chieste 22 condanne
Richiesta di 6 anni e 10 mesi per ex eurodeputato Robusti (Lega Nord) 04 aprile, 17:20
(ANSA) - TORINO, 04 APR - Il pg Ennio Tomaselli ha chiesto 22 condanne, di cui una a 6 anni e 10 mesi di reclusione per l'ex parlamentare leghista Giovanni Robusti, nel processo d'appello, in corso a Torino, contro i cosiddetti Cobas del Latte.
Sono accusati di truffa allo Stato e all'Ue per avere messo in atto un meccanismo che permetteva di eludere il prelievo sulla produzione fuori quota. In primo grado, nel 2009, il Tribunale di Saluzzo aveva condannato 54 dei 46 imputati, ma la maggior parte dei reati ora e' prescritta. A Robusti erano stati inflitti tre anni e sei mesi. (ANSA).

Quote latte: chieste 22 condanne al processo d’Appello in corso a Torino
•lunedì, 4 aprile 2011, 17:42

Il pg Ennio Tomaselli ha chiesto 22 condanne, di cui una a 6 anni e 10 mesi di reclusione per l’ex parlamentare leghista Giovanni Robusti, nel processo d’appello, in corso a Torino, contro i cosiddetti Cobas del Latte. Sono accusati di truffa allo Stato e all’Ue per avere messo in atto un meccanismo che permetteva di eludere il prelievo sulla produzione fuori quota. In primo grado, nel 2009, il Tribunale di Saluzzo (Cuneo) aveva pronunciato 54 condanne – gli imputati sono in tutto 56 – ma la maggior parte dei reati ora e’ prescritta. A Robusti erano stati inflitti tre anni e sei mesi. Oggi il pg ha chiesto che venga riconosciuta l’esistenza dell’associazione finalizza alla truffa, indicando come responsabili e promotori cinque persone. Prima dell’apertura del Processo d’appello la Regione Piemonte ha ritirato la costituzione di parte civile con una decisione alla quale sono seguite vivaci polemiche. (ANSA).
http://www.conipiediperterra.com/quote-latte-chieste-22-condanne-al-processo-d%E2%80%99appello-in-corso-a-torino-0404.html
PS
Insomma, Erano in 56 ad aver RUBATO sulle quote latte; restano in 22 perchè per gli altri è intervenuta già la PRESCRIZIONE, ma truffatori restano.
NEL BASSO VERONESE, SPIGOLON LASCIA LEGA E FONDAZIONE SALIERI!
170 Lunedì 04 Aprile 2011 16:08
L'AUTORE
Terremoto nella Lega Nord di Cerea e del Basso Veronese: si è dimesso dal partito Matteo Spigolon, che ha deciso anche di lasciare l’incarico che ricopriva nel consiglio di indirizzo della Fondazione Culturale Salieri di Legnago. «Comunico che in data odierna ho rassegnato, con un comunicato alla segreteria provinciale, le dimissioni dal partito Lega Nord – ha fatto sapere oggi Matteo Spigolon -. Nei prossimi giorni rassegnerò, inoltre, le dimissioni da membro del consiglio di indirizzo della Fondazione Culturale Salieri. Entrambe le dimissioni sono irrevocabili. Il mio mandato consiliare nel Comune di Cerea proseguirà, per l'ultimo anno rimasto, come indipendente nel gruppo misto». «Voglio continuare a rincorrere il mio sogno di un Veneto indipendente e sono convinto di realizzarlo. Ma, con grande rammarico, alle attuali condizioni, non mi è possibile farlo nella Lega Nord», conclude Spigolon.
A2A, CONTINUA LA LOTTIZZAZIONE LEGHISTA
169 Giovedì 31 Marzo 2011 14:40
L'AUTORE
ENERGIA
Edison, Quadrino ormai fuori. A2A conferma Zuccoli
I francesi di Edf convocano a Parigi il manager italiano e gli danno il benservito. Ad Albertini la presidenza
Edipower
MILANO - A2A conferma la sua squadra nel cda di Edison per il mandato a termine di un solo anno che
accompagnerà il gruppo di Foro Buonaparte verso il suo riassetto, da concordare con i francesi di Edf:
Giuliano Zuccoli resterà presidente, accanto ai direttori generali Renato Ravanelli e Paolo Rossetti, e
all'indipendente Gregorio Gitti. La multiutility lombarda ha anche approvato i conti 2010, chiusi con una
decisa riduzione del debito (-751 milioni, a 3,9 miliardi), 308 milioni di profitti (+385% sul 2009) e 298 milioni
di cedole. Sfumata la candidatura di Gabriele Albertini alla presidenza di Edison, sponsorizzata dal premier
Silvio Berlusconi, all'ex sindaco di Milano è stato offerto un analogo incarico in Edipower, la società
controllata da Edison che possiede un parco di 9 centrali, di cui Albertini è già stato presidente nel 2006. La
tornata di nomine si è chiusa con la designazione di Franco Baiguera, professore di analisi di bilancio e
commercialista bresciano vicino alla Lega, alla presidenza di Delmi (holding che riunisce i soci italiani di
Edison), e con l'assegnazione della presidenza e vicepresidenza dell'Amsa, la società dei rifiuti di Milano, agli
assessori milanesi del Pdl Bruno Simini e Maurizio Cadeo. Oggi le indicazioni di A2A su Edison finiranno nel
cda di Delmi che partorirà la sua lista di sei nomi (attesa anche la riconferma di Andrea Viero della multiutility
Iren e di Marco Merler per Dolomiti Energia) che, insieme ai sei nomi scelti da Edf, completerà quella di
Transalpina di Energia, la holding controllata alla pari da italiani e francesi che detiene il 61% di Edison.
Intanto ieri l'amministratore delegato, Umberto Quadrino, è volato a Parigi dove il numero uno di Edf, Henri
Proglio, gli ha confermato la volontà di non rinnovargli l'incarico per affidarlo, con ogni probabilità, a Bruno
Lescoeur, uomo forte dei francesi nel gas. «Sono sereno, nella vita queste cose capitano», si è limitato a dire
Quadrino, senza tradire il fair-play che lo contraddistingue. Nel frattempo il riassetto di Edison che è costato
ad A2A 130 milioni di svalutazioni , è in stand-by in attesa che il governo vari la normativa per proteggere le
aziende strategiche.
ELETTO CON LA LEGA (secondo dopo Cota), CONDANNATO A 4 ANNI (oggi nei responsabili)!
168 Mercoledì 30 Marzo 2011 19:49
L'AUTORE
Archivio cartaceo | di Redazione Il Fatto Quotidiano
30 marzo 2011

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Un condannato per truffa
Responsabile di nome e di fatto, in Parlamento e di fronte al Tribunale di Alessandria. Per Maurizio Grassano, 49enne ex leghista membro della gloriosa “terza gamba” del governo B., la battuta è fin troppo facile: il Tribunale di Alessandria lo ha condannato a quattro anni per truffa aggravata ai danni del comune. Una cosa non da poco, visto che Grassano è stato per anni consigliere comunale della Lega Nord e, addirittura, presidente del Consiglio comunale fino al suo ingresso in Parlamento. Oggi è tra i sostenitori del processo breve anche se, piuttosto abbattuto, ai microfoni de ilfattoquotidiano.it dichiara: “Ho subito un’ingiustizia, forse perché sono un parlamentare, ma con me i magistrati sono stati velocissimi, altro che processo breve, un processo lampo per condannarmi”.

Il caso in cui è coinvolto scoppia nel febbraio 2009, quando qualcuno decide di vederci chiaro sui “costi” a carico del comune del presidente Grassano. Fin dal 2003 il comune di Alessandria eroga cospicui rimborsi alla Vega Sas dell’imprenditore Sergio Cavanna, azienda di Novi Ligure attiva nel settore delle costruzioni di cui Grassano risulta essere dipendente. Cifre importanti (89 mila euro nel 2004, 158 mila nel 2008, 190 mila soltanto nei primi mesi del 2009) versate all’azienda per rimborsare le assenze di Grassano dal lavoro a causa dei suoi impegni istituzionali. L’allora presidente del consiglio comunale lascia il posto il 9 febbraio 2009, nel tentativo di tacitare le polemiche, ma la magistratura apre ugualmente un’inchiesta. Il 25 settembre 2009 viene arrestato (un mese ai domiciliari) perché sospettato di inquinare le prove. Poi il processo, quindi, sabato scorso, la sentenza: accogliendo in parte le tesi del pm (che aveva chiesto pene più severe), il Tribunale di Alessandria ha condannato Grassano e Cavanna per truffa, con annessa interdizione dai pubblici uffici. In pratica il comune avrebbe versato oltre 750 mila euro per un rapporto di lavoro inesistente, non comprovato da alcun documento e contratto. Il giudice ha disposto un risarcimento di 850 mila euro (di cui 380 da versare immediatamente) a favore del Comune di Alessandria (tuttora governato dal centrodestra) che si era costituito parte civile.

Dimissioni, neanche a parlarne. Anzi, la sua vicenda giudiziaria non gli ha impedito di essere nominato tesoriere del gruppo parlamentare di Iniziativa Responsabile. “Nessuno si voleva sacrificare tra i Responsabili”, afferma Grassano. L’ex deputato leghista è in Parlamento dal giugno 2010, quando da primo dei non eletti della Lega nella circoscrizione Piemonte 2 subentrò al dimissionario Roberto Cota, da marzo 2010 presidente della Regione Piemonte. E qualche sassolino dalla scarpa nei confronti degli ex colleghi di partito se lo toglie. “Nella Lega si applica il moralismo a corrente alternata – continua – ci sono parecchi inquisiti che nel partito non stati sospesi”. In meno di un anno comunque Grassano è transitato dal Gruppo Misto (il Carroccio, a causa del processo in corso, non lo aveva accettato nel gruppo parlamentare), ai Liberaldemocratici, all’Alleanza di centro di Francesco Pionati fino ai Responsabili. Ora è membro della Commissione Esteri, nonostante qualche difficoltà nell’individuare le capitali di grandi paesi europei (impietosa fu La Zanzara di Radio24) e le perplessità sulla guerra in Libia: “Non ho ancora capito chi sono i cattivi”.
fonte www.ilfattoquotidiano.it
UMBERTO MAGNO CENSURATO A PREGANZIOL (TV)
167 Mercoledì 30 Marzo 2011 17:10
L'AUTORE
Preganziol, il comune leghista vieta la presentazione del libro (sulla Lega)!
di Matteo Incerti

A gennaio il comune di Preganziol, guidato dal leghista Sergio Marton – al tempo stesso anche assessore all’urbanistica di Treviso – finì su tutte le prime pagine perché la Biblioteca comunale aveva messo all’indice lo scrittore Roberto Saviano. Ora a finire “dietro alla lavagna”, ufficialmente per problemi burocratici, è la presentazione del libro inchiesta sulla Lega “Umberto Magno” (Aliberti 2010) scritto dall’ex redattore della Padania Leonardo Facco, in programma venerdì alle 21 in una serata organizzata dai Grilli Treviso-Movimento 5 stelle.

In un primo tempo l’autorizzazione all’uso dell’aula magna della scuola elementare “Granziol” era stata autorizzata regolarmente a Maurizio Aronica, militante dei Grilli Treviso. Permessi per il 1 e 13 aprile datati rispettivamente 1 e 13 marzo per due diverse iniziative.

“Questa mattina l’amara sorpresa – spiega David Borrelli, consigliere comunale dei Grilli Treviso nel capoluogo della Marca- arriva un fax dal comune che ci avvisa che la sala ci veniva revocata in quanto i permessi erano stati rilasciati a Maurizio Aronica mentre l’iniziativa era da ricondursi alla associazione “Grilli Treviso”. Peccato – conclude Borrelli – che Maurizio sia un nostro attivista”.

Tutto annullato, insomma. Con il Comune leghista pronto a rimborsare i 36 euro della sala. “Una cosa assurda e contro questa censura con scuse burocratiche mi imbavaglierò in consiglio comunale a Treviso” dice Borrelli. “Abbiamo ripresentato immediatamente domanda per la sala come Grilli Treviso – continua il consigliere comunale- se non ce la daranno per venerdì organizzeremo la presentazione del libro inchiesta sulla Lega in piazza ci stiamo muovendo con la Questura”.

Non è la prima volta che amministrazioni leghiste ostacolano la presentazione del libro inchiesta su Bossi e la Lega “Umberto Magno”. “Una cosa simile è avvenuta a Cantù dove la presentazione era stata programmata nella sala civica da una lista locale – racconta l’autore Leonardo Facco – e la Lega non potendo più negare la sala ha organizzato una super convention a spese del contribuente in contemporanea. Risultato? Sala piena per la nostra iniziativa, vuota per i leghisti”.

Dal canto suo, il sindaco-assessore replica smorzando le polemiche: “Non ne so niente – dice ai cronisti – di queste cose si occupa l’ufficio unico”.

Ma la spiegazione non convince i Grilli, così come le addotte motivazioni burocratiche: “La scusa è veramente assurda – rimarca Borrelli – un cittadino, tra l’altro nostro attivista, non può prenotare la sala per presentare libri? Probabilmente hanno visto il titolo e di cosa tratta. Una ragione in più per andare avanti”. “Aula magna o piazza, i grillini trevigiani presenteranno il libro venerdì e presto faremo un evento ancora più grande”.

Tratto da ilfattoquotidiano.it
PRESCRIZIONE BREVE, LA LEGA PRONTA A VOTARLA DI CORSA E NON SOLO PER GLI INTERESSI DEL SUO PADRONE
166 Mercoledì 30 Marzo 2011 11:57
L'AUTORE
ROMA – “Della prescrizione breve non so nulla”, Berlusconi 3 marzo 2011; “E’ un’iniziativa individuale sbagliata, la ritiriamo”, Berlusconi 4 marzo 2011. E infatti oggi, 30 marzo, la prescrizione breve è talmente urgente che va fatta subito. Così presto da giustificare una inversione improvvisa dell’ordine del giorno dell’Aula della Camera per passare subito all’esame del ddl sul processo breve, che contiene il taglio della prescrizione per gli incensurati. I deputati dell’opposizione hanno abbandonato la riunione del Comitato dei Nove della Commissione Giustizia per protesta contro la decisione della maggioranza di ”strozzare i tempi del dibattito sul testo per la ”prescrizione breve”. ”Loro vogliono strozzare al massimo i tempi del dibattito su questo provvedimento – spiega il capogruppo del Pd in Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti – perché vogliono votare al massimo entro domani il testo. Ma questo è un blitz inaccettabile e noi in Aula daremo battaglia”.

Il “blitz” in questione è quello tentato da Pdl e Lega, che hanno chiesto di invertire gli argomenti all’ordine del giorno, in modo da rimandare la discussione sul testo complessivo anticipando invece il voto sul provvedimento che sta più a cuore a Berlusconi: quello sulla prescrizione breve. L’opposizione ha subito reagito al grido di “vergogna, vergogna”. Duro il commento del Pd Dario Franceschini: “Questa è l’ultima delle vergogna, se non avete la forza morale di fermarvi, almeno provate vergogna per un’altra pagina nera della Repubblica”. “Vogliono – dice Franceschini – approfittare della tragedia di Lampedusa per coprire questo fatto gravissimo”.

Nella proposta dell’onorevole Luigi Vitali (Pdl) il giudice, in presenza di un imputato incensurato o che abbia superato i 65 anni di età, è obbligato ad applicare sempre e comunque le attenuanti generiche, il che ha come conseguenza la riduzione dei tempi di prescrizione del reato. Le attenuanti, poi, dovranno sempre considerarsi prevalenti rispetto alle aggravanti quando “per effetto della diminuzione della pena, il reato risulti estinto per prescrizione”. Il giudice (anche se si fosse nella fase delle indagini preliminari) dovrà pronunciare in camera di consiglio una “sentenza inappellabile di non doversi procedere”.

Il blitz a freddo della maggioranza ha visto il contributo determinante e convinto della Lega. Luciano Dussin, deputato leghista, si è lanciato in una filippica contro i magistrati e la Corte costituzionale, fermato solo dal ministro Roberto Calderoli, che lo ha raggiunto al banco e, tra le urla delle opposizioni che gli gridavano “servo, servo!”, gli ha detto di smettere toccandolo sul braccio. “In Puglia dove controllate i giudici, questi hanno rottamato 11mila intercettazioni salvando Vendola e i vostri. E attacca, chiedendo l’intervento del presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale: “ha stabilito, contro la nostra legge, che non si possono rimpatriare gli immigrati indigenti… ma allora chi comanda in Italia?”.

Se la prescrizione breve dovesse diventare legge,il processo Mills, dove il premier è imputato per corruzione in atti giudiziari, è destinato a morire a fine maggio. Il processo Diritti tv prima parte – l’accusa è appropriazione indebita e frode fiscale – avrà lo stesso destino dopo pochi mesi (inizio del 2012). La prescrizione breve si mangia parecchio anche dei diritti tv- seconda parte (Mediatrade, stesse accuse del primo): la prescrizione finale sarebbe nel 2016 ma solo per una cifra esigua. “Tutti questi processi – spiegavano i giudici – saranno spenti per legge”. E al Cavaliere saranno restituiti anche i 127 milioni di dollari congelati dal 2005 per via dell’inchiesta.

30 marzo 2011 | 10:46

FONTE: BLITZQUOTIDIANO.IT
QUOTA LEGA, LA GIOSTRA DEGLI INCARICHI ESTERNI A BRESCIA
165 Mercoledì 30 Marzo 2011 07:06
L'AUTORE
L’amministrazione provinciale di Brescia ha molti dipendenti, poco meno di 900; in relazione alle sue competenze è credibile che ne abbia un numero sufficiente a svolgere, se non tutte, la gran parte delle mansioni e dei compiti previsti dalle competenze stesse.



Eppure, leggendo e rileggendo provvedimenti e dati contabili, come Tempo Moderno si trova a fare per assolvere al compito che si è voluto dare, ci si è formati la convinzione che l’amministrazione provinciale affidasse all’esterno delle sue strutture una massa di incarichi eccessiva, non coerente con le potenzialità di lavoro di un ente locale decisamente strutturato.



L’analisi approfondita ed esaustiva dei dati relativi al lavoro affidato all’esterno dall’amministrazione provinciale richiederebbe più dati e più competenza di quella che Tempo Moderno può mettere in campo; tuttavia, su alcuni dati disponibili è stato possibile riflettere.



Con oggi si comincia a rendere pubblico il risultato di queste riflessioni, che sono state, per praticità, divise per assessorato.



In questo primo documento, si prenderà in esame l’operato dell’assessorato affidato al leghista Giorgio Bontempi (ne avevamo già scritto, ricordate?), con deleghe al Lavoro, Centri per l'Impiego, Attività Produttive, Commercio, Industria, Artigianato, Fiere, Formazione Professionale.



Il dirigente che gestisce i settori facenti capo all’assessore Bontempi è il dott. Dario Pironi.



I dati dei quali si parla sono quelli del 2010, appena concluso.



Nel corso dell’anno, nell’ambito dell’assessorato sono stati assegnati incarichi professionali e affidati servizi a imprese esterne, per i seguenti importi:

Attività produttive servizi esternalizzati per € 47.880,00, incarichi per € 0,00

Consigliera di parità servizi esternalizzati per € 17.592,00, incarichi per € 3.120,00

Economia servizi esternalizzati per € 368.639,00, incarichi per € 4.992,00

Lavoro servizi esternalizzati per € 349.388,00, incarichi per € 0,00

Formazione servizi esternalizzati per € 0,00, incarichi per € 17.253,00



In totale servizi esternalizzati per € 783.449,00, incarichi per € 25.365,00



Insomma, in un anno si sono dati da fare all’esterno dell’amministrazione, nel solo assessorato affidato a Giorgio Bontempi, lavori per € 808.814,00.



Possibile che fossero tutte attività impossibili da svolgere con risorse interne, con dipendenti della Provincia?



Certo, ci saranno senz’altro delle voci giustificate, come, per esempio, la spesa per la partecipazione a una fiera e l'allestimento degli stand.



Ce ne sono alcune, però, di più difficile comprensione, come quelle imputate alla gestione del Progetto Valcamonica e Valcavallina. Si tratta di un progetto attivo dal 2006, in parte finanziato dalla regione, avente come oggetto gli interventi in favore dell’occupazione nelle due valli.



Per fare un esempio, per la gestione di questo progetto, nel solo 2010, sono stati affidati in esecuzione servizi per un totale di € 139.200,00 alle cooperative Il Solco e Fraternità Servizi, e al Consorzio Inrete (fanno tutte parte dello stesso gruppo).



La sensazione che gli affidamenti di servizi nell’ambito del progetto Valcamonica e Valcavallina potessero costituire un modo di far lavorare nell’amministrazione provinciale persone non dipendenti era già sorta trattando della sorte delle partecipanti al famoso concorso quando si era evidenziato che due gagliarde leghiste, Anna Ponzoni e Cristina Vitali, già beneficiarie di incarico ad personam da parte dello stesso assessore Bontempi, scaduto il contratto erano rimaste negli uffici dell’assessorato, alle stesse scrivanie e con gli stessi numeri di telefono, ma pagate dalla Cooperativa Fraternità Servizi.



Lo stesso gruppo di cooperative beneficia anche di altri incarichi: la cooperativa Solco ha un incarico di € 83.109,00 per “l’assistenza nella valutazione delle ricadute sul programma provinciale in favore dei disabili”.



Mentre il Consorzio Inrete percepisce € 23.640,00 per “l’implementazione del sistema informativo lavoro”. In poche parole, il solo assessorato del rag. Bontempi per il gruppo Fraternità vale € 245.949,00 per il solo 2010.



Ci sono voci di spesa, poi, la cui congruenza e coerenza con le finalità pubbliche si stenta a comprendere; un esempio? Il versamento a Numerica Pubblicità di € 18.000,00 per “Partecipazione a TG economia Teletutto”. Le iniziative dell’ente pubblico dovrebbero costituire notizia di per sé, e non un prodotto da vendere, o da pubblicizzare; ma, allora, che senso ha investire 18.000 euro in trasmissioni televisive?



I fondi a disposizione dell’assessorato derivano in parte da dotazioni della Provincia, in parte sono erogati da altri enti, come la regione o l’Unione Europea, con vincolo di destinazione. Cioè, devono essere usati per uno scopo predeterminato.



Questo, però, non sposta il problema: l’amministrazione provinciale ha suoi uffici e dispone di suo personale, e qualificato; per quale ragione, se l’Unione Europea o la Regione Lombardia le affidano un compito e i fondi per svolgerlo, la Provincia invece di farlo con personale suo (eventualmente formandolo), gira l’incarico a soggetti privati?



E, ancora, qualcuno si chiederà: ma questi 800.000 euro quanto incidono sul bilancio dell’assessorato?

Qui la materia si fa un poco più complicata, perché, per ragioni che travalicano i limiti di una logica lineare, i conti dell’assessorato sono costruiti in modo tale che il giro di denaro, per settori “lavoro”, “economia” e “attività produttive” dovrebbe essere di € 6.660.000,00 per il 2010.



Avete letto bene, oltre sei milioni e mezzo di euro, a fronte dei quali gli 800.000 di affidamenti esterni potrebbero sembrare proporzionati.



In realtà non è così.



Il settore “lavoro” ha avuto a disposizione poco più di 700.000 euro; il settore “economia” poco più di 1.000.000 di euro; il settore “attività produttive” circa 125.000 euro.

In tutto, circa 1.800.000 euro o poco più, dei quali, quasi la metà vengono spesi per far lavorare prestatori di servizi esterni, lasciando il fondato dubbio che una buona parte della cifra avrebbe potuto restare nelle casse pubbliche, valorizzando personale e professionalità interne.



Ma questo, forse, non è nell’interesse dei buoni amministratori che reggono le sorti della Provincia di Brescia.



Brescia, 30 marzo 2011

FONTE: TEMPO MODERNO
QUOTE LATTE, COTA FA PERDERE 200 MILIONI ALLA REGIONE (scoperta tresca con una mail)!!!
164 Martedì 29 Marzo 2011 20:50
L'AUTORE
Il Pd: «Il governatore
ha rinunciato a essere
parte civile perché
gli imputati sono leghisti.
La prova è in una mail»

di MAURIZIO TROPEANO

torino
La decisione della giunta Cota di revocare la costituzione di parte civile nel processo d’Appello contro 56 allevatori condannati in primo grado dal Tribunale di Saluzzo per truffa sulle quote latte è costata alla Regione 15 mila euro spese processuali e rischia di far perdere alle casse regionali circa 200 milioni di mancati introiti. L’accusa è di Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio Regionale: «Sono soldi legati al pagamento delle sanzioni previste dalla legge del 2003 e che rischiano di non arrivare per una scelta politica: l’assessore all’Agricoltura Cluadio Sacchetto ha anteposto gli interessi della Lega Nord a non danneggiare alcuni imputati a lei politicamente vicini, a quelli della Regione per recuperare il danno causato dalla truffa». Tesi respinta dall’assessore: «Non ci sono rischi per le casse regionali. In caso di condanna definitiva è sempre possibile intentare la causa civile».

Per il consigliere democratico la prova delle sue accuse è in una mail inviata da Sacchetto all’Avvocatura dell’ente, per ricordare la necessità di predisporre la delibera di revoca della costituzione di parte civile «non ravvisandone più l’opportunità politica». Per questo motivo Placido e con lui i consiglieri regionali Nino Boeti e Angela Motta, chiederanno le dimissioni dell’assessore e «io presenterò un esposto alla Corte dei Conti contro il presidente della Regione, Roberto Cota, per il danno provocato con quella revoca». Quella delibera, poi «è stata adottata senza motivazione e non solo è censurabile ma probabilmente presenta una situazione di eccesso di potere».

Nella delibera approvata dalla giunta lo scorso 7 dicembre classificata come «Dgr Robustt_Robusti. doc» dal nome di Giovanni Robusti, presidente delle cooperative Savoia ed ex europarlamentare della Lega Nord, si precisa semplicemente che si ritiene opportuna la proposta dell’assessore ma non si spiega il perché della revoca. «La motivazione - spiega Placido - è nella mail dell’assessore: è una scelta politica che cancella il danno che la Regione ha patito sotto molteplici profili patrimoniali e non patrimoniali».

E’ il giudice penale del tribunale di Saluzzo, che ammettendo la costituzione di parte civile presentata dalla giunta Bresso, riconosce che «la Regione rientra tra i creditori colpiti» in base alla legge 119 del 2003. Norme che prevedono che al mancato versamento del prelievo sia collegata una sanzione amministrativa pari al prelievo stesso. E i proventi di «tale sanzione sono devoluti dall’articolo 1 comma 8 del decreto citato alle regioni». La Corte dei Conti del Piemonte nella relazione per l'inaugurazione dell’anno giudiziario 2010 mette in risalto la presenza di un’azione di responsabilità a carico degli amministratori di sei Cooperative prime acquirenti con una danno contestato ammontante ad oltre 200 milioni.

Placido ricorda che la sentenza il tribunale di Saluzzo condanna gli imputati al risarcimento dei danni subiti dalla Regione sia di carattere patrimoniale («mancato versamento del prelievo supplementare e nello sviamento di attività funzionale») non patrimoniale: il danno d’immagine. E attacca: «La decisione della giunta Cota fa perdere la possibilità di chiedere immediatamente il risarcimento del danno». Resta sempre aperta la porta della causa civile ma «in questo caso la Regione dovrà aspettare che si concluda in tutti i suoi gradi la causa penale e poi avviarne una civile in cui comunque dovrà dimostrare di essere stata danneggiata». E questo perché «con la retromarcia della Regione la sentenza di primo grado che lo affermava non ha più valore».

fonte la stampa.it
BELLUNO, "ORSO GRIGIO" LASCIA LA LEGA NORD: PERSI I VALORI DEL PASSATO
163 Martedì 29 Marzo 2011 12:47
L'AUTORE
BELLUNO - Dopo l’orso Dino «cade» anche Orso Grigio, che si è dimesso dalla Lega Nord dopo 23 anni. «Sono tanti i tesserati, ma pochi i leghisti veri», queste le parole del consigliere bellunese Silvano Serafini mentre annunciava le sue dimissioni «sentite e sofferte» lunedì mattina, durante la seduta del Consiglio comunale a Belluno. «Il cuore mi sta scoppiando e le mani tremano – così ha esordito – , Dopo l’orso Dino, hanno ammazzato un altro Orso. Esco dalla Lega, entro nel Gruppo misto. L’Orso si sa è scomodo, non è domabile». Le motivazioni che hanno spinto il consigliere Serafini a dare le dimissioni dal Carroccio sono da ritrovare in alcuni articoli di stampa. «Dove mi si attribuivano delle affermazioni che non avevo detto e dove emergeva una situazione di disagio che covavo da parecchio tempo, derivata purtroppo da una mancata verità giornalistica – ha spiegato poi Orso Grigio -. Ciò che mi ha fatto star male è che non sono stato creduto dai vertici della Lega, dal segretario provinciale, nonostante abbia riferito la mia spiegazione schietta e obiettiva».

Rammaricato, Silvano Serafini, uscendo dall’emiciclo di Palazzo Rosso ha concluso dicendo: «uscirò dalla Lega, dopo quasi 23 anni. Dopo 23 anni mi sono preso grosse coltellate da persone che hanno la tessera della Lega. Per quanto mi riguarda continuerò a fare il leghista, senza la tessera». La Lega a Belluno si è identificata con Silvano Serafini per anni. Chi non l’ha mai visto sulla sua Panda verde con la scritta «Orso Grigio»? Auto «che è andata in demolizione due giorni fa». Chi decideva di dare il voto al Carroccio scriveva sui muri e a bordo strada «vota Orso Grigio». Personaggio decisamente originale e controcorrente, ha sempre tenuto saldi «gli ideali e i valori del partito, che sono la moralità e la schiettezza con la gente», ha ribadito. Fabbro e artista, sono noti i suoi crocefissi un po’ mistici e un po’ blasfemi nello stesso tempo, sua l’opera per i caduti di Nassiriya, con il cannone che spara fiori.

Federica Fant

CORRIERE.IT
RADIO PADANIA NEL SALENTO A CACCIA DI FREQUENZE! PER VENDERLE A SILVIO?
162 Lunedì 28 Marzo 2011 19:25
L'AUTORE
Radio Padania è tornata nel Salento

di TONIO TONDO

LECCE - «Buon giorno, amici del Salento, siamo tornati». La notizia i conduttori di Radio Padania Libera l’hanno data venerdì scorso. Pulita la voce, pulito il messaggio iniziale. Poi, è scattata la consueta scaletta dei programmi: lettura dei giornali, musica popolare lombarda e le immancabili telefonate in diretta, tutte contro immigrati e meridionali. In questi giorni, impazza il rifiuto di tunisini e libici. «Se li tengano siciliani e pugliesi, noi siamo occupati a lavorare» dice un parlamentare leghista.

Lo avevano promesso l’onorevole Matteo Salvini e l’amministratore delegato Cesare Bosetti: al Salento non ci rinunciamo, cercheremo qualche altra frequenza. Detto e fatto. La nuova frequenza da occupare Radio Padania Libera l’ha trovata. E’ la 105.3, vicino alla 105.6, di proprietà di Radio Nice che l’emittente leghista fu costretta a liberare dopo le proteste e le denunce al ministero.

Perché tutto questo interesse? «La Puglia - ha detto più volte Salvini - è la regione del Mezzogiorno più vicina alle corde dei settentrionali. Dinamica, aperta ai commerci, attenta alle cose concrete. E poi nel Salento ci sono segnali di autonomismo e indipendenza da Bari. Noi andiamo in aiuto di tutti coloro che si muovono per la loro libertà». Parole roboanti che per alcuni, come il sindaco di Alessano, Luigi Nicolardi, coprono altri interessi più prosaici. Dopo l’occupazione della frequenza 105.6, utilizzata da Radio Nice, e le proteste, non è mancato un simpatico siparietto. Il proprietario di Radio Nice è Paolo Pagliaro, l’uomo che ha creato il gruppo Mixer Media e Telerama e che ha promosso il movimento per la regione Salento. Pagliaro ha riottenuto la frequenza e ha invitato Salvini a trascorrere le vacanze a San Cataldo in una villetta di sua proprietà. Il sì di Salvini è arrivato rapido.

«Mi hanno detto che il Salento è molto bello, verrò sicuramente». Chi, invece, non vuole ammainare la bandiera della polemica è Nicolardi, non per contestare i contenuti dei programmi. «Dicano quello che vogliono» sbotta. Il punto contestato aspramente è il presunto commercio che Radio Padania Libera fa delle frequenze occupate senza spendere un centesimo grazie al suo status di emittente comunitaria. «I leghisti prendono soldi dallo stato e in più scambiano queste frequenze con le reti commerciali. Così realizzano un patrimonio senza spesa. Un privilegio unico. E’ mia intenzione denunciare questo abuso».

GAZZETTADELMEZZOGIORNO.IT
QUELLI CHE FAN FINTA DI ESSERE SECESSIONISTI
161 Lunedì 28 Marzo 2011 14:53
L'AUTORE
Saronno
Lega: “Ci siamo sempre alzati in piedi all’Inno nazionale”
La risposta del Carroccio alla decisione del sindaco Porro di eseguire l’Inno nazionale all’inizio delle sedute del consiglio comunale
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«Io ed i consiglieri della Lega Nord saronnese ci siamo sempre alzati in piedi per tutti gli inni nazionali, sia in Consiglio Comunale, sia nelle occasioni ufficiali come il 4 novembre o quando siamo andati ad assistere alle partite delle squadre sportive, come quelle della Padania». È la risposta del capogruppo della Lega Nord, Angelo Veronesi, alle affermazioni del sindaco Luciano Porro che, dopo i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, ha annunciato che dal prossimo consiglio comunale sarà sempre eseguito l’inno di Mameli.

«Il signor Sindaco non può e non deve permettersi di obbligarmi a sentire come mio un inno nazionalista quale quello scritto da Mameli – prosegue Veronesi, facendo diverse osservazioni -. Sebbene io non condivida il pensiero di Mameli, ho massimo rispetto per lui che, con tutta l'onestà della sua giovane età, era un convinto mazziniano e ha esaltato il mito del nazionalismo legandolo alla libertà dei popoli. Siamo nel 2011 però ed è evidente a tutti che l'ideologia nazionalista sia stata responsabile di ben due guerre mondiali e non certo della pace o della libertà tra i popoli. Da buon federalista sono critico sulle parole del testo di Mameli».

Sulla stessa linea il segretario della Lega Nord saronnese Alessandro Fagioli: «Il sindaco Porro invece di unire divide. Dovrebbe imparare dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che invece elogia e auspica una riforma in senso Federale della Repubblica. Mi chiedo quando il sindaco smetterà di gettare fumo negli occhi dei saronnesi e inizierà ad occuparsi seriamente dei problemi della nostra città senza dover tartassare i cittadini con multe ingiuste».
FONTE: VARESENEWS
FRASI DEL CAPO ED INTERPRETAZIONE
160 Lunedì 28 Marzo 2011 14:11
L'AUTORE
TRATTE DA LIBERO.IT ARTICOLO DI MATTEO PANDINI
La Parmalat finirà in mano ai francesi?
"No, resta qui come la Fiat. Il resto sono fantasie di voi giornalisti. Ho mandato Cota (Roberto, il governatore del Piemonte, ndr) in America a seguire la vicenda e Fiat non va via". TRADUZIONE: IO SONO UN GANASSA E LA FIAT FA QUELLO CHE DICIAMO NOI (AHAHAH). COTA E' UN MIO SERVETTO, NON CONTA UN CAZZO, E FA QUEL CHE GLI DICO IO!
Ha scelto il vicesindaco di Milano?
"Immagino che la scelta avverrà prima delle elezioni, ma deciderà Giorgetti (Giancarlo, il leader della Lega Lombarda, ndr). Tensioni nella Lega? La Lega non è mai spaccata, i pasticci ce li fate voi giornalisti inventando cose che non esistono".TRADUZIONE: DAL CERCHIO MAGICO HAN DECISO DI FOTTERE SALVINI ED A ME VA BENE. GIORGETTI DEVE FILARE DRITTO E ASCOLTARE QUEL CHE DICE IL CERCHIO MAGICO SENNO' E' FINITO. LA LEGA FINCHE' CI SON IO FARA' APPARIRE ALL'ESTERNO DI ESSERE UN BLOCCO UNICO, MA IN REALTA' AL SUO INTERNO SI STANNO SCANNANDO IN VISTA DELLA MIA DIPARTITA.
Ministro, Libero sta scrivendo del caso di Monica Rizzi, l’assessore lombardo che s’è spacciata per psicologa senza esserlo ed è indagata dalla procura di Brescia. Per lei deve lasciare la giunta?
"Per me potrebbe anche restare. Non voglio fare il giudice di nessuno, ma la Rizzi è una brava ragazza che lavora bene per la gente. Non ha mai fatto male a nessuno".
TRADUZIONE: QUELLA LI' S'E' IMMOLATA PER FAR ELEGGERE MIO FIGLIO A BRESCIA ED E' SEMPRE STATA MOLTO VICINA ANCHE A ME, GLIELO DOVEVO DI FARLE FARE CARRIERA.
IL LEGHISTA BONI FUGGE DALLO STUDIO ALL'ARIVO DI DANIELE MARTINELLI
159 Domenica 27 Marzo 2011 17:18
L'AUTORE
LINKIAMO QUI IL VIDEO DI YOUTUBE IN CUI SI VEDE CHE DAVIDE BONI, (LEGHISTA) PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE LOMBARDIA, SE LA DA' A GAMBE NON APPENA VEDE IL RAPPRESENTANTE IDV E GIORNALISTA DANIELE MARTINELLI. SI PARLAVA DI MAFIA AL NORD. SI NOTINO LE PAROLE DI BONI MENTRE ESCE, CHE RICORDA ALLA GIORNALISTA CHE IL SUO UFFICIO STAMPA AVEVA CHIARAMENTE DETTO CHE IN STUDIO NON VOLEVA CERTA GENTE!!! CAPITO COME FUNZIONA IL LEGHISMO?
http://www.youtube.com/watch?v=IsTP-CaixYk&feature=player_embedded#at=196
LEGA NORD HA IL RECORD DI PARLAMENTARI CON DOPPIO INCARICO
158 Sabato 26 Marzo 2011 16:54
L'AUTORE
Sono 122 i parlamentari che ricoprono un doppio incarico, divisi tra scranno e governo locale. A rivelarlo è un’inchiesta esclusiva pubblicata dal settimanale “Il Punto” in edicola da domani, da cui emerge anche la realtà del triplo incarico.

Gli incarichi - In particolare 81 deputati e 41 senatori sono anche presidenti di giunta provinciale (9), consiglieri provinciali (16), sindaci (35), vice sindaci (4), assessori comunali (7) e consiglieri comunali (55). Inoltre otto parlamentari siedono su tre poltrone: quattro onorevoli hanno due incarichi in Enti locali e altri quattro ricoprono un ruolo in un Ente locale e un altro al governo. Tra questi il nome più noto è quello del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli (Pdl). Al ministro e a Mario Mantovani (Pdl), Paolo Romani (Pdl) e Daniele Molgora (Lega Nord), "Il Punto" dedica la sua prossima copertina con il titolo “Li chiamavano trinità”.

I partiti - Secondo i dati elaborati, a guidare la classifica tra i partiti è la Lega Nord: su 86 parlamentari leghisti, ben 38 sono amministratori comunali o provinciali (pari al 42,2%). Seguono l’Udc con il 17,6%, il Pdl con il 12,1%, il gruppo misto con il 9,1%, il Pd con il 5,9% e l’Idv con il 5,5%.

WWW.LIBERO-NEWS.IT
17 MARZO FESTA D'ITALIA: LA LEGA VOTA ALL'UNANIMITA' AL SENATO!
157 Giovedì 24 Marzo 2011 15:36
L'AUTORE
ROMA - Il Senato approva all'unanimita' con 238 voti a favore la conversione in legge del decreto che ha istituito la giornata del 17 marzo 2011 festa nazionale per la ricorrenza dei 150 anni dell'Unita' d'Italia. Il provvedimento e' stato votato anche dalla Lega nord che in dichiarazione di voto aveva detto che non si opponeva al decreto che ora passa all'esame della Camera.

FONTE: ANSA
LEGA E LAUREE TAROCCATE: ECCO GLI ALLIEVI DEL CAPO
156 Giovedì 24 Marzo 2011 13:11
L'AUTORE
DI MATTEO PANDINI (LIBERO.NEWS.IT)

La Lega ha problemi con la scuola. Due suoi autorevoli esponenti, il sottosegretario alla Semplificazione Francesco Belsito e l’assessore lombardo Monica Rizzi, hanno giurato di avere titoli di studio di cui in Italia non possono fregiarsi. Il primo ha diffuso curricula in cui si definisce dottore in Scienze Politiche o in Scienze della Comunicazione, titoli strappati all’estero, e ha avuto difficoltà a terminare le superiori. La seconda è addirittura indagata dalla procura di Brescia per abuso di professione: s’è spacciata per psicologa scrivendolo sui volantini elettorali nel 2005, partecipando a convegni e incassando consulenze dalla Provincia. Peccato sia solo diplomata.
Il caso Rizzi, sollevato da Libero, sta imbarazzando la Lega: dopo essere stata convocata in via Bellerio pochi giorni fa, il leader del Carroccio lombardo Giancarlo Giorgetti le ha dato due giorni di tempo per buttare giù un memoriale difensivo. L’assessore è vicina alla famiglia Bossi: non s’è candidata a Brescia alle ultime regionali per far posto a Renzo, che poi ha seguito passo passo in campagna elettorale. È stata ricompensata con l’ingresso in giunta con le deleghe allo Sport e Giovani.
L’affaire Belsito è più intricato. Dice di essere addirittura bi-laureato, ma è buio pesto pure sul diploma. Lui stesso ha spiegato che, per «un disguido sui timbri», la sua esperienza alle superiori finì con qualche grattacapo. Ha aggiunto di aver frequentato il Palazzi di Genova, ormai chiuso: invece era iscritto all’istituto Abba. Evidentemente non fu ammesso agli esami, perché nel 1991 si buttò proprio sul Palazzi. Da lì, un altro trasferimento. Al Vittorio Emanuele II di Genova, che il 29 gennaio 1992 scriveva alla scuola precedente per avere conferma che lo studente Belsito Francesco avesse frequentato la classe quinta. A questo punto, i certificati sembrano inghiottiti dagli archivi.
Quello che è certo è che il girovagare tra istituti - che avrebbe sfiancato un toro – non ha fiaccato il tesoriere leghista. Che oggi proclama di avere addirittura due lauree. Effettivamente, uscito dal tunnel delle superiori strappando un diploma da ragioniere (non si sa dove), nel 1994/95 s’è tuffato nell’università. Prima a Genova, dove la sua carriera risulta annullata. Poi - a sentire la versione dell’interessato, fornita al quotidiano Il Secolo XIX - un altro girovagare, questa volta per gli atenei di mezza Europa. Malta. Poi Inghilterra, a Londra, anche se ha messo nero su bianco di conoscere solo il francese. Un vagabondare che spiega - afferma lui - perché quando è stato nominato sottosegretario, nel febbraio 2010, ha annunciato di essere laureato in Scienze Politiche. Mentre nel 2008, quando finì nel cda della Finanziaria ligure (Filse spa), si era qualificato come dottore in Scienze della Comunicazione: all’epoca aveva solo quel titolo.
Stranezze che hanno fatto scattare un’interrogazione in regione Liguria dell’Udc. Il sottosegretario s’è limitato a dire - anche a Libero - di aver querelato per calunnia i cronisti che avevano scritto della sua presunta “laurea fantasma”. Solo pochi mesi fa, pur ribadendo di non avere tempo da perdere («devo occuparmi di come far uscire l’Italia dalla crisi» ha sibilato al Secolo XIX) ha spiegato di malavoglia alcune cosucce. Per esempio che s’è laureato davvero in Scienze della Comunicazione, però in un’università privata di Malta. Che non è riconosciuta dall’Italia. Da lì, ecco il curriculum per la Filse dove ha dimenticato di aggiungere che è sì “dottore”, ma solo per La Valletta. Poi, il grande salto a Londra. Questa volta «in un ateneo riconosciuto» - giura - dove avrebbe fatto Scienze Politiche. Scriviamo avrebbe perché, subito dopo le dichiarazioni del sottosegretario, Libero ha verificato che in Gran Bretagna non risulta nessuna laurea a suo nome fatta riconoscere anche da Roma, così come dispone la legge italiana.
Dottore o no, oggi è il potente tesoriere federale del Carroccio: ne conosce tutti i segreti finanziari e gestisce in prima persona anche il forziere ligure (e quindi, a Genova, è tecnicamente il controllato e il controllore dei quattrini padani). Ha ereditato l’incarico da Maurizio Balocchi, quando quest’ultimo è passato a miglior vita, e sta creando qualche malumore tra chi collaborava con la vecchia gestione e oggi si sente emarginato. Belsito è protetto sia da Rosi Mauro (nonostante qualche recente bisticcio) che dalla moglie di Bossi, Manuela Marrone. Non a caso fa parte del cosiddetto “cerchio magico”, il gruppo di fedelissimi che segue come un’ombra il Senatur. Ne ha fatta di strada, il sottosegretario. Classe 1971, da animatore delle discoteche genovesi è diventato autista e portaborse di Alfredo Biondi, in Forza Italia. Poi s’è avvicinato alla Lega. In via Bellerio era solito presentarsi tutte le settimane con focacce liguri e vino bianco. Da lì è iniziata la scalata, irresistibile, che l’ha fatto diventare uno dei fedelissimi del ministro per il Federalismo. È così sicuro di sé da mollare la Porsche Cayenne davanti alla questura di Genova, nei posti riservati alla polizia, scatenando le ire del sindacato. E ha fatto spallucce, quando s’è scritto del suo biglietto da visita trovato a casa di Ruby Rubacuori.
grazie ai leghisti AUMENTA LA CASTA DI ROMA E MILANO
155 Mercoledì 23 Marzo 2011 20:24
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ROMA – Torna la norma che aumenta il tetto massimo di consiglieri e assessori per i Comuni con più di un milione di abitanti. Stralciata dal decreto Milleproroghe, è stata inserita dal governo nel decreto che tra le altre cose aumenta i fondi Fus e proroga il divieto di incroci tra stampa e giornali.

La misura, secondo quanto si legge nel comunicato stampa del Consiglio dei ministri, riguarda ”la fissazione del tetto massimo di 60 componenti per i Consigli comunali e di 15 componenti (piu’ il Sindaco) per le Giunte nelle città con più di un milione di abitanti”. La norma era attesa da mesi da Roma capitale e dal sindaco Gianni Alemanno, che ha a più riprese invocato una correzione al tetto fissato di 48 consiglieri e 12 assessori, ripristinando il numero di 60, precedentemente in vigore.

La modifica, qualora fosse definitivamente varata, riguarderebbe però anche il Comune di Milano, che a maggio rinnova la sua giunta.

BLITZQUOTIDIANO.IT
IMITATORI DEL CAPO: Monica Rizzi (assessore lombardo), la laurea in Svizzera? L’ateneo non ne sa nulla
154 Martedì 22 Marzo 2011 21:43
L'AUTORE
L’indagine aperta dalla procura di Brescia è ancora in corso. I magistrati vogliono verificare se davvero, come scritto dal Fatto Quotidiano lo scorso luglio, Monica Rizzi, l’assessore leghista in Regione Lombardia, ha millantato una laurea in psicologia. L’ipotesi di reato è quella di abuso di titolo. Gli inquirenti stanno inoltre verificando la partecipazione della Rizzi a convegni e incontri pubblici in veste di specialista di problematiche infantili. Ma i problemi maggiori per l’assessore leghista sembrano adesso arrivare dalla Svizzera. Fabio Lorenzi Cioldi, presidente della sezione di Psicologia- Fpse dell’università di Ginevra dove Rizzi sostiene di essersi laureata, spiega infatti in una mail che “la formazione in psicologia è di minimo 5 anni, il ‘breve corso’ al quale fa riferimento (Rizzi, ndr) non può assolutamente conferirne il titolo”.

L’assessore, più volte interpellata sull’argomento, ha preferito non chiarire la propria posizione. I suoi collaboratori, il portavoce, il gruppo della Lega in Regione Lombardia e l’ufficio stampa del consiglio regionale e quello della giunta, contattati, non hanno avuto modo di parlare con Monica Rizzi né rispondere su ciò che la riguarda. E la questione, per come la sta ricostruendo la procura lombarda, appare semplice.

Dal 2002 e fino al marzo del 2010, l’assessore ha partecipato a numerosi convegni in qualità di psicoterapeuta infantile, titolo di studio esibito, tra l’altro, nel suo curriculum al Pirellone. L’aspetto più clamoroso riguarda un convegno sponsorizzato dalla Provincia di Brescia: siamo nel giugno del 2002, e la “dottoressa Monica Rizzi” partecipa come relatrice alla seconda giornata di studio contro l’abuso sessuale sui minori. Il convegno dal titolo “Dì di No! Possiamo proteggere i nostri bambini e le nostre bambine dall’abuso sessuale?” è curato da Sabrina Fabbri e da Claudia Remondina dell’Ufficio Pari Opportunità della Provincia. “I relatori – si legge nella presentazione del convegno – affronteranno questi temi con l’esperienza che deriva loro dall’essere in trincea, direttamente coinvolti nella lotta contro l’abuso sessuale”.

Al tavolo dei relatori Rizzi siede con il Procuratore Capo presso il Tribunale per i minori di Brescia, Emilio Quaranta, impegnato in una relazione dal titolo: “L’abuso sessuale e la legge”; Ivana Giannetti, presidente del Telefono Azzurro-Rosa, interviene con una relazione dal titolo “Intervista del minore”; Anna Grazia Rossetti, psicologa esperta in linguaggio non verbale, spiega come meglio cogliere nel minore i segnali del disagio; all’incontro non mancano i massimi rappresentanti del mondo istituzionale come il presidente della provincia Alberto Cavalli e il Prefetto Annamaria Cancellieri. Tra gli specialisti chiamati a discutere di abusi sui minori, intervengono anche Marinella Malacrea, neuropsichiatra infantile e terapeuta famigliare del Cbm” e, appunto, Monica Rizzi presentata come “psicoterapeuta infantile”, con una relazione dal titolo “Evoluzione del bambino maltrattato”.

Il Comitato scientifico del convegno si è fidato senza preoccuparsi di verificare i titoli e l’esperienza professionale maturata nel campo specifico dall’allora futuro assessore Monica Rizzi, che infatti interviene e firma il suo discorso in qualità di psicoterapeuta infantile, arrivando ad affermare: “Collaboro per i problemi relativi all’infanzia con il Senato della Repubblica e in specifico con il senatore bresciano Franco Tirelli”. Un intervento in cui la Rizzi parla di “evoluzione del bambino abusato e di sintomi psicologici e fisici che il minore può sviluppare” e “degli indicatori e dei segni ritenuti, dagli studiosi del fenomeno, caratteristici del bambino vittima di violenza”.

Nel corso del suo intervento Monica Rizzi afferma: “la mia esperienza personale e le centinaia di documenti letti, mi portano ad affermare con certezza che spesso il minore vittima di abuso manifesta un interesse inusuale verso questioni sessuali, disturbi del sonno, ansia, depressione, comportamenti di isolamento e, a volte, comportamenti seduttivi nei confronti degli adulti”. Un intervento da specialista, che si spinge a consigliare alla magistratura “l’intervento di un tecnico esperto in materia al fine di ridurre quanto più possibile il numero degli interrogatori del minore coinvolgendolo se non quando strettamente indispensabile”. La relazione prosegue affrontando i temi del reinserimento del bambino abusato e la disamina di alcuni casi riguardanti l’incesto e “le strategie di seduzione a cui ricorre l’abusante nell’incesto, come la svalutazione della figura materna”. Ma la “psicoterapeuta infantile” va oltre, parlando di “terapie psicofarmacologiche nell’elaborazione del trauma e nel superamento dello stesso” e “dei percorsi terapeutici familiari con l’obbiettivo di ricostruire le relazioni familiari dal punto di vista psicologico e relazionale”. E pensare che Rizzi è “solo” un ragioniere.

TRATTO DA ILFATTOQUOTIDIANO.IT
PRESA DIRETTA SU RAI 3, FATTI CORRUZIONE E MALAFFARE POLITICO CON LA LEGA CHE NON MANCA
153 Martedì 22 Marzo 2011 10:01
L'AUTORE
QUI IL LINK
un sistema pubblico totalmente corrotto, irriformabile...
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-35ac089d-68f6-4fc5-9eee-dc7be63df20f.html#p=0
DOPO QUELLO MUNICIPALE, IL FEDERAGLISMO ALLO STUDIO PREVEDE AUMENTI TASSE AUTO
152 Domenica 20 Marzo 2011 17:27
L'AUTORE
Il Decreto sul federalismo fiscale di imminente emanazione si tradurrà in una vera e propria mazzata che risentirà, soprattutto, degli aumenti previsti sulle tasse che gravano sulle automobili. A partire già da quest’anno potrà essere aumentata l’imposta provinciale sulle trascrizioni, sull’iscrizione e sull’annotazione dei veicoli nel pubblico registro automobilistico (PRA). Tra i parametri che concorreranno a stabilire i nuovi importi delle imposte ci saranno la cilindrata del veicolo e il livello di inquinamento che concorre a determinare. Alle Province saranno destinate le tasse sulle assicurazioni auto, che potranno aumentare già da quest’anno e attestarsi al 16%. Attualmente l’aliquota per la Rc auto è al 12,5%, ma da qui a non molto potremo vederla lievitare di circa 4 punti percentuali. Gli aumenti scatteranno a partire dal sessantesimo giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento sul sito web dell’Ente interessato. Intanto, su proposta del Pd accolta dal governo, l’istituzione del fondo di perequazione a cui potranno far ricorso le regioni in difficoltà, è stato anticipato al 2013.
WWW.MERIDIANO.NET
BOSSI SPONSORIZZA LA BANCA DEL SUD
151 Domenica 20 Marzo 2011 16:31
L'AUTORE
(AGENPARL) – Roma, 14 mar – “C’è un progetto di penetrazione politico elettorale nel Mezzogiorno”. Questa è la frase che sta diventando il leit motiv di molti parlamentari del meridione riguardo alla possibile presidenza del banchiere leghista Massimo Ponzellini alla Banca del Sud che Umberto Bossi e Giulio Tremonti stanno caldeggiando da tempo. A parte l’aspetto politico che non è da sottovalutare, dal momento che la Banca del Sud erediterebbe nel quadro dellePoste la vecchia struttura del Mediocredito centrale, la cui operatività è stata e continua ad essere orientata per il 60% nelle regioni del Nord d’Italia, i parlamentari del Sud si chiedono se mai è possibile che la Banca del Sud sia presieduta da un uomo della finanza del Settentrione. Forse non vi sono tra venti milioni di meridionali, ivi residenti o operanti nel Nord nel settore finanzairio, personalità idonee a presiedere una Banca del Sud con ambiziosi progetti?
Fa sorridere che sono cinque anni che il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti parla di questa banca – lamentano i parlamentari – e i tempi sono decisamente incredibili per degli interventi che dovrebbero essere urgenti. E questo mentre nello stesso periodo si è completato il controllo dei flussi di risparmio del Sud, la cui raccolta è in percentuale la più ampia d’Italia rispetto al Pil (fonti Unicredit, Intesa ecc).
LEGA NORD ASSERVITA A ROMA
150 Sabato 19 Marzo 2011 10:52
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(red.) Anche gli Indipendentisti bresciani hanno celebrato la ricorrenza del 17 marzo, ma davanti al busto di Gianfranco Miglio in piazza Garibaldi. Una corona e un cartello con la scritta “Basta tasse. Basta Roma” a suggellare la contromanifestazione.
A prendere parte alla cerimonia i rappresentanti bresciani di Lega Padana Lombardia e Lombardia Nazione, insieme ad alcuni simpatizzanti da fuori provincia per testimoniare, come ha spiegato l’esponente locale della Lega Padana Giulio Arrighini, che non tutto sia degno di celebrazione in questi 150 anni di Italia unita.
Arrighini ha detto che i territori del Nord sono stati soggetti a “sfruttamento”, mentre il Sud ha goduto dell’ “assistenzialismo” da parte dello Stato.
Ma nel mirino degli indipendentisti c’è anche la ‘casa madre’ fondata da Umberto Bossi, la Lega Nord, che come hanno spiegato, è ben diverso dalla Lega Lombarda perché oramai “asservita alle logiche romane”.
Secondo Arrighini, il senatùr ha più volte tradito il padre del federalismo, Gianfranco Miglio, e, a proposito delle celebrazioni per il 150esimo in Regione, che hanno visto l’assenza strategica dei leghisti in aula al momento dell’intonazione dell’Inno di Mameli, l’esponente della Lega Padana ha voluto rimarcare che si è trattato del “gesto minimo che gli esponenti di un partito federalista potessero fare”, ma ha poi rimarcato che i membri del Carroccio si sono uniti ai festeggiamenti a Roma.
Non tutti in realtà, perché è emerso che i quattro onorevoli bresciani non si siano invece presentati alla Camera per le celebrazioni con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
CRICA SU FACEBOOK L'ONOREVOLE MARTINI, VIENE DENUNCIATO E CONVOCATO DALLA POLIZIA POSTALE
149 Venerdì 18 Marzo 2011 10:33
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DI LEONARDO FACCO
Una squadra di circa 400 uomini della Polizia postale controlla, ogni giorno, quel che gli utenti scrivono sulle loro pagine di Facebook, con l’intenzione di evitare che qualcuno possa parlar male dei potenti italiani. Un’azione di censura mista ad intimidazione degna della miglior Cuba.
I leghisti, come sapete, son forse i primi a non sopportare che si racconti la verità su di loro, sul loro capo e sul loro partito (leggasi aziendina del loro capo).
Il 15 marzo scorso, alle ore 16.15 presso gli uffici della Polizia Postale di Bologna, in via Zanardi 28, è stato convocato ed identificato (ai sensi dell’art 66 c.c.p.) il mio amico Alberto Veronesi, in conseguenza di una denuncia presentata dalla deputata Francesca Martini in quel di Roma per un evento facebook intitolato “Rottamiamo la Martini”, evento al quale che il sottoscritto ha probabilmente dato la propria adesione.
Riporto, di seguito, le parole di Veronesi, inviatemi con una mail: “La convocazione non specificava l’oggetto della “visita obbligata” e mi ha portato a pensare mille cose scritte, ma questa MAI!!!!
All’ispettore ho chiesto amichevolmente quante persone avesse identificato nella giornata contro Berlusconi e quanti sostenitori di Bersani avessero citato Renzi, (il rottamatore): nessuno!!! Solo il sottoscritto è stato denunciato per aver criticato l’operato di un Sottosegretario di Stato, sensibile al problema animalista, ma intollerante alle critiche fondate sui “numeri” diffusi pubblicamente da tal Angiola Tremonti, consigliere comunale a Cantù, che credo si consulti col fratello Giulio, prima di dare i numeri!!!”.
L’azione della Martini è semplicemente inqualificabile, anche se rientra nel solco del leghismo del Terzo Millennio. La signora (sulla quale bisognerebbe ricordare i ruoli ed i trascorsi che in Lega le hanno permesso di fare carriera) usa la magistratura e non la politica per difendere le proprie scelte. Una denuncia come quella di cui sopra non può che essere percepita come una forma di intimidazione neppure tanto celata, intimidazione che non solo va rispedita al mittente, ma va additata come forma di censura.
La veneta Francesca Martini avrebbe potuto difendere le sue ordinanze “animaliste” in altro modo forse, (ha cancellato l’elenco dei cani potenzialmente pericolosi, ha scritto ordinanze sulla custodia esclusiva dei randagi a favore delle associazioni animaliste), magari argomentando meglio il perché del suo “gaio” sentimento. Denunciare una persona perché non la pensa come lei è ridicolo, patetico ed esemplare dell’arroganza del potere.
L’amico Veronesi non cerca conforto in merito alle sue idee (contrarie a quelle della Martini), ma spera che ogni libero individuo che ama il Web prenda seriamente a cuore la difesa della libertà di critica, cronaca e satira, tutelate dall’art. 21 della tanto esaltata Costituzione italiana.
Il Movimento Libertario sta ovviamente con Veronesi. Alle permalosette come la Martina chiediamo, invece, di darsi all’ippica (coi soldi propri però!).
IL "FASCISTISSIMO" TOSI
148 Mercoledì 16 Marzo 2011 14:00
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31 GENNAIO 2011 DA http://fascinazione.blogspot.com/2011/01/e-il-leghista-tosi-benedice-i-patrioti.html
E il leghista Tosi benedice i patrioti italiani di Puschiavo
(umt) Nel weekend sono stato un po' distratto dalle questioni di fascisteria e così nel blog ho finito per parlare del Mediterraneo (sud) in fiamme e del far west della periferia napoletana. Nel secondo caso, per la prima volta, mi è toccato di "fare questioni" con alcuni commentatori. Perché intorno alla tragedia di Qualiano, con i due banditi uccisi dagli "sceriffi", è emerso un bel grumo di fascisteria securitaria, con invocazioni alla giustizia sommaria e al diritto di liquidare la delinquenza. Checché ne pensi qualche perbenista, al di là degli evidenti nessi con la crisi economica e sociale (per cui il figlio di un appaltatore si fa bandito) la questione è strettamente politica. La crescente anomia mi angoscia perché è un'evidente manifestazione della catastrofe dell'umano che avanza inesorabile.
Rifacciamoci la bocca, quindi, con un po' di sana osservazione entomologica. In questo caso parliamo di una specie in mutazione genetica: una frangia di duri e puri, gli ex del Veneto Front già transitati nella Fiamma, che ottengono la consacrazione del Palazzo: il loro ingresso nella maggioranza di centrodestra (Miglioranzi è già capogruppo della lista Tosi in Comune) è stato ratificato in pompa magna a Verona dal sindaco leghista e dal leader locale del Pdl, Brancher, che non è un fesso qualunque ma ex sottosegretario e quadro organico dell'apparato finanziario di Berlusconi: il primo ministro (mai entrato effettivamente in carica) ad aver pagato una mazzetta a un altro ministro ...
Non sono solo skin, comunque, a partecipare a Fiamma Futura: il responsabile della linea politica, Manuel Negri, è un emiliano proveniente dai ranghi della Comunità politica d'Avanguardia. All'epoca collaborava anche alla rivista, con pezzi divulgativi delle tesi di Vinciguerra. Ne ricordo uno in particolare sul ruolo di Freda come agente al soldo dei servizi segreti...


Tosi battezza la nascita di Fiamma Futura «Condivido i vostri valori»


VERONA— «Un bel progetto politico e culturale che finalmente riporta l’interesse pubblico al centro del dibattito» . E giù applausi al sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, con tanto di stretta di mano a Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, uno dei tanti ospiti: «La sua presenza è segno di rispetto per questa iniziativa» . Risposta: «Un sindaco va dove lo invitano» . Così Tosi si è presentato, ieri, alla prima assemblea nazionale di Fiamma Futura, evoluzione della Fiamma Tricolore, nella sala congressi del centro unidirezionale di Verona Mercato. Consapevole, Tosi, delle voci per cui proprio i suoi buoni rapporti con la destra radicale sarebbero all’origine della sua svolta «nazional-federalista» tanto invisa a chi, ancora oggi nella Lega, vede il tricolore come vessillo di uno stato straniero. «Le idee di Fiamma Futura sono legate al territorio -dice -ai valori della nostra gente. Valori che dovrebbero essere condivisi, anche se qualcuno ancora non lo capisce» . Ma anche i duri e puri di destra storcono il naso: per loro, per lo zoccolo duro della Fiamma, quelli di Fiamma Futura hanno rinunciato all’ortodossia per il potere. A Verona, il nuovo movimento ha il volto di Andrea Miglioranzi, responsabile dei rapporti con i partiti politici e capogruppo a Palazzo Barbieri della Lista Tosi. Il presidente del partito, è invece Piero Puschiavo: «Ci sentiamo patrioti italiani ed europei e vogliamo salvaguardare uno stato sociale smantellato dalle privatizzazioni. Anche per questo faremo un patto federativo con La Destra» . Il responsabile della linea politica, Manuel Negri: «Basta con questo sistema bancario che tosa il gregge stritolando i cittadini» . Si leggeva in alcuni slogan: «Stop all’immigrazione e ritorno alla sovranità monetaria» . Seduti in platea, fra gli altri, l'ex ministro Aldo Brancher, coordinatore provinciale del Pdl, l’eurodeputato della Lega Nord Lorenzo Fontana e il vice-presidente della Provincia di Verona, il leghista Fabio Venturi: «Fiamma Futura e Lista Tosi condividono lo stesso modo di fare politica: danno risposte alla gente. Sono certo che questa collaborazione andrà avanti, in futuro, e darà i suoi frutti. Il sindaco Tosi -ha aggiunto Venturi -è stato attaccato, in questi giorni, sul tema dell’Unità d’Italia, ma è ridicolo nascondere dietro il tricolore i veri problemi del paese» . E, allora, la polemica interna alla Lega prosegue, saldandosi con i segnali d’amicizia di Tosi a Fiamma Futura. Anche se l’inquilino di Palazzo Barbieri risponde con grande tranquillità: «Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva invitato espressamente Verona a festeggiare il 150esimo. E non mi pare si tratti di un politico di estrema destra…» .
M. S.
fonte: il Corriere del Veneto.it
Reguzzoni-Mauro, i bossiani non amati nella Lega
147 Mercoledì 16 Marzo 2011 12:31
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Il caso del vicesindaco di Milano è emblematico. E' la cartina di tornasole di quanto sta accadendo all'interno del Carroccio. Veniamo subito ai fatti. Matteo Salvini lavora da quasi vent'anni all'ombra della Madonnina e sarebbe il candidato ideale per affiancare Letizia Moratti alla guida di Palazzo Marino. Peccato che con un colpo di scena Umberto Bossi in persona abbia stoppato il 'gianbburasca' padano (così lo definì anni fa l'attuale ministro Paolo Romani, allora coordinatore lombardo di Forza Italia). Che cosa c'è dietro? Semplice. La strettissima cerchia che affianca il Senatùr e che non lo lascia quasi mai ha stoppato il giovane Salvini. Chi sono? Marco Reguzzoni, ex presidente della Provincia di Varese e capogruppo leghista alla Camera, e Rosy Mauro, vicepresidente del Senato e leader del sindacato padano.

I due - fanno notare fonti del Carroccio - sono sempre vicini al capo e non lo mollano un minuto. Fanno parte dei fedelissimi non per meriti conquistati sul campo, dicono i maligni, ma perché appiccicati al segretario federale. Tanto da diventare con una carriera fulminea presidente dei deputati e vice di Schifani. L'obiettivo di Reguzzoni e Mauro, ai quali si affianca il veneto Federico Bricolo (capogruppo al Senato, altra ascesa rapidissima), è quello di fare terra bruciata e di indebolire tutti gli altri colonnelli leghisti, in modo tale da essere gli unici depositari del Bossi-pensiero e in prospettiva candidarsi per la guida del movimento. E sarebbero stati proprio loro tre a convincere il Senatùr a stoppare il buon Salvini. A Milano a questo punto la situazione è complessa. In città non c'è nessun altro in grado di poter fare da vice alla Moratti e Davide Boni non ha alcuna intenzione di lasciare la presidenza Consiglio regionale lombardo. La stessa ipotesi Mauro sarebbe stata messa in giro ad arte dai bossiani e non avrebbe il consenso necessario del partito a livello territoriale.

L'unica soluzione possibile è un personaggio al di fuori degli schieramenti interni, ovvero Roberto Castelli. Dopo il flop alle Comunali di Lecco, l'ex Guardasigilli ha la statura e l'autorevolezza politica per diventare una sorta di pro-sindaco, come voleva paradossalmente Ignazio La Russa, e soprattutto da vice-ministro alle Infrastrutture con delega all'Expo può garantire molto più di Salvini fondi e risorse per Milano in vista dell'appuntamento cruciale del 2015. Anche se dall'entourage di Castelli trapela un netta contrarietà all'ipotesi meneghina e si sottolinea come questa eventualità "non sia nemmeno mai stata presa in considerazione dal segretario federale. Tanto che nel vertice di lunedì scorso non si è discusso della questione del vice-sindaco di Milano".

Ma quanto contano veramente Reguzzoni-Mauro-Bricolo? Pochissimo. Sempre la stessa fonte leghista spiega che non valgono più del 5% del movimento e dei segretari locali. In sostanza la loro forza è quella di stare al fianco del capo. La stragrande maggioranza della base della Lega - dal Piemonte al Veneto passando per la Lombardia - sta con Roberto Maroni e con Giancarlo Giorgetti, più che mai uniti in questa fase. Con loro anche i Governatori Luca Zaia e Roberto Cota, oltre all'emiliano Angelo Alessandri. Diversa la posizione di Roberto Calderoli, il quale "ondeggia" da una parte all'altra e interpreta il sentiment più governativo e filo-berlusconiano del Carroccio. Ma in termini di amministratori locali non è certo al livello di Maroni e Giorgetti. E Francesco Speroni? Il capo-delegazione del movimento all'Europarlamento, pur essendo il suocero di Reguzzoni, è completamente fuori dai giochi. Non partecipa alle riunioni che contano e, tanto per fare un esempio, ha saputo dello stop a Salvini da parte di Bossi dai giornali, mentre stava a Bruxelles.

FONTE: AFFARITALIANI.IT
ZAIA CONFERMA CHE IL FEDERAGLISMO LEGHISTA AUMENTA LE TASSE
146 Mercoledì 16 Marzo 2011 08:51
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Zaia: «Una regìa e un fondo regionale per gestire la tassa di soggiorno»!!!!
La proposta: incassi da spalmare su tutti per evitare sperequazioni. La leva fiscale in mano ai sindaci, ma il governatore chiede una concertazione sovracomunale
COSI' HA DICHIARATO AL CORRIERE DEL VENTO.
INSOMMA, LA TASSA DI SOGGIORNO E' UNA NUOVA TASSA!!!!!!!!!
CIALTRONI LEGHISTI
CONCORRI, CONCORRI IL POSTO ARRIVERA'
145 Mercoledì 16 Marzo 2011 08:38
L'AUTORE
Storia ordinaria di collocamento parentale... LEGHISTA


I lettori di Tempo Moderno ricorderanno la vicenda del concorso per otto impiegati indetto dall’amministrazione provinciale, che ha visto classificarsi nei primi otto posti della graduatoria ben cinque tra mogli, figlie, parenti e collaboratrici strette di dirigenti politici leghisti.



Ricorderanno che il miglior risultato allo scritto fu conseguito da Silvia Raineri, moglie del vicesindaco leghista di Brescia Fabio Rolfi, la quale, qualche mese dopo, ottenne il peggior risultato all’orale, riuscendo comunque a classificarsi quarta.



Ricorderanno anche che la paralisi delle assunzioni delle vincitrici del concorso, ripetutamente annunciata dal presidente della Provincia, non ha preoccupato più di tanto le magnifiche cinque ragazze padane, che si erano tutte comunque sistemate. Lady Rolfi, in particolare, aveva trovato comoda collocazione presso la segreteria particolare di un assessore leghista della Giunta Regionale della Regione Lombardia.



Ma oggi, che ne è di lei?



Una delibera dell’Azienda Sanitaria Locale di Milano, la n. 2226, datata 31/12/2010 e pubblicata il 19/01/2011, ci svela i nuovi sviluppi della carriera della Signora Silvia Raineri in Rolfi.



Infatti, il provvedimento riguarda la concessione di un periodo di aspettativa per conferimento incarico presso la Regione Lombardia, e riguarda l’assistente amministrativa di categoria “C” (lo stesso inquadramento previsto dal concorso in Provincia), con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, Silvia Raineri.



Ma come ha fatto la nostra intraprendente leghista a diventare dipendente a tempo indeterminato dell’ASL di Milano? E quando lo è diventata?



Facendo qualche ricerca Tempo Moderno ha trovato una graduatoria pubblicata a pagina 3018 del Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia n. 52, serie inserzioni e concorsi, pubblicato il 29/12/2010; è la graduatoria finale del concorso pubblico, per titoli ed esami, indetto dall’ASL di Milano per 1 (uno) posto a tempo indeterminato, di categoria C – assistente amministrativo. Diciottesima classificata: Silvia Raineri.



Qualcuno penserà che c’è qualcosa che con torna: se la Sig.ra Raineri era già assunta all’ASL di Milano almeno il 16/12/2010, quando fa domanda di aspettativa, come può essere stata assunta in esito a un concorso la cui graduatoria è stata pubblicata un paio di settimane dopo? Ma soprattutto, se il concorso era per un solo posto, come ha fatto, diciottesima come è arrivata, a farsi assumere?



Senza contare che, appena assunta, chiede subito un’aspettativa che le viene concessa a tempo di record, in piene vacanze natalizie (povero Direttore Generale dell’ASL: niente Natale sulle nevi).



E che le viene concessa a semestre di prova appena iniziato, cioè in una condizione nella quale, secondo alcuni, l’aspettativa non è concedibile, ma secondo tutti è quantomeno inopportuna.



Infatti, quella per andare a lavorare a tempo determinato in altra amministrazione, è un’aspettativa che, a differenza di quella per ragioni di salute, o mandato elettivo, non è automatica, ma subordinata a valutazione di opportunità.



Eppure, la nostra, classificata diciottesima in un concorso per un solo posto, viene assunta una ventina di giorni prima della pubblicazione della graduatoria, il 15/12/2010 dà le dimissioni dall’incarico presso la giunta regionale (presso cui aveva un incarico fino al 30/05/2015), e chiede l’aspettativa all’ASL il 16/12/2010. In pratica, dimissioni dalla Regione, assunzione all’ASL e richiesta di aspettativa si verificano nell’arco di 24/48 ore.



Pochi giorni dopo, firma un contratto (n. 845/2010 del 21/12/2010: le avranno ridato lo stesso posto?) con la Regione Lombardia; è così sicura di firmarlo che l’aspettativa l’ha chiesta addirittura cinque giorni prima della sottoscrizione.



E la sua sicurezza trova puntuale conferma: nonostante sia in periodo di prova, l’aspettativa le viene concessa a tempo di record il 31 dicembre 2010, la sera dell’ultimo dell’anno, in piene vacanze natalizie.



Da chi? Dal direttore generale G. Walter Locatelli, già sindaco leghista di un piccolo comune della bergamasca ed esperto di relazioni parentali: infatti, l’ASL da lui diretta ha sfiorato la rivolta a causa dell’attenzione ai parenti che pare aver dimostrato nello svolgimento del suo mandato. Poco dopo la nomina a direttore generale, conferisce l’incarico di direttore della “Struttura Complessa Sistema Informativo Aziendale” (incarico che sino al suo arrivo non era ricoperto) a Veronica Monaci, prelevata con contratto esterno dalla ASL di Lecco dove, fino a poco prima, era direttore generale lo stesso Locatelli. Prendere qualcuno da fuori e non valorizzare una risorsa interna è qualcosa che fa arrabbiare parecchio i dipendenti dell’ASL. Ma ancora di più li irrita la voce secondo la quale la Monaci sarebbe figlia di una sorella della moglie di Locatelli, e quindi sua nipote.



Eppure, il nostro non si accontenta, e dopo un po’ di tempo conferisce un altro incarico esterno, questa volta di direttore del “Dipartimento Sanità Pubblica Veterinari”.



I dirigenti interni ancora una volta vengono scavalcati, e da chi? Ma dal fratello di Veronica Monaci, Claudio Monaci, del quale più d’uno dice essere addirittura privo dei titoli necessari a ricoprire l’incarico.



Insomma, Lady Rolfi è tranquilla perché sa di essere in buone mani.



In poche parole, messo al sicuro il posto fisso all’ASL, può andare avanti a mietere incarichi in altri enti pubblici.



La storia pare offrire altri spunti e nascondere altri interessanti risvolti; tempo Moderno li approfondirà e ne darà conto.



Certo, sarebbe bello se in questo nostro Paese si potesse trovar lavoro e far carriera grazie ai propri meriti, e non per il fatto di essere “figli di”, “mogli di”, “parenti di”…

Brescia, 16 marzo 2011

Tempo Moderno
TUTTI A PONTIDA CONTRO L'OCCUPAZIONE DELLA CASTA (ANCHE QUELLA LEGHISTA)
144 Martedì 15 Marzo 2011 17:37
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Ci fanno festeggiare la rovina del nord e del sud di questo stato



In questo luogo, quasi 900 anni fa, 16 liberi Comuni giurarono di unire le loro forze contro l’imperatore che li voleva sottomettere.
Oggi ci fanno festeggiare l’occupazione di queste terre da parte dei Savoia e l’unificazione con altre che nulla avevano di simile alle nostre.
Popoli diversi, culture, abitudini, economie, lontane tra di loro che sono state costrette a riconoscersi in uno stato che dopo 150 anni è la dimostrazione che Popoli dissimili non possono diventare uno Stato per la decisione di pochi.
Le radici non possono essere cancellate per decreto!!!!!
Un vero federalismo, un patto tra Popoli e quindi Nazioni diverse che decidono, così come fecero i Comuni che giurarono in questa Abbazia Benedettina, di collaborare per migliorare le proprie condizioni, questo può essere il collante per unire i popoli che vivono in uno stato!!!
La Svizzera insegna!!!!!

Certamente non quelle false ed ipocrite leggi che usano la parola Federalismo per trovare legittimità tra la gente.

Abbiamo un nuovo Imperatore da combattere, è alleato con i traditori degli ideali di libertà, vogliono farci festeggiare l’occupazione dei nostri Comuni da parte, prima dei Savoia, poi dalla casta politica di ogni colore che è solo attenta alla propria rielezione e alla “ sistemazione” del loro futuro.

Questo è un giorno triste per coloro che sperano nella libertà della Nazione che già nel 1167 era composta da questi Liberi Comuni:
Milano – Cremona Lodi – Bergamo – Mantova – Ferrara – Brescia – Verona – Padova – Vicenza – Treviso – Venezia – Bologna – Modena - Piacenza – Parma

Questa era già la Nazione Padana, ben prima che qualcuno ne usasse il nome e la forza per tradirne il contenuto.


Associazione
Mandiamoli Tutti a Casa
Quegli strani intrecci tra la Lega e i gruppi dell’estrema destra europea
143 Martedì 15 Marzo 2011 11:52
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Come nascono e si evolvono i contatti. Sempre con la regia e la supervisione del senatùr Umberto Bossi. Famiglia, gay e immigrati gli obiettivi comuni.
Una strana coppia, sicuramente, ma non una coppia strana, visto le posizioni politiche: lei si chiama Marine Le Pen, lui Mario Borghezio. Lei è leader dell’estrema destra francese, candidata – per giunta tra i favoriti – alle prossime elezioni presidenziali in Francia, lui è un eurodeputato della Lega nord con posizioni che vanno ben oltre l’estrema destra.

I due si sono presentati oggi, tra proteste e sit in, al centro di prima accoglienza a Lampedusa. Molto cauti, in realtà Le Pen e Borghezio una loro idea di frontiera ce l’hanno. Netta e radicale. E si riassume facilmente in una sola parola: muro. Ma come nascono i rapporti tra Borghezio, la Lega e l’estrema destra europea? Non è storia recente. Le prime convergenze risalgono alla fine degli anni Novanta, più precisamente tra la fine del 1997 e i primissimi mesi del 1998. Tutto ha inizio quando il movimento guidato da Umberto Bossi iniziò con Borghezio e i funzionari del Carroccio come Giorgio Mussa e il defunto Archimede Bontempi, uomo con un passato in “Servire il Popolo”, a stringere rapporti e alleanze con movimenti politici e culturali vicini al mondo neonazista.

I primissimi contatti fuori dalla Padania sono con il Vlaams Blok fiammingo (oggi diventato Vlaams Belang dopo che un giudice ne ha sciolto il vecchio partito per incitamento all’odio razziale) invitato in alcuni congressi della Lega a partire dal 1998. Poi ci fu un’infatuazione per l’Fpoe di Joerg Haider, in Austria, Carinzia in particolare, i cui contatti iniziarono tra il 1997 ed il 1998 e furono sanciti con accordi a Venezia nel 1999 e visite ufficiali di Haider a Vicenza. Non mancarono, sempre in quegli anni, contatti del Fronte Nazionale francese di Jean Marie Le Pen ed il Club dell’Horloge di Parigi, fucina intellettuale dell’estrema destra d’oltralpe.

A queste si aggiunsero poi le visite in Russia presso l’ultranazionalista russo Zyrinovsky, invitato anche ad una seduta del “Parlamento Padano”, e con la visita del 25 aprile 1998 di Bossi a Mosca al congresso del discusso politico russo amico personale di dittatori come Gheddafi e prima ancora Saddam Hussein. Si prosegue poi con le visite al dittatore nazionalcomunista Slobodan Milosevic durante la guerra, con Bossi che dalle colonne della Padania il 26 marzo 1999, in un articolo dal titolo “In marcia contro i massoni” a firma Gianluca Savoini, dichiara: “Non sapevo ci fossero dei massacri dei serbi nei confronti degli albanesi sicuramente c’erano per la pubblicistica americana” . I contatti con la dittatura di Milosevic, in un periodo in cui il dittatore di Belgrado stava per essere arrestato per essere messo sotto processo alla Corte Internazionale dell’Aja, proseguirono poi nel febbraio 2000, con le visite delle delegazioni leghiste al congresso del partito nazionalcomunista. Presenti il rappresentante degli esteri Archimede Bontempi e l’onorevole leghista Rossi.

Il collante tra la destra e la Lega sono vecchie parole d’ordine: lotta al mondialismo, al complotto giudaico-massonico contro la famiglia tradizionale, lotta all’immigrazione, xenofobia sempre più spinta. Un documento del dicembre 1998 firmato da Giorgio Mussa della segreteria del Carroccio “Padania identità e società multirazziali” ricalca il programma del Fronte Nazionale di Jean Marie Le Pen sul tema con chicche come: “Noi siamo per lo stabilimento dello ius sanguinus solo chi nasce da un genitore che possiede già la nostra nazionalità potrà essere considerato come connazionale”.

La virata verso l’estrema destra era portata a compimento. Chi nel partito di Bossi non acconsentiva poteva accomodarsi. Via l’associazione “Libero Orientamento Sessuale Padania” che difendeva i diritti degli omosessuali ed era guidata da due veneti Carlo Manera e Marcello Schiavon. Via l’associazione degli immigrati leghisti capitanata da un consigliere comunale siriano di Scandiano (Reggio Emilia), il dentista Farouk Ramadan. Era tempo di raccogliere le firme contro “l’immigrazione e il mondialismo” a fianco di Forza Nuova di Roberto Fiore e la fascistissima Fiamma Tricolore. Forza Nuova che nei suoi siti il 2 marzo 1999 esaltava le visite dell’onorevole Borghezio alla protesta degli estremisti di destra presso l’Obelisco Axum in occasione della campagna referendaria antimmigrazione cui darà il suo appoggio anche Jean Marie Le Pen in persona.

Così, le campagne omofobe, sempre più spinte, e la lotta all’immigrazione, lanciavano il futuro sindaco di Verona Flavio Tosi che proprio da fine anni Novanta inizia la sua ascesa verticale nel Carroccio. Quel Tosi che nel 2007 appena eletto non ebbe timore a partecipare a una manifestazione organizzata da Fiamma Tricolore , Forza Nuova e Veneto Fronte Skinhead, e inserire e promuovere nella”Lista Tosi” il rappresentante e consigliere comunale di Fiamma Tricolore ed ex esponente del mondo della musica skin, Andrea Miglioranzi. Come primo atto forse non tutti ricorderanno la nomina del fascista (cosi si definisce) Miglioranzi da parte del consiglio comunale a guida Tosi nell’Istituto Storico della Resistenza di Verona. Le polemiche lo portarono a quasi immediate dimissioni.

Dopo un periodo di relativa calma, l’eurodeputato leghista Borghezio, un passato in Ordine Nuovo, torna alla ribalta in Francia partecipando sia ad incontri con Marina Le Pen e a raduni di nuove formazioni di fuori usciti del Fronte Nazionale francese e neonazionalisti che mischiano le questioni identitarie con la lotta contro l’immigrazione e l’odio contro le religioni ed il “regionalismo” che una volta valore di forze politiche progressiste diventa la scusa per escludere ed attaccare il “diverso”. Del resto lo afferma lo stesso Borghezio nel 2009, ripreso inconsapevolmente da una tv francese ad uno di questi raduni. “Il regionalismo è solo una copertura. Noi siamo sempre i fascisti di un tempo”.

Lo stesso fa in altre parti d’Europa in Germania con il movimento di destra Pro Koln, nelle Fiandre al fianco del Vlaams Belang che in passato difendeva apertamente quando si chiamava ancora Vlaams Blok l’apartheid. Il paladino è sempre lui. L’onorevole Borghezio.

di Matteo Incerti
tratto da www.ilfattoquotidiano.it
“Mentì sulla sua incompatibilità. Ora il Csm dichiari la decadenza di Brigandì”
142 Lunedì 14 Marzo 2011 14:55
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La Commissione per la verifica dei titoli chiede al plenum di pronunciarsi sull'esclusione del consigliere, indagato a Roma per falso. Al momento della sua nomina non comunicò di essere amministratore di una società legata alla Lega Nord
“Matteo Brigandì fuori dal Csm”. Lo chiede una delibera della Commissione per la verifica dei titoli dei componenti di Palazzo Marescialli. Il consigliere è indagato per falso dalla Procura di Roma: avrebbe negato di essere amministratore di una società legata alla Lega, la Fingroup spa, al momento della nomina al Csm. E’ la seconda recentissima tegola giudiziaria che lo riguarda. Sempre nella Capitale Brigandì – eletto in quota leghista a luglio – è sotto inchiesta (abuso d’ufficio il reato ipotizzato) per aver sottratto proprio al Csm per poi passarli al “Giornale” degli atti riguardanti un vecchio procedimento disciplinare – poi archiviato – a carico di Ilda Boccassini.

Atti che il quotidiano di Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti aveva poi “sparato” in prima pagina il 27 gennaio. Dando l’impressione di proseguire una “campagna” contro il magistrato – pochi giorni prima avevano riciclato la vecchia storia di suo figlio Antonio, coinvolto nel 1997 in un litigio scoppiato davanti a una discoteca – condotta assieme a “Panorama” e preceduta da un significativo vertice ad Arcore il 17 gennaio con la convocazione appunto oltre che di Sallusti e Giorgio Mulè (direttore del settimanale), anche di Mauro Crippa (capo dell’informazione Mediaset) e Alfonso Signorini (direttore di “Chi”). Brigandì si è sempre difeso – anche davanti ai magistrati – sostenendo di aver sì visionato un vecchio dossier sulla Boccassini, ma di non averne parlato con i giornalisti. “Sono un personaggio scomodo, perchè non ho debiti con nessuno e non sono ricattabile” è andato ripetendo in questi mesi.

Avrà forse fatto riferimento alle sue battaglie – piuttosto solitarie – condotte proprio al Csm: come quelle contro l’ex presidente del Brasile Lula e il pm di Vallettopoli (e oggi della P4) Henry John Woodcock. O a quella a favore della riforma della giustizia: “La magistratura ha invaso e sta invadendo il campo della politica e quindi è evidente che una qualsiasi riforma che voglia ricondurre il potere giudiziario nell’alveo costituzionale dà fastidio, l’idea di essere tutti intercettati è una lesione di un diritto che è quello della comunicazione tutelato dalla Costituzione ormai andato a pallino” ha sostenuto in una recentissima intervista al Tg1. O forse, ancora, quel suo dichiararsi “scomodo” sarà stato riferito ad altre dispute avute con i magistrati: nel 2003 venne anche arrestato, per poi essere assolto nel 2008 (ma dopo una condanna in primo grado), per truffa ai danni della Regione Piemonte, quando era assessore regionale. Su di lui pesano ora due condanne, per diffamazione e violazione degli obblighi di assistenza familiare che, se fossero confermate, potrebbero costargli la decadenza dal Csm. Che intanto ieri gli ha consegnato un primo “vade retro”. Da notare come l’unico “no” alla decadenza di Brigandì stamattina sia stato dato dal consigliere laico del Pdl Nicolò Zanon. Che figura – lo ha raccontato la settimana scorsa “Il Corriere della Sera” – beneficiario di 24.960 euro a lui bonificati il 24 marzo attraverso il conto del “Rubygate” gestito dal ragionier Giuseppe Spinelli. Zanon ha spiegato che quei soldi sono il pagamento di una consulenza ai legali del premier regolarmente fatturata.
TRATTO DA ILFATTOQUOTIDIANO.IT
PRATO, LEGA NORD NEL CAOS
141 Lunedì 14 Marzo 2011 14:22
L'AUTORE
PRATO. «Chi vivrà vedrà». La prende con filosofia Federico Tosoni, da giovedì non più segretario provinciale della Lega nord, dopo le dimissioni di 5 dei 6 membri del consiglio direttivo, che lo hanno fatto decadere dall'incarico con l'accusa di aver "tradito" l'eurodeputato Claudio Morganti. La "colpa" di Tosoni è quella di aver firmato una mozione di sfiducia contro il vaianese Morganti, uomo forte della Lega in Toscana, insieme ad altri segretari provinciali. La fronda interna accusa Morganti di una gestione autoritaria del partito a livello regionale e di aver ottenuto poche poltrone in rapporto al peso elettorale del Carroccio. Curiosamente le dimissioni dei cinque membri del consiglio direttivo (Alessio Farina, Marco Gargini, Matteo Santini, Marco Collina, Federico Fedi, resta solo Silvano Innocenti) e la decadenza di Tosoni sono state tenute riservate per tre giorni, fatto impensabile in molti altri partiti, specie in quelli che ambiscono a essere di popolo. Lo stesso Tosoni rivendica questa prassi («Sono sempre stato convinto che i panni sporchi vadano lavati in casa propria e non sui giornali») e ricorda che è stato lo stesso Morganti a introdurre il principio. Quanto al suo dissidio con l'ex amico, ieri in una nota ha parlato di «una piccola crepa», ma al telefono non esita a definirlo «un despota». «Non sono caduto perché ho lavorato male - spiega Tosoni - ma per altri motivi. Alcuni membri del consiglio direttivo sono legati direttamente o indirettamente a Morganti e agli incarichi che possono ottenere, dunque... Io invece sono un carabiniere in congedo e un imprenditore, non dipendo dalla politica e non mi faccio comprare per un piatto di lenticchie, per questo posso dire come la penso senza tanti tatticismi». A Morganti, come detto, alcuni imputano di non aver fatto fruttare abbastanza gli ottimi risultati della Lega nord in Toscana alle ultime amministrative. E' solo colpa sua? «Non certo mia - osserva Tosoni - Per quanto riguarda Prato, quando c'era da fare le trattative per la formazione della giunta Cenni spesso è andato Morganti, decideva lui». E il fatto che alla Lega sia toccato solo l'assessorato allo Sport non è stato ancora ben digerito dal partito. Ma la partita sembra tutt'altro che chiusa, non è detto che Morganti abbia ancora il controllo della maggioranza del partito. Lo si vedrà presto anche a Prato, dove entro un mese dovrebbe essere convocato il congresso provinciale. «Da rappresentante istituzionale, ma soprattutto da uomo libero che vive del suo lavoro e non di politica - scrive Tosoni - ritengo giusta e doverosa per motivi politici l'adesione alla mozione di sfiducia regionale nei confronti di Morganti, condivisa peraltro da ben 7 segretari provinciali su 10, da due consiglieri regionali su quattro e dalla maggioranza del direttivo regionale».

8 marzo 2011
FONTE IL TIRRENO.IT
L'EX PARLAMENTARE ONGARO GIOVANNI LASCIA LA LEGA
140 Lunedì 14 Marzo 2011 08:36
L'AUTORE
Egr. Direttore,

la ringrazio per l’ospitalità che mi concede nel pubblicare la lettera di commiato ad una militanza durata 23 anni, quella mia, nella Lega Nord.
Sulla base di quello che sta succedendo al partito, con varie lotte di potere interne e per la politica ormai Romana che la Lega sta attuando, in questo ultimo anno è maturata in me la volontà di abbandonare la militanza.
Tale decisione si è concretizzata con gli eventi di questi ultimi mesi, infatti ho deciso di non rinnovare per l’anno 2011 la tessera di socio militante ordinario, una delle prime tessere rilasciate nel 1988 dopo l’elezione a consigliere comunale di Gandino.
Era il lontano 1987, quando mi capitò tra le mani un volantino della Lega Lombarda con titolo “Padroni a casa nostra”e nello scorrere il programma capii che quanto scritto era ciò che io e molta gente del Nord, pensavamo; da quel giorno non persi tempo a contattare la segreteria di Bergamo e ad organizzare a fine 1987 un’assemblea pubblica a Gandino.
Da quel momento fu un susseguirsi di incontri per la costituzione dei vari gruppi di sostenitori in tutta la Val Seriana e da lì a poco iniziarono ad arrivare i successi elettorali.
Il primo fu nel 1988 quando decidemmo di presentare la lista alle comunali di Gandino, il risultato fu quello di ottenere un consenso del 25%, mandando per la prima volta la D.C. al compromesso storico con il P.C.I.
L’anno dopo fu eletto il primo sindaco della Lega nel comune di Cene, nel 1992 venni eletto alla Camera dei Deputati, con 4800 preferenze, in veste di Onorevole.
Ricordo la visita turistica guidata, alla Camera dei Deputati organizzata da Bossi, eravamo 55 parlamentari accompagnati dai Commessi per prenderne visione; feci una domanda al capo dei Commessi, un certo Rosi, “Cosa ne pensa dei titoli dei quotidiani sulla calata dei nuovi Barbari a Roma” la risposta fu secca e lapidaria “Veda Onoree, qui ce so passate pure le Brigate Rosse, e non è successo niente, anche voi ce passate, noi ce restemo”.
Con il passare dei quattro anni romani e in quelli successivi nel mio natural ruolo di imprenditore, capii che le parole di Rosi erano la realtà, quella millenaria del potere romano.
La lega di lotta in cui tutti noi credevamo e che culminò con la presenza di un milione di persone sulle rive del po’ nel lontano 1996, con l’accordo fatto con Berlusconi per le politiche del 2001, è diventata la “Lega Romana”, del magna-magna, in entrambi i sensi, vedesi come ultimo l’abbuffata di coda alla vaccinara con polenta avvenuta sul sagrato di Montecitorio, del resto sempre più persone pensano che ora la Lega sia una delle tante società del gruppo Fininvest, dove l’amministratore Umberto ogni Lunedì sera va a prendere ordini ad Arcore, notizia della stampa degli ultimi giorni, che radio Padania ha venduto proprie frequenze al gruppo Mondadori.
La delusione nei vecchi militanti è tantissima, tanto che ad uno ad uno abbandonano la militanza; dopo 25 anni di Lega non è cambiato niente, non si è ottenuto nemmeno un punto di quelli predicati, tanto meno adesso che si è al Governo, si è solo stati in grado di ratificare Roma capitale, inviare centinaia di milioni di Euro per ripianare buchi di bilancio dei comuni di Roma, Catania, Napoli, regolarizzare migliaia di precari al Sud e come ultima Maroni che mette a disposizione il residens dell’accoglienza a 5 stelle per i nuovi clandestini, ma non aveva detto che li avrebbe rispediti a casa loro??
Ormai è evidente a tutti la corsa del Senatur (dopo la disfatta della Credinord) ad accaparrarsi posti di potere economico: fondazioni bancarie, enti regionali, statali, expo 2015 dove ci saranno da gestire 15 miliardi di euro, ecco a cosa deve servire la legge sulle intercettazioni, serve a coprire l’eventuale spartizione.
E poi guarda caso i mercenari del potere leghista non si accontentano di un posto, si fanno assegnare doppi, tripli e a volte quadrupli incarichi tutti ben remunerati, sconcertante inoltre è stato il dictat di imporre la candidatura del “Trota” alle elezioni regionali, nella lista elettorale di Brescia anziché in quella di casa sua a Varese, come a dire che per 12.000 Euro netti al mese non era disponibile nessuno del 1.000.000 di bresciani.
Per fortuna noi della Lega che ce l’abbiamo duro, dovevamo essere quelli “Diversi”, nient’affatto, mi sarei aspettato una reazione da parte dei vertici lega, di rottura con Berlusconi in questi ultimi mesi, soprattutto un distacco per l’invasione africana che ci troveremo a pagare di nuovo noi gente del Nord sia in materia di sicurezza, che economica, ma purtroppo da parte di Bossi e della famiglia Marrone c’è il silenzio, la lega e il suo spirito ideale sono congelati perché come menzionato sul libro “Umberto Magno” scritto da Leonardo Facco, il simbolo dello spadone è di Berlusconi.
Con il passare di questi ultimi anni mi sono spesso chiesto il perché fossero stati espulsi dal movimento personaggi come Miglio, Gnutti, Pagliarini, la risposta è univoca, al padrone unico non piace che altri prendano applausi e bagni di folla pertanto vanno eliminati prima che crescano troppo.
Inoltre dove è finita la Lega del cappio sventolato in aula a Montecitorio durante l’intervento di Craxi nel 1993 sulla corruzione dei partiti?? Possibile in questi ultimi anni che ogni qualvolta arrivi in aula da parte della magistratura la richiesta di autorizzazione a procedere al processo di un parlamentare in odore di mafia la Lega non insorga per farla passare??
Un partito politico o movimento non può andare lontano con un segretario che vede la sua successione politica solo nei propri figli, del resto sono passati parecchi anni, forse per la paura di contestazione da parte della militanza, che non viene fatto nessun congresso, inoltre le candidature prima di qualsiasi elezione, anziché essere scelte dalla base, come fino al 1996, ora sono decisein una cucina di famiglia da un pugno di colonnelli, annullando di fatto la democrazia e libertà di scelta che il popolo padano-alpino si aspetta da tanti anni.
Mi dispiace parecchio per quel folto gruppo di militanti, di sindaci, assessori, consiglieri comunali che stanno cercando con tutte le loro forze di operare al meglio sul territorio, ma purtroppo per certe decisioni prese al vertice, vedono vanificati i loro sforzi e la loro buona volontà, soprattutto ora che sarà varato il nuovo federalismo, li vedremo costretti ad aumentare l’irpef e ad applicarci le tasse sulle nuove opere, tutto questo grazie al piano di rientro sui conti pubblici di 45 miliardi di euro impostoci dall’ Europa, e di conseguenza Roma deve effettuare tagli ai trasferimenti destinati ai comuni, e agli enti locali, ma non sarebbe stato meglio, tagliare la spesa pubblica, come sempre sventolato da via Bellerio prima di ogni campagna elettorale??
Nel frattempo le nostre aziende chiudono, i servizi pubblici per cui paghiamo esose tasse si sfasciano, la nostra sicurezza viene continuamente minacciata e l’assalto alle nostre case sono all’ordine del giorno, ben lontani sono quei tempi nei quali noi ragazzi giocavamo liberi per strada e le porte di casa erano sempre aperte, la dirigenza della Lega ormai Berlusconizzata non si è accorta della voglia che la gente comune come me ha di seccessione e libertà dalla politica romana.
Sono certo che la libertà e l’autodeterminazione delle regioni del nord si otterrà quando tutte le persone si convinceranno che per cambiare veramente la nostra condizione di eterni pagatori, ci dobbiamo dimenticare totalmente di “Roma” e quando si tratterà di essere chiamati a votare per la rielezione di Camera e Senato si rifiuterà di andare a sostenere nessun partito, attuando una sorta di disobbedienza, poiché sono tutti uguali e cioè romani. IL NORD NON DEVE VOTARE ROMA.
Anticipo che io farò parte di quel folto gruppo di cittadini che per le elezioni romane non andrà a votare, dopo 25 anni di Lega non è cambiata una virgola, anzi è solo peggiorata la situazione, è stata una grande Illusione Crederci; mandare propri candidati a Roma si diventa come loro o si passa; ribadendo che, aveva ragione Rosi, il capo Commessi di Montecitorio.
Sò già che questa mia lettera avrà un seguito e verrà strumentalizzata anche dicendo “ Però to ga se stacc anche tö a Roma” la risposta è che io solo, ho deciso di non ricandidarmi nel 1996 e di continuare nel mio lavoro, del resto qualsiasi persona maggiorenne può liberamente decidere di presentare proprio candidature e mettersi in gioco, è pur vero anche però che con la nuova legge elettorale “Porcellum” voluta fortemente dalla Lega i listini sono bloccati e la gente non ha più la facolta di scegliere il candidato a lei più congruo.
Concludendo, voglio informare che comunque il mio impegno politico sicuramente continuerà, con la stessa energia dei primi anni novanta e sarà solo e sicuramente in quei movimenti locali e regionali finalizzati alla gestione e controllo della libertà del nostro territorio padano-alpino.
LIBERI E PADRONI A CASA NOSTRA.
Cordiali saluti
Ongaro Giovanni
LE CELODURISTE
139 Domenica 13 Marzo 2011 08:46
L'AUTORE
di Antonietta Demurtas e Marianna Venturini

Non è la caccia al terùn lo sport preferito dai leghisti, almeno le donne preferiscono il ping pong. A rimbalzare i giornalisti, infatti, sono bravissime. In una giornata Lettera43.it è riuscita a fatica comunicare con alcune esponenti del Carroccio.
«Le donne della Lega non hanno grande visibilità perché è un partito fortemente maschilista», dice chi conosce bene via Bellerio ma preferisce restare anonimo, «certo Bossi è sensibile alle donne ma non in senso politico».

CONTINUA QUI: http://www.lettera43.it/politica/10548/le-celoduriste.htm
TROTA QUERELA UN BLOGGER
138 Sabato 12 Marzo 2011 09:22
L'AUTORE
Renzo Bossi e la querela al blog di satira
Il figlio del Senatur porta in tribunale un blogger 'colpevole' di aver scritto e pubblicato sul suo sito “Il diario segreto di Renzo Bossi junior” Free edizioni: facciamoli vergognare, una serie di racconti satirici a puntate con protagonisti i politici della Lega

Colpirne uno per educarne cento? Può essere. Solo così si potrebbe spiegare la querela depositata nell’ottobre del 2009 da Renzo (soprannominato Trota) Bossi nei confronti del blogger Angelo Abbatangelo colpevole di aver scritto e pubblicato sul suo sito “Il diario segreto di Renzo Bossi junior” Free edizioni: facciamoli vergognare.

Ieri al tribunale di Varese si è celebrata l’udienza preliminare; bisognerà però attendere per sapere come proseguirà questa vicenda anche se un risultato il processo l’ha già prodotto: quello cioè di stabilire “che la diffamazione via internet non può essere equiparata a quella a mezzo stampa”. Nel caso specifico il Gip ha accolto le istanze del legale di Abbatangelo secondo cui non si poteva applicare, per analogia, una norma nata per la stampa. Ma torniamo alla storia del diario segreto.

Di che si tratta? Di una serie di racconti satirici a puntate che lo stesso autore spiega così: “La narrazione letteraria delle avventure-disavventure di Renzo Bossi mi fu ispirata a suo tempo dalla tragica cronaca quotidiana – spiega il blogger -. Cronaca in cui populismo, demagogia, razzismo e xenofobia si impastano al peggiore revisionismo storico facendo emergere a tratti un vero e proprio nazi-fascismo passando per la minaccia secessionista alle soglie delle celebrazioni per l’Unità d’Italia”.

Da qui l’idea di scrivere, ad esempio, un racconto dedicato ad un fantomatico progetto di invasione dell’isola di Malta, oppure l’ esplosione della Breccia di Porta Pia così come l’istituzione di una Chiesa riformista, secessionista padana. Storie in cui il protagonista principale è per l’appunto il figlio del Senatùr insieme a figure di spicco della Lega a cominciare da quello che Abbatangelo chiama “zio” Borghezio. Ma tutto ciò sembra non essere piaciuto al consigliereregionale lombardo Renzo Bossi (responsabile tra l’altro del polo della comunicazione della Lega) che ha intrapreso l’azione legale proprio nei confronti dello sconosciuto blogger (residente a Mentone in Francia) difeso dall’avvocato Gianmarco Beraldo.

“Questa vicenda ha dell’assurdo. Un testo che palesemente si dichiara satirico realizzato da un piccolo blogger – ha commentato il legale – che però viene considerato da un personaggio pubblico e politico gravemente oltraggioso del proprio onore. Appare evidente che in caso di condanna di Abbatangelo si tratterebbe di una condanna a tutta la satira”. Prosegue poi l’avvocato se esista un limite invalicabile dalla satira.

Sembra dunque che questa causa sia destinata a diventare un vero e proprio caso giudiziario non solo perchè di mezzo c’è il figlio di Umberto Bossi quanto piuttosto perché il tema del contendere è rappresentato dal concetto di libertà che esprime la satira politica che per sua natura prende di mira, trasversalmente, esponenti sia di destra che di sinistra.

Da Il Fatto Quotidiano dell’11 marzo 2011
xenofobia, fronda leghista contro Maroni e RPL
137 Giovedì 10 Marzo 2011 17:26
Zenzero
Non è proprio piaciuta, a buona parte della base leghista, l'informativa urgente del governo sui recenti episodi d'intolleranza di matrice xenofoba e razzista tenuta da Roberto Maroni, giovedì scorso, alla Camera. In particolare, agli ascoltatori di Radio Padania Libera - che ha trasmesso la relazione in diretta - sono suonate come una beffa le parole del ministro dell'Interno che descrivevano l'Italia di Berlusconi come il migliore dei mondi in cui un immigrato possa vivere, e che elogiavano un «incremento esponenziale nel conferimento della cittadinanza e nell'accoglimento delle istanze d'asilo che collocano il nostro paese ai primi posti in Europa in quanto a politiche dell'accoglienza». E a farne le spese sono, nelle ultime ore, i conduttori dell'emittente leghista. Che si parli di federalismo, di scuola , di tradizioni locali o che l'ospite sia Renato Pozzetto, appena vengono aperte le linee telefoniche per dare spazio alla voce dei simpatizzanti, puntuali giungono manifestazioni di disappunto. Certo, ci sono i militanti che non cedono al risentimento e che preferiscono prendersela con Berlusconi, magari perché non capiscono «come possa fidarsi del primo ministro romeno, Calin Tariceanu, un rom, figlio di rom, e cosa si aspetta, Berlusconi, da uno zingaro?». Così come ci sono quelli che se la prendono con l'opposizione, nello specifico con «quel baluba nero che vorrebbe insegnare a Maroni come si fa il ministro dell'Interno», ovvero con il deputato democratico Jean-Léonard Touadi, originario del Congo, doppia laurea (Filosofia e Scienze politiche), docente universitario e giornalista. E poi ci sono i sostenitori che provano giusto un po' di amarezza «nel vedere il nostro ministro parlare così, e farsi la figura del solito fesso italiano di fronte agli altri paesi europei».

Ma i più non si sono di certo dimenticati delle promesse elettorali di quel manifesto, "Padano non fare l'Indiano", affisso in ogni angolo del Nord Italia, che era un invito a dare il proprio voto ad una Lega che avrebbe rimpatriato tutti gli irregolari ed impedito nuovi sbarchi. Ed è alla Lega che ora qualcuno comincia a chieder conto. Come Elisa, ad esempio, che avverte: «È ora di finirla con tutto questo parlare di accoglienza. Ma non lo vede Maroni che siamo in troppi? Decida lui, poi però ci penseremo noi militanti a rompergli i coglioni». Moniti giungono pure da Lodi («Questo governo non è partito con il piede giusto. Stiamo prendendo le cose sottogamba e ne pagheremo le conseguenze»), da Lecco («Dobbiamo stare ad aspettare ancora a lungo? C'è un limite alla pazienza: perché non schierate la marina militare?») e da Milano («Le nostre montagne sono invase da terra, mare e cielo e nemmeno la Lega fa più nulla. Mi volete dare spiegazioni o non devo più votarvi?»). Qualcuno, con voce quasi malinconica, s'interroga su che fine abbia fatto «la vecchia, dura ed inflessibile Lega. Una donna, che nemmeno dà tempo al conduttore di domandarle il nome, con tono esausto chiede lumi: «Che devo fare? Me ne devo andare io? Ditemi però dove!». Pure Roberto da Como esprime perplessità sul ministro leghista: «La sua analisi è piena di lacune. Perché accogliere tutta questa gente che non è stata invitata?».

Ad alcuni che tengono il conto degli sbarchi («Ieri ne sono arrivati più di mille, mi aspettavo che venissero respinti subito, e non che prima li dovessimo accogliere»), Alessandro Morelli, animatore del primo pomeriggio di Radio Padania, replica invitando a pazientare, poiché «è solo sei mesi che siamo al governo, nessuno ha la bacchetta magica, ed è il diritto internazionale ad imporci di soccorrere le carrette del mare». Ma ci pensa subito un ascoltatore della Brianza a contestarlo: «Nessuno ci costringe ad accoglierli: quella del governo è una scelta politica». Non gli va meglio quando, tentando di rassicurare lo scetticismo di Laura da Torino («ogni giorno ne vedo arrivare, arrivare, arrivare, però non vedo mai andar via nessuno»), prova a ricordare i voli charter che partono dall'Italia carichi di irregolari, Maurizio, dalla Lombardia, immediatamente lo fredda: «Sì, ma quanto ci costano questi voli?».

Pare sbrigarsela meglio, invece, Renata Galanti, responsabile della rubrica dedicata al Gruppo femminile padano. All'ascoltatrice che si domanda se non ci siano interessi economici dietro gli sbarchi, le basta passar la palla all'onorevole Carolina Lussana che, in collegamento telefonico da Roma, conferma: «La tratta degli immigrati è un business, che coinvolge la Caritas, però». La stessa carta se la gioca Leo Siegel durante il suo seguitissimo Filo diretto: «Il problema è l'industria del buonismo, il problema sono quelli che dovrebbero trovarsi un nuovo lavoro se gli invasori smettessero di arrivare». Ma è soprattutto sul Premier che Siegel cerca di scaricare il malcontento, esortando un'ascoltatrice, che s'interroga se abbia ancora senso votare una Lega «che anziché eliminare un po' di gente parla di solidarietà», a non dubitare di Maroni, «il miglior ministro in assoluto», poiché il problema «è invece Berlusconi, quel Berlusconi che un giorno dovrà render conto al paese di cosa è andato a fare in Libia». Tuttavia, inarrestabile, il malumore della base leghista continua a riversarsi in Radio, tanto da spingere il conduttore ad un ardito richiamo: «Non si vota la Lega solo per il problema dell'immigrazione clandestina. Esistono altri temi che dovrebbero coinvolgerci». Ma una telefonata, da Milano, taglia corto: «Ho ascoltato il discorso di Maroni, e mi pareva di sentire un deputato di Rifondazione Comunista».
FEDERAGLISMO LEGHISTA: ALTRO TRAVASO DI SOLDI DA NORD A SUD
136 Giovedì 10 Marzo 2011 14:38
L'AUTORE
ROMA – Chi ci guadagna col federalismo fiscale? Alcuni sostengono le regioni più virtuose, altri quelle a statuto speciale, ma per Sergio Rizzo (in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera) a trarre più vantaggi potrebbero essere le Regioni con i conti in rosso.

Infatti, spiega Rizzo, mentre le Regioni del centronord perderanno circa 350 milioni all’anno, quelle del Sud guadagneranno circa 340 milioni. Il “trucchetto”, secondo Rizzo risiederebbe nell’espressione “costi standard”: infatti, come ha detto il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, “il metodo individuato per il calcolo dei costi standard non ha alcun effetto sul riparto del Fondo sanitario nazionale”.

E allora, sottolinea Rizzo, “la prova è in un documento di 12 pagine spedito dalla Ragioneria generale dello Stato alla Copaff, la commissione tecnica paritetica per il federalismo fiscale presieduta da Luca Antonini, nel quale sono contenute alcune simulazioni su come dovrebbe funzionare il meccanismo dei costi standard tanto decantato da alcuni governatori del Nord”.

I risultati sarebbero appannaggio delle regioni del Sud: “Le simulazioni dicono che alla Sicilia dovrebbero toccare circa 110 milioni in più, e poi 100 alla Campania, 90 alla Puglia, una ventina alla Sardegna e perfino alla Calabria, regione in cui ci sono aziende sanitarie locali prive addirittura della contabilità. E qualche briciola (una decina di milioni) potrebbe andare anche al Molise del governatore Michele Iorio”.

La prima considerazione degli esperti, ha scritto Rizzo, “è che se in questo meccanismo non mancano i difetti (per esempio l’incidenza del prezzo delle forniture sul calcolo complessivo, ha osservato la Copaff, è troppo leggero), è pur vero che ha spazzato via l’effetto «lapis» : quello per cui le Regioni con maggiore potere contrattuale avevano sempre ottenuto condizioni migliori. In questo modo si spiegherebbe il travaso di denari dal Nord al Sud”.

10 marzo 2011 | 14:18

TRATTO DA BLITZQUOTIDIANO.IT
COME SI ACCEDE ALLA CARRIERA PUBBLICA IN TEMPI DI LEGHISMO
135 Giovedì 10 Marzo 2011 14:34
L'AUTORE
CARRIERE COSTRUITE IN BARBA AL MERITO E ALLE REGOLE

Come si accede alla dirigenza della Pubblica Amministrazione nell’era padana







Una volta si diventava dirigenti di un’amministrazione pubblica facendo un concorso: i vincitori diventavano dirigenti a tempo indeterminato di quell’amministrazione, statale o di enti locali, e, in quella, facevano, di massima, tutta la loro carriera.


Poi, negli ultimi vent’anni, un lodevole desiderio di migliorare l’efficienza e limitare gli sprechi ha fatto si che venissero introdotte una serie di norme che hanno istituito i dirigenti a tempo determinato, a contratto, esterni; e, ancora, grazie alla mobilità, migranti da un’amministrazione a un’altra.

Come, purtroppo, talvolta accade in questo paese, queste innovazioni hanno generato delle distorsioni e all’astratto obbiettivo di un miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione si è sovrapposta una serie di pratiche che con efficienza e trasparenza nulla hanno a che vedere. È così per i dirigenti a contratto annuale, tenuti sotto la spada di Damocle del mancato rinnovo e quindi pesantemente influenzabili, e di quelli non rinnovati, a scapito della continuità dell’azione amministrativa. E, ancora, per quel che ci riguarda oggi, è il caso di un certo uso dello strumento della mobilità.

Come s’è detto, un tempo se facevi il concorso di dirigente per il comune di Roccacannuccia (ammesso che una volta ci fossero dirigenti in comuni così piccoli… oggi ci sono), restavi a fare il dirigente a Roccacannuccia. Oppure facevi altri concorsi, la cui difficoltà e severità era proporzionata alla difficoltà delle mansioni proprie dell’incarico dirigenziale messo a concorso.

Oggi, con la mobilità, salvi gli aggirabili limiti legati al vincolo di area (fondamentalmente, tecnica o amministrativa), uno può prendersi le spalline di dirigente vincendo un concorso a Roccacannuccia (capirà il lettore che l’esempio è iperbolico: la località leccese non fa nemmeno comune) e poi, in mobilità, diventare dirigente di enti assai più complessi.

E, magari, il concorso nel microscopico comune non interessa nessuno, e quindi il vincitore non è il prodotto di una severa selezione, su materie impegnative e tra molti concorrenti. Qualche volta, addirittura, il concorrente è uno solo.



Si chiederà il lettore: ma tutto questo cosa c’entra con la padania?



Nel corso delle ormai molte puntate del nostro viaggio nell’universo leghista bresciano abbiamo incontrato molti personaggi, dei quali abbiamo descritto il cumulo degli incarichi e anche qualche anomalia nel percorso che li ha portati ad assumerli. Ma quello che interessa oggi è sottoporre al lettore qualche esempio di conquista delle spalline da dirigente di ruolo.


Cominceremo da una vecchia conoscenza, la nostra dottoressa Simona Zambelli, quella di cui avevano parlato diffusamente nella prima puntata del nostro lavoro, e che ci era capitato di dover menzionare ancora in altri passaggi successivi.

Tra i posti che la nostra pluridirigente leghista ha occupato, interessa oggi quello al comune di Capriolo, dove era, contemporaneamente, dirigente e segretario comunale facente funzioni.

Entra in comune nel 1997 e, dopo sei mesi come collaboratrice occasionale, diventa vice segretario comunale, funzione in cui rimane dal 01/01/1998 al 17/08/2006. Ma il 01/02/2006 ne diventa dirigente di ruolo, grazie a un concorso che costituisce un esempio quasi paradigmatico delle distorsioni a cui si faceva cenno più sopra.


Infatti, fino a quel momento il posto di dirigente nel comune di Capriolo non esiste, viene creato apposta e messo a concorso.


Il concorso non è molto frequentato, ma soprattutto, è caratterizzato da una singolare similitudine tra una delle tracce d’esame e gli argomenti trattati nella tesi di laurea della candidata poi risultata vincitrice.


Infatti, la dottoressa Zambelli si laurea in economia e commercio nel 1996 presso l’Università degli studi di Brescia, con una tesi dal titolo “Contrattazione della flessibilità e stili di direzione aziendale: il caso Fiat.”.

E, con un vero colpo di fortuna, oltre a una traccia in materia urbanistica e a una in tema di entrate e bilancio, si vede proporre un tema d’esame che verte in materia di modelli privatistici nella struttura amministrativa del comune, tema piuttosto inusuale in una pubblica amministrazione, soprattutto di un comune di modeste dimensioni, ma curiosamente assimilato alla sua tesi di laurea.




Se a qualcuno, a questo punto, fosse sorto qualche sospetto, gli farà bene sapere che la commissione d’esame era presieduta da Gabriele Busti, oggi dirigente in Regione Lombardia, e composta anche dal geom. Battista Bosetti, titolare dello studio Bosetti&Gatti di Castelmella, e da Nicola Mazzoni, commercialista in Desenzano.


Riuscire a formare la commissione era risultato allora particolarmente laborioso, a causa delle molteplici rinunce di commissari incaricati, insediati, riuniti in seduta e poi receduti dall’incarico; fin dall’inizio, tuttavia, in commissione era stata prevista la presenza del geom. Battista Bosetti, e questo non è senza significato, perché lui e il suo studio hanno ricevuto molti incarichi dal comune di Capriolo, sia prima che dopo questo concorso, in materia di sviluppo del territorio, urbanistica e insediamenti produttivi. E tutti a firma Simona Zambelli.



Del resto, anche altri atti prodromici al concorso attirano l’attenzione: per esempio, il posto di dirigente a Capriolo, come s’è detto, non c’era, e viene creato per l’occasione.


L’atto con cui viene istituito reca proprio la firma della stessa Simona Zambelli che, come facente funzioni di segretario comunale, predispone il regolamento approvato nella seduta della giunta comunale del 28/10/2004, con il quale viene stabilito di dotare il comune di questa figura, fino ad allora non necessaria, e vengono dettati i criteri per la sua scelta.


Naturalmente la deliberazione reca il visto di regolarità amministrativa della stessa Zambelli, che, in qualche modo, sarà, poco più di un anno dopo, la beneficiaria del provvedimento.


Tutta la vicenda di questo concorso, così costellata di peculiarità e “stranezze”, non ha mancato di suscitare qualche irrigidimento e qualche reazione. Molto critico, all’epoca, fu il dr. Francesco Carbutti, titolare della posizione di segretario comunale a Capriolo, funzione che faceva convivere “a scavalco” con l’analoga posizione di segretario comunale a Urgnano (BG), come spesso accade.


Si dice che su questa vicenda il dr. Carbutti abbia, all’epoca, sollevato più di una questione, pur con le difficoltà connesse al fatto che il suo incarico non prevedeva la presenza a tempo pieno. Si dice anche che le sue perplessità gli siano costate il posto.

Fatto si è che egli cessò di essere segretario comunale di Capriolo e ora, forse più felicemente, è segretario comunale a Majori.


Ma anche i partecipanti al concorso dovettero percepire qualche segnale di irregolarità, se è vero, come è vero, che più di uno accedette agli atti (tra questi la dottoressa Gloria Rolfi, oggi dirigente della comunità montana Sebino bresciano) e che la Procura della Repubblica di Brescia, nel corso dell’indagine preliminare iscritta al n. 19801/2005 RGNR, ebbe ad acquisire tutti gli atti relativi al concorso.




Intanto però, grazie anche a un’opportuna abbreviazione del periodo di prova, la nostra dottoressa padana si era messa le spalline da dirigente, spalline oggi preziosissime, come vedremo più avanti.

Ma prima di arrivare a oggi, vale la pena di esaminare una serie di effetti collaterali della vicenda che abbiamo raccontato: infatti, un poco come nel gioco dei rimbalzi delle palle sul bigliardo, la traiettoria della dottoressa Zambelli ne determina altre.




Per esempio: per Capriolo passa un giovane di belle speranze, di nome Pier Enrico Longinotti; vi rimane da novembre 2004 a maggio 2007 come funzionario alle dipendenze della nostra Zambelli. Si tratta di un uomo di solida fede leghista e viene portato da Gussago a Capriolo proprio da lei. Poi, nel maggio del 2007, grazie alla mobilità si trasferisce al comune di Desenzano, dove si guadagna la “posizione organizzativa” (una specie di mezza dirigenza).

Nel 2010 il comune di Ospitaletto, di cui è sindaco il leghista Giorgio Prandelli, anche assessore al patrimonio nell’amministrazione provinciale, e dove nel frattempo la solita dottoressa Zambelli è diventata dirigente a tempo determinato e vice segretario comunale, tiene un concorso per un posto di dirigente di ruolo.

Classificati: 1° posto Butticè Alessandra, già in forza allo stesso comune; 2° posto Longinotti Pier Enrico, di cui stiamo parlando; 3° posto Bugatti Santina Katiuscia, già avvocato dell’avvocatura provinciale, ora dirigente del comune di Treviglio; 4° posto Medaglia Sabrina, attuale dirigente a tempo determinato del Settore Cultura e Turismo in Provincia (quella che firma le determinazioni di incarico e gli impegni di spesa per i concerti di Rojatti, ricordate?).


A parte l’ovvia considerazione che ciascuno potrà fare sul fatto che in questi concorsi si classificano (forse partecipano) solo quelli che già un posto ce l’hanno, quel che ci interessa è che la commissione d’esame della nostra Zambelli comincia a cucire anche sulle spalle di Longinotti le agognate spalline di dirigente.


Infatti, l’idoneità acquisita e il secondo posto gli aprono la prospettiva, con la solita tecnica della mobilità, di agguantare la dirigenza.





A questo punto, prima di arrivare ai giorni nostri, tocca aprire una parentesi per seguire la traiettoria di qualche altra palla sul nostro tavolo da bigliardo. E scoprire così che il brillante dr. Longinotti, verso la fine del 2010, viene nominato dal Comune di Coccaglio (di cui è sindaco il leghistissimo Franco Claretti, pure dirigente del Comune di Brescia) presidente di una commissione di concorso per l’assunzione di un impiegato amministrativo (categoria C1).

La graduatoria è datata 03/12/2010 e vede fortunata vincitrice dell’unico posto a concorso la signorina Zambelli Roberta, classe 1974. Un’omonimia? Neanche per idea: è proprio la sorella minore della nostra Zambelli; un giro del bigliardo, quattro sponde, le palle si toccano al punto giusto, e una va in buca.




E così, sempre carambolando, siccome il posto di dirigente di ruolo della Zambelli a Capriolo è di fatto vacante perché la stessa è portaborse del presidente della provincia, il nostro Longinotti con l’ennesima mobilità dal Comune di Desenzano torna al Comune di Capriolo, in paziente attesa…


Ma per completare il giro di carambola manca ancora una palla: è quella di Pedrali Davide, figlio di Pedrali Agostino, consigliere comunale leghista e assessore ai servizi sociali. Indovinate in che comune? Ma in quello di Coccaglio, neanche a dirlo.


Con un concorso del comune di Capriolo, anche la palla del figliolo dell’assessore trova la sua buca: la graduatoria pubblicata il 23/12/2010, a firma del dirigente del settore amministrativo Pierenrico Longinotti, Davide Pedrali si sistema con un impiego a tempo indeterminato presso il Settore tributi del comune franciacortino.




Così il cerchio si chiude: la Zambelli fa la commissione a Ospitaletto che promuove dirigente Longinotti; Longinotti fa la commissione a Coccaglio che nomina la sorella della Zambelli; e siccome Coccaglio non è l’ultima ruota del carro, Longinotti, appena tornato a Capriolo, si trova per le mani il concorso per l’assunzione di un impiegato che, guarda caso, è proprio il figlio dell’assessore di Coccaglio.




E oggi? Le palle sembrano tutte finite nella loro buca, o no? In realtà, per finire la partita di carambola mancano ancora due palle e due buche: la nostra dottoressa Zambelli e il nostro dottor Longinotti, appunto.


Entrambi, infatti, hanno ottenuto, rispettivamente dal comune di Capriolo la prima, e dal comune di Ospitaletto il secondo, l’autorizzazione preventiva e incondizionata alla mobilità.



Perché? Perché per la prima, portaborse del presidente della Provincia, a fine marzo 2011 si libera il posto di capo di gabinetto nella stessa amministrazione: il bando è pubblicato, il posto è destinato a essere ricoperto con il solo ricorso alla mobilità, e il termine di presentazione delle domande è al 10/03/2011. Quello di capo di gabinetto è l’incarico dirigenziale con l’emolumento più alto di tutta l’amministrazione provinciale, perché è il più delicato.

Tempo Moderno scommette che la dottoressa Zambelli si candiderà e, siccome la scelta è rimessa "all'insindacabile giudizio del presidente” (sic!), l’esito non sarà dissimile da quello di tutti i concorsi di cui si è fin qui narrata la storia. Così, vincendo un concorso per un posto di dirigente creato ad hoc in un comune che del dirigente non aveva bisogno, la Zambelli si aggiudicherebbe l’incarico dirigenziale più ambito – e pagato - di tutta l’amministrazione provinciale.



Il suo passaggio in mobilità nei ruoli della provincia libererà il posto di dirigente nel Comune di Capriolo, dove è già pronto, opportunamente rientrato da Desenzano, il dr. Longinotti, con il consenso alla mobilità sul concorso per dirigente di Ospitaletto.




Ed ecco, che anche le ultime due palle della carambola sono finite nella loro buca.



Chissà perché, ma questo risiko leghista suscita un certo senso di sconforto. E, forse, di rifiuto.




Brescia, 9 marzo 2011



TRATTO DA Tempo Moderno
EXIT, SU PRESSIONI LEGHISTE, CENSURA FACCO
134 Giovedì 10 Marzo 2011 14:27
L'AUTORE
di Leonardo Facco
Per certi versi, mi fa anche piacere sapere che il capogruppo alla Camera della Lega Nord non voglia confrontarsi pubblicamente col sottoscritto. Per altri, la vicenda che vi sto per raccontare dà la cifra di quale è il livello della censura nelle televisioni italiane.
Partiamo da lontano. Nell’agosto dell’anno scorso, una giornalista de “la7” mi contatta per intervistarmi, dato che aveva saputo che stavo scrivendo un libro su Bossi. Ci incontriamo e mi intervista per un paio d’ore. Motivo? Nella nuova edizione di Exit una puntata sarà dedicata alla Lega. Gennaio 2011. La stessa giornalista (persona capace e perbene) mi ricontatta – aveva letto il mio libro – e mi re intervista (altre due ore). Motivo? Lo stesso: Exit inizia a Marzo e una puntata sarà dedicata alla questione Lega.
Sabato 5 marzo. Mi telefona la redazione di Exit che mi vorrebbe in redazione, dato che han visto le mie interviste e han notato che so parecchie cose sui lumbard. Mi chiedono la disponibilità di andare a Roma in studio per la diretta. Do il mio assenso. Prima di chiudere la telefonata, la giornalista (un’altra) mi dà appuntamento al lunedì successivo per la questione volo ed hotel.
Lunedì 7 marzo. Da Exit non mi arriva alcuna telefonata. Eppure, vengo a sapere di una certa fibrillazione sulla puntata relativa al partito di Bossi. La segreteria di Reguzzoni telefona a spron battuto per ricordare che “o in studio c’è chi è gradito a loro o salta la presenza del genero di Speroni e il collegamento con la sede di Laveno Mombello, dove una schiera di prolet son pronti a dimostrare che la Lega è bella, brava, democratica e pensa al bene del popolo.
Martedì 8 marzo. La giornalista della redazione di Exit mi telefona verso le otto di sera: “Sa, ci sono problemi, c’è qualche pressione sulla trasmissione, bisogna cercare di fare una trasmissione equilibrata…”. La interrompo con una risata e le dico: “Guardi che conosco come funziona l’informazione in questo paese e noto che anche voi siete sensibili alle pressioni che vengono fatte dal regime leghista”. La mia interlocutrice cerca di minimizzare e cerca di confortarmi: “No, ma guardi che comunque andranno in onda dei servizi che sono forti e poi anche la sua intervista. Comunque, le lascio il mio cellulare e se durante la trasmissione volesse intervenire mi chiami”.
Mercoledì 9 marzo. Di primo pomeriggio, comincio ad avere comunicazioni che parte della mia intervista è sottoposta a tagli mirati. A ridosso della diretta, il colpo ferale: la mia intervista esce anche dalla scaletta del programma.
Alle 21, mi metto davanti al pc per seguire Exit. Nel parterre sono seduti: Marco Reguzzoni (signorsì per eccellenza e molto vicino alla moglie di Bossi, nella foto); Gad Lerner; Flavio Zanonato (già sindaco di Padova dei Ds); Alessandro Sallusti (direttore della Gazzetta di Arcore); Paolo Flores d’Arcais (giacobino in stato permanente). Alla conduzione Ilaria D’Amico (no comment).
Per quasi due ore si lascia dire a Reguzzoni più o meno quello che vuole. Fatto salvo un servizio su Renzo Bossi (ben fatto) e un “il federalismo municipale è ridicolo” di Zanonato, il resto è camomilla.
Alle 22.50 alzo il telefono e chiamo la redazione, dove mi risponde la persona che mi aveva contattato. Le dico: “Scusi, ma Reguzzoni ha licenza di dire le cazzate che vuole? Sinceramente siamo al ridicolo…”. Mi interrompe: “Ma no, ora andrà anche la sua intervista, la vedo qui ancora in scaletta, a me non risulta che verrà tagliata, aspetti e vedrà”!
Alle 24 il circo chiude. Saluti, grazie a tutti e alla prossima puntata. Della mia intervista nemmeno l’ombra. Oltre alla censura vera e propria, ciò che dà fastidio è anche il comportamento iporcrita della mia interlocutrice in redazione, la quale sicuramente avrà obbedite alle direttive della D’Amico. Mi chiamano, mi intervistano per due volte e io do loro disponibilità. Mi invitano in trasmissione, poi si rimangiano l’invito. Mi dicono che comunque il mio intervento sarà trasmesso e non è stato trasmesso. Mi propongono di intervenire in diretta, ma quando chiamo evitano che io lo faccia dicendo che a minuti sarebbe andata la mia intervista. E come per il sottoscritto, la stessa sorte è toccata a molti altri che si son resi disponibili ad essere intervistati dalla inviata di Exit.
La Lega Nord è regime, lo ho dimostrato col mio libro e vado in giro a denunciarlo ogni volta che mi invitano a presentarlo. Questi cialtroni e parassiti che urlavano “Roma ladrona” e chiedevano “l’abbattimento del regime della Stampa”, ora si fanno in quattro per riportare in vita l’O.V.R.A. e il Min.cul.pop. in salsa padana.
Prossimamente, ve ne racconterò un’altra. Vi spiegherò come funziona il silenziatore a “L’Eco di Bergamo”, il bugiardino che un tempo odiava la Lega e oggi manda il suo direttore a festeggiare i 25 anni del Carroccio. Una storia tutta padana.
TIRA UNA BRUTTA ARIA PER IL SIGNORSI' MATTEO SALVINI
133 Mercoledì 09 Marzo 2011 16:24
l'autore
MILANO – Un futuro vicesindaco già sicuro della poltrona che dalla sera alla mattina scopre di essere stato “depennato”, un viceministro che diventa candidato vicesindaco altrettanto velocemente e un presidente dei deputati che si appresta a diventare se non Ministro almeno sottosegretario. Sono questi gli elementi di una storia in salsa leghista che sembra seguire più gli schemi della tanto odiata politica, dalla Lega in primis, della “prima repubblica”.

In questa storia il depennato risponde al nome di Matteo Salvini, europarlamentare leghista e consigliere comunale a Milano da quand’era un ventenne. Fino a qualche ora fa futuro candidato vicesindaco di Milano. Sono bastate tre parole di Umberto Bossi. “Non penso proprio”, ha risposto a chi gli domandava appunto di Salvini, indicato anche dai leghisti come vice di Letizia Moratti in caso di riconferma. L’europarlamentare leghista, ignaro, rischia di finire vittima di un gioco che passa da Roma. “Deve essere uno istituzionale”, ha aggiunto Bossi, nel tratteggiare il futuribile vicesindaco. E se il giovane Renzo deve studiare, potrebbe andar bene Davide Boni, attuale presidente del Consiglio Regionale, che è di Mantova e però ha residenza a Milano da anni. Potrebbe, ma lui proprio nulla ne sa e si è già chiamato fuori. E allora chi? Il papabile sembra essere ora Roberto Castelli, già ministro della Giustizia e ora vice ministro alle Infrastrutture e mancato sindaco di Lecco. Sabato scorso, un po’ a sorpresa, l’hanno visto a Milano, all’inaugurazione di una nuova sede della Lega, sarà stato un caso.

Manca solo il nome del futuro Ministro o sottosegretario che sembra essere anche il motore, insieme a Bossi ovviamente, di tutto questo tourbillon di poltrone e incarichi. Un valzer che, ancora una volta, dimostra che Bossi sta cercando di mettere a frutto la sua nuova forza in seno al Governo dopo la fuoriuscita di Fini e dei suoi chiedendo nuovi incarichi, con relative poltrone. E quest’uomo risponderebbe al nome di Marco Reguzzoni che, quando Bossi ha schiantato la candidatura Salvini, sedeva al fianco del senatur. Reguzzoni, oggi capogruppo alla Camera, è uno dei pochissimi che stanno attorno al Capo. E non è forse casuale un’altra battuta di Bossi: “E’ un po’ di tempo che è spesso in sala dei ministri…”, parlando appunto di Reguzzoni. “Il rimpasto di governo si farà, i posti sono tanti e ci sarà spazio anche per noi”, si lascia sfuggire il leader del Carroccio. Reguzzoni, secondo l’agenzia Ansa, a questo punto “arrossisce”.

Il puzzle è così completo. Castelli candidato come vicesindaco di Milano deve lasciare il posto da viceministro, e al suo posto si potrebbe accomodare proprio Reguzzoni, a restare con il classico cerino in mano rimane il povero Salvini che, forse saggiamente, non commenta. A via Bellerio lo sanno, quel che decide l’Umberto non si discute.

9 marzo 2011 | 16:05

fonte: blitzquotidiano.it
LA LEGA E IL KEBAB
132 Mercoledì 09 Marzo 2011 08:27
L'AUTORE
di Leonardo Facco
Al di fuori dell'Italia, e ancor più al di fuori dell'Europa, la cucina italiana è considerata etnica. A New York la prima pizzeria ad aver ricevuto una licenza americana, che continua a sfornare pizza come 100 anni fa, è “Lombardi’s”. Sam ha aperto nel 1930 e il forno a carbone trasformato in forno a gas cuoce una delle pizze migliori che abbiate mai assaggiato. Ray’s è una delle 64 pizzerie che portano lo stesso nome ma tra tutte questa potrebbe essere davvero la prima. In ogni caso qui si mangia la classica pizza a tranci. Nella sola Grande Mela le pizzerie sono migliaia e migliaia i ristoranti italiani. Oltre a quelle consolidate, ogni anno ne vengono aperte a centinaia. Altre chiudono perché non sanno stare sul mercato.
Mio cugino, due mesi fa, ha aperto un ristorante pizzeria nella cittadina di Candelaria, a Tenerife, dove l’autonomismo è spinto e funziona, un Bossi non è mai apparso da quelle parti. Nel mondo, più o meno, è la stessa cosa e se in tutto il globo terracqueo esistesse un Andrea Gibelli (nella foto con Renzo Bossi), leghista d’importazione argentina, probabilmente dovrebbero chiudere tutti. O comunque, verrebbero vietate le nuove aperture.
Per quale motivo?
Per il fatto che dalla mente illuminata di uno dei vari signorsì bossiani in carriera, che fa l’assessore in Regione Lombardia, il cremasco Gibelli appunto, arriva il piano regolatore dei kebab.
Riporta il Giornale, gazzettino di casa Berlusconi: “Non ci saranno più i quartieri colonizzati dai negozi etnici. Per mettere un freno al proliferare di rosticcerie, phone center e centri massaggi, la Lega Nord ha elaborato il progetto di legge «Harlem», per evitare che questi esercizi commerciali si concentrino in un’unica zona dei centri storici lombardi. Il provvedimento, che vede tra i suoi promotori Andrea Gibelli (Lega Nord), vice presidente della Regione e assessore all’Industria e Artigianato, sarà depositato oggi in Consiglio regionale. Il modello a cui si ispira il provvedimento è quello del quartiere Harlem di New York. «Non si impedisce a nessuno di aprire delle attività - ha chiarito il vice governatore lombardo - ma l’eccesso di alcuni negozi, tutti nel medesimo posto, è una sorta di auto ghettizzazione. Il provvedimento dunque vuole evitare storture di questo tipo nelle nostre città»”.
Ancora: "L’idea di dare ai sindaci uno strumento per regolarizzare le specificità delle diverse aree piace anche al presidente lombardo Formigoni. «È una proposta intelligente e interessante che non deve riguardare solo i kebab». Dunque, «in alcuni pregevolissimi centri storici - precisa Formigoni- che hanno particolare valore artistico e culturale, si può decidere di privilegiare un tipo di insediamenti commerciali piuttosto che altri». In sostanza, nei comuni lombardi si farà ciò che Milano ha già fatto attraverso le ordinanze del sindaco Moratti. E cioè si metterà ordine sulla distribuzione di kebab e centri massaggi".
Probabilmente, Gibelli ha pensato ad Harlem per via della nomea delinquenziale che ha accompagnato il quartiere newyorkese per anni. Ma è ignorante, dato che non sa che ad Harlem “i nomi dei ristoranti — Taco Taco, Snack, Turkish Kitchen, Adrienne's Pizzabar, Great N.Y. Noodletown, tra i tantissimi — non tradiscono neppure un pizzico di gallico charme. E dai menu a base di piatti etnici quali zuppa di maiale cinese, hamburger di montone, burritos e moussaka si deduce che gli avventori non sono il jet-set da 200 euro a coperto ma studenti, artisti e squattrinati di vario tipo”. Il virgolettato è preso dal Corriere della Sera. Bloomberg, sindaco di New York, fortunatamente non pensa di introdurre il Piano regolatore “Via Bellerio”. Il cialtronismo leghista è quasi sconosciuto da quelle parti.
GHEDDAFI: BOSSI MI CHIESE AIUTO PER LA SECESSIONE
131 Martedì 08 Marzo 2011 16:40
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NEL LIBRO "UMBERTO MAGNO" RACCONTO, IN PRIMA ASSOLUTA, QUESTO FATTO.

8 marzo 2011 Durante un’intervista il dittatore libico fa un’inquietante rivelazione. Assai poco credibile

La secessione in Italia al centro delle ultime dichiarazioni del Colonnello libico. In un’intervista a una televisione francese – riportata in Italia dal quotidiano online Affaritaliani.it – Muhammar Gheddafi ha rivelato infatti “di non essere intervenuto in Italia per favorire la secessione, come voleva Bossi, perché era illegale”. Mentre Francia e Italia ingeriscono negli affari interni della Libia, sostiene il Raìs, la Libia non ha fatto altrettanto. “Noi non siamo intervenuti in Italia del nord a favore di uno stato della Padania, come voleva Bossi – spiega Gheddafi – perché questo sarebbe stato illegale. Come se noi ci occupassimo nelle questioni della Corsica, della Sardegna, o di altre regioni d’Europa. Le persone armate a Bengasi sono legate ad al-Qaida, non hanno rivendicazioni politiche e nemmeno economiche”. Una rivelazione “fantasiosa” e alquanto poco credibile (ve lo immaginate Bossi a chiedere al beduino di dargli una mano? E perché poi a lui e non all’Austria?), che si aggiunge a tutte le frescacce dette dal colonnello sugli italiani che aiutavano i ribelli in questi giorni.

DA: GIORNALETTISMO.COM
Quanto piace alla Lega la cultura coi soldi pubblici
130 Sabato 05 Marzo 2011 16:45
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Chi l’ha detto che ai celoduristi l’istruzione e dintorni non interessa? Un tempo rifiutavano indignati i cda, oggi sono comodamente sistemati in Rai e hanno anche il conduttore di riferimento, Gianluigi Paragone. Senza dimenticare i nove milioni di euro stanziati per la cinecittà padana, lo statuto speciale - e quindi i sghei - che Radio Padania divide con Radio Maria, la Scuola Bosina fondata dalla maestra Manuela Marrone, moglie dell’Umberto, che la commissione del Bilancio del Senato rimpingua ogni anno.
I cavalieri della compagnia della morte, Alberto da Giussano con lo spadone pronto a combattere per essere «padroni a casa nostra», le miss in bikini verde da incoronare sulle note del “Va’ pensiero”. E poi i raduni sul sacro prato di Pontida, «il sogno nel cuore/bruciare il tricolore», e ancora il rito dell’ampolla con le sacre acque di Eridanio, la carta d’identità da esibire al campionato della nazionale nostrana. Il popolo in camicia verde ha i suoi miti e il Carroccio ormai da vent’anni ha ben compreso quanto siano importanti per costruire e infondere lo spirito di patria padana. E infatti i celoduristi quando si parla di cultura non badano a spese, a differenza dell’Italia che non se ne cura, investendo solo lo 0,30 del Pil. Se poi, per consacrare la celtica discendenza, si usano i soldi di Roma Ladrona poco importa. Il bilancio della Lega parla chiaro: nel 2008, il primo anno di questa legislatura, con tre ministri al governo, hanno speso oltre 2 milioni di euro in manifestazioni e feste, oltre 500mila in più dell’anno precedente.
Dal pratone di Pontida alla squadra di calcio per giocare il campionato delle nazioni non riconosciute, dal “mai molà, tegn dur” di Ponte di Legno alla miss baciata dal Senatur, oramai la Lega si muove meglio di un’agenzia di organizzazione eventi.
Il popolo padano deve festeggiare, con o senza federalismo purché non si tratti di 150 anni di Unità, si intende. La giunta provinciale di Bergamo, che i Mille proprio non li vuole ricordare, ha così pensato di erogare 90mila euro. Tra i destinatari c’è anche la “spedizione” dei Giovani Padani della Val Seriana, che riceve un contributo per organizzare la Orobic Bier Fest. Poco importa se la birra l’hanno inventata gli egiziani e che qualcuno a Roma faccia gli spot per non incentivare l’uso di alcool tra i giovani. Se festa deve essere, che festa sia devono aver pensato anche in Veneto: nel comune di Paese nel trevigiano, dove ha casa l’ex presidente di Buonitalia Walter Brunello, amico per la pelle del governatore e ex ministro Luca Zaia, per organizzare “Paese tra fiori e Sapori” e “Sapori d'Autunno” l’amministrazione ha elargito ben 100 mila euro. Con rivista esplicativa, che incensa in ogni pagina con foto da urlo il presidente Zaia, il sindaco di Verona Tosi e naturalmente, deve essere questo che chiamano radicamento territoriale, il sindaco leghista di Paese Pietrobon. A Cantù, in provincia di Como, dove il bilancio è a zero, invece, i leghisti loro malgrado hanno dovuto stringere la cinghia. Solo 9mila euro per realizzare una festa celtica, a cui hanno partecipato 30 persone: una folla.
Il cinema è in grado di far sognare, di costruire icone e allora anche la Padania deve avere la sua Hollywood, anche perché Castelli era stanco di «attori che parlano con accento romano» e Bossi di «dare i soldi alla Cinecittà di Roma che fa film che ci insultano. Ora li faremo noi sulla nostra storia». Ed ecco pronta la cinecittà padana per narrare le grandi gesta del popolo del Nord: 9 milioni di euro, di cui 7,8 finanziati dalla Regione Lombardia. Parte il primo kolossal della saga padana, “Barbarossa”, con la consacrazione dell’icona leghista, l’Alberto da Giussano che sconfigge l’imperatore centralista e riconquista la libertà. «L’Alberto da Giussano, che oggi sono io», si commuove Bossi. 20 milioni di euro pubblici arrivano grazie all’“inutile” canone Rai. E 900 rumeni vestiti da eroici lumbard – già, perché, nonostante la Cinecittà padana, le riprese sono state girate in Romania – e il film cult della Lega è pronto. Alla prima sul red, anzi, sul green carpet c’è mezzo governo, con Berlusconi e Tremonti, più il presidente della Mediaset Confalonieri e il vicedirettore Rai, il leghista Antonio Marano. Nelle sale molto meno arrembaggio. E la rappresentazione del mito, nonostante la presenza nel film della guest star Senatur, non raggiunge nemmeno un milione di incassi.
Berlusconi deve aver spiegato poi a Bossi che nessuno può essere leader se non ha nemmeno una televisione e così ecco apparire Telepadania. In questi giorni va in onda la video risposta delle ragazze padane: “dal bunga bunga al pota-pota” e sulle note del waka-waka di minzoliniana memoria, orgogliose cantano: “niente villa e piscina, né festini a Cortina, solo Ponte di Legno e anche Pontida. Sciamo a l’Aprica”. Poco tempo fa i parlamentari del Carroccio si sono anche prestati a fare una telepromozione in dialetto per invitare i padani a non pagare il canone Rai. La Rai, la tv di Stato sprecona, non è mai piaciuta ai leghisti, basti pensare che nel lontano 1993 Maroni orgoglioso affermava: «Abbiamo rifiutato di entrare in Rai. Abbiamo detto no perché questo è il metodo della partitocrazia. Sono rimasti stupiti del nostro rifiuto, ma noi siamo diversi». Oggi hanno messo un loro uomo nel Cda e si fanno intervistare da Paragone in divisa verde, ma il canone è sempre meglio non pagarlo.
Ma è la radio il vero fiore all’occhiello della cultura leghista. Solo loro e la Chiesa infatti possiedono una radio comunitaria nazionale. Radio Padania, dalle cui frequenze non si sprecano gli insulti ai meridionali, l’unica radio sul territorio nazionale capace di esultare il 14 giugno 2010 per un gol subito dalla Nazionale ai Mondiali di calcio, riceve ogni anno un milione di euro da dividere con Radio Maria, perché portatrice dei valori di una comunità. E solo con Radio Maria l’emittente padana può spartirsi le nuove frequenze per completare la copertura. Se in 90 giorni nessuno obietta, la frequenza diventa di diritto padana, salvo poi rivendersela e intascare altri soldi. Una vera colonizzazione, per la gioia dei radioascoltatori terrùn.
Cultura è anche attenzione al sociale e le associazioni padane sanno quanto sia importante dare un contributo alla comunità. E proprio per la loro utilità sociale, ricevono il 5 per mille, associazioni come la Guardia Nazionale Padana, quella che, complice anche una depenalizzazione di reato, un tempo aveva l’utile compito di trasformare i militanti in militari, addestrandoli a difendersi dagli stranieri.
Ma non è sottovalutata la pedagogia. Già nel ’98 per dettare la linea politica scelse la prefazione di “Eridano alle prese con la scuola italica”, un fumetto il cui protagonista, un giovane padano, era vittima dei suoi professori, tutti meridionali. «È nella scuola che ci sono le radici della libertà oppure dell'asservimento» scriveva. E in soccorso è arrivata la moglie, Manuela Marrone, “maestra di scuola elementare di lunga esperienza”, che proprio in quell’anno fonda la Scuola Bosina, un istituto per educare e istruire i giovani padani, anche grazie a un'ora di dialetto a settimana. Purtroppo il bilancio va in rosso, con una perdita nel 2008 di quasi 500mila euro, ma la commissione Bilancio del Senato, comprendendo l'alta finalità educativa, non ha esitato a intervenire assegnando 300mila euro per il 2009 e 500mila per il 2010.
A Brescia, terra di Carrocciopoli, è invece la musica la prima priorità. Il presidente della Provincia Daniele Molgora, che è anche deputato e sottosegretario all’Economia, si batte per la “promozione della musica” a suon di consulenze ben retribuite. Molgora ha deciso di affidare la “programmazione musicale” al maestro Rojatti, ex direttore della defunta Orchestra Padana, con un incarico triennale da 60mila euro e di dar vita alla Fondazione Mythos, “per la diffusione della cultura orchestrale”, accantonando per un triennio la modica cifra di 650mila euro. Ma la “promozione culturale” merita un supporto più ingente e così la diligente dirigente provinciale del settore cultura, Sabrina Medaglia, spende oltre 20mila euro per sei concerti natalizi, altri 15mila per “l’organizzazione logistica per la realizzazione dell’attività concertistica.” E siccome non bastano ne aggiunge altri 3mila, e poi altri 6mila, giusto per non farsi mancare anche un po’ di cd e una pubblicazione redazionale sulla nota rivista di musica classica “Qui Brescia”.
In confronto ci fa la figura del tirchio l’ormai mitico Oscar Lancini, sindaco di Adro. Aveva speso “solo” 300mila euro per intitolare la scuola comunale all'ideologo “Gianfranco Miglio” e riempirla con 700 simboli del Carroccio, tra zerbini e cestini con il Sole delle Alpi. Ora dovrà sborsarne a spese dei contribuenti altri 30mila per rimuoverli, Bossi permettendo. È la rivoluzione federalista: con le tasche degli altri.

Silvia Cerami -5 MARZO 2011 TRATTO DA L’INKIESTA.IT
TUTTA LA VERITA', VI PREGO, SULLA LEGA
129 Venerdì 04 Marzo 2011 16:30
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«Umberto, hai la patta dei pantaloni aperta!”». E lui? «Mi ha risposto: “Vaffanculo!”, ed è uscito dalla stanza. Dopo tre secondi è rientrato, e ha detto: “È aperta perché è sempre pronto”». Rosanna Sapori snocciola aneddoti sui suoi giorni verdi parlando da dietro il bancone di una tabaccheria a Zanica, provincia di Bergamo. Poco più che 50enne, ex giornalista di Radio Padania, ha tagliato i ponti con la Lega Nord nel 2004 quando, dopo vari contratti co.co.co, è stata “accompagnata alla porta”. Rompeva le scatole riguardo ai conti del Carroccio, ed era troppo in confidenza con Umberto Bossi. «Alla nomenclatura non andava bene il rapporto che avevo con lui», racconta. Eravate amici? «Lo conoscevo molto bene, ma non così tanto da diventare parlamentare. Capito mi hai?» Messaggio recepito, eccome.

Eppure, si intuisce, Bossi – “il Capo”, come lo chiamano da sempre i militanti padani della prima ora – le manca. Il Bossi che si affacciava negli studi di Radio Padania urlando: «Chi è Moretti?» (risposte dei presenti: «Un parlamentare della Lega?», «Quello della birra?»; risposta di Rosanna: «Il capo delle Brigate Rosse». Conclusione di Bossi: «Esatto! Tu lo sai perché sei una comunista di merda!»). Ricordan-dolo nel suo abbigliamento classico, Rosanna quasi si commuove: «Pantaloni grigio topo, scarpe stringate marroni, uno spolverino verde della Padania, canottiera bianca e in mano due sacchetti di plastica con dentro i sigari. Una volta gli ho detto: “Ma come sei ridotto?”. E lui: “Non ho dormito tutta la notte, non mi rompere i coglioni”».

Ma, al di là del folclore, i coperchi sollevati da Rosanna sono piuttosto interessanti. Interessanti al punto da chiedersi com’è che nessuno abbia mai fatto un grinza tutte le volte che lei ha parlato (l’ultima in ordine di tempo: lo scorso agosto al Riformista). Ad esempio: riguardo ad antiche relazioni economiche tra Silvio Berlusconi e la Lega. Alle voci secondo cui nel 2000 i due avrebbero (condizionale d’obbligo) stipulato un accordo per cui il primo avrebbe ripianato i debiti del secondo, congelando querele e rinnovando fideussioni, in cambio di cieca fedeltà. «Non ho prove», ammette Rosanna, «la mia è una supposizione. Ma se ripercorriamo la storia di quegli anni, quel che vediamo è una Lega sull'orlo della bancarotta: le rotative del giornale sotto sequestro, la disastrosa impresa della banca Credi-EuroNord...». E quindi? Quindi un patto che ha del mefistofelico: la cessione del simbolo. L'Alberto da Giussano e relativo brand leghista (s)venduti al Cavaliere in cambio di una pietra sopra le denunce nei confronti de La Padania per i titoli contro il Berluskaiser mafioso e piduista, e di sostanziosi aiuti alle casse del Carroccio fatte a pezzi da debiti.



Di un ipotetico contratto tra Berlusconi e Bossi i giornali in realtà già scrissero nel 2007, nel bel mezzo dello scandalo Telecom, parlando di una somma intorno ai 70 miliardi delle vecchie lire: «Che siano uno, 20, 70 o 100 non ha importanza», dice Rosanna. «Erano i soldi necessari per evitare il fallimento della Lega». Ma il lato più interessante (e inedito) è ovviamente quello che riguarda il simbolo. Da un’indagine di RS presso l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi risulta che, a nome di Umberto Bossi o di gente del suo entourage, non è registrato alcun logo raffigurante Alberto Da Giussano. L'unico marchio “Lega Nord/Lega Lombarda” depositato appartiene a una ditta di Sesto San Giovanni che produce medaglie e distintivi: da noi sentito, il proprietario spiega di aver registrato il simbolo con spadone e dicitura Lega Lombarda/Lega Nord nel 1992, dunque nel periodo di espansione del movimento padano, e di aver fornito al partito 5.000 medagliette per un evento a Monza nei primi ’90. Il Sole delle Alpi, invece, risulta sì di proprietà della società cooperativa Editoriale Nord, così come altri marchi leghisti (ad esempio, Mister Padania), ma il simbolo del partito no...

Stando al racconto della Sapori, (ripreso anche da Leonardo Facco nel libro Umberto Magno. La vera storia dell'imperatore della Padania, Aliberti 2010), Silvio Berlusconi durante una cena a Milano in compagnia di alcuni onorevoli avrebbe detto: “Non preoccupatevi di Bossi, lui non tradirà più. Lo spadone è mio”. Correva l'anno 2000 e insieme al Cavaliere – sempre secondo la Sapori – ci sarebbero stati Gianfranco Fini e l’onorevole (attualmente Alleanza per l’Italia) Bruno Tabacci. Quest'ultimo, presunto testimone della dichiarazione di Berlusconi, smentisce però a RS l’episodio, aggiungendo di non essere mai stato a cena con l'attuale premier.
Di certo, riprende Rossana, una siffatta configurazione spiegherebbe perfettamente perché: «...in tutti questi anni la dirigenza leghista abbia digerito certe cose». In effetti... «Sono convinta», conclude, «che dal 2001 quello della Lega sia un partito tenuto in mano da una persona». E questa persona non sarebbe Bossi, «tuttora amatissimo dalla base» e tuttora ricordato, quantomeno con affetto, da Rosanna. Dopo il famoso ictus della notte tra il 10 e l'11 marzo del 2004, «venuto a mancare lui, tutti quelli che gli giravano intorno sono stati fatti fuori». Sapori compresa, che ha smesso di fare la giornalista e ha aperto, appunto, una tabaccheria. Ci accomiatiamo con una sua ultima tagliente battuta: «Continuo comunque a vendere fumo, no?».

Quel che si intuisce quasi subito, bazzicando l’universo della Lega, è che al di là del suo peso politico nelle ultime legislature (non indifferente, soprattutto in quella in corso), al di là della manifesta capacità del partito di muoversi sul territorio e parlare alla famosa “base”, il mito delle origini padano (e bossiano) ha dei passaggi poco chiari. Leonardo Facco, autore del già citato pamphlet Umberto Magno, ex militante leghista e giornalista a La Padania dal 1997 al 2003, ha le idee molto chiare al riguardo, idee che spesso esprime in maniera assai colorita. «Ero a Pontida nel 1990», racconta. «Ero tra quelli che dicevano: “Per fortuna abbiamo il Bossi”. Credevo avrebbe scardinato il sistema, invece non ha fatto che incrementarlo». Una delusione... «Sì, ma lui è così. Era così anche da giovanissimo: diceva di essere laureato, usciva di casa in giacca e cravatta sostenendo di andare a lavorare in ospedale quando invece si arrabattava in mille lavoretti casuali». Ma fin qui sarebbe ancora roba leggera. Sulla famosa questione del federalismo, invece, Facco suggerisce di fare mente locale alla storia recente del nostro continente. «Durante la guerra in Serbia, è risaputo che Bossi si è schierato al fianco di Milosevic, contro l'indipendenza del Kosovo».

E ancora. Franco Rocchetta: classe 1947, già padre della Liga Veneta. Con Bossi, uno dei fondatori della Lega Nord. Lo sento al telefono. Lui mi richiama da un call center (per paura di intercettazioni...). Gli chiedo di ricordare la riunione da cui è nato tutto: quella da lui organizzata all'hotel Due Torri di Verona il 7 aprile 1979, e in cui confluirono tutti i movimenti autonomisti, etnici e federalisti. «C'erano sardi, siciliani, albanesi...». E ovviamente c'era anche Bruno Salvadori, leader dell'Union Valdotaine che – proprio nel '79 – fulminò Bossi sulla via per Pontida. «Io allora ero al corrente di gruppi in Veneto, Liguria, Emilia Romagna... ma dalla Lombardia non mi risultava nulla. Salvadori non mi ha mai parlato di Bossi, allora. Io stesso l’ho incontrato per la prima volta solo nell'81». Secondo punto: al famoso meeting di Verona venne respinta la partecipazione della Lista per Trieste, «perché erano iper-nazionalisti, cripto-fascisti, anti-sloveni». La stessa Lista per Trieste che nel 1983 presentò a Varese proprio Bossi, ora paladino del Federalismo, «candidato per un partito anti-federalista».

Nel 1989 Rocchetta fonda con Bossi la Lega Nord. Ne viene quindi espulso, nel 1994, “per aver cercato di creare una scorciatoia verso un partito unico di berlusconiana origine” (pensa te). Questioni di leadership, in realtà, e di conflitti tra lombardi e veneti. A questi ultimi non è mai andata giù la centralità di via Bellerio (sede milanese del partito). «Ma soprattutto», conclude Rocchetta, «i 12 punti del programma politico della Lega non li ha inventati Bossi, sono copiati dai nostri». Nostri della Liga Veneta... (Continua sul prossimo numero)
MICHELE BISCEGLIA
Tratto da Rollingstonemagazine.it
IL PARLAMENTARE CON PLURI-INCARICHI MOLGORA E IL BRESCIA CALCIO
128 Mercoledì 02 Marzo 2011 20:44
L'AUTORE
Brescia, 2 marzo 2011 - Una interpellanza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per chiedere "cosa intenda fare la Figc per evitare che in questa ultima parte del campionato si verifichino errori arbitrali sempre più determinanti". E' quanto presentato oggi pomeriggio in parlamento dall'onorevole Daniele Molgora, presidente della Provincia di Brescia e sottoscritto anche dal collega bresciano del Carroccio Davide Caparini, dal sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia (Pdl) e Raffaele Volpi (Lega Nord). Una decisione che era nell'aria dopo le dichiarazioni di Molgora che aveva rivelato le sue intenzioni di fare una mossa ufficiale di questo tipo già in seguito al rigore assegnato all'Inter contro il Brescia.
Domenica con il Lecce la goccia che ha fatto traboccare il vaso (il gol regolare annullato a Caracciolo). L'interrogazione parlamentare chiede inoltre se non siano ritenuti troppi e determinanti gli errori ai danni del Brescia Calcio, se non si intendano richiamare a una maggiore attenzione i vertici della Figc e se in prospettiva si opererà perché la verifica del gol segnato possa essere effettuata come avviene in campo internazionale per
Lega nord, dal Friuli proposta choc: CAMPI DI LAVORO PER I LIBICI
127 Mercoledì 02 Marzo 2011 15:55
Zenzero
Politica & Palazzo | di Emiliano Liuzzi
2 marzo 2011

Il capogruppo in Regione del Carroccio: "Noi non li vogliamo, vadano a lavorare in Aspromonte". Poi attacca anche il "suo" governo: "Meno bunga bunga e leggi più serie".
Campi di lavoro in Aspromonte per gli immigrati in figa dalla Libia. L’originale idea, si fa per dire, porta la firma del capogruppo della Lega Nord nel consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. “Noi”, ha continuato questo signore che di nome fa Danilo Narduzzi e porta il fazzoletto verde nel taschino e la tessera della Lega nord nel portafogli, “non li vogliamo”.

La notizia la riporta oggi il Messaggero Veneto. Accolta da qualcuno come una provocazione, per non dire peggio, ma applaudita da altri, soprattutto i suoi colleghi.

«La Prefettura di Pordenone – ha annunciato Narduzzi – sta cercando spazi per ospitare immigrati libici sul territorio in strutture private». La Lega, però, non ammette che gli immigrati arrivino al Nord. «Si costruiscano dei campi lavoro in Aspromonte – ha continuato il leghista, nel corso del question time nell’aula dell’assemblea regionale -, facciamoli lavorare, perché la Lega non ci sta, da noi i libici non devono arrivare». Narduzzi ha poi ricordato le tensioni e gli scontri che si sono verificati negli ultimi giorni al Cie di Gradisca d’Isonzo: «Chi paga questi danni? Perché solo in Italia avvengono queste cose? L’Europa non c’è, non esiste e si vede tutta l’impotenza del governo. Meno bunga bunga – ha concluso Narduzzi – e più leggi serie». Verrebbe da chiedersi, su questa ultima affermazione, se Narduzzi è a conoscenza del fatto che al governo c’è il partito che lui rappresenta sul territorio. E che se questo governo è sopravvissuto al bunga bunga è merito soprattutto del suo diretto superiore Umberto Bossi.

Quello che più o meno gli hanno risposto le opposizioni. “Se non riesce a contattare il ministro leghista Maroni, sono pronta a suggerire a Narduzzi il numero di telefono del Viminale”, ha affermato l’europarlamentare del Pd, Debora Serracchiani, replicando al capogruppo della Lega. “Pensavamo di esserci abituati alle bizzarrie della Lega regionale – ha osservato Serracchiani –, ma se Narduzzi riesce a mettere sotto accusa il governo nazionale e il ministro degli Interni sappia che stavolta, almeno su questo, siamo d’accordo con lui”. Riguardo all’affermazione di istituire campi di lavoro in Aspromonte per i libici, invece, è nel solco del “suo tradizionale buon gusto”.

FONTE MESSAGGEROVENETO
Scrive un libro sul Bunga bunga, l’assessore leghista licenzia il portavoce
126 Mercoledì 02 Marzo 2011 11:04
L'AUTORE
“La Lega è succube del Pdl, più realista del re. Un poltronificio che trema per un libro sul bunga bunga. Siamo alla censura fascista”. Marco Marsili, giornalista e direttore del quotidiano online “La Voce d’Italia”, è stato licenziato dall’assessorato allo Sport e Giovani della Regione Lombardia di Monica Rizzi, per avere dato alle stampe “Onorevole Bunga Bunga – Berlusconi, Ruby e le notti a luci rose di Arcore” (Bepress).

La tesi del libro? Nulla che già non sapessimo: la ricostruzione in 480 pagine del legame tra sesso e potere, dalla figlia segreta di Mitterand alla condanna per stupro di Moshe Katsav, corredato dalle intercettazioni del Ruby gate che dipingono, come leggiamo sulla pagina Facebook, “il ritratto di un Berlusconi grottesco, solo, circondato da ruffiani ed escort, gente pronta a tutto pur di sfruttare la sua solitudine”. Marsili pubblica il libro all’inizio di febbraio e il 25 dello stesso mese viene licenziato dopo soli 10 giorni nel ruolo di portavoce. Nessuna motivazione e nessuno, l’assessore Rizzi incluso, che gli spiegasse le ragioni della revoca immediata del contratto. “E’ una forma di ritorsione, di censura a posteriori”, spiega Marsili. “Intervistato da Il Giorno, il capo della segreteria della Rizzi Alessandro Pedrini [figlio di Renato Pedrini, dirigente della Asl in Valcamonica in quota Lega, ndr] ha ammesso che con la pubblicazione del libro sarebbe venuto meno il ‘rapporto di fiducia’ con l’entourage. Pedrini ha detto che se avessi scritto un libro su Bossi avrebbero fatto lo stesso, ma non è vero. Di fatto, questo licenziamento lampo non è dovuto ad alcuna ragione professionale. Hanno violato l’articolo 21 e i miei diritti di lavoratore”.

Il rapporto tra l’autore e Monica Rizzi è iniziato a maggio dell’anno scorso quando “ha iniziato a parlare del federalismo con le mie parole con tutti i discorsi che le ho scritto”, puntualizza Marsili. “I leghisti vogliono difendere i diritti dei popoli padani e sono sudditi del Pdl e di Roma ladrona. ‘Guarda che bravi che siamo, Silvio’, vorrebbero dirgli, e allora colpiscono uno per educarne cento”. Ma l’entourage della Lega, come lo stesso Renzo Bossi che Marsili sentiva decine di volte al giorno “via mail o sms”, non ha letto nulla del libro. Un caso, insomma, di censura al buio. “La telefonata per stralciare il mio contratto è partita da Davide Caparini, deputato del Carroccio e padrino politico della Rizzi, che ha ordinato a Pedrini di procedere. L’assessore ha semplicemente avallato, ma non è stata lei a decidere. Io non l’ho più sentita e anche Renzo Bossi è sparito”. E ora per Marsili è arrivato il momento di sparare anche altre cartucce: “Devono ancora pagarmi da giugno scorso per il sito di Miss Padania a cui ho lavorato. Ma io non ho il problema diei mestieranti della politica, svolgo altre attività. Le mie due lauree sono vere, non come quella della Rizzi”. Infatti l’assessore allo Sport è al centro delle indagini della Procura di Brescia per la laurea in psicologia che compare sul curriculum ma non è, pare, provata dalle carte. “La Lega fa scuola nel campo dei titoli mai presi. Umberto Bossi ha fatto un paio di feste di laurea in Medicina senza averla mai conseguita e il figlio Renzo dice di essere iscritto all’università ma non dice quale”. In campagna elettorale alle scorse regionali, inoltre, la candidatura di Bossi jr. a Brescia al posto della Rizzi aveva destato molti malumori. “Renzo è stato imposto dall’alto e allora tutti a pancia a terra a lavorare per lui. Doveva essere il candidato con più voti in assoluto, altrimenti che figura ci faceva suo padre? Il malumore era tanto che i bresciani militanti cominciarono a cancellare i graffiti di ‘Padania libera’ per la città. Chi lavorava per il partito sul territorio è rimasto disgustato dal suo sorpasso in lista”. E il collegio di Brescia era l’unico dove poteva presentarsi visto che, prosegue Marsili, “Bergamo è di Calderoli, anche se non è un ortodosso bossiano visto che, dopo l’ictus del Senatùr, aspirava alla successione. E Varese non si tocca, lì Maroni è troppo potente”.

E ora che ha perso il suo contratto con la Regione Lombardia cosa farà Marsili? “Da lunedì riprenderò le lezioni all’Università dell’Insubria, dove insegno giornalismo”, conclude. “Come tutti gli anni farò vedere ai miei studenti ‘Quarto potere’, affinché capiscano i legami tra informazione e politica. Non voglio contribuire ad alimentare la cultura dello slogan che si limita a gridare ‘Padania libera, viva Bossi’. A proposito: la Lega ha mai spiegato che differenza c’è tra il federalismo fiscale e quello municipale?”.
TRATTO DA FATTOQUOTIDIANO.IT
VENETO ESPULSIONI VIA SMS
125 Mercoledì 02 Marzo 2011 08:52
L'AUTORE
DI EMILIANO LIUZZI (ILFATTOQUOTIDIANO.IT)
Vita dura per i rottamatori leghisti
Espulsi dal partito via sms

Il giovane Lovat si oppone a una speculazione edilizia a Vicenza e viene cacciato dal Carroccio. Ma lui accusa: "In Veneto la situazione è sfuggita di mano anche a Bossi. Ci sono interessi lobbistici e massoni"
Davide Lovat, leghista "rottamato" via sms

Vietato parlare di argomenti come la questione morale. Tantomeno pronunciare la parola rottamazione. Pena l’espulsione. Non appellabile. Chiedere al vicentino Davide Lovat, quarant’anni, militante della Lega da nove anni, una laurea in scienze politiche e un’altra in teologia, considerato il capo della corrente dei rottamatori in salsa padana, quelli che vorrebbero o, meglio, avrebbero voluto, rinnovare la classe dirigente leghista. In quattro e quattrotto è stato cacciato dal partito e la comunicazione l’ha avuta via Sms. Tanti saluti, arrivederci. Firmato Giampaolo Gobbo, segretario nazionale della Liga Veneta. Controfirmato Alberto Filippi, senatore veneto del Carroccio che, come riferito dal Fattoquotidiano.it a gennaio, proprietario insieme alla sua famiglia di un terreno acquistato come agricolo e oggi diventato edificabile, uno spazio di 80.000 metri quadri sul quale dovrebbe sorgere uno dei centri commerciali (l’ennesimo) più grandi della provincia con annesso un affare milionario per il senatore e la sua famiglia. Un affare sul quale Lovat si era permesso più volte di sottolineare e richiamare i dirigenti del partito alla questione morale. Ma la sua colpa principale è stata soprattutto quella di aver chiesto ai colonnelli, lui che nella Lega era considerato integralista, di tornare ai vecchi valori, di pensare meno alle banche e più alla “nostra gente”, qualle delle valli.

Certo, i problemi li ha sbattuti sul tavolo senza prudenza. A fine anno ha scritto un libro nel quale ha spiegato che, da leghista, non ha mai amato una parte dell’establishment del Carroccio. “Prima c’erano i presunti guerriglieri che spacciavano le valli bergamasche per la Sierra Maestra e ora pensano a scalare banche. Prima, c’erano sedicenti Spartacus pronti a guidare la rivolta degli schiavi contro Roma, e ora sono finiti a banchettare nelle lussuose taverne di Trastevere”. E questa gliela fecero passare, ma giusto perché il ragazzo si è sempre portato dietro una larga parte della base. Poi, dopo l’articolo del Fatto, ha fatto riferimento più volte alle proprietà del senatore Filippi chiedendogli pubblicamente delle spiegazioni. Un limite giudicato invalicabile. Così due giorni fa, al termine di una riunione tra i mammasantissima della Lega in Veneto, il giovane Lovat è stato espulso. “Questo non è in linea con noi”, hanno detto Stefano Stefani e Manuela Dal Lago ai colleghi, “non ci resta che rimandarlo da dove è venuto: a casa sua”.

Lovat non l’ha preso presa per niente bene. Raggiunto al telefono dal Fatto si scusa per non aver risposto tempestivamente, ma “al contrario di altri io sono uno che lavora, non mangio con la politica”. “Io sono un intellettuale, un leghista atipico”, spiega. “Ma una cosa la voglio dire: alcuni leghisti di potere in Veneto prendono vie lobbistiche e, soprattutto, massoniche. E lo stanno mettendo nel sedere a Bossi“, spiega. “Forse lui non si accorge di quello che sta accadendo, ma oggi hanno espulso il leghismo dalla Lega. Per prendere altre strade. Sono stato giudicato senza contraddittorio e in contumacia. La mia colpa? Il libro che ho scritto, direbbe Stefani che ha la quinta elementare. Le mie posizioni su Filippi, spiega Dal Lago. Ma ufficialmente non hanno avuto neppure il coraggio di comunicarmi la decisione. Gobbo? Non a quanto mi risulta non è lui il fautore della mia espulsione. Anzi, si sarebbe espresso contro”.

Comunque a Lovat non è restato altro che rassegnarsi alla decisione. D’altronde di questi tempi Gobbo non poteva occuparsi della vicenda più di tanto, ha già un problema con il sindaco di Verona, Flavio Tosi, il suo sfidante nella corsa per la segreteria, e non può permettersi di trovare lungo la strada anche un rottamatore. Già Tosi è di per sé un concorrente pericoloso, uno che sul popolo di Pontida ha presa anche se festeggia i 150 anni della Repubblica. Uno che sulla questione immigrati riesce a infiammare la sua gente. E’ vero che Gobbo è dato in vantaggio (secondo le previsioni si attesterebbe sul 65 per cento dei consensi) rispetto a Tosi, ma è una Lega che non mostra più il suo aspetto monolitico. Un presunto rottamatore, Diego Vello, 22 anni, si è conquistato la segreteria di Belluno contro il più blasonato Franco Gidoni. Ed è stato un colpo di scena che si può ripetere altrove, con tutta la bile di Gobbo che vorrebbe mantenere la mappa del potere così come è oggi. Anche a costo di provvedimenti drastici.

Ma in casa Lega le espulsioni non sono un grande problema. Dal 1994 a oggi la classe dirigente del partito è stata cambiata più volte. Chi nel tempo non si è adeguato al Bossi-pensiero, l’unico riconosciuto, è stato cacciato dal partito senza troppi complimenti. Personaggi importanti (venne in qualche modo costretto ad andarse pure Gianfranco Miglio, l’uomo che era considerato l’ideologo della Lega) e parlamentari di tutte le circoscrizioni. Una parola di troppo e via a casa. Qualche anno fa ha rischiato serio anche Roberto Maroni, il numero due del Carroccio, finito per quaslche tempo nel congelatore e poi riabbracciato da papà Umberto come il compagno che ha sbagliato, ma non lo farà più. Lungo la strada, invece, si sono persi parlamentari come Luca Basso, Pier Corrado Salino, Luigi Negri, Paolo Bambo, solo per citarne alcuni. Sono usciti personaggi del calibro di Franco Rocchetta (fondatore della Liga Veneta, la madre di tutte le leghe), Marilena Marin e Fabrizio Comencini, entrambi predecessori di Gobbo. E a volte basta poco per essere cacciati. Una parola di troppo.
LEGA. FOTOVOLTAICO, ASSESSORE INDAGATO E UN "CORVO"
124 Martedì 01 Marzo 2011 15:29
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Concussione e abuso d'ufficio. Sarebbero questi i reati ipotizzati dalla procura di Piacenza per Davide Allegri, ex assessore provinciale all'ambiente, in quota Lega Nord, dal giugno 2009 al settembre dell'anno successivo, così scrive Paolo Marino su Libertà di oggi, 1 marzo.

LE INDAGINI - Un fascicolo per atti relativi - era stato precisato - quello aperto in un primo tempo, senza nessun iscritto al registro degli indagati. Ora un indagato c'è e le accuse riguarderebbero la gestione delle autorizzazioni su alcuni impianti fotovoltaici. Una materia gestita direttamente da Allegri nel suo ruolo di assessore all'ambiente. Le ipotesi di reato, naturalmente ancora abbozzate e tutte da verificare, si sarebbero definite al termine di una prima fase esplorativa intrapresa dagli inquirenti. Quella appunto del fascicolo per atti relativi. Durante questa fase sono state ascoltate una decina di persone "informate sui fatti".

IL FOTOVOLTAICO - Le questioni su cui, presumibilmente, sarebbero ruotate le domande degli inquirenti riguardano gli iter autorizzativi per gli impianti fotovoltaici e i rapporti che Allegri ha tenuto con i vari soggetti coinvolti. A insospettire gli investigatori dell'Arma, sembra di capire, non tanto la facilità nel concedere le autorizzazione per l'installazione dei pannelli solari, ma in alcuni casi l'esatto contrario: una certa lentezza nell'arrivare al placet finale, che avrebbe di fatto danneggiato i richiedenti.

LE DIMISSIONI IMPROVVISE - Sulle motivazioni ufficiali fornite per giustificare le dimissioni di Allegri, arrivate il 21 settembre del 2010, sono state sollevate fin da subito molte perplessità. I troppi impegni personali, e forse il progetto di candidarsi alla poltrona di sindaco a Cortemaggiore, non sono apparse ragioni sufficienti a convincere i gruppi d'opposizione di centrosinistra in Provincia (Pd, Idv e Boiardi), che a più riprese hanno chiesto chiarimenti. Polemiche tornate anche nell'ultimo consiglio provinciale di venerdì scorso.

'CORVO' NEL PARTITO? - Troppo improvvisa era apparsa quella decisione di fare marcia indietro. E qui si deve essere inserito il ruolo dei carabinieri, chiamati a fare luce sui dubbi avanzati da più parti. Un clima di sospetto che potrebbe essere stato alimentato anche da una faida interna nelle file del Carroccio piacentino, probabilmente riflesso della guerra sottotraccia in corso negli ultimi mesi tra i padani emiliani.

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TRATTO DA ILPIACENZA.IT
LEGA, MALATI DI CANCRO ED ALLEVATORI
123 Martedì 01 Marzo 2011 09:33
Antileghista sempre
Nel cosiddetto decreto milleproroghe approvato dall’attuale maggioranza di governo, c’è una norma che si stenta a credere tale, uno di quei “provvedimentini“, nascosti fra le migliaia di parole e centinaia di articoli, che nessuno o quasi ha notato. Perché nascosto pure dalla tecnicità di un riferimento alla legge che, detto così, non significa nulla.

Per sanare le multe dell’Unione europea a un centinaio di allevatori (leghisti), il decreto milleproroghe destina 5 milioni di euro prelevandoli dai fondi della legge “13 dicembre 2010″. E sapete cosa fa quest’ultima legge? Predispone gli strumenti ed eroga le risorse per aiutare i malati di cancro. Avete capito bene: i malati di cancro.

Cento allevatori che non vogliono pagare una multa, contro decine di migliaia di malati di cancro. Un partito che tutela l’interesse di poche persone, contro l’interesse generale di chi soffre e cerca la speranza. Non sappiamo se l’elettorato leghista si renda conto del massacro di solidarietà perpetrato da questa insulsa leggina voluta dai propri capi e approvata dal proprio complice governo; sappiamo solo che, uno ad uno, singolarmente, senza appello, i deputati e i senatori che hanno approvato quest’articolo di legge si sono resi protagonisti di un atto ignobile. Nessuna patetica, banale giustificazione a posteriori è possibile di fronte a tanta viltà, nemmeno il solito “non sapevo” o “ripareremo al più presto“. Comunque vadano le cose resta l’abominio del massacro della ragione e dell’umanità al contempo. Solo perché qualcuno non vuole pagare una multa.
VENETO, ALTRA SPACCATURA CON ESPULSIONE. FUORI LOVAT
122 Lunedì 28 Febbraio 2011 16:18
L'AUTORE
Rottamato senza poter difendersi. Espulso dalla Liga Veneta- Lega Nord senza vedere il cartellino rosso che gli è stato sventolato e poter parlare con il "tribunale" del partito, cioè il consiglio nazionale riunitosi l'altra mattina a Padova sotto la guida di Gian Paolo Gobbo, che l'ha cacciato.
Dario Lovat, 39 anni, dottore in scienze politiche con una tesi sul santo-filosofo Tommaso, è amareggiato e sconcertato. Segretario della circoscrizione cittadina e "rottamatore leghista", come portavoce del gruppo di minoranza che si riconosce in Roberto Grande e che un paio di settimane fa ha raccolto il 40% dei consensi al congresso provinciale che ha incoronato Maria Rita Busetti, è disorientato. Dice di pagare il "suo parlare chiaro". «Formalmente - spiega - nessuno mi ha detto nulla. Le dirò di più, non sapevo nemmeno di essere sotto procedimento disciplinare. Sono stato informato sabato alle 22 da una giornalista, poi da qualche sms, ma di ufficiale nulla. Uno strano modo di contemplare la dialettica interna. Irrituale».
Nessun "giusto processo".
«È così, purtroppo. Ho espresso opinioni a nome di un gruppo che si richiama ai valori fondanti della Lega. Se il nostro partito espelle le persone incensurate e ne premia altre, beh, allora...»
Allora, dott. Lovat?
«Forse è meglio essere fuori, perché sono convinto che la base, il popolo al quale si richiama il nostro leader Bossi, si ribellerà a questo modo verticistico di intendere il partito a livello locale».
Da quando è leghista?
«Dal 1992, ma sono diventato militante nel 2003, dunque da meno di dieci anni e per questo mi ha processato la Liga Veneta anziché la Lega Nord. Sono fiero di essere leghista, anche perché non sono mai stato altro».
Parla al presente, ma ormai la Lega per lei è il passato.
«Io credo nei valori del movimento, nel messaggio federalista, la Lega è il popolo, invece ci stanno derubando degli ideali».
Si dice che è stato presentato un dossier contro di lei l'altra mattina, per chiedere il provvedimento disciplinare.
«Vede, lei premette "si dice", l'hanno detto anche a me, ma non c'è alcuna certezza. Mi è stato riferito che Manuela Dal Lago è la promotrice della mia espulsione. Senza dirmi nulla, senza chiedermi di difendermi da presunte colpe, ma che modo è mai questo di fare».
Davvero, non aveva mai avuto alcun sentore?
«Francamente no, ho sempre servito il partito e per gli incarichi ricoperti non ho mai preso un euro. Adesso vengo espulso, così mi viene detto, e lo apprendo dai giornalisti, senza conoscere le motivazioni. È pazzesco, un abuso».
Un partito è una libera associazione politica e chi ne fa parte conosce le regole. La sua colpa qual è stata?
«Le ripeto che non lo so. La cosa mi sconcerta sotto l'aspetto politico, prima ancora che procedurale, anche se ogni persona ha diritto al "giusto processo", in qualsiasi sede».
Ricorrerà contro il provvedimento?
«Prima l'espulsione mi dovrà essere notificata, ma di fare parte della Lega mi interessa solo se rispetta i valori originari, quelli che l'hanno spinta a intercettare il 38% del consenso della nostra gente, altrimenti è meglio stare fuori. Potrei rivolgermi alla magistratura, potrei denunciarli».
Ha sentito il senatore Paolo Franco?
«È l'unico tra i big che mi ha manifestato la sua perplessità per quanto è successo».

Ivano Tolettini-GIORNALEDIVICENZA.IT
SEI MILIONI APPROVATI ANCHE DALLA LEGA PER VISITARE I LUOGHI DEL RISORGIMENTO
121 Domenica 27 Febbraio 2011 19:26
L'AUTORE
Le scolaresche alla scoperta dei luoghi del Risorgimento e dell'Unità Italia: è l'iniziativa congiunta del ministero dell'Istruzione e di quello del Turismo, che hanno presentato un protocollo d'intesa che mette a disposizione 6 milioni di euro per gli istituti scolastici che - nel 150esimo anniversario dell'Unità - vogliano organizzare viaggi di istruzione dedicati al tema. L'iniziativa, ("Dai Mille al milione di studenti"), è stata presentata a palazzo Chigi con una conferenza stampa dei ministri Mariastella Gelmini e Michela Brambilla, con il duplice obiettivo di coinvolgere in prima persona gli studenti nelle celebrazioni e di rilanciare un settore, quello dei viaggi di istruzione, da sempre importante per l'economia turistica, soprattutto nei periodi di bassa stagione: "Nel 2008 il giro di affari è stato di 380 milioni", ha sottolineato Brambilla, auspicando che nell'anno del 150esimo "si privilegino le mete italiane rispetto a quelle estere".

RISORSE PER LE FAMIGLIE. Anche grazie alle risorse messe a disposizione che "consentiranno di alleggerire le spese sostenute dalle famiglie", ha aggiunto il ministro Gelmini ricordando che "quest'anno sono stati messi a disposizione 130 milioni, rispetto ai 117 stanziati dal governo precedente". Insomma, "ci sono tutte le condizioni economiche per i viaggi", ha aggiunto riferendosi alle proteste di alcuni insegnati che per protestare contro i tagli alla scuola stanno boicottando le gite, e "non recare danni e penalizzazioni incomprensibili agli studenti: ma non sono molti i professori che hanno inscenato questa protesta e questo mi conforta". A disposizione delle scuole interessate, una serie di proposte di mete e itinerari indicate dall'unità tecnica di missione per le celebrazioni istituita presso la Presidenza del Consiglio e le iniziative del Comitato 'Italia 150' di Torino. Organizzato anche un concorso che premierà i migliori filmati realizzati dagli studenti per raccontare i luoghi, gli episodi e i personaggi storici legati al viaggio.
CONCORSOPOLI A BRESCIA
120 Domenica 27 Febbraio 2011 11:07
ZENZERO
La storia che Tempo Moderno ha scelto per la seconda puntata della sua “escursione” riguarda una materia, per il vero, non del tutto nuova: si tratta di un concorso articolato su prove scritte e orali, per l’assunzione di otto istruttori amministrativi (qualcosa di simile all’impiegato di concetto, per capirsi) bandito dall’Amministrazione provinciale di Brescia alla fine del 2008.

Della cosa si sono già occupate le cronache allorchè furono resi noti i risultati della prova scritta, nell’autunno scorso; oggi, però, non pare superfluo circostanziare un poco i fatti.

Il punto è questo: al concorso vengono avanzate oltre 700 candidature, e si presentano alle prove circa 240 candidati. La graduatoria, all’esito degli scritti, vedeva, tra i primi 14 classificati, ben 7 candidate riconducibili a fede o frequentazione leghista più o meno marcata. Dopo l’orale, il destino delle stesse 14 persone è piuttosto singolare: ci sono candidati non “leghisti” che scompaiono dalla graduatoria, nonostante il voto altissimo allo scritto, e ci sono candidate “leghiste” che, dopo aver meritato punteggi lusinghieri (in un caso addirittura il massimo) allo scritto, all’esame orale conseguono votazioni appena sufficienti.

Il risultato di tutto ciò, è che la graduatoria finale vede sette candidate “leghiste” nelle prime dieci posizioni.

Chi sono? Ecco i nomi, in ordine di classifica, e le relazioni “leghiste” attribuibili a ciascuna di loro.

1.VITALI Cristina, simpatizzante leghista dell’area dell’assessore provinciale Aristide Peli, beneficiaria di un contratto ad personam presso l’assessorato provinciale alle attività produttive, retto dal collega di partito Giorgio Bontempi. Dopo un brillante voto agli scritti (28,67) all’orale rimedia un dignitoso 25 che la pone prima in graduatoria.
2.PONZONI Anna, altra simpatizzante leghista dell’area dell’assessore provinciale Aristide Peli, anch’essa beneficiaria di un contratto ad personam sempre presso l’assessorato provinciale alle attività produttive dell’assessore leghista Giorgio Bontempi. A un buon 27 allo scritto non ha corrisposto analoga valutazione dopo l’orale: un 25 che le assicura, comunque, il terzo posto in graduatoria.
3.ARCARI Cristina, accreditata di simpatie e frequentazioni leghiste, che le hanno permesso di lavorare, in passato, per l’azienda provinciale della formazione professionale e, attualmente, per il broker assicurativo che cura le polizze dell’Amministrazione provinciale. Quanto ai suoi voti, allo scritto porta a casa il massimo, un bel 30; quando si sottopone alla prova orale, però, la sua preparazione viene valutata ai minimi, e le viene assegnato un 21; con la media dei due voti si piazza al quarto posto.
4.RAINERI Silvia, è una donna della cui fede leghista non si può dubitare: moglie di Fabio Rolfi, assessore leghista di polizia (e altro) del Comune di Brescia, è capogruppo della Lega nel Consiglio Comunale di Concesio, ma anche capogruppo leghista alla circoscrizione Nord del Comune di Brescia e coordinatrice della commissione sicurezza civica e bilancio. I suoi voti sono identici a quelli della Sig.ra Arcari, con la quale condivide il piazzamento: pirotecnico 30 agli scritti e fumoso 21 agli orali.
5.PELI Katia, un’altra concorrente la cui appartenenza è, come dire, nel sangue: nipote dell’assessore provinciale Aristide Peli, è stata assunta fin dal 2004 dall’Amministrazione provinciale come portaborse dello zio. Ora concorre per il posto fisso. Ancora una volta, lo scritto (27) è assai più brillante dell’orale (24); il tutto le vale il sesto posto in graduatoria.
6.GRUMI Sara; dal capo assoluto in giù, si può ben dire che nella Lega Nord il sangue non è acqua (che pure è l’elemento in cui nuota la trota): infatti, la giovane signora Grumi è figlia di Guido Grumi, da Gavardo, candidato della Lega Nord alle recenti elezioni regionali e, certo casualmente, è attualmente assegnataria di un incarico a termine di collaborazione con l’Amministrazione provinciale. Evidentemente, l’aspirazione al posto fisso nella pubblica amministrazione non è appannaggio esclusivo dei terroni. Allo scritto, un bel 28; all’orale un men che mediocre 22. La media, comunque, assicura un utile ottavo posto.
7.FEBBRARI Margherita, un nome già salito agli onori delle cronache quando, con provvedimento che non è andato esente da critiche, il Comune di Brescia le ha conferito un incarico di consulenza in materia di sicurezza urbana, a fronte della sua brillante esperienza sia come giornalista della Padania che come portaborse dell’On.le Caparini, della Lega Nord. Anche questa candidata riesce molto meglio allo scritto che all’orale: infatti, al brillante 28 della prima prova segue un misero 21 della seconda, e la media dei due risultati la relega al decimo posto, appena fuori dal novero delle destinate all’assunzione.
Quali considerazioni fare, dopo aver letto tutti questi dati? Per esempio che la gran parte degli altri candidati ha preso un voto più alto all’orale che allo scritto: un maligno potrebbe pensare che passare un compito è più facile che suggerire all’orale, che è pubblico e collegiale. O, ancora, che dei primi otto candidati classificati, quelli destinati a ricoprire gli otto posti messi a concorso, ben sei hanno a che fare con la Lega Nord, e una settima candidata è piazzata decima in graduatoria, pronta al rincalzo.

Ma pensare che tutto ciò non sia frutto del caso sarebbe, appunto, una malignità e, com’è noto, a pensar male si fa peccato…

Brescia, 8 settembre 2010, DA TEMPOMODERNO.IT
LEGA E IMMUNITA' PRO BERLUSCONI
119 Domenica 27 Febbraio 2011 10:51
L'AUTORE
(ANSA) - ROMA, 25 FEB - La Lega Nord pensa a un'immunita' che riguardi 'il premier o chi governa, per esempio i presidenti delle Regioni'. Lo ha detto il ministro della semplificazione, Calderoli, parlando alla Camera con i giornalisti che gli ricordavano la dichiarazione di Bossi sull'immunita': 'La gente sente che sul premier c'e accanimento'. Riguardo i parlamentari, invece, 'francamente - ha risposto Calderoli - riteniamo che quel che c'e' sia sufficiente'.
TROTA CONTESTATO E COLTELLI FRA I COLONNELLI
118 Sabato 26 Febbraio 2011 16:46
L'AUTORE
“Più trote nei fiumi, meno trote al governo”. Questo il contenuto di uno striscione esposto ieri sera, proprio durante l’intervento del figlio del Senatur, Renzo Bossi, in occasione di un convegno leghista sul federalismo a Tradate, nel cuore della provincia di Varese. Autori della contestazione un gruppetto di giovanissimi del posto. Ragazzi tra i sedici e i diciotto anni che hanno agito senza sbandierare simboli di partito. E hanno strappato l’applauso di una consistente parte del pubblico presente in sala. Al tavolo dei relatori, dove erano presenti esponenti di spicco della Lega, come il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, è arrivata pronta la risposta del “Trota”, altrettanto applaudita: “Non sono al governo, sono in regione. Poi sono orgoglioso di essere una trota, perché sono pesci che nuotano nell’acqua pulita”.

Mentre dal palco continuava la carrellata di interventi pro federalismo, la manifestazione di dissenso è stata sedata da un gruppo di solerti militanti leghisti che, dopo alcuni secondi di smarrimento, si sono avventati sullo striscione, strappandolo di mano ai contestatori. I ragazzi sono stati accompagnati all’esterno del teatro, non senza qualche momento di frizione lungo i corridoi, dove sono volati paroloni e qualche insulto, ma nulla più. Nell’improvvisata security in salsa padana hanno prestato la loro opera diversi simpatizzanti. Tra i volontari anche un infervoratissimo Giangiacomo Longoni, consigliere regionale del Carroccio in Lombardia e “tutor”del Trota.

“Abbiamo solo espresso la nostra idea. Veramente avremmo voluto esporre anche un secondo striscione – hanno spiegato poi i ragazzi – per protestare contro il razzismo di stampo leghista, contro le espulsioni e il trattamento riservato agli extracomunitari. Vogliamo che venga riaffermato il principio dell’uguaglianza di tutti gli individui, senza distinzioni di religione, sesso e razza”. Sulle ragioni della contestazione a Renzo Bossi sono stati altrettanto chiari: “Questa sera era lui il simbolo più forte del pensiero leghista non tanto per la carica ricoperta, quanto perché incarna il ruolo del successore designato. Noi viviamo fianco a fianco con nostri coetanei che si dichiarano leghisti e sentiamo quello che pensano, quello che dicono. Noi vogliamo far sapere che i giovani del nord non sono tutti così”.

I giorni che hanno preceduto il convegno sono stati animati dagli echi di una pesante frattura interna alla Lega, che ha scomodato addirittura il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. La questione starebbe tutta in un gioco di potere in atto da qualche tempo nel partito, una lotta di successione che si sta giocando tra i colonnelli leghisti e che vede opposte la fazione vicina al ministro e quella del “cerchio magico”, capitanata dall’onorevole Reguzzoni. Il convegno sul federalismo di Tradate è stato l’occasione per mettere in piazza questa frattura: un autentico sgambetto ordito ai danni dei padroni di casa, una delegittimazione pubblica. Tradate è infatti la città del presidente della provincia di Varese Dario Galli, e ha come sindaco Stefano Candiani, segretario provinciale del partito. Non solo i due non sono stati invitati, ma non sono stati nemmeno avvisati dell’evento. Un “affronto” tramato dalla segreteria di circoscrizione (vicina a Reguzzoni) contro l’asse maroniano del partito, che vede in Candiani e Galli due esponenti di rilievo.

Il segretario provinciale non ha gradito e pare abbia incassato il sostegno anche diretto del super ministro, che i bene informati dicono essere intenzionato a ricambiare il favore organizzando a sua volta un incontro pubblico sul federalismo nella vicina Busto Arsizio, la città di Reguzzoni. Si tratta dell’ennesimo capitolo di una querelle che dura da tempo: già la scorsa estate la segreteria di Candiani era stata messa in discussione da Reguzzoni e anche in quell’occasione un intervento di Maroni aveva rimesso le cose al loro posto. Ieri sera al convegno Galli e Candiani si sono presentati lo stesso: sono saliti sul palco e tra sorrisi e strette di mano hanno dato prova della proverbiale compattezza della Lega Nord, sciorinando il loro sermone sull’importanza e sulla bontà del federalismo municipale.

di Alessandro Madron
(ilfattoquotidiano.it)
LA LEGA SI VANTA DI AVER CREATO LA PREFETTURA (DI STATO) MONZA-BRIANZA
117 Sabato 26 Febbraio 2011 16:27
L'AUTORE
UNA VOLTA URLAVANO "SUBITO L'ABOLIZIONE DEL PREFETTO", CIALTRONI (lf)

Il Consiglio dei Ministri nella seduta del 28 gennaio 2011 ha approvato in via definitiva, su proposta del Ministro dell'Interno Roberto Maroni, il regolamento, sul quale sono stati acquisiti i pareri delle commissioni parlamentari e del consiglio di stato, che istituisce la Prefettura Ufficio Territoriale del Governo nelle province di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani.

Il relativo D.P.R., firmato dal Presidente della Repubblica e vistato dalla Corte de Conti, sarà poi pubblicato in gazzetta ufficiale.

"Ecco la notizia che tutti si aspettavano e su cui qualcuno era astutamente scettico - commenta Paolo Grimoldi, deputato brianzolo della Lega Nord e coordinatore federale del Movimento giovani padani - Ancora una volta il ministro Maroni è l'esempio della serietà e della concretezza della politica del Governo e della Lega Nord. In tema di sicurezza nessuno ha mai fatto tanto come il nostro movimento per la Brianza e per tutto il sistema Paese. La Prefettura è solo l'ultimo tassello dell'attenzione costante del nostro ministro. Non dimentichiamo il Patto siglato proprio a Monza per la nostra sicurezza. Grazie a Maroni e condoglianze all'opposizione, che ha un argomento in meno su cui speculare ideologicamente e pretestuosamente".
Paolo Grimoldi

Lega Nord Padania

Camera dei deputati

UFFICIO STAMPA
GLI STRANNI AFFARI "RADIOFONICI" TRA BOSSI E BERLUSCONI
116 Giovedì 24 Febbraio 2011 15:23
Leo A.d. ML
di Leonardo Facco
Chi non ha ancora compreso – come vado sostenendo da tempo – che la Lega Nord è il principale complice di Silvio Berlusconi dovrebbe cominciare ad aprire gli occhi e rendersi conto che se il “tycoon” di Arcore rimane saldamente in sella al governo dipende solo in minima parte dalla cosiddetta “compravendita” di parlamentari. La garanzia di Berlusconi si chiama Umberto Bossi, che al fondatore di Forza Italia deve la sua salvezza economico-politica sul finire degli Anni Novanta. Tra i due, c’è un accordo di lunga data e la militanza deve solo obbedire agli ordini.
Ieri, su Milano Finanza e Il Fatto quotidiano è apparsa una notizia che rafforza la tesi di cui sopra: “Monradio srl, concessionaria radiofonica del gruppo Mondadori che edita Radio 101, può tranquillamente comprare da Radio Padania Libera sei nuove stazioni di trasmissione, e relative frequenze. In cambio i leghisti riceveranno da Monradio l’antenna di Monte Pascolet, nel bellunese, e una somma imprecisata di denaro: ogni frequenza vale in media 100 mila euro sul mercato, ma tutto sta al libero accordo tra le parti (non soggetto a valutazioni dell’authority)”.
Dove sta il problema? Che in teoria, non si potrebbe. Ma grazie a un emendamento piazzato in Finanziaria da Davide Caparini (uomo fidatissimo di Bossi), le radio comunitarie a diffusione nazionale (Radio Padania è diventata tale grazie ad una legge ad hoc che le permette, insieme a Radio Maria di ricevere una montagna di soldi pubblici) – la frottola è che sarebbero dedite a funzioni sociali anziché al business – possono occupare spazi liberi diventandone proprietarie in soli 90 giorni, per poi rivendere o permutare in gran libertà le frequenze acquisite. Le uniche radio con questo diritto sono oggi, appunto, Radio Maria e Radio Padania, ma quest’ultima s’è dimostrata decisamente più attiva della consorella nel trasformare un’opportunità in vero business, a spese dei contribuenti.
A questo punto sarà interessante sapere quanto Mondadori pagherà a Radio Padania (anche se probabilmente rimarrà un segreto), in un periodo in cui la Lega deve fornire il proprio apporto e sostegno al Cavaliere in difficoltà.
Tra l’altro, non si dimentichi che le frequenze di Radio 101 si intrecciano con i processi relativi alla banca Credieuronord, ai rapporti tra Brancher e Roberto Calderoli, alla beffa per migliaia di militanti che hanno visto andare in fumo i loro risparmi per via del crac della Banca Padana, in merito alla quale ancora molto rimane da scrivere.
Ormai, la Lega incarna il peggio dello statalismo truffaldino e dell’affarismo politico e la sua capacità di veto riesce a nascondere e bloccare notizie su tutte quelle testate che hanno come editore e/o referente Silvio Berlusconi, ma anche la stessa Chiesa cattolica (che ad ogni legge di bilancio si vede esentare da tasse sugli immobili).
Un mese fa, è stato messo il silenziatore ad un giornalista de “il Giornale” intento a scrivere un pezzo biografico su Rosi Mauro (la badante del capo), dopo che questa – presiedendo il Senato – aveva sbroccato urlando, approvando e bocciando emendamenti sgraditi al governo a cui appartiene. Per chi non ricordasse il fatto, ecco il video: http://www.youtube.com/watch?v=ap29RHHTz4c&feature=related.
Persino le “Iene”, da quanto mi risulta, sarebbero state ridotte al silenzio: un servizio che affrontava le vicende del fallimento della Banca padana, servizio nel quale Sortino avrebbe intervistato molti leghisti, o ex, per conoscere le loro vicende non è mai anadto in onda.
Il fattaccio del voltafaccia di Radio Padania nei confronti dell’Annunziata e la nomina di un pesce (Trota) alla direzione dei media della Lega Nord dimostrano che il Carroccio ha i nervi a fior di pelle. Castelli beccato in una casa ad affitto calmierato è l’ennesima prova che la Lega banchetta insieme al regime partitocratico.
I misfatti leghisti da raccontare sono così tanti da far accapponare la pelle. Ma è il silenzio dei buoni che agevola e favorisce gli uomini cattivi.
i leghisti e i voti del "dagli al negro" - Stival: usiamo il mitra
115 Giovedì 24 Febbraio 2011 15:19
L'autore
Gli amministratori che formano, a livello locale, la "seconda fila" della Lega Nord, lo stesso partito che esprime diversi ministri nel governo nazionale e che occupa il ministero degli Interni, fanno sempre più a gara per dimostrare la propria cultura di governo. Ieri, l’assessore regionale "ai flussi migratori" della Regione Veneto, Daniele Stival, eletto nella lista Lega Nord (circoscrizione di Venezia con 6.240 preferenze), ha pronunciato in diretta TV, sull'emittente locale "Rete Veneta", una frase rivelatrice della sua concezione del mondo. Una delle solite frasi choc, destinate a fare scalpore e a guadagnare consensi. La puntata di un talk show dell’emittente locale, "Focus", era incentrata sulla rivolta in Libia. Si parlava delle migliaia di morti fra i civili, aprendo un ragionamento sulla richiesta del governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, al Veneto di ospitare i profughi nordafricani. Alla domanda su come limitarne l’arrivo, Stival è intervenuto usando queste parole: «Ci riescono pure in Grecia, Spagna e Croazia. Potremmo riuscirci anche noi. Ma usando il mitra».
MEDIA E TROTA, L'OPINIONE DEI LECCAPIEDI
114 Giovedì 24 Febbraio 2011 15:17
l'autore
ecco l'ennesima dimostrazione di come le faide interne esistono (non il dibattito) e nel caso di Radio-Padania Annunziata la faida era tra Calderoli e Maroni, il primo parte del "cerchio magico", il secondo legato a Salvini (direttore di Radio Padania) (lf)

LEGA: GESTIONE MEDIA A RENZO BOSSI, DEPUTATI STUDIANO MOSSA
OPERAZIONE DEL SENATUR DOPO GAFFE SU RAI 3 E INTERVISTA BERSANI
ROMA
(ANSA) - ROMA, 23 FEB - “Il Capo ha voluto riprendere la situazione in mano e mettere ordine nel partito”. E’ questo il commento che gira tra i deputati della Lega Nord a Montecitorio che leggono così la decisione di Umberto Bossi di mettere il figlio Renzo alla guida dei media della Lega Nord. Secondo i parlamentari leghisti, il Senatur “ha voluto porre rimedio alla figuraccia rimediata non andando a Rai Tre” con Radio Padania ma soprattutto ha voluto “mettere fine ad una faida interna” al Carroccio. Un riferimento anche alla intervista al segretario del Pd Pier Luigi Bersani sulla Padania, che pure lo stesso Umberto Bossi aveva ‘curato’ in prima persona andando in redazione il sabato prima della pubblicazione. Più che per le “gaffe” il leader dei ‘lumbard’ è preoccupato che la Lega dia una immagine di divisione. “Da noi c’é dibattito interno - spiega un deputato - ma quando poi dobbiamo prendere le decisioni siamo sempre stati tutti uniti”. (ANSA).
FTM/ S0A QBXB
IL LEGHISTA "MARATONETA" A SPESE DEI CONTRIBUENTI
113 Mercoledì 23 Febbraio 2011 19:07
L'AUTORE
Faremo i nostri complimenti ai consiglieri regionali Mauro Manfredini, Gian Guido Naldi e Luciano Vecchi quando li vedremo correre una maratona... Però crediamo non ci sia bisogno di farlo nel deserto. Per solidarietà al popolo Saharawi moltiplichiamo le nostre iniziative di ospitalità nei confronti dei loro bambini, ad esempio, ma i Consiglieri stiano in ufficio a lavorare. Altrimenti, perché tre? Uno basta. Ricordiamo, fra l'altro, che solo negli ultimi due anni abbiamo inviato, per conferenze o iniziative legati ai Saharawi, ben tredici consiglieri in missione. Non sono un po' troppi? La nostra solidarietà alla causa del popolo Saharawi, dagli Anni Settanta impegnato nella lotta per la propria indipendenza nel territorio del Sahara Occidentale, fra Mauritania, Algeria e Marocco, è totale. Quello che critichiamo, invece, è la missione nord-africana dei tre Consiglieri, di Lega, SEL e PD, con la quale l'Emilia-Romagna intende ribadire la propria vicinanza alla causa. Francamente non vediamo perché i cittadini emiliano-romagnoli debbano pagare questi viaggi-spot ai Consiglieri. Tutta la delegazione costerà svariate migliaia di euro ai contribuenti. E poi Manfredini non era quello che gridava, lo ricordiamo in una trasmissione tv, contro l'acquisto da parte della Regione di cinque dromedari da latte proprio per i Saharawi? Questi animali, e settanta capre da latte, saranno consegnate proprio durante la Sahara Marathon del 28 febbraio alla quale dovrebbero partecipare i nostri colleghi. Il problema è che simili iniziative, e i relativi costi e processi decisionali, non sono comunicati dalla Regione in maniera sufficientemente trasparente e fruibile a tutti. Pubblicare le delibere per chi ha accesso alla rete regionale, quindi pochi, non basta. Per questo motivo stiamo mettendo a punto un Progetto di Legge che garantisca la massima trasparenza in tutti gli atti che possano incidere sulla vita e le tasche del cittadino.
A DIMOSTRAZIONE CHE NELLA LEGA CONTA SOLO UNO, IL TROTA CAPO DEI MEDIA
112 Mercoledì 23 Febbraio 2011 13:49
L'AUTORE
Renzo Bossi è da lunedì il nuovo responsabile dei media della Lega Nord. Secondo il Corriere della Sera, "il trota" è stato nominato dallo stesso Umberto Bossi, su proposta di Roberto Calderoli, al posto del sottosegretario agli Esteri Stefano Stefani al coordinamento di La Padania, Radio Padania Libera e Tele Padania.

La decisione sarebbe arrivata dopo la figuraccia fatta con l’ok e poi lo stop alla diretta di Lucia Annunziata dalla sede di Radio Padania. Stefani, del resto, non ha mai messo bocca sulle scelte editoriali delle tre testate leghiste, lasciate libere di muoversi secondo l'impostazione data dai rispettivi direttori. L'incarico a Bossi junior avrebbe quindi lo scopo di dare unità alla linea politica di radio, tv e quotidiano.
LEGA IN CERCA DI NOMINE IN ENI ED ENEL
111 Mercoledì 23 Febbraio 2011 13:46
L'AUTORE
FONTE: Repubblica Affari&Finanza di lunedì 21 febbraio 2011, pagina 1
Tutti al ballo delle nomine la Lega punta su Eni-Enel - Nomine, il dividendo della Lega sarà un "cappello" su Eni e Enel

di Mania Roberto

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Tutti al ballo delle nomine la Lega punta su Eni-Enel Nomine, il dividendo della Lega sarà un "cappello" su Em e Enel • Se non ci saranno scossoni alla guida operativa dei due maggiori gruppi pubblici resteranno Paolo Scaroni e Fulvio Conti molto probabile invece l'avvicendamento dei presidenti. Letta ha incontrato tutti numeri uno, Tremonti non si scopre ROBERTO MANIA Gtulio Tremonti tace. Gianni Letta rassicura tutti. La Lega di Umberto Bossi si prepara all'incasso del "premio fedeltà". La prossima partita delle nomine pubbliche èracchiusainquesto trittico. Partita di potere ormai tutta interna all'attuale traballante maggioranza Pdl-Carroccio, senza gli statalisti dal destino incerto di Futuro e Libertà, senza i neo-democristiani di Pier Ferdinando Casini. Anche per questo non c'è da aspettarsi soluzioni clamorose. Continuitàsenzastrappíall'Eni, all'Enel, alla Finmeccanica, a Tema e anche alla Poste che non stacca cedole ma produce e ramifica consenso.

Nelle scorse settimane è stato il sottosegretario di Palazzo Chigi Letta a incontrare uno alla volta i grandimanager di Stato: Paolo Scaroni, Ad dell'Eni al secondo mandato (65 anni, 4,2 milioni di compenso nel 2009), Fulvio Conti, Ad dell'Enel al secondo mandato (64 anni, 2,6 milioni), Flavio Cattaneo, Ad di Terna (47 anni, 1,9 milioni) , Pierfrancesco Guarguaglini, presidente e Ad di Finmeccanica al terzo mandato (74 anni, 3,4 milioni). A tutti ha garantito che non ci saranno scossoni. Qualche cambio, semmai, ma con ricompense. È il "lettismo" con Tre-monti consenziente, già in azione alle Fs (Lamberto Cardia alla presidenza proveniente direttamente dalla Con-sob, con la conferma dell'Ad Mauro Moretti) e alle Authority (Giuseppe Ve- gas alla presidenza della Consob proveniente direttamente dal governo, con-testualmente a un nuovo commissario, Paolo Troiano, già consigliere di Stato). Intrecci e conflitti di interesse. Metodo che Silvio Berlusconi approva anche perle prossime nomine. Tremonti, non ostile, resta però zitto perché è lui l'azionista più importante, perché a lui spetta l'ultima parola, perché anche in questa partita punterà a consolidare la sua rete autonoma di potere. Le assemblee di tutte le quattro società quotate dovrebbero essere convocate il 28 aprile. Il 4 aprile saranno pronte le liste dei candidati del Tesoro e a metà marzo è prevista una riunione del Pdl proprio per definire il pacchetto nomine. Nove posti sono a disposizione della "politica", tre quelli a disposizione degli azionisti di minoranza Tra questi sembra sia molto probabile la presentazione di una donna, indipendentemente dalla legge in discussione in Parlamento sulle cosiddette "quote rosa" nei consigli di amministrazione delle società quotate. Scaroni e Conti non dovrebbero essere in discussione. Il primo ha costruito rapporti stabili sia con l'amministrazione americana sia con gli uomini di Putin in Russia APalazzo Chigi, e anche al Tesoro, c'è qualche malumore per gli effetti negativi (1,2 miliardi di dollaril'anno) sulle casse statali della clausola take or pay nei contratti per la fornitura di gas. Ma nulla - pare - che possa com-promettere il terzo mandato. Ameno che non si immagini di spostare Scaroni alla Finmeccanica al posto di Guarguaglini. Ipotesi che per ora rimane sulla carta. Anche se è quella che potrebbe condurre a una "promo *** zione" di Cattaneo: da Terna all'Eni. L' upgradingcheavrebbero promesso all'unico "under 50" tra i top manager pubblici. Quello, tral'altro, che ha portato i risultati migliori: 11,5 per cento il valore in Borsa del titolo Terna nell'arco del mandato. Resta solida la posizione di Conti all'Enel, perché aldilàdelleperformance finanziarie non proprio brillanti, è lui il manager ormai candidato a guidare l'opzione nucleare che ilgovemohadeciso di giocare anche in chiave propagandistica MentreperPiero Gnu-di la conferma alla presidenza dell'Enel appare davvero difficile. Scaronilovorrebbe all'Eni al posto di Roberto Poli (presidente). Ma pesano su Gnudi i legami con Casini A Palazzo Chigi viene - considerato un uomo targato Udc. La presidenza dell'Enel, ora, dopo la ventennale e contraddittoria scalata al potere "romano", la vuole la Lega. E ha due candidati che non dispiacciono aTremonti: sono Danilo Broggi,_ ad della Consip (anch'egli in scadenza), imprenditore milanese, già presidente della Confapi; e Gianfranco Tosi, ingegnere, exsindaco diBustoArsizio, al terzo mandato come consigliere dell'Enel. Per Broggi si profila anche un'altemativi: quella delle Poste in sostituzione di Massimo Sarmi, finiano in origine ma oggi molto vicino a Tre-monti, arrivato al terzo mandato. E il nome di Sarmi gira anche come possibile successore di Franco Bemabè a Telecom dove, i rapporti tra l'amministratore delegato e alcuni soci forti non sarebbero in fase ascendente. La presidenza delle Poste, strumento decisivo nel progetto di Tre-monti della Banca del Sud, resterà di area cislina L'attuale presidente, Giovanni Ialongo, è dato in uscita ma la scelta del sostituto viene sostanzialmente affidata al leader della Cisl, Raffaele Bonanni, con la "protezione" del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi L'altro candidato perle Poste, oltre che a tante altre cose, è il bolognese Massimo Ponzellini, presidente di Impregno e della Popolare di Mi] ano, già nei cda di Alitalia e Finmeccanica; e poi in Patrimonio.spa e Ad del Poligrafico dello Stato. Ponzellini, nel caso, finirebbe alle Poste in "quota Tremonti" e non in quella della Lega pur essendo vicinissimo alleposizionidelCarroccio. Ha partecipato alla"cena degli ossi" di Calalzo di Cadore. E tanto basta perché si ipotizzi una sua nomina pure alla presidenza dell'Eni, o a quella di Terna al posto di Luigi Roth che potrebbe essere dirottato alla Finmeccanica nel caso Guarguaglini decidesse di mollare. Un gioco dell'oca Che, tra l'altro, potrebbe portare anche Mario Masi, attuale direttore generale della Rai, a una vice-presidenza dell'Eni, lasciando spazio libero alLorenzaLei (ora suavice) perla direzione di Viale Mazzini Quella di Finmeccanica è una situazione a parte. L'inchiesta giudiziaria non ha per ora coinvolto direttamente Guarguaglini, ma interessa molto la moglie Marina Grossi, Ad di Selex. In un primo tempo sembrava che l'anziano manager toscano fosse disposto a farsi da parte, restando presidente ma cedendo a un nuovo amministratore delegato quasi tutte le deleghe. Questo prevedeva mi "patto a tre" Tremonti, Guarguaglini, Letta Non èpiùcerto che sia così. In ogni caso appare molto probabile che saràlui a scegliere da chi farsi affiancare, prendendo dall'interno (per esempioAlessando Pansa, attuale condirettore generale) oppure da società controllate (per esempio Giuseppe Orsi, Ad dell'Agusta) . A meno che non si op '. p in. cambio di rotta: Scaroni oppure Cattaneo. O ancora l'ambasciatore Gianni Castellaneta e il prefetto Gianni De Gennaro, ben visti dall'altra parte dell'Atlantico. Qui davvero deciderà Tremonti chenonhamai speso unaparola sui guai giudiziari che hanno colpito il gruppo di Piazza Monte Grappa. II superministro dell'Economia tace, allarga la rete e prepara "gli armamenti" per la sua prossima stagione politica Finmeccanica e Poste più vicine a un ricambio Nel risiko forse anche Masi GOVERNO Sopra, Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che coordina le grandi nomine di Stato; a destra, il ministro della Economia, Giulio Tremonti *** FULVIO CONTI Enei E' al sun-secondo mandato come amministratore delegato dell'Enel. Alla presidenza Piero Gnudi dovrebbe essere in uscita PAOLO SCARONI L'attuale amministratore delegato di Eni ha 64 anni ed è al suo secondo mandato. Anche qui il presidente Roberto Poli non verrebbe riconfermato P. FRANCESCO GUAREMARIAN Per il presidente e C C AN :C A amministratore delegato di Finmeccanica sta per scadere íl terzo mandato. 74 anni, 3,4 milioni di guadagno. Pesano le vicende giudiziarie MASSIwI O ARMI _ PoS mita!iane L'Ad delle Poste è al terzo mandato. Finiano in origine oggi è vicino a Tremonti. Si fa íl suo nome nelle ipotesi di un cambio della guardia in Telecom al posto di Bemabè FLAVIO CATTANEOfit "'L'AddiTemaèquellotratutti che può vantare i migliori risultati della sua gestione ed è anche l'unico under 50: potrebbe ambire a una poltrona di grado superiore ***
ANCHE IL LEGHISTA CASTELLI NELL'AFFITTOPOLI ROMANA!
110 Mercoledì 23 Febbraio 2011 13:04
l'autore
Nei giorni dell'Affittopoli di Milano torna alla ribalta un'altra Affittopoli, quella della Capitale. A ricordare la vicenda è "Libero", che riprende la lista, già pubblicata nel 2008 dal Sole 24 Ore nel suo inserto del sabato Plus 24, degli illustri beneficiari degli affitti "agevolati" grazie a contratti stipulati con l'Enasarco, l'ente di previdenza integrativa dei rappresentanti di commercio, che secondo la Corte dei Conti sarebbe proprietario di 273 complessi immobiliari, per un totale di 481 fabbricati distribuiti in tutta Italia, con 45mila unità di cui 17mila con destinazione residenziale.
Fra loro, ci sarebbe anche il leghista Roberto Castelli (che paga appena 600 euro per un elegante appartamento nei pressi di Villa Doria Pamphili e avrebbe annunciato la disdetta del contratto), il ministro Elio Vito (1.600 euro per una casa nella prestigiosa zona di Ponte Milvio), oppure l'alto dirigente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Massimo Sessa (1.250 euro per un appartamento di lusso a due passi da Villa Torlonia), e Pio Pompa, collaboratore del Sismi sotto inchiesta (698 euro per 165 metri quadri in via dei Georgofili). Sempre secondo il Fatto quotidiano, ha una casa Enasarco anche l'ex ministro della Salute Girolamo Sirchia (1.50 euro per un appartamento sulla Nomentana), mentre Luciano Gaucci paga 700 euro al mese per una casa in zona Fiera di Roma.
Come avete potuto credere che Bossi sapesse fare il federalismo?
109 Martedì 22 Febbraio 2011 19:46
Zenzero
«Il Nord che produce mugugna: questo non è federalismo», ci informa un articolo di La Stampa. E rincara: «Gli imprenditori vicini alla Lega delusi da Bossi».

Tra questi, Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Lombardia: «Alla fine verrà fuori un brodino federalista così allungato che la cura sarà peggiore del male».

«Il sogno dell’autonomia finanziaria è stato tradito», si lagna Mario Pozza, capo degli artigiani di Treviso.

«Abbiamo sempre concepito il federalismo come la possibilità di lasciare sul territorio una parte delle imposte che paghiamo», dice Sergio Rebecca della Confcommercio bresciana, «ma questo fisco municipale va nella direzione opposta: non diminuisce l’imposizione complessiva, anzi aggiunge nuovi balzelli locali che penalizzano tutte le mprese, sia l’IMU o la tassa di soggiorno».

Già, gli imprenditori vicini alla Lega scoprono che il federalismo municipale impapocchiato da Calderoli si tradurrà per loro in un aggravio fiscale di un ulteriore mezzo miliardo di euro l’anno. Oltre ai 55 miliardi che ogni anno il Nord paga in tasse al centro-sud.

Benvenuti, imprenditori vicini alla Lega. Vorrei porvi però una semplice, modesta domanda: che cosa ha potuto farvi credere, anche solo per un attimo, che un Bossi, un Calderoli, fossero davvero in grado di realizzare il federalismo in Italia? Il federalismo è una delle forme istituzionali e di governo più sofisticate e complesse; che cosa ha potuto farvi illudere che fosse alla portata di gente che fa della rozzezza e dell’incultura il suo stile di vita e di potere, il suo vanto?

Bossi è un diplomato per corrispondenza della Scuola Radio Elettra, è il primo uomo politico che abbia sostituito l’argomentazione oratoria col bofonchiamento inarticolato, e dicono che si fidi, come consigliere d’ultima istanza, del suo autista, in quanto ancora più istintivo di lui.

Calderoli è un ex-dentista (i maligni dicono un odontotecnico), e la sua competenza giuridica istituzionale è confermata dalla legge elettorale presente, che il Calderoli stesso chiama una porcata, ma che è molto peggio: è la fine del voto democratico in Italia.

Non è impossibile che questo pregiato think-tank sia arricchito da consulenze estemporanee del Trota: vi pareva davvero credibile che da tutto questo potesse nascere un federalismo adeguato ai vostri sogni e bisogni?

Se i capi leghisti fossero stati seri nel loro proposito federalista, ve ne sareste accorti da un fatto: che sarebbero andati a studiare le istituzioni della vicina Svizzera, che è federale da 900 anni, e che è un asserito modello per tutti i nordisti. Avrebbero mostrato l’umiltà di imparare da chi ha più esperienza; avrebbero aperto un vasto ed alto dibattito sul modello elvetico o sul modello statunitense, altro Stato federale dalla nascita, e sulla loro applicabilità alla nostra situazione.

Avrebbero almeno tirato fuori qualche citazione del lombardissimo Cattaneo. Invece no.

La realtà è che hanno sottratto il tema federalista ad ogni dibattito trasparente (per la serie tipicamente leghista: ci pensiamo noi, a voi), e invece sono andati a discuterlo, più o meno surrettiziamente, con i Cuffaro e i Lombardo, ossia coi caporioni siculi e del Sud in generale, per convincerli a non fare resistenza. E come? Con l’aum-aum del conviene anche a voi. E volete che da questo aum-aum venisse fuori il federalismo?

Che questi tipi avessero la competenza per approntare le infrastrutture conoscitive e legislative necessarie al federalismo (per esempio bilanci pubblici locali e regionali non falsi o almeno aggiornati; o escogitare i metodi per determinare i costi standard, o definire le funzioni fondamentali delle Regioni, Provincie e Comuni senza sovrapposizioni e conflitti di competenze), era palesemente al di sopra delle loro possibilità intellettuali e culturali.

E la cosa si vede ad occhio nudo, mica ve l’avevano tenuta nascosta: voi li avete votati proprio perchè si presentano come rozzi, superficiali. Perché? Forse perché dicevano pane al pane, ossia parlavano come voi. Forse perché avete scambiato la loro rozzezza per fattività sbrigativa.

Ma domandatevi come mai abbiate potuto cadere in questo equivoco fatale. Come mai voi produttori, a capo di imprese spesso avanzate, e comunque in grado di capire la convenienza dell’aguzzare l’ingegno, vi siete fatti rappresentare – e volontariamente – da ignoranti furbastri e pressapochisti, per il solo fatto che sbraitavano o bofonchiavano minacciosi di Roma Ladrona.

Domandatevelo con urgenza, imprenditori del Nord, perché la risposta vi condanna – proprio voi – come classe dirigente.

Con Berlusconi, con Bossi, era il Nord avanzato, istruito ed onesto, anzi creativo, come dicevano nella Milano da bere, che prendeva il potere sulla politica. A Milano un’imprenditrice come la Moratti, al Turismo l’imprenditrice Brambilla, a capo di tutto il massimo imprenditore di successo, e la Lega che accaparra voti al Nord, perchè fatta di gente pratica e sbrigativa, e in più furba…


Guardate il risultato, e rispondetevi.


di Maurizio Blondet effedieffe.com
PIO ALBERGO TRIVULZIO, un leghista "cieco" nel CDA
108 Martedì 22 Febbraio 2011 18:00
L'AUTORE
Nel consiglio di amministrazione del Pio Albergo Trivulzio, sciolto poco fa con le dimissioni di cinque componenti e del presidente Trabucchi, non c’era solo la moglie di Scaroni, Francesca Zanconato, ma anche due consiglieri che hanno partecipato alle amministrative milanesi con la lista del sindaco Letizia Moratti e, non eletti, sono stati ricompensati con la poltrona. Uno invece in quota Lega, Marco Antonio Giacomoni, è l’ex assessore di Formentini alla Sanità. Insomma, un “pentapartito” nominato da Comune e Regione: non proprio all’insegna dell’efficienza.
Marco Antonio Giacomoni è stato assessore comunale alla Sanità nel 1995 con la giunta Formentini in quota Lega Nord, mentre Giuseppe Gencarelli è entrato grazie all’appoggio dell’Udc. Fuori dal cda il consigliere regionale Stefano Carugo, è l’uomo del Pdl all’interno della commissione Sanità in regione Lombardia e contemporaneamente è anche direttore del reparto di Cardiologia del Pio Albergo Trivulzio.
FUCILAZIONE DEL MAGISTRATO LUCIANO LAMBERTI Processo regia di Ilda Boccassini
107 Domenica 20 Febbraio 2011 21:10
Giorgio Dini Ciacci suonatore jo
ARMANDO SPATARO & ALFONSO MARRA
FUORI IL NOME DEL GIORNALISTA DI LOTTA CONTINUA
CHE HA FATTO BUNGA BUMGA COL MIO AMATO TUTORE
sono i soli due nomi della lista dei 27 che conosco


Italiani, amici miei, questi TOGABANI, con la complicità di avvocati, istituzioni, giornalisti, e politici, ci stanno prendendo per il culo in nome di 60&ROTTI milioni di Italiani, CI PRENDONO PER I FONDELLI IN NOME NOSTRO!!! adesso ci vengono a raccontare che nell' 81'/82', nel bel mezzo degli anni di piombo, del tritolo di Bologna, SONO ANDATI A DENUNCIARE AL CSM IL MIO AMATO TUTORE, perchè una ragazza trentenne, faceva l'amore, la cosa più naturale del mondo, con un giornalista, che la frenquentava per lavoro, la cosa più normale del mondo, MA CON CHE FACCIA CI VENGONO A RACCONTARE DOPO 30 ANNI QUESTA NUOVA CAZZATA BASTARDI VOGLIAMO LA VERITA'

armando spataro TARANTINO alfonso marra NAPOLETANO
a ca' vostra disen "chi nesciuno è fessù"
ANDATE A CASA VOSTRA

Italiani, amici miei, celebriamo l'UNITA' d'ITALIA, dove NESSUNO E' FESSO, compreso il SOTTOSCRITTO, mi hanno fatto passar per matto e castrato col RERPERDAL RETARD, perchè l'allora capo dello stato, era il TOGABANOCAPO!!! ora posso solo cagare, "ego cago ergo sum", posso inoltrare solo queste cagate, non so per quanto tempo ancora, ma se il mio amato tutore, CHE CONOSCO MOLTO BENE, ha fatto l'amore, con un giornalista di "lotta continua" è perchè voleva sapere chi aveva messo la bomba a Bologna, il depistaggio di strage di destra, non la convinceva, come è stato poi dimostrato, le mie son gravi accuse, e se qualcuno la ha denunciata al CSM, per una cazzata del genere, è perchè la ha voluta fermare, e minacciare, penso di tutto dei TOGABANI, ma che siano FESSI, proprio no!!!


giornalista di "lotta continua", che hai fatto BUNGA BUNGA con il mio amato tutore nel 81/82', sei un "CASTRATO", Ilda ti ha usato e gettato, voleva solo sapere, chi aveva messo la bomba della strage di Bologna del 2 agosto 80'!!!

altro che aver orgasmi! non nè ha mai avuti!
frigida! castrata dalla natura! fin dalla nascita!!

la usa solo per recuperare informazioni!!! poi si vendica, e castra tutti, quel bravo uomo di Francesco Di Maggio, CASTRATO!!! Giovanni Falcone, CASTRATO!!! lei castra tutti, colleghi, vedi il suo cagnolino, Gherardo Colombo, CASTRATO!!! col cagnolino non è andata a letto, ma lo ha castrato a tal punto, che va in giro a raccontar coglionate ai bambini!!! ha sputato sul piatto dove ha mangiato, e ci mangia ancora dentro!!! si vergogni!!! si ribelli!!!
Ilda castra tutti, magistrati, giornalisti, agenti, testimoni.... voleva castrare anche me!!! le due chiavate di correo di Carnevali e della sua segretaria Katia, la INCASTRANO!!!
ILDA SEI INCASTRATA!!!


al giornalista castrato, non so se mi legge, prego Frank Cimini, che lo conosce, di girargli la presente; affronta "i media", tira fuori i coglioni, esci allo scoperto, quale privacy, non avrai paura della "vasciajola di corso Ponticelli" vergognati!!! ma hai paura della verità!!!

non ho vergogna di dire di essere stato CASTRATO dai neurolettici, le micidiali iniezioni di RESPERDAL RETARD, come uno strupratore seriale, suonavo l'Organetto, per riavere la mia dignità, BASTARDI, è la BOCCASSINI che strupra gli uomini, come la sua amica e collega Paola Fenice, altro che delitto passionale:

DUE STRUPRATRICI PASSIONALI
CASTRAZIONE CHIMICA PER LE DUE PUTTANE



Il giornalismo contro gli inganni.
“Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza.
Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti
o prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse
sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”
JOSEPH PULITZER "IL GRANDE"


ROBERTO FAVA BASTARDO ALLE DUE DI NOTTE SEI ANDATO A FAR SPARIRE GLI ATTI LA TUA UNICA PREOCCUPAZIONE BASTARDO
MARCELLO MADDALENA BASTARDO FUORI GLI ATTI
PARTIGIANO MARIS LA VERITA' SULLE BOMBE

staniamo i togabani
scalfaro il togabanocapo,
borrelli, spataro, e la boccassini
non possono aver fatto tutto da soli



TOGABANI ASSOCIAZIONE SOVVERSIVA
CON FINALITA' DI TERRORISMO E
EVERSIONE DELL'ORDINE DEMOCRATICO art.270,270bis cp
ANTINAZIONALE art. 271, 273 c.p.
INCOSTITUZIONALE art. 273, 274, 303 c.p.
DI COSPIRAZIONE POLITICA art. 304,305 c.p.
PER DELINQUERE art. 416,416 bis, 417, 418 c.p.
FALSITA' IDEOLOGICA art. 479,480 c.p.
CORRUZIONE IN ATTI D'UFFICIO art. 318,319,bis,ter c.p.
allegata
FUCILAZIONE MAGISTRATO LUCIANO LAMBERTI
Carpignano Sesia Novara 26.04.91
reato: indagava su Oscar Luigi Scalfaro

di prossima stesura
CONDANNA A VITA A GIORGIO DINI CIACCI
Neveri 17.09.99
reato: art 278 c.p. vilipendio al TOGABANOCAPO
Dott. Ing. Giorgio Dini Ciacci via Giusti 3 20154 Milano 02.3319134 339.6300987 gio2opg@gmail.com gio3opg@gmail.com


FUCILAZIONE DEL MAGISTRATO LUCIANO LAMBERTI
Capignano Sesia Novara 26.04.91

PREMESSA
amici, so districarmi meglio con i cacciaviti le pinze, che con l'italiano, inoltre sono 100% incapace di intendere e volere!!! solo alcune precisazioni, su cose per me ovvie, anche per Maurizio Coronato, non per Maddalena!!!! a cui fondamentalmente è destinata la presente!!!!
Corrado Canfora, non è il necròforo, o il becchino del paese che, rimosso il cadavere, si spupazza la sconsolata vedova!!! era il collega del morto, sia come magistrato, sia come porcone, la Paola Fenice, racconta agli atti, come lo conobbe, quando i due Presidenti dei due seggi elettorali, di CARPIGNANO alla domenica sera, andarano a casa sua.... una sua amica aveva fatto il bidone.... omissis!!! la versione integrale la metterò in vendita!!! il lunedì pomeriggio fecero la replica in cascina, con le salamelle, con gli altri componenti del seggio, tanto che chi aveva perso le elezioni!!! non ci stette!!! li denunciarono per uso improprio dell'auto di servizio!!! che faceva la spola fra la cascina e la casa di Paola!!!! Canfora era il vice di Roberto Fava, che non era il prete, che va alle 2 di notte, ad avvisare la vedova!!! anche se ne ha la faccia, ma il Procuratore Capo di Novara, che Lamberti aveva denunciato per CONCUSSIONE al CSM!!!! poche settimane dopo l'assassinio, il CSM lo punì, lo declassarono di punti premio, i TOGABANI, hanno dei punti premio come nei supermercati!!! per le promozioni!!! fu subito trasferito, indovinate dovè, alla Corte d'Appello di Milano, dove c'era Borrelli!!! BASTARDO DI MADDALENA NON DIRMI CHE NON LE SAI QUESTE COSE!!!! aveva un piccolo ufficio, delizia della donna delle pulizie, non lo sporcava mai, non una pratica, zero faldoni!!! zero tituli!!! per due anni vuoto, in attesa della pensione!!!! Franzo è "piccolo" come uomo, ma "grande" come pezzo di merda!!! Francesco Di Maggio, fu il P.M. di Milano incaricato alle indagini, scopri subito tutto, non stette al gioco della sua amante BOCCASSINI!!! altro che DELITTO PASSIONALE!!! FUCILAZIONE!!! fu presto rimosso dal CSM con finte promozioni!!! SI LASCIO MORIRE.. la Signorina Marina Caroselli, quando ebbe la crisi di nervi in Procura, abbraccio piangendo la sua segretaria e compagna, la bella Antonella, era GIP, mi stava interrogando, gli feci un controinterrogatorio!!! gli avevo chiesto solo se conoscesse la Paola!!! fu subito trasferita al Ministero a Roma, poi sostituì la Pomodoro qui a Milano al Tribunale dei Minori, IMMORALE!!!! dove sono andato a suonargli la serenata con l'Organetto!!! la ho invitata marina.caroselli@giustizia.it anche quest'anno a far capodanno a Montecarlo, Paola racconta quello del 90/91, Paola&Luciano&Marina, in una suite di lusso!!! omissis!!! chi pagava!!! la mazzetta della BPN, quindi anche il sottoscritto socio pantalone!!! BASTARDO DI MADDALENA NON DIRMI CHE NON LE SAI QUESTE COSE!!!! VOGLIO GLI ATTI CARO MADDALENA!!!! VOGLIO GLI ATTI NON SONO DI MAGGIO con la "vasciajola di corso Ponticelli" non ci sono andato a letto!!! marcello.maddalena@giustizia.it


dott. ing. Giorgio Dini Ciacci via Giusti 3 20134 Milano tel 02.3319134 anche fax mobile 3396300987 meglio sms son un po' sordo

MALATO TERMINALE DI GIUSTIZIA! CONTRO I TOGABANI NON CI SON RIMEDI! SPERO NEI DRONI DI ULTIMA GENERAZIONE I GORGON STAR!

OGGETTO: TERRA BRUCIATA INTORNO Al REDIVIVO MAURIZIO CORONATO FATTO SPARIRE DA MARCELLO MADDALENA

Sono un mesetto che cerco su internet p.i. Maurizio Coronato, noto perito balistico, nato a Roma 18.04.44 residente a Torino via Galuppi, 32 praticamente sparito dalla circolazione dopo la FUCILAZIONE 26.04.91 del suo amico LUCIANO LAMBERTI MAGISTRATO A NOVARA , ho subito trovato il suo mail mau.coronato@fastwebnet.it su un forum della Stampa.it ( lazampa.it ) un suo recente, maggio scorso, commento sui cani, ed un certo Davide, che fa riferimento al redivivo Maurizio Coronato!!! ALLORA ERA SPARITO le altre notizie relative ad una condanna per detenzione d'armi!!! un vizietto dei periti balistici!!! le apparizione in convegni, articoli di giornali, sono molto datate!!! l'episodio, il furto delle armi, risale al 8.06.90 quindi prima della fucilazione di Luciano Lamberti, mentre il processo, p.m. Gabriella Viglione, gabriella.viglione@giustizia.it e la condanna è del 16.04.92, quindi dopo l'assassinio, e due settimane prima della sentenza di II°, pure COINCIDENZE!!! NO!!! l'avvocato che difese Coronato, fu ALBERTO MITTONE, albertomittone@penalistitorino.it dello stesso studio é FULVIO GIANARIA, fulviogianaria@penalistitorino.it i due non sono solo soci, ma scrittori a quattro mani di celibri romanzi, su internet, i due Maigret!!! FULVIO GIANARIA è l'avvocato del Killer CORRADO BORDONI, che si è consegnato a Maddalena proprio con Gianaria, CHE BASTARDO CHE SEI MARCELLO MADDALENA, HAI TRAFUGATORE LE INCHIESTE DI LAMBERTI!!! agli atti di Milano ci son atti e foto, che dimostrano l'INVASIONE DI CAMPO, dovevi stare lontano dalle indagini!!! DI COMPETENZA ESCLUSIVA DI MILANO!!! CORONATO era un teste chiave!!! è STATO MINACCIATO DA MADDALENA!!! FATTO SPARIRE!!! B A S T A R D O

Non ho contattato subito per e.mail, Maurizio Coronato, non sapeva che esistevo!!! si fa per dire!!! non esisto, son malato terminale!!! ho inviato oltre 70 mail, a suoi colleghi periti balistici e grafologi, ordini periti, giornalisti, case editrici, avvocati, magistrati, e persone coinvolte nel processi, tre sole risposte, uno che non lo vedeva da 20 anni!!! uno che mi ha risposto che è vivo, se fosse morto, come il suo collega proff. Roberto Spigo, lo avrei saputo, non sapevo fosse professore!!! uno che mi ha detto che lo ha rivisto recentemente in Tribunale, dopo tanti anni!!! ERA PROPRIO SPARITO, diciamo 3 risposte, senza essere ingegneri, va da se, che 2 o 3 persone lo avranno informato che era braccato!!! raggiunto lo scopo, lo ho contattato via mail, come persona informata sui fatti, non ha risposto, ha la facoltà di non rispondere, sarà in vacanza!!!

11.01.01 un avvocato di Torino, di cui per convenienza, tralascio il nome, non dubito della veridicità di quanto scrive, mi ha comunicato che per motivi famigliari, e di salute, il p.i. Maurizio Coronato, non può parlare con me, augurando al sig. Coronato pronta guarigione, ho risposto che non deve parlare con me, son totalmente incapace di intendere e volere, 100% disabile mentale, le istituzioni son 15 anni che si prendono burla di me, i miei esposti nel cesso, i loro resi al postino!!! se ha qualcosa da dire, visto che ha sempre lavorato nel campo giudiziario, saprà ben dove e con chi parlare, ha avuto tutto il tempo del mondo per parlare, ha tutto il tempo del mondo per farlo!!! in conclusione non cambia nulla, rimane la tardività e la convenienza della risposta!!!

OGGETTO: FUCILAZIONE DI LUCIANO LAMBERTI REATO art. 0000 c.p. VIETATO INDAGARE SU OSCAR LUIGI SCALFARO PENA DI MORTE

Il 26 aprile 1991 a Carpignano Sesia (Novara) è stato fucilato un Magistrato, Luciano Lamberti, una esecuzione!!! siamo ancora, 15 mesi, prima di Capaci!!! era venerdì notte alle 23.15 quindi sui giornali del 27 non si trova nulla ma dal 28 trovate la storiella, hanno subito raccontato un sacco di balle!!! ammazzato a casa di una puttana assassina, Paola Fenice, dal magnaccia il killer dell'azione cattolica, Corrado Bordoni!!!! BRUTTA STORIA!!! Lamberti era un Magistrato di punta nella lotta al terrorismo, Brigate Rosse, Coronato il suo perito balistico, 250 perizie, c'è su internet, ora Luciano e Maurizio erano molto, molto amici anche fuori del lavoro, ognuno ha la sua morale!!! su internet si trova pochissimo, bisogna andare sullo storico del quotidiano la Stampa o del Corriere, comunque con Google Cliccando Corrado Bordoni, Luciano Lamberti, qualcosa si trova!!! la notizia fece inizialmente clamore, in TV, addirittura il programma "chi l'ha visto" chi!!! il killer!!! era scappato!!! chi vuoi che lo abbia visto per primo!!! MARCELLO MADDALENA!!! SAPEVA DOVE ERA!!! gli ha dato l'avvocato GIANARIA!!! ma fu subito soffocata, dai poteri forti, Magistratura in testa!!! i giornalisti sono stati obbligati a raccontare balle... Paola e Luciano si frequentavano da anni, ancor prima dell'episodio dell'Elezioni Amministrative, lei faceva la cameriera, cuoca, in una trattoria, una cooperativa, a presentargliela è stato il suo autista/guardia del corpo, il Carabiniere Marino Anastasio, l'episodio delle Elezioni Amministrative è del 17 maggio 1981, 10 anni prima della Fucilazione!!! è Canfora che s'è trombata ed inculata Paola per la prima volta il 17.05.81, in occasione delle Elezioni, c'è la denuncia dell'auto, per conferma chiedere al Sindaco di Carpignano, vedi link!!!

Lamberti indagava su Oscar Luigi Scalfaro, Ministro degli Interni, sulla Banca Popolare di Novara, sui finanziamenti alle Brigate Rosse, alla strategia della tensione!!! non han mai lavorato!!! autofinanziamenti dalle rapine!!! Francia Argentina Brasile!! chi li organizzava, chi li manteneva, chi li proteggeva!!! siamo prima di Capaci!!! prima lo han cercato di corrompere con un miliardo, poi lo hanno fatto uccidere!!! il processo farsa, per competenza, si è svolto alla corte d'Assise di Milano, pilotato da Francesco Saverio Borrelli, che era in Corte d'Appello, il papà di Borrelli, Manlio, Magistrato a Torino, e Scalafro Magistrato a Novara, erano molto amici dal lontano 1946, data della mia nascita, poi Manlio andò a Firenze, quindi a Milano, Oscar a Roma, Saverio da del tu ad Oscar, a cui saliva sulle ginocchia, quando a Firenze, Oscar gli portava i Biscottini di Novara!!! ""COMPAGNI DI MERENDE""!!! quello che non sa neppure Coronato, che in Procura a falsare il processo è stata ILDA BOCCASSINI!!! che ebbe parte attiva, al tempo, era l'amante di Francesco Di Maggio!!! che fu il P.M. della Procura di Milano, incaricato alle indagini, alle 10 della mattina successiva, era già a Carpignano, Paola lo aspettava in tenuta da lavoro!!! povero FRANK si prese ben presto il dito medio da ROBERTO FAVA e MARCELLO MADDALENA, e il CSM governato dai TOGABANI, lo trasferì subito a VIENNA!!! non stava al gioco del DELITTO PASSIONALE, successivamente fu denigrato per una storia di mafia, era nato e vissuto a Barcellona Gotto di Pozzo, Messina, trasferito a Roma, alla Direzione delle Carceri, si è lasciato morire da una malattia al fegato, per il dispiacere dei tradimenti dei suoi colleghi TOGABANI!!! spero che Maurizio Costanzo, era assiduo frequentatore dello show, faccia vera luce sulla sua vicenda personale!!! chi lo conosce lo contatti!!!

Maurizio Coronato in quel processo ha fatto scena muta, DELITTO PASSIONALE, la Banca Popolare di Novara alla fine sborserà oltre 5 miliardi alla vedova, Francesca Caputo, che si era anche presa il miliardo della mazzetta, che era in cassetta, per comprarne il silenzio!!! il fratello di Luciano, avv. Lamberto Lamberti, pure lui muto, anzi sostitui l'amico di Oscar partigiano Maris come avvocato parte civile nell'appello!!! Marcello Maddalena, B A S T A R D O, Luciano Violante che frequentava anche lui la "ESCORT" di Carpignano Sesia, Paola Fenice, si è defilato!!! del Tribunale di Novara, meglio non parlare!!! al Ministero c'erano Claudio Martelli, Livia Pomodoro, e Liliana Ferraro,, con Falcone, già fatto fuori, in un ufficio;Scalfaro agli Interni, Cossiga al Quirinale; Andreotti premier, Galloni al CSM!!! che banda di omertosi!!! Processo lampo, 3 sedute I° e 1 seduta II°, non ci fu ricorso in Cassazione, terminò un mese e mezzo prima, della strage di Capaci!!! UNA SEQUENZA MICIDIALE PREPARATA , dopo il 23 maggio OSCAR FOR PRESIDENT, il 19 luglio tocca a Borsellino!!! OSCAR PRESIDENT da allora di magistrati non ne han più ammazzati!!! TUTTI ALLINEATI!!! TUTTI TOGABANI!!!

OGGETTO: CONDANNATO A 2 ANNI DI MANICOMIO CRIMINALE REATO art. 278 c.p. VILIPENDIO ALL'ONORE E PRESTIGIO DEL TOGABANOCAPO

Socio ed azionista della BPN, ho sposato una Novarese, mio suocero, fu un dipendente BPN, nell'assemblea del 94', ho chiesto di costituirsi parte civile contro Bongiannino, corruttore e mandante dell'assassinio, e il CdA uscente, non lo avessi mai fatto!!! saltò su un Siracusano di Avola, Sicilia, Italia, tal Franzo Piccolo Stevens, prezzolato socio della BPN, mi strappo il microfono, fece una mozione contraria, presi una manciata di voti!!! all'indomani feci una associazione di risparmiatori, l'ASSODECO!!! fui buttato fuori dalla Compagine Sociale Banca Popolare di Novara, su dossier espodo della BPN redatto dall'avv. Cesare Zaccone, della BPN e della Fiat, ma famoso ai media per gli SCUDETTI TOLTI alla Juventus!!! MENO TRE TITULI!!! fui rinviato a giudizio da Alberto Oggè, era a Novara, per il reato art. 278 c.p. vilipendio all'ONORE E PRESTIGIO di Scalfaro!!! ripeto ONORE E PRESTIGIO del TOGABANOCAPO!!! mi han fatto passare per matto, e il 17.09.99 condannato a Novara a 2 anni di Ospedale Psichiatrico Giudiziario.... totalmente incapace di intendere e volere 100% disabile, e come una condanna a VITA, anzi a MORTE!!! il ricorso a C. d'A. Torino, che confermò condanna, ricorso in Cassazione inammissibile.... ma nel 2001 quando Borrelli andò alla Procura Generale, il Dr. Luigi Cerqua mi ha autorizzato a leggere gli atti del processo a Corrado Bordoni, ho fotocopiato buona parte, erano 800 pagine, adesso molte saranno sparite, incollate, non sapevano neppure loro cosa c'era scritto!!!! le han sapute leggendo i miei fax!!!! un film di Tinto Brass, nulla sulle inchieste di Luciano, sparite la mattina dopo dalla casa di Luciano!!! alle 2 di notte, Roberto Fava, non non è il prete, ma il Procuratore Capo, andò con i Carabinieri a casa di Luciano, informò Francesca!!! ne usci una collutazione, Fava fu incolpato, graffiato e malmenato, dalla Caputo in preda ad una crisi isterica!!! mentre il Maresciallo dei Carabinieri Francesco De Meo, senza mandato, faceva razzia!!! spettava per competenza a Milano, metteva a soqquadro la casa, caricava tutti i faldoni, sul furgone, destinazione MARCELLO MADDALENA!!! Valeria aveva due anni, Giulio 14, ma la mazzetta non la hanno trovata, Francesca torturata e sfinita, consegno la chiave, della cassetta di sicurezza della Cariplo, dove lei su ordine del marito, aveva messo il miliardo, sequestrarono la chiave!!! nel frattempo a casa di Paola rimosso il cadavere, spedito a Milano, senza l'autorizzazzione del Sindaco, bonificata l'area, l'habituel della casa Corrado Canfora, il Magistrato collega di Luciano, nell'euforia del momento, si faceva fare un pompino dalla Paola Fenice!!! agli atti è riportato che la chiave, la pistola di ordinanza, una fotografia di Paola nuda, con dedica, altre foto e inserzioni di puttane, furono riconsegnate alla vedova!!! nel processo ci sono molte tracce, su cui poi ho indagato, da allora han solo cercato di ammazzarmi... TSO a Novara TSO a Milano, ma valevo più da morto che da vivo.... adesso non ne son più sicuro.... anzi son sicuro che vogliono farla finita... Maurizio Coronato adesso è nelle mie condizioni!!! la sua morale non mi interessa, lui era molto amico di Lamberti, non è complice del complotto, me lo ha detto urlando e piangendo, in preda ad una crisi isterica, la Signorina Marina Caroselli, collega di Lamberti, anche amante di Coronato, che in Procura a Novara, ha addossato tutte le colpe a Paola Fenice, urlava!!! quella puttana, ha organizzato tutto con Caliò!!! Mario Filippo Caliò, investigatore privato, sul libro paga della BPN, ha pedinato Lamberti, anche con Corrado Bordoni, che in malattia permanente dall'INPS, era sempre con Caliò, tanto che Lamberti li aveva denunciati entrambi, a Caliò ed a un suo collaboratore, avevano ritirato il tesserino, di investigatore, Caliò comprò in Svizzera, col suo porto d'armi, la carabina semiautomatica SPAL mod CUSTOM, silenziata calibro 22 Long, un costoso gioiello, che fornì al killer dell'azione cattolica, Corrado Bordoni per giustiziare Lamberti, 5 colpi alle spalle, da tre metri!!! che mira!!!

OGGETTO: TOGABANI SERVIBANI MAFIA

La recente riapertura delle inchieste a Palermo su TOGABANI SERVIBANI MAFIA, mi ha dato nuovo vigore!!! i "servibani" dei Carabinieri, al SISMI c'era quel DELINQUENTE di Sergio SIRACUSA, accusato di complicità nelle stragi!!! amico di Scalfaro, quello che gli dava la paghetta, 100 milioni mese, in cambio di percentuale a due cifre!!! su conti a San Marino!!! sono stati fondamentali per il depistaggio e occultamento delle prove, nel delitto Lamberti!!! la Polizia di Stato, è stata a guardare!!! adesso salta fuori a Palermo, che i "servibani" sono stati complici, e mandanti delle esecuzioni, delle bombe delle stragi!!!! Paola Fenice, che si vanta di essere stata la confidente!!! si fa per dire!!! di molti magistrati, 6 o 7!!! i fatti lo confermano, ha pianificato ed organizzato l'agguato mortale a Luciano!!! e si è salvata dall'ergastolo, da 20 anni sicuramente!!! alcune mezze affermazioni me le disse 11 anni fà, quando la conobbi, sulla panchina fuori da casa sua, a letto con le puttane non ci vado, altrimenti sarei andato a letto con la Boccassini!!! Felicita la mamma, era orgogliosa delle alte frequentazioni della figlia, teneva a bada le nipotine, Paola era vedova, e la contabilità della casa!!! Felicità era incazzata con l'altra, Franceca Caputo, se presa un sacco de sgei, era veneta, e se liberata di quel porco di marito!!! la Caputo, nel suo libro, dice che Paola ha avvelenato il marito, ostacolava la professione!! poi Corrado Canfora, che non ha mai smesso di frequentarla, la messa in guardia!!! lei e il killer, mi ricevevano col dito medio, dal balcone, ridacchiavano!!! i servibani te la faran pagare!!! Bordoni ha fatto solo otto mesi di carcere!!! dopo arresti domiciliari, nella casa del delitto!!! Paola sulla panchina, accennò alla strage di Bologna, diceva che Luciano era fissato su quella strage!!! Paola i pentiti di Palermo, i togabani, i servibani, tutto un gioco delle parti!!! ci riprovo ugualmente, non ho più nulla da perdere!!! son malato terminale... ma se parla MAURIZIO CORONATO, Oscar va in Brasile senza passare dalla Francia di Carla Bruni!!

Maurizio Coronato, ha vissuto tutto questo, sa TUTTO, quello che forse non sapeva è che dietro Borrelli c'era la Ilda Boccassini, e che dietro al Vescovo di Novara, Aldo Del Monte, c'era il Cardinale Carlo Maria Martini, che è un Piemontese, Francesca la moglie di Luciano che ha scritto "Il principato di Neveri" subito ritirato dalla Digos di Novara, ne avevo una copia che mi diede, sottobanco, l'editore, che mi ha sequestrato il P.M. pezzo di merda, Francesco Greco!!! mi è rimasta una fotocopia, che ho scannato e posso mandare in pdf!!! dicevo la Caputo mi ha detto che non lo sapeva!!! se sapevo della "checca ambrosiana", avrei ricattato anche lei, la checca!!! Francesca sa chi e perchè ha fatto ammazzare suo marito, lo dice chiaro, con nomi fittizi!!! Neveri, Don Scelto, Giuliano Giuliani, Commissario Primavera, Ceci, Naftalina, l'Arabo, Monsignor Ananas, avv Allegria, la Bancomat ecc. per telefono mi ha detto che la Magistratura fa schifo!!! ho già dato!!! da levantina si è presa i soldi!!! fra moglie e marito non mettere il dito!!! inoltre Valeria, la figlia, che aveva due anni, è nata a Pavia con seri problemi, Francesca accusava il marito di aver contratto la sifilide e altre malattie... allora AIDS era poco conosciuto!!! partorì Valeria a Pavia, perchè Coronato, che era amico di famiglia, conosceva un Medico del posto, per i possibili problemi del parto!!! Paola al processo dice che lei di malattie non le aveva!!! era una fresca verginella!!! non una baldracca!!! tutta colpa di Francesca, che era vecchia in menopausa!!! fra le due c'erano state telefonate ricattatorie da anni, prima del delitto!!! adesso te lo mando a casa Luciano!!! abbiamo appena finito!!! Paola dice che ha voluto un secondo figlio, a 12 anni dal primo, per portargli via Luciano, che ormai era suo!!! Francesca usci dall'aula!!! che processo!!! Valeria ha tuttora dei grossi problemi, mi spiace!!! una amica e collega di Francesca, di Carpignano, quando per l'anniversario vado a suonare " Bella Ciao" mi relaziona, a Valeria la han dovuta anche interdire, al 18 anno di età, voleva la cospicua eredità, è stata ed è tuttora una brutta situazione famigliare!!! ma il libro anonimo non lo ho scritto io!!! se non era convinta del DELITTO PASSIONALE, poteva parlare in Tribunale, fare un esposto, ne ha di cose da dire!!! LA MAZZETTA!!! LE INCHIESTE DEL MARITO!!! LE MINACCE DI FAVA&C!!! I RICATTI DI PAOLA&BORDONI!!! è stata mal consigliata!!! non da me!!! Francesca scrivo non per riccattare, ma per ottenere giustizia per tuo marito, poi gli lo metto in culo ai TOGABANI!!! devono andare in galera!!! altro che cacciar soldi! LEVANTINA!!!

Lamberti e Coronato, ne hanno combinate di tutti i colori, non solo a Carpignano, Alagna, Novara, a caccia "grossa" in Croazia, ex Juguslavia, a caccia "fine" in Costa Azzurra, Montecarlo, agli atti si parla solo di figa, cazzi, orge a tre a quattro, scambi di coppia, gurdoni, lesbiche, mutandine piene di sperma, per ricatti! autospedite dal magnaccia, per averne data certa, trovate coi nomi, e date, nel garage del killer!! basta!!! omissis!!! gli show della Paola!!! si vantava di 7 Magistrati, ma Violante era già Onorevole, per lei era un Magistrato, per me 6 Magistrati più 1 Onorevole!!! i clienti migliori, i magistrati!!! i più porconi, per questo gli piacevano!!! dei 6 una era una Signorina, lesbica, ambisex, bisex, collega di Lamberti, la Dr.ssa Marina Caroselli, citata, presente in aula, ma non chiamata a testimoniare, aveva avuto una crisi di nervi in aula!!! la hanno salvata!!! si son salvati!!! avrebbe svuotato il grilletto!!! che numeri, omissis!!! Paola, non era incriminata, non aveva avvocato, sentita come persona informata sui cazzi!!! si è difesa, da sola in modo egregio tanto che il P.M. Corrado Carnevali, che aveva sostituito Di Maggio, povero uomo, poliomelitico dalla nascita, mi ha confessato di aver ubbidito alla Boccassini, CHIAVATA DI CORREO!!! l'ammonì Signora si moderi!!! non siamo in un "bordello" a che Paola rispondeva sprezzante, i Tribunali son peggio dei bordelli!!! Paola si è salvata dall'ergastolo!!! Bordoni, il killer, era difeso dall'ex "soccorso rosso" Giuliano Spazzali, vergognoso il suo comportamento in aula, ha estorto alla guardia del corpo&autista di Lamberti, per avvallorare la legittima difesa, che Luciano era sempre armato, dopo 9 secchi no, il Carabiniere Marino Anastasio, ha detto si, si è alzato, è uscito piangendo dall'aula, pochi giorni dopo fu trasferito al paese di origine, rendendogli amaro l'agognato trasferimento, omertà assoluta sul suo paese, non son riuscito a trovarlo, è stato l'unico al processo che ha difeso e pianto, il suo amico, compagno di appostamenti e pedinamenti notturni, ma anche di chiavate, era lui che aveva portato Luciano da Paola!!! Francesca per quattro graffi a Fava, che la aveva torturata alle 2 di notte, fu denunciata dal Carabiniere De Meo, incriminata e prosciolta!!! siamo al 141 posto al mondo come giustizia!!! sorry ingiustizia!!!

FINALE: UN CLICK PER SUONATORE JO

Ho i telefoni sotto controllo, non da una sola autorità, ma da più persone legalmente ed illegalmente, anche dalla perpetua del Tettamanzi!! allucinante!!! la sera del 8.01.11 alle ore 20.53, ho ricevuto sulla mia utenza mobile, 3396300987, la prima telefonata di minaccie, seguite da altre, il 10.01.11, alle 14.25, sulla utemza fissa 02.3319134, poi tre intorno a mezzanotte: le due telefonate concatenete, che ora descrivo non fanno che confermare!!! le intercettazioni disposte sulla mia utenza da ANTONIO GIRONE Carabinieri e LETIZIA MORATTI Tronchetti Provera, martedi 11 corrente alle ore 11.26 la coppia intercettava una chiamata in entrata sulla mia utenza mobile 3396300987, da parte di una Agente di Polizia, una Signora, di una Questura, che mi interrovava sui fatti da me esposi, con la presente mail, alle ore 13.54 poco più di due ore dopo, ALBERTO GIANNINO, alberto.giannino@gmail.com un amico dell'ASSESSORE alla SCUOLA del Comune di Milano la Dr.ssa MARIOLINA MOIOLI, assessore.moioli@comune.milano.it mi telefonava, era incazzato con me!!! mi chiedeva quale Questura, mi aveva chiamato, mi accusava di aver informato il mio amico Lucio Carluccio!!! minacciava un nuovo TSO, ad opera della Mariolina Moioli, e Letizia Moratti, altri 9 mesi di coma!!! ci sono le intercettazioni!!! della cosa informai immediatamente la Questura chiamante, mi avevano lasciato il numero, si son messi a ridere, avevano intercettato anche loro!!! sono perennemente sotto controllo psichiatrico, con la minaccia continua di TSO, ricoveri ecc. sono un malato terminale per la GIUSTIZIA, a Torino non son mai venuto, ho il Foglio di Via perenne da Novara, divieto di accesso ai Tribunali di Milano e Brescia, suono l'Organetto, ed ogni anno vado il 26 aprile a Carpignano a suonare davanti alla casa del delitto, la Paola e il Killer lo sanno, e non si fanno più trovare, avviso i Carabinieri di Ghemme, che li avvisano!!! poi vado ad Alagna, dove è sepolto Luciano, ma Don Carlo Elgo, che ha visto la mazzetta, la consegno a Luciano, ad Alagna, Rihaoui Adnan, entrambi avevano una casa di vacanze, in presenza di Paola Fenice!!! l'arabo, siriano, morto anni fa, era socio in loschi affari, Clinica San Gaudenzio, del nipotino prediletto di Scalfaro Mr. Paul Cattaneo!!! Don Carlino, ne ebbe anche una parte, non si fa più trovare, lo han zittito dalla curia di Novara!!!! dopo che era stato cosi loquace, anni prima, e mi aveva confermato il fatto, riportato sul libro di Francesca!!! a Milano se suono "Bella Ciao" Letizia Moratti e Antonio Girone, BELLA ACCOPIATA DI DELINQUENTI, mi fanno un altro TSO!!! son tanti anni, sedici, che son girato sempre dalla parte di prenderlo nel culo, dicono che il mondo gira!!! non sono un eretico, aspetto che giri, per metterlo, in culo, a "60&rotti" milioni di italiani!!! inculata per inculata!!! sono stato condannato in nome di "60&rotti" milioni di italiani!!! se tu lettore, non mi condanni, inoltra la presente ad amici e conoscenti!!!! un click per suonatore jo

TOGABANI TOGABANOCAPO Oscar Luigi Scalfaro
ASSOCIAZIONE SOVVERSIVA CON FINALITA' DI TERRORISMO E EVERSIONE DELL'ORDINE DEMOCRATICO art. 270, 270 bis c.p.
ANTINAZIONALE art. 271, 273 c.p.
INCOSTITUZIONALE art. 273, 274, 303 c.p.
DI COSPIRAZIONE POLITICA art. 304,305 c.p.
PER DELINQUERE art. 416,416 bis, 417, 418 c.p.
FALSITA' IDEOLOGICA art. 479,480 c.p.
CORRUZIONE IN ATTI D'UFFICIO art. 318,319,bis,ter c.p.



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Processo Corrado Bordoni nato Novara 31.01.41 Prima Corte Assise Milano, n° 34/91 e 36/91 Giudice Dr. Passerini sentenza n° 33/91 del 8.11.91, appello n° 2/92 Giudice Dr. Renato Cavazzoni sentenza n° 41/92 del 29.04.92 non ci fu ricorso in Cassazione. processo.farsa@ingiustizia.it

Il mio tutore è la Dr.ssa Ilda Boccassini, da me nominata a termini di legge; a lei ho consegnato il mio testamento biologico, in attesa di una precisa normativa, non è una grande soddisfazione, ma se mi ammazzano con un TSO, i miei figli la porteranno davanti a un Tribunale!!! poveretti faran passare per matti anche loro!!! BOCCASSINI c/o Procura di Milano DIA tel. diretto 02.55010945 segreteria Tenente Daniele Spello o Dr.ssa Claudia Oleari 02.59900984 ilda.boccassini@giustizia.it

Studio Legale Gianaria Mittone &C. http://www.penalistitorino.it/ita/associati.htm, Corso Matteotti, 31 10121 Torino, ItaliaTel: 011-5628279 (r.a.) Fax: 011-542938 www.ciao.it/Georges_Simenon_Alberto_Mittone_Fulvio_Gianaria__1631764 i due Maigret della mutua!!!

Avv. Lamberto Lamberti, via Palmieri Pietro 49 10138 Torino 011/4335917 lambertolamberti@pec.ordineavvocatitorino.it

Comune Carpignano Sesia www.comune.carpignanosesia.no.it/ComHome.asp Sindaco il giorno della Fucilazione 26.04.91 il Sig. Giuseppe Antonio Riboldazzi, seppe del delitto dalla televisione a mezzogiorno, 12 ore dopo!!!

IL PRINCPATO DI NEVERI di Orfeo edizione Magia Libri Magia s.n.c. Studio Redazionale via Lagrange 26 28100 Novara Sig. Giovanni Lucini Sig.ra Gina tel. 0321.468511 fax 0321.468499 è stato scritto a 4 mani da Proff.ssa Francesca Caputo, di cui per opportunità tralascio recapiti, e dalla sua collega, amica e PREZZOLATA RICATTATRICE proff.ssa Rossana Mondoni docente di storia, scrittrice e giornalista, vedere su internet, via Piave 1 28074 Ghemme tel.0163.840588, via Dolomiti 11, 20127 Milano 02.2846400 mobile 333.8174427 r.mondoni@libero.it sempre lei rossana.mondoni@istruzione.it 02.574627.234;

Per una fotocopia del Pricipato di Neveri chiedere a Mario il segretario del pezzo di merda Francesco Greco, che mi ha ciulato, fotocopie di alcuni atti, e sequestrato l'originale del libro che gli avevo dato da fotocopiare!!! tel. 02.55185715 l'amico Marietto non centra, più volte si è scusato, voleva rimborsarmi di tasca sua le 28.000£ del libro, francesco.greco@giustizia.it

Dott. Ing. Giorgio Dini Ciacci via Giusti 3 20154 Milano 02.3319134 mobile 3396300987 gio2opg@gmail.com
LA LEGA CENSURA RADIOPADANIA
106 Domenica 20 Febbraio 2011 20:18
L'AUTORE
Annunziata: ''Lega, non puoi censurare i tuoi votanti''
(20 febbraio 2011)

Radio Padania ha annullato all'ultimo momento la diretta con 'In 1/2 ora' che si sarebbe dovuta svolgere oggi dando spazio agli ascoltatori della radio sui temi del federalismo, della festa del 17 marzo, del caso Ruby e della situazione politica. "Motivi di opportunità", hanno spiegato i dirigenti leghisti. Ma Lucia Annunziata ha risposto con questo racconto-editoriale: "Lega, cosa sta succedendo?"

COSA E' ACCADUTO IN VERO? Vi spiego: Salvini ha voluto fare di suo e dire sì alla Annunziata. La Lega Nord, politicamente fa finta di essere contro l'unità, ma Roma è la sua sede naturale. Se gli ascoltatori avessero liberamente parlato in radio sarebbe scoppiato un casino con gente che avrebbe detto peste e corna. Dal cerchio Magico è arrivato il no, credo - a naso - che l'esecutore del diktat a Salvini sia stato Calderoli. (lf)
LEGHISTI IN DIFESA DELL'UNITA' D'ITALIA DOPO IL REGIO DECRETO APPROVATO
105 Mercoledì 16 Febbraio 2011 15:27
l'autore
VENEZIA - Non basta abrogare un Regio Decreto per consegnare l'indipendenza al Veneto. A parlare per conto del ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli è il suo direttore generale. «Il Regio Decreto 3300 del 4 novembre 1866 non è stato abrogato per errore - spiega - è stato abrogato perché superato dalla Costituzione che all'articolo 131 costituisce tutte le Regioni d'Italia, Veneto compreso». La risposta del ministero però non convince del tutto. «Il governo è in stato confusionale e fa cose strampalate - interviene l'ex procuratore generale di Venezia e oggi esponente dell'Udc Ennio Fortuna - ormai mi aspetto che succeda di tutto, anche che questa vicenda dell'annessione abrogata finisca in tribunale per una nuova interpretazione ». Ieri mattina il Comune di Venezia infatti ha dovuto inviare una richiesta formale al dicastero di Calderoli per ottenere una chiarificazione interpretativa dell'intero decreto «ammazzanorme» per capire se può ancora avere competenze sul Canal Grande visto che, a sentire l'assessore ed ex membro del Csm Ugo Bergamo, la risposta data dal ministero non è «per nulla soddisfacente». Sulle due questioni dunque c'è ancora molta confusione e la vicenda non è destinata a concludersi, anche perché il ministero dovrà mettere comunque al lavori i suoi tecnici per rispondere al Comune di Venezia ed evitare che lo «scippo» del Canal Grande abbia conseguenze economiche su Venezia.

«La confusione è a monte e nasce dal modo in cui è stato concepito il decreto per tagliare le leggi - spiega l'ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida - se il Regio Decreto che annetteva il Veneto al Regno d'Italia era inutile perché superato dalla Costituzione non aveva senso abrogarlo visto che non era in contrasto con nessuna norma. Con l'abrogazione invece si solleva la questione se serva o meno. Comunque non ci saranno conseguenze ». Resta il fatto che se sul piano giuridico non ci dovrebbero essere minacce per l'Unità d'Italia, è innegabile che la «svista» di Calderoli abbia alimentato le mai sopite spinte indipendentiste che da anni attraversano il Veneto. Lo stesso presidente della Regione Luca Zaia ha ammesso di temere che «episodi come questo possano alimentare certi indipendentisti». In realtà, proprio sull'abrogazione dell'annessione i venetisti si sono spaccati: mentre il consigliere regionale dell'Unione Nord Est Mariangelo Foggiato ha aperto il lavori dell'assemblea chiedendo chiarificazioni sullo status giuridico del Consiglio regionale, il presidente del «Governo del Popolo Veneto» Albert Gardin ha liquidato la vicenda come «folcloristica» e ha deciso di promulgare le elezioni del «parlamento veneto » per il 25 aprile.

«La Costituzione fissa un perimetro chiaro per il nostro paese - continua Zaia - questi vecchi decreti appartengono a un'epoca passata e i veneti devono guardare avanti e non indietro ». Così avanti che dopo che lo stesso Zaia ha chiarito che l'Unità d'Italia (anche se gli italiani «hanno di meglio da pensare») non è minacciato dai decreti del collega di partito Roberto Calderoli, l'ufficio di presidenza del Consiglio regionale ha deciso che il Veneto parteciperà alla mostra «Regioni e testimonianze d'Italia» in programma a Roma nell'ambito dei festeggiamenti per l'Unità d'Italia. Dopo la bacchettata del Quirinale infatti la reazione non si è fatta attendere e già domani il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato sarà nella capitale per ricordare i 150 anni dell'Unità. «Il Veneto - ha concluso Ruffato - non poteva mancare questo appuntamento sia per l’alto contributo reso alla nascita dell’Italia unita, sia per il ruolo che la nostra regione ha svolto da allora e continua a svolgere nell’ambito dello sviluppo del nostro paese».

Alessio Antonini
09 febbraio 2011
FONTE CORRIEREDELVENETO
LA LEGA DICE ALLA ELECTROLUX CHI LICENZIARE
104 Lunedì 14 Febbraio 2011 18:33
L'AUTORE
LEGA: ELECTROLUX LICENZI SOLO GLI STRANIERI
WWW.GAZZETTINO.IT
di Loris Del Frate
PORDENONE - La proposta è di quelle che faranno discutere, dividono e sollevano polemiche perchè per alcuni la linea di confine con la discriminazione si confonde, per altri è già superata. Ma Danilo Narduzzi, pordenonese di Roveredo in Piano, capogruppo della Lega Nord in consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, non ha dubbi: «Se proprio sarà necessario arrivare agli esuberi Electrolux, allora la scure dei tagli non si abbatta sui lavoratori pordenonesi. Se qualcuno deve andare a casa e perdere il lavoro, siano gli stranieri».

Dritto al bersaglio, senza tergiversare, il leghista apre anche un altro fronte e sulla sua proposta chiede alleanze. Pure al sindacato. «Mi rivolgo proprio alle organizzazioni sindacali e alla giunta regionale - spiega - per proporre un patto di solidarietà a tutela dei lavoratori. Naturalmente - va avanti - a iniziare dai cittadini locali. Non sarebbe ammissibile scaricare la crisi sulle spalle dei pordenonesi. Se proprio sarà necessario intervenire sugli organici - affonda - siano preservati i nostri concittadini».

Il capogruppo padano motiva anche la sua scelta abbassando l’asticella della tolleranza. «Tutti gli statisti, negli ultimi anni, hanno applicato lo stesso paradigma che punta alla tutela dei cittadini autoctoni: la differenza è che se lo fa Obama, si parla di una misura necessaria in tempi di crisi, se lo propone qualche altro soggetto si levano le solite accuse di razzismo. Chiedo ai sindacati di farsi portatori delle istanze dei nostri lavoratori. Dal punto di vista sociale è l’unica via percorribile».

Narduzzi auspica anche la collaborazione delle organizzazioni sindacali. «Cisl, Uil e Cgil e tutte le altre sigle sindacali formino uno schieramento compatto a difesa dei lavoratori italiani anche perchè le multinazionali, come da prassi ormai consolidata, si insediano in un territorio, ne prosciugano la forza lavoro e si trasferiscono poi in Paesi dove maestranze e manodopera costano meno. In pratica arrivano, realizzano lauti profitti ma, alla prima difficoltà, sono pronti a rifilare i costi sociali al territorio. È inaccettabile. Credo che su questo i sindacati e il mondo politico, indipendentemente dalla collocazione, debbano alzare la testa. I nostri lavoratori, che da diverse generazioni producono ricchezza per il Paese e per il nostro territorio, devono necessariamente essere tutelati. È chiaro che sarebbe auspicabile scongiurare qualunque ipotesi di licenziamento in termini assoluti - conclude Narduzzi - ma è altrettanto evidente che, se dovessimo arrivare a una razionalizzazione, non potranno essere i nostri lavoratori a subire i contraccolpi di questa crisi».


Domenica 13 Febbraio 2011 - 23:23 Ultimo aggiornamento: Lunedì 14 Febbraio - 15:01
Lega = DANNO
103 Domenica 13 Febbraio 2011 19:12
Antileghista
La presenza della Lega Nord nella politica italiana è stata un danno secondo il 67% degli italiani. Un beneficio solo per il 33% dei cittadini. E' il risultato di Trendsetting, il sondaggio realizzato da Affaritaliani.it e Swg in occasione del ventesimo compleanno del Carroccio. Il partito di Umberto Bossi è un movimento di destra secondo il 68% del campione. E' di centro per l'11% e di sinistra per il 2. Non sa il 19%. E il successore del Senatùr? Sarà Roberto Maroni secondo il 37% degli italiani. Segue a lunga distanza con il 12% Luca Zaia. Renzo Bossi detto il Trota raccoglie il 7% dei consensi. Roberto Calderoli il 5 e Roberto Cota il 4. Flavio Tosi è al 2%. All'1% Giancarlo Giorgetti, Rosy Mauro e Matteo Salvini. A zero Federico Bricolo e Marco Reguzzoni. Non sa il 30%.

IL COMMENTO DI SWG: "La ventennale attività della Lega Nord, forza sempre discussa e dirompente nello scenario politico nazionale, è considerata complessivamente dannosa per il Paese dal 67% degli intervistati. Tale valutazione, condivisa anche da un terzo degli elettori di cento destra, appare particolarmente radicata tra i residenti nel Mezzogiorno (90%). La maggior parte degli intervistati considera il Carroccio un movimento di destra, tuttavia un terzo del campione non riesce a definirlo o lo attribuisce a collocazioni politiche diverse. La Lega è storicamente legata alla figura del suo fondatore, Umberto Bossi, e ci si interroga sul leader che in futuro prenderà le redini del movimento: Roberto Maroni è designato quale degno successore dal 37% degli intervistati, e raccoglie il sostegno di quasi la metà dell’elettorato di centro destra, seguito ma non a breve distanza, dal Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia (12%)".

L'indagine è stata condotta attraverso il sito di Affari Italiani.it su un campione nazionale di 1500 soggetti maggiorenni nei giorni 10-11 febbraio 2011
IL LEGHISTA MARANO CENSURA "IL CAIMANO" SU RAI3
102 Giovedì 10 Febbraio 2011 15:08
Zenzero
La sequenza finale del film 'Il caimano' di Nanni Moretti doveva andare in onda nel corso della trasmissione 'Parla con Me' condotto da Serena Dandini ma il l vice direttore generale della Rai, Antonio Marano, ha chiesto di 'tagliare' la scena, riducendola da sette a tre minuti. Di conseguenza il regista del lungometraggio d'accordo con la direzione di Rai Tre ha deciso di non mandarla in onda affatto. La motivazione addotta da Marano è che la messa in onda della sequenza avrebbe svalutato il prodotto in vista di una possibile trasmissione del film su altri reti Rai.
FONTE: LA REPUBBLICA
Ecco articolo completo da Unità
101 Mercoledì 09 Febbraio 2011 22:19
HERMES
di Giovanni Maria Bellu
I soldi di B. e la paura della Lega
Un fantasma si aggira per le strade della Padania. È il fantasma dei rapporti non solo politici tra la Lega Nord e Silvio Berlusconi. Ricompare tutte le volte – e sono sempre più frequenti – che Umberto Bossi ingoia certi rospi che un tempo avrebbe allontanato con un calcio. Allora la base si agita, comincia a interrogarsi. E certe frasi pronunciate nel tempo da illustri dirigenti fuorusciti si riempiono di nuovi significati.

Come quella con cui Marco Formentini nel Duemila spiegò il ritorno del “traditore” Bossi ad Arcore: «La Lega ha l’acqua alla gola dal punto di vista finanziario». Le apparizioni del fantasma dei soldi irritano e allarmano i vertici leghisti.

Alla fine dello scorso agosto Il Riformista pubblicò la testimonianza della giornalista Rosanna Sapori (ex voce di Radio Padania e, fino al 2004, stretta collaboratrice del Senatur) la quale raccontò che nel 2005 la Lega – a causa di una serie di disastrose operazioni finanziarie – era sull’orlo del fallimento e che fu salvata da una cifra colossale versata dal Cavaliere in cambio della titolarità del sacro simbolo dei lumbard, lo spadone di Alberto da Giussano. Compravendita segretissima, stipulata in uno studio notarile.

L’articolo fece clamore. Un indignato Roberto Calderoli smentì tutto e annunciò di aver già incaricato i legali di agire in giudizio. Ma fino a ieri la promessa, almeno nei confronti di Rosanna Sapori, non risultava essere stata mantenuta. Marco Formentini non era stato l'unico, nel Duemila, a vedere il fantasma dei soldi.

Il 2 febbraio di quell'anno la rivista Mondo libero, nel dare l'annuncio del nuovo patto tra la Lega e il Polo delle libertà, scrisse a chiare lettere: «Per Bossi l’alleanza dovrebbe risolvere il fallimento politico e finanziario».

E, tre settimane dopo, sul tema del patto rafforzato da un contratto, tornò l’allora vicedirettore del Gazzettino di Venezia Francesco Jori. Voci e sospetti ripresi all’epoca in una interrogazione parlamentare del senatore Antonio Serena, altro ex leghista. Malignità di fuorusciti rancorosi? Chissà. Di certo pochi mesi dopo, nel giugno del Duemila, l’esistenza di una relazione economica tra la Lega e il partito del Cavaliere emerse in modo ufficiale nella forma di una fidejussione attraverso la quale Forza italia garantiva presso la Banca di Roma il Carroccio per uno scoperto fino a due miliardi di lire.

«Siete autorizzati – scriveva il tesoriere forzista Giovanni Dell’Elce all’istituto di credito - ad addebitare sul nostro conto corrente gli importi, nei limiti del mandato di credito concesso, che vi fossero dovuti dalla predetta società». Dove la “società” non era altro che la Lega Nord. La notizia della fidejussione interpartitica (qualcosa di totalmente nuovo anche per le cronache politiche italiane) suscitò grande stupore. Forza Italia si affrettò a minimizzare: si trattava di un semplice prestito che la Lega avrebbe restituito subito dopo aver ricevuto i rimborsi delle spese elettorali.

Ma l’apparizione più spaventosa e imbarazzante del fantasma (a parte un appunto in cui si parlava di 70 miliardi da Berlusconi e Bossi scoperto tra le carte dell'inchiesta Tavaroli-Telecom) risale a meno di un anno fa. Precisamente al luglio scorso quando Aldo Brancher, appena nominato ministro, tentò di avvalersi del legittimo impedimento per evitare il processo per la scalata alla Banca Antonveneta.

La penosa vicenda (Brancher si dovette dimettere dopo essere stato ministro per diciotto giorni) riportò alla memoria quanto era successo nel 2005 (lo stesso anno in cui è ambientato il racconto di Rosanna Sapori) quando un altro dei catastrofici interventi leghisti in campo finanziario, la fondazione della Banca Credieuronord, stava per portare i lumbard alla bancarotta. Ci si ricordò in particolare che Gianpiero Fiorani, proprio su sollecitazione di Brancher e con lo scopo dichiarato di “ingraziarsi la Lega”, era intervenuto con due milioni di euro in salvataggio della banca padana.

E che, parlando con i pm, aveva rivelato di aver dato al solito Brancher 200.000 euro perchè dividesse la somma con Calderoli. Circostanza negata da Calderoli (la cui posizione è stata archiviata) e anche da Brancher che, però, è stato condannato. Insomma, l'apparizione del fantasma rese chiaro a tutti che verso Brancher la Lega aveva un grosso debito di riconoscenza. Non solo per le vicende del 2005. Nel Duemila – l’anno della prima comparsa del fantasma – era stato ancora lui a fare da ufficiale di collegamento nelle “trattative di pace” tra Bossi e Berlusconi.
CASO ULTRA' ATALANTA, INDAGATO ANCHE UN SINDACO DELLA BERGAMASCA
100 Mercoledì 09 Febbraio 2011 11:24
L'AUTORE
Emergono nuovi particolari sull'inchiesta che ha portato a decine di perquisizioni nelle abitazioni degli elementi di spicco della Curva Nord atalantina. Fra i 104 indagati, Daniele Belotti, assessore regionale al Territorio, non è l'unico politico finito nell'inchiesta. Sotto indagine anche Alberto Maffi, sindaco leghista di Gandosso, accusato di aver fatto la vedetta durante gli scontri di Atalanta-Inter del 13 dicembre 2009.

Il primo cittadino, stando alle contestazioni, avrebbe avvertito per telefono il leader ultrà Claudio “Bocia” Galimberti, degli spostamenti delle forze dell'ordine e dei pullman che trasportavano i supporters interisti.

Nella ricostruzione dei tafferugli in occasione Atalanta Inter del 13 dicembre 2009, uno dei tasselli dell'indagine condotta dalla squadra mobile sugli ultrà, c'è di tutto: il Bocia che coordina la sua truppa direttamente dalla caserma dei carabinieri dove si trova costretto per via del Daspo e che, dopo l'obbligo di firma, raggiunge in fretta i compagni per fare a botte. Il sindaco leghista di Gandosso, Alberto Maffi, che secondo le accuse si presta a far da vedetta per segnalare al capo ultrà quando i pullman degli interisti lasciano lo stadio e per studiare la dislocazione delle forze dell'ordine. Poi lo scontro in piazzale Oberdan con i volti coperti, il lancio di oggetti, le cinghiate al capo ultrà interista, l'intervento della polizia per sedare la rissa, la fuga, i commenti entusiastici del dopo scontro.
ECODIBERGAMO.IT
I SOLDI DEL CAVALIERE, QUEL FANTASMA CHE TURBA IL CARROCCIO
99 Martedì 08 Febbraio 2011 17:23
L'AUTORE
DI GIOVANNI MARIA BELLU
Un fantasma si aggira per le strade della Padania. È il fantasma dei rapporti non solo politici tra la Lega Nord e Silvio Berlusconi. Ricompare tutte le volte – e sono sempre più frequenti – che Umberto Bossi ingoia certi rospi che un tempo avrebbe allontanato con un calcio. Allora la base si agita, comincia a interrogarsi. E certe frasi pronunciate nel tempo da illustri dirigenti fuorusciti si riempiono di nuovi significati. Come quella con cui Marco Formentini nel Duemila spiegò il ritorno del “traditore” Bossi ad Arcore: «La Lega ha l’acqua alla gola dal punto di vista finanziario».

SEGUE SULLA VERSIONE CARTACEA

http://www.unita.it/italia/i-soldi-del-cavaliere-quel-fantasma-br-che-turba-il-carroccio-1.270717
INDAGATTO ASSESSORE LEGHISTA LEGATO AGLI ULTRA' ATALANTINI
98 Martedì 08 Febbraio 2011 17:06
L'AUTORE
«Sono tranquillo e sereno. Ho sempre svolto un ruolo di mediatore fra tifosi e istituzioni e da 15 anni sia prefetti che questori ne sono stati al corrente e anzi mi hanno varie volte interpellato. Con il mio legale, l'avv. Antonio Cassera, ho chiesto al Pm di essere ascoltato per capire quali sono le accuse che mi vengono contestate».

E' la replica dell'assessore regionale al Territorio, il leghista Daniele Belotti, che compare tra gli indagati nell'inchiesta che in queste ore ha portato a decine di perquisizioni tra gli ultrà atalantini. Al politico è contestato il concorso esterno nell'associazione per delinquere ipotizzata dalla Procura di Bergamo, ma «bocciata» dal gip che non ha riconosciuto i gravi indizi di colpevolezza per questo reato.

Belotti, secondo chi indaga, sarebbe «l'ideologo della tifoseria nerazzurra», il «trait d'union con le istituzioni» e il «consigliere personale» del leader della Curva Nord, Claudio «Bocia» Galimberti, colpito dal divieto di dimora a Bergamo e provincia. Belotti in una affollata conferenza stampa ha ribadito il suo «ruolo di mediatore tra le istituzioni e la tifoseria organizzata noto da almeno 15 anni».

L'assessore regionale ha poi aggiunto di non aver mai partecipato ad atti di violenza. Quanto alle cosneguenze politiche, Belotti ha detto di aver avvertito immediatamente i vertici del Carroccio dopo la perquisizione subìta e di aver chiesto un incontro con il Presidente Formigoni.


ECODIBERGAMO.IT
SOLDI LEGA E FORZA ITALIA: IL PATTO
97 Martedì 08 Febbraio 2011 16:56
L'AUTORE
La Lega, il Cavaliere, le difficoltà economiche del Carroccio e la Credieuronord. Alla vigilia della svolta in accelerazione della legislatura, con il federalismo pronto a essere scambiato con il processo breve, Giovanni Maria Bellu sull’Unità racconta la storia di una serie di disavventure finanziarie con i leghisti in mezzo, e riporta alla luce anche qualche vecchia chiacchiera sulla situazione economica del Carroccio:
Le apparizioni del fantasma dei soldi irritano e allarmano i vertici leghisti. Alla fine dello scorso agosto Il Riformista pubblicò la testimonianza della giornalista Rosanna Sapori (ex voce di Radio Padania e, fino al 2004, stretta collaboratrice del Senatur) la quale raccontò che nel 2005 la Lega – a causa di una serie di disastrose operazioni finanziarie – era sull’orlo del fallimento e che fu salvata da una cifra colossale versata dal Cavaliere in cambio della titolarità del sacro simbolo dei lumbard, lo spadone di Alberto da Giussano. Compravendita segretissima, stipulata in unostudio notarile. L’articolo fece clamore. Un indignato Roberto Calderoli smentì tutto e annunciò di aver già incaricato i legali di agire in giudizio. Ma fino a ieri la promessa, almeno nei confronti di Rosanna Sapori, non risultava essere stata mantenuta. Marco Formentini non era stato l’unico, nel Duemila, a vedere il fantasma dei soldi. Il 2 febbraio di quell’ anno la rivista Mondo libero, nel dare l’annuncio del nuovo patto tra la Lega e il Polo delle libertà, scrisse a chiare lettere: «Per Bossi l’alleanza dovrebbe risolvere il fallimento politico e finanziario». E, tre settimane dopo, sul tema del patto rafforzato da un contratto, tornò l’allora vicedirettore del Gazzettino di Venezia Francesco Jori. Voci e sospetti ripresi all’epoca in una interrogazione parlamentare del senatore Antonio Serena, altro ex leghista.
Malignità di fuorusciti rancorosi? Chissà. Di certo pochi mesi dopo, nel giugno del Duemila, l’esistenza di una relazione economica tra la Lega e il partito del Cavaliere emerse in modo ufficiale nella forma di una fidejussione attraverso la quale Forza italia garantiva presso la Banca di Roma il Carroccio per uno scoperto fino a due miliardi di lire.
«Siete autorizzati – scriveva il tesoriere forzista Giovanni Dell’Elce all’istituto di credito – ad addebitare sul nostro conto corrente gli importi, nei limiti del mandato di credito concesso, che vi fossero dovuti dalla predetta società». Dove la “società” non era altro che la LegaNord. La notizia della fidejussione interpartitica (qualcosa di totalmente nuovo anche per le cronache politiche italiane) suscitò grande stupore. Forza Italia si affrettò a minimizzare: si trattava di un semplice prestito che la Lega avrebbe restituito subito dopo aver ricevuto i rimborsi delle spese elettorali. Ma l’apparizione più spaventosa e imbarazzante del fantasma (a parte un appunto in cui si parlava di 70 miliardi da Berlusconi e Bossi scoperto tra le carte dell’inchiesta Tavaroli-Telecom) risale a meno di un anno fa. Precisamente al luglio scorso quando Aldo Brancher, appena nominato ministro, tentò di avvalersi del legittimo impedimento per evitare il processo per la scalata alla Banca Antonveneta.
La penosa vicenda (Brancher si dovette dimettere dopo essere stato ministro per diciotto giorni) riportò alla memoria quanto era successo nel 2005 (lo stesso anno in cui è ambientato il racconto di Rosanna Sapori) quando un altro dei catastrofici interventi leghisti in campo finanziario, la fondazione della Banca Credieuronord, stava per portare i lumbard alla bancarotta.
Ci si ricordò in particolare che Gianpiero Fiorani, proprio su sollecitazione di Brancher e con lo scopo dichiarato di “ingraziarsi la Lega”, era intervenuto con due milioni di euro in salvataggio della banca padana. E che, parlando con i pm, aveva rivelato di aver dato al solito Brancher 200.000 euro perchè dividesse la somma con Calderoli. Circostanza negata da Calderoli (la cui posizione è stata archiviata) e anche da Brancher che, però, è stato condannato. Insomma, l’apparizione del fantasma rese chiaro a tutti che verso Brancher la Lega aveva un grosso debito di riconoscenza. Non solo per le vicende del 2005. Nel Duemila – l’anno della prima comparsa del fantasma – era stato ancora lui a fare da ufficiale di collegamento nelle “trattative di pace” tra Bossi e Berlusconi
GIORNALETTISMO.COM
SEMPRE A PADOVA, PER VILLAGGIO IN CROAZIA
96 Martedì 08 Febbraio 2011 14:18
L'AUTORE
PADOVA - L'ex presidente del Consiglio regionale del Veneto, Enrico Cavaliere, già parlamentare della Lega Nord, è stato condannato questa sera dal Tribunale di Padova a 2 anni e 3 mesi di carcere (pena condonata) per bancarotta fraudolenta. La condanna riguarda il buco finanziario da un miliardo e 875 milioni di vecchie lire generato dalla Ceit, una società con sede a Montegrotto (Padova), fallita nell'aprile 2004, che avrebbe dovuto costruire quello che i giornali avevano ribattezzato il "paradiso di Bossi". Si trattava del villaggio turistico "Skipper", un complesso in Croazia ma affacciato sul golfo di Pirano che in base al progetto originario avrebbe dovuto avere 2.300 appartamenti, 200 posti barca e un totale di 4.800 metri quadrati. Un'operazione sponsorizzata e sostenuta con l'acquisto di quote della Ceit da simpatizzanti e politici della Carroccio, tra i quali - con due quote - anche la moglie di Umberto Bossi.

Il villaggio non venne mai realizzato. L'affare finì quando l'Alpe Adria Hypo Bank, istituto di credito partner dell'operazione, chiese a Ceit di rientrare immediatamente di un prestito dopo i ritardi nel pagamento del mutuo. Nel frattempo 13 soci della Ceit, tutti simpatizzanti leghisti, capendo che le cose di stavano complicando aveva presentato una denuncia per truffa nei confronti dei componenti del cda della società padovana. Tra questi, oltre a Cavaliere, figuravano l'ex tesoriere della Lega Maurizio Balocchi (deceduto nel febbraio 2010), il parlamentare vicentino Stefano Stefani, e alcuni imprenditori padovani già usciti dal procedimento in seguito a patteggiamenti.
GAZZETTINO.IT
ALTRA CONDANNA PER BALLAMAN
95 Martedì 08 Febbraio 2011 14:03
L'AUTORE
MESSAGGERO VENETO: Giorgio Fidenato: Ballaman è stato condannato ieri sera a Padova per il villaggio in Croazia. 2 anni e fischia per il reato di bancarotta!
CALDEROLI, IL FANFARONE INCAPACE E CONFUSIONARIO TOGLIE CANAL GRANDE A VENEZIA
94 Lunedì 07 Febbraio 2011 15:27
L'AUTORE
Calderoli (lega nord) scippa il Canal Grande al Comune di Venezia e lo trasferisce allo “Stato di Roma ladrona”, alla faccia del federalismo leghista.
Scritto il 6 febbraio 2011 - Il Gazzettino

VENEZIA – E’ l’ultimo atto della grande mistificazione leghista. A parole, i polentoni della lega vogliono dare autonomia ai territori, e poi nei fatti trasferiscono tutto quello che possono sotto la tutela dei ministeri “romani” da loro gestiti. L’ex sindaco della città lagunare, Cacciari dichiara: “è una barzelletta”.



Con il decreto Calderoli eliminata anche la norma del 1904 che da oltre un secolo concede il tratto d’acqua a Venezia. L’ex sindaco divertito alla notizia: “Un imprevisto che gli sarà sfuggito. Cosa vuoi che lo Stato si prenda la briga dei gondolieri?”. Il presidente della Corte d’Appello Pasetti: “Stimolo alla riorganizzazione”.

”Ma davvero? E’ una barzelletta. Una boutade totale…”. Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, sorride divertito alla notizia che Venezia non sarà più proprietaria del suo Canal Grande, che diventa statale. La cintura acquea che avvolge la città è infatti passata sotto la gestione dello Stato perché nel decreto del ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, sarebbe stato eliminato anche un Regio Decreto del 1904 che da oltre un secolo concedeva il tratto d’acqua al Comune.

”C’è stato qualcosa di imprevisto nella formulazione dei decreti sul federalismo -rimarca il filosofo veneziano – Del resto stanno facendo tali e tanti casini, che gli sarà sfuggita anche questa. La risolveranno in due e due quattro. Cosa vuoi che lo Stato si prenda la briga dei gondolieri e del Canal Grande?”, continua a ridere di gusto Cacciari, minimizzando gli allarmi in laguna.

Secondo Manuela Romei Pasetti, presidente della Corte d’Appello del capoluogo lagunare, “da questa situazione forse nascerà qualcosa di positivo, può darsi che ci sia l’effetto benefico di riordinare e organizzare le competenze sull’acqua a Venezia”. “Non ho visto la normativa eliminata – spiega la presidente Pasetti all’ADNKRONOS – so che questa opera di pulizia era stata già introdotta, se non sbaglio, da un decreto Bassanini, che ora è stato messo in essere”.

La cosa importante, per la Pasetti, “è che a livello locale ci sia un coordinamento tra tutti coloro che hanno competenza sull’acqua, perché in questo momento c’è un regime estremamente complicato, con le competenze del Comune, della Capitaneria, del Magistrato alle acque”.

“Ora bisogna prima vedere come è stata la norma di abrogazione e vedere cosa è stato abrogato di preciso -prosegue- ma questa potrebbe comunque essere una situazione che induce a prendere quei provvedimenti di coordinamento che finora non sono stati presi”.

A chi, come l’ex sindaco Massimo Cacciari, che ha parlato di “barzelletta”, la Pasetti risponde: “Prima della barzelletta bisogna guardare il testo normativo. D’altra parte -conclude- non si può bloccare un’opera di revisione delle leggi vecchie unicamente perché è successa questa cosa”. “Ora bisogna prima vedere come è stata la norma di abrogazione e vedere cosa è stato abrogato di preciso -prosegue- ma questa potrebbe comunque essere una situazione che induce a prendere quei provvedimenti di coordinamento che finora non sono stati presi”.
MAZZETTE, APPALTI ED ESCORT, ARRESTATO ANCHE CAPOGRUPPO LEGHISTA A ZEROBRANCO (TV)
93 Sabato 05 Febbraio 2011 10:25
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VENEZIA. Mazzette, viaggi, cene e escort in cambio di appalti. E' quanto ha portato alla luce la procura di Venezia e stamattina all'alba oltre 100 Finanzieri hanno fatto scattare 7 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 2 funzionari della Provincia di Venezia e 5 imprenditori veneti operanti nel settore elettrico ed idraulico, nonché dell'edilizia, dell'impiantistica e dell'arredamento, per l'irregolare aggiudicazione e gestione dei lavori pubblici assegnati dalla Provincia di Venezia. Quattro sono ordinanze di custodia in carcere e le altre 3 invece di arresti domiciliari. Sono 35 le perquisizioni in corso di esecuzione, 15 le società coinvolte e 32 le persone indagate. L'operazione è stata denominata "Aria Nuova".

Tra gli arrestati c'è anche Giuseppe Barison, 45 anni, titolare dell'omonima impresa specializzata nella realizzazione in legno di tetti e tettoie a Zero Branco. E' capogruppo della Lega Nord nel consiglio comunale del paese trevigiano ed è molto noto per il suo attivismo nello sport locale.

I due funzionari della Provincia di Venezia arrestati sono l'ingegner Claudio Carlon (dirigente del settore edilizia) e il geometra Domenico Ragno (alle dirette dipendenze di Carlon, capo della zona nord e responsabile delle istruttorie dell'ente locale). I due devono rispondere delle ipotesi di peculato, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e falso ideologico. Infine gli altri quattro ordini di custodia cautelare hanno interessato altrettanti imprenditori: Silvano Benetazzo (di Campolongo nel Veneziano), Dario Guerrieri (di Venezia), Remo Pavan e Rino Spolador (di Salzano).

Dopo oltre due anni di indagini la Guardia di finanza di Venezia avrebbe portato alla luce un collaudato e consolidato sistema di irregolare aggiudicazione e gestione di lavori pubblici attuato dai due funzionari. Secondo quanto accertato dalla finanza, i funzionari avrebbero pilotato una serie di lavori pubblici sul territorio provinciale pretendendo dalle imprese aggiudicatarie degli appalti delle mazzette o lavori di vario genere nelle proprie abitazioni. Ai due arrestati sono stati posti sotto sequestro immobili per un valore di un milione e mezzo di euro.



La "cricca" organizzava cene in cui si decidevano i lavori e le assegnazioni e si intascavano le mazzette, si parla anche di ragazze compiacenti, escort insomma, che facevano da contorno a questi ritrovi d'affari. Tra gli esempi portati dalla Guardia di Finanza, certi lavori fatti due volte, in scuole, caserme. Persino fatture da 100 mila euro per acquistare e installare due canestri da basket in una scuola, canestri che in realtà erano usati e già montati dagli insegnanti. I due funzionari
arrestati avevano tentato persino di distruggere parte delle carte compromettenti ma i militari le hanno recuperate dall'immondizia.
3 febbraio 2011
fonte: TRIBUNA DI TREVISO
BELSITO, CARRIERA LAMPO DI UN LEGHISTA SOTTOSEGRETARIO DA DISCOTECA
92 Venerdì 04 Febbraio 2011 14:51
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“Un biglietto da visita riportante la dicitura ‘Presidenza del Consiglio dei ministri – dottor Francesco Belsito, sottosegretario alla semplificazione normativa’”. È scritto nel verbale che elenca il materiale sequestrato dalla polizia a Ruby. Una riga in mezzo a un mare di oggetti: scarpe, vestiti, Rolex, carte di credito. Eppure quel breve accenno ha mandato in fibrillazione il sottobosco politico.


Belsito non è toccato dall’inchiesta milanese. Un’eventuale conoscenza con Ruby sarebbe del tutto lecita. Lui, il Sottosegretario, si è però subito affrettato a gettare acqua sul fuoco: “Ruby non l’ho mai vista né conosciuta. E non sono mai stato all’Albikokka, il locale che frequenta. Sono una persona riservata”. Ma come mai Ruby aveva il suo biglietto da visita? “Sono un uomo politico, vedo centinaia di persone e distribuisco i miei biglietti”.

Belsito, volto rotondo e appena quarant’anni, è uno degli astri nascenti del potere leghista. Personaggio potente quanto poco noto, è l’uomo dei conti di Calderoli e Bossi. Un politico dal curriculum atipico: i primi passi nelle discoteche genovesi, poi diventa autista e collaboratore di Alfredo Biondi e dopo quattro anni eccolo al governo. Belsito oggi è, però, soprattutto uno dei nodi intorno ai quali si consuma il confronto sordo tra gli uomini del Senatùr e quelli del ministro dell’Interno, Roberto Maroni. E proprio dal Viminale nei mesi scorsi è stata richiesta agli uffici interni un’informativa su Belsito. Un’azione che sarebbe da collegare a episodi di cronaca di cui il neo-sottosegretario è stato protagonista.

Perfino a Genova, la sua città, pochissimi lo conoscono, almeno nelle aule della politica. Il suo nome, fino a pochi anni fa, circolava piuttosto negli ambienti “notturni” perché Belsito faceva l’organizzatore nella nota discoteca Cezanne. Poi eccolo tentare la via dell’impresa: aveva tra l’altro partecipazioni in due società poste in liquidazione . Infine è stato consigliere fino al 1999 di una cooperativa in fallimento dal 2000.

Ma Belsito lavora dietro le quinte, diventa collaboratore di Alfredo Biondi nel 2006: “Lo accompagnava in giro”. Insomma, un po’ autista, un po’ segretario. Chi avrebbe detto che dopo una manciata d’anni si sarebbe ritrovato al governo. L’occasione arriva quando Belsito incontra Maurizio Balocchi, che a sua volta era l’uomo dei conti della Lega. L’uomo che delle casse del Carroccio sapeva tutto. Belsito gli diventa amico, si guadagna la sua fiducia fino a diventarne alla morte l’erede politico. È così che conquista la Lega che gli garantisce tante occasioni (e poltrone): prima quella ambita di consigliere della Filse, la finanziaria della Regione Liguria che amministra miliardi. Poi quella di vice-presidente di Fincantieri, carica nuova di zecca costruita su misura per lui (“Adesso mi sono autosospeso”, assicura Bel-sito). Ma Belsito è soprattutto amministratore della Editoriale Nord che fa capo alla Lega.

Il colpaccio arriva nel febbraio 2010 quando, proprio sostituendo Balocchi, Belsito diventa addirittura sottosegretario alla Semplificazione Normativa. Quanta strada dalle piste da ballo del Cezanne.

Con l’incarico ecco, però, le prime rogne, le polemiche. Qualcuno, andando a vedere il curriculum ufficiale del membro del governo, nota una frase: “Laureato in Scienze politiche”. E scoppia il caso: nei documenti depositati al cda della Filse – scrisse Giovanni Mari sul Secolo XIX – lui aveva dichiarato di essere laureato in Scienze della Comunicazione. Allora? Alle domande del cronista il neo-sottosegretario rispose: “Le ho tutte e due”. Ma dove le ha prese? A Malta e a Londra. Alla segreteria dell’ateneo di Genova , dove dovrebbero essere passate le pratiche per il riconoscimento delle lauree all’estero, la carriera universitaria di Belsito risultò “annullata”.

Due mesi fa i sindacati di polizia insorgono scoprendo che la Porsche Cayenne posteggiata abitualmente negli spazi riservati alle auto di servizio della Questura di Genova altro non è che l’auto privata – anche se intestata a una società di noleggio di Roma – di Belsito (qui l'articolo). Un tipo cortese che, però, sa tirare fuori i denti: “Alla polizia faccio solo un favore, almeno evito agli agenti di venirmi a prendere”. Poi un attacco a Roberto Traverso, sindacalista Filp-Cgil: “Vada a lavorare”.

Adesso, però, ecco quel biglietto da visita. E sotto la pelle il Carroccio è diviso: una parte ad augurarsi che quel dettaglio non porti grattacapi, un’altra fetta a sperare che il potente Belsito si bruci e gli uomini di Calderoli e Bossi debbano mostrare i loro conti.

Ferruccio Sansa - 03 febbraio 2011 -
TRATTO DA: http://diksa53.blogspot.com/2011/02/caso-ruby-belsito-lega-nord-la-carriera.html
IL SINDACO LEGHISTA, NEGA IL PASTO ALLA BIMBA
91 Venerdì 04 Febbraio 2011 14:09
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Il sindaco leghista ordina: “Non fatela mangiare”
Nella Scuola dell'Infanzia di Fossalta di Piave in Veneto per aiutare una piccola di origine africana le maestre si privano di un pasto alla settimana, ma il primo cittadino dice no


In fondo la storia è molto semplice: una bambina di quattro anni lasciata senza pasto, nella mensa del suo asilo, e rimandata a casa per volontà di un sindaco. In fondo questa è una nuova, piccola, storia feroce, una storia di uomini coraggiosi che si mettono a fare la guerra ai bambini. Ed è una di quelle facili guerre con cui alcuni amministratori della Lega provano a stravolgere la faccia bella del nord e a macchiare la generosità dei veneti con il pretesto della buona amministrazione. Sarebbe forse una “Nuova Adro” – questa storia – se a Fossalta di Piave la solidarietà dei genitori (che sono andati a protestare in istituto), delle insegnanti e dei collaboratori scolastici non si fosse opposta alle decisioni del sindaco e della direttrice scolastica. E sarebbe una storia sicuramente incredibile se a raccontarla a “Il Fatto” non fossero le testimonianze dei genitori, le carte bollate e persino le parole dei diretti interessati.

Ecco che cosa è successo. Nella Scuola dell’Infanzia “Il Flauto Magico” di Fossalta di Piave (che fa parte dell’Istituto comprensivo di Meolo) – una deliziosa scuola con i giochi fuori e cinque maestre bravissime – c’è una bambina di origine africana (la chiameremo Speranza, anche se questo non è il suo nome). Speranza ha una famiglia povera ma felice. Il padre operaio, la madre che si prende cura dei figli: lui lavora nelle industrie della zona, il pane non manca. Speranza ha quattro fratellini: due più piccoli di lei, due più grandi, già alle elementari. Quando entra in età scolare non riesce a iscriversi a scuola, perché non trova posto: l’istituto può accogliere solo cinquanta bambini. Quest’anno la mamma di Speranza (che chiameremo Maria, anche se questo non è il suo nome) fa in tempo a ricevere una buona notizia e un colpo durissimo. La buona notizia è che Speranza potrà finalmente entrare a scuola perché c’è posto per lei. Accede al tempo pieno, impara subito l’Italiano, si integra, aiuta la propria famiglia – e la madre che si esprime con pochissimi vocaboli e i verbi all’infinito – a inserirsi nella comunità fossaltina. Ma poi arriva anche il colpo: il papà di Speranza, dopo aver perso il suo lavoro e non essere riuscito a trovarne uno nuovo, sceglie di emigrare in Belgio, dove gli hanno promesso un impiego certo. Lo fa, e la piccola famiglia straniera inizia a vacillare. Era lui che si esprimeva in un italiano corrente, lui che teneva i rapporti con gli altri genitori. Maria resta sola: i soldi che arrivano dal Belgio sono pochissimi rispetto alle necessità di cinque bambini. I bimbi delle elementari hanno la refezione e il tempo pieno, ma Speranza, nella sua nuova classe, (anche se con la tariffa agevolata) deve pagare comunque cinquanta euro al mese. Se devi stringere la cinghia sono comunque tanti soldi. E così Maria si rivolge ai servizi sociali del comune, che le rispondono di non poter intervenire per aiutarla.

Nel frattempo (solo una settimana fa), le maestre della scuola escogitano una soluzione: ognuna di loro rinuncerà una volta a settimana al pranzo a cui ha diritto (sul posto di lavoro) e lo cederà alla bambina. E’ un gesto di solidarietà pragmatico, discreto. Aderiscono anche le due collaboratrici scolastiche, è d’accordo l’insegnante di religione che viene una volta a settimana. In un istituto in cui si servono 60 pasti e in cui mangiano 50 bambini, in realtà, le pietanze che ogni giorno avanzano basterebbero (e avanzerebbero) per tutti. Ma le maestre vogliono che non ci siano irregolarità e così si arrangiano: un giorno una di loro torna prima, un giorno un’altra si porta un panino, un altro ancora un’altra salta il pasto e dice scherzando che le farà bene alla linea.

Ma qui finisce il lato bello della storia e inizia la commedia surreale e grottesca. Il sindaco leghista Massimo Sensini (che è stato informato dai servizi sociali e dalla direttrice) viene a sapere della soluzione che è stata trovata e va su tutte le furie. Convoca la direttrice del comprensorio, Simonetta Murri e le spiega che “è responsabile di una gravissima irregolarità”. Prende carta e penna e scrive di suo pugno una lettera in cui si leggono frasi come questa: “Si sottolinea che il personale (della scuola, ndr.) non può cedere il proprio pasto senza incorrere in un danno erariale per il comune di Fossalta di Piave”. Insomma, per l’amministratore Sensini, le maestre che si privano del pasto per far mangiare una bambina di quattro anni, sono paragonabili a dei ladri che sottraggono al Comune beni di pubblica utilità. La direttrice sottoscrive la decisione, e a sua volta stila un ordine di servizio il cui senso è: “Se questo atteggiamento si ripeterà le responsabili saranno denunciate al provveditorato”. Con questa procedura le maestre rischiano provvedimenti disciplinari e la sospensione dall’insegnamento. E infatti non vogliono parlare. Maria viene informata che deve presentarsi a prendere Speranza alle 12.00 e non più alle 16.00. La bimba è costretta a saltare il tempo pieno e a separarsi dai suoi compagni di scuola. Maria fa quel che le è stato detto e, due giorni fa, la bimba scoppia a piangere in classe quando la madre la prende per portarla a casa. Ieri i genitori hanno chiesto un incontro alla direttrice dell’istituto per pregarla di risolvere la situazione.

Ma l’interessata spiega a “Il Fatto”: “Purtroppo condivido il richiamo che ci ha fatto il sindaco”. Le domandi come giudichi la sua lettera e lei ti risponde: “L’ho trovata ironica. E utile”. Ma in che senso? La Murri fa un esempio: “Se lei ha una casa del comune non la può subaffittare a dei terzi, capisce? E’ un reato. Se lei ha diritto ad un pasto della mensa non lo può dare a chi passa”. Provi a suggerire alla direttrice che la bambina non è una persona “che passa”. La Murri non accetta l’idea: “Ma vede, questo è un principio: quella soluzione era grave e dannosa. Se tutti volessero il pasto gratis noi cosa potremmo fare?”. Le chiedi se abbia ricevuto altre richieste: “Per ora no. Ma non potrebbero arrivare in tanti, siamo in tempi di crisi”. Provi a domandare se pensa che il fatto che la bimba sia extracomunitaria abbia prodotto la decisione dell’amministratore: “Penso proprio di no. Anzi, questa vicenda è la migliore garanzia della buona fede del sindaco: la bimba viene trattata come verrebbe trattato qualsiasi italiano”. Resti ancora incredulo, e cerchi il sindaco Sensini, classe 1951. Lo cerchi quattro volte, in comune, ti dicono che arriva alle 17.00. Ma lui non risponde e non richiama. Peccato. In fondo, questa è una storia semplice, una piccola storia di ordinaria ferocia. Ma la parola fine – per fortuna – non è stata ancora scritta.

Da Il Fatto Quotidiano del 4 febbraio 2011
ARTIGIANO CONTRO LA PATRIMONIALE LEGHISTA, L'IMU
90 Giovedì 03 Febbraio 2011 17:09
HERMES
Gli artigiani bocciano il federalismo
L’Imposta municipale unica (Imu) va a colpire i piccoli imprenditori. Merletti (Confartigianato): «Un giro di vite. Ma hanno fatto i conti senza l’oste». Orsi (Cna): «Così com’è non mi sta bene»

Far digerire questo federalismo ai 23.500 artigiani della provincia di Varese non sarà facile, nemmeno per Umberto Bossi. Il testo sul federalismo con l’introduzione dell’Imu (imposta municipale unica) andrebbe a colpire gli immobili ad uso aziendale di imprenditori, artigiani e commercianti. Quelli che la Lega Nord, a parole, ha sempre detto di voler difendere e in qualche modo rappresentare sul piano politico. Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Varese e Confartigianato Lombardia, è a dir poco imbufalito. «Questo provvedimento è un giro di vite su imprenditori e cittadini che, in tempo di crisi, hanno già dato abbastanza».
ARTICOLO: http://www3.varesenews.it/economia/articolo.php?id=194628
TASSA SUL TURISMO TARGATA LEGA NORD, VERGOGNA!
89 Giovedì 03 Febbraio 2011 17:07
HERMES
giovedì 3 febbraio 2011
Doccia fredda per il Garda: una nuova tassa sul turismo targata Lega Nord
La tassa sul soggiorno, proposta dal Governo Berlusconi, non piace agli albergatori che tramite Confesercenti hanno preso posizione. «Se questo è il federalismo, partiamo con il piede decisamente sbagliato». Marco Polettini, albergatore di Desenzano e presidente Provinciale di Asshotel, l'associazione delle imprese ricettive bresciane aderente a Confesercenti, commenta negativamente la nuova tassa introdotta dal federalismo municipale targato Lega Nord.

Per il Partito Democratico serve allentare il carico fiscale, ridurre il costo del lavoro continuando la strada intrapresa da Prodi con il cuneo fiscale, contributi e iniziative a favore del turismo ecosostenibile, una sinergia tra tutte le comunità riviersasche per promuovere il Lago di Garda nei mercati esteri, come unica grande proposta di grande pregio cultrale e paesaggistico.

Invece pdl/lega pensano bene di reintrodurre la tassa di soggiorno, abolita diversi anni fa e considerata nefasta da tutti coloro che si occupano per professione di ospitalità, per far fronte alle necessità di bilancio dei Comuni, senza che al turismo ritorni alcun vantaggio concreto.

Un vero federalismo è necessario e possibile, quello proposto dalla lega è un pasticcioproposta contreta scritta nero su bianco dall'assemblea del Partito Democratico e fa sorridere Berlusconi che parla delle opposizioni come il partito delle tasse, visto che è il primo ad aumentarle. L'alternativa per un vero federalismo c'è, è una , basta solo metterci alla prova!
CLIENTELISMO, POSTO CHIAVE ALLA PUPILLA DI ROSI MAURO
88 Giovedì 03 Febbraio 2011 14:21
L'AUTORE
Da "Il Corriere della Sera" di mercoledì 2 febbraio 2011

Per la nomina indicata Elisabetta Serafin. Ma il centrosinistra insorge: scavalcherebbe i tre vicepresidenti e 17 parlamentari più anziani Senato, posto chiave alla pupilla di Rosi Mauro Intesa con il Pdl, leghista in corsa come segretario generale. Primo passo per guidare Palazzo Madama? ROMA - Segretario generale di Palazzo Madama: nella pubblica amministrazione non sono molte le poltrone che garantiscono altrettanti soldi e altrettanto potere a chi ha la fortuna di trovarsi seduto lì sopra. Come sa bene Antonio Malaschini.

Il quale ora passa da un dorato stipex~dio di oltre mezzo milione di eurou`anno a una dorata pen sione di analoga entità. A cui si sommerà pr il prossimo decennio anche una dorata sine cura: lo stipendio da magistrato di Palazzo Spada, che in base alla legge l`ormai ex segretario generale del Senato, 64 anni fra tre mesi, potrà riscuotere fino all`età di 75 anni. Venerdì 28 gennaio il Consiglio dei ministri ha nominato il Cavaliere di gran croce Malaschini consigliere di Stato, aprendo contestualmente la strada a una successione molto contrastata.

Fuori gioco il numero due dell`amministrazione, il vicesegretario più anziano Giuseppe Castiglia, sul quale evidentemente pesano gli apprezzamenti che riscuoterebbe nel centrosinistra, il presidente del Senato Renato Schifani punta su un. consigliere parlamentare di 52 anni, donna. Si chiama Elisabetta Serafin ed è tradizionalmente considerata nelle grazie di Malaschini.

Una scelta che potrebbe apparire perfino coraggiosa e controcorrente, per una burocrazia paludata nella quale le donne sono come le mo- sche bianche: basti dire che dei 25 consiglieri parlamentari attualmente in organico ben 22 sono uomini e che dal 1941 a oggi mai nessuna donna è arrivata alla vetta dell`amministrazione.

Peccato che stia letteralmente scatenando un putiferio in Senato, suscitando anche le dure reazioni dell`opposizione. Il fatto è che Elisabetta Serafin scavalcherebbe con un balzo da canguro non soltanto i tre vicesegretari generali Castiglia, Nicola Benedizione e Fabio Garella, ma pure gli altri 17 consiglieri parlamentari che la precedono nella graduatoria di anzianità dei ruoli.

Ma soprattutto il centrosinistra intravede dietro questa nomina un piano per mettere l`amministrazione di Palazzo Madama in mani non ostili al Carroccio, d`intesa con il Pdl. Un disegno del quale sarebbe artefice la vicepresidente del Senato Rosi Mauro, fedelissima di Umberto Bossi e presidente del sindacato leghista Sinpa, nonché determinata sostenitrice della candidatura di Elisabetta Serafin. Tutto ciò in previsione magari di una clamorosa staffetta fra Pdl e Lega ai vertici di Palazzo Madama, se anche le prossime elezioni politiche dovessero premiare l`attuale coalizione.

Ma questa, va detto, non è altro che materia per i dietrologi. Gli stessi che fanno notare come lo stato maggiore del Carroccio prediliga sempre più spesso il confortevole ristorante del Senato per i vertici politici protratti fino a tarda sera, per la felicità del personale addetto alla sala.

Con queste premesse è scontato che la nomina del segretario generale, di competenza del consiglio di presidenza su proposta di Schifani, si risolverà nell`ennesimo scontro fra maggioranza e opposizione. Nel caso in cui i rappresentanti del centrosinistra (sette su nove) dovessero votare contro la candidata del presidente del Senato, per la prima volta nella storia l`investitura di una figura a cui viene tradizionalmente attribuito un ruolo super partes non avverrebbe l`unanimità.

Non soltanto, come potrebbe sembrare, una questione di forma.

Gli otto anni di Malaschini sono stati un`epoca felice. Probabilmente irripetibile. Dal 2002 al 2010 le spese di Palazzo Madama sono pas sate da 463,6 a 594,5 milioni, con un aumento mostruoso del 28,2% (il doppio dell`inflazione). E la linea Maginot eretta a difesa dei privilegi, sia dei senatori sia dei dipendenti di Palazzo Madama, ha resistito benissimo: mostrando appena qualche crepa di poco conto. Ma per quanto ancora potranno evitare che i nodi vengano al pettine, è difficile dire. E non è escluso che il successore di Malaschini debba prima o poi affrontare una stagione assolutamente inedita. Quella dei tagli:

veri.

Sergio Rizzo
La Lega ce l'ha molle
87 Mercoledì 02 Febbraio 2011 09:58
EX-LEGHISTA
Un tempo era il Re Mida e trasformava in oro qualunque cosa toccasse. Poi divenne il Re Merda, ma menava gramo solo agli altri. Ora invece porta sfiga anche a se stesso. È talmente disperato che chiede aiuto perfino a Bersani per un “piano bipartisan per la crescita” (soprattutto la sua), subito respinto al mittente. E viene scaricato financo da D’Alema. Il che è davvero tutto dire. Il suo mortifero contagio miete vittime a ritmi ormai quotidiani. Prendete Mubarak: regnava tranquillo sull’Egitto da trent’anni, poi lui l’ha evocato come zio di Ruby e l’ha stecchito sul colpo. E la Lega? A furia di abbracciare il suo cadavere politico, s’è trasformata geneticamente: perso quel che restava della sua carica vitale e celodurista, è diventata un budino verde gelatinoso, molliccio, tremolante. Bobo Maroni scrive letterine tremebonde al Pompiere della Sera, roba che nemmeno Bondi dei tempi d’oro, denunciando “l’antiberlusconismo manicheo, elitario e inconcludente” (tipo quello della Lega delle origini, quando B. era “il mafioso di Arcore”) e invocando “una tregua” con linguaggio doroteo. Fa una certa tristezza ricordare che proprio 20 anni fa la Lega teneva il suo congresso fondativo: “La rivoluzione della Lega – tuonò Bossi – è l’unica rivoluzione possibile!”. Da allora molta vaselina è passata sotto i ponti padani, visto com’è finito il noto movimento rivoluzionario che oggi si aggira in pantofole nelle mense e negli angiporti del magnamagna romano. Come diceva Longanesi, “in Italia le rivoluzioni cominciano in piazza e finiscono a tavola”. Figurarsi l’entusiasmo dei lumbard duri e puri nell’apprendere che l’altro giorno Flavio Tosi, il terribile sindaco di Verona con 85 denti, tutti canini, s’è ridotto a intitolare “con orgoglio e soddisfazione” un ponte sull’Adige a Mariano Rumor, elogiandolo come “grande statista veneto e italiano, che non solo fu una delle figure che segnarono politicamente il nostro Paese, ma che ancor oggi è per tutti noi un modello e un esempio di come è possibile fare politica in modo onesto, con grande impegno e dedizione a servizio della gente”. Rumor, il “pio Mariano” fondatore dei dorotei, il premier dei governicchi balneari, il maestro del dolce far nulla e del tirare a campare, il triumviro del Pi-ru-bi (Piccoli-Rumor-Bisaglia), l’omino curiale, lattiginoso ed effeminato dalla manina flaccida e sudaticcia? Rumor nuovo “modello ed esempio” dei leghisti? Pare proprio di sì, a giudicare come si muove un altro ex celodurista come Calderoli, il coniglietto mannaro che ogni giorno smussa un pezzo di federalismo per farlo digerire a questo e quello. Col risultato che ormai – scrive Luca Ricolfi sulla Stampa – persino i federalisti più convinti “vedono con raccapriccio che quello che si sta consumando a Roma, fra infinite riunioni, tavoli tecnici, negoziati non è l’ultimo passaggio di un lungo cammino, ma una mesta, lenta e non detta agonia del federalismo”. E arrivano ad “augurarsi che tutto si blocchi, tali e tante sono le concessioni che gli artefici della riforma sono stati costretti a fare alla rivolta degli interessi costituiti e alla miopia del ceto politico locale”. Basti pensare che, dopo gli ultimi assalti dei comuni del Centro-Sud, si dà per scontato che il federalismo non ridurrà, ma aumenterà la pressione fiscale. Un affarone. Senza contare – ricorda Ricolfi – “l’obbrobrio anti-federalista per cui i comuni si finanzieranno con tasse pagate dai non residenti (imposta di soggiorno e Imu sulle seconde case), con tanti saluti al principio del controllo dei cittadini sui loro amministratori”. Infatti, fra l’aborto del federalismo e i racconti edificanti delle bunga-bunga girls, la Lega che fino a qualche mese fa volava nei sondaggi oggi perde punti a rotta di collo. Ci vorrebbe il Carroccio di 20 anni fa, o almeno di 15, per scaricare il “mafioso di Arcore” prima di finire nella tomba con lui. Ma non si esclude che un paio di capoccia lumbard, pur decrepiti e malmessi, conservi ancora un pizzico di memoria. Alzheimer permettendo.

Il Fatto Quotidiano del 01 febbraio del 2011
Marco Travaglio
Indagato consigliere del Csm, Matteo Brigandì (già avvocato di Bossi)
86 Martedì 01 Febbraio 2011 17:36
L'AUTORE
Secondo l'accusa ha consegnato le carte alla giornalista de Il Giornale per scrivere l'articolo su Ilda Boccassini
Il consigliere del Csm Matteo Brigandì, membro laico in quota Lega, è indagato dalla procura di Roma per abuso d’ufficio in relazione all’inchiesta per la quale è stata eseguita oggi una perquisizione nell’abitazione della cronista de Il Giornale, Anna Maria Greco. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Pierfilipo Laviani, è partita da una segnalazione ufficiale fatta dal Consiglio superiore della magistratura. Brigandì, secondo l’accusa, avrebbe passato documenti interni al Csm alla giornalista che ha poi redatto un articolo sul procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, dal titolo “La doppia morale di Boccassini”. A disporre le perquisizioni è stato il pubblico ministero Silvia Sereni. Il provvedimento è stato disposto per la presunta violazione dell’articolo 323 del codice penale, quello relativo all’abuso d’ufficio.

Brigandì non è nuovo agli onori delle cronache. Ex democristiano, ex socialista poi leghista. Ex avvocato di Umberto Bossi, “procuratore della Padania”, nel 2006 viene condannato in primo grado per truffa aggravata alla regione Piemonte. Memorabile, nell’occasione, la difesa d’ufficio di Bossi: “Se non è una questione di donne, Matteo è innocente”. E difatti Brigandì sarà poi definitivamente assolto nel 2009. Messinese di origine, trapiantato a Torino da piccolissimo, si porterà dietro il soprannome di “terrone” fino all’ingresso in Parlamento. Ma sarà proprio la considerazione per gli atteggiamenti con il gentil sesso a dargli notorietà. Come quando Striscia la notizia lo coglie a fare giochini poco consoni in pieno lavoro parlamentare: l’avvocato ha in mano un foglio di carta con un buco, le mani dietro mimano parti anatomiche… Il rapporto con le donne, del resto, gli costa ancora oggi un altro processo da affrontare. L’esponente leghista è infatti imputato in corte di Appello per violazione degli obblighi di assistenza nei confronti della figlia, oggi ventiduenne, quando questa aveva 15 anni. In primo grado è stato condannato a sei mesi con la condizionale, e durante il processo ha versato 28mila euro alla figlia. Ma il giudice lo condanna per gli anni precedenti. Ecco uno stralcio delle motivazioni della sentenza: “L’imputato negava di essersi disinteressato della figlia. Segnalava pure che aveva un reddito di 5mila euro mensili, che doveva mantenere un’altra figlia, che doveva una cospicua somma di denaro al partito di cui faceva parte”. Una giustificazione che non fa presa sulla corte: “Sul fatto che l’imputato sarebbe onerato da obblighi verso il partito… non pare si debbano spendere molte parole sulla priorità dei suoi obblighi”.

Ma torniamo a oggi. Secondo la procura di Roma, infatti, il leghista Matteo Brigandì è la talpa che ha permesso al quotidiano di Paolo Berlusconi di attaccare il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, titolare dell’indagine sul giro di prostitute legate al premier. Brigandì ha consultato un fascicolo sulla Boccassini vecchio di trent’anni. La sera del 25 gennaio, come risulta dalla foto che abbiamo pubblicato, partecipa al vertice del Pdl nell’abitazione romana di Silvio Berlusconi. Due giorni dopo, il Giornale (perquisita questa mattina la sede) pubblica un pezzo intitolato “La doppia morale di Ilda Boccassini”. All’incontro di Palazzo Grazioli, quel giorno ci sarà anche Valter Lavitola, l’editore dell’Avanti che a Santa Lucia ha investigato sulle società offshore che gestiscono l’appartamento di Montecarlo del cognato di Gianfranco Fini. E sempre 48 ore dopo dopo il ministro degli Esteri Franco Frattini interviene in Parlamento per parlare del caso Tulliani.

Il consigliere del Csm Brigandì nei giorni scorsi aveva ammesso di aver visionato il fascicolo sul procedimento disciplinare di Ilda Boccassini e aveva anche aggiunto di averlo restituito agli uffici di Palazzo dei Marescialli dopo pochi minuti escludendo di aver mai passato le carte ai giornalisti de Il Giornale. Lo stesso Brigandì, aveva chieste la settimana scorsa al vice presidente del Csm, Michele Vietti, di far luce sull’episodio. Come sia andata veramente cercheranno di capire i magistrati, che hanno anche fatto sigillare dai carabinieri i suoi uffici al Csm.

Immediata invece la replica di difesa del quotidiano: ”Per l’ennesima volta la casta dei magistrati mostra il suo volto violento e illiberale”, è il primo commento del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti. “La perquisizione nell’abitazione privata della collega Anna Maria Greco, autrice dell’articolo che conteneva sentenze pubbliche del Csm, non solo è un atto intimidatorio ma una vera e propria aggressione alla persona e alla libertà di stampa. Stupisce che soltanto le notizie non gradite ai magistrati inneschino una simile repressione quando i magistrati stessi diffondono a giornalisti amici e complici atti giudiziari coperti da segreto al solo scopo di infangare politici non graditi”.

E sulle perquisizioni è intervenuto anche Franco Siddi, segretario generale della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana). “Oggettivamente, non se ne può più” ha detto. “Nello scontro politica-magistratura non possono essere chiamati a pagare i giornalisti se danno notizie, ancorché su di esse e sulla loro valenza in termini di interesse pubblico, ciascuno possa avere opinioni diverse”. La perquisizione di oggi, ha aggiunto, “a carico della collega appare, allo stato, assolutamente incomprensibile, oltreché, nei fatti, pesantemente invasiva. Le notizie ‘riservate’ non escono mai con le proprie gambe”. Ma, “se si volesse prendere a prestito una espressione del moderno linguaggio politico-giudiziario, si potrebbe dire che si va a cercare presunte colpe, neanche meglio precisate, nell’utilizzatore finale. Cosi non si può andare avanti”. E, conclude, “ai giornalisti è chiesto, tanto più in questa fase di scontro politico e istituzionale dai toni esasperati, di alzare l’asticella della responsabilità, per non fare la fine dei vasi di coccio. Ma occorre misura e rispetto, da parte di tutti”.

Come che sia, Matteo Brigandì rischia ora di essere sospeso dalla carica di consigliere del Csm. L’articolo 37 della legge del 1958 istitutiva del Csm prevede infatti che ogni consigliere del Csm può essere sospeso se sottoposto a un procedimento penale per un delitto non colposo; si tratta dunque di un provvedimento facoltativo, mentre la sospensione è “di diritto”, cioè automatica nel caso in cui un componente del Csm sia sottoposto alla custodia cautelare o arrestato. La decisione nei casi facoltativi spetta allo stesso organo di autogoverno dei magistrati. Su Brigandì, però, potrebbe anche abbattersi una tegola ancora più pesante, ma non in relazione all’inchiesta della procura di Roma: rischia di dover lasciare definitivamente il Csm se la Cassazione confermerà una delle due condanne che gli sono state inflitte in appello. Oltre alla violazione degli obblighi di assistenza familiare, infatti, l’ex avvocato di Bossi è sotto processo per diffamazione nei confronti di un direttore della Regione Piemonte. E’ ancora infatti la legge istitutiva del Csm a prevedere la “decadenza di diritto” qualora un componente del Csm sia stato condannato con sentenza irrevocabile per un delitto non colposo.
E' GUERRA IN CASA LEGA: IL VENETO E LE CORRENTI
85 Martedì 01 Febbraio 2011 08:39
L'AUTORE
Bossi, il cerchio magico e i rottamatori padani alla guerra di successione



DI ALBERTO STATERA




Una nuova specie è in gestazione nelle verdi province del nord: il rottamatore padano. A simiglianza di quanto avviene nel Pd con i giovanilisti Matteo Renzi e Pippo Civati, un crescente clangore di spade sguainate verso le antiche nomenclature si leva nel Veneto e nella Lombardia leghiste, in preparazione del futuro duello per la successione a Umberto Bossi. Se ne misureranno i segnali nei congressi provinciali veneti, partiti ieri a Vicenza. Ma è già evidente, visti i sanguinosi scontri interni, è che quando il giorno verrà nessuno potrà garantire la successione "dinastica" cui Bossi e il suo cerchio magico di fedelissimi lavorano.
La prima scaramuccia si è consumata la settimana scorsa, quando Flavio Tosi, ipervotato sindaco di Verona, al risuonare delle note dell'inno di Mameli è scattato sull'attenti, dopo aver invitato il presidente Giorgio Napolitano a celebrare il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia all'Arena. Una sfida plateale alle direttive lombarde provenienti da via Bellerio. Sullo sfondo la battaglia non più sotterranea per la segreteria "nazionale" della Lega Veneta. Quando Tosi lasciò via libera a Luca Zaia per la presidenza della regione, la segreteria fu promessa a lui. Ma Bossi non se ne fida, teme che diventi troppo potente e si trasformi in una spina nel fianco, come avvenne nel 1998 con l'allora segretario Fabrizio Comencini, che trascinò con sé otto dei nove consiglieri regionali e fu espulso con ignominia. Il nono consigliere era Giampaolo Gobbo, che da quasi tre lustri è segretario e che Bossi intende ora confermare o sostituire con chiunque non si chiami Tosi.
A parte i familiari, la moglie Manuela Marrone e la badante Rosy Mauro (peraltro con quotazioni in ripida discesa), Gobbo fa parte del cerchio magico bossiano, con i veronesi Federico Bricolo, capogruppo al Senato, Francesca Martini, sottosegretario alla Sanità, con il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni e pochi altri.
Fallito il tentativo per creare un grande polo bancario veronese con la bocciatura dell'aumento della partecipazione di Cariverona nel Banco Popolare dallo 0,5 al 5%, Tosi è adesso la preda designata del cerchio magico bossiano, che ha emanato una sorta di fatwa, come la ha definita il senatore del Pd Andrea Marcucci. Hanno messo in giro la voce che sia sul punto di passare con Berlusconi, il quale teme un'altra batosta elettorale in Veneto e in Lombardia (dove forse dovrà subire persino la designazione di Renzo Bossi, il Trota, a vicesindaco di Milano) trascinato dal ministro trevigiano Maurizio Sacconi. Tosi ha smentito e c'è da credergli, perché il ragazzo, come lo chiama Gobbo, ha ben altre ambizioni che finire nella campagna acquisti berlusconiana, seduto come è sul 30% dei voti veronesi. Chissà che non si metta lui alla testa dei timidi rottamatori padani, prendendo la corsa lunga per la futura successione del sultano, quando gli aspiranti come il suo amico Bobo Maroni saranno ormai nella galleria delle "vecchie facce". Naturalmente, a rischio di essere rottamato lui stesso come nel 1998 avvenne al presunto imbattibile Fabrizio Comencini.
a.statera@repubblica.it
si della lega ai soldi ai giornali di partito ed editoria
84 Lunedì 31 Gennaio 2011 15:54
L'AUTORE
(ASCA) - Roma, 31 gen - ''Con il nostro emendamento al milleproroghe chiediamo di ripristinare nel decreto quello che nello stesso provvedimento e' stato tolto all'editoria per finanziare altri capitoli''. Alla vigilia del pronunciamento delle Commissioni Affari Costituzionalita' e Bilancio del Senato sull'ammissibilita' e copertura finanziaria degli emendamenti al decreto milleproroghe, il senatore della Lega Nord Roberto Mura, intervistato dall'agenzia radiofonica Area, sollecita il via libera alla proposta di modifica, firmata da tutti i gruppi politici, che chiede di riportare da 50 a 100 milioni di euro i contributi per l'editoria, come previsto dalla precedente legge di stabilita'.

''Si e' trattato di uno scippo - afferma Mura - che ha tolto qualcosa che era dovuto. Per questo sono moderatamente ottimista sulla possibilita' che la nostra richiesta venga accolta. Certo - aggiunge - sara' difficile per il futuro arrivare alle stesse cifre stanziate in passato per i contributi diretti''. L'esponente del Carroccio sollecita, per il futuro ''una grande riforma dell'editoria, per fare in modo che ogni anno non si torni a lottare per lo stesso motivo: i contributi pubblici sono impopolari - spiega - ma sono necessari per la sopravvivenza di tanti piccoli giornali, locali o di partito, che garantiscono il pluralismo dell'informazione. C'e' bisogno - conclude Mura - di una legge che faccia pulizia, dando a chi realmente fa informazione la possibilita' di confrontarsi sul mercato ed eliminando tutti quei soggetti che percepiscono i contributi statali senza averne diritto''.

red-lsa/sam/rob
VIOLENZA SESSUALE LIEVE, LEGHISTI FIRMATARI
83 Domenica 30 Gennaio 2011 16:22
Hermes
Si commenta da sé.Si erano inventati un emendamento proprio carino.Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori.Firmatari alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in ,flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di "minore entità".Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale "di lieve entità" nei confronti di un bambino.Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c'è stato il fuggi-fuggi, il "ma non lo sapevo", il "non avevo capito", il "non pensavo che fosse proprio così" uniti all'inevitabile berlusconiano "ci avete frainteso". Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell'emendamento1707.

Annotateli bene (e ricordate le facce):
sen. Maurizio Gasparri (Pdl),
sen. Federico Bricolo (Lega Nord
Padania),
sen. Gaetano Quagliariello (Pdl),
sen. Roberto Centaro (Pdl),
sen. Filippo Berselli (Pdl),
sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord
Padania)
sen. Sergio Divina (Lega Nord
Padania).

Per la cronaca:


il sen. Bricolo era colui che proponeva il "carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio
pubblico" (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina o un bambino);
il sen. Berselli è colui che ha dichiarato "di essere stato iniziato al sesso da una prostituta" (e da qui si capisce molto...);
il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari "emendamenti per impedire imatrimoni misti";
mentre il sen Divina è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che "i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone" (citazione di una frase di Mussolini).
...e adesso cominciamo a riflettere se essere sempre politically correct con chi li ha votati sia una
mossa che paga...
RUBY E BELSITO
82 Sabato 29 Gennaio 2011 10:17
L'AUTORE
In casa Ruby il biglietto
del sottosegretario BelsitoLa polizia giudiziaria ha sequestrato nell'appartamento della ragazza il biglietto da visita del politico genovese. Il politico si difende: "Ruby non l'ho mai vista né conosciuta. Sono una persona riservata. Aveva il mio biglietto da visita? Ne distribuisco tanti". Da segretario a numero due di Calderolidi AVA ZUNINO

Francesco Belsito
Nell'affaire di Ruby, la ragazza marocchina attorno alla quale è esploso il caso delle notti di Arcore, spunta una traccia genovese. Anzi, un personaggio genovese: è Francesco Belsito, della Lega Nord, sottosegretario alla Semplificazione.

Un suo biglietto da visita è stato trovato, insieme a quelli di altri personaggi delle istituzioni, nella casa di Quarto, in via Swimburne, dove Ruby abita con Luca Risso. Il biglietto recita "Francesco B. - Presidenza del Consiglio dei Ministri". Il biglietto da visita fa parte del materiale sequestrato dalla polizia giudiziaria di Milano, che il 14 gennaio scorso aveva perquisito l'appartamento di Quarto.

"Ruby non l'ho mai vista né conosciuta. E non sono mai stato in vita mia all'Albikokka". Si difende così Francesco Belsito. "Sono una persona riservata. Aveva il mio biglietto da visita? Ne distribuisco tanti".

Francesco Bruzzone, segretario ligure della Lega Nord Liguria, resta di sasso. Dice: . Alfredo Biondi aveva conosciuto Belsito nella sede genovese di Forza Italia, prima che questi aderisse alla Lega. .

Belsito, che è nato a Genova nel 1971, è il segretario amministrativo della Lega Nord da quasi quattro anni. Iscritto alla Lega dal 2003, nel capoluogo ligure il suo primo incarico era stato quello di capo della segreteria del leghista Francesco Bruzzone che all'epoca era presidente del consiglio regionale. Poi ha fatto carriera a livello nazionale, fino alla nomina nel cda di Fincantieri e all'incarico governativo.

Personaggio riservato, Belsito nei mesi scorsi è stato suo malgrado al centro di almeno tre vicende controverse: una riguarda il "giallo" del suo titolo di studio, laurea in Scienze Politiche. Davanti al fatto che il rettore avesse escluso il conseguimento di una laurea, e dall'ateneo fosse partita una segnalazione alla Procura Generale di Genova, Belsito aveva spiegato: . La seconda vicenda controversa ha visto in campo il sindacato di Polizia Silp-Cgil: ha protestato perchè il sottosegretario Belsito utilizza per la sua Porsche Cayenne il parcheggio riservato alla Questura, anche quando non è in servizio. La terza vicenda è l'autorizzazione al transito sulle corsie gialle con la sua auto personale, che il Comune di Genova non avrebbe condiviso ma è stato rilasciato in virtù dell'esigenza del sottosegretario di "spostarsi velocemente".
(28 gennaio 2011)
repubblica.it
CONDONO QUOTE LATTE
81 Giovedì 27 Gennaio 2011 19:50
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27 gennaio 2011 Gli emendamenti al decreto Milleproroghe al vaglio del Parlamento: doni e presenti agli amici degli amici
Si riapre la ‘partita’ dei condoni e delle sanatorie con gli emendamenti al ‘milleproroghe’ all’esame delle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio di Palazzo Madama. Dalla riapertura dei termini per il condono edilizio e lo stop delle demolizioni in Campania, fino alla proroga di 6 mesi per il pagamento delle multe per le quote latte.

CONDONI EDILIZI - Ma non e’ detto che le misure di sanatoria passino. Infatti martedi’ prossimo e’ atteso un primo vaglio: le ammissibilita’. Cioe’ la presidenza dovra’ stabilire quali proposte potranno essere ammesse all’esame soprattutto rispetto alla loro compatibilita’ con la materia in esame (proroghe appunto). Poi ci sara’ una seconda scrematura: passeranno solo le proposte con copertura certa. E infine una terza: i singoli gruppi dovrebbero infatti indicare solo pochi argomenti qualificanti sui quali intervenire. E quindi un ulteriore sforbiciata alle proposte rimaste ‘superstiti’ dai primi due passaggi. Cosi’ da circa 1.600 emendamenti si dovrebbe scendere addirittura a poche decine. La maggioranza pero’ inizia a manifestare i primi mal di pancia. L’attenzione viene catalizzata soprattutto dalla richiesta di riaprire i termini per il condono edilizio. Proposta avanzata da Carlo Sarro e una ventina di esponenti del Pdl. Il Pd stigmatizza l’iniziativa gridando ‘vergogna’ e Roberto Della Seta e Francesco Ferrante parlano del ‘solito emendamento dei senatori campani che vuole rinviare le demolizioni di immobili abusivi disposte dalla magistratura e riaprire il condono in Campania’ insieme ad ‘un altro emendamento che riapre il condono del 2003 in tutta Italia’.

QUOTE LATTE - Vizzini sull’argomento si mostra perplesso e taglia corto: ‘presentare un emendamento sul condono non e’ una vergogna, casomai approvarlo…’. Legambiente stigmatizza l’ennesimo tentativo. Sarro si difende: ‘sul condono c’e’ una mistificazione del Pd’. E spiega di averlo chiesto solo per la Campania. Replica il Pd ‘non e’ vero e’ un condono generalizzato’. Tornano d’attualita’ anche le multe sulle quote latte: la Lega chiede infatti 6 mesi in piu’ per pagarle (costo 30 milioni). La Cia (confederazione italiana agricoltori) protesta: basta con le ‘furbate’. Il relatore per la commissione Bilancio, Gilberto Pichetto Fratin (Pdl), annuncia di avere allo studio, insieme al ministero dell’Economia, un emendamento sul patto di stabilita’ interno. Il leader della Uil, Luigi Angeletti, annuncia che e’ in corso un confronto sulla possibilita’ di mettere a punto una proroga al termine per presentare ricorso contro contratti a termine scaduti entro il 24 novembre e considerati irregolari. Tutti chiedono di ripristinare i fondi per l’editoria.

(ANSA)
BERGAMO, NESSUNA FRONDA LEGHISTA A NAPOLITANO
80 Giovedì 27 Gennaio 2011 15:18
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Bergamo, 27 gennaio 2011 - «Le notizie in merito a presunte assenze di sindaci della Lega Nord alle cerimonie in programma in occasione della visita a Bergamo, il 2 febbraio prossimo, del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sono prive di qualsiasi fondamento. Tanto più se collegate a presunte proteste a sostegno del federalismo visto che la votazione a Roma, in Commissione bicamerale, è prevista nelle stesse ore in cui il Capo dello Stato sarà in città.

Anche logisticamente, quindi, sarebbe difficile immaginare iniziative plateali». Il segretario provinciale del Carroccio, Cristian Invernizzi, stronca sul nascere le voci, diffusesi nella giornata di ieri, secondo le quali i primi cittadini orobici del movimento lumbard sarebbero stati pronti a disertare l’incontro di mercoledì prossimo con Napolitano se nelle stesse ore, dalla Camera dei Deputati, non fosse arrivato il via libera ai decreti attuativi del federalismo fiscale firmati dal ministro Roberto Calderoli.

«Non so chi abbia potuto mettere in giro simili fantasie — scandisce Invernizzi —. Anch’io le ho lette in qualche agenzia ma non riesco a capire da che parte possano essere saltate fuori. Il voto finale sui provvedimenti legati al federalismo, oltretutto, è fissato addirittura per il giorno successivo, ovvero il 3 febbraio. Ciò esclude già di per sé che vi possa essere la volontà di contestare qualcosa di non ancora avvenuto».


Un’indiretta conferma del fatto che nello stato maggiore del partito di Bossi non ci sarebbe l’intenzione di dare la stura a polemiche controproducenti, peraltro in un frangente politico delicatissimo, era del resto arrivata sempre ieri mattina dal presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni, il quale, incontrando i rappresentanti dell’”Ente bergamaschi nel mondo”, aveva confermato la sua presenza alla giornata «insieme al presidente della Regione, Roberto Formigoni».

Pure dal presidente della Provincia, Ettore Pirovano (la cui partecipazione agli eventi organizzati per il Capo dello Stato è comunque sempre stata fuori discussione essendo il numero uno di via Tasso cofirmatario, insieme al sindaco di Bergamo Franco Tentorio, dell’invito inviato al Quirinale dalla Città dei Mille in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia) arriva una categorica smentita:

«Ho sottoscritto con piacere il manifesto di benvenuto a Napolitano: la sua visita dà lustro alla città e a tutta la nostra provincia. Non ci sogneremmo mai di boicottare questo incontro, non esiste alcun ordine di scuderia in questo senso». Prima delle chiare prese di posizione dei vertici provinciali del Carroccio, era stato il rappresentante dell’Italia dei valori al Pirellone, Gabriele Sola, a chiedere ai vertici della Lega «di smentire il più presto possibile le voci sulle presunte intenzioni dei loro sindaci bergamaschi». Detto, fatto:

«Non stiamo pensando a nessuna contestazione — conclude Invernizzi —. Semmai è giusto precisare che, come movimento, abbiamo deciso di non impartire ordini di scuderia agli amministratori in merito alla loro partecipazione. Ciascuno, quindi, potrà decidere in piena autonomia se esserci o meno. Ma senza nessuno spirito di protesta».

di Alessandro Borelli

WWW.ILGIORNO.IT
BOSSI AL CORRIERE!!!!!!!
79 Giovedì 27 Gennaio 2011 14:30
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BOSSI: "Io sono tutto tranne che un imbroglione». E la sua «fedeltà» Bossi la rivendica anche nel campo affettivo: «Anche con le donne - dice - non sono un imbroglione. Alla fine ho sposato la Manuela»". EXCUSATIO NON PETITA ACCUSATIO MANIFESTA!!!!!!!!!! UMBERTO MAGNO!!!!!!!!!!!
La Lega non si accorge della parentopoli di Milano-Ristorazione
78 Mercoledì 26 Gennaio 2011 11:45
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CORRIERE DELLA SERA - 26-01-2011
MILANO - Dopo i recenti casi di Roma (Ama, Atac e Cotral) e di Venezia (Actv) ecco la versione di «Parentopoli» in salsa meneghina. Accade dentro Milano Ristorazione, la società privata ma a capitale pubblico (99% comune di Milano, 1% Sogemi) che produce e distribuisce i pasti ai bambini di 450 scuole milanesi. Milano Ristorazione, finita anche nel mirino di una class action dei genitori dei bambini, conta oggi quasi mille dipendenti (di cui 6 dirigenti, 12 quadri, 154 impiegati, 796 operai). Per il presidente Roberto Predolin, da pochi mesi subentrato a Michele Carruba, quella di assumere parenti, seppur disdicevole eticamente è una pratica «legittima dal punto di vista legale». E cita una sentenza della corte di Cassazione che afferma «che ad un ente pubblico economico o una società per azioni, benché a capitale pubblico, totale o parziale, nonostante mantenga l’evidenza pubblica a vari fini, come quello ad esempio del controllo della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria o della responsabilità amministrativa dei loro amministratori, si applica la disciplina privatistica del codice civile». Tutto questo almeno fino al giugno del 2008 quando una nuova normativa (legge 133/2008) ha richiesto anche per le «spa pubbliche» la procedura concorsuale per le assunzioni. Ed allora? «Allora stiamo esaminando caso per caso i nominativi per verificare se ci sono stati abusi. A prima vista comunque si tratta di gente preparata… e le assunzioni (fino al 2008, ndr) anche se non condivisibili eticamente sono perfettamente legali», giura Predolin.


Roberto Predolin, presidente (Fotogramma)
I NOMI - E allora vediamo le parentele dentro via Quaranta. Cominciamo dal direttore generale, Mauro Bianchi, finito nell’occhio del ciclone in questi giorni e sospeso dall’incarico per via di una maxi-liquidazione di oltre un milione di euro che è riuscito ad ottenere sulla base di un vecchio contratto che l’attuale gestione ora contesta. Mauro Bianchi, arrivato a guadagnare 340mila euro all’anno (che poi si è ridotto in accordo con l’azienda a 200mila) poteva incrociare nei corridoi di Mi-Ri fino a dicembre 2008 il figlio Marco. Assunto nel mese di gennaio del 2005 (quindi regolarmente seppur senza concorso) come assistente ai refettori, Marco Bianchi è poi diventato capo spedizione per l’Expo di Saragoza. Spedizione che portò in Spagna 5 bar, un self-service e un fast food, tutti acquistati sul mercato perché non c’era una società che potesse affittare le attrezzature: totale 792mila euro. Costo per riportarli in Italia e chiuderne una buona parte inutilizzata nel magazzino: quasi 18mila euro. Spedizione scritta a bilancio con 1,2 milioni di perdite. Marco Bianchi si è poi dimesso ma è rimasta in società la moglie, Irina Vorontsova risultata idonea per l’ufficio relazioni esterne dopo un breve «training on the job». Era l’ottobre del 2005, (quindi regolare la sua chiamata senza concorso secondo la normativa citata da Predolin) poi nel giugno successivo è convolata a nozze con Marco Bianchi, ora è in maternità. «Mauro Bianchi, provenendo dal Comune era convinto che Milano Ristorazione fosse una sua creatura – afferma Predolin - e la gestiva come tale». Discorso a parte merita il panificio di Mombretto di Mediglia. Il centro per il quale Milano Ristorazione paga un affitto di 124.670 euro l’anno è gestito da Claudio Teodoro Agnusdei che ricopre il ruolo di direttore mentre il figlio Luca è il responsabile del panificio. «Più che comprensibile - dice Predolin – visto che si è deciso di prendere per intero un servizio dall’esterno per portarlo in Mi-Ri. Come lei m’insegna, quello dei panettieri è uno di quei lavori che si passa di padre in figlio. Non si poteva fare diversamente».

NEGLI UFFICI - Ma se per i panettieri è normale trovare padre e figlio nelle stesse stanze forse lo è meno in un ufficio amministrativo incontrare una famiglia di ragionieri. In tutto una quindicina di dipendenti guidati da Achille Brivio. Nello stesso open space Brivio può contare sul lavoro di due impiegati di fiducia. Il figlio Roberto, assunto nel febbraio 2001 (quindi 7 anni prima che il regolamento imponesse un concorso), e la figlia Manuela, assunta nell’aprile del 2006. Ma non sono gli unici parenti in quel settore. Infatti, Ferdinando Busca, capo ufficio amministrativo (assunto nel 2001), lavora in ufficio con il cognato Ambrogio Giovilli (assunto nel 2007) che ne ha sposato la sorella. Nello stesso ufficio lavorano poi Roberta Mantegazza e la figlia Ramona, entrambe impiegate. Anche nell’ufficio tecnico figurano dipendenti parenti. Antonio Ginevra (in Mi-Ri dal 2001) è l’attuale responsabile. Il direttore dei lavori che gestisce gli appalti di manutenzione ordinaria è (dal maggio 2008) il fratello Giuseppe. Poi due cognate in settori diversi: Barbara Piani (nell'ufficio tecnico dal 2001) e Silvia Cesari, impiegata nell'ufficio del personale dal dicembre del 2000.

L'ITER - Ad occuparsi delle relazioni esterne c’è Luca Radice che convive con Lorena Cruber, responsabile dell’ufficio del personale. In questo caso però l’amore sarebbe sbocciato dopo l’assunzione. Sorella del responsabile del personale è Luisella Cruber, responsabile dell’ufficio gestione di bilancio (assunta nel 2001). Nell’ufficio logistica, fino a qualche anno fa, lavorava Rosangela Refaldi. Al suo posto, la signora è andata in pensione, c’è ora la figlia Gloria Carminati (assunta nel 2008). Il responsabile dell’ufficio che si occupa della consegna dei pasti nelle varie scuole cittadine, è Damiano Minoglia. Invece sua moglie, Giovanna Stanchina, è un’impiegata del panificio (dal 2008). «Su alcune posizioni stiamo verificando se la data di assunzione è successiva al nuovo regolamento e se le procedure sono state corrette», afferma Predolin che ha voluto verificare nome per nome tutti i parenti che «qualche zelante» dipendente ha segnalato. Molte di queste «figure professionali» sono state inizialmente assunte da agenzie di lavoro interinale. Questa era la procedura. Bastava inviare un curriculum a Mi-Ri che girava i nomi dei candidati all'agenzia. Questa faceva i colloqui e poi assumeva con contratti a tempo. Alla scadenza dei contratti, dopo quindi un periodo di verifica, Mi.Ri procedeva con l'assunzione diretta. «Questo sistema non è il mio», si difende Predolin.

LE REAZIONI - David Gentili, consigliere del Pd, ha chiesto la convocazione urgente della Commissione di controllo sulle aziende partecipate e un'indagine accurata rispetto alla gestione di Milano Ristorazione in questi anni: «Recentemente abbiamo chiesto al direttore generale del comune di Milano Antonio Acerbo – afferma Gentili - che verifichi la correttezza delle procedure di assunzione che fanno riferimento ad un regolamento del tutto inadeguato alla normativa vigente». Sullo stesso tenore Patrizia Quartieri, consigliere indipendente eletta nelle liste di Rifondazione Comunista: «Non era un obbligo per Milano Ristorazione assumere tramite concorso, è vero. Resta comunque un’operazione molto discutibile sotto il profilo etico quella che porta a trasformare una società al 99% di proprietà comunale in un ufficio di collocamento per familiari, parenti e affini». Al di là delle polemiche politiche certo è che nei casi di Parentopoli sarà risuonata ironica l’indagine sulla soddisfazione del personale che Mi-Ri ha commissionato nel 2004 e nel 2008 quando chiedeva ai propri dipendenti di rispondere a domande sulle relazioni con il proprio responsabile, sul lavoro di gruppo, sul senso di appartenenza e sullo spirito di squadra. Risultato? «La soddisfazione è pari a 78,8% in costante miglioramento dal 2005».

New entry nel luglio del 2010 è il commercialista Alberto Regazzini, indicato dalla Lega Nord per dare uno scossone alla società. Tanto che il capogruppo del Carroccio, Matteo Salvini, interpellato sulla gestione dei conti e sulla qualità del cibo delle mense, dichiara: «Abbiamo scelto un tecnico proprio per questo: investigare sulle cause e rimediare. Regazzini è già in possesso di una ventina di lamentele di genitori scontenti dei servizi. La nostra missione è riportare in efficienza Milano Ristorazione». Ce n’è di sicuro bisogno. Anche quando la controllata di Palazzo Marino cerca gloria fuori dal territorio comunale, ne esce con le ossa rotte.
CINEMA PADANO FINANZIATO CON SOLDI PUBBLICI
77 Martedì 25 Gennaio 2011 08:49
HERMES
Roma è ladrona e i soldi pubblici non si devono sprecare. A meno che non servano a costruire l’immaginario padano. Per questo, ogni volta che Renzo Martinelli bussa a denari, sia al ministero dei Beni culturali che in Rai, c’è sempre qualcuno che dice sempre sì. Anche quando non sarebbe il caso. Ne parla Michele Anselmi sul Riformista:

Con l’aria che tira, mentre crolla paurosamente la percentuale di Fus da destinare al cinema, “Marco d’Aviano” ottiene 1 milione di euro dai Beni culturali. Altri 5 milioni e 700 mila arriveranno da Raiuno e Raicinema, trattandosi di film dalla doppia destinazione: versione ridotta per le sale e versione lunga in due puntate per la tv. Il resto dovrebbe essere coperto da Polonia, Austria e imprenditori privati. Primo ciak ad aprile, tra Piemonte, Cracovia e Varsavia.

Ma d’altronde, forse la lezione del Barbarossa - film di Renzo Martinelli – non è bastata: per un costo della pellicola all’epoca di dodici (o venti, come dicono alcuni) milioni di euro, il successo è stato strabiliante

Il Senatùr aveva ordinato: “Andate a vederlo come se andaste a votare”. Ma il popolo leghista non ha risposto compatto all’appello. La doccia fredda arriva di lunedì mattina, coi dati Cinetel. “Barbarossa”, il kolossal di Renzo Martinelli, è solo sesto al box-office: 401 mila euro in tutto, con una media per schermo molto bassa, 1.505 euro (e sono in giro 267 copie)

C’è da dire che la sua è una carriera costellata di successi:

Martinelli vira al terrorismo islamico con Il Mercante di Pietre. Harvey Keitel e l’immancabile F. Murray Abraham i protagonisti, per un film che viene distrutto dalla critica. Una decina di milioni di euro il costo totale, 853.000 gli euro incassati. 215 euro e 154 euro la media per sala nei primi due weekend in programmazione
Provato il sapore della Tv con una fiction per la Rai, Martinelli ci riprova con il cinema nel 2008, con Carnera: The Walking Mountain. Paul Sorvino, Burt Young e F. Murray Abraham i protagonisti (…) Anche in questo caso strabordante il budget, anche in questo caso ridicoli gli incassi: 260.000 euro. 565 la media per sala al suo primo weekend di programmazione

Si sa, però, che questi sono discorsi sbagliati e vecchi. L’arte è pur sempre arte. Anche quando è a carico nostro. O no?

TRATTO DA GIORNALETTISMO
TOSI A VERONA FESTEGGIA L'UNITA' D'ITALIA
76 Lunedì 24 Gennaio 2011 18:03
L'AUTORE
24 gennaio 2011
Qualcosa non va a Verona: il sindaco sotto l’Arena è accusato dai suoi di aver poco rispetto per l’ortodossia di partito. “Buttatelo fuori”, si sente dire.
Tutto comincia da Giorgio Napolitano, il capo dello Stato di cui Flavio Tosi, sindaco di Verona per la Lega Nord, non voleva sapere nulla fino a quando non ne è diventato amico.
«Mi auguro – ha detto Napolitano alle celebrazioni per l’Unità d’Italia – che l’esempio di Forlì venga seguito anche altrove, in tutte le parti del Paese, come Milano, Venezia e Verona, affinchè sappiano come divennero italiane ». Pronta la risposta del sindaco di Verona: «Io l’unità d’Italia la celebrerò. E mi auguro che in quell’occasione Napolitano torni». Del resto, augurio «telefonato » quello del presidente, per quanto riguarda la città in cui ad aprile venne siglato una sorta di «trattato», con Zaia che regalò un bouquet tricolore alla signora Clio, con Napolitano che sdoganò il federalismo parlando di «riforme necessarie» e con Tosi che cominciò a scaldare i motori in vista dell’anniversario di quell’Unità
Emerge inedita una versione patriottica della Lega Nord, inventata proprio dal sindaco di Verona, che vorrebbe coniugare le celebrazioni per l’anniversario dell’Unità del paese con la prospettiva federalista.
Non sta ne’ in cielo ne’ in terra ridiscutere le basi dell’Unita’ Nazionale”. Lo afferma il sindaco di Verona ‘Flavio Tosi, in un’intervista pubblicata oggi dal ‘Il Mattino di Padova’ in cui sottolinea: ‘ ho un forte senso di identità nazionale, tifo per la Nazionale, tifo Ferrari. Il nonno faceva parte dell’Arma dei carabinieri’. Secondo il primo cittadino scaligero essere convintissimi del federalismo non contrasta con l’amor di Patria. “Io cito sempre l’esempio degli Stati Uniti, massima espressione di paese federale dove l’amor di Patria e’ fortissimo’, ricorda Tosi. Quanto all’inno nazionale il sindaco precisa ‘sono stonatissimo, ma l’inno nazionale e’ una cosa seria. Un conto e’ cantarlo, un altro e’ tirarlo per i capelli ad uso di provocazione politica. Non fai un piacere all’Unita’ d’Italia’.
Le sue dichiarazioni, ora, rischiano di metterlo nei guai.
“ESPELLETELO!” – I quadri, le truppe di base della Liga Veneta non sembrano essere contentissime delle ultime uscite dell’inquilino di Palazzo Barbieri in Bra. A parlare è Giovanni Furlanetto, consigliere regionale del Carroccio, a sostegno del governatore Luca Zaia – che, peraltro, ha allo stesso modo affermato di voler celebrare l’anniversario del paese.
“Il problema Tosi deve essere affrontato dai nostri dirigenti nazionali – attacca il consigliere regionale – perché il 99,9% dei nostri elettori non la pensa come lui. Nessuno dei nostri simpatizzanti festeggerà l’unità nazionale. Il sindaco di Verona si discosta dalla linea del partito, la soluzione è espellerlo”. Le opinioni di Furlanetto si sono sempre contraddistinte per la loro nettezza. “L’Italia non esiste”, ha dichiarato per esempio qualche settimana fa. E ancora: “Ci sono altre priorità rispetto all’Unità d’Italia, i soldi per i festeggiamenti bisognerebbe spenderli per migliorare il trasporto pubblico”
Così dichiara a Verona Sera il consigliere Furlanetto, e non è il solo. Sulla stessa linea d’onda il suo collega Paolo Gobbo, sindaco di Treviso e segretario regionale della Lega Veneta: che, dietro alle nuove uscite di Tosi, vede innanzitutto messo in discussione la propria comoda poltrona di segretario.
GRUPPI DI POTERE – Una faida serpeggia fra le provincie venete – d’altronde, è il federalismo – con il gruppo di potere trevigiano saldamente insediato che si sente aggredito, nelle parole di Gobbo, dagli uomini nuovi che arrivano da Verona, guidati da Tosi che vorrebbe portare un’inaccettabile mutamento nel Dna del partito.
“Certo c’è chi scalpita (per ottenere la poltrona di segretario regionale del Carroccio, ndr), ma prima vengono i congressi. Se poi a scalpitare sono quelli che celebrano il 150esimo dell’Unità d’Italia nonostante il partito si sia espresso diversamente, è normale che Bossi li consideri dei rompic… Fate voi. Noi facciamo che a celebrare l’Unità sia Flavio Tosi, sindaco di Verona che da qualche anno cerca di svellere da Treviso il baricentro leghista regionale. L’impresa, però, sarà ardua
Così dichiarava Gobbo a la Nuova Venezia, mentre gli uomini di Tosi cercano di minimizzare, assumendo un inedito profilo istituzionale.
La posizione della Lega Nord è una sola – commenta il segretario provinciale del partito Matteo Bragantini – un sindaco rappresenta tutti i suoi concittadini. Ha un dovere istituzionale da rispettare. Quindi è giusto che festeggi
Una Lega davvero nuova quella che si muove da Verona, dunque, in linea con Napolitano e che festeggia l’Unità del paese. Bossi interverrà?
TRATTO DA GIORNALETTISMO
IL BUNGA BUNGA LEGHISTA
75 Lunedì 24 Gennaio 2011 17:59
L'AUTORE
24 gennaio 2011 Rimbalza su tutti i giornali la storia di Alessandro Costa: sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione attraverso internet e ammucchiate Per Alessandro Costa, ex assessore leghista alla sicurezza, non è il massimo della vita e certamente è la fine della sua carriera politica, come scrive il Giornale di Vicenza:

I carabinieri lo hanno bloccato al casello di Padova ovest subito dopo aver ricevuto 175 euro da un complice, che era appena andato a prenderseli a casa di una lucciola. Per Costa, tuttora consigliere comunale, sono scattate le manette in flagranza: è accusato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Oltre a gestire un sito internet di annunci hard, organizzava delle “gang bang” per professionisti e imprenditori di tutto il Veneto. Nove uomini, due donne, 300 euro pagati da ogni maschio.

A stringergli le manette ai polsi sono stati i carabinieri del radiomobile di Padova, comandati dal maggiore Dioniso De Masi e dal tenente Luca Bordin. Con Costa sono stati indagati in stato di libertà tre suoi presunti complici, che gestivano con lui il sito internet: si tratta Ilario Michele Dalla Valle, 60 anni, di Montecchio Maggiore, e dei trevigiani Nicola Guidolin, 41 anni, di Castel di Godego e Renato Cavallin, 56 anni, di Vedelago.

Il business era fiorente, almeno a leggere quanto dicono i carabinieri:

L’operazione “Ungheria” era iniziata un anno e mezzo fa da un’attività informativa a Padova. Da lì è scattata la caccia ai gestori dei siti www.bestannunci.us e www.bestannunci.in. In agosto la svolta: i militari hanno compiuto una serie di perquisizioni a carico di Costa e di uno dei suoi collaboratori. I militari si sono spinti sull’Altopiano di Asiago, dove il vigile-assessore si trovava provvisoriamente in servizio distaccato. I carabinieri avevano sequestrato due computer e alcune chiavette usb, in cui sono stati trovati archivi con nomi e foto osé delle prostitute, i contatti telefonici e gli scadenziari dei pagamenti. Nel portafogli gli sono state trovate anche carte magnetiche, fra cui una poste-pay collegata ad un conto dove, secondo i carabinieri, confluivano i proventi dell’attività.

TRATTO DA GIORNALETTISMO
FEDERALISCMO, 20 ANNI DI BALLE!
74 Lunedì 24 Gennaio 2011 11:05
GENNY
Il federalismo compie vent’anni: era l’8 febbraio del 1991 quando, ricorda La Stampa, alla periferia di Milano si teneva il congresso di fondazione della Lega Nord. “Vent’anni di successi”, celebra il quotidiano La Padania, vent’anni di quello che il ministro dell’Interno Roberto Maroni descrive al Corriere della Sera come un “ambizioso progetto politico chiamato Federalismo integrale”. Lo stesso federalismo che è in calendario questa settimana in parlamento.

“Ci sono occorsi dieci anni per arrivare a nascere”, diceva allora il leader Umberto Bossi, come ricorda La Stampa. Allora la Lega Nord era un movimento in cui pochi credevano. Oggi è il partito più vecchio presente in parlamento.

Ieri c’erano Franco Rocchetta, Franco Castellazzi, Marco Formentini, Gipo Farassino. Oggi ci sono Rosy Mauro, Giancarlo Giorgetti, Gian Paolo Gobbo, Roberto Cota, Luca Zaia. Ma il progetto era lo stesso: il federalismo.

In questo ventennio di attesa, scrive la Stampa, “a Umberto Bossi è venuto un coccolone, a Roberto Calderoli il doppio mento, a Maroni i capelli bianchi. Aspettando il federalismo c’è chi se n’è andato come Elisabetta Bertotti, 28 anni allora, la trentina che nel ’92 contendeva il titolo di Miss Lega a Irene Pivetti. Chi è sparito come Riccardo Fragassi, il deputato pisano che s’imparava a memoria tutti i discorsi di Bossi. O come Luca Leoni Orsenigo, il parlamentare del Lago di Como che agitava il cappio nei giorni di Tangentopoli. O come Raimondo Fassa, primo sindaco leghista di Varese, poi eurodeputato, ora libero pensatore nell’Unione Italiana”.

Nei primi anni novanta giravano proclami come “La Lega è contro la partitocrazia e la lottizzazione in Rai, nelle aziende di stato, nelle banche, nella sanità. Noi metteremo i migliori, non i nostri”, o”Nessuno dei nostri dovrà ricoprire una carica elettiva, che sia consigliere comunale o deputato, per più di due volte”.

Poi il neonato partito se la prese con quella che già si profilava come una parentopoli in politica allo stato embrionale. Ma alla fine non fu immune neppure il partito del Senatur.

DA BLITZQUOTIDIANO
AREE EDIFICABILI PER IL LEGHISTA
73 Domenica 23 Gennaio 2011 19:20
L'AUTORE
Veneto, la giunta regionale rende
edificabili i terreni del senatore leghista

Alberto Filippi ha acquistato quelle aree quando ancora avevano una destinazione agricola. Ora si potrà costruire. Il progetto prevede la costruzione di un centro commerciale
Ottantamila metri quadri di terreno di proprietà di un senatore leghista che diventano edificabili e destinati all’ennesimo centro commerciale nel Vicentino. Forse alla notizia sarebbe stato messo il silenziatore se la Lega e il Pdl non avessero problemi seri di dialogo. Così quel sì della Regione Veneto a favore della variante al piano regolatore per l’area di proprietà del senatore Alberto Filippi, giovane imprenditore folgorato sulla strada per Pontida e anche lui “minacciato” da cimici nel suo ufficio, rischia di diventare un caso. Politico, almeno per adesso. Anche perché il dissenso dell’assessore del Pdl Elena Donazzan – che al momento del voto in giunta se n’è andata – non è stato preso bene dal governatore Luca Zaia che, senza giri di parole, ha detto che “in giunta non esistono obiettori di coscienza. O si vota a favore oppure si fanno mettere a verbale i motivi del no o dell’astensione. Una terza opzione non esiste”. Donazzan, da parte sua, ha risposto che l’operazione, “oltre all’imbarazzo che può provocare va contro le parole spese in campagna elettorale a favore del piccolo commercio”.

Il risultato è una tensione tra Lega e Pdl che tutti i giorni rischia di finire in un divorzio. I protagonisti della bega sono entrambi duri e puri. Il governatore del Veneto Zaia lo conosciamo bene: è un leghista della prima ora, si è sudato la poltrona che fu del berlusconiano Giancarlo Galan, ha manie di grandezza (quando era presidente della Provincia di Treviso si fece ristrutturare una reggia) e se Umberto Bossi comanda lui esegue a testa bassa. Donazzan Elena, classe 1972 da Bassano del Grappa, assessore all’istruzione, lavoro e formazione del Veneto, malleabile lo è poco. Viene da una famiglia di “tradizione militare”, come lei spiega, e a 18 anni era già presidente provinciale del Fronte della Gioventù a Vicenza. Nel 2005, raccolte 13 mila preferenze, era già assessore con Galan e dopo le 22 preferenze ottenute nel marzo del 2010 Zaia non ha potuto far altro che confermarla. Alla svolta dei finiani ha preferito il Pdl e, nell’ultima uscita pubblica ha messo al bando nelle scuole della sua regione tutti i libri di quegli scrittori che in passato avevano firmato appelli pro-Battisti, da Roberto Saviano a Daniel Pennac passando per Massimo Carlotto. Roba da medioevo, come ha detto Alain Elkann. Capito il personaggio.

Così in giunta non ci ha pensato due volte a far emergere quei contrasti e quando è stato il momento di votare sul centro commerciale che sorgerà sui terreni del leghista Filippi ha alzato i tacchi ed è uscita. Un’area, quella di cui parliamo, da tempo sotto i riflettori. Secondo un’inchiesta del Giornale di Vicenza quell’area venne acquistata dalla famiglia Filippi come terreno agricolo. Lo stesso senatore scrisse che quel terreno fu acquistato a 70 euro al metro quadro (cifra comunque irrisoria, un terreno agricolo in quella zona costa poco meno, forse 35) ed era destinato al deposito di prodotti chimici e senza alcun intento speculativo. “Fu il Comune e il sindaco di Montebello Vicentino a non ritenere opportuno che si insediasse nel territorio comunale un’attività a rischio d’incidenti rilevanti. Il senatore Filippi – secondo le parole del suo avvocato Andrea Faresin – non poteva considerare privi di rilievo l’orientamento del Comune e quello della comunità locale e rinunciò, quindi, all’approvazione del progetto relativo al nuovo deposito che la normativa vigente avrebbe ammesso”. Capito il buon cuore di Filippi? Sono stati gli altri, gli enti locali, a fare si che l’area avesse un cambio di destinazione d’uso e dunque potesse diventare il terreno fertile per un nuovo centro commerciale. Ma ha fatto di più Filippi. Due mesi fa ha dichiarato che “visto che è stata cambiata la destinazione d’uso dell’area so che non potrò installare la mia azienda. Quindi andrò in cerca di un’altra area in zona e metterò in vendita i terreni in questione senza né richiedere né attendere eventuali licenze per la grande distribuzione ed evitando, così facendo, ogni operazione immobiliare, comunque lecita. Ci rimetterò un sacco di soldi, ma lo so bene che pago la scelta di darmi alla politica”.

Nel frattempo le autorizzazioni sono arrivate e l’area è ancora di proprietà di Filippi. E oggi più che mai lui e i suoi terreni sono sotto i riflettori a causa delle posizioni assunte dall’assessore Donazzan e alla replica a Zaia che parlava di obiettori di coscienza. “Ha ragione il presidente Zaia – ha detto provocatoriamente Donazzan – la prossima volta argomenterò il mio voto contrario, anche se si dovesse trattare di qualcosa che non è strettamente legato al provvedimento. Abbiamo approvato un piano urbanistico molto dettagliato, per certi versi molto atteso, che per una piccola parte per me valeva come espressione di contrarietà dove prevede un’enorme area a finalità commerciale. E la ragione principale è il rispetto dell’impegno preso durante le ultime elezioni regionali da parte di questa maggioranza di non eccedere nell’autorizzazione a nuovi centri commerciali, sottolineando una posizione culturale di difesa del piccolo commercio”. E ancora, riferita a Filippi: “Il senatore non è del mio partito, non è imbarazzante per me ma per la Lega. Certo che quando ci sono interessi diretti in gioco la questione diventa imbarazzante per tutti”.

Per adesso l’unico a guadagnarci è Filippi che ha fatto un grosso affare. La polemica tra Lega e Pdl non sappiamo come andrà a finire, ma le parole e le posizioni peseranno in futuro. E quel matrimonio nel nome della governabilità, in Veneto come a Roma, appare destinato a finire.

di Emiliano Liuzzi

ILFATTOQUOTIDIANO.IT
VILLAGGIO IN CROAZIA, CHIESTI 3 Anni per ENTICO CAVALIERE
72 Domenica 23 Gennaio 2011 10:14
L'AUTORE
Bancarotta della Ceit, l’accusa chiede 3 anni per Enrico Cavaliere
Dal Corriere Veneto

Euroservice, il sistema leghista e il buco 1 miliardo 875 milioni di lire. Tra i nomi, la moglie di Bossi, Pagliarini, Stefani.

PADOVA - Quello che fino a ieri pomeriggio era solo un sospetto, diventa notizia attorno alle 16 nell’aula del tribunale Collegiale di Padova. I soldi della Lega Nord, con precisione 560 milioni delle vecchie lire, sono stati utilizzati nell’aprile 2001 per tentare il salvataggio della Ceit, società di Montegrotto nata nel ‘98 con un capitale sociale di 20 milioni di lire. Ma in grado di finanziare la costruzione del villaggio turistico Skipper, un complesso di 2.300 appartamenti e 4800 metri quadri affacciato sul golfo di Pirano in Croazia: operazione targata Lega e finita malissimo.

A documentare il flusso di denaro è il consulente tecnico della Procura, il dottor Carlo Pampaloni. Incaricato dal pm Paolo Luca a ricostruire i movimenti della società tra i cui soci figuravano diversi esponenti del Carroccio, chiamati ufficiosamente a partecipare con una quota di 40 milioni di lire, quando l’ufficiale indicazione societaria parlava di quota minima di 100mila lire. Per l’unico di loro finito a processo, l’ex presidente del Consiglio Regionale del Veneto Enrico Cavaliere, il magistrato ha chiesto 3 anni.

L’accusa è di aver lasciato un buco di un miliardo e 875 milioni di lire lasciato in eredità alla società. Soldi che sarebbero stati manovrati «in maniera impropria e con finalità estranee a quelle di Ceit, usati per oliare le macchine della burocrazia croata», ha tuonato l’accusa.

Ma il dubbio avanzato dal pm che Skipper fosse «un’iniziativa per finanziare il partito», come sostenuto dalla gola profonda Luca Bagliani – negli anni ’90 deputato per il Carroccio – è emersa ieri. «Ci sono stati tentativi di salvataggio della Ceit, così come c’erano caratterizzazioni delle quote sociali.

Tra i nomi ricordo Manuela Marrone (moglie di Umberto Bossi, nda)», ha detto Pampaloni. Altri imprenditori in orbita leghista avevano delle quote: dall’ex ministro Giancarlo Pagliarini al sottosegretario Maurizio Balocchi, morto nel febbraio scorso dopo essere stato rinviato a giudizio. Senza dimenticare l’orafo vicentino Stefano Stefani, archiviato su richiesta della Procura. «Siamo all’aprile del 2001 – ricostruisce Pampaloni – e la società friulana Euroservice versa 560 milioni nelle casse di Ceit. E’ un’operazione che viene sostanzialmente fatta dall’allora tesoriere della Lega, e socio Ceit, Maurizio Balocchi». Soldi che nella contabilizzazione Ceit risultano essere un versamento fatto da un privato. «Il denaro però arriva direttamente dal conto corrente che il Carroccio ha presso il Banco di Napoli a Montecitorio. Contabilizzati dalla Lega come finanziamento personale a Balocchi e che l’ex Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, ha restituito quasi in toto». Ma com’è avvenuto il giro di denaro? I soldi dovevano passare attraverso l’Euroservice che si era poi dichiarata creditrice verso Ceit.

A far saltare il banco e smascherare il sistema Lega è stata una duplice registrazione nella stessa data dei 560 milioni di lire. Per Euroservice erano soldi da dirottare a Ceit. Per quest’ultima però era un finanziamento privato di Balocchi. «Che la Lega avesse un doppio interesse?», si è chiesto il magistrato.

09/11/2010 – Nicola Munaro
scuola Berlusconi? leghista arrestato per prostituzione
71 Domenica 23 Gennaio 2011 10:11
L'AUTORE
(ANSA) - PADOVA, 22 GEN - Un consigliere comunale di Barbarano, ex assessore alla sicurezza, e' stato arrestato per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.
Il fatto si inquadra nell'indagine dei Carabinieri di Padova, che aveva portato gia' nell'agosto scorso alla denuncia dell'uomo. Il consigliere, vicino alla Lega Nord, gestiva un sito pornografico che metteva in contatto varie persone per offerte di prestazioni sessuali a pagamento o organizzazione di rapporti di gruppo.(ANSA).
AUTORIZZAZIONE CRAXI
70 Sabato 22 Gennaio 2011 09:38
L'AUTORE
TI POSSO ASSICURARE CHE FURONO PROPRIO I LEGHISTI A NON VOTARE QUELL'AUTORIZZAZIONE, CON LA SEGUENTE SCUSA: "NON VOTANDO LA GENTE SI INCAZZERA' DI PIU'". ME LO HANNO CONFERMATO AD UNA CENA UNA SETTIMANA FA 3 EX PARLAMENTARI DELLA LEGA NORD! A CIO' SI AGGIUNGA CHE UN AUTISTA DI BOSSI, AD UNO DEI TRE, DISSE - QUALCHE MESE DOPO - DI UNA VALIGETTA DI SOLDI CONSEGNATA AL CAPO.
Dubbi sulla Lega Nord
69 Sabato 22 Gennaio 2011 07:36
LEBONSENS
A proposito della piazza destinata a ricordare Craxi, c'è da ricordare l'episodio di tanti anni fa. Craxi si presento' alla Camera dei Deputati per difendersi dagli attacchi della Magistratura. La Camera voto' contro l'autorizzazione a procedere ,e Craxi se la cavo' con un margine ridotto di voti.... che, benchè la votazione fosse stata "segreta", molti attribuirono ad un giochetto di Bossi. Poi Craxi fuggi' all'estero, non potendo cambiare le leggi in suo favore come Berlusconi, fuggi' all'estero e cio' in Tunisia, avendo stretti rapporti di amicizia con quel paese retto da una dittatura, come tutti ormai ben sanno.
LA LEGA DEDICA UNA PIAZZA A BETTINO CRAXI
68 Venerdì 21 Gennaio 2011 16:52
L'AUTORE
Una piazza intitolata a Bettino Craxi. È così che la giunta di centrodestra del comune di Lissone, capitanata dal sindaco leghista, Ambrogio Fossati, ha deciso di onorare la memoria dello statista, ex segretario del Psi. Alla cerimonia, prevista per sabato 23 gennaio alle ore 10.30, parteciperà anche la figlia di Craxi, Stefania, sottosegretario agli esteri. La targhetta reciterà: ‘Bettino Craxi statista’.

«In Italia siamo circa il ventesimo comune che decide di dedicare un ambito toponomastico a Craxi, non si tratta, quindi, di una novità assoluta. – commenta Fossati – Dobbiamo al nostro vicesindaco, Gabriele Volpe, cultore della persona Craxi, la paternità dell’iniziativa. Del resto, ci sono molte vie e piazze intitolate a Marx, Lenin e Togliatti. Ogni contesto storico ha le proprie figure cardine, indipendentemente dal colore politico».

La piazza, ora largo Carotto, si trova nel cuore della città: dietro piazza Libertà e adiacente al palazzo postale di Lissone.

Ma non sono tardate ad arrivare le bordate della minoranza, che, attraverso un comunicato stampa, ribadisce il proprio diniego: «Strano movimento la Lega Nord. Prima agitavano il cappio in parlamento ora incoronano Craxi dedicandogli una piazza. Un caso di schizofrenia politica che, non a caso, capita proprio a Lissone e non a Milano dove il Segretario provinciale Matteo Salvini si è guardato bene dall'intitolare piazze, vie e giardini a Bettino Craxi che, sicuramente è stato un indiscusso statista, ma anche il latitante poltico più famoso d'Italia. Prendiamo atto che la Lega lissonese la pensa diversamente dal suo Segretario provinciale.
Ma, si sa, la brutta politica, quella che la maggioranza PDL-Lega lissonese incarna perfettamente, è fatta di opportunismi, scambi. Come Piazza Craxi in cambio di Via Miglio, per citare un esempio simbolico la cui dinamica può essere applicata a situazioni amministrative ben più importanti per il territorio.
Il Partito Democratico e il Listone, forze politiche di opposizione, hanno cercato di dare un loro contributo propositivo nella scelta dell'intitolazione dell'ex largo Carotto. Se si vuole scegliere un socialista, si scelga quello "giusto" si scelga Sandro Pertini, il Presidente degli italiani, recitava lo slogan che accompagnava la petizione popolare indetta per intitolare la Piazza a Sandro Pertini e alla quale questa amministrazione si è dimostrata sorda e arrogante. Sarebbe stata una scelta condivisa da tutti e avrebbe unito, anziché dividere, come farà Piazza Craxi».
Litigano per dei manifesti i leghisti
67 Venerdì 21 Gennaio 2011 15:35
Gerry
LIVORNO – Volantini e manifesti per la campagna elettorale delle amministrative del 2009, per un totale di oltre 6 mila euro, mai pagati alla tipografia. Sarà il tribunale civile di Livorno a decidere chi tra la Lega Nord Toscana e il suo ex segretario livornese dovrà pagare il conto. La vicenda è arrivata davanti al giudice Roberto Urgese, ma sarà definita nelle udienze dei prossimi mesi.

Al centro della questione, il pagamento del materiale elettorale che la tipografia di Livorno realizzò in vista delle elezioni di due anni fa. L’allora segretario (che successivamente fu espulso dal partito e attualmente è consigliere comunale del Pdl a Collesalvetti), secondo la causa intentata dalla tipografia, pagò solo un acconto di 500 euro, ma quando alla Lega arrivò il saldo di 6 mila euro, il partito rispose che quel materiale non era stato autorizzato.

«La prassi è che il materiale elettorale viene spedito direttamente da Firenze – spiegano i vertici livornesi del Carroccio, che di recente ha conquistato un seggio in consiglio comunale grazie al cambio di casacca di un ex Pdl – In ogni caso quel materiale realizzato in tipografia non è mai stato autorizzato».(ANSA).
Tradito anche il "dio" Po dalla Lega
66 Mercoledì 19 Gennaio 2011 11:58
L'AUTORE
http://www.viaemilianet.it/notizia.php?id=3858


Il Po tradito dalla Lega
Un progetto per la valorizzazione del Grande Fiume. Servivano a questo 180 milioni di euro stanziati sotto il Governo Prodi. Ma l'attuale esecutivo ha deciso di dirottarli altrove. Col benestare del Carroccio che non si è opposto a questa profanazione nei confronti del suo dio
12 FEB. 2010 - Un sacrilegio. Non ci sono altre parole per definire il torto fatto dalla Lega al loro dio, il dio Po. Il grande fiume da tempo aspettava l'avvio di un progetto per la valorizzazione turistica e la messa in sicurezza. I soldi erano già stati stanziati: 180 milioni di euro di provenienza europea stanziati dal Cipe nel 2007 sotto il governo Prodi. Ora però quei soldi sono spariti. O meglio, sono stati dirottati altrove in un fondo strategico istituito presso la presidenza del Consiglio. E nonostante di mezzo ci fosse principale simbolo dell'iconografia leghista, il partito di Bossi non si è opposto al saccheggio, dimenticando quel rito dell'ampolla celebrato ogni anno sul Monviso, punto in cui sgorga la linfa che dà vita alla Padania.
Il Po non interessa al governo. Non ci sarà, dunque, nessun progetto "Valle del fiume Po". Così era stato chiamato l'insieme di interventi studiati per migliorare l'integrità ecologica della risorsa acqua, recuperare gli spazi contigui al fiume e conservare il patrimonio naturale e culturale della regione fluviale. Il tutto per renderla più fruibile alla popolazione locale e a un pubblico sempre maggiore di turisti. Alla realizzazione del piano ci aveva pensato una "Consulta della Valle del Po", composta da ben 13 province padane (da Torino fino al mare) che ha coinvolto 4 Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) ed ha interessato i territori di 490 Comuni.
Le intenzioni erano quindi molto buone, ma sono rimaste tali. E la colpa è proprio di un discepolo di Bossi, l'ultimo da cui ci si potrebbe aspettare un torto nei confronti del dio Po. I 180 milioni destinati al progetto "Valle del fiume Po" sono stati infatti dirottati altrove. E a dare il benestare per questo trasferimento è stato il leghista Angelo Alessandri, presidente della commissione Ambiente alla Camera. Che è anche segretario del Carroccio in Emilia-Romagna e vanta nel suo curriculum una candidatura a Reggio Emilia nelle elezioni comunali dello scorso giugno, quando riuscì a raccogliere la cifra record del 12% malgrado non fosse alleato con il Pdl.
Chissà se tutti i voti che ha ricevuto pochi mesi fa verrebbero confermati anche ora, dopo lo sgarbo al fiume simbolo della Padania di cui si è reso protagonista. Senza contare che, stando alle voci che circolano, i fondi sottratti al Po verranno utilizzati più a sud. Serviranno per la ricostruzione dell'Aquila o addirittura al Comune di Palermo, in gravi difficoltà sulla questione rifiuti.
Quel che è sicuro è che la Provincia di Reggio è sul piede di guerra. I consiglieri del Pd Ilenia Malavasi, Elena Carletti, Guido Ligabue e Marcello Stecco hanno presentato un ordine del giorno in cui chiedono "che siano ripristinati i fondi previsti per il progetto" e che "il ministro dell’Ambiente ottemperi l’accordo con le regioni per la nomina dell’Autorità di distretto del Po così come previsto dalla normativa europea".
"La messa in sicurezza idrica e ambientale del Po e la sua valorizzazione turistica non sono evidentemente considerati da questo governo una priorità", affermano i consiglieri del Pd. Toccherà quindi ai territori porre rimedio, sfruttando il Piano territoriale di coordinamento provinciale. Che "prevede azioni di difesa del suolo e di tutela e monitoraggio del corretto assetto idrogeologico, nonché azioni di valorizzazione della fascia fluviale del Po, con attivazione di progetti integrati di riqualificazione e rifunzionalizzazione". In attesa di sapere, magari già nel prossimo rito dell'ampolla, in che modo il Grande Fiume si vendicherà con la Lega per il tradimento subito.
La fine di un sottoimpero
65 Mercoledì 19 Gennaio 2011 09:09
LEBONSENS
L'alleanza tra Berlusconi e Bossi non sarà mai considerata "santa". I tempi non ci sono più, per giungere ad un federalismo reale, utile al contribuente tartassato ed in sintonia con il neoliberismo della scuola neoclassica austriaca di Von Mises ed Kayek, caratterizzata da un drastico ridimensionamento della struttura e della spesa pubblica, dalla diminuzione dell'evasione fiscale, dal risanamento del Debito Pubblico giunto ormai al 120% del PIl.
Berlusconi difenderà sino alla morte la sua posizione di potere, che gli ha permesso non solo di arricchirsi fregandosene delle imposte, grazie a condoni e scudi fiscali, e di difendersi nei suoi innumerevoli processi, ma proprio "di tutto", e Bossi farà lo stesso, vantando ormai la proprietà diretta od indiretta di ricchezze ottenute sfruttando la politica.
Ma domani, quando il governo cadrà, tutto sarà più chiaro, anche per chi continua a difendere questi indefendibili politicanti di terz'ordine, degni dei paesi del terzo mondo africano, senza idee e senza ideali (veri), salvo quelli di eleggere il denaro quale unico fine del loro operato. Gli Italiani si troveranno più imposte e tasse da pagare, più diffusione delle mafie nostrane e straniere, più debito pubblico, più evasione fiscale, servizi sempre più scadenti, e tante telenovele adatte ad un pubblico analfabeta... o quasi.
"Tanto rumore per nulla", potrebbe essere sinteticamente definita questa brutta pagina della storia italiana. In questi ultimi due decenni, si è fatto di tutto per distruggere un paese e per gettarlo nelle mani di affaristi e di potenziati stranieri. Il club Bilderberg, notoriamente frequentato dai nostri politici di ieri e di oggi, avrà certamente fatto la sua parte, ma Berlusconi e Bossi hanno fatto più danni al Nord Italia di Attila, al tempo dei barbari!
BALLAMAN E LE AUTO BLU, LA CORTE DEI CONTI DICE CHE HA FATTO DANNI PER 23.000 EURO!
64 Lunedì 17 Gennaio 2011 20:52
L'AUTORE
Auto blu padane, “Ballaman causò
un danno erariale per 23mila euro”
Secondo la Procura della Corte dei Conti, l'ex presidente leghista del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha effettuato 57 viaggi non giustificati con la vettura messa a disposizione dalla Regione. Intanto sono iniziate indagini anche sull'agenzia Turismo Fvg, ente nell'orbita del Carroccio
Il virus Roma ladrona, Umberto Bossi l’ha scoperto una ventina d’anni fa. Ma l’infezione, nonostante il Senatùr ce l’abbia messa tutta, ha colpito anche i suoi che credevano bastasse indossare una camicia verde per immunizzarsi. Non è stato così. Una variante del virus, al quale è stato dato il nome di auto blu, ha un ceppo ben radicato in Friuli Venezia Giulia, dove la Lega è al governo col Pdl. Un ceppo che ha colpito Edouard Ballaman, leghista della prima ora, parlamentare per tre volte e poi presidente del consiglio regionale, a cui ora la Procura della Corte dei Conti contesta un danno erariale di quasi 23mila euro.


Uomo di ferro tra i bossiani, il più rigido, ricordano i compagni di partito, Ballaman è finito sotto inchiesta per 57 viaggi personali fatti da lui e la fidanzata (poi diventata moglie), a bordo dell’auto blu che la Regione gli metteva a disposizione. Anzi, più di una vettura, visto che prima si spostava con una Lancia Thesis, poi ha scelto una più robusta Audi A6, ammiraglia della casa tedesca.


Secondo la Procura della Corte dei Conti Ballaman avrebbe creato un danno erariale di 22.877 euro. Una spesa divisa tra carburante, pedaggi autostradali, gestione delle autovetture, compensi agli autisti. “Il danno – scrive il procuratore regionale dei magistrati contabili Maurizio Zappatori nell’atto di citazione – è stato causato dal comportamento di Ballaman che ha deliberatamente, e quindi dolosamente, violato i più elementari principi di buona amministrazione nonché le norme giuridiche di contabilità pubblica, vigenti in materia di utilizzo dell’autovettura di servizio”. Zappatori, nell’atto di citazione che porterà a un’udienza fissata per il 9 giugno, spiega che “Ballaman era perfettamente in grado di valutare che l’utilizzo dell’automobile di rappresentanza per attività meramente private era contrario alla legge” ed “era il solo responsabile del corretto utilizzo dell’auto blu. Si ravvisa non soltanto la colpa grave, cioè la grave negligenza, ma anche il dolo contabile cioè la volontà consapevole di violare le norme di contabilità pubblica”.


Certo, non poteva non sapere Ballaman che farsi accompagnare dall’autista all’aeroporto di Malpensa per il viaggio di nozze e farsi venire a riprendere venti giorni dopo, non poteva essere considerato impegno istituzionale. Come il week end romantico che i due fecero da fidanzatini a Istanbul, volo dall’aeroporto di Venezia Marco Polo, andata e ritorno sull’Audi di rappresentanza. Ma al magistrato non torna neppure il viaggio a Milano sempre con signora per incontrare Bossi, il 2 novembre del 2009: anche quello è finito tra i 57 viaggi che l’esponente della Lega, oggi dimissionario, dovrà rimborsare di tasca sua. Per non parlare degli impegni che i Ballaman dovevano sopportare con cadenza quasi settimanale: incontro col notaio, visita all’idraulico, le serate al ristorante da Gigetto e le visite alla loro casa al mare, a Santa Margherita di Caorle, Venezia.


Ballaman si è dimesso, la vicenda politica – per adesso – appare conclusa. Ma in Friuli non c’è un attimo di pace e il filone delle auto blu sembra non essersi concluso. Se quella di Ballaman è un’indagine chiusa, nei confronti dell’agenzia regionale per il turismo, “Turismo Fvg”, ente in orbita Lega, gli accertamenti sono appena iniziati. In questo caso sono da verificare gli spostamenti del direttore dell’ente, Andrea Di Giovanni, scorrazzato in lungo e in largo su una Mercedes classe C, e di un collaboratore esterno della stessa società, Claudio Tognoni, che si accontentava di una più modesta Alfa Romeo Mito. Appena saputo dell’indagine, l’assessore regionale Federica Seganti, Lega anche lei, ha bloccato il parco vetture.


Ma se per qualche leghista appannato dal morbo, ce ne sono altri ligi fino in fondo. Come il presidente della provincia di Udine, Pietro Fontanini, che ha declinato l’invito del presidente Giorgio Napolitano per una cena al Quirinale con il presidente sloveno Danilo Turk: “Di questi tempi è giusto risparmiare”. Così lui e gli altri leghisti invitati resteranno a casa. “Nessuna polemica con la Slovenia”. Sicuri? Sarà, ma i treni rapidi non costano così tanto. E sono pure comodi.


di Emiliano Liuzzi (www.fattoquotidiano.it)
Lega e Cina, l'incoerenza sulle palle di Natale
63 Giovedì 13 Gennaio 2011 15:28
L'AUTORE
Ricordate gli anni nei quali la Lega Nord proponeva i dazi doganali contro la Cina?
Ricordate quando ne faceva una questione di ?diritti umani??
Ricordate quando ne faceva una questione di diritti del popolo tibetano?
E come dimenticare quando ne faceva una questione di economia locale, di difesa delle nostre imprese e dei nostri lavoratori.
Ebbene, in un periodo di grave crisi come quello che il nostro Paese sta affrontando, l'assessore leghista del Comune di Milano, Alessandro Morelli, ha pensato bene di fare produrre in Cina, Cambogia e Bangladesh, alcuni prodotti, dalle palle di Natale alle felpe passando per molti altri gadget, con il brand del Comune di Milano.
Forse un po di sana coerenza non guasterebbe?
Per quanto tempo ancora saranno disposti i cittadini a farsi prendere in giro da questi personaggi?
favori ai giovani padani a Bergamo
62 Giovedì 13 Gennaio 2011 09:02
L'AUTORE
«La giunta Pirovano finanzia i Giovani Padani, è uno schiaffo in faccia a tutto l'associazionismo bergamasco e a chi ha veramente bisogno». Lo dice Matteo Rossi che ha posto una interrogazione urgente a nome del Partito Democratico al Presidente della Provincia.

«Ancora una volta - scrive Rossi - Pirovano non si dimostra il Presidente di tutti i bergamaschi, ma solo dei leghisti e dei loro amici. Dopo le nomine, ora vengono a galla anche i contributi. In un momento di ristrettezze economiche i soldi dati ad un'associazione smaccatamente di partito per organizzare una festa della birra sono uno schiaffo in faccia alle realtà associative del territorio che più ne avrebbero bisogno e che si spendono veramente per gli altri. Sul sito della Provincia di Bergamo è rintracciabile il patrocinio che la Giunta Pirovano, in particolare l'assessorato alle politiche giovanili, ha rilasciato all'iniziativa denominata “2° Orobic Bier Fest” svoltasi dal 2 all'11 luglio scorso presso lo stadio comunale di Gazzaniga. E' un patrocinio che di certo stride con quanto dichiarato lunedi in commissione proprio dall'Assessore Carrara che, forte delle iniziative in cantiere sui rischi di incidente legati all'uso di alcool e sostanze, ha affermato che ovviamente questa scelta sarebbe stata in contrasto con il sostegno ad iniziative come quella di cui sopra. Al di là di questa scelta, la cosa sorprendente è leggere nella delibera di Giunta n° 605 del 23 dicembre 2010 con la quale si erogano una serie di contributi straordinari per un totale di circa 90.000 euro, che tra i destinatari dei contributi compaiono i “Giovani Padani della Val Seriana” per aver organizzato l'iniziativa in oggetto. La Giunta Pirovano ha dunque finanziato direttamente un'associazione di partito. Il gruppo è amministrato, fra l'altro, proprio dal movimento giovani padani della Val Seriana, e dalle foto postate emerge chiaramente la presenza di bandiere e stemmi leghisti all'interno della manifestazione».

fonte ecodibergamo.it
federalismo fiscale senza costi standard e spesa pubblica invariata
61 Martedì 11 Gennaio 2011 19:44
L'AUTORE
di Oscar Giannino
Da domani – il ministro Calderoli illustra ai relatori di maggioranza e minoranza della commissione bicamerale attuativa per il federalismo le varianti del governo apportate al decreto sul fisco municipale – comincia la maratona che dal 17 al 23 gennaio dovrebbe condurre all’approvazione dei cinque decreti attuativi restanti, in cui è stata accorpata tutta l’intera materia non compresa nei primi tre già approvati, relativi al federalismo demaniale, a Roma capitale, e ai fabbisogni standard di Comuni e province per superare il vecchio criterio della spesa storica. Nella commissione l’equilibrio numerico è di 15 a 15 tra attuale maggioranza e opposizione, con il finiano Baldassarri a fare la differenza. L’Udc ha votato contro il federalismo, il Pd ha votate a favore di Roma capitale, ma presenta moltissimi emendamenti ai decreti in via di esame. Il parere della commisione non è vincolante, ma in quel caso è dura per il governo andare avanti. Vla cosa a mio giudizio più grave è che l’intero perimetro del federalismo fiscale è costruito sull’obiettivo di far restare sostanzialmente eguale – al netto degli sfodbnamenti contestati dall’Economia su sanità, in via di rientro coatto – il livello di spesa pubblica complessiva e lem risorse totali provenienti da gettito fiscale. In più, i costi standard sanitari, dopo 15 anni di promesse al Nord per ottenere che fossero i costi delle prestazioni più economiche ed efficienti a far testo, sono stati invece del tutto abbandonati. Senza che nessuno lo riconosca a cominciare dalla Lega, che continua a parlare di costo standard quando invece si recuopera la spesa storica precedente. Ha vinto il Sud e in generale l’inefficienza, pur di estendere l’area di consenso ai decreti attuativi e proclamare poi – sempre che ci sia – una vittoria che a me pare di Pirro. Perché è vero che a regime, sempre che ripeto la legislatura non s’interrompa, le Autonomie avrebbero più risorse proprie. Ma i tanto opredicati risparmi di spesa non ci sarebbero. E se non ci sono come obiettivo quantificato, si può solo essere certi che la spesa crescerà, e di conseguenza la seguirà il livello di prelievo. Sedici anni di polemiche valevano tutto questo? No. Vediamo comunque i principali problemi aperti.
Fisco comunale. Opposizione e Baldassarri hanno sollevato un primo problema sull’IMU, l’imposta municipale unica che dovrebbe costituire la fonte primaria dell’autonomia finanziaria comunale. Il governo respinge la stima che essa farebbe venire meno alle casse comunali rispetto ad oggi – 21,5 miliardi ai Comuni – almeno 2,5 miliardi di euro, confermando cioè a regime i tagli biennali ai Comuni della scorsa manovra estiva, che il governo si era invece impegnato a ripristinare proprio col federalismo. Calderoli replica che l’aliquota IMU non è ancora fissata nel decreto (anche se dai calcoli allegati si poteva desumere in 10,6 per mille sugli immobili di di proprietà interessati, e al 5,3 per mille per quelli d’impresa e dati in affitto: c’è naturalmente il problema – visto che la rendita si calcolerebbe sui valori catastali – dekll’aggiornamebntod el catasto che in due terzi d’Italia è indietrissimo, per questo i Comuni sono incentivati a farlo trattenendo quote parte proporzionali all’emersione, c’è da contare che le polemiche copi proprietari esploderanno, per recuperare gettito) ). Il governo ha altresì respinto la stima di 450 milioni in meno per i soli Comuni del Sud. Accolta invece l’obiezione secondo cui l’IMU, tenendo escluse le prime case in coerenza all’abolizione dell’ICI, finirebbe per premiare troppo i Comuni turistici, incoraggiando per di più attribuzioni proprietarie di comodo ad altri membri della famiglia. Il rischio è che manchino 5 miliardi all’appello. Calderoli ha annunciato un meccanismo anti-frode per le intestazioni di comodo, e proporrà un abbattimento del 2% dell’aliquota d’imposta sui trasferimenti immobiliari, dal 45 al 25 per la prima casa e dal 10% all’8% per la seconda. Ai Comuni resterebbe per intera l’IMU di possesso, e solo un quinto di quella di trasferimento. Recuperato in questo modo almeno metà di ciò che l’opposizione stima mancante, il governo pensa per il resto ad innalzare la compartecipazione IRPEF. La TIA, scelta da un solo Comune su 8, verrebbe abolita, la TARSU sui rifiuti ancorata alla rendita e non alla superficie: respinta l’idea del PD di accorpare i tributi in un’unica imposta sui servizi immobiliari anche sulla prima casa.

Altro nodo su cui le opinioni divergono è quello della cedolare secca al 20% sugli affitti. Baldassarri e Fli hanno proposto invano di stralciarla e vararla con decreto autonomo. Le obiezioni riguardano il fatto che l’aliquota prevista al 20% non scoraggerebbe abbastanza il fenomeno degli affitti in nero, poiché gli inquilini non avrebbero vantaggi alla denuncia. Il governo pensa di tenere l’aliquota al 20% solo sui canoni concordati, innalzando al 23% quelli si canoni liberi e lasciando il 3% di differenza come deduzione d’imponibile a vantaggio degli inquilini, per incoraggiarli a segnalare il nero.

Fisco regionale e provinciale, costi standard sanitari. Il 16 dicembre la Conferenza Stato Regioni ha dato il via libera al testo che attribuisce alla regioni un’ampia compartecipazione IVA, un’addizionale IRPEF fino al 3%, la possibilità di azzerare l’IRAP. Resta aperto il contenzioso sui saldi finali, rispetto ai tagli pluriennali della manovra estiva dopo il recupero ridotto a soli due terzi di quelli previsti per il 2011. Per i costi standard sanitari, è stato definitivamente abbandonato ogni criterio che si riferisca alla prestazione di servizi secondo costi unitari nelle Regioni più efficienti: mancavano i dati da parte di molte Regioni, e per quelle più lontane dall’efficienza avrebbero comportato tagli che, di fatto, dopo tanti anni di promesse vengono invece a cadere. Si sceglieranno 5 Regioni di cui almeno 3 con i conti in ordine e 2 no, delle quali si farà media dei fabbisogni storici – cioè della spesa sanitaria procapite – riparametrandola secondo coefficienti demografici, come percentuale di anziani, immigrati e caratteristiche orografiche e di dispersione territoriale. Si resta al costo storico, per quanto rivisto e corretto. Questa si chiama: presa per i fondelli. Almeno al paese mio.

Armonizzazione dei bilanci. Comuni Province e Regioni vengono obbligati finalmente a redigere bilanci secondo principi contabili comuni – oggi non è così -, a formulare un bilancio per missioni e programmi come quello dello Stato, ad adottare un consolidato comprendente i conti di tutte le aziende e società controllate. Non ci dovrebbero essere grandi problemi: ma attenti a vedere se il consolidato sia solo proforma o civilistico a tutti gli effetti.

Premi e sanzioni. Si introducono premi alle amministrazioni virtuose, sanzioni fino all’ineleggibilità per chi arriva al default. A parole tutti d’accordo, ma resta da vedere se l’ineleggibilità passa davvero: al Sud è molto temuta. Molti nelle Autonomie temono che il conto si presenti solo a chi è eletto a situazione già pregiudicata.

Infrastrutture. L’ultimo decreto attuativo fissa i nuovi criteri per le politiche di coesione in materia di fondi comunitari e FAS, oggetto di innumerevoli polemiche i questi anni, e sulla perequazione infrastrutturale. E’ uno dei capitoli del piano per il Mezzogiorno su cui ha lavorato Fitto. Le opposizioni sostengono che il Sud resta troppo svantaggiato, visto l’abbattimento maggiore di spesa per investimenti pubblici degli ultimi anni. Il decreto attuativo fissa princìpi generali: servono invece cifre e proporzioni dell’ammontare concreto, conh tanto di meccanismi di responsabilità in caso di inadempimento.
per la serie: I FIGLI E LA FAMIGLIA TRADIZIONALE...
60 Lunedì 10 Gennaio 2011 15:33
L'AUTORE
ASSESSORE LEGHISTA DENUNCIATO PER VIOLENZA SESSUALKE DA DUE MILITANTI
10 gennaio 2011 Luca Talice accusato da un ragazzo e una ragazza. Durante gli abusi sarebbero state scattate delle foto osé
L’assessore alla sicurezza della Provincia di di Monza, Luca Talice, e’ stato denunciato per violenza sessuale da due giovani militanti del Carroccio e sui presunti abusi sta indagando la procura di Monza, che ha aperto un fascicolo.

FOTO OSE’ - I due giovani militanti della Lega, un ragazzo e una ragazza, hanno presentato lo scorso dicembre una denuncia in procura per abusi sessuali che avrebbero subito per anni nei locali del comune di Seregno (Monza e Brianza), dove Talice svolge anche la funzione di consigliere comunale della Lega Nord. La notizia della denuncia e’ riportata dal settimanale brianzolo ‘L’Esagono’, che parla anche di alcune foto ose’ che sarebbero state scattate durante gli abusi. Il procuratore della Repubblica di Monza, Corrado Carnevali, ha confermato l’esistenza di un fascicolo di indagine che e’ stato affidato al pm Alessandro Pete’.

QUELLA VOLTA DI LUXURIA – In un articolo dell’Unità (non più on line, ma reperibile qui) si afferma che Talice, insieme a Marco Pellegrini, Le Roberto Maggi, conduttori del martedì sera di Radio Padania Libera,

hanno salutato la vittoria di Vladimir Luxuria all’ultima edizione dell’Isola dei Famosi parlando di «fenomeno da baraccone» in una «trasmissione schifosa» che «veicola messaggi subliminali ai giovani» inducendoli ad una «insana trasgressione». «Il messaggio che passa da questi show», dicevano i tre conduttori, «è che per emergere bisogna essere così, e che quindi la persona perbene che lavora da mattino a sera, e che magari ha l’ambizione di crearsi una famiglia, non vale nulla».

fonte: giornalettismo.com
18 MILIONI DI EURO DI CONTRIBUTI STATALI ALLA LEGA NEL 2009 - GIORNALETTISMO.COM
59 Domenica 09 Gennaio 2011 17:26
L'AUTORE
Il bilancio 2009 del Carroccio è stupendo: il partito gode di ottima salute. Diciotto milioni vengono dal finanziamento pubblico. Per il federalismo, obiettivo degli elettori, c’è da aspettare invece il 2011. Forse.
Ha i conti in ordine e forte disponibilita’ liquida con oltre 23 milioni di euro, gran parte detenuta in depositi bancari e postali. Senza contare le partecipazioni in imprese stimate in piu’ di 7 milioni di euro.La Lega Nord gode di buona salute e fa ben sperare nel futuro per capacita’ organizzativa e radicamento sul territorio.
QUATTRO MILIONI DAI PARLAMENTARI – Sfogliando l’ultimo bilancio relativo al 31 dicembre 2009 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 novembre scorso, emerge una ‘situazione patrimoniale solida’. A rimpinguare le casse c’e’ soprattutto il contributo dello Stato sotto forma di rimborsi per le elezioni politiche e le regionali superiore a 18 milioni di euro, a fronte di una spesa per le campagne elettorali pari a 7 milioni di euro. Numeri alla mano, dunque, Umberto Bossi puo’ contare su un movimento ben consolidato, articolato in due societa’: la Pontida Fin srl, che gestisce tutti i beni immobili, e la Fin Group spa, l’holding cui fanno capo tutte le attivita’ commerciali e industriali, compresa l’organizzazione dei viaggi e l’elaborazione di sondaggi e ricerche di mercato. Il Carroccio si regge anche sui contributi dei suoi parlamentari e ministri con quasi quattro milioni di euro (due in piu’ rispetto all’esercizio precedente). La voce dell’autofinanziamento ammonta in totale a quasi 9 milioni di euro: comprende le sovvenzioni di persone fisiche e giuridiche e il tesseramento che da solo conta su 857mila 817, 16 euro. Ad arricchire le finanze, c’e’ in particolare il gruppo Lega Nord con tre tranche (558 mila, 367mila e 375mila, 200 euro) che assommano a 1milione 300mila, 200 euro). Da qui maggiori garanzie per il 2010, visto che il totale patrimoniale netto (sempre al 31 dicembre scorso) si attesta a 31 milioni 608 mila 639, 71 euro, con un avanzo di esercizio di 7 milioni 518 mila 759, 72 euro.
18 DAI CONTRIBUTI - Scrive nella relazione al bilancio il segretario amministrativo federale del partito Francesco Belsito: ‘Si prevede che la gestione del 2010 avra’ lo stesso svolgimento della precedente: soprattutto le risorse saranno messe a disposizione per aumentare la capacita’ organizzativa sul territorio’. Tra ‘i beni’ preziosi del Carroccio non figura ‘La Padania’: l’organo ufficiale del partito, infatti, non e’ di proprieta’ della Lega ma e’ gestito dalla cooperativa ‘Editoriale Nord’. La voce ‘attivita’ di informazione e propaganda’ comprende la somma di 7 milioni 138 mila 236, 88 euro per tutte le iniziative politiche e culturali del 2009: dalla manifestazione di Pontida del 14 giugno a quella di Venezia del 13 settembre, al convegno dei padani nel mondo di fine novembre. In particolare, le campagne elettorali per le politiche, le amministrative e il referendum del 21 giugno sono costate al partito 7 milioni 138 mila 236, 88 euro. Solo per manifesti e materiale di propaganda, sono stati investiti poco piu’ di un milione di euro, mentre per la voce ‘diffusione e pubblicita’ sono stati sborsati oltre 2 milioni di euro. Per ‘le politiche ed amministrative regionali’, si precisa nella relazione, il Carroccio ha incassato ‘dalle tesorerie di Camera e Senato un contributo statale pari a 18 milioni 498 mila 092, 86 euro’. Quanto all’aspetto finanziario, la Lega Nord controlla due societa’ e le partecipazioni, valutate secondo il criterio del netto patrimoniale, sommano a quasi 8 milioni di euro (7.702.120,91). Nel dettaglio, il Carroccio e’ proprietario di una quota di nominali 7 milioni 920 mila euro della Pontida Fin srl, pari al 99% del capitale sociale, e di 990mila azioni della Fin Group spa del valore di 0,32 euro ciascuna, per un totale di 325 mila 757 euro, pari al 99% del capitale sociale.

ZAIA ASSENTE TRA I FINANZIATORI – Al 31 dicembre del 2008, il totale dei depositi bancari, postali e del denaro in cassa in tutte le sedi del movimento, ammonta a 23 milioni 781 mila 536,17 euro. Gran parte di questa cifra, precisamente 22 milioni 925 mila 471,18 euro, e’ detenuta in depositi bancari e postali. Scorrendo la voce ‘costi della gestione’ , ‘oltre alle spese elettorali e per le manifestazioni, le spese di maggior rilievo riguardano i costi per i servizi (3 milioni 880mila 279,12 euro), i dipendenti e collaboratori (2 milioni 508 mila 161,30 euro), gli affitti (2 milioni 188 mila 521,55 euro), gli acquisti di beni (1 milione 690 mila 560, 39 euro)’. Nel dettaglio, sfogliando l’elenco dei soggetti eroganti sovvenzioni al partito (allegato ‘A’ al bilancio consuntivo 2009) si scopre che, tra le contribuzioni da persone fisiche, ci sono quelle di tanti esponenti del Carroccio tra parlamentari e rappresentanti del governo. Tra gli assenti, il ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia. Il piu’ ‘generoso’ e’ Matteo Brigandi’, oggi membro del Csm, con 103,040 mila euro. Seguito da Piergiorgio Stiffoni (79 mila 040 euro), dall’europarlamentare Mario Borghezio (65mila euro) e Pierguido Vanalli (59, 640 mila euro).
I CONTRIBUENTI – Il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli ha versato 39mila 926 euro, mentre quello dell’Interno, Roberto Maroni, 29 mila 040 euro. Il viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli ha ‘sborsato’ 12 mila 270 euro. I capigruppo di Senato e Camera Federico Bricolo e Marco Reguzzoni, rispettivamente, hanno contribuito con 36 mila 270, 44 euro e 29 mila 040 euro, mentre l’attuale governatore del Piemonte Roberto Cota ha versato 45 mila 636 euro e il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia 29 mila 040 euro. Una sola societa’ ha finanziato la Lega, per un totale di 50 mila euro: la Vitali spa di Milano.
CALDEROLI NON VUOLE L'AUTONOMIA PER LA PROVINCIA DI BELLUNO
58 Venerdì 07 Gennaio 2011 15:47
L'AUTORE
CALALZO. L'autonomia per l'intera provincia di Belluno? La Lega Nord pigia con decisione sul pedale del freno. Lo fa nientemeno che con il ministro Roberto Calderoli, ma anche il governatore Luca Zaia viaggia su questa lunghezza d'onda. E il neosegretario provinciale del Carroccio, Diego Vello, dopo aver consumato la colazione con Bossi, Calderoli e Castelli conferma che «di questo problema - quello dell'eventuale referendum - non abbiamo neanche parlato». E' mattina presto quando il leader della Lega scende dalla camera dell'Hotel Ferrovia di Calalzo dova ha pernottato per incontrare il giovane segretario bellunese Vello. Quando lascia il minivertice, Calderoli confessa a "Il Corriere delle Alpi": «Il referendum? Cos'è 'sta roba». Glielo spieghiamo e gli diciamo anche che l'11 gennaio il consiglio provinciale si promnuncerà. E che ci sono già 17 mila firme per il passaggio del Bellunese al Trentino Alto Adige. «Non se ne parla nemmeno», sbotta Calderoli. «Con la riforma federalista, tutte le Province e le Regioni diventeranno speciali, autonome, quindi non c'è alcun bisogno di questa fuga in avanti». «Sarà in questo modo», aggiunge il ministro per la semplificazione, «che risponderemo alle attese dei bellunesi». Davvero?
Luca Zaia, governatore del Veneto, lascia la "cena degli ossi" e dopo mezzanotte si concede ai giornalisti. Ma con sobrietà.
Non grandisce domande sui rapporti tra Berlusconi e la Lega. Ma quando i riflettori si accendono sul Veneto si spalanca a un sorriso largo così. Ed ecco che suggerisce di evitare la guerra fra poveri per l'autonomia e il federalismo. Prudentissimo anche sull'eventuale referendum. Anzi, il suo è quasi un no.
«Non mi schiero assolutamente né pro né contro, sono cosciente delle istanze che vengono presentate dai bellunesi che sottoscrivono questa petizione», afferma. «Del resto vorrei anche pensare se possa esistere un Veneto che non firmerebbe una petizione del genere, per avere autonomia e federalismo».

Secondo Zaia, «la verità è un'altra: non bisogna incentivare guerre fra poveri, perché tutto il Veneto merita federalismo e autonomia e così facendo si ha l'impressione che non si risolvano i problemi. A mio avviso, comunque, deve essere rispettata fino in fondo la volontà popolare».
Si allarga, il presidente, soffermandosi sul federalismo. «Il federalismo per il Veneto significa non pagare per gli sprechi degli altri. E' una grande sfida. Se poi pensiamo che il Veneto ha un saldo attivo di 7 miliardi di euro, che significa che 7 miliardi di nostre tasse vanno a Roma e lì restano per la quota di solidarietà e sussidiarietà nazionale, federalismo significa oggi fare in modo che i 7 miliardi tornino in Veneto».
Ritorna sul Bellunese, il governatore, per confermare che i fondi per le aree di confine ci sono.
«I 40 milioni sono ormai in dirittura d'arrivo», tranquillizza Zaia. «Ci sarà la possibilità di investire in questi territori che hanno presentato un sacco di istanze e progetti. Cerchiamo di finanziarli negli anni».
Si diceva dell'incontro di Vello con i vertici del Carroccio. «Bossi, Calderoli e Castelli», confida al "Corriere delle Alpi" subito dopo la colazione, «mi hanno detto che quest'anno ci sarà spazio solo per il federalismo (e per tagliare la "magneria romana") e che per altre forme di autonomia, come quella possibile per il Bellunese, se ne riparlerà il prossimo anno».
«Bossi», prosegue Vello, «mi ha parlato di tagli e di un anno che non sarà certo semplice per gli enti pubblici, ma è giunto il momento che passi la riforma o il Paese dovrà rassegnarsi alla radicale divisione».
Il giovane segretario provinciale leghista, senza entrare nell'argomento del referendum ("di fatto inutile"), ha fatto presente al senatur che il Bellunese rimane un terra schiacciata tra due realtà autonome e che necessita di una svolta: «Non abbiamo parlato di prospettive, ma sicuramente ci sono gli spazi per iniziare a parlare anche di una più concreta autonomia. Dunque, l'imperativo per ora rimane la cautela e la serietà, la barra deve rimanere diritta e salda anche di fronte agli scossoni e alle provocazioni».
Vello, ovviamente, si è fatto scattare una foto ricordo con il grande capo Umberto Bossi.
Grazie
57 Venerdì 07 Gennaio 2011 12:34
L'AUTORE
Grazie Lebonsens della chicca assai interessante.
Grazie Sergio, nel mio libro racconto bene questo particolare a cui tu accenni.
Radio Padania...Maria
56 Giovedì 06 Gennaio 2011 20:37
Sergio
Ho letto oggi che, grazie a una leggiucola dell'On. Caparini del 2005, Radio Padania e Radio Maria pigliano 500.000 euro l'anno dallo Stato, in quanto registrate come Radio cosiddette "comunitarie".... Le vie del Signore, nell'intascarsi i soldi dei cittadini, sono davvero infinite... !

articolo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/06/radio-padania-libera-occupa-il-salento/85030/
Il primo deputato uscito dalla Lega Nord
55 Giovedì 06 Gennaio 2011 09:02
LEBONSENS
Il primo deputato leghista, che fu costretto a lasciare la Lega Nord, si chiamava Claudio Pioli. Fu eletto nella circoscrizione di Torino, Novara e Vercelli nell'XI Legislatura, nell'aprile del 1992. Due lauree, in Economia e Commercio ed in Scienze Politiche, già assistente di diritto commerciale all'università di Torino, dottore commercialista, cerco', senza successo, di portare la Lega Nord verso un liberismo effettivo, e già all'epoca si scontro' con Bossi, che gli preferi' Gipo Farassino, cantautore e uomo di spettacolo, e Borghezio. Tanto Farassino quanto Bossi avevano frequentato gli ambienti comunisti e non vedevano di buon occhio gli economisti di destra. Pioli usci' dalla Lega ed entro' nel gruppo misto, ove resto' sino alla fine della Legislatura. I leghisti di destra (liberisti) dell'epoca non appoggiarono più la Lega Nord, come risulto' alle elezioni del sindaco di Torino del 1993. In un'intervista rilasciata a La Repubblica Bossi si auguro' che la gente "desse un sacco di legnate al fuoriuscito Pioli...". Bossi fu condannato al pagamento di 25.000.000 di Lire dal Tribunale Penale di Monza ed a qualche mese di reclusione, ma si trincero' dietro all'immunità parlamentare all'Appello di Milano. Pioli, ritenendo che il paese non avesse più speranze, non si interesso' più di politica e lascio' addirittura l'Italia.
BOSSI E LA CIMICE: FRUTTO DELLA FANTASIA DI UN PARANOICO
54 Mercoledì 05 Gennaio 2011 13:37
L'AUTORE
4 gennaio 2011 La società privata che ha effettuato la bonifica e gli uomini dei servizi segreti intervenuti dopo non sembrano aver avuto successo nello stanare la presunta microspia nascosta negli uffici del Senatùr
E’ un classico del comico: la notizia della cimice, data con preoccupato allarme dal Senatùr, appare leggermente lacunosa ed incompleto. Le manca una caratteristica fondamentale: il risultato delle indagini messe in atto dalla società privata e dagli “uomini di Maroni” convocati a investigare sul posto dopo i sospetti della segretaria di Umberto Bossi.

CIMICE MAI TROVATA – Ed è quantomeno illuminante la questione, riportata dal Corriere della Sera: secondo le indagini del procuratore di Roma Maurizio Ferrara, che ha aperto un’indagine sulle parole di Bossi, la storia è andata diversamente da come aveva fatto intendere il leader del Carroccio. Dal momento in cui è stato aperto il fascicolo, sono emerse le prime contraddizioni con le parole dell’esponente di governo. Innanzitutto non è stata ritrovata alcuna “cimice” nelle stanze di Palazzo Chigi assegnate al ministero e nell’abitazione romana di Bossi. I giudici hanno specificato infatti che se qualcosa fosse stato trovato, gli agenti avrebbero dovuto sporgere denuncia all’autorità giudiziaria anche senza il consenso dell’interessato. In prima fila anche gli 007 dell’Aisi, subito dopo la società di bonifica chiamata dal Senatùr, si sono messi alla ricerca della presunta microspia. Ricerche approfondite e scrupolose, ma che non hanno portato a nessun risultato.

LE CASUALITA’ DELLA VITA – “Se segnalassimo tutte le verifiche non andate a buon fine…” fa sapere sempre un investigatore al Corriere della Sera, che poi conclude: “Nessuna cimice negli uffici del ministero e nell’appartamento privato di Bossi”. E alla stessa conclusione sono arrivati i tecnici della società privata che si è occupata della bonifica. Il tutto, partito dalla sensazione di una segretaria, potrebbe essere il semplice parto di una fantasia troppo impressionabile. Quella di un ministro della Repubblica.

DA GIORNALETTISMO.COM
LEGHISTA EMILIANO E I RIMBORSI A SPESE NOSTRE
53 Mercoledì 29 Dicembre 2010 12:20
L'AUTORE
Il leghista emiliano e i rimborsi fasulli chiesti alla regione
Il Carroccio rischia di crollare sotto il peso dello scandalo delle irregolarità di una serie di fatture per le trasferte di Maurizio Parma, capogruppo leghista di via Aldo Moro. Si faceva rimborsare impegni personali e di partito come fossero attività istituzionale
“Meglio non avvisare Roberto Calderoli della faccenda dei fondi regionali del Carroccio perché sennò non ‘salta’ solo Maurizio Parma, ma tutta l’Emilia”. E’ questo uno dei passaggi di una conversazione telefonica del luglio 2009 tra il segretario della Lega nord Emilia Romagna Angelo Alessandri (e presidente della Commissione Ambiente alla Camera) e l’ex vicesegretario del movimento Marco Lusetti. I due parlano dello scandalo delle note spese fasulle presentate dal capogruppo leghista in regione Maurizio Parma. Una vicenda che adesso rischia di trasformarsi in una valanga di fango per il Carroccio che solo pochi mesi fa, alle ultime regionali, aveva conquistato più del 13% dei consensi. Lusetti, dopo aver tentato per due volte di spingere il partito a fare chiarezza sui presunti rimborsi taroccati, nel luglio 2010 è stato espulso. Ma lunedì scorso si è preso la sua rivincita: ha convocato una conferenza stampa, ha fatto ascoltare la registrazione della telefonata e ha mostrato una serie di documenti che secondo lui dimostrano le irregolarità commesse da Parma, oggi vicepresidente della provincia di Piacenza, nella gestione dei fondi a disposizione del gruppo regionale. Nelle mani dei cronisti finiscono così le ricevute che Parma girava agli uffici della regione per farsi rimborsare le trasferte.

Si inizia con un viaggio del 28 agosto 2008 quando l’esponente leghista sostiene di aver incontrato tra Pordenone, Bergamo e Pontida gli amministratori regionali di Friuli Venezia Giulia e Lombardia, chiedendo ed ottenendo dalla Regione Emilia Romagna un rimborso spese di 463 euro. Lusetti, però, racconta che in quegli stessi giorni, di scena a Pontida, c’era la tradizionale festa dei Popoli padani. “Non vorrei – dice l’ex leghista – che Parma si sia fatto rimborsare il viaggio per andare ad una festa di partito e non all’incontro con alcuni funzionari regionali”.

Un anno prima, il 16 e 17 settembre 2007, Parma si fa rifondere anche una trasferta a Venezia e Treviso per, si legge nel documento su carta intestata del gruppo regionale, una manifestazione sul federalismo fiscale e un incontro con gli amministratori regionali del Veneto. Totale: 201,60 euro. Spicci, ma è ancora Lusetti a mettere in dubbio la versione di Parma: “In quel periodo c’è il raduno dei leghisti a Venezia – rivela – e guarda caso la moglie di Maurizio Parma vive proprio a Treviso”.

Ma Lusetti non si ferma e fa saltare fuori altri due rimborsi spese “che puzzano proprio”: il primo, datato 26 dicembre 2006, riguarda l’affitto di una delle sale di Piacenza Expo per un convegno sugli enti locali, a cui Lusetti allega pure la ricevuta su carta intestata del centro fieristico. Parma, per quell’incontro a ridosso del Natale 2006, avrebbe ottenuto come rimborso 1.800 euro “anche se è strano- rileva Lusetti- che a Santo Stefano si organizzi un convegno sugli enti locali e nessuno se ne sia accorto”. Un incontro talmente segreto che non se ne sono accorti, evidentemente, neanche a Piacenza Expo visto che, interpellati, fanno sapere che nessuna sala per quella data e’ mai stata affittata e per il mese di dicembre del 2006 non furono calendarizzati eventi di natura privata.

Infine, Parma avrebbe anche ottenuto un rimborso spese per più di 5.000 euro (con due fatture, una da 3.600 ed un’altra da 1.640 euro) per una cena avvenuta il 30 marzo 2008 al Park hotel di Piacenza a cui partecipo’ anche Umberto Bossi: niente di irregolare ad una prima occhiata ma è proprio Lusetti ad offrire una chiave di lettura. “Io c’ero a quella cena – dichiara l’ex numero due del movimento – e ricordo benissimo che tutti i militanti hanno pagato di tasca propria la quota parte della cena, quindi e’ evidente che Parma ha chiesto un rimborso spese nonostante non ne avesse la ragione”.

Con il faldone di rimborsi “pieni di criticità”, Lusetti stava quindi cercando di incontrare il ministro Calderoli, visto che in sede di direttivo del partito, la mozione per la discussione di questi documenti poco chiari era stata congelata per ben due volte.

“Ma questa faccenda la chiudiamo noi” minimizza per telefono Alessandri invitando il suo vice a firmare una dichiarazione che farà avere ai piani alti del movimento. Lusetti non sembra convinto ma Alessandri chiede di velocizzare i tempi: “Ma no, ragazzi, non apriamo questi libri qua, ma stiamo scherzando? Non bisogna raccontare in giro questa storia, devi minimizzare – sprona Alessandri – perché questi qua, per quanto gliela spieghi, non la capiranno mai, vedono solo il problema loro” visto che “il problema è dell’Emilia, non solo di Maurizio Parma”.

Alessandri cerca quindi di contenere lo scandalo che potrebbe scoppiare da un momento all’altro e modificare la geografia politica della Provincia di Piacenza, neo eletta giunta Pdl e Lega che vince le elezioni per la prima volta dopo 50 anni di sinistra.

Ma dal 2009 al 2010 gli scandali legati alla Lega in amministrazione provinciale si susseguono uno dopo l’altro: un assessore, Davide Allegri, che affida piani regolatori allo studio di architettura dove lavora e ad un dipartimento universitario in cui insegna; un consigliere provinciale in quota Carroccio, Davide Maloberti, indagato per truffa ai danni dello Stato per la questione delle quote latte e, infine, il vicepresidente Maurizio Parma a cui non tornano i conti di quando era capogruppo in Regione. Ma Rosy Mauro, nuova reggente del partito emiliano, ne è sicura: “Non esiste nessuna questione morale nella Lega”.

di Massimo A. Paradiso
LEGGE SALVA CAMICIE VERDI, MOZIONE CONTRO CALDEROLI BOCCIATA
52 Mercoledì 22 Dicembre 2010 14:11
Zenzero
L’Aula della Camera ha respinto la mozione di sfiducia presentata dall’Idv nei confronti del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. La mozione e stata bocciata con 188 sì, 293 no e 64 astenuti.

A favore della mozione hanno votato l’Idv e il Pd; Udc e Fli si sono astenuti. Il governo era al gran completo in Aula: il banco ad esso riservato nell’Emiciclo era completamente gremito di ministri e sottosegretari. Quando la vicepresidente Rosy Bindi ha dichiarato l’esito della votazione si è levato un applauso dai banchi del centrodestra. Roberto Calderoli ha ricevuto le congratulazioni dei colleghi.

La mozione di sfiducia dell’Idv era motivata dalla cosiddetta norma ‘salva-camicie verdi’: il ministro avrebbe cancellato il divieto di associazione di carattere militare, cosa che secondo l’Idv avrebbe avuto come scopo quello di favorire alcuni militanti leghisti coinvolti in un processo.

”Susciterò invidie perché ho preso più voti di Berlusconi”. Il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, commenta così il voto alla Camera. Anche il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, dichiara di essere soddisfatto per il voto sulla mozione: ”Dove c’è la Lega va sempre bene”.

Blitzquotidiano.it
PARENTOPOLI PIEMONTESE, IL CODICE COTA E' UNA BARZELLETTA
51 Mercoledì 22 Dicembre 2010 10:53
L'AUTORE
Il fratello nello staff dell'assessore!!!

Contratto da cocopro per Stefano BoninoHa un curriculum prestigioso e innegabili competenze nel campo della logistica. Compenso, pare, molto basso, ma è parente stretto della responsabile dei Trasporti. E la cosa fa a pugni con la "carta etica" della Giunta Cotadi MARIACHIARA GIACOSA

L'assessore Barbara Bonino con l'ad delle Ferrovie, Moretti
Ha un curriculum di prestigio, esperienza nel settore, è giovane, competente e lavora bene. Si è occupato di logistica, ha ricoperto per un triennio, fino al 2007, l'incarico di amministratore delegato del Cim, il centro intermodale merci di Novara, e collaborato con il ministero dell'Ambiente all'interno delle commissioni di Via (valutazione di impatto ambientale). La sua professionalità è stata riconosciuta, a destra come a sinistra. Insomma è uno "che ci capisce" e avrebbe il profilo perfetto per lavorare nello staff dell'assessore ai Trasporti della Regione Piemonte. A parte un piccolo difetto di fabbrica: si chiama Stefano Bonino e con la responsabile di una delle poltrone più scottanti della giunta Cota condivide ben più del cognome. E' il fratello dell'assessore in carica e da alcuni mesi anche il suo braccio destro nella gestione delle delicate faccende legate a quella delega.

La polemica era già scoppiata prima dell'estate, quando da più parti era stata denunciata la sua presenza a una serie di riunioni tecniche e "non aperte al pubblico". Tra i casi più eclatanti la firma dell'accordo con Gtt, e la partecipazione a tutte le riunioni preparatorie a quell'intesa, partecipazione che era costata alla sorella Barbara anche un attacco dell'opposizione in Consiglio regionale. Il "fratellino", anche se più grande di lei di un paio d'anni, aveva inoltre preso parte ad alcuni incontri dedicati alla logistica e con le società partecipate. All'epoca si sprecarono le battute: "Chi è il vero assessore?" attaccava chi si chiedeva a che titolo un estraneo partecipasse a riunioni riservate in cui si decidevano le linee di programmazione strategica della Regione.

Ciò nonostante da allora la presenza di Stefano Bonino, negli uffici di via Belfiore 23 è stata notata parecchie volte. Forse pensando di far bene, l'assessore, Barbara Bonino, ha pensato di regolarizzarne la posizione, offrendo al fratello un contratto. Un cococo, una collaborazione coordinata e continuativa, nel suo ufficio di comunicazione: la stanza dei bottoni, dove i politici radunano i fedelissimi e dove si decide l'azione politica dell'assessorato. L'ultimo contratto risale al 15 novembre e dovrebbe andare a naturale scadenza il 31 dicembre. Sull'eventuale rinnovo non c'è notizia, sul compenso nemmeno: pochi euro al mese, ma fa poca differenza. Il problema è: come è possibile che un fatto del genere avvenga in Piemonte? La Regione ha appena approvato, il 7 dicembre, con tanto di conferenza stampa con il presidente della giunta Roberto Cota e quello del Consiglio Valerio Cattaneo, la "carta etica": un vero manuale di comportamento del politico serio e dal profilo morale ineccepibile. Che questa condizione passi attraverso il rifiuto della parentopoli è scritto nero su bianco: "E' fatto divieto a chi governa di reclutare collaboratori che potranno assisterlo efficientemente ed efficacemente nell'esercizio del suo mandato", ricorrendo a "parenti o affini fino al quarto grado" per gli incarichi retribuiti con budget ad uso discrezionale, ovvero i contratti di collaboratori stretti e staffisti. E un fratello, per quanto in gamba, efficiente ed efficace, resta pur sempre un parente molto stretto.

(21 dicembre 2010)
FONTE: http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/12/21/news/il_fratello_nello_staff_dell_assessore_contratto_da_cocopro_per_stefano_bonino-10437434/
ZAIA E ROMA E LE DICHIARAZIONE AL BOLLETTINO DELLA LEGA NORD (la Padania)
50 Venerdì 17 Dicembre 2010 14:57
L'AUTORE
(ASCA) - Venezia, 17 dic - Sorpresa in casa Lega Nord perche' Luca Zaia, presidente della regione Veneto, definisce ''Roma capitale della nazione'' e lo fa sul giornale del Carroccio, la Padania, prendendo le distanze dalla liberazione dei giovani protagonisti degli incidenti di Roma, che si trovavano in carcere. ''No, la nostra capitale e' Venezia'' replica questa mattina da ''Antenna3'' Leonardo Muraro, leghista, presidente della Provincia di Treviso, dichiarandosi sorpreso per questa uscita di Zaia e perche' viene pubblicata in prima pagina della padania.
IL CANONE RAI E LA LEGA
49 Venerdì 17 Dicembre 2010 10:56
L'AUTORE
ENNESIMA SPARATA DEI CIARLATANI LEGHISTI CONTRO IL CANONE, INTANTO SULLA PROPOSTA DI PAOLO ROMANI DI FARLO PAGARE CON LA BOLLETTA TV HANNO TACIUTO: PARASSITI:
fonte bergamonews.it
“Il canone? Pagàl a fa? O mia capìt!” L’onorevole bergamasco Pierguido Vanalli (nella foto), deputato della Lega Nord, è protagonista di uno spot destinato a far discutere. La pubblicità, in onda su Telepadania, fa il verso allo spot Rai che prende in giro i dialetti italiani. La tv leghista ha studiato una campagna anti canone in cui alcuni deputati invitano i cittadini a non pagare la tassa annuale. “Mi sa che il canone ia paga so de sura, chi sota ol canone ia paga mia” – una delle battute del sindaco di Pontida e parlamentare leghista. “Mentre la Rai ridicolizza i dialetti, TelePadania li valorizza ospitando i parlamentari del Carroccio che invitano all’obiezione fiscale del canone in dialetto- afferma Davide Caparini, segretario di presidenza in Commissione Vigilanza Rai – le lingue locali sono una cosa seria come lo sono i soldi dei contribuenti che, ancor piu’ in un momento di crisi, meritano rispetto”. “I nuovi messaggi, in onda da oggi, sono visibili anche sul sito www.padanianet.com e hanno come protagonisti i parlamentari del Carroccio che si esprimono nelle loro lingue locali; i primi saranno lombardi e veneti. Le note del Va’ Pensiero, una cornice di bandiere col Sole delle Alpi e il messaggio “di ridicolo c’e’ solo il vostro canone, non le nostre lingue” fanno il resto, a conferma che “TelePadania e’ la tv che parla più lingue. Anche la Tua”.
SEGRETARIO AMMINISTRATIVO LEGHISTA, NEL SEGNO DEL PREDECESSORE
48 Martedì 14 Dicembre 2010 08:42
L'autore
Perché la Porsche Cayenne del tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito viene abitualmente parcheggiata nei posti riservati alle auto della polizia davanti alla Questura di Genova? Se lo sono chiesti gli agenti del Silp (il Sindacato italiano dei lavoratori di polizia). Che stanno insistendo presso il questore per capire i motivi che hanno giustificato l'autorizzazione.
Ma il sottosegretario non è nuovo alle polemiche legate all'aspetto pubblico della sua vita privata. Nel mirino dei detrattori c'è anche la vicenda della doppia laurea.
Una, in Scienza delle Comunicazioni, sarebbe stata ottenuta presso l’Università privata di Malta, non riconosciuta dall’Italia. Un'altra, in Scienze politiche, sarebbe stata ottenuta a Londra, presso “un ateneo riconosciuto”.
Strano, perché Belsito non risulta parlare l'inglese fluente necessario per laurearsi in un'università anglofona.
FONTE: LETTERA43.IT
a Eros
47 Martedì 14 Dicembre 2010 08:40
L'autore
Grazie Eros per la segnalazione
ristampa
46 Lunedì 13 Dicembre 2010 14:51
Eros
"Qualcuno" è già passato a ripulire un bel pò di librerie a Verona, per fortuna c'è internet
DIMENTICAVO SU BRIGANDI'
45 Mercoledì 08 Dicembre 2010 20:17
L'AUTORE
ECCO IL LINK: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9341:bossi-e-qil-lumbard-biografiapolitica-del-piu-grande-illusionista-padanoq&catid=1:latest-news#yvComment9341
BRIGANDI', IL FUSTIGATORE FUSTIGATO NON PAGAVA GLI ALIMENTI ALLA FIGLIA
44 Mercoledì 08 Dicembre 2010 20:11
L'AUTORE
Matteo Brigandì è citato nel mio libro ed è MEMBRO DEL CSM in quota Lega Nord.
La notizia è apparsa su "la Repubblica" edizione di Torino.
LA LEGA SALVA MASTELLA
43 Domenica 05 Dicembre 2010 18:12
L'AUTORE
della Campania, il mercato illegale degli appalti, la gestione allegra dei fondi pubblici al giornale Il Campanile con appartamenti romani incorporati? Il Parlamento ha deciso di abolirlo. Non l'onorevole: il processo. Il Senato, in una delle sue ultime sedute, ha approvato la proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere di sollevare un conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato dinanzi alla Consulta contro i giudici di Napoli che osano processare l'uomo di Ceppaloni. Tutti d'accordo (Pdl, Lega, Udc, Pd), tranne l'Idv. Ora il processo rischia di morire, con prescrizione assicurata. Per l'ex guardasigilli e per i suoi 50 coimputati. Che il processo a Mastella non s'abbia da fare non è una novità. Un'incredibile campagna mediatica, alimentata anche da Porta a Porta e dal Corriere della Sera, martella da anni che Mastella sarebbe stato inquisito per rovesciare il governo Prodi, dopodiché tutte le accuse sarebbero finite nel nulla. Altri, invece, sanno benissimo che esiste e si prodigano perché non esista più. Il gip Marotta racconta: "Mi avvicinò una collega amica dell'imputato e mi consigliò di assolverlo". Vespa intervista un anonimo che spara sull'inchiesta. Era il portavoce di Clemente, pure lui indagato (leggi l'articolo). Il paradosso tragicomico è che, secondo la legge costituzionale, il Parlamento "può negare l'autorizzazione a procedere" solo se il ministro inquisito "ha agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo". Ecco: forse lottizzare gli enti pubblici piazzando parenti e raccomandati, concutere pubblici ufficiali, pilotare appalti a fini clientelari, intascare soldi del finanziamento pubblico all'editoria o truffare l'Inail sono condotte tipiche di un ministro della Giustizia e vanno tutelate perché finalizzate a un "preminente interesse pubblico". Nel qual caso, bloccare il processo a Mastella è poco: bisogna erigergli un monumento equestre (ILFATTOQUOTIDIANO)
PER ALBERT
42 Sabato 04 Dicembre 2010 16:57
Leo A.d. ML
MILLE GRAZIE!!!! GRAZIE DAVVERO!
ce l ho!
41 Sabato 04 Dicembre 2010 10:59
albert
ciao leo ho preso 4 copie ,una ovviamente per me e le altre per 3 amici pseudo leghisti chissà che capiscano finalmente!Grazie del lavoro leo!!!
Parentopoli leghista all’Asl di Milano
40 Venerdì 03 Dicembre 2010 14:28
L'AUTORE
Il tutto nasce da una lettera fatta da un gruppo di operatori all'interno della struttura. Indice puntato contro il direttore generale Walter Locatelli, già dg dell'Asl di Lecco
Parentopoli alla Lega Nord. Una denuncia pesante che un gruppo di operatori dell’Asl di Milano hanno indirizzato direttamente al ministro dell’Interno. “Caro Maroni – si legge in una lettera spedita questa mattina – in tempi recenti ti sei espresso (noi ci facciamo gli affari degli altri) intendendo così garantire le priorità e gli interessi dei cittadini. In realtà anche la Lega si sta adeguando al clima di clientelismo che oramai impera nel nostro paese”. La lettera prosegue documentando la denuncia e mettendo sotto accusa il direttore generale dell’Asl Walter Locatelli “già ex sindaco di una maggioranza leghista a Brembate -anche lui bergamasco- di nomina leghista e lui stesso fiero di questa appartenenza”. I fatti della denuncia: “Dopo pochi mesi dal suo insediamento come direttore generale ha ritenuto di dover nominare direttore della Struttura Complessa Sistema Informativo Aziendale (incarico che sino al suo arrivo non esisteva) la Monaci Veronica proveniente dalla ASL di Lecco dove (guarda caso) era stato DG lo stesso Locatelli”.

Subito dopo sente l’obbligo di nominare Direttore del Dipartimento Sanità Pubblica Veterinari il Monaci Claudio (non avendone i titoli). “Lo stupore è stato non solo quello di scoprire che i due Monaci sono tra di loro parenti (fratello e sorella), ma soprattutto parenti strettissimi del direttore generale, e che gli incarichi affidati siano avvenuti per chiamata diretta escludendo tutte le risorse di personale già presenti all’interno della ASL Milano”. I fratelli Monaci sarebbero nipoti del Locatelli, due figli della sorella della moglie. Una vicenda che rappresenta la classica goccia che fa traboccare il vaso, tanto da fare imbestialire anche operatori di stretta fede leghista. “Lavoriamo all’Asl da decenni – protesta uno degli autori della lettera denuncia – ma mai come ora ci sentiamo frustrati: le nostre competenze non contano nulla, per fare carriera bisogna essere parenti di chi comanda”. E la carriera significa ovviamente anche stipendi migliori. Ma quanto guadagnano i fratelli Monaci? Hanno incarichi da “primari”, quindi dai quattro ai cinquemila euro al mese. La lettera indirizzata a Maroni così continua: “Troviamo immorale questa modalità di valorizzare le competenze di parenti strettissimi sia inventando incarichi apicali sia trascurando la mancanza di titoli (se non quello della stretta parentela) per occupare la posizione. Si vocifera che il direttore generale della ASL Milano non voglia espletare, per alto senso morale, concorsi truccati per favorire i propri parenti ma preferisca la chiamata diretta”.
PRIME ANTICIPAZIONI...
39 Mercoledì 01 Dicembre 2010 15:28
l'autore
IL FATTO QUOTIDIANO: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10594%3Aumberto-magno-anticipazione-de-qil-fatto-quotidianoq&catid=1%3Alatest-news

AFFARI ITALIANI: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10596%3Aumberto-magno-anticipazione-su-affari-italianiit&catid=1%3Alatest-news

DAGOSPIA: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-20725.htm

POLIS BLOG: http://www.polisblog.it/post/9127/umberto-magno-ovvero-le-contraddizioni-di-bossi-e-della-lega-nord#show_comments
Lega Nord contro Pagliarini
38 Domenica 28 Novembre 2010 15:42
L'autore
La Lega ha già pronto il ricorso contro il simbolo e la dicitura Lega padana lombarda che Giancarlo Pagliarini vuole utilizzare per candidarsi a sindaco. «Lunedì - spiega l’europarlamentare Matteo Salvini - con Giancarlo Giorgetti decideremo se vale la pena di spendere qualche euro. Dico solo che è triste che ci sia chi ha fatto il ministro grazie alla Lega e adesso si presta a operazioni di sciacallaggio». E così potrebbe essere il tribunale, ancor prima degli elettori, a fermarne la corsa a Palazzo Marino del «Paglia». Sessantotto anni, economista, professore, ex ministro in un dicastero pesante come quello del Bilancio nel primo governo Berlusconi e militante leghista fino al 2007 prima di candidarsi come indipendente nella Destra di Francesco Storace, anche dopo aver sbattuto la porta del Carroccio ripete di essere «rimasto leghista nell’anima e nella mente». E ora lancia la nuova sfida nella Lega Padana Lombarda, creatura di Roberto Bernardelli, altra vecchia conoscenza della politica milanese e storico rappresentante della dissidenza leghista che rispunta fuori alla vigilia di ogni appuntamento elettorale.
«Sono vent’anni che ci copiano - taglia corto Salvini - ma questa è gente che vale lo zero virgola. La Lega è come la nutella, tutti tentano di copiarla, ma nessuno ci riesce. E i milanesi lo sanno bene». Ma in via Bellerio pensano al ricorso, certi che anche a Milano andrà a finire come a primavera a Torino, dove il Tar del Piemonte accolse il ricorso della Lega Nord escludendo dalle elezioni regionali la lista Lega Padana. «Quello che vorrei sapere - chiude Salvini - è cosa sappia Pagliarini del Gallaratese o di Quarto Oggiaro. Che progetto ha per Milano». La risposta è nei resoconti della conferenza stampa di presentazione. «Vorrei fare di Milano una città come Zurigo - aveva detto venerdì Pagliarini -, ma potrei dire come Obvaldo, il primo cantone ad aver introdotto una flat tax uguale per tutti». E poi la promessa di nominare assessori sia di centrodestra che di centrosinistra. A cominciare da Fabrizio Spirolazzi (del Pd) come responsabile del Bilancio. «Solo così anche l’opposizione può lavorare al bene della città, invece di fare guerre politiche». La campagna elettorale? «Solo i santini: quando mi sono candidato alle comunali ho speso 560 euro». E Pagliarini giura di non volerne spendere di più.
Ad appoggiarlo Bernardelli, l’imprenditore alberghiero entrato in politica negli anni Ottanta con la Lega Autonomista Lombarda di Umberto Bossi. «Il nostro simbolo esiste da sei anni, e su quello della Lega c’è il nome di Bossi: non credo che gli elettori della Lega si confondano ancora», spiega lui che nel 1987 è tra i fondatori del Partito Pensionati, poi la Lega Casalinghe-Pensionati, di nuovo Lega Nord, movimento Padania pensione sicura, Pensionati padani, Pensionati nord. Nel 2000 è consigliere regionale della Lombardia, ma esce perché considera la Lega troppo appiattita su Berlusconi. Fonda la Lega Padana Lombardia e nel 2004 si candida presidente della Provincia. Ma raccoglie solo l’1,8 per cento. Ora l’operazione Pagliarini.
100 MILIARDI AL SUD
37 Sabato 27 Novembre 2010 18:28
L'AUTORE
il federalismo della Lega Nord? eccolo
MILANO - Il Consiglio dei ministri ha approvato il Piano per il Sud. Prevede, tra le altre misure, il potenziamento della rete dei trasporti, fondi per l'edilizia scolastica, misure per l'utilizzo dei fondi per l'università e la costituzione della Banca del Sud per agevolare il credito agli imprenditori e per il rafforzamento degli interventi in materia di giustizia e sicurezza. «Si parte dalla ricognizione che ha individuato 16 miliardi a luglio e con lo sblocco dei piani attuativi regionali relativi ai fondi Fas si arriva intorno ai 24 miliardi» ha indicato il ministro degli Affari Regionali, Raffaele Fitto, dopo l'approvazione all'unanimità del Piano. A queste risorse vanno aggiunti i fondi strutturali europei «per un totale di 100 miliardi», ha aggiunto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Fitto ha spiegato che con il provvedimento, accompagnato da due decreti e una delibera Cipe, si procede alla «responsabilizzazione, insieme alle Regioni con cui vogliamo assolutamente dialogare e condividere.
e la Lega Zitta!!!!!!
SERVI DI BERLUSCONI, RIFIUTI A NAPOLI
36 Sabato 27 Novembre 2010 18:00
L'AUTORE
(ASCA) - Napoli, 26 nov - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si dice convinto che la Lega Nord non rifiutera' di dare un contributo alla crisi rifiuti di Napoli e della sua Provincia.

Rispondendo alla domanda di una cronista che chiedeva un commento sul rifiuto avanzato nei giorni scorsi dal Piemonte e dal Veneto, il premier risponde: ''Bisogna tener presente che il Veneto ha problemi perche' colpito dalla recente alluvione, il Piemonte e' sovraccarico. Ho parlato personalmente con loro (presidenti delle due Regioni, ndr) e con i ministri della Lega. Sono abbastanza sicuro che non mi diranno 'no'''.

dqu/sam/bra
LEGA DI SOTTOGOVERNO E POLTRONARA, TOSI RECORD EMOLUMENTI
35 Giovedì 25 Novembre 2010 14:58
L'AUTORE
Sì, lo so. Ci si può scandalizzare fino a un certo punto, per la quantità di poltrone municipalizzate. L’inchiesta de La Provincia di Varese, però, mette in risalto anche un altro dato, e cioè la Lega di lotta e soprattutto di (sotto)governo. (Un titolo già sentito…)

La Lega al balzo finale batte tutti. Anche se tuttavia il record personale è dell’assessore regionale del Pdl Raffaele Cattaneo, con ben due cda, uno in Sea 49.220 euro e la presidenza del consiglio di sorveglianza di Infrastrutture Lombarde da 12.250 euro. Se quest’ultimo“paga” poco, è però un posto chiave, dove controllare la realizzazione di tutte le opere in regione. Tornando ai leghisti, si parte dal presidente di Sea Giuseppe Bonomi, con un’indennità di 76.644 euro all’anno. Segue il presidente della Provincia di Varese Dario Galli, cda di Finmeccanica, da 81mila euro. In Enel spa il record assoluto dei compensi, quello di Gianfranco Tosi (Lega Nord), ex sindaco di Busto Arsizio, da 123.250 euro. La carica dei leghistisi esaurisce con il sindaco di Varese Attilio Fontana, vicepresidente di Fiera Milano(70mila euro), Paolo Besozzi, vicepresidente Milano Serravalle – Milano Tangenziali (25milaeuro), e Andrea Mascetti, 25mila euro lordi per Aermacchi e 5mila lordi per Nord Energia. Nessun altra carica in capo all’avvocato Mascetti, al centro di una bufera in questi giorni dopo che gli erano stati addebitati altri incarichi in cda più remunerativi, poi rivelatesi notizie sbagliate. Il deputato Marco Reguzzoni, nel cda di Sistema sviluppo fiera, prenderebbe circa 30mila euro lordi all’anno. Anche se la sua situazione appare incerta, perché sembra che essendo eletto in Parlamento dovrebbe dimettersi dalla carica nella società pubblica.
FONTE: http://onthenord.wordpress.com/2010/11/25/lega-poltrona/
APPALTI STRANI PER LE SPIAGGE DI ALASSIO
34 Domenica 21 Novembre 2010 16:17
l'autore
Alassio. Corrado Barbero, esponente della Lega Nord alassina e coinvolto nell’inchiesta sull’assegnazione delle spiagge comunali, ha lasciato il partito. In una lettera inviata al commissario provinciale del partito del Carroccio, Barbero ha spiegato di sentirsi tranquillo per ciò che concerne l’inchiesta e di mettersi in disparte solo per non danneggiare il partito.

Per i prossimi 30 giorni, fino al congresso provinciale, la Lega Nord di Alassio non avrà un segretario ma un commissario. Questa carica sarà ricoperta da Piero Rocca, attuale assessore.
fonte: http://www.ivg.it/2010/11/alassio-inchiesta-sulle-spiagge-barbero-si-dimette-dalla-lega-nord/
per Bandido
33 Giovedì 18 Novembre 2010 20:40
L'AUTORE
Non credo che la 'ndrangheta e la Lega siano così interconnesse come qualcuno cerca di far credere. Apparire in una foto con un imprenditore legato alla 'ndranghetta è un fatto, ma non rappresenta una colpa o un crimine. Comunque, domani leggerò quanto riportato dal settimanale Espresso
DA L'ESPRESSO
32 Giovedì 18 Novembre 2010 18:41
BANDIDO
"In un documento del rapporto antimafia della Dda di Milano un dialogo, non penalmente rilevante, in cui tramite il marito Pino Galati (Pdl) viene coinvolta anche la deputata leghista di Bergamo nei tentativi della 'ndrangheta di inserire candidati nelle liste della Lega".
GUAI A TOCCARE IL GETTONE AI LEGHISTI
31 Giovedì 18 Novembre 2010 15:00
L'AUTORE
Tensione nel Carroccio
Alla chiusura della seduta decisiva sulla sfiducia mancava ancora molto tempo, ma all’improvviso l’attenzione di molti è stata attirata dall’assessore leghista Diego Peverelli. Il quale, letteralmente inferocito, ha abbandonato l’aula lasciando dietro di sé la scia di una minaccia pesante: «Sono pronto a dimettermi anche subito». Perchè? «Per una questione di principio», ha confidato ad alcuni amministratori a lui vicini. La questione di principio è questa: tagliare in qualche forma anche i gettoni di presenza – o comunque i compensi mensili medi – dei consiglieri comunali e dei presidenti di Circoscrizione.
«Non ce l’ho con nessuno – ha detto Peverelli ai suoi confidenti – ma non è giusto che gli assessori diventino il bersaglio unico per la lotta contro i costi della politica. Se si deve tagliare, si tagli ovunque si può». Quindi anche sui compensi dei consiglieri che hanno imposto all’esecutivo riduzioni di “stipendio” tra i 1.250 i 350 euro lordi in base a ruoli e professioni svolte. E, nondimeno, sui compensi dei presidenti delle Circoscrizioni di Como.
Il punto è che, su questa richiesta, lunedì sera Peverelli non ha ottenuto alcuna garanzia da sindaco e resto della maggioranza. Da qui l’addio precipitoso al consiglio e la minaccia delle dimissioni.
Ieri l’assessore era praticamente irrintracciabile, ma sembra proprio che – al di là del carattere vulcanico di Peverelli – il Carroccio non voglia lasciare solo il suo esponente di giunta.

(da www.corrierecomo.it)
la Lega
30 Mercoledì 17 Novembre 2010 17:45
Padano, ma non leghista
La lega non va semplicemente demonizzata, va capita la sua profonda italianità a livello politico e la vera natura della sua organizzazione.
Spero che il libro qui proposto affronti questa questione!
ex leghista
29 Mercoledì 17 Novembre 2010 14:51
padanodeluso!
La Lega è diventata uno schifo! Io sono scappato 10 anni fa quando era ormai chiaro che l'unico obiettivo di Bossi era quello di ottenere e spartire POTERE!!! Hanno fatto fuori all'interno del partito tutte le voci critiche! sono peggio dei mafiosi!
NELLE LIBRERIE
28 Mercoledì 17 Novembre 2010 08:49
L'AUTORE
L'editore mi ha confermato che il libro sarà disponibile in libreria a partire dai primi di dicembre. ORA, SAPETE COSA POTETE REGALARE PER NATALE!!! eheheh
OTTIMO MICHELE BOLDRIN-NOISEFROMAMERIKA
27 Martedì 16 Novembre 2010 16:44
L'AUTORE
Lega Nord, da cura a cancro
di michele boldrin, 16 Novembre 2010
Perché sono giunto alla conclusione che la Lega Nord sia diventata il peggiore fra i tanti pericoli politici che minacciano l'Italia, specialmente quella del Nord.

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Collegamenti: casta (40) leganord (2)

Trent'anni fa la frase "Forza Etna" potrei averla scritto anche io su qualche muro. Non lo feci, ma certamente simpatizzavo con la metafora politica che tale slogan (abbastanza demenziale: la comunicazione politica popolare spesso tale è) voleva inviare.

Erano i primi anni '80 e l'idea alla quale ero riluttantemente giunto - dopo anni spesi a tormentarmi attorno alle persistenti diseguaglianze italiane - era che, a causa delle politiche di "tassa e trasferisci" con cui la si era venuta affrontando dal secondo dopoguerra in poi, la "Questione Meridionale" (QM) era riuscita a generare una "Questione Settentrionale" (QS) ad essa speculare e altrettanto drammatica per chi veniva, sempre più sistematicamente, tassato senza vedere risultato alcuno. Più di un decennio dopo, decisi anche di dare una mano all'allora minoritaria Lega Nord (LN). Collaborai sino a quando Umberto Bossi (con una decisione che ne segnalava sia la bestialità politica che la pochezza umana) non fece cadere il primo governo Berlusconi.

PER CHI VUOL LEGGERE TUTTO IL PEZZO: http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Lega_Nord,_da_cura_a_cancro
FALLIMENTO DELLA LEGA NORD, TORVATA IN RETE
26 Sabato 13 Novembre 2010 17:32
GIRAWEB
La Lega Nord, il più vecchio partito esistente in Italia, è nata con lo scopo di staccare il Nord, dal resto del paese, tramite una secessione vera e propria. Poi visto che il sogno non si sarebbe realizzato almeno nella forma di secessione, ha ripiegato sul federalismo fiscale.

Nel 1994 per la prima volta finalmente va al governo, con il vincitore della carovana che è Berlusconi. Il tempo di convivenza è breve perché Bossi capisce che Berlusconi non ha la minima intenzione di affrontare il federalismo, ma che vuole fare solo leggi che risolvano i suoi problemi.

E così Bossi fa fallire il primo governo Berlusconi, definendo il premier un piduista, mafioso, dittatore, ladro, concusso, corrotto, ricettatore, palermitano che parla meneghino mandato apposta per fregare il Nord, uomo dal passato impresentabile e via di seguito.

Torna poi al governo con Berlusconi nel 2001, dopo essersi pentito di tutte le offese dette. Ci resta per 5 anni di seguito e di federalismo non si parla mai, se non in termini vaghissimi e lontani, e cioè che si farà. Nel contempo si accontenta di firmare le 18 leggi ad personam di Berlusconi (tra le quali: il falso in bilancio, la Gasparri, i decoder del fratello, il salva Milan, la salva rete4, la ex Cirielli, eccetera).

Durante questo periodo la Lega di Bossi escogita e riesce a far passare una legge elettorale che, al grido di governabilità, porta invece a maggiore ingovernabilità (la legge porcata di Calderoli). Nel 2006 la Lega perde le elezioni, ma l’ingovernabilità del governo Prodi non regge e nel 2008 si torna alle urne.

La Lega torna al governo e mette insieme un numero spropositato di seggi, con un numero di voti che non raggiunge il 10%. Regge, per la terza volta, il bastone al miliardario che, nel frattempo ha proclamato il partito del predellino azzerando completamente AN ed il suo leader,

Sarà la volta buona che il federalismo fiscale, tanto agognato, si farà? Con una maggioranza mai avuta nella storia del paese, Bossi si sente un re a cavallo.

Ma la Lega non ne approfitta, aspetta. La maggioranza è talmente grande e solida che mette al riparo da tutto e si prospettano altri anni di placido, tranquillo governo, con una Lega ai posti di comando e con una visibilità inaspettata.

Ma Berlusconi non si smentisce, non cambia modo di governare e neppure stile di vita, mette in agenda al consiglio del ministri sempre e solo le leggi che interessano la sua persona.

Per un anno si parla di Lodo Alfano costituzionale o no, di legittimo impedimento, di giustizia, c’è la campagna elettorale per le amministrative, scoppia lo scandalo Noemi, D’Addario, Villa Certosa, la riforma della scuola, le lotte sindacali, la Fiat, ma niente federalismo.

La Lega riesce a concretizzare, di suo, l’istituzione delle ronde, sulle quali si era spesa con una arrogante ed infiltrante propaganda elettorale. Propaganda elettorale tutta incentrata sulle paure dei “clandestini stupratori delle nostre donne” dei negri e dei diversi (i bimbi rom) ed è su queste paure che conquista il Veneto (per altro già di destra) ed il Piemonte (con un paio di liste false).

Finalmente, nell’estate 2010, la Lega riesce a portare a termine il primo decreto sul federalismo: il “federalismo demaniale” (che consentirà ai Comuni di vendere i laghi, le dolomiti, i fiumi eccetera), segue un altro decreto il “federalismo comunale” (quello che istituisce l’IMU (Imposta Municipale Unica) al posto della vecchia ICI).

Ne rimangono altri quattro o cinque da fare, tra i quali quello che è il cuore del “federalismo fiscale” e cioè quel decreto che riguarda la trasformazione del trasferimento dallo stato centrale agli enti locali in autonomia impositiva delle regioni.

Ma nel frattempo Fini stanco di essere trattato da pezza da piedi, se ne esce dal PDL, mettendo in crisi una maggioranza parlamentare enorme, si parla solo di questa uscita ed a corollario scoppiano altri scandali del capo con le minorenni.

Ancora una volta il federalismo sfugge dalla mani di Bossi. Ed è stupefacente che i leghisti continuino a credere nella realizzazione di questo agognato federalismo

Per realizzarlo, però, anche in questi ultimi agonici frangenti del governo, a Bossi serve Berlusconi, oppure un Berlusconi bis.

Per tranquillizzare il suo popolo, la gente del territorio, sta dicendo che entro la fine dell’anno il federalismo fiscale sarà realizzato e forse per questo si acquatta dietro i cespugli.

Ma mente sapendo di mentire.

Se anche dentro dicembre il governo emanasse tutti i decreti relativi al federalismo fiscale, è previsto dai regolamenti che, una volta usciti da Palazzo Chigi, questi decreti debbano avere, entro 30 giorni, il parere della Conferenza stato-regioni e nei successivi 60 giorni quello della commissione bicamerale.

Dunque perché il federalismo fiscale diventi realtà, il Parlamento dovrebbe funzionare a pieno ritmo fino a tutto il mese di marzo, come minimo, dovrebbe impegnarsi solo sul federalismo e nel frattempo l’opposizione non dovrebbe mai bloccare i lavori della commissione, semmai collaborare alacremente. Difficile che possa verificarsi una simile favorevole circostanza.

Se ne deduce che se le Camere venissero sciolte a gennaio, per procedere a nuove elezioni in aprile, la Lega dovrebbe rinunciare alla tanto attesa riforma. Ancora una volta. E sarebbe una beffa infinita. L’unica uscita da questa situazione sarebbe un Berlusconi bis o un Tremonti primo, votato però al solo federalismo. Ma Tremonti, forse, penserebbe ad altro.

Il proverbio dice “chi ha tempo non aspetti tempo” e Bossi con la sua Lega i suoi cattivi consiglieri, ha aspettato troppo, ha sprecato un sacco di tempo ed ha finito col fare solo gli interessi di Berlusconi.

Un fallimento politico. Nonostante la propaganda
METODI STALINISTI PER IL FORUM GIOVANI PADANI
25 Giovedì 11 Novembre 2010 11:41
L'AUTORE
TRATTO DA: http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=79a15a25fe7b5456
Alla fine non ce l'hanno più fatta. Si erano già dovuti turare il naso parecchie volte e tacere, come quando per esempio il Senatur aveva imposto la candidatura del Trota alla regione Lombardia sbarrando così la strada a giovani leghisti ben più intelligenti e preparati di quel pesce.

Ora, dopo la vicenda di Ruby, e le difese d'ufficio del premier da parte di Bossi e Maroni, non si sono potuti trattenere oltre ed è stato un fiume in piena sul forum dei giovani padani, dal 2004 lo spazio ufficiale riconosciuto dal partito sul quale gli iscritti al movimento giovanile della Lega si confrontano, quasi sempre su temi politici.

Ecco alcuni messaggi del thread dedicato a "Berlusconi e il caso Ruby".

"La cosa che mi pare grave, a parte l'età dell'interessata, è che Berlusconi si sia interessato personalmente a farla liberare dopo che era stata arrestata"
Juv

"Sinistra o non sinistra, destra o non destra, in un Paese normale, anche se non fosse vero che ha fatto certe cose, il premier si sarebbe già dimesso"
Latium

"C'è una pesante crisi economica di cui non si vedono grossi sbocchi, un sacco di gente a casa, tagli al welfare, riforme come quella della giustizia o quella fiscale che sono continuamente annunciate ma mai compiute, i rifiuti di Napoli e quant'altro. E quale immagine dà il governo alla gente? Silvio che se la gode"
Cris

"La Lega secondo me deve iniziare a smarcarsi altrimenti rischia di perdere dei punti alle comunali di primavera"
Padanik

"Al governo chi c'è? Lega e Pdl, molta gente collega automaticamente le porcate di uno all'altro, la faccia ce la mettiamo anche noi e ciò non è bene. In un momento così delicato in cui il Paese ha bisogno delle riforme il signor Berlusconi si permette sempre di più di fare quello che vuole, rovinando la reputazione anche a noi. Un conto sono le alleanze, un altro è lasciarci la faccia e la dignità di un partito operoso come Lega Nord per colpa di un 'malato' di sesso e onnipotenza"
Rl11.

"Il Pdl senza Berlusconi si scioglierà come neve al sole. Silvio è sul viale del tramonto. La Lega dovrebbe ritirare l'alleanza in qualche momento strategico, ma comunque entro la fine dell'anno. Non posso continuare a vedere i nostri politici trattati come cani da Berlusconi"
Impatiens

"Il Pdl scomparirà eccome! E anche a breve. Secondo me si aprono spazi per l'indipendenza della Padania. L'Italia collassa".
Padanina moderatrice del forum



Apriti cielo. Gli spavaldi dirigenti della Lega che non sono mai stati abituati al contraddittorio e alla critica, dai giovani poi!, cosa ti fanno? Senza pensarci su due volte il 5 novembre ordinano, dopo sei anni di attività, la chiusura del sito che avviene il 6 alle 18.42 ad opera di Padanina, e mi immagino il suo stato d'animo quando ha premuto il tasto "elimina". Adesso al suo indirizzo potete vedere questo. Ho recuperato a futura memoria la cache.
documenti esclusivi
24 Lunedì 08 Novembre 2010 10:41
L'AUTORE
Il giorno dell'uscita in libreria del libro UMBERTO MAGNO, verranno pubblicati su questo blog alcuni documenti esclusivi citati dal sottoscritto, relativamente a fatti che coinvolgono il signor Umberto Bossi e non solo.
STAY TUNED!
PER verde di rabbia
23 Domenica 07 Novembre 2010 10:38
L'AUTORE
Peccato che Bossi è ricattato da Berlusconi e non può lasciarlo, almeno sino a che il cavaliere non sparirà dalla politica.
LEGA E BERLUSCONI
22 Sabato 06 Novembre 2010 17:51
verde di rabbia
LA POLEMICAGiovani padani in rivolta su internet
"Silvio indecente, la Lega lo lasci"Nel forum su Berlusconi-Ruby molti interventi anti-premier. "C'è la crisi e lui che fa? Se la gode. "Si permette di fare ciò che vuole e rovina anche la nostra reputazione". "Silvio è sul viale del tramonto, bisogna rompere l'alleanza entro l'anno"
di MARCO PASQUA

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/11/05/news/padani_berluscon-8764246/
IDIOTI LEGHISTI SU ASSUNZIONE IN ASILO
21 Mercoledì 03 Novembre 2010 16:32
Zenzero
(AGI) - Bergamo, 3 nov. - L'assunzione part time di una donna delle pulizie all'asilo sta causando problemi tra il Pdl e la Lega Nord bergamaschi. Succede nella cittadina di Romano di Lombardia (Bg), dove i due partiti (che guidano insieme anche il Comune) fanno parte del consiglio di amministrazione della Fondazione Mottini che gestisce la scuola materna. Il problema e' che il presidente Gino Ravelli ha assunto per le pulizie una donna di origini albanesi con funzioni di ausiliaria per 20 ore settimanali. La signora vive in Italia da 18 anni e da tempo svolgeva il servizio, per il quale ora e' stata confermata. Una decisione che non e' stata gradita dai leghisti, che sostengono di non essere stati informati, anche perche' "prima deve venire la nostra gente, con i tempi che corrono". Ora la questione sara' affrontata in Consiglio di amministrazione, che secondo alcune voci potrebbe a questo punto essere azzerato nelle componenti di nomina del sindaco. Oltre ai politici di maggioranza ne fanno parte anche due parroci. (AGI) Cli/Cre
legart o sorci verdi
20 Mercoledì 03 Novembre 2010 02:08
HARDSUD
Mi raccomando diffondete

LEGARAT o sorci verdi ( Slang per i leghisti )

lo hanno coniato gli svizzeri ma credo che per i borghezio siano al degna moneta

ps ..girano foto di ratti con il viso di borghezio , il trota , il falso medico ... ne avete qualcuna ???

grazie in anticipo
Padania!
19 Martedì 02 Novembre 2010 15:22
Furlan
http://forum.politicainrete.net/padania/
CADREGHE E POTERE
18 Martedì 02 Novembre 2010 15:10
L'AUTORE
Cadreghinisti e succubi del potere
Posted on 30 ottobre 2010 by Stefano Catone
Con queste parole Marco Zanon, consigliere di Municipalità a Venezia, in quota Lega Nord, ha sbattuto la porta in faccia ai compagni di partito. Nella lettera scritta da Zanon per motivare la sua scelta si legge:

Non fate più per me. Siete diventati un partito di sedentari ‘cadreghinisti’ e succubi del potere, alla pari di tutti gli altri partiti: me ne vado.

A Varese l’aria che tira è ancor più fredda. Andrea Mascetti, fondatore di Terra Insubre e militante della Lega, è stato sospeso per sei mesi dai vertici del Carroccio (presenti Maroni, Giorgetti e Reguzzoni). E di conseguenza

Mascetti deve lasciare da subito tutte le cariche ricoperte a nome della Lega. Tra le altre, tanto per citarne alcune, ci sono quindi la Commissione sanità della regione, i consigli di amministrazione delle Ferrovie Nord, dell’Alenia Aermacchi.

Terra Insubre e Mascetti sono accusati di aver tentato una scalata al partito. Già Umberto Bossi, a Pontida, non ci aveva girato molto attorno:

Ci sono ancora quegli squallidi personaggi lì, fanno un giornale, hanno un’associazione culturale. In realtà cercano continuamente di entrare nella Lega e di infangare la Lega. Ma come prima dici che ho tradito e poi chiedi posti nella Lega?

Tempi duri, per il partito di lotta e di sottogoverno.

Update: su segnalazione di un lettore, un altro episodio. Sempre a Venezia, un militante storico, uno di quelli che prestava la licenza per aprire il bar della Lega, racconta la sua (e di altri) cacciata:

Dopo la sconfitta elettorale mi sono permesso di criticare la gestione del partito del segretario Callegari. Forse è per questo. Oppure perché in regione ho appoggiato Stival e non lui. O magari perché mi ero proposto come segretario di sezione, mentre Callegari e Mazzonetto preferivano Enrico Radi. Ma mi chiedo che partito siamo diventati, dove non si può nemmeno discutere o criticare i segretari?

FONTE: http://onthenord.wordpress.com/2010/10/30/cadreghinisti-e-succubi-del-potere/
EPURAZIONI EMILIANE... I SOLITI METODI
17 Giovedì 28 Ottobre 2010 14:59
L'AUTORE
Volano gli stracci nell’Emilia verde del sole delle Alpi. La guerra tra Reggio Emilia e Bologna, ennesima variante dei conflitti dei campanili, si è ufficialmente aperta. Questa volta a tirare fuori i coltelli sono la dirigenza della Lega Nord di Bologna e quella della Lega Nord di Reggio Emilia.

La tensione è salita al punto che Umberto Bossi ha deciso di inviare la fedelissima Rosi Mauro, per affiancare il segretario nazionale dell’Emilia, il deputato Angelo Alessandri – una sorta di “commissariamento” secondo alcuni.

I dissensi e gli screzi personali hanno mietuto vittime a tutti i livelli e un’ondata di “epurazioni” sta rimodellando il volto della Lega emiliana. Sono così cadute le teste di Marco Lusetti, ex braccio operativo di Alessandri, e del suo sodale, Alberto Magaroli. Il “comitato di salute pubblica” leghista ha determinato anche l’espulsione di tre consiglieri comunali su sei a Modena, e quella di Marco Veronesi a Bologna.

L’espulsione di Veronesi è una dolorosa spina nel fianco per la Lega emiliana, perché dimostra il conflitto che oppone la dirigenza bolognese a quello di Reggio, da cui proviene Alessandri. Quest’ultimo ha commissariato, uno dopo l’altro, gli ultimi tre segretari provinciali di Bologna. Veronesi è solo l’ultimo capitolo di una serie di esclusioni e rese dei conti che assomigliano sempre più ad una consuetudine locale.

Le cause di questi malanimi nono sono ben chiare. Forse Alessandri pensa che a Bologna il partito sia cresciuto più della sua classe dirigente. D’altro canto, nel capoluogo emiliano sono in molti a non apprezzare le prese di posizione di Alessandri, ultima in data quella di nominare commissario leghista di Bologna, Alan Fabbri, sindaco di un paese della provincia di Ferrara.

La litigiosità leghista è, probabilmente, il regalo avvelenato dell’improvviso successo. La Lega si è trovata a gestire in Emilia un successo imprevisto di fronte ad una dirigenza politica giovane e impreparata. «Ci sono segreterie provinciali, come a Modena – dice Sandro Bellei, uno dei tre consiglieri comunali espulsi – gestite da ragazzini presuntuosi che non tollerano un minimo di dissenso: siamo a livello di stalinismo.»

Nonostante la maretta, la Lega ostenta tranquillità, una tranquillità basata su una sensazione probabilmente fondata, e cioè che la base leghista continuerà a votare Lega, nonostante i dissensi interni. «E’ un fatto naturale – dice Mauro Manfredini – Qui in Emilia prima erano tutti fascisti, poi tutti comunisti, adesso è il tempo della Lega. Noi emiliani siamo fatti così, quando si sbraca si va tutti da una parte».

FONTE: http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/lega-nord-emilia-guerra-reggio-bologna-615072/
tarffico di permessi di soggiorno gestiti da leghisti
16 Mercoledì 27 Ottobre 2010 09:47
Legateli
leggete qua: http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=51100a4529602982
AI PARASSITI LEGHISTI UN NUOVO CANALE RAI, SI CHIAMERA' RAI5
15 Mercoledì 27 Ottobre 2010 07:46
L'AUTORE
Per Antonio Marano, vicedirettore della Rai (in quota Lega), sarà una canale
“Più local per diventare più global”. Per Massimo Ferrario, direttore del centro
di produzione di Milano (anch’egli in quota Lega), sarà “una straordinaria
opportunità per sviluppare il rapporto tra tv e territorio nell’ottica di una
valorizzazione di tutte le eccellenze locali a partire dalla cultura”. Per
Paolo Garimberti, presidente di garanzia della Rai in quota Pd, sarà invece
un canale con “vocazione italo-centrica, non nord-centrica”, anche se in prospettiva
potrà valorizzare le iniziative dell’Expo 2015. Su quello che vedremo nel palinsesto
della nuova Rai5 - che accenderà le telecamere venerdì 26 novembre - girano
ancora molte opinioni. E c’è da scommettere che sulla declinazione dell’offerta
– tutta o quasi made in Corso Sempione - verso tematiche care al Carroccio
saranno in parecchi a dare battaglia. Per il momento la parola che riecheggia
sempre quando si parla di Rai5 è “cultura”, e a portarne il pesante fardello
sarà con ogni probabilità l’attuale direttore innovazione e prodotto della
Rai, Pasquale D’Alessandro, che di Rai5 ha appena ricevuto le deleghe editoriali
ed amministrative in attesa di diventarne – magari già nel prossimo cda che
si occuperà di nomine – il direttore. Cosa vedremo? Innanzitutto è certo che
non vedremo più RaiExtra, canale del quale Rai5 prenderà il posto nel bouquet
di 13 canali visibile in tutte le regioni che hanno fatto lo switch off. Per
il resto – a quanto apprende il VELINO – l’idea è quella di offrire un canale
di “intrattenimento-culturale”, con target 45-55 anni e che guardi a un pubblico
che al settimo piano immaginano fatto da persone istruite ma soprattutto “curiose”
di sperimentate una nuova declinazione dei generi culturali in tv. Cinema,
teatro, musica, moda, documentari, tendenze. Ma anche promozione del made in
Italy: turismo, artigianato e industria. Ma soprattutto esaltazione del made
in Milan: una tv all’ombra della Madonnina, col capoluogo meneghino - regno
dell’editoria, della moda, del design, della finanza e della musica - pronto
a mette in mostra i gioielli di famiglia. Il tutto con un occhio al piccolo
budget e l’altro grande territorio del nord. Quella Padania che da oggi comincia
a dire addio alla vecchia tv e che prenota nel bouquet del servizio pubblico
un canale – D’Alessandro permettendo – tutto a tinte verdi.
a BB
14 Martedì 26 Ottobre 2010 13:37
L'AUTORE
Per 3 motivi:
1- Uno scrittore che pubblica sé stesso sa di sapido
2- Il mio libro è un'inchiesta giornalistica approfondita e la LFE si occupa di saggi libertari e storici
3- Aliberti è un editore con un marchio importante e con lui ho già pubblicato ELOGIO DELL'EVASORE FISCALE,
per Leonardo Facco
13 Martedì 26 Ottobre 2010 12:27
BB
Ma Leonardo non sei un editore? e allora perché pubblichi il libro con Aliberti?!
a Carlo
12 Lunedì 25 Ottobre 2010 18:07
L'AUTORE
Io non faccio accuse inconsistenti, nel libro ci sono 400 note con riferimenti a documenti, sentenze, giornali. Leggilo, dopodichè, io non pretendo di far cambiare idea ad un paracarro!
Insussistenza
11 Lunedì 25 Ottobre 2010 13:24
Carlo
data l'insussistenza, la banalità e il qualunquismo delle accuse che rivolgete alla Lega sono convinto che non andrete lontano.
meoh
10 Lunedì 25 Ottobre 2010 09:17
albert nextein
Bossi era e rimane un traditore della coalizione in cui milita.
Bossi ritirando l'appoggio a Berlusca nel 1994 ha fatto perdere al paese un'occasione storica di cambiamento,ed ha perso il treno veloce del federalismo.Oggi tutto è più difficile,Berlusca è invecchiato,la rivoluzione liberale è andata a farsi benedire,tutto è stato annacquato,il federalismo è un pasticcio che nulla ha a che fare con la Confederazione di stati italiani teorizzata da Miglio.
In sostanza Bossi è uno dei responsabili del caos,della decadenza e della miseria non solo finanziaria in cui versa il paese attualmente.
Ha strillato tanto,ma ha concluso nulla e ancor meno.
Finito lui,finita la Lega.
Berlusca,che camperà più a lungo di Bossi,ne deve tener conto,e prepararsi a continuare da solo col Pdl,lasciando fuori tutti gli altri.Lungo la strada a strillare a vuoto.Il coretto di Casini,Fini e i leghisti.
soldi publlici
9 Domenica 24 Ottobre 2010 09:19
de Mimmus
Una nota sola, tratta dai conteggi della Camera: per ogni 100 euro spesi per la campagna elettorale del 2008, la Lega ha introitato - come rimborsi elettorali - 1400 euro. Tutto a danno dei contribuenti!!!! Siano maledetti
Correzione
8 Domenica 24 Ottobre 2010 06:53
Giacomo Consalez
498 su 525.
il punto 3
7 Domenica 24 Ottobre 2010 06:46
Giacomo Consalez
Scusa PaysagesMorts, ma è vero o non è vero che con i soldi di Roma ladrona (cioè quelli prelevati dalle nostre saccocce) ora prospera una folla sterminata di politici professionali cresciuti all'ombra dei gazebo? È vero o non è vero che costoro percepiscono vitalizi e pensioni dopo due anni di attività nelle amministrazioni pubbliche? In cosa si differenzia la lega dagli altri partiti? Che cosa ha fatto realmente per riformare il sistema? Recentemente un parlamentare ha proposto l'abolizione dei privilegi pensionistici dei parlamentari e 495 deputati su 524 (?) ha votato contro. Dunque la lega in blocco ha votato contro. Tutto Ok?
uguali ma diversi
6 Domenica 24 Ottobre 2010 06:40
Giacomo Consalez
Uguali perché usano il potere che discende dalla politica per arricchire se stessi e le lobbies che hanno sostenuto la loro ascesa politica. Diversi perché si dicevano federalisti e anti-italiani, e perché hanno illuso milioni di persone facendoci sperare in una svolta e in un futuro diverso e migliore. Dunque delinquenti come gli altri ma, diversamente dagli altri, anche schifosi traditori.
CARROCCIOPOLI NE PIACENTINO
5 Sabato 23 Ottobre 2010 23:59
L'AUTORE
Piacenza - "A Piacenza esiste una Carrocciopoli di proporzioni preoccupanti" accusa l'Italia dei valori, e il parlamentare della Lega nord, Massimo Polledri, promette di "intervenire presto, nei prossimi giorni" su questo nuovo caso targato Alberto da Giussano. Il palazzo della Provincia di Piacenza, infatti, trema ancora con il già risoprannominato 'caso Maloberti', il neo consigliere provinciale in quota Lega, Giampaolo Maloberti appunto, che approderà tra i banchi di corso Garibaldi lunedì prossimo come primo dei non eletti dopo Massimiliano Dosi, appena nominato assessore provinciale alla Protezione civile come successore del dimissionario Davide Allegri. Freda e Raggi annunciano quindi, attraverso un comunicato stampa, il loro "no all'ingresso del consigliere leghista rinviato a giudizio per truffa" visto che l'esponente del Carroccio, storico Cobas, è imputato insieme, con altri 19 a Milano, per truffa ai danni dello Stato per la vicenda delle quote latte. "L'Italia dei Valori voterà no alla surroga del neo consigliere leghista" perché "è netto il giudizio sull'opportunità che il consigliere Maloberti possa rappresentare degnamente l'ente di via Garibaldi". Secondo i Dipietristi esistono quindi due Carrocci, "la Lega di lotta, quella dei Cobas e della mucca Ercolina" e quella "del Sole delle Alpi, fatta di poltrone, favori e sottogoverno" facendo esplicito riferimento "all'ex assessore provinciale Davide Allegri". L'entrata di Maloberti all'interno del consesso di corso Garibaldi rappresenta quindi "una toppa peggio del buco" e "a niente serve il 'manifesto dei piccoli onesti- scrivono Raggi e Freda- visto i casi di Maloberti e Allegri". E proprio Polledri, interpellato telefonicamente, fa sapere che "oggi non intervengo su questo argomento, mi spiace" ma lasciando trapelare di voler "intervenire presto, nei prossimi giorni".

E' invece il Partito democratico, attraverso il suo capogruppo in Provincia Marco Bergonzi, a parlare di "situazione imbarazzante": "la Lega è un grande inganno, ha costruito la propria fortuna politica con atteggiamenti forcaioli e demagogici, ed oggi anziché essere coerente e trarne le conseguenze, nasconde la polvere sotto il tappeto, ma la gente se ne sta accorgendo che è tutto un grande bluff".

Secondo il Democratico, che si esprime il suo pensiero attraverso un comunicato, "la Lega è al governo della nostra Provincia e ciò rende ancor più debole questa maggioranza, inadeguata a rispondere ai bisogni del nostro territorio e dei piacentini".

Massimo Paradiso


LINK ORIGINALE http://www.piacenza24.eu/index.php?n=26602
Cancellate pure il punto 3
4 Sabato 23 Ottobre 2010 17:38
PaysagesMorts
Il punto 3 mi sembra decisamente risibile. Roma al massimo restituisce una parte infinitesimale della rapina che compie ai danni dei popoli padani.
Se fossi in voi eviterei questi argomenti degni della più bassa macelleria propagadistica itagliona.
Da Miglio alla Trota
3 Venerdì 22 Ottobre 2010 10:03
Piero Sampiero
Caro Leonardo,
complimenti per l'iniziativa: è quanto mai opportuno che l'involuzione politica e sociale della lega venga messa in luce.

Da Miglio alla Trota sembrano passati secoli e, nel frattempo, si è scavato un abisso profondo tra il federalismo del Prof.Miglio e la corsa partitocratica alle poltrone e alle mutande degli attuali 'aziendalisti'.

Auguri per il libro.
Leghismo da mutandati che ce "l'han duro"
2 Giovedì 21 Ottobre 2010 22:05
L'AUTORE
La Lega le consegna uno slip
Il sindaco: «Mi sento offesa»
La Brunori: «Volta ha commesso un atto volgare»

Ha suscitato le ire del primo cittadino di Castel San Pietro Terme (Bologna) - Sara Brunori, Pd, alla guida di una giunta di centro sinistra - il gesto compiuto ieri sera in consiglio comunale da un consigliere della Lega Nord, Gino Volta, che ha consegnato al sindaco un capo di biancheria intima con scritte di cattivo gusto. A quanto si è appreso, l’esponente del Carroccio nel suo intervento ha criticato la politica della giunta, concludendo che avrebbe lasciato i cittadini in mutande. Poi ha consegnato un pacchetto al sindaco e se ne è andato. La Brunori ha scartato l’omaggio e si è trovata tra le mani uno slip di pizzo bianco con stampata una figurina maschile in boxer a cui un fumetto faceva dire una frase a doppio senso. «Qualcuno cercherà di minimizzare questo gesto come goliardico ma, come donna e come rappresentante della città e dello Stato, sono profondamente offesa da questo atto molto volgare», ha commentato oggi in una nota Sara Brunori. «Quando non si hanno argomenti intelligenti si passa sempre agli insulti - ha continuato - Il consiglio comunale non è un bar, ma è il luogo del confronto civile, il cuore della democrazia, in cui i rappresentanti eletti dal popolo si confrontano e fanno scelte nell’interesse della comunità. Offendere il consiglio e il sindaco, nel tentativo di ridicolizzarli, è un atto antidemocratico che, in questo caso, è aggravato dal carattere sessista, purtroppo molto diffuso in certi ambienti politici in cui le donne hanno spazi marginali o inesistenti. Come sindaco e come persona - ha concluso Brunori - attendo ora scuse ufficiali e mi aspetto che i gruppi consiliari prendano distanza da quanto è accaduto. Naturalmente valuterò eventuali azioni successive in difesa dell’onorabilità dell’istituzione che rappresento».

Il deputato Pd ed ex sindaco di Imola Massimo Marchignoli, annuncia che segnalerà «al ministro degli Interni la gravità del gesto compiuto ieri sera da un consigliere comunale della Lega Nord di Castel San Pietro. Non sarebbe sufficiente sostenere che quel gesto nei confronti di Sara Brunori è talmente ignobile che si commenta da solo - afferma il deputato - In questo caso occorre esprimersi perchè siamo di fronte ad un vero e proprio atto di violenza nei confronti di una donna. Non c’entra la lotta politica: siamo all’ostentazione della barbarie di cultura e di valori. Il consigliere comunale della Lega Nord ed il suo partito chiedano scusa al sindaco Brunori ed alla città di Castel San Pietro Terme». Ieri sera, durante il consiglio comunale di Castel San Pietro, il consigliere comunale della Lega Gino Volta, al termine di un intervento critico ha consegnato al sindaco Sara Brunori (Pd) un pacchetto contenente uno slip di pizzo con stampata una figurina maschile in boxer a cui un fumetto faceva dire la frase «fammi una lega»
pizzicato
1 Martedì 19 Ottobre 2010 15:58
L'AUTORE
VICENZA
Denuncia di un fotografo,
Finozzi indagato per truffa
L'assessore regionale (Lega Nord) non avrebbe onorato un debito contratto con un'azienda nel frattempo cessata. L’avvocato del leghista: non c'è profilo penale.
CORRIERE DELLA SERA, Romina Varotto, 15 ottobre 2010.
link originale: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/15-ottobre-2010/denuncia-un-fotografo-finozzi-indagato-truffa-1703956560106.shtml

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La marcia del mais
2011: SEMINATI ALTRI TRE ETTARI
SEMINA 2011: OPERAZIONE "6 semi di mais ovunque" (richiedi i tuoi 6 chicchi)

464 destinatari! ECCO LE PRIME FOTO 

PRIMA SEMINA MAIS OGM. Da giorni, in questa nuova sezione, è iniziata la pubblicazione delle fotografie che riguardano la crescita dei 6 SEMI DI MAIS OGM piantati da Movimento Libertario & Agricoltori Federati il 25 aprile scorso. Qui, il video della semina!

QUI IL VIDEO DELLA SEMINA IN CAMPO APERTO!

l'ultimo scatto...

02-10-2010

 LUI CONDANNATO, LORO IMPUNITI

ABBIAMO RACCOLTO LE PANNOCCHIE, SI ACCETTANO OFFERTE PER AVERE IL SIMBOLO DI UNA BATTAGLIA CHE RIMARRA' NELLA STORIA DELLA DISUBBIDIENZA CIVILE!

COMPRA UNA PANNOCCHIA!

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LE QUATTRO DENUNCE CONTRO I NAZI-COMUNISTI (clicca sui link e leggile)

1-denuncia querela contro Federica Ferrario (Greenpeace)

2-denuncia querela contro ignoti

3-esposto denuncia contro Zaia ed altri

4-esposto denuncia contro Violino ed altre 146 persone

5-integrazione esposto denuncia Zaia, Scilipuoti, altri

REGALIAMO UNA VACANZA AI "NAZI-COMUNISTI"
Sbugiardati gli oscurantisti: GLI ISPETTORI CONFERMANO: "ZERO COMMISTIONE"!
2011: FIDENATO SCRIVE A BRUXELLES: ANCHE QUEST'ANNO TORNERO' A SEMINARE MAIS OGM! 
Conferenza stampa dell'8 marzo sulla semina 2011
L'UE: "FIDENATO PUO' SEMINARE" (leggi la lettera)
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ECCO LA SENTENZA DEL GIUDICE DI PORDENONE, PER LA QUALE ABBIAMO ATTESO UN ANNO, IN MERITO ALLA BATTAGLIA CHE STIAMO CONDUCENDO SUL SOSTITUTO D'IMPOSTA.

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L'aforisma

Il credo libertarian si basa su di un assioma centrale: nessuno può aggredire la persona e la proprietà altrui. (Murray Newton Rothbard)
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